I Carabinieri della Compagnia di Taormina, in Graniti, Taormina, Giardini Naxos e Calatabiano, nell’ultima settimana, hanno tratto in arresto 4 soggetti di cui 3 italiani ed un cittadino straniero poiché resisi responsabili a vario titolo di maltrattamenti in famiglia, danneggiamento, violenza privata, Stalking.
Nel primo dei quattro casi a finire in manette un cittadino calatabianese, classe’ 85 poiché i militari dell’Arma in seguito a complessa attività investigativa hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Messina poichè l’uomo si era reso responsabile nei confronti dell’ex fidanzata, di cui non accettava il suo allontanamento, di atti persecutori, percosse, violenza privata e furto. Nel caso di specie le attività d’indagine condotte nelle immediatezze dei fatti e coordinate dalla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Messina hanno consentito di raccogliere, in pochi giorni, un quadro indiziario molto grave sfociato poi nella misura cautelare anzidetta.
In Giardini Naxos i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile hanno tratto in arresto un cittadino italiano, giardinese, classe’ 58 accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali commessi in danno dell’anziana madre.
I militari infatti dopo essere intervenuti presso l’abitazione dell’uomo, su indicazione della vittima, trovavano la donna in forte stato di agitazione e con evidenti segni di percosse. La donna riferiva ai Carabinieri di essere stata colpita per l’ennesima volta dal proprio figlio per futili motivi. La stessa traportata presso l’Ospedale di Taormina veniva riscontrata affetta da diverse ferite lacero contuse per cui otteneva una prognosi di giorni 15. L’arrestato al termine delle formalità di rito veniva tradotto presso il proprio domicilio in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi alla competente Autorità Giudiziaria di Messina.
Solo qualche giorno dopo sempre in Giardini Naxos militari dell’Aliquota Radiomobile sono intervenuti in quel comune poiché un cittadino tunisino classe ’88 si era reso responsabile di maltrattamenti in famiglia e danneggiamento nei confronti della propria compagna, anch’ella straniera, classe’ 76. I carabinieri dopo la segnalazione della donna, prontamente intervenuti sul posto, sorprendevano l’uomo allorquando, sotto l’effetto di sostanze alcoliche, dopo aver sfondato la porta d’ingresso di casa picchiava selvaggiamente la vittima che, trasportata presso l’ospedale di Taormina veniva giudicata guaribile in giorni 15 a causa delle percosse ricevute.
Anche in questo caso l’aggressore è stato trattenuto presso il proprio domicilio per poi essere giudicato con rito direttissimo.
In Graniti i militari della locale Stazione hanno tratto in arresto un sorvegliato speciale classe ‘89 poiché accusato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della propria compagna e violazione degli obblighi imposti dall’Autorità Giudiziaria.
I militari di Graniti infatti intervenuti su disposizione della dipendente centrale operativa sorprendevano l’aggressore al di fuori del proprio domicili in orario non consentito ed assistendo peraltro alle continue minacce proferite all’indirizzo della stessa donna e dei familiari di questa.
Anche in questo caso la donna visitata presso il locale nosocomio di Taormina otteneva 15 giorni di prognosi a causa delle botte ricevute.
Le denunzie da parte delle vittime di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenze di genere e nei confronti di minori sono di fondamentale importanza per gli organi deputati a perseguire tali tipologie di delitti poiché conducono ad un immediato intervento in loro tutela.
L'immediatezza della risposta della Polizia Giudiziaria si ricollega anche ad una specifica preparazione professionale nell'affrontare tali reati, sollecitata e coordinata dalla Procura della Repubblica di Messina, che ha stabilito precise modalità operative per giungere quanto più rapidamente possibile a tutelare tutte le vittime vulnerabili.

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Nei giorni scorsi i Carabinieri della Stazione di Giardini Naxos coadiuvati dal personale della Guardia Costiera, hanno svolto mirati servizi tesi a contrastare gli illeciti edilizi di locali ed esercizi commerciali in particolare rivolti alla ristorazione, i quali, nella stazione estiva, ampliano senza autorizzazione la metratura delle strutture adibendo a sale da ballo spazi del demanio.
All’esito dei controlli, i militari hanno deferito in stato di libertà, per abusiva occupazione di spazio demaniale ed inosservanza di limiti alla proprietà privata due persone: il titolare di una concessione demaniale e l’affidatario dell’attività commerciale condotta nell’ambito della predetta concessione poiché, in assenza di autorizzazione, apportavano, negli spazi del demanio marittimo, delle modifiche dello stato dei luoghi realizzando un laghetto artificiale con un atollo al centro ed innalzando il livello della sabbia di circa 70 centimetri posizionando al contempo due palme.
I Carabinieri unitamente alla Guardia Costiera di Giardini Naxos hanno pertanto proceduto al sequestro preventivo dell’area su cui sono stati creati i manufatti.
Inoltre nei giorni seguenti i militari, nel corso di un servizio perlustrativo, hanno notato che i lavori presso il locale proseguivano con la costruzione di una pista da ballo che era stata arredata ed hanno pertanto proceduto ad un ulteriore sequestro contestando ai medesimi due soggetti la violazione dei doveri inerenti la custodia di cose sottoposte a sequestro disposta a seguito della precedente denuncia.

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Nella mattinata del 7 giugno 2018, personale del Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, coadiuvato da personale della locale Stazione Carabinieri, su attivazione della Soprintendenza del Mare di Palermo, ha effettuato delle ricognizioni finalizzate all’individuazione di reperti di interesse archeologico nelle specchio di acque antistante il porticciolo turistico Saja di Giardini Naxos. E’ stato così che ad una profondità di 8 metri ed ad una distanza di circa 20 dalla riva, su un fondale sabbioso, hanno rinvenuto un ceppo d’ancora in piombo incastrato sotto una roccia. Il pesante manufatto, al termine di lunghe ed impegnative operazioni,  è stato riportato a galla dai sub dell’Arma.

Il reperto, largo circa un metro e risalente presumibilmente ad epoca romana, sarà adesso custodito presso i locali del Parco Archeologico di Giardini Naxos.

Il Nucleo Subacquei Carabinieri di Messina, istituito nell’agosto dello scorso anno per fronteggiare le esigenze operative dell’Arma nello Stretto di Messina disimpegna  compiti ordinariquali: ricerca e recupero nelle acque marine ed interne di corpi di reato, armi, munizioni, stupefacenti, cadaveri, relitti e qualsiasi altro materiale che, in tale ambiente, sia stato occultato o disperso; ispezioni e ricognizioni di relitti sommersi; soccorso in occasione di alluvioni ed allagamenti  e compiti eventuali: localizzazione e recupero di materiale di interesse archeologico; rilevamenti topografici e telecinematografici connessi con lo studio dei fondali; ispezioni e rilevamenti fotografici di infrastrutture subacquee; prelevamento di campioni biologici e concorso nelle ricerche subacquee di interesse scientifico; concorso nel rilevamento del grado di inquinamento delle acque; collaudi e verifiche di attrezzature ed apparati subacquei; assistenza a gare ed a campionati.

Per le proprie attività il Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina si avvale del prezioso supporto operativo  della motovedetta classe 800 “Ganci”  - ormeggiata presso la Base navale Peloritana – condotta da un equipaggio di Carabinieri di grande esperienza  e professionalità, che arricchiscono oltremodo la capacità operativa del Nucleo Subacquei.

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La tutela delle donne costituisce un impegno quotidiano per i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina. In città ed in provincia, l’Arma opera unitamente ad un apposito pool di Magistrati della Procura della Repubblica di Messina, che ha coordinato una importante azione di sensibilizzazione di tutti gli attori, a vario titolo, impegnati nella rete “interistituzionale” di intervento e assistenza in favore delle vittime vulnerabili, ed in particolare, attraverso la capillare presenza sul territorio, dell’Arma dei Carabinieri del capoluogo peloritano, avviando numerose iniziative volte ad accrescere la fiducia delle donne vittime di violenza, affinché non abbiano più paura a denunciare.

Di seguito si riporta un prospetto riepilogativo con i dati essenziali, nell’intera provincia di Messina, dell’attività di contrasto ai reati relativi alla “violenza di genere”, negli anni 2016 e 2017 riferito ai casi in cui ha proceduto l’Arma:

 

 

 

 

 

2016

Arresti flagranza

Arresti su provv.to A.G.

Denunce a p.l.

Allontanamento casa familiare e divieto avvicinamento

Capoluogo

7

10

9

6

Fascia tirrenica

7

19

10

6

Fascia ionica

2

2

4

2

Tot:

16

31

23

14

 

 

 

 

 

2017

Arresti flagranza

Arresti su provv.to A.G.

Denunce a p.l.

Allontanamento casa familiare e divieto avvicinamento

Capoluogo

6

19

32

6

Fascia tirrenica

6

23

46

17

Fascia ionica

5

15

28

10

Tot:

17

57

106

33

 

+ 6,25%

+83.8 %

+ 307%

+ 135%

Il principale dato che emerge dall’analisi dei casi di violenza di genere trattati, nell’ultimo biennio,  dall’Arma dei Carabinieri della provincia di Messina è rappresentato dai tempi la risposta delle F.p. alle vittime, che è andata mutando gradualmente nel corso del tempo. Rispetto all’anno precedente (2016), sono nettamente aumentate le denunce a piede libero, si è registrato un ulteriore  aumento di oltre il 80% delle persone tratte in arresto poiché colpiti da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria ed un altrettanto significativo aumento dei provvedimenti  di allontanamento dalla casa familiare o di divieto di avvicinamento alla vittima. Queste variazioni rappresentano il frutto di quella sopracitata costante azione di sensibilizzazione e formazione dei Carabinieri e dell’Autorità Giudiziaria con l’unico scopo di offrire, da un lato, maggiori tutele alle vittime di violenza di genere e, dall’altro, risposte sempre più rapide.

L’impegno dell’Arma a tutela delle donne passa attraverso una rete che, grazie alla capillare distribuzione sul territorio delle Stazioni Carabinieri, permette di essere pronti a recepire i segnali di disagio delle vittime.

In tale quadro, sono state promosse attività di formazione finalizzate ad sviluppare, nei Carabinieri che operano sul territorio, le capacità di identificazione della “violenza di genere” e di valutazione degli elementi di rischio e di pericolo nei singoli interventi per “lite domestica”. Non è inusuale che una donna si presenti in una Stazione dei Carabinieri apparentemente solo per sfogarsi e raccontare fatti che potrebbero essere inquadrati in un “normale conflitto di coppia”;  nascondendo in realtà, una situazione ben più grave caratterizzata da umiliazioni, soprusi di ogni genere e violenze fisiche e psicologiche. Lo scopo della continua opera di formazione è proprio quello di addestrare i militari a riconoscere queste silenziose richieste d’aiuto anche grazie ad una attenta valutazione dei cosiddetti “reati sentinella”, in modo da poter applicare le giuste procedure nel minor tempo possibile a vantaggio della vittima,  garantendole la massima tutela ed una risposta più immediata e risolutiva possibile.

La scelta di denunciare è un momento molto critico e doloroso, in particolare per quelle forme di violenza che avvengono all’interno delle mura domestiche, alla presenza dei figli, in un contesto che da ideale luogo di protezione diventa invece fonte di sofferenze indicibili. La capacità degli operatori di polizia di relazionarsi in maniera positiva con la vittima è fondamentale  e per ciò a livello provinciale è istituita un’apposita task-force di carabinieri, con personale specializzato che svolge corsi di formazione in materia di “violenza di genere” in grado di condurre in maniera adeguata le necessarie indagini, anche attraverso l’adozione di iniziative organizzative tese a creare all’interno dei Comandi Arma sale per le “audizioni protette”, realizzate con arredamenti e dotazioni tecnologiche tali da renderle idonee a garantire una accoglienza adeguata in un momento cosi cruciale come quello della querela.

Infine è fondamentale diffondere il messaggio che la tutela delle vittime e dei loro bambini costituisce una priorità assoluta. Proprio in tale ambito è importante far sapere alle donne vittime di reati di genere che non saranno abbandonate mai neanche sotto il profilo economico potendo accedere alle risorse del fondo per le vittime della violenza di genere ed i loro familiari.

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Nel mattina del 24 Febbraio, i militari della Stazione di Francavilla di Sicilia, durante un servizio di controllo del territorio, hanno notato un uomo  di 54 anni, gravato da precedenti per reati in materia di stupefacenti e ricettazione, che stava scontando la sua pena ai domiciliari ben lontano dalla sua abitazione in orari non autorizzati. Alla vista dei militari l’uomo ha tentato di allontanarsi, ma è stato prontamente bloccato e, compiuti brevi accertamenti, è stato arrestato per evasione. Concluse le formalità di rito presso la Stazione Carabinieri di Francavilla di Sicilia, l’arrestato,  su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è stato tradotto presso il Tribunale di Messina e dopo la convalida dell’arresto sottoposto nuovamente al regime degli arresti domiciliari.

La notte scorsa, militari della Stazione di Letojanni, hanno notato tre giovanissimi intenti a spingere un motociclo vicino ad un’area di servizio di Giardini Naxos. I tre probabilmente avevano intenzione di tornare a casa in sella al bottino, ma il piano è naufragato quando si sono imbattuti nei carabinieri che, insospettiti dal loro comportamento, procedevano al controllo identificandoli e verificando che nessuno dei tre aveva le chiavi dello scooter, che era  privo di targa. I carabinieri accertavano che il mezzo non apparteneva a nessuno dei tre e presentava segni di manomissione al quadro di avviamento e che era stato da poco asportato al proprietario mentre era parcheggiato in una via ad alcune centinaio di metri dal luogo del controllo. I tre minori sono stati, pertanto, accompagnati presso il Comando Stazione Carabinieri di Letojanni dove, al termine dei necessari adempimenti, sono stati dichiarati in di arresto per concorso in furto aggravato e tradotti al Centro di Prima Accoglienza di Messina a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa della convalida dell’arresto mentre il motociclo è stato subito restituito al legittimo proprietario.

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All’alba di oggi, in questa provincia ed in altre località del territorio nazionale, i Carabinieri del Comando di Provinciale di Messina e del ROS e la Polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, sulla base della richiesta della Procura della Repubblica – D.D.A. di Messina, a carico di 40 soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso e di numerosissimi reati – fine, quali estorsione (consumata e tentata), rapina, trasferimento fraudolento di valori, reati in materia di armi e violenza privata reati aggravati dal cd. metodo mafioso per aver fatto parte dell’associazione mafiosa denominata “famiglia barcellonese” riconducibile a “Cosa Nostra” ed operante prevalentemente sul versante tirrenico della provincia di Messina. I Carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento a carico di 29 soggetti (22 in stato di libertà e 7 già detenuti per altra causa) mentre, contestualmente, la Polizia di Stato ha dato esecuzione al medesimo provvedimento nei confronti degli ulteriori 11 soggetti (8 in stato di libertà e 3 già detenuti per altra causa).

LE INDAGINI  L’indagine, convenzionalmente denominata “GOTHA 7”, costituisce la fase più recente e numericamente più consistente, della manovra di contrasto condotta dall’Arma e Polizia nell’ultimo decennio e che ha consentito di disarticolare sistematicamente la “famiglia” mafiosa barcellonese. In particolare, la misura cautelare GHOTA 7 segue le precedenti operazioni di polizia compiute negli ultimi anni dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, del ROS e dalla Polizia di Stato e scaturisce dagli esiti delle attività d’indagine condotte dalla Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, dalla Sezione Anticrimine di Messina, dalla Squadra Mobile di Messina e dal Commissariato P.S. di Barcellona P.G., che hanno avuto originariamente ad oggetto il riscontro delle dichiarazioni del capo mafia Carmelo D’AMICO, tratto in arresto nel 2009 a seguito dell’operazione “POZZO”, e di alcuni altri esponenti di spicco della medesima consorteria (tra cui, i collaboratori di giustizia Salvatore CAMPISI, Franco MUNAFÒ e Alessio ALESCI), anch’essi destinatari di analoghe misure cautelari (c.d. “GOTHA 4” e “5”), condotte a termine dall’Arma e dalla Polizia di Stato rispettivamente nel 2013 e nel 2015.

L’inchiesta, che colpisce vertici e affiliati alla fazione più ortodossa e militarmente organizzata della criminalità mafiosa della provincia peloritana, capace di documentate interlocuzioni con esponenti di cosa nostra palermitana e catanese, ha consentito, da un lato, di documentare come il sodalizio sia stato sistematicamente in grado di riorganizzare i propri assetti interni a seguito delle operazioni di polizia che, nell’ultimo decennio, ne hanno ripetutamente decimato le fila e, dall’altro, di fare piena luce su decine di episodi estorsivi, verificatisi nell’area tirrenica barcellonese tra il 1990 e il dicembre 2017, individuandone puntualmente mandanti ed esecutori materiali.

L’ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO

Come emerge dall’odierna ordinanza di custodia cautelare il sodalizio criminale, avvalendosi della forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento ed omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa natura, contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l’ordine pubblico ed altro, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta ed indiretta la gestione ed il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per l’associazione. Inoltre per raggiungere questi fini si avvaleva di un consistente arsenale di armi micidiali, necessarie al clan per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento e non esitava a porre in essere condotte violente nei confronti dei pochi che osavano rompere il diffuso muro di omertà relativo alla sistematica attività estorsiva posta in essere nei confronti dei locali imprenditori.

 LE ESTORSIONI E LE RAPINE Sono circa una trentina gli episodi estorsivi ricostruiti dalle indagini. A tal riguardo, si evidenza che alcuni degli odierni arrestati – sebbene già condannati e sottoposti a misure di sicurezza ovvero attualmente sottoposti alla misura di prevenzione delle sorveglianza speciale – si dedicavano stabilmente al racket delle estorsioni. Il modus operandi prevedeva dapprima il collocamento di una bottiglia con liquido infiammabile nei pressi della saracinesca dell’esercizio commerciale e, successivamente, “l’avvicinamento” da parte di taluni degli arrestati per richiedere il pagamento del “pizzo”, da corrispondere, di norma, in occasione delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto. Come è emerso dalle indagini, inoltre, oggetto delle estorsioni, talvolta, non era il solo “pizzo” ma anche quello di subentrare nei lavori pubblici, imponendo agli imprenditori titolari degli appalti, il sub-appalto in favore delle ditte controllate dagli esponenti dell’associazione. In taluni casi, infine, alcuni titolari di un esercizio commerciale sono stati vittime di rapina a mano armata col fine di finanziare la predetta consorteria barcellonese. Tra gli episodi più eclatanti si segnalano:  oltre una ventina di commercianti – di genere di ogni specie (dal più piccolo esercizio commerciale ai più rilevanti), nonché una decina di imprenditori vittime di costanti episodi estorsivi, commessi con le modalità sopra descritte;  3 degli odierni arrestati, in una circostanza, hanno selvaggiamente picchiato un imprenditore edile che aveva osato “pretendere” il legittimo compenso a fronte di una precedente fornitura di calcestruzzo in favore di uno degli associati;  l’imposizione attraverso una società di comodo operante nel settore della vigilanza privata, della guardiania a tutti i vivaisti del comprensorio barcellonese (in particolar modo del Comune di Terme Vigliatore), oppressi dai continui furti.

 VIOLENZE E MINACCE  Nell’ambito dell’indagine è emerso anche il movente della brutale aggressione avvenuta, nel settembre del 2017, in pieno giorno e nel centro della città di Barcellona P.G nei confronti di un professionista barcellonese, il quale si era “permesso” di denunciare un’estorsione commessa ai suoi danni da tre membri dell’associazione, successivamente condannati per tale reato alla pena di oltre 8 anni di reclusione.

ARMI E’ stato accertato che l’associazione aveva la disponibilità di enormi quantità di armi da sparo, comuni e da guerra. Infatti, sono stati rinvenuti nell’ambito delle indagini – in due distinte perquisizioni nel territorio di Barcellona P.G. – due consistenti arsenali di armi appositamente reperite ed occultate dagli appartenenti all’associazione, al fine di garantirsi il pieno controllo del territorio. In particolare sono stati rinvenuti 4 pistole semiautomatiche ed un revolver di grosso calibro, 2 fucili a pompa nonchè un fucile mitragliatore da guerra unitamente a centinaia di munizioni di vario genere e calibro.

 TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI BENI Nel corso delle indagini sono state individuate due società, riconducibili ovvero di fatto riferibili a 5 esponenti dell’associazione, che, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, erano state attribuite fittiziamente a 2 prestanome – incensurati – quali teste di legno. In particolare era stata trasferita in un caso la disponibilità del compendio aziendale e, nell’altro, era stato affidato in locazione un ramo d’azienda.

 PERSONAGGI DI SPICCO Tra i personaggi colpiti dal provvedimento emergono le figure – fra le altre – del noto MERLINO Antonino, resosi responsabile di varie estorsioni ai danni di commercianti del luogo per trarne il sostentamento proprio e quello della famiglia barcellonese, nonchè di SALAMONE Francesco, eletto consigliere di maggioranza nelle elezioni amministrative del giugno 2013 presso il comune di Terme Vigliatore, in una lista civica locale, e successivamente sospeso da quella carica dal luglio 2016, poiché colpito da misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Triade”. 

 

GLI ARRESTATI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina e della locale Sezione Anticrimine del ROS hanno eseguito 29 provvedimenti a carico dei sottonotati indagati:

1. ANTONUCCIO Antonino, nato a Barcellona P.G. il 22.05.1963;

2. BENVENGA Santino, nato a Barcellona P.G. il 13.09.1992;

3. CALABRESE Tindaro, nato a Novara di Sicilia il 3.9.1973;

4. CALDERONE Gianni, nato a Barcellona P.G. il 5.02.1983;

5. CANNULI Francesca, nata a Messina il 09.07.1965;

6. CHIOFALO Salvatore, nato a Barcellona P.G. il 26.09.1989;

7. CHIOFALO Sebastiano, nato a Barcellona P.G. il 18.09.1993;

8. D’AMICO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 17.2.1978;

9. DE LUCA CARDILLO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 25.9.1981; 

10. FOTI Mariano, nato a Barcellona P.G. (ME) 31.03.1970;

11. GAROFALO Fabrizio, nato a Barcellona P.G. (ME) il 24.11.1969;

12. IMBESI Ottavio, nato a Barcellona P.G. (ME) il 2.06.1971;

13. IMPALA’ Giuseppe Antonio, nato a Barcellona P.G. il 19.11.1963;

14. MERLINO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 5.5.1968;

15. MESSINA Francesco Carmelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 2.01.1947;

16. MILONE Agostino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 28.4.1969;

17. MILONE Filippo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 25.10.1936;

18. MOLINO Domenico Giuseppe, nato a Barcellona P.G. (ME) il 16.10.1959;

19. MUNAFO’ Massimiliano, nato a Barcellona P.G. (ME) il 30.03.1969;

20. PICCOLO Salvatore, nato a Terme Vigliatore (ME) il 08.12.1966;

21. RAO Giovanni, nato a Castroreale (ME) il 20.4.1961;

22. SALAMONE Francesco, nato a Castroreale (ME) il 09.10.1961;

23. SANTANGELO Salvatore, nato Barcellona P.G. (ME) il 12/09/1984;

24. SCORDINO Carmelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 20.01.1963;

25. SCORDINO Tindaro Santo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 08.05.1984;

26. SPADA Sergio, nato a Palermo il 07.09.1980;

27. TRECCARICHI Antonio Giuseppe, nato a Cesarò (ME) il 13.02.1964;

28. TRIFIRO’ Carmelo Salvatore, nato a Barcellona P.G. (ME) l’11.05.1972;

29. TRIFIRO’ Maurizio, nato a Rodì Milici (ME) il 6.7.1979.

Analogo provvedimento è stato eseguito dalla Squadra Mobile della Questura di Messina e dal Commissariato di P.S. di Barcellona P.G. a carico dei seguenti 11 soggetti: 1. BELLINVIA Antonino, nato a Barcellona P.G. l’8.08.1954; 2. CAMPISI Agostino, nato a Patti il 16.11.1961; 3. CRISAFULLI Alessandro, nato a Barcellona P.G. il 18.08.1982; 4. FOTI Francesco, nato a Barcellona P.G. (ME) il 5.01.1941; 5. GIAMBO’ Carmelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 23.07.1971; 6. GIARDINA Massimo, nato a Patti il 10.09.1977; 7. LENA Tindaro, nato il 2.04.1973 a Patti; 8. MAGGIO Alessandro, nato a Barcellona P.G. (ME) il 21.8.1987; 9. MARINO Tindaro, nato il 15.06.1960 a Gioiosa Marea (ME); 10. NAPOLI Santo, nato a Milazzo (ME) il 9.9.1950; 11. PORCINO Angelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 19.04.1956.

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I militari della Compagnia Carabinieri di Taormina, nell’ambito dei servizi tesi al contrasto degli stupefacenti sul territorio, reati contro la persona e contro il patrimonio nel periodo natalizio ed impegnati inoltre ad evitare furti e rapine presso esercizi commerciali hanno tratto in arresto tre soggetti del luogo in ordine ai reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, lesioni personale aggravante ed un arresto in ottemperanza ad ordine esecuzione di detenzione domiciliare.

Nel territorio di Savoca i Carabinieri della locale Stazione hanno tratto in arresto un 51enne italiano,  Francesco Smiroldo, già conosciuto alle forze dell’ordine per lesioni personali aggravate nei confronti del proprio padre.

L’uomo allo scopo di farsi consegnare una somma cospicua di denaro colpiva ripetutamente il proprio genitore con un bastone in legno causandogli delle lesioni. Solo l’intervento immediato dei carabinieri ha scongiurato il peggio. Espletate formalità di rito e dopo il sequestro del bastone l’uomo è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Stazione di Giardini Naxos in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi alla competente Autorità Giudiziaria di Messina.

In Santa Teresa di Riva i militari della locale Aliquota Operativa hanno tratto in arresto un cittadino italiano 65enne, Salvatore Castorina , per  spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana.

Il pusher già seguito da tempo dai militari è stato sorpreso mentre cedeva dietro compenso un involucro contenente sostanza del tipo marijuana. Nel corso della perquisizione personale veniva rinvenuta anche una somma di denaro provento dell’attività illecita dell’uomo. Somma di denaro che poi è stata sottoposta a sequestro e sarà depositata presso apposito conto corrente dello stato.

Anche in questo caso, espletate formalità di rito l’uomo è stato trattenuto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.

In Letojanni, militari della locale stazione, hanno tratto in arresto un soggetto già conosciuto alle forze dell’ordine 54enne,  Paolo Giovanni Longo in ordine ad un esecuzione di detenzione domiciliare emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, ufficio esecuzioni penali, dovendo lo stesso espiare una pena di mesi 7 scaturito da un arresto dei carabinieri nel 2014 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Numerosi i controlli alla circolazione su strada da parte i militari oltre che diversi gli assuntori di sostanze stupefacenti segnalati al Prefetto di Messina al fine di rendere il territorio più sicuro durante tutte le festività. 

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Nel pomeriggio di sabato 16 dicembre 2017, un carabiniere libero dal servizio si accorgeva della presenza di un uomo che si muoveva con fare sospetto all’interno di un deposito di materiali  della stazione ferroviaria di Giampilieri Marina. Senza alcuna esitazione, faceva irruzione nel magazzino, intimando l’alt al soggetto che per sottrarsi al controllo abbandonava un sacco di iuta colmo di materiale ferroso, raggiungeva un’utilitaria parcheggiata nelle vicinanze con a bordo un complice e fuggiva a forte velocità.

L’allarme prontamente lanciato dal militare all’utenza 112, nonché i precisi elementi raccolti circa la tipologia del mezzo e le caratteristiche dei malfattori, consentivano alle numerose pattuglie della Compagnia carabinieri di Messina Sud in quel momento impegnate in servizi di controllo del territorio – particolarmente intensificati in occasione delle festività natalizie – di avviare tempestive e serrate ricerche. E’ scattata una vera e propria caccia all’uomo con l’esecuzione di posti di controllo nella zona Sud del capoluogo e lungo la fascia ionica della provincia che si concludeva dopo circa un’ora allorquando 2 pattuglie, composte da militari delle Stazioni di Giampilieri e Roccalumera, intercettavano il mezzo e dopo un breve inseguimento lo bloccavano nei pressi del casello autostradale di Roccalumera.

L’uomo precedentemente sfuggito al controllo veniva identificato in Giacomo PANARELLO , pregiudicato messinese 36enne, mentre l’altro occupante del mezzo risultava essere una donna messinese 22enne. Nel corso della perquisizione effettuata sul mezzo, i militari rinvenivano nascosto sotto il sedile del conducente  un coltello da macellaio. PANARELLO, tratto in arresto per “furto aggravato in concorso, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma bianca”, è stato posto a disposizione della Procura della Repubblica di Messina per essere giudicato con rito direttissimo mentre la donna dovrà rispondere a piede libero della sola accusa di “furto aggravato in concorso”.

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, dalle prime luci dell’alba di oggi, stanno eseguendo in questa provincia ed in quella di Catania, un’ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Patti (ME) su richiesta di quella Procura della Repubblica, nei confronti di 33 soggetti (fra cui avvocati, medici, periti e collaboratori di diversi patronati) ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, truffa ai danni dell’I.N.P.S., falsa perizia, falso in atto pubblico e altro, e la contestuale notifica di ulteriori 69 avvisi di garanzia ad altrettanti indagati.

Alle ore 11.00 odierne, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina, si terrà una CONFERENZA STAMPA per illustrare l’operazione.

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Brutto risveglio questa mattina per alcuni possessori di auto parcheggiate lungo la via Roma nei pressi della Villa Comunale.  Molte auto sono state infatti oggetto di atti vandalici. La solita mattanza degli specchietti retrovisori del sabato notte! Questa volta però il detto che rompere uno specchio porti sfortuna si è concretizzato, sicuramente per i vandali. I Carabinieri infatti avuta la segnalazione dell'accaduto da parte di un testimone , si sono messi immediatamente alla ricerca dei tre vandali. Questi venivano intercettati lungo in Corso Umberto da una squadra  diretta  dal comandante della stazione Maresciallo Vittorio Salvatore e accompagnati in caserma per l'identificazione.  Questa volta la sfortuna ha colpito non solo i proprietari delle autovetture in sosta , ma anche i tre ragazzi che forse la prossima volta ci penseranno bene prima di commettere nuovamente un atto così stupido.

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