La foto è di STEFANO TOMASELLO La foto è di STEFANO TOMASELLO

TAORMINA. Angela Intruglio ha incantato il pubblico con le sue “Artemisie d’amore” In evidenza

Il secondo appuntamento di “Un libro da bere”, si è svolto domenica 7 ottobre, in un’atmosfera che dalla stessa Angela Intruglio, è stata definita «magica, familiare e di grande condivisione». L’autrice mascalese si è lasciata condurre in una danza dell’amicizia e dell’epifania poetica. A rendere tutto più intimo e raccolto, il luogo: un angolo immerso tra vestigia storiche e calore umano, messo a disposizione da Il Vicoletto Wine Bar di Taormina. Angela Intruglio non ha solo presentato la silloge poetica Artemisie d’amore della IRDA edizioni, 2016; ha mostrato la passione e l’umiltà che ogni scrittore deve possedere nell’approcciarsi agli altri. Io ho avuto il grande piacere di leggere alcune delle liriche, contenute in questo testo fatto di suggestioni, sentimenti. Una immensa umanità si raccoglie nell’universo di scrittura della Intruglio. Il dialogo è stato delicato ed intenso come il sapore del cocktail “Mimosa” dedicato alla serata ed alla scrittrice. Il vissuto dell’autrice è bello e spietato; florido ed arido; dolce ed aspro come solo le vicende della vita sanno essere. Vissuto espresso non solo nelle liriche, ma anche nel romanzo Il peso dei due padri, Santoro edizioni, 2016. La scrittura e l’eccezionale carattere di Angela Intruglio – a metà tra giunco e mimosa, frammista ad infiorescenze d’artemisia– l’hanno fatta andare per le strade dell’Essere, gentile nella sua fierezza di donna. L’incontro con Angela Intruglio non è stato un semplice dialogo sul pensiero poetico ma confronto sull’essere donna nella società che cambia. Una donna legata alla propria terra ma sperimentatrice di percorsi insoliti. Un’insegnante; una madre; una moglie. Un universo composito tuttavia sempre misterioso e mai del tutto decifrabile. Tra le liriche lette,una in particolare è segnante, per comprendere il mondo dell’autrice. Nei versi di VernacolandoMuoio sulla terraAngela Intruglio scrive: «L’io poeta si fonde con la pioggia, tutto il dolore scende vernacolando verso terra, per dimorare infine sulla zolla, e rifiorire manto a Primavera».

Angela Intruglio, inoltre in questi anni, ha ricevuto numerosi riconoscimenti in tutta Italia, dando prova delle sue capacità poetiche in prestigiose manifestazioni letterarie. Il pomeriggio è giunto al termine con l’inatteso fuoriprogramma del talentuoso compositore e cantautore catanese, Davide Luciotto, che alla chitarra ha eseguito ilbrano inedito Ti aspetterò. Poesia e musica insieme, tra leggerezza e riflessione, il secondo incontro di “Un libro da bere”si è concluso conversando di arte, cultura e bellezza; dello stare insieme sorseggiando un aperitivo in libera amicizia.

I ringraziamenti sono dunque sentiti ancora di più. Grazie a Narcisse Profumi-Taormina; al Il Vicoletto Wine Bar; al circolo letterario Pennagramma e all’associazione Etna ‘ngeniousa, che hanno dato il patrocinio. Grazie a “JonicaReporter” media partner, ad Antonio Sterrantino per l’amplificazione e a Caterina Lo Presti, FDD, per la grafica e le locandine. “Un libro da bere” vi aspetta domenica 14 ottobre con Ultimo Gate di Claudio Basile.

Lisa Bachis

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    Autunno all’Odeon” il cartellone di eventi della Fondazione Taormina Arte Sicilia, in sinergia con il Parco archeologico Naxos-Taormina, venerdì 12 ottobre, ha avuto il piacere di ospitare un reading di Sergio Claudio Perroni. Lo scrittore e traduttore ha selezionato 12 testi, daEntro a volte nel tuo sonno, La nave di Teseo, 2018. Musiche di Massimiliano Pace e regia di Guglielmo Ferro.

    Non è facile portare sulla scena un reading come quello di Entro a volte nel tuo sonno. Richiede delicatezza per ogni parola espirata e letta. Ha bisogno di un ambiente avvolgente come velluto e va portata innanzi al pubblico, come se si conducesse per mano una creatura fragile e resa saggia dal tempo. Il palco deve accogliere senza stritolare e così è stato. La sala B del Palacongressi – luogo scelto quale alternativa all’Odeon per via delle avverse condizioni meteo – ha favorito l’essere stati introdotti pian piano e con estremo garbo dalle musiche di Massimiliano Pace: narrazione nella narrazione. Un’atmosfera intima – ricreata ad arte dall’illuminazione a luce unica come un assolo – perfetta per le confidenze tra amici di vecchia data. Perroni giocando in casa, lo ha sentito vero e palpabile l’affetto degli amici e quell’ingresso in punta di piedi, la voce che articolava suoni e li rendeva universi di senso, faceva cavalcare onde, che si muovevano incessanti avanti e indietro, tra sentimenti, memorie e Vita. Un voce simile a una ninna nanna; bassa, dolce e confortante. La voce era importante ed ha avuto il medesimo ruolo della musica, perché Entro a volte nel tuo sonno non è stato un reading e basta, ma l’esecuzione di uno spartito esistenziale.

    Non poteva essere diversamente, del resto, lo dice bene Sandro Veronesi nella bella postfazione al testo: «Poesia in prosa dunque? O basta direprosa poetica? Sì, pare che si debba dire così: prosa poetica. Non rende del tutto onore a questi pezzi, a parer mio, perché come definizione pare un po’ arida, un po’ burocratica, ma tant’è, si tratta di prosa poetica».

    Il testo di Sergio Claudio Perroni, in effetti è un unicum nel suo genere, ed è il raggiungimento di un punto di svolta. Un volumetto di prosa poetica che si legge come un romanzo breve. Ciascun testo è un capitolo. Un romanzo breve scritto in una fase di avvenuta rinascita e consapevole maturità. Affrancato dagli orpelli delle futilità emotive e reso nudo, purificato, mediante il processo liberatorio offerto dalle parole.  Il punto nevralgico però è uno e chi era lì, preso volontariamente in ostaggio dalla verità danzante dei testi letti, lo sa bene. Il punto nevralgico è che noi tutti, seduti lì, non abbiamo semplicemente assistito. Abbiamo fatto i conti con noi stessi. Ciascuno di noi, magari non lo andrà a dire in giro oppure lo confesserà all’amico, però i conti là dentro, li ha fatti. Io ad esempio, mi son sentita allo stesso modo di quando ero bambina e dovevo scegliere se saltare nelle pozzanghere dopo la pioggia col rischio di essere rimproverata. Sì, anche con Entro a volte nel tuo sonno, bisognava fare una scelta: saltar dentro il mondo di Perroni, per ritrovarci anche le indigeste porzioni di noi stessi oppure mostrare di averetimorato giudizio; giudice inflessibile delle emozioni. Io credo che noi tutti, lì presenti, abbiamo scelto la pozzanghera e ci siamo avvertiti più uniti e liberi.Semplicemente perché, per dirla con le parole estratte da Gente a pioggia:

    Siamo roba che cade, gente a pioggia che viene giù da altezze diverse a seconda di quand’è partita, chi da solo e a capofitto, chi in due e tenendosi per mano, siamo roba che cade, riempiamo il cielo di cadute come un Magritte cosparso di Icari […].

    Se ci pensiamo con calma, però, capiremo che questa è una delle finalità del teatro: farci confrontare con noi stessi per renderci liberi. Il teatro nella sua accezione d’origine, in fondo, è stato il vero padre della psicoanalisi; dove la vita dell’uomo era portata davanti al pubblico per renderlo consapevole e farlo rinascere. Sergio Claudio Perroni, con Entro a volte nel tuo sonno,ha messo in scena una rappresentazione lirica dello stare al mondo.

     

    Lisa Bachis

  • TAORMINA. Claudio Basile e il suo “Ultimo Gate”, domenica 14 ottobre a “Un libro da bere”

    Il terzo appuntamento di “Un libro da bere”, è per domenica 14 ottobre, alle 18, presso Il Vicoletto Wine Bar di Taormina. Ospite di Lisa Bachis, lo scrittore Claudio Basile con il suo nuovo romanzo Ultimo Gate, Algra editore, 2018. Basile è un narratore elegante e sottile, nella ricerca dello stile giusto per trattare i temi attuali e “sensibili” di Ultimo Gate. Un linguaggio non ridondante ma d’indagine esteriore ed interiore dei diversi animi umani, presenti nell’architettura del romanzo. Un romanzo che si snoda tra Palermo, Roma e Milano: tre capitali e tre mondi attorno a cui, ruotano ed impattano le vite dei protagonisti. Il mondo d’oggi – destrutturato nei suoi valori fondanti – provoca un tracollo, un affondamento ed una possibile via d’uscita. Quell’ultimo gate di un luogo non-luogo, quale è l’aeroporto, può essere di apertura o di chiusura verso nuovi percorsi d’esistenza.

    Gli appuntamenti del cartellone di “Un libro da bere”, si svolgono nell’accogliente cornice offerta dal Il Vicoletto Wine Bar, nel caratteristico vico Zecca, adiacente a porta Messina, in pieno centro storico. L’evento è sponsorizzato da Narcisse Profumi-Taormina ed ha il patrocinio del circolo letterario Pennagramma e dell’associazione Etna ‘ngeniousa; media partner è il giornale online JonicaReporter. L’amplificazione è a cura di Antonio Sterrantino e la grafica con le locandine, a cura di Caterina Lo Presti FDD Taormina.

  • ADDIO A PIERO GUCCIONE. IL RICORDO DI ANTONIO LO TURCO. VIDEO

    A Taormina il maestro Piero Guccione c’era stato più volte.  Indelebile il ricordo della mostra allestita nel 2010 nelle  sale trecentesche del Palazzo Duchi di Santo Stefano promossa dalla Fondazione Mazzullo, presieduta al tempo da Antonio Lo Turco.

    E proprio ad Antonio Lo Turco abbiamo chiesto di condividere con JonicaReporter il ricordo del maestro a pochi giorni dalla sua scomparsa.

    Il critico d’arte Vittorio Sgarbi  ricordando il maestro ha affermato:  «Piero Guccione è stato senza dubbio, e occorre dirlo chiaro e forte, il più grande pittore degli ultimi 50 anni».

    In pochi minuti Lisa Bachis e Antonio Lo Turco ci regalano un ricordo incisivo e toccante del maestro Guccione, che probabilmente resterà per sempre legato a Taormina anche per la sua opera dedicata alla perla dello Jonio, “Ricordo di  Taormina, 2010”.

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