LA DROGA, MORBO SOCIALE. LA RIFLESSIONE DEL PROF. SANTO TRIMARCHI Foto dal web

LA DROGA, MORBO SOCIALE. LA RIFLESSIONE DEL PROF. SANTO TRIMARCHI

La droga, questo morbo sociale, miete vittime sia tra chi ne abusa sia tra chi se ne tiene lontano. Questa sostanza malefica viene portata in giro di nascosto in mezzo alle attività quotidiane delle città dormienti, indifferenti, distratte ed agisce come un serpente a sonagli, pronto a colpire con furbizia, viscidamente, con il suo veleno mortifero, chiunque gli capiti sulla strada. Sta diventando una minaccia reale per la sicurezza e la salute dei cittadini, che soccombono alle attrattive del piacere momentaneo e subiscono ogni tipo di inganno per cadere nella trappola del godimento trasgressivo, del divertimento a cuor leggero, del capriccio euforico. Sono ormai tante le persone che, a causa della droga, direttamente o indirettamente, vengono prese in ostaggio e perdono la propria identità, la libertà, la gioia di vivere, mentre sperimentano malattia, dolore, difficoltà, morte e scoprono come quella "porcheria" si sia trasformata in arma micidiale di distruzione della propria umanità. Infatti se appare subito la faccia bella della spensieratezza, dell'appagamento, del passatempo a portata di mano e di denaro, ad un certo punto subentrano i problemi, le crisi, le sofferenze che mettono a rischio ogni tipo di relazione nella famiglia, nel lavoro, nella società. Prende il sopravvento il lato oscuro del vizio incorreggibile che anestetizza sentimenti e ragione e fa entrare in una notte buia, senza fine, attraversando esperienze di angoscia, di tormento, di decadenza personale e morale. I fatti di questi giorni sono un segnale pauroso del livello raggiunto e va posto un argine deciso perchè è in gioco la stessa vita nella quotidianità, lo stesso sistema di convivenza pacifica, lo stesso senso dell'esistenza tra gli uomini di buona volontà. Ancora una volta la vigilanza è d'uopo e deve scattare l'attenzione reciproca a salvaguardia delle istituzioni fondamentali, assi portanti della nostra civiltà che riguardano l'educazione, il senso religioso, lo scopo della vita, il valore della famiglia, il sapere come cultura, l'economia e l'accoglienza come casa, la diversità nell'unità come comunità!

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    L'aria di festa per la Madonna del Carmelo, patrona della città di Santa Teresa di Riva, molto celebrata nel messinese ed in tutta la Sicilia con particolare devozione il 16 di Luglio, mi fa venire in mente alcune considerazioni per il nostro tempo. Innanzitutto il culto per la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo proviene dalla Palestina per opera dei frati carmelitani che sono arrivati in Europa, tra il 1206 e il 1214, perché sfuggono ad una situazione di conflitto, scegliendo la via spirituale e pacifica di obbedienza e servizio a Cristo. In questo momento storico, in un contesto politico e sociale di chiusura, di barriere innalzate, di paura dei forestieri, di esclusione e di rifiuto degli stranieri, occorre ripensare alla grazia della Madonna che ci ha dato la possibilità di poter accogliere nel nostro territorio l'esperienza di fede dei carmelitani. La conoscenza del carisma della preghiera e della carità, comunicato con forza e passione dai frati, potrà aiutare a contrastare l'attuale condizione di conflittualità diffusa dall'odio, dal risentimento, dall'individualismo, dall'aggressione verbale, dall'intolleranza e l'indifferenza. La festività, pertanto, particolarmente sentita e partecipata dai fedeli del comprensorio jonico e non solo, va recuperata come opportunità di riscoprire il senso della devozione e dell'appartenenza a Maria di Nazareth, l'umile donna mediterranea che ha detto sì al piano di Dio per la salvezza di tutti gli uomini. Maria è diventata la madre di Gesù, la sua prima discepola, accogliendo la Parola di Dio ed ha ispirato, insieme al profeta Elia, la vita evangelica, sull'esempio degli apostoli, dei carmelitani impegnati a vantaggio del bene non solo di se stessi, ma anche del prossimo mediante la predicazione, la confessione e la carità. Oggi il culto a Maria, “amata da Dio”, il più bel fiore del giardino di Dio, la Signora del Monte Carmelo, la Stella del popolo cristiano, indica la strada della Santa Montagna in Gesù Cristo per vivere la fraternità ed testimoni cristiani che lottano, in una società divisa ed ostile, per la riconciliazione, la giustizia e la solidarietà, alla luce della Parola che si è fatta carne, è venuta ad abitare in mezzo a noi e procura la vita eterna.

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     Le regioni ricche sollecitano la lega a votare l’autonomia differenziata. Mi chiedo e chiedo ai siciliani se hanno compreso cosa vuole dire questa legge per il sud e per i siciliani in particolare. Intanto nasce dall’egoismo, dall’individualismo e dalla mancanza di saggezza di queste regioni che hanno perso la consapevolezza che la loro ricchezza non si basa sulla loro autosufficienza, ma sulla povertà di cui sono stati spesso artefici delle regioni meridionali fin dal nascere dell’unità di Italia. Povera ITALIA quanto sangue per creare l’unità. Non sono io a dirlo, fiumi di inchiostro sono stati versati per confermare tale teoria sostenuta dagli storici e dagli intellettuali più in gamba delle università della nostra Repubblica. Cosa porterà questo: divisioni, differenze nell’organizzazione di scuole, di ospedali, dei servizi in generale, del lavoro e quanto altro sicuramente a danno dei più deboli perché loro si sentono forti. Gli forniamo le nostre risorse umane migliori, più preparati, compriamo i loro prodotti, gli votiamo anche questi politici, grandi intelligentoni che pensano che muri, porti chiusi, dogane ed essere chiusi nelle loro roccaforti possano scaricarsi e liberarsi di quelli che come noi sono considerati un peso morto oppure offrono i loro servizi ad altre nazioni più grandi che vogliono asservire la nostra economia italiana ed europea. Ma  pensate cosa ha prodotto la nostra autonomia CORRUZIONE, MAFIA, DEBITI, FAVORITISMI, CLIENTELE, POVERTA’.

    La stessa cosa succederà per queste regioni “RICCHE” ci sarà più corruzione, già si vede, più criminalità organizzata, già vediamo i collegamenti, ambiente sempre più rovinato, clima sempre più cambiato, si vedono gli effetti nei temporali, servizi sempre più pagati? Cosa faranno uccideranno anziani, portatori di Handicap, malati psichiatrici, poveri? Cosa faremo guerra? impareremo, forse, a comprare i prodotti nostri? Ogni regione sarà sempre più isolata per difendersi, cosa farà si armerà? Come si potrà vivere senza solidarietà, senza il rispetto del Bene Comune, senza riconoscersi Figli di uno stesso Padre, senza fratellanza; già vediamo siamo diventati più cattivi, più violenti, più intolleranti, già siamo in un mondo reso sempre più invivibile dal punto di vista naturale, non siamo stati dei buoni custodi dei nostri bellissimi ambienti per il profitto, per obiettivi sempre più assurdi.

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    La passione per la poesia ha permesso al giovane autore di fare luce dentro di sè, secondo l'editore della Carthago, Dr. Gaspare Edgardo Liggeri, ed attorno a sè, nel mondo visto con la sensibilità e l'originalità dell'angolo visuale dell'ispirazione che che costa pure fatica ma garantisce la bellezza della produzione, la soddisfazione di costruire ponti per la relazione di vita!

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