I militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, alle prime luci dell’alba,  in questa provincia ed in quelle di Catania, Palermo, Bari e Chieti, nonché nella Repubblica Federale di Germania attraverso gli ordinari canali di cooperazione internazionale, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo, nei confronti di 12 soggetti (10 dei quali sono stati ristretti in carcere e 2 sottoposti agli arresti domiciliari), appartenenti ad una consorteria criminale, egemone nella fascia ionica di questa provincia e collegata alla famiglia mafiosa catanese “Santapaola-Ercolano”, ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento seguito da incendio e traffico di sostanze stupefacenti.

Il provvedimento restrittivo scaturisce da una complessa attività d’indagine, sviluppata sin dal 2013 dalla Compagnia Carabinieri di Taormina, i cui esiti hanno permesso di comprovare l’operatività di un’organizzazione criminale - denominata “Clan Brunetto” - che sottoponeva ad estorsione i titolari di aziende agricole ed i proprietari terrieri della zona, per ottenere il controllo o la gestione delle locali realtà imprenditoriali nel settore agro-pastorale.

Le investigazioni, inoltre, hanno consentito di documentare come il sodalizio si approvvigionasse di sostanze stupefacenti mediante la collaborazione di alcuni soggetti, legati alle famiglie mafiose catanesi, incaricati di rifornire periodicamente la consorteria di ingenti quantitativi di marjuana, che venivano poi commercializzati presso le principali “piazze di spaccio” dell’hinterland taorminese.

Dall’inchiesta è, inoltre, emerso come alcuni degli indagati avessero acquisito la disponibilità di un consistente quantitativo di armi da fuoco, necessarie per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento.

Tra i destinatari della misura cautelare figurano anche due braccianti agricoli recentemente trasferitisi in Germania e nei cui confronti è stato emesso un Mandato di Arresto Europeo cui è stata data esecuzione con la collaborazione delle Autorità di quel Paese, attivate attraverso l’ufficio Italiano di cooperazione internazionale che funge da collegamento con le forze di polizia dei paesi europei e noto come S.I.re.N.E. acronimo della sua denominazione inglese “Supplementary Information Request at National Entry.

Le indagini dei carabinieri venivano avviate nel 2013 allorquando un dirigente  sindacale della U.I.L., socio di un cooperativa agricola della Valle dell’Alcantara, denunciava ai militari di Taormina che in piena notte, ignoti malfattori, avevano dato alle fiamme due sue autovetture parcheggiate nei pressi della propria abitazione di residenza. Il  sindacalista, rendendosi collaborativo, riferiva in sede di denuncia di essere stato vittima di un vile atto di natura intimidatoria a carattere estorsivo da parte di sedicenti malviventi del posto che da diverso tempo avanzavano al suo indirizzo richieste di soldi a titolo del cosiddetto “pizzo” e segnalava come tali episodi si fossero verificati anche in danno di altre aziende agricole della zona.

Dalla denuncia dell’imprenditore i militari riuscivano a raccogliere elementi in ordine ad una serie di atti intimidatori nei confronti di altri imprenditori residenti nella Valle dell’Alcantara alcuni dei quali denunciati ed altri no.

I riscontri dei Carabinieri permettevano di appurare come gli episodi di danneggiamento posti in essere ai danni di tanti imprenditori della zona fossero riconducibili ad un unico disegno criminoso portato avanti da sconosciuti che stavano colpendo, in quel periodo, commercianti ed imprenditori di Malvagna, Mojo alcantara e Roccella Valdemone.

L’indagine denominata convenzionalmente “Fiori di Pesco” ha consentito di accertare come il Clan fosse diretto da Paolo BRUNETTO, deceduto durante l’indagine presso l’ospedale di Biancavilla nel 2013. Benchè sofferente e gravemente ammalato il Brunetto si avvaleva di propri referenti di zona che avevano alle dipendenze gli appartenenti alla Cosca per commettere i vari reati ricostruiti. Paolo Brunetto, capo clan, era colui che cercava sempre di trovare soluzioni  per “difendere” imprenditori che pagavano la loro “protezione” e che, fungeva da “pacere” in occasione di dispute tra gli affiliati. In una circostanza, ad esempio, Pino Vincenzo tentava di convincere un proprio affiliato operativo in Malvagna a riconsegnare dei mezzi asportati ad un imprenditore che godeva della protezione del boss Lo Monaco Vincenzo, operante in zona diversa da quella di Malvagna La questione anche nella circostanza venne risolta dal defunto Paolo Brunetto che sovente chiamava al suo cospetto i capi-zona in caso di diverbi.

Durante le fasi finali dell’ attività fondamentale è risultata essere un’irruzione dei militari durante un summit mafioso. Nella circostanza gli investigatori hanno potuto identificare correttamente tutti gli appartenenti alla cosca operativa nella Valle dell’Alcantara ed hanno anche proceduto all’arresto in flagranza di reato del Lo Monaco in quanto, per partecipare a quel vertice, aveva pensato bene di violare la Sorveglianza Speciale a cui era sottoposto.

Pino Vincenzo classe’56 di Malvagna insieme a Caminiti Carmelo classe ’73 di Francavilla di Sicilia, Monforte Antonio classe ’67 nativo di Castiglione di Sicilia ma residente a Francavilla di Sicilia, Salmeri Angelo classe ’89 di Mojo Alcantara, , Monforte Antonio classe 67, dovranno rispondere di associazione di tipo mafioso poiché, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, mettevano in atto una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio come le estorsioni nonché per acquisire in modo diretto la gestione ed il controllo di attività economiche e per conseguire profitti e vantaggi ingiusti.

 Le indagini hanno permesso di acclarare che l’associazione era diretta dal Pino Vincenzo sul territorio di Malvagna, da Caminiti Carmelo e da Monforte Antonio sui territori di Francavilla di Sicilia e zone limitrofe.

Per imporre il “pizzo” agli imprenditori agricoli della zona l’associazione mafiosa operava con un metodo ormai consolidato, dapprima procedeva al furto dei mezzi agricoli indispensabili all’esercizio dell’attività e successivamente richiedeva ingenti somme di somme di denaro per restituire i mezzi e consentire di riprendere l’attività lavorativa (cd. cavallo di ritorno). Capitava così che ad un imprenditore di Fondachelli Fantina venissero rubati i mezzi agricoli ad un altro di Roccella Valdemone tre trattori.

Altre volte le intimidazioni consistevano nell’ appiccare il fuoco al fondo degli agricoltori distruggendolo, come accaduto a Mojo Alcantara. Talvolta il messaggio intimidatorio poteva arrivare anche attraverso il semplice furto del raccolto di pesche. Oppure poteva bastare la consapevolezza della vittima della provenienza della richiesta come nella vicenda della cessione di un terreno a Castiglione di Sicilia in favore di uno degli associati, Monforte Antonio.

Oltre le estorsioni anche il traffico di droga era tra gli affari del clan. Infatti Caminiti Carmelo, Salmeri Angelo, Di Bella Alfio classe ’64 Catanese, ed altri indagati devono rispondere del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per essersi stabilmente associati tra loro allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’articolo 73 dpr 309/90 costituendo un associazione dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente del tipo Marijuana. Caminiti Carmelo con il ruolo di promotore ed organizzatore dell’associazione impartiva le direttive coordinando il gruppo per lo spaccio degli stupefacenti. Salmeri Angelo, Scuderi Salvatore collaborando con Di Bella, fungeva da intermediario e fornitore nella fase della cessione di sostanza stupefacente.

Il Clan era ben organizzato anche nei reati contro il patrimonio. E’ stato documentato ad esempio che  due degli indagati, con estrema semplicità,  si procuravano un veicolo rubato sul mercato illegale catanese, una Suzuki bianca, venendo poi ripresi dalle telecamere di videosorveglianza di un distributore di benzina posto lungo l’asse autostradale che da Catania porta a Mojo Alcantara. Da quel veicolo sarebbe poi stata smontata l’intera carrozzeria per rimontarla su un’analoga vettura riciclando così il veicolo rubato.

Le operazioni di intercettazione, telefonica ed ambientale, si sono rivelate fondamentali ed hanno permesso di ricostruire anche le dinamiche interne al sodalizio. Ad esempio, in una delle tante intercettazioni, Caminiti Carmelo, rimproverava un altro degli affiliati alla cosca, persona di fiducia e alle dipendenze del Pino Vincenzo, reggente del territorio di Malvagna e Mojo Alcantara  redarguendolo e promettendo di “rompergli le corna” qualora si fosse recato nuovamente  nel  territorio di  competenza del Caminiti per commettere reati senza il suo permesso.

In un’intercettazione ambientale, invece, il Pino Vincenzo, conversando al termine di summit mafioso in macchina con l’adepto Monforte Antonio, si lamentava, invece, dell’irruzione dei Carabinieri che avevano interrotto quel vertice mafioso attribuendo la responsabilità di ciò ai giovani adepti poiché ritenuti poco affidabili. Nell’intercettazione ambientale infatti il Pino prometteva di ammazzarli con le proprie mani. 

Determinante nell’operazione è risultato essere il coraggio, la determinazione e la collaborazione dimostrata dagli imprenditori che in piena sinergia con la Magistratura di Messina e con l’Arma dei Carabinieri hanno permesso di assicurare alla giustizia 12 pericolosi malviventi.

La loro opera ha permesso agli inquirenti, di respingere il fenomeno criminale che aveva trovato spazio nella Valle dell’Alcantara e comuni limitrofi. Si auspica che altri imprenditori possano con celerità rivolgersi alla magistratura inquirente e all’Arma dei Carabinieri in modo da poter mettere fine al fenomeno, purtroppo ancora presente, delle estorsioni sul territorio. Gli stessi imprenditori denunciando hanno permesso il brillante risultato, frutto di un certosino lavoro di squadra, e che ha saputo, ridare la libertà a loro stessi che da tempo si vedevano costretti a pagare con i loro sacrifici “il pizzo” al sol fine di non avere minacce e ritorsioni ulteriori.

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Dalle prime luci dell’alba di oggi, 18 novembre 2017, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, stanno eseguendo un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo – nei confronti di 12 soggetti (10 dei quali colpiti da custodia in carcere e 2 sottoposti agli arresti domiciliari), appartenenti al “Clan Brunetto”, collegato alla famiglia mafiosa catanese “Santapaola-Ercolano”, in quanto ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti ed altro.

Alle ore 11.00 odierne, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina, si terrà una conferenza stampa per illustrare l’operazione.

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Il giudice dell’udienza preliminare di Messina ha disposto il rinvio a giudizio per 51 dipendenti nell’ambito dell’inchiesta sui ‘furbetti del cartellino’ al Comune di Furci Siculo. Il gup ha disposto anche il proscioglimento parziale per uno degli indagati. L’inizio del processo e’ stato fissato per il 3 luglio 2019.

Al centro dell’udienza preliminare i risultati di un’indagine condotta dagli agenti del commissariato di Taormina e coordinata dalla procura di Messina. Secondo l’accusa alcuni dipendenti arrivavano al lavoro per poi allontanarsi senza far risultare, tramite la marcatura del badge, la relativa assenza. Sempre secondo l’accusa alcuni dipendenti avrebbero affidato ad altri colleghi il proprio badge segnatempo per strisciarlo all’ingresso del Comune. 

Gli indagati erano 65: tre quarti degli 85 dipendenti del piccolo Comune. Cinquantuno di loro saranno giudicati in dibattimento, come disposto dal gup di Messina Daniela Urbani. Uno addirittura aveva lavorato solo per un giorno su 26: questo uno dei dati più eclatanti emersi dell’inchiesta che ha portato oggi ai rinvii a giudizio. Il commissariato di polizia di Taormina ha svolto indagini per un mese, monitorando gli spostamenti dei dipendenti con telecamere e pedinamenti.

 

 

 

 

 



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Per garantire la sicurezza delle delegazioni, dei cittadini di Taormina e dei turisti che anche in questa stagione popolano la “perla dello Ionio” , in occasione del prossimo “G7 delle Pari Opportunità”( che vedrà l’arrivo delle prime delegazioni già dalla serata del prossimo 14 novembre)l'Arma dei Carabinieri, come già fatto in occasione del grande evento del maggio scorso, ha messo in campo un dispositivo di sicurezza di elevatissimo livello.

Saranno, infatti, quasi 400 i carabinieri impiegati con un dispiegamento di mezzi e tecnologie di sicurezza di ultimissima generazione

In prima linea gli uomini e le donne del Comando Provinciale Carabinieri di Messina i quali saranno impegnati nel cuore dei servizi di sicurezza legati al grande Evento senza però che questo ulteriore impegno incida nelle ordinarie attività di servizio che saranno garantite nell’ambito dell’intera Provincia.

L'impegno dell'Arma coinvolge, accanto ai predisposti servizi di ordine pubblico,  anche una serie di reparti specialidei Carabinieriche saranno impiegati per integrare, con le loro specifiche professionalità, il dispositivo di sicurezza fornito dalla componente territoriale.

Infatti, sono già da alcuni giorni dispiegate sul territorio le Squadre Operative di Supporto (SOS),  unità speciali antiterrorismo, messe in campo dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e composte da uomini appositamente addestrati per affrontare lo specifico tipo di minaccia e dotati di equipaggiamento speciale e di attrezzature in uso ai reparti d’élite dell’antiterrorismo.

A rafforzare il dispositivo sono già operativi anche gli uomini delle Compagnie di Intervento Operativo (CIO) unità specializzate nel controllo del territorio e nella prevenzione dei reati in genere.

Il dispositivo di sicurezza si avvarrà anche dei Nucleo Cinofili Carabinieri di Nicolosi (CT), Villagrazia (PA) Vibo Valentia e Potenza – attraverso il prezioso contributo diATHOS, OMIX HANK e DAX,quattro cani “Carabiniere” di razza Pastore Tedesco,specializzati nella ricerca di armi e materiale esplodente, selezionati ed addestrati per fiutare gli odori emanati anche dalle più piccole quantità di esplosivo, che in simbiosi con i loro conduttori garantiranno il controllo preventivo dei siti.

In sinergia con i Nuclei Cinofili lavoreranno i “team” di artificieridell’Arma. Questi ultimi  sono in grado, attraverso l’utilizzo si strumenti tecnologici all’avanguardia nel campo –quali apparecchiature radiografiche, robot teleguidati muniti di cannoni ad acqua, telecamere ad infrarossi–  di individuare e neutralizzare, nella massima sicurezza, eventuali minacce.

Saranno inoltre impiegati i tiratori scelti,  formati presso il celeberrimo G.I.S. (Gruppo Intervento Speciale Carabinieri) unità di élite mondiale nelle operazioni di antiterrorismo e liberazione ostaggi.

Le citate componenti di vanno ad aggiungere al militari già impiegati per la tutela dell’ordine pubblico, garantito dall’impiego delle unità mobili del 12° ReggimentoCC “Sicilia”, 10° Reggimento CC“Campania” e del 14° battaglione CC mobile“Calabria”.

Nondimeno i motociclisti e gli equipaggi del Nucleo Radiomobile Carabinieridel Comando Provinciale peloritano garantiranno la sicurezza stradale lungo la viabilità locale.

La presenza dell'Arma non si limita alla terraferma ma il contributo specialistico si estende in cielo ed in mare. Infatti l’equipaggio della motovedetta CC 810 “Ganci” unitamente ai Carabinieri subacquei del Nucleo di Messina coopereràper la garanzia della sicurezza Marittima mentre un elicottero del 12°Elinucleo Carabinieri di Cataniacontribuirà a vegliare sulla sicurezza nei cieli.

Infine, l’Arma dei Carabinieri, per il grande Evento, non si occuperà soltanto di sicurezza ma fornirà anche i “servizi di onore” con rappresentanze di militari in grande uniforme storica – la  Grade Uniforme Speciale (GUS) – che renderanno gli onori alle delegazioni straniere presenti.

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Tentato omicidio. E’ questo il reato di cui dovranno rispondere i due diciassettenni arrestati stanotte dai poliziotti della Sottosezione Polizia Stradale A20. Sono stati sorpresi a lanciare sassi da un cavalcavia sulla A20 Palermo Catania, zona Milazzo, al km 39+540, intorno alle 03.30.
Da giorni i poliziotti erano impegnati in servizi di controllo del territorio potenziati dopo il verificarsi di altri episodi similari registrati su tutto il territorio nazionale e che nel milanese hanno portato alla morte di una donna. L’attività operativa info-investigativa ha permesso stanotte di individuare e sorprendere i due diciassettenni che hanno tentato di allontanarsi dal cavalcavia ma sono stati raggiunti e arrestati.
I minorenni avevano già colpito un’auto in transito, raggiunta sul parabrezza da un pezzo di lastra di cemento utilizzata generalmente per la copertura dei canali di scolo delle acque piovane. Il pezzo di cemento ha frantumato il parabrezza, ammaccato il cofano e sfondato la mascherina anteriore destinata all’areazione posta nel paraurti, dove è rimasto in parte incastrato. I detriti prodotti dall’impatto hanno danneggiato altre vetture in transito ma, fortunatamente, nessuno ha riportato lesioni. Solo una grande paura.
I due diciassettenni, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sono stati trasferiti in un centro di prima accoglienza per minori.

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Continua senza sosta l’attività preventiva e repressiva dei Carabinieri della Compagnia di Taormina al fine di frenare il fenomeno dei reati contro il patrimonio e più nello specifico di scoraggiare la commissione di furti e rapine.
Questa volta le manette sono scattate per due cittadini nativi a Catania ma residenti a Riposto.
Erano le 3.15 quando una pattuglia dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Taormina transitando nel Comune di Sant’Alessio Siculo in via Fleres notava una fiat Punto con lo sportellone posteriore aperto ed i sedili ribaltati con uno degli arrestati vestito di nero con cappello indossato intento a caricare un motorino elettrico all’interno della predetta autovettura mentre l’ altro arrestato, T.A. classe ’87 si trovava all’interno dell’autovettura seduto al posto guida con il motore acceso ed i fari spenti.
Il giovane che stava caricando il motorino sulla vettura, M.G.B. classe ’95 alla vista dei militari scaraventava a terra il motorino tentando la fuga ma veniva immediatamente bloccato.
Dall’altro lato l’autista invece cercava di disfarsi dello spadino, tentando di lanciarlo dal finestrino, utilizzato per forzare la serratura del motorino elettrico.
Lo spadino ed il cutter rinvenuti all’interno della giacca di uno dei due venivano sottoposti a sequestro.
In seguito alla denuncia del proprietario del motorino i due soggetti venivano tratti in arresto e trattenuti presso le camere di sicurezza della Stazione Carabinieri di Giardini Naxos in attesa di essere giudicati con rito direttissimo innanzi all’Autorità Giudiziaria di Messina.

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Nella mattinata odierna, il Prefetto della Provincia di Messina, S.E. Francesca Ferrandino, si è recato in visita al Comando Interregionale Carabinieri “Culqualber” di Messina, presso la Caserma intitolata al “Capitano Medaglia d’Oro al Valor Militare  Antonio Bonsignore”.

Il Prefetto è stato accolto al suo arrivo dal Comandante Interregionale, Generale di Divisione Luigi Robusto e dopo aver ricevuti gli onori dalla guardia schierata in grande uniforme ha voluto rivolgere un saluto ed un ringraziamento per l’opera svolta quotidianamente dai Carabinieri a tutela della collettività.

Il Comandante Interregionale, Gen. D. Luigi Robusto, dal canto suo, ha ringraziato a nome di tutti i Carabinieri dipendenti, il Prefetto di Messina per l’attestazione di stima e per la sua vicinanza al Comando Interregionale.

Quindi, il Prefetto di Messina ha incontrato i Carabinieri del Comando Provinciale peloritano impegnati sino alla fine del mese scorso in tutte le attività connesse al “G7” di Taormina.

In tale occasione, il Prefetto ha manifestato al C.te provinciale, Col Iacopo Mannucci Benincasa, e a tutti i Carabinieri riconoscenza per il prezioso e lodevole contributo fornito al perfetto andamento della manifestazione.

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La Compagnia Carabinieri di Taormina, nel fine settimana ha proceduto ad una serie di controlli per il controllo straordinario del territorio. Il servizio che ha visto la partecipazione di oltre 30 militari dell’Arma e numerose autovetture di servizio ed in tinta civile ha consentito di avere una massiccia presenza sul territorio quale deterrente in un’ottica  di prevenzione anche e  soprattutto per frenare i reati contro il patrimonio; l’attività ha visto impegnati militari  da Santa Teresa sino a Giardini Naxos comprese la valle dell’Alcantara e quella dell’Agrò.

Nello specifico i carabinieri della Stazione di giardini Naxos hanno notificato   ad un cittadino polacco un ordine di esecuzione per la carcerazione per aver violato gli obblighi di assistenza familiare. Nella valle dell’Agrò personale del dipendente Nucleo Ispettorato del Lavoro di Messina unitamente a militari della compagnia di Taormina hanno effettuato 2 accessi ispettivi verificando 7 posizione lavorative relativamente ad alcuni lavori di consolidamento del piano viabile. Predette operazioni ispettive consentivano di deferire in stato di libertà un rappresentate legale di società edile poiché in qualità di datore di lavoro non si assicurava che i luoghi destinati al passaggio dei lavoratori fossero in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone, per nonaver inoltre adottato misure conformi alle prescrizioni di sicurezza e di salute per la logistica del cantiere e per i servizi igienico assistenziali a disposizione dei lavoratori nel cantiere e per non essersi assicurato che i luoghi dove si eseguivano lavorazioni fossero opportunamente delimitati e protetti. Attivata procedura secondo la quale al termine il contravventore verra’ ammesso al pagamento in sede amministrativa di una somma pari al quarto del massimo delle ammende stabilite per ciascuna contravvenzione ammontanti complessivamente in 15.000 euro circa. A Motta Camastra carabinieri hanno deferito un soggetto per violazione delle prescrizioni della misura degli arresti domiciliari poiché benchè autorizzato a recarsi in una struttura di cura si recava in altro luogo senza specifica autorizzazione dell’Autorità.  Il servizio ha visto il controllo di oltre 150 cittadini ed il controllo di oltre 50 autovetture.

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Sono stati arrestati all’alba di stamani due medici del Servizio di Emergenza Sanitaria del 118 del Comune di Letojanni. Nei loro confronti è stata eseguita dai poliziotti del Commissariato P.S. di Taormina una ordinanza di misure cautelari in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Messina, dr. Salvatore Mastroeni, su richiesta del Sostituto Procuratore della locale Procura della Repubblica, d.ssa Anna Maria Arena.

Con metodi sistematici e consolidati nel tempo, i due medici in servizio di emergenza sanitaria 118, abusando dei propri uffici, con artifici e raggiri, si assentavano dal posto di lavoro, simulandone la loro presenza per interi turni di servizio notturno di 12 ore e provvedendo a sottoscrivere l’apposito registro. In realtàdurante i turni di servizio notturno gli stessi, come accertato, risultavano presenti nelle proprie abitazioni o in altri luoghi, ben lontani dalla sede di lavoro.

L’accurata attività di indagine condotta dai poliziotti del Commissariato P.S. di Taormina, coordinati dalla Procura della Repubblica di Messina, ha permesso di accertare unacontinuità di consumazione di illecite condotte a partire dal 2014 e riscontrata fino all’agosto 2016, che ha denotato una personalità alquanto spavalda e prepotente in capo ai due indagati, che agivano confare consolidato, quasi imposto a colleghi e subordinati.

Il lavoro svolto dagli investigatori attraverso servizi di osservazione, con telecamere poste nella sede di lavoro, acquisizioni di copie dei registri di presenza dei sanitari, intercettazioni telefoniche e minuziosa attività di analisi dei tabulati delle utenze telefoniche ha permesso di smascherare una sistematicità di spudorate assenze dei due medici dal posto di lavoro in contrasto con le firme presenza apposte sui registri successivamente al turno di servizio. Ben 40 gli episodi accertati in capo al un medico  e 36 quelli attribuibili all’altro.

In particolare i sanitari si “mettevano” nei turni, coprendosi a vicenda ed, alternandosi, non effettuavano del tutto la notte in cui restava in servizio uno solo, accordandosi, così, dello “scarabocchio” da apporre sul registro delle presenza. Senza preoccuparsi di nascondere le illecite condotte, ponevano in essere atteggiamenti di sfida nei confronti dei colleghi di lavoroe/o di chiunque provasse a contrastarli “…è la mia parola contro la sua…

 Disposto, altresì, dal GIP a carico di ciascuno degli indagatiil sequestro preventivo per equivalente di somme di denaro pari a oltre 16 mila euro per l’uno e quasi 15 mila europer l’altro, quale danno arrecato alla Pubblica Amministrazione quantificabile per ogni singolo episodio accertato in capo ai due medici, che dovranno rispondere dei reati di truffa aggravata e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

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Continua senza sosta l’attività preventiva e repressiva dei Carabinieri della Compagnia di Taormina al fine di frenare il fenomeno dei furti in abitazione e negli esercizi commerciali. Dopo la brillante operazione di qualche giorno fa che aveva portato all’arresto di 4 soggetti catanesi che si erano resi responsabili di un tentato furto in appartamento a Trappitello per cui ne era scattata la misura cautelare questa volta a farne le spese è stata una coppia di cittadini sudamericani residenti in Calabria che dal Settembre sino al mese corrente avevano messo assegno una serie di colpi all’interno di alcuni noti esercizi commerciali del centro storico di Taormina. Le modalità erano sempre le stesse: con gesti repentini all’interno degli esercizi commerciali, sfruttando la disattenzione degli addetti ai lavori che nel frattempo servivano altri clienti ed approfittando della folla che il più delle volte si accalca all’interno dei negozi mettendo a segno i loro colpi. Negozi di calzature, di estetica, gioiellerie, tutti nel mirino dei due malviventi. In un caso  presso un ottico asportavano nel Settembre 2016 numerosi paia di occhiali  griffati; presso una profumeria in data 06.02.2017asportavano numerosi profumi del valore di euro 1500,00; presso il negozio di calzature e accessori asportavano due orologi del valore di euro 700,00.

La complessa attività è stata possibile sia grazie alla massiccia presenza sul territorio dell’Arma di Taormina sia grazie anche alla rete comunicativa e di informazioni dell’Arma con la comunità locale che ha saputo collaborare con i Carabinieri del luogo. 

 

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