E’ stato arrestato ieri dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Taormina l’autore di una tentata rapina ai danni dell’istituto bancario Rovigo Banca di Boara Pisani (PD) dell’8 giugno scorso. Francesco Cocuzza, catanese, 34 anni, non aveva esitato a minacciare con un coltello il personale della filiale e solo l’apertura automatizzata della cassaforte gli aveva impedito di mettere a segno il colpo.

Destinatario di misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Rovigo, è stato rintracciato dalla Polizia in un albergo di Taormina e trasferito presso la casa circondariale di Messina Gazzi.

 

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Era latitante dal settembre dello scorso anno. Su di lui pendeva una misura di custodia cautelare in carcere perché gravemente indiziato del reato di furto in abitazione pluriaggravato. Furto perpetrato nell’ottobre del 2014, a Catania, in una villa in cui in quattro avevano trafugato gioielli e monili per un valore di oltre 100.000 euro.

Enzo AIELLO, catanese, 26 anni, personaggio noto alle forze di polizia, è stato rintracciato in un albergo di Taormina, sabato pomeriggio, intorno alle 14.00. Era in vacanza con la compagna, certo di poter passare inosservato nella folla di turisti che nella stagione estiva animano la cittadina.

All’arrivo dei poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Taormina ha cercato di fuggire dalla finestra della camera d’albergo. Da un balcone si è arrampicato sul tetto della struttura alberghiera seguito dai poliziotti che lo hanno braccato ed arrestato.

L’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale di Messina Gazzi.

Alla detenzione domiciliare è stato invece sottoposto Giuseppe PONTURO, nato a Taormina, 67 anni. Gli agenti del Commissariato di Taormina hanno eseguito il provvedimento di espiazione di pena detentiva a suo carico emesso dal Tribunale di Messina. Condannato in via definitiva per i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione dovrà espiare la pena di anni 1 e gg.25 di reclusione.

 

 

 

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Spacciava marijuana in una piazza del centro di Taormina, a due passi da Porta Catania e dall’affollato corso Umberto.

Alessandro MANCUSO, 41 anni, già noto alle forze di Polizia per reati specifici, è stato sorpreso a cedere sostanza stupefacente pochi giorni fa, lo scorso 21 marzo. Ha provato a mascherare il passaggio di droga con una stretta di mano al cliente ma è stato notato e bloccato.

Al poliziotto intervenuto, l’uomo ha opposto resistenza minacciandolo e strattonandolo e riuscendo infine a scappare.

Ieri sera, gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Taormina lo hanno rintracciato e raggiunto. Hanno quindi eseguito la misura cautelare a suo carico emessa dal GIP presso la Procura della Repubblica, dottoressa Monica Marino. I reati contestati sono detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

 

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A pochi giorni dall’inizio del Santo Giubileo, solo domenica l’apertura della Porta Santa al Duomo di Messina, ieri quella di Taormina, le Forze dell’ordine fanno sapere di aver intensificato i controlli.
Sono decine le perquisizioni effettuate e numerosissimi gli accertamenti di verifica sulla posizione di cittadini stranieri secondo l’attuale normativa sull’immigrazione.
Nell’ambito di questi controlli gli investigatori della D.I.G.O.S hanno intercettato ed espulso un cittadino marocchino di 29 anni.
Si tratta di Khribech Yassin arrestato per furto in abitazione nel comune di Alcamo nel maggio del 2014. Il giovane straniero era stato accolto presso una comunità, una casa di accoglienza di Giardini Naxos, dove avrebbe dovuto scontare la pena agli arresti domiciliari. Era invece in giro per S.Alessio nel giugno di quest’anno quando è stato nuovamente arrestato. Il ventinovenne marocchino, con precedenti per detenzione di sostanze stupefacenti, ha così trascorso un ultimo periodo di detenzione presso la casa circondariale di Gazzi da cui è uscito con un decreto di espulsione del Prefetto di Messina ed un contestuale ordine del Questore ad abbandonare il territorio nazionale entro sette giorni. Sette giorni in cui è stato costantemente monitorato dalla Polizia che, decorso il periodo prescritto senza che avesse ottemperato alle prescrizioni impostegli, lo ha bloccato a Savoca.
Considerato pericoloso per la sicurezza pubblica, è stato trasferito presso il Centro di Identificazione ed Espulsione di Trapani in attesa di essere allontanato dal territorio italiano e rimpatriato.
Come lui, sono tanti i soggetti su cui gli investigatori della D.I.G.O.S. stanno affinando un’attività di controllo potenziata dopo le stragi di Parigi e a pochi giorni dall’inizio del Santo Giubileo.

 

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Ilaria Boemi, 16 anni, è morta lo scorso 10 luglio per arresto cardio circolatorio. E’ stata soccorsa in spiaggia, intorno alla mezzanotte, sulla battigia del lungomare che costeggia il viale della Libertà, ormai in fin di vita. Poche ore prima aveva assunto una dose di MDMA, una sostanza stupefacente di tipo sintetico che le è stata fatale.

Oggi, stamattina all’alba, è scattata la misura cautelare degli arresti domiciliari – emessa dal GIP presso il Tribunale di Messina, d.ssa Maria Militello su richiesta del Sostituto Procuratore, d.ssa Stefania La Rosa - per chi è ritenuto essere il pusher che ha materialmente ceduto la dose letale: si tratta di una giovane, una diciottenne. A lei gli investigatori della Squadra Mobile sono arrivati ricostruendo l’intera vicenda, dai contorni via via sempre più allarmanti.

La Polizia di Stato ha infatti individuato altre due giovani donne, che Ilaria conosceva e frequentava. La prima, oggi diciottenne, ma all’epoca dei fatti minorenne, è direttamente coinvolta. E’ stata lei a dare alla pusher, oggi agli arresti domiciliari, l’ecstasy, perché la vendesse a Ilaria. Hanno trascorso la serata prima della vendita insieme. Erano insieme quando Ilaria ha messaggiato scrivendo di voler acquistare l’ecstasy, la “maddy”, la “maddalena” che le faceva provare “l’amore per il mondo intero”. Insieme hanno deciso chi sarebbe stato a portare la droga a Messina per venderla a Ilaria.

La terza protagonista della vicenda è una sedicenne che le indagini hanno indicato come più volte in passato protagonista di cessione di LSD e della stessa MDMA a Ilaria e ad altre giovanissime.

Per lei e per l’altra, oggi maggiorenne, il Gip presso il Tribunale per i Minorenni, dr. Michele Saja, su richiesta del Sostituto Procuratore dr. Andrea Pagano, ha deciso la misura cautelare del collocamento in comunità da eseguirsi presso una struttura che dovrà essere individuata a cura della Direzione del Centro per la Giustizia minorile di Palermo.

La vendita della sostanza stupefacente a Ilaria la sera del 9 luglio non era quindi un caso isolato. Le ragazze raggiunte oggi da misura cautelare avevano “rifornito” amiche e conoscenti prima della morte di Ilaria e persino dopo. Risale infatti ad appena un mese dopo la morte di Ilaria un altro episodio, un’altra dose di “maddy” che in quel caso ha trovato un acquirente a Villafranca Tirrena.

Emergono poi altri personaggi su cui la Polizia continua ad indagare. Fornitori, tra cui personaggi noti alle Forze dell’Ordine, già arrestati per reati connessi alla detenzione ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, a cui le giovani pusher si rivolgevano al bisogno.

Il MDMA letale è arrivato la sera del 9 luglio nelle mani di Ilaria insieme ad un’altra dose della stessa sostanza. Marroncina, cristallina, solida. Ilaria ne ha sbriciolata una prima parte in una bottiglietta di plastica usando una forbicina. Ha poi aggiunto un po’ di birra e l’ha passata alle due persone che quella sera erano in macchina con lei, un’amica ed un uomo più grande, un trentanovenne. Poi ha sciolto la restante parte e l’ha mandata giù.

Le ore che seguono vedono momenti di euforia e delirio provocati dalla droga a momenti di malessere. Ilaria infatti ballava, parlava velocemente, poi sudava e sbatteva la mascella.

I tre hanno comunque deciso di spostarsi dal centro città alla zona nord in spiaggia. Su cosa sia accaduto negli ultimi momenti di vita di Ilaria la Polizia continua ad indagare.

Ilaria è comunque morta da sola. Al momento dell’arrivo dei soccorsi i due amici con cui ha preso l’ecstasy non erano con lei. Si erano già allontanati.

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La polizia di Stato di Catania ha eseguito un'ordinanza cautelare nei confronti di cinque persone che facevano parte di due gruppi che spacciavano cocaina e marijuana. Agenti della squadra mobile hanno arrestato Giuseppe Saitta, di 47 anni, sospettato di essere legato alla cosca Pillera-Puntina, e Antonio Testa, di 43, che era ai domiciliari. Il provvedimento è stato notificato in carcere a Gianni Greco, di 32 anni, Luciano Testa, di 35, indicato come affiliato alla cosca Santapaola-Ercolano, e Guido Acciarito, di 35, ritenuto organico al clan Mazzei Il reato ipotizzato dal Gip, accogliendo la richiesta della Procura distrettuale, è di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l'aggravante di avere in uso la disponibilità di armi. Secondo l'accusa Saitta era il fornitore di due gruppi di spacciatori: il primo operava tra Misterbianco, Paternò e Agusta, e sarebbe capeggiato da Acciarito; il secondo, guidato da Greco e Testa, agiva anche nelle località turistiche messinesi di Taormina e Giardini Naxos. Dalle indagini della squadra mobile di Catania sarebbe emersa la capacità della criminalità organizzata locale, nel settore degli stupefacenti, di realizzare 'joint venture' che prescindono dalla cosca di appartenenza, anche se contrapposte. La droga, in linguaggio criptico, era il 'biglietto' o le 'ragazze. Durante le indagini la squadra mobile il 7 novembre del 2011 ha arrestato Testa perché trovato in possesso di 2,9 chili di marijuana. Lo stesso giorno è stato trovato un fucile calibro 12 con le canne mozzate, la cui detenzione era, secondo la polizia, riconducibile a Greco, arrestato 4 giorni dopo mentre cedeva 30 grammi di cocaina a un acquirente. Durante l'esecuzione del provvedimento cautelare del Gip, Saitta è stato trovato nel suo panificio, nel rione Barriera, in possesso di una pistola calibro 9x21 con matricola abrasa ed il colpo in canna ed altro caricatore.

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Gruppi rivali che si mettono alle spalle i contrasti per mettersi in affari per spacciare droga. E' quanto emerge da un'indagine della Polizia di Stato di Catania, che ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque indagati per associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Accertamenti della Squadra mobile hanno fatto emergere l'esistenza di un'articolata organizzazione criminale, distinta in due gruppi che si occupavano di spacciare lo stupefacente nel capoluogo etneo ed in alcuni comuni pedemontani nonché nelle limitrofe province di Siracusa e Messina, in particolare a Taormina e Giardini Naxos. Ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma alle 10,30 presso la Questura di Catania.

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Sono stati arrestati stamattina all’alba gli autori della rapina dello scorso 15 aprile ai danni della gioielleria Rocca 1794 di Taormina.
I poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Taormina, coadiuvati dalle Squadre Mobili di Messina e Catania, hanno arrestato Giuseppe SCORDO, 35 anni, Ivan PIACENTE, 26 anni e Giuseppe TASCO, 25, tutti catanesi.

Indagini serrate della Polizia di Stato hanno permesso di delineare l’identità dei tre che, lo scorso aprile, armati di pistola, hanno fatto irruzione all’interno della gioielleria di corso Umberto, già presa di mira nel settembre del 2014. Tra i rapinatori, anche allora, Giuseppe Scordo, arrestato stamattina.
Il colpo di aprile ha fruttato preziosi per un valore stimato di oltre 450.000 euro. Gioielli per un totale di quasi 300 pezzi, denaro contante e circa una decina di orologi delle più prestigiose marche. I rapinatori non hanno poi esitato a portare la commessa in una toilette all’interno del negozio, provando a legarle i polsi, per poi scappare via.

Un colpo organizzato nei minimi dettagli con sopralluoghi ripetuti nei giorni precedenti alla rapina per non lasciare nulla al caso. Schede vergini e cellulari a portata di mano per comunicare ogni piccolo passaggio e avvertirsi a vicenda che tutto andasse secondo i piani.

E’ stato proprio il traffico telefonico ad aiutare gli investigatori a risalire ai rei, a capire i percorsi fatti, ad incastrare identità e rapporti reciproci. La Polizia è riuscita così a recuperare parte della refurtiva e le pistole utilizzate per il colpo, nonché altre armi dall’alto potenziale nocivo.
Oggi l’esecuzione dell’ordinanza a carico dei tre, emessa dal GIP di Messina, dott.ssa Monica Marino su richiesta del Sostituto Procuratore dott.ssa Annalisa Arena.

 

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Dalle prime ore di stamani la Polizia di Stato, sta dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 soggetti, ritenuti responsabili di rapina a mano armata in danno di una nota gioielleria sita nel corso Umberto a Taormina.
L’attività di indagine condotta dai poliziotti del commissariato P.S. di Taormina trae origine dalla rapina avvenuta lo scorso 15 aprile, allorquando i rapinatori con violente modalità facevano irruzione all’interno della gioielleria e sotto la minaccia dell’arma riuscivano ad asportare denaro e preziosi per un valore stimato di oltre 450 mila euro ed ha consentito di ricostruire i fatti e di individuare gli autori, oltre che rinvenire armi nella disponibilità degli indagati e parte della refurtiva.
Ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà oggi in questura alle ore 11,00.

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Nell’ambito dei servizi straordinari predisposti dal Compartimento Polfer per la Sicilia a tutela del trasporto ferroviario, nei giorni scorsi, i poliziotti del Posto di Polizia Ferroviaria di Taormina hanno rintracciato tre minori di nazionalità eritrea, a bordo di un Intercity diretto a Roma.

Ai tre giovani, che si erano allontanati da uno dei centri di accoglienza di Messina, è stata garantita ospitalità presso una comunità sita nel comune di Mascali.

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