Non ci sono dubbi sull'origine dolosa dell'incendio che ieri pomeriggio ha mandato in fumo il capo Ali. Erano da poco trascorse le ore 19 quando una telefonata alla Centrale Operativa dei Carabinieri segnalava la presenza di un uomo che stava appiccando il fuoco alle selve del costone sovrastante la S.S. 114, tra i comuni di Itala Marina e il comune di Alì Terme. Immediatamente venivano inviate sul posto le pattuglie delle Stazioni Carabinieri di Alì Terme e di Scaletta Zanclea, che giunte tempestivamente nel tratto indicato hanno sorpreso  Letterio ARRIA, messinese 61 anni, venditore ambulante, pregiudicato, che dopo aver provocato già cinque incendi per circa un chilometro lungo la S.S. 114  – dove, a causa del forte vento, le fiamme erano già alte – impugnando un accendino stava accendendo un ulteriore focolaio all’altezza di contrada Granci, nel comune di Alì Terme. L’intervento tempestivo dei militari consentiva di bloccare l’uomo e portarlo in caserma, dove veniva identificato e tratto in arresto per il reato di incendio boschivo. Concluse le formalità di rito, l’arrestato è stato ristretto presso la Casa Circondariale di Gazzi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Le operazioni per domare le fiamme, che hanno interessato circa 4 ettari di macchia mediterranea, sono andate avanti per tutta la notte ed hanno visto impegnate più squadre dei Vigili del Fuoco di Messina.

 

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, stamane in Messina e provincia, nell’ambito delle indagini svolte in merito alla compravendita di un minore che, si ricorderà, lo scorso 24 febbraio hanno già portato al fermo di 8 persone ed all’affidamento ad una struttura protetta di un minore di nazionalità rumena, hanno eseguito l’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale (dottoressa Maria Militello), con la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di tre persone e l’obbligo di dimora nel comune di residenza per altri 7 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, in concorso dei reati di riduzione in schiavitù, di false attestazioni a Pubblico Ufficiale sulla identità personale, di falsità materiale commessa da P.U. in atti pubblici, di supposizione di stato di un fanciullo, di millantato credito e di violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini, dirette dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia (Pubblici Ministeri Maria Esmeralda Pellegrino e Liliana Todaro) e condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina, hanno svelato come i coniugi Calogero CONTI NIBALI  e Lorella Maria, al fine di appagare il loro desiderio di genitorialità, dopo la nascita di una figlia affetta da gravi disabilità ed una serie di aborti, sin dal 2008 si siano rivolti a più soggetti senza scrupoli, che - in cambio di cospicui esborsi di denaro contante - avrebbero dovuto reperire e consegnare loro un bambino maschio, al quale sarebbero state attribuite le generalità di CONTI NIBALI Carmelo Luca, un fantomatico figlio maschio del quale, nel gennaio del 2008,era stata fatta figurare la nascita, in realtà inesistente, mediante false certificazioni e false dichiarazioni all’ufficiale dello Stato Civile del comune di Castell’Umberto (ME). Dettagli sulla vicenda saranno resi noti nella giornata odierna nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.00 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina.

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I Carabinieri dell’ Aliquota Radiomobile della Compagnia di Taormina nella mattinata di ieri 8 maggio hanno tratto in arresto un incensurato di Santa Teresa di Riva . A finire in manette Alessandro Natale Pugliatti, 33 anni, finora sconosciuto alle forze dell’ordine ma che, in realtà, aveva già destato l’attenzione dei Carabinieri. Erano da poco passate le 11:00 e la gazzella dei Carabinieri stava controllando il territorio di Santa Teresa. I militari transitando nel centro abitato hanno visto uscire dall’abitazione l’uomo ed hanno ritenuto fosse giunto il momento giusto per riscontrare alcuni indizi acquisiti sul suo conto. È dunque scattata la perquisizione personale, poi estesa all’abitazione. I militari prima hanno rinvenuto una dose di hashish e una di cocaina. Poi nel corso delle operazioni hanno rinvenuto circa 40 grammi di hashish, un bilancino di precisione e carta alluminio pronta per il confezionamento. Le notizie erano fondate e l’uomo è stato tratto in arresto. L’arrestato è stato trattenuto nella propria abitazione in attesa dell’udienza di convalida di questa mattina dove l’arresto è stato convalidato con richiesta dei termini a difesa.

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I carabinieri hanno terminato in questi minuti i rilievi  in contrada Piana a Roccalumera, la zona in cui sono stati ritrovati, privi di vita, i due giovani di Alì. I corpi di Andrea Tringali 31 anni e Stefania Ardì 21 anni, sono stati trasferiti presso l’obitorio del Policlinico di Messina a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre le loro auto sono state rimosse per essere esaminate in maniera più approfondita nei laboratori dei Ris di Messina. L’ipotesi per cui propendono gli investigatori è l’omicidio-suicidio anche se, fanno sapere, non si escludono altre piste. In queste ore gli investigatori stanno ascoltando i parenti, gli amici, i colleghi di lavoro. Tutto può essere utile per capire cosa è accaduto. Al vaglio degli inquirenti anche i tabulati telefonici dei due ex fidanzati. Una storia durata 7 anni e finita nel peggiore dei modi. Andrea non avrebbe accettato la fine della relazione avvenuta alcuni mesi fa. Quello di oggi doveva essere un incontro chiarificatore ma si è purtroppo trasformato in tragedia. I corpi dei due giovani sono stati ritrovati in un parcheggio in due automobili diverse. Secondo una prima ricostruzione il ragazzo avrebbe atteso l’arrivo dell’ex fidanzata, che però molto probabilmente non avrebbe neanche avuto il tempo di scendere dall’auto. L’uomo le avrebbe sparato a bruciapelo alla testa uccidendola sul colpo. Poi sarebbe risalito sulla propria automobile e li si sarebbe ucciso con la stessa pistola, una beretta calibro 9x21 regolarmente detenuta dal padre. A confermarlo sono i carabinieri che hanno trovato incastrata nella macchina dell'uomo la pistola tra il sedile e il freno a mano. In totale sono 5 i colpi esplosi, uno di questi avrebbe trapassato il parabrezza dell’auto. Spetta ai Ris adesso chiarire l’effettiva dinamica dei fatti. A trovare i due giovani lo zio della ragazza, preoccupato per l' assenza della nipote,  che ha subito allertato le forze dell’ordine. Un particolare importante al vaglio degli inquirenti è costituito dal fatto che la macchina di Stefania era ancora in moto  quando sono arrivati i carabinieri. Da chiarire dunque se fosse appena arrivata all’appuntamento o se al culmine di una lite, capite le intenzioni del giovane, abbia piuttosto tentato di andare via. La vicenda ha sconvolto l’intera riviera jonica. Ulteriori aggiornamenti saranno forniti dalle Forze dell'Ordine.

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La riviera jonica è sconvolta per la morte di due giovani di Alì Terme. Secondo una  prima ipotesi si tratterebbe dell’ennesimo caso di omicidio suicidio.  Il copione è purtroppo tristemente noto. Lui Andrea Tringali di 31 anni non avrebbe accettato la fine della storia con Stefania Ardì di 21 anni. Quello di oggi doveva essere un incontro chiarificatore ma si è purtroppo trasformato in tragedia. I corpi dei due giovani sono stati ritrovati ciascuno rispettivamente nelle proprie auto. Secondo una prima ricostruzione lui sarebbe arrivato per primo. La ragazza sembrerebbe non aver  avuto neanche il tempo di scendere dall’auto. E’ stata ritrovata infatti esanime ancora al volante. Lui dopo averle sparato sarebbe poi risalito nella propria auto e li si sarebbe tolto la vita. La tragedia si sarebbe consumata nel primo pomeriggio di oggi in contrada Piana a Roccalumera. Sul luogo i militari della locale stazione e  i Ris. Accertamenti sono in corso per accertare l’effettiva dinamica dei fatti.

 

 

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Si è conclusa nella notte tra il 22 e il 23 aprile una rilevante operazione dei Carabinieri della Compagnia di Taormina nel territorio di Francavilla di Sicilia. A finire in manette Carmelo Caminiti 42 anni, Leandro Buemi 30 anni e Antonio Monforte 48 anni, tutti e tre residenti a Francavilla di Sicilia (ME) e già noti alle Forze dell’Ordine, accusati di estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso. Le indagini erano state avviate dai Carabinieri della Stazione di Francavilla in occasione di alcuni pesanti atti intimidatori posti in essere ai danni di società impegnate sul territorio con lavori di varia entità. I Carabinieri della Stazione sono stati da subito affiancati dai colleghi in borghese della Aliquota operativa di Taormina e giorno dopo giorno, insieme, hanno incastrato importanti tasselli fornendo un efficace esempio di sinergia tra Reparti dell’Arma dei Carabinieri. Da subito si è percepita la possibile esistenza di una sistema subdolo di richieste estorsive chissà quanto diffuso. Il modus operandi è molto semplice: i cantieri vengono fatti oggetto di reiterati danneggiamenti alle attrezzature ed ai mezzi di lavoro, in alcuni casi vengono utilizzate bottiglie contenenti liquido infiammabile. Così gli imprenditori cominciano  a guardarsi intorno per “cercarsi un amico” ed in un modo o nell’altro si crea il contatto tra l’impresa e i personaggi della criminalità locale. Non è semplice rilevare il numero oscuro di tale fenomeno che agisce come un freno al regolare esercizio dell’imprenditoria.  Agli arrestati nella circostanza è stato contestato il reato di estorsione con riferimento esclusivo ad un solo episodio. Ieri l’atto conclusivo dell’indagine con i malviventi che hanno incalzato un imprenditore per il versamento di una prima parte della richiesta estorsiva: 500 euro da consegnare in una busta a fronte dei 2.500 euro fissati come prezzo complessivo.  Una decina di Carabinieri però erano già sulle tracce degli estorsori e già dalla notte hanno avviato una imponente e discreta attività di attesa e pedinamento. Fin quando, in tarda mattinata,  su una strada di Castiglione di Sicilia c’è stato l’affiancamento tra la vettura dell’imprenditore e quella dei malviventi. Le vetture si sono fermate e uno degli arrestati ha dato alcune indicazioni operative su come garantire il resto del pagamento e fornito altri “fraterni consigli”, poi c’è stata la consegna della busta. In quell’istante i Carabinieri sono intervenuti ed hanno bloccato l’estorsore e immediatamente dopo sono stati fermati anche i due complici.  Gli arrestati ora sono a disposizione dell’ Autorità Giudiziaria.

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Un giornata particolare il Venerdì Santo che avrebbe potuto assumere contorni tragici se non vi fosse stato il tempestivo intervento dei militari dell’Arma dei Carabinieri che hanno evitato un drammatico epilogo. Una donna si era presentata in evidente stato di agitazione presso la Stazione di Calatabiano e stava cominciando a raccontare al Maresciallo la sua storia recente segnata dagli atteggiamenti minacciosi e persecutori del suo ex convivente. Un ragazzo di meno di trenta anni che non aveva accettato la fine della relazione e che ogni giorno cercava di riallacciare il rapporto con atteggiamenti spesso violenti. Ne avevano fatto le spese la stessa vittima e alcuni suoi amici. Non ce la faceva più quella donna e, presa dalla paura di reazioni violente nei propri confronti e nei confronti dei suoi cari, aveva deciso anche di trasferirsi. Proprio mentre la donna si trovava in caserma per la denuncia ecco l'ennesimo messaggio sul telefono da parte dall’ex. Un messaggio inquietante. Una foto che lo ritraeva con un cappio al collo palesando il chiaro desiderio di farla finita. La donna ha subito mostrato il messaggio ai Carabinieri che erano con lei ed ha riconosciuto il luogo ritratto nella foto, un casolare in una zona isolata a Trappitello (ME). Ne sono seguiti attimi concitati. I Carabinieri di Calatabiano hanno contattato la Centrale Operativa della Compagnia di Taormina. L’operatore ha subito contattato la pattuglia della Radiomobile indicando la via per raggiungere il casolare. Da lontano i militari hanno visto il giovane che armeggiava con una corda nei pressi di una trave di legno di un casolare. I Carabinieri hanno abbandonato la vettura per raggiungere a piedi la zona impervia dove era il ragazzo che alla vista delle divise ha cercato di allontanarsi. Il cappio è stato recuperato e l’uomo accompagnato presso l’Ospedale civile di Taormina dove ha confermato il suo desiderio autolesionista e spontaneamente ha poi accettato il ricovero. Pochi minuti di ritardo e avremmo raccontato un’altra storia e invece si può parlare di un bell’esempio di efficienza e connessione tra Reparti dell’Arma che operano ogni giorno sul territorio nazionale sino alle zone periferiche.

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