MESSINA. CADAVERE RINVENUTO SULLA SPIAGGIA A TUSA. ESEGUITA AUTOPSIA

MESSINA. CADAVERE RINVENUTO SULLA SPIAGGIA A TUSA. ESEGUITA AUTOPSIA In evidenza

Il 7 gennaio 2020 sulla battigia di Castel di Tusa (ME) è stato ritrovato un cadavere da alcune persone che stavano facendo dei lavori di giardinaggio presso una villetta. Il cadavere indossava una muta da sub e delle scarpe da ginnastica e si presentava in avanzato stato di decomposizione con le parti non coperte dalla muta (testa e mani) completamente scarnificate. Sul posto sono intervenuti i militari della Compagnia Carabinieri di Mistretta (ME) e della Capitaneria di Porto di Santo Stefano di Camastra (ME) e Sant’Agata di Militello (ME). Non è stato possibile identificare il cadavere data l’assenza dei tratti somatici del volto, di documenti e delle impronte papillari. La salma è stata trasportata presso l’ospedale “Barone Romeo” di Patti (ME) per l’esame autoptico. Dall’autopsia, eseguita nel primo pomeriggio del 9 gennaio 2020, è emerso che il cadavere è di sesso maschile ed il corpo presenta alcuni tatuaggi. In particolare un “tribale” sull’avambraccio sinistro, la sagoma di un pipistrello con alcune lettere illeggibili tra le scapole ed una lettera “M” sul braccio destro. L’esame autoptico non ha evidenziato lesività traumatiche. Per giungere all’identificazione del cadavere, i Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Patti, stanno svolgendo ulteriori indagini, anche mediante l’estrazione del profilo genotipico della salma da comparare con quelli presenti nella banca dati delle persone scomparse.

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  • Taormina. Deteneva marijuana e cocaina. 52enne arrestato dai Carabinieri.

    Nella mattinata del 18 Gennaio, i Carabinieri della Compagnia di Taormina coadiuvati dai Carabinieri del Nucleo Cinofili di Nicolosi (CT), hanno arrestato, in flagranza di reato, C.M., 52enne taorminese, già noto alle forze dell’Ordine, ritenuto responsabile del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

    Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio finalizzati al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, i Carabinieri della Stazione di Graniti hanno svolto attività di osservazione e notato dei movimenti sospetti nei pressi di un’abitazione di Gaggi, raccogliendo indizi da cui ritenere che il 52enne fosse dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. Inoltre, attraverso l’attività informativa svolta anche con la collaborazione dei Carabinieri della Stazione di Francavilla di Sicilia (ME), i militari dell’Arma hanno accertato che l’uomo avesse la disponibilità di un’abitazione e di alcuni garage nel comune di Motta Camastra (ME). Pertanto, nella mattinata di sabato 18 gennaio, con l’ausilio dei militari della Stazione Carabinieri di Francavilla di Sicilia e di un’unità cinofila per la ricerca di sostanze stupefacenti del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi (CT) hanno effettuato una perquisizione domiciliare nelle abitazioni di Gaggi e di Motta Camastra e nelle loro pertinenze, che ha consentito di rinvenire, occultate nel mobilio delle camere da letto e nel balcone dell’abitazione di Gaggi nonché su un’autovettura, complessivamente 73 grammi circa di marijuana, divisi in più involucri di diverso peso, tre bilancini di precisione e materiale per confezionamento della sostanza stupefacente.

    La perquisizione è stata estesa alle pertinenze dell’abitazione di Motta Camastra ed il cane antidroga “Auro” ha indirizzato le ricerche verso il locale adibito a garage dove i Carabinieri hanno recuperato, abilmente occultate, ulteriori 14,5 grammi di cocaina contenute all’interno di una busta di cellophane.

    Tutta la sostanza stupefacente, i bilancini di precisione ed il materiale per il confezionamento sono stati posti sotto sequestro unitamente alla somma di 750 euro in contanti, ritenuta provento dell’attività di spaccio.

    L’uomo è stato pertanto arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente ed al termine delle formalità di rito è stato sottoposto agli arresti domiciliari a disposizione della Procura della Repubblica di Messina, in attesa dell’udienza di convalida. Questa mattina il Giudice del Tribunale di Messina ha convalidato l’arresto operato dai Carabinieri ed ha applicato all’arrestato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per tre giorni a settimana.

  • ALÌ TERME. Aggressioni, umiliazioni e minacce di morte: badante 55enne arrestata dai Carabinieri per maltrattamenti contro familiari conviventi

    Il 21 novembre i Carabinieri della Stazione di Alì Terme hanno arrestato in flagranza del reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi una cittadina rumena 55enne, badante.

    La vittima è un anziano pensionato, vedovo, incapace di attendere alle proprie necessità quotidiane a causa delle precarie condizioni di salute e, pertanto, affidato da 10 mesi alle cure della badante. I militari sono intervenuti a casa dell’uomo su richiesta della figlia, allertata dal padre che lamentava un comportamento aggressivo da parte della donna che lo accudiva.

    I Carabinieri hanno constatato le precarie condizioni igieniche e l’estremo disordine in cui si presentava l’abitazione con medicine ed indumenti sparsi per tutta casa, anche per terra. L’uomo impaurito e provato, riferiva di continui maltrattamenti a cui era sottoposto dalla persona che invece avrebbe dovuto provvedere alle sue cure.

    Il pensionato ha convissuto con la sua persecutrice per mesi, durante i quali ha subito minacce e continui atti di vessazione, soffrendo in silenzio, costretto a vivere la quotidianità in un clima di assoluta sottomissione e paura. La donna, in particolar modo, quando eccedeva nell’uso delle bevande alcoliche, lo ha maltrattava solo perché l’anziano le chiedeva la normale assistenza cui era tenuta in luogo della sua prestazione di lavoro, denigrandolo con frasi di ogni tipo, causandogli sofferenze morali e non esitando a proferire, nel tempo, minacce di morte e compiere atti di indiscriminata sopraffazione fino al punto di scagliare contro il malcapitato tutto ciò che aveva tra le mani, non trattenendosi neppure alla presenza dei militari intervenuti.

    I Carabinieri, infatti, all’atto dell’ingresso nell’abitazione hanno immediatamente percepito nella badante un’importante alitosi alcolica unita ad uno stato di generale irrequietezza che, poco dopo, si è manifestata nel violento lancio, da parte della donna, di una paletta in plastica del tipo utilizzato nella raccolta dell’immondizia, che solo per caso non ha colpito l’anziano.

    In breve gli uomini dell’Arma, coordinati dall’Ufficio di Procura, hanno ricostruito lo stato di avvilimento e disagio in cui l’anziano era stato costretto a vivere per mesi ed ora sulla 55enne grava l’accusa di maltrattamenti contro familiari o conviventi.

    Va evidenziato che tale risultato è stato reso possibile dalla fiducia riposta dalla vittima nei confronti dell’Autorità Giudiziaria e delle FF.OO, che ha consentito un rapido intervento a sua tutela, scongiurando il rischio di conseguenze più gravi.

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    L’operazione scaturisce da una complessa attività d’indagine, eseguita dai militari della Compagnia di Taormina e coordinata dal Gruppo delle Fiamme Gialle di Messina, che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Messina.

    Nell’ambito della stessa operazione sono stati sequestrati, altresì, beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre ottocento mila euro.

    Le indagini hanno consentito di accertare che l’avvocato, nella sua qualità di incaricato dall’Amministrazione Comunale alla riscossione delle somme dovute per la fornitura dell’acqua nei confronti degli utenti morosi, unitamente al Responsabile dell’Area Servizi Generali e dell’Ufficio Riscossione del Servizio acquedotto del Comune di Taormina, omettevano di versare nelle casse comunali gli importi riscossi per il pagamento delle utenze idriche, appropriandosi, negli anni, di un importo vicino al milione di euro.

    L’attività investigativa trae origine dall’analisi di dati ed elementi acquisiti dalle Fiamme Gialle taorminesi nell’ambito di una verifica fiscale nei confronti del citato professionista ed ha evidenziato come l’ex dirigente comunale, in cambio di denaro e di altre utilità, del valore pari a circa € 26.000,00, individuate attraverso accertamenti patrimoniali, si fosse totalmente sottomesso all’avvocato.

    In sede di perquisizione, peraltro, presso l’abitazione dell’ex dirigente comunale, è stato rinvenuto e sequestrato un “pizzino”, rappresentativo della giustificazione concordata tra gli attori per creare una giustificazione - ovviamente solo apparente - alla tangente ricevuta.

    Più in particolare, il legale, grazie alla complicità del predetto responsabile dell’ufficio idrico, che pertanto ometteva la prevista attività di controllo, giungendo anche ad inserire nel sistema informatico comunale “AcqueWin” - da qui il nome dell’operazione - dati falsificati, negoziava direttamente sul suo conto corrente personale gli assegni degli utenti morosi (comportamento definito dallo stesso giudice come “inquietante”), ovvero si faceva pagare “in contanti”, a fronte di uno sconto all’utente, nell’ottica di non lasciare traccia degli importi ricevuti.

    La cosa ancora più grave, tuttavia, appare come tale strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultasse nota a molti impiegati della macchina comunale della Perla dello Jonio, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, ma purtroppo, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti divenivano il volano del perpetrarsi, nel tempo, delle condotte illecite.

    Secondo ipotesi d’accusa, proprio il connubio criminale oggi disvelato consentiva al legale di riuscire a mantenere l’incarico, sin dal lontano 1995, nonostante i vari avvicendamenti delle amministrazioni comunali, continuando, in tal modo, a perseverare in maniera indisturbata nella sua azione criminogena. 

    In sintesi, considerato il valore probatorio degli elementi raccolti nel corso dell’attività d’indagine, rilevato il rischio di reiterazione delittuosa da parte degli indagati, l’Autorità Giudiziaria peloritana ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti dell’avvocato Francesco La Face, 60 anni, e del divieto di dimora nel Comune di Taormina (ME) nei confronti dell’ex dirigente comunale Giovanni Coco, 67, in pensione dal 31 dicembre scorso, prevedendo, altresì, il sequestro per equivalente delle somme costituenti il profitto di peculato ed il prezzo della corruzione, per un importo complessivo pari a 817.000 euro.

    Nella mattinata odierna, pertanto, i Finanzieri hanno dato esecuzione al provvedimento e sequestrato n. 3 unità immobiliari di proprietà del professionista e, tra le altre, le somme maturate dall’ex dirigente a titolo di trattamento di fine servizio a seguito della cessazione del rapporto di lavoro. Trattasi del primo caso di misura cautelare reale della specie nella provincia di Messina.

    L’operazione odierna testimonia l’impegno della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Messina nella lotta alla corruzione, a salvaguardia del corretto utilizzo delle risorse pubbliche e per rilanciare l’economia locale.

    Tutelare i cittadini onesti e pretendere correttezza nello svolgimento dei servizi pubblici significa garantire alla comunità locale migliori condizioni di vita, anche contenendo possibili aumenti esponenziali dei costi di gestione della macchina pubblica, magari a causa di comportamenti illeciti di dipendenti infedeli.

     

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