Stanchi delle tante, troppe bruttezze che si continuano a perpetuare e a realizzare in Sicilia, quasi sempre senza mai individuare responsabilità, Legambiente ha deciso di istituire il ‘Premio ATTILA. Il nemico della Bellezza’, che verrà assegnato a chi con un atto, una decisione, un gesto, una proposta offende o mortifica un luogo, un sito, una bellezza siciliana.
Il premio consiste in una targa che menziona il grave gesto censurato e sarà riprodotta in un materiale edile, per segnare in modo simbolico il valore estremamente negativo del riconoscimento.
La prima assegnazione è per l’architetto Orazio Micali, che da Soprintendente di Messina ha autorizzata il 10 aprile 2017 la realizzazione di un manufatto per la vendita di prodotti per la nautica sulla spiaggia di Giardini Naxos davanti al Castello Schisò (vedi foto ).
“Abbiamo condotto seriamente e coerentemente una battaglia per impedire che questo obbrobrio venisse costruito – ha commentato l’Associazione ambientalista -. Non ci siamo riusciti, finora, e purtroppo adesso è stato realizzato. Anche se continuiamo a chiedere alla Soprintendenza di Messina di intervenire seguendo le indicazioni contenute nella sentenza del TAR di Catania del 26 giugno 2019, dove si evidenzia più volte che l’Istituto preposto alla tutela può esercitare i poteri inibitori di cui all’art. 150 del Codice dei beni culturali, non possiamo non rilevare che tutto e cominciato con l’assurda e inconcepibile autorizzazione del 2017.
Ma vogliamo qui, adesso, sottolineare – continua Legambiente Sicilia - che in applicazione dell’art. 150 l’Amministrazione regionale può inibire in ogni caso l’esecuzione di certi lavori, sebbene autorizzati, che siano comunque capaci di recare pregiudizio al paesaggio.
Il pregiudizio al paesaggio è sotto gli occhi di tutti e rappresenta non la nostra sconfitta, ma l’ennesima vergognosa incapacità di chi avrebbe potuto e dovuto impedire questo scempio e non ha ancora mosso un dito.
Legambiente Sicilia ricorda che, in poco più di un mese, ha premiato il signor Sebastiano Misuraca, per il suo gesto ‘bello e giusto’ di far abbattere la costruzione che deturpava il Castello di Mussomeli, e il funzionario della Regione che invece, con un ‘atto vandalico’ ha autorizzato il manufatto che oltraggia il Castello di Schisò”.

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Inizia il tentativo di assalto dello specchio di acqua inerente le due baie storiche e di grande valore naturalistico, Isola Bella e Mazzarò a Taormina

Con la richiesta di autorizzazione, inoltrata all’Assessorato Territorio ed ambiente, di un campo boe di 8000 mq, corridoio di avvicinamento, area di alaggio per natanti, ad Isola Bella e Mazzarò a Taormina, è iniziato l’assalto alle due baie.

Per Legambiente Sicilia ed il circolo Taormina/Naxos/Alcantara è ormai improrogabile la necessità di una riserva marina il cui progetto sembra essersi bloccato per equivoci motivi ad uno stadio cartaceo, che destini tutte le energie in campo in modo netto e inequivocabile alla tutela e l’applicazione di regole restrittive allo sfruttamento indiscriminato delle baie di Isola Bella e Mazzarò, ovvero la riserva marina orientata che si estende da Capo Taormina alla Baia delle Sirene.

Questa zona, per conformazione geografica e geologica, è ideale per la tutela di specie marine e terrestri autoctone da preservare nel tempo affinché la Sicilia non perda le caratteristiche uniche che la contraddistinguono nell’area mediterranea.

“Che un privato/associazione a scopo di lucro, scrivono le associazioni ambientaliste, possa solo immaginare di impiantare un’attività altamente impattante in un’area protetta, la dice lunga sulla percezione che i cittadini hanno della situazione di gestione della Regione Siciliana, dove vige un tentativo di fare carta straccia di tutti i possibili piani di tutela e le limitazioni codificate.”

 

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Restituire la fruibilità del promontorio che sorge fra la baia di Isola Bella e quella di Mazzarò alla cittadinanza. È la richiesta inoltrata dal locale circolo di Legambiente all’ assessorato verde pubblico e viabilità del comune di Taormina, all’ ufficio tecnico comunale e all’ ufficio del catasto.

Attraverso una nota ufficiale il presidente Annamaria Noessing evidenzia la presenza in cima al promontorio di ruderi di una cappella e un accesso pubblico.

“Il tutto, afferma Annamaria Noessing, rappresenta un 'alto valore paesaggistico/ambientale. Ciò che chiediamo, prosegue, è una nuova e aggiornata visura catastale, la possibilità di verificare le vie di accesso al promontorio e ai ruderi della cappella e lo studio di possibili soluzioni al fine di poter fruire dell'area utilizzando gli accessi disponibili oppure concordando con i proprietari dell'area un accesso conveniente alle parti per creare un punto panoramico fruibile ai visitatori. Da parte nostra, conclude la presidente Noessing, Legambiente è disponibile ad eseguire lavoro volontario per eventuali interventi di manutenzione e segnaletica.”

 

 

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Sembra che in questi giorni la commissione Via (Valutazione Impatto Ambientale) Vas (Valutazione Ambientale Strategica) debba finalmente esprimersi sul progetto definitivo del 2015 della Tecnis S.p.A. per il rifacimento del porto turistico nella Baia di Naxos Taormina.

Questo progetto della Tecnis S.p.A. (il terzo della serie: la prima stesura risale al 2010) sotto la falsa etichetta di porticciolo turistico, vuole far approvare un abnorme centro commerciale sull’acqua con annessi alloggi e parcheggi, costruito a gomito su tutta la vecchia e nuova diga foranea. Una barriera di cemento che ostruirebbe la vista del mare e del paesaggio della famosa Baia, eretta a meno di 200 metri dal Parco archeologico di Naxos Taormina (dunque in zona inedificabile), proprio nel sito dell’antico porto del VII secolo a. C. Un progetto, che si presenta come riqualificazione architettonica ed invece non porta la firma di un solo architetto e che è redatto violando i tanti vincoli paesaggistici, archeologici e ambientali che tutelano quest’area, in spregio inoltre all’alto rischio idrogeologico che caratterizza la Baia e alle elementari norme di sicurezza per l’assenza di vie di fuga: la via di accesso a questo porto è una strada senza sbocco, già ora frequentemente in stato di congestione stradale. Quest’ultima criticità andrebbe ad aggiungersi alle numerose e gravissime problematiche di viabilità di Giardini Naxos, attraversata dall’unico percorso di accesso all’ospedale comprensoriale e perennemente intasata, non solo in alta stagione.

Contro questo progetto si sono espressi (per questi e molti altri motivi che non è possibile, per ragione di sintesi, elencare qui) con osservazioni inviate all’ARTA nel 2016, all’inizio della procedura di VIA VAS, vari soggetti pubblici, tra cui l’Associazione Albergatori di Federalberghi di Giardini Naxos, la sezione del Partito Democratico di Giardini Naxos, il gruppo politico Agorà, l’associazione Man (Associazione Mediterranea per la Natura) di Messina, oltre che naturalmente Legambiente Sicilia e il Parco Archeologico di Naxos.

Il progetto è dunque in attesa di valutazione dal 2016, nel frattempo il compianto assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa ha acquisito al patrimonio della Regione Sicilia il medievale Castello di Schisò (per farlo divenire il Museo archeologico regionale della città che fu la prima colonia greca di Sicilia) affacciato proprio su una delle aree destinate al progetto della Tecnis S.P.A, e quest’area, la spiaggia di fronte al Castello di Schisò, è stata oggetto di tentativi di costruzione di manufatti che ostruirebbero la vista del mare e che per questo sono stati bloccati. Infine La Tecnis S.p.A.  dopo essere stata indagata per mafia e commissariata è stata comprata nel 2019 dal gruppo D’Agostino Costruzioni Generali.

Durante questo periodo di attesa, inusualmente lungo, della valutazione Via Vas sulla stampa locale, il progetto è stato sostenuto con argomenti desueti che sembrano ignorare l’ormai cronica crisi della nautica da diporto e le tendenze attuali del turismo, sempre più indirizzato verso pratiche ecosostenibili. Si è parlato della necessità di aumentare i posti barca e di far stazionare al porto le navi crociera come soluzioni salvifiche per lo sviluppo del turismo e la creazione di nuovi posti di lavoro, quando in realtà il turismo in questa zona si basa sulla balneazione e la bellezza paesaggistica che sarebbero devastate dalla realizzazione di questo progetto e dall’inquinamento prodotto dalle navi crocieraVa ricordato invece che la Sicilia è la 2° regione in Italia, subito dopo la Campania, per i 2245 nuovi posti barca inaugurati negli ultimi 12 annimentre è al 1° posto, con grande distacco sulle altre, per i posti barca in costruzione, 5830, e per i posti barca in progetto: 8000. Sono cifre paradossali nel contesto della grave e ormai consolidata crisi della nautica da diporto che continua a provocare fallimenti a catena dei porti turistici. La stessa Assomarinas (Associazione Italiana Porti Turistici) nella sua relazione alla Camera dei Deputati del 17 settembre 2019 si dichiara contraria alla creazione di nuovi porti scrivendo: “La grave crisi che ha colpito il nostro settore dal 2008 ha determinato un eccesso di offerta di ormeggi per la nautica da diporto legato all’indebolimento economico della classe media italiana ed al brusco declino del mercato nautico, rendendo pressoché insostenibile dal punto di vista economico la realizzazione e la gestione di nuovi porti turistici.” E cita i tanti recenti fallimenti di porti turistici: “le note vicende negative del fallimento del Porto Turistico di Jesolo, dalla procedura di concordato preventivo di Marina di Pisa, dalla paralisi finanziaria del Marina di Ravenna, dalla cessione al Principato di Monaco del Marina di Ventimiglia, dal blocco dei lavori del Porto Turistico della Concordia a Fiumicino, dal fallimento del Porto Turistico di Imperia, dalla messa all’asta del progetto del Porto Turistico di Siracusa, dal sequestro per insolvenza del Porto Turistico di Licata, dalla messa in liquidazione del Marina del Cesari a Fano, dal fallimento del Porto Turistico di Ospedaletti, dal commissariamento del Porto Turistico di Policoro, dalla svendita ad investitori statunitensi del Porto Turistico di Cecina in corso di costruzione e da molte altre situazioni simili che abbiamo riscontrato lungo le nostre coste.”  Dunque questo progetto rischia di essere un fallimento anche dal punto di vista economico e/o di divenire l’ennesima incompiuta, che deturperà irrimediabilmente una delle più belle e famose baie del Mediterraneo.

Per quel che riguarda le navi crociera, secondo il rapporto europeo Transport & Environment poco più di 200 navi da crociera, producono circa 20 volte più ossidi di zolfo di tutte le auto d’Europa: l’inquinamento delle città di porto deriva in gran parte dallo stazionamento ai moli delle navi crociera che devono sempre tenere i motori accesi per funzionare e garantire i servizi ai passeggeri.

Legambiente vuole ribadire ancora una volta la necessità di difendere da speculazioni edilizie, cementificazioni e inquinamento la splendida Baia di Naxos Taormina, icona paesaggistica e sito della prima colonia greca della SiciliaÈ un patrimonio pubblico che non può essere privatizzato: la Tecnis S.p.A. chiede una concessione di 60 anni per questa costa che va invece tutelata e mantenuta integra per il suo inestimabile valore ambientale, archeologico, identitario e anche economico, data la sua eccezionale valenza turistica. Si tratta di un paesaggio storico ed un ecosistema preziosissimo ma estremamente fragile per l’alto rischio idrogeologico che la caratterizza. Per questo Legambiente chiede da decenni una riqualificazione e una messa in sicurezza dell’approdo di Capo Schisò, la punta Sud della baia di Naxos Taormina, intervento sempre più necessario ed urgente dati i gravi fenomeni di erosione ed insabbiamento che il molo esistente continua a provocare nell’intera Baia, che mettono in pericolo le abitazioni del centro storico di Giardini Naxos e sarebbero esponenzialmente peggiorati dalla realizzazione del progetto della Tecnis S.p.A.

 

 

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Nell’ambito della campagna "Puliamo il mondo" il circolo Legambiente di Taormina in collaborazione con le scuole IC1 di Mazzeo, Trappitello, Taormina centro e la Polizia Locale ha proceduto alla bonifica di diverse aree presenti sul territorio comunale.

Lo scorso 27 settembre con le scuole di Mazzeo impegnate nel loro percorso "plastic free" i rappresentanti del locale circolo hanno illustrato il “global strike for climate change", l'ordinanza "plastic free" del comune di Taormina, il percorso per ottenere la bandiera blu e preceduto alla pulizia della spiaggia di Mazzeo.

Un altro momento importante quello di ieri quando con gli alunni delle scuole medie di Trappitello si è proceduto alla pulizia del torrente Santa Venera. Un’azione concreta svolta in collaborazione con la Polizia Locale di Taormina e preceduta da un confronto sulle problematiche legate alla presenza delle microdiscariche e sulle attività illegali di deposito rifiuti in aree non autorizzate. Gli agenti della Polizia Locale hanno poi proceduto a spiegare la normativa che regola i divieti e l’attività di bonifica richiesta dalla legge.

Il prossimo appuntamento è fissato per martedì 15 ottobre con le classi delle scuole medie di Taormina centro per procedere alla pulizia del sentiero.

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Mercoledì, 04 Settembre 2019 10:30

ROCCALUMERA. IL 21 SETTEMBRE RIPULIAMO LE SPIAGGE

E’ fissato il 21 settembre alle ore 10 l’appuntamento promosso da Legambiente “Ripuliamo le spiagge”.

A renderlo noto la presidente del circolo Legambiente Taormina Annamaria Nossing. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con VéGé, un gruppo di grande distribuzione composto da circa 30 soci, ognuno dei quali gestisce diverse insegne di supermercati, che quest’anno ha compiuto 60 anni di attività e ha deciso di lanciare questa campagna insieme a Legambiente per festeggiare l’anniversario.

L’appuntamento è per sabato 21 settembre per la la pulizia della spiaggia antistante il punto vendita MerSi via lungomare Cristoforo Colombo, 54 a Roccalumera.
L' iniziativa sarà realizzata da un equipaggio itinerante nazionale di Legambiente composto da 4 persone, supportato dai volontari del Circolo Legambiente Taormina Valle Alcantara e da volontari locali e del punto vendita punto vendita MerSi.

Legambiente ha chiesto  supporto in loco da parte della ditta di servizi ecologici e ambientali per la fornitura di sacchi idonei alla raccolta e rimozione del materiale raccolto e l’ eventuale presenza di rappresentanza dell'amministrazione locale nonché la diffusione dell'informativa nelle scuole.

L’invito è aperto anche ai cittadini che intendono contribuire.

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Un conflitto di interessi tra pubblico e privato nei lavori di ristrutturazione dell’ex Villa San Pancrazio. E’quanto evidenzia in una nota il circolo di Legambiente.

 “L’ingarbugliato groviglio di interessi privati sbandierati come mecenatismo, desideri di prestigio condotti sotto il vessillo della ricerca pura con la partecipazione di Università, Soprintendenza e Amministrazione comunale, caratterizza dagli inizi il progetto di ristrutturazione dell'ex Villa San Pancrazio.” Inizia così la nota a firma della presidente Annamaria Nossing.

“In questa vicenda, prosegue,  si è creato un peculiare conflitto di interessi scaturito dalla confusione fra pubblico e privato, archeologia e commercio, ambizioni personali e ricerca scientifica, particolarmente pericoloso in una città come Taormina così esposta agli attacchi speculativi e priva di qualsiasi attività di adeguamento del piano regolatore e alcuna stesura del piano e regolamento del verde.

Il progetto di coinvolgere le società private che intendono investire a Taormina nel finanziamento di attività di restauro o valorizzazione di beni pubblici della città è senz’altro un progetto con grandi potenzialità.  Ma naturalmente può divenire una pratica proficua per la città solamente se realizzato con assoluto rigore, eseguito da partner di grande competenza, con controlli accurati e severi facendo sì che l’interesse privato rimanga in ogni momento subordinato al bene pubblico. Insomma se si riesce ad evitare che divenga il solito do ut des, la squallida politica di scambio di favori in cui una mano lava l’altra per distrarre gli elettori lanciando loro il profumato osso di un’opera pubblica fatta male o addirittura inutile, ma la cui suggestiva narrazione, la presentazione coreografica permette di poter impunemente speculare, costruire dove è proibito. Speriamo che non sia questo il caso e che le ricerche archeologiche non divengano un pretesto per continuare il sacco di Taormina. La nuova (ma anche di lunga, pregressa esperienza) amministrazione ha certamente a cuore i valori culturali e il patrimonio artistico e monumentale della città ed è senz’altro in grado di distinguere fra una sua vera valorizzazione ed un uso improprio. Speriamo dunque, conclude Annamaria Nossing,  che non si lascerà fuorviare deviando dalle norme del piano paesaggistico, fra le poche, vere difese del nostro fragile territorio, per accontentare appetiti privati che non portano altro che degrado in un comprensorio magnifico ma che necessita di una tutela attenta e instancabile poiché è sempre più sotto attacco.”

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“Come si è oggi arrivati a comprare il Castello per una cifra quasi tre volte superiore a quella fissata nel marzo scorso? C’è una nuova valutazione del valore dell’immobile? Chi l’ha fatta? Chiediamo chiarezza, perché continueremo a batterci per salvare il patrimonio culturale della nostra regione, ma, con la stessa forza e determinazione, vogliamo affermare i valori di legalità e trasparenza”. A dichiararlo è Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia.

“Ci siamo battuti e chiesto da tempo che la Regione acquisisca il Castello di Schisò. L’ultima volta nella tappa di Salvalarte, lo scorso 12 maggio, durante un convegno a Giardini Naxos, evidenziando però, in quella sede, alcune anomalie nella decisione di un giudice del Tribunale di Messina di annullare la procedura di vendita all’asta.

Queste perplessità furono rilanciate in un’intervista dalla storica dell’arte Silvia Mazza che, durante le procedure di vendita nei mesi precedenti, aveva interessato l’allora Assessore Sgarbi, chiedendogli, giustamente, di non far partecipare la Regione all’asta.

La vendita del Castello fu stabilità alla cifra di 1.615.000,00  euro, unico possibile acquirente la società Hotel Palme srl; cifra che avrebbe dovuto sborsare la Regione esercitando il diritto di prelazione, essendo un bene vincolato. Infatti, gli organi del Parco archeologico di Naxos, nella delibera del 30 dicembre 2017, avevano stanziato questo importo per l’acquisto del bene.

Ma, il 12 marzo 2018, questo giudice di Messina decide sia di bloccare la vendita sia la successiva base d’asta  di 4.100.000,00  euro, per stabilire la quale ha individuato come “utile parametro  l’ammontare dello stanziamento all’uopo di recente disposto dal Parco archeologico di Naxos”. Inoltre, il giudice, rincarando la dose, parla nell’ordinanza di un “intervenuto stanziamento del complessivo importo di 3.413.473 euro” finalizzato dal Parco “all’acquisto del Castello”.

Peccato che, agli atti del Parco, così come confermò pubblicamente la direttrice del Parco, l’architetto Vera Greco, alla nostra iniziativa del 12 maggio, non risulta nulla di tutto questo, ma solo la delibera che stanziava 1.615.000,00 euro.

Ora mi chiedo e chiedo all’Assessore Tusa: come si è oggi arrivati a comprare il Castello per una cifra quasi tre volte superiore a quella fissata nel marzo scorso? C’è una nuova valutazione del valore dell’immobile? Chi l’ha fatta? Spero che la base della nuova determina non sia l’astruso e disinvolto ragionamento fatto dal giudice nell’ordinanza. Sarebbe uno scandalo.

Chiediamo chiarezza, perché continueremo a batterci per salvare il patrimonio culturale della nostra regione, ma, con la stessa forza e determinazione, vogliamo affermare i valori di legalità e trasparenza”.

Dall’altra parte l’annuncio entusiastico del governatore della Sicilia Nello Musumeci: «Si è realizzato un obiettivo di grande significato, non solo culturale. Acquisizioni come queste esaltano il valore della tutela del bene, un "simbolo" per quel territorio».

La direttrice del Parco archeologico di Naxos-Taormina, Vera Greco, in rappresentanza dell’assessorato regionale dei Beni culturali, ha sottoscritto l’atto notarile di acquisto per un importo pari a 3,4 milioni di euro, utilizzando i fondi del Parco.

«E' un’acquisizione di cui si parla da decenni -evidenzia l’assessore regionale dei Beni culturali Sebastiano Tusa- e in cui non credeva più nessuno. E un passo decisivo per la nascita di un grande Museo archeologico nella città che fu la prima colonia greca di Sicilia e che adesso potrà avrà sede degna, dopo gli interventi di restauro necessari sull'immobile storico. Questa, fin dall’inizio, è stata la visione e la destinazione immaginata da me e dal presidente Musumeci. Considero l’acquisizione del Castello di Schisó una delle realizzazioni più qualificanti del mio mandato di assessore. Ringrazio la direttrice del parco di Naxos Vera Greco, per l’impegno che ha trasfuso in questa iniziativa e con lei il commissario Giuseppe Valentino, Giovanni Angileri e Carmelo Briguglio del mio staff, che hanno lavorato dall’inizio del mio mandato a questo progetto che conferisce alla comunità regionale e al territorio un bene pubblico che adesso è a disposizione di tutti i siciliani e dei visitatori dell’Isola».

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I tragici eventi di questi giorni evidenziano ancora una volta le fragilità del territorio. Ad aggravare la situazione arriva l’azione dell’uomo che costruisce lì dove non potrebbe.

I dati dell’Istat raccontano che nel 2008 era abusivo il 9,3% delle nuove costruzioni a uso residenziale, nel 2014 la cifra era salita al 17,6%, mentre nel 2015, ultimi dati disponibili, si è sfiorato il 20 per cento. Secondo il Cresme (centro di ricerche di mercato, servizi per chi opera nel mondo delle costruzioni e dell'edilizia) le strutture non autorizzate in Italia sarebbero oggi ben 258mila.

Un problema che ci tocca da vicino. Legambiente ricorda che il depuratore consortile di contrada Pietre Nere che serve i comuni di Castelmola, Taormina e Giardini Naxos si trova ad esempio in un’area a rischio idraulico.

Era il 2016 quando il Genio Civile aveva evidenziato il problema.

<< Con nota n.165977 del 7.9.2016 questo ufficio… puntualizzava che l’impianto di depurazione ricade in un’area a rischio idraulico >>;

<<… Questo ufficio rimane in attesa… di adeguato progetto per la realizzazione di opere urgenti di protezione del depuratore (dalla furia della piena del fiume Alcantara) e, a seguire, di complessivo progetto di delocalizzazione dello stesso>>;

<<… L’impianto di vostra proprietà, realizzato in deroga al comma f dell’art. 96 del T.U. 523/1904, planimetricamente nell’areale prospiciente il corso d’acqua, ne occupa parzialmente il sedime, costituendo ostacolo al deflusso delle acque>>.

Tutto scritto nero su bianco in una nota de  22 dicembre 2016 prot. 243189 a firma dell’Ing. Capo Leonardo Santoro.

Da allora cosa è stato fatto? Nulla.

Oggi dunque Legambiente ritorna sull’argomento auspicando che quanto scritto dal Genio Civile “ non  rimanga lettera morta per i Sindaci e gli Enti preposti, per poi eventualmente dover ricorrere ad uno stato emergenziale largamente previsto. Urge, scrive la presidente del locale circolo Annamaria Nossing, una pianificazione di delocalizzazione dell’impianto, stabilendone il nuovo sito, prevedendone le caratteristiche idonee e al più presto l’adesione a bandi ad hoc. In un atto di politica lungimirante, conclude Annamaria Nossing, si potrebbe ampliare la progettazione ad un “biodistretto” che includa impianto di compostaggio, produzione di biometano e trattamento delle acque vegetative dei frantoi della zona.”

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La proposta era stata presentata dal Prof.Ortolani, senatore del Movimento 5 Stelle, geologo ed esperto di restauri ambientali, ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli.

Già in contatto con l’amministrazione Giardina che gli aveva affidato l’elaborazione di uno studio completo del territorio per far fronte al dissesto idrogeologico, il Prof. Franco Ortolani oggi rivendica la  legittimità di un intervento che lui stesso aveva proposto.

Si tratta del progetto presentato dalla precedente amministrazione che  riguarda le opere di salvaguardia e restauro geoambientale della spiaggia di "Isola bella" per un importo della progettazione di euro 161.734,98.

Progetto che secondo Legambiente, il WWF e l’attuale primo cittadino Mario Bolognari  risulta potenzialmente dannoso per l’area perché come più volte evidenziato non ci sarebbe in corso alcun processo erosivo che giustifichi il ripascimento artificiale previsto, inoltre all'interno  della  baia oggetto di intervento sarebbero presenti numerosi affioramenti di Posidonia oceanica, specie protetta, che sarebbe fortemente danneggiata dall'intervento in progetto.

Il WWF Italia inoltre con nota prot n. 190/2018 del 9 agosto 2018 ha evidenziato, in particolare, l’assenza  della  necessaria procedura di Valutazione di incidenza di cui all'art. 5 del DPR 357/97 e smi, a tutela delle caratteristiche della spiaggia e dei fondali caratterizzati dalla presenza di Posidonia oceanica.

Da qui la scelta di chiedere la revoca del finanziamento.

Scelta ovviamente non condivisa dal Prof. Ortolani che oggi affida a facebook il suo sfogo:

“La proposta di restauro geoambientale del monumento naturale Isolabella nelle mani, scrive Ortolani,  delle pulci … d’acqua dolce e Taormina rinuncia al finanziamento. Fatti i rilievi preliminari anche subacquei e verificato che la posidonia, nella zona d’intervento, si trova a circa 50 metri dalla linea di riva avviammo una proposta facendo richiedere un finanziamento dal Comune di Taormina al quale, evidenzia Ortolani,  fornimmo gratuitamente gli elementi tecnici necessari.

Il Ministero dell’Ambiente, prosegue il geologo,  ha accolto la proposta di Taormina proponendo un sostanzioso finanziamento per consentire al Comune e quindi all’attuale amministrazione comunale di elaborare il progetto il cui costo previsto preliminarmente superava il milione di euro.

A finanziamento sicuro è successo il finimondo consistente in una "caciara di bassa lega" promossa da uno scienziato dell’Università della Sicilia Nordorientale, tale Prof. Randazzo da Messina, al quale si sono accodati i rappresentanti locali di alcune associazioni ambientaliste (sulla carta). Costoro hanno iniziato ad affermare cose non contenute nella proposta promossa dallo scrivente adducendo tragici problemi e impatti devastanti sulla posidonia (che inizia a circa 50 m dalla riva) causati da sedimenti sabbiosi che non erano assolutamente previsti.

Un argomento forte sostenuto dallo scienziato da Messina è stato che nella baia di Isolabella NON SI E’ VERIFICATA EROSIONE e che pertanto il ripascimento non è necessario.

Altro argomento forte, che taglierebbe la testa … alla proposta di restauro geoambientale, consiste nell’affermare che sedimenti simili a quelli esistenti non si trovano.

E’ con tristezza che scrivo queste righe, afferma ancora il Prof. Ortolani,  perché dispiace che una amministrazione comunale si sia dichiarata contraria a ricevere un finanziamento da utilizzare per migliorare la morfologia di Isolabella: principalmente per rendere non visibile lo ”sfregio” del muro di calcestruzzo e per recuperare i metri di spiaggia persi a causa dell’erosione.

Un monumento della natura come Isolabella, prosegue ancora il prof. Ortolani,  deve essere capito e si deve comprendere che come i monumenti fatti dall’uomo necessita di adeguati interventi di restauro geoambientale per fare in modo che il monumento possa essere ammirato anche nelle prossime decine di anni. Le ultime due immagini evidenziano i cambiamenti avvenuti ad Isolabella in 100 anni circa.”

Non dubitiamo della buona fede del prof. Ortolani ma non possiamo neanche credere che Legambiente e WWF agiscano in maniera insensata.

Ringraziamo il prof. Ortolani per questa immagine che ci mostra com’è cambiata  la baia in questi 100 anni.

E ci dà l’occasione per ricordare che quando i pini marittimi nella zona di pre riserva  iniziarono gradualmente ad ammalarsi e i bungalow iniziarono a comparire solo le associazioni ambientaliste hanno alzato la voce chiedendo chiarimenti.

Oggi l’Isola Bella andrebbe davvero tutelata e preservata con un accesso durante il periodo di alta stagione programmato e controllato per evitare un sovraccarico di presenze che non consente neanche di godere della bellezza del posto.

Nuova spiaggia a disposizione purtroppo ci fa pensare a nuovi lidi, a  nuovi bungalow.

E sinceramente crediamo che così basti.

 

 

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