I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno sequestrato un’area di 4.000 metri quadri nel territorio di Santa Teresa Riva, adibita a discarica abusiva di rifiuti.

L’operazione rientra nell’ambito dell’intensificazione del monitoraggio del territorio e delle attività di controllo in materia di tutela ambientale, coordinate dal Gruppo di Messina.

In tale contesto, le Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina hanno individuato e posto sotto sequestro una vasta superficie sita nelle immediate vicinanze del centro abitato, localizzata in Santa Teresa di Riva (ME), illecitamente adibita a discarica abusiva. L’area, di circa 4000 mq, era da tempo utilizzata da C.P., 42 anni, titolare di una ditta di installazione di impianti idraulici e climatizzatori, quale luogo di accumulo e deposito dei materiali di scarto della sua attività, nonché di rifiuti di altro genere.

Tonnellate di rifiuti, molti dei quali pericolosi e tossici, sono stati rinvenuti nel corso delle operazioni svolte. Nella discarica era stato sversato praticamente di tutto: pneumatici, elettrodomestici fuori uso, materassi, materiale di risulta di demolizioni di strutture in cemento armato, fusti di gasolio esausti, oltre che motori di condizionatori dismessi, materiale notoriamente considerato altamente inquinante e nocivo per la salute umana, attesa la presenza di gas chimici ivi contenuti.

L’illecito abbandono ed accumulo di rifiuti consente, a discapito dell’ambiente, di evitare gli elevati costi necessari per il regolare smaltimento all’interno delle discariche autorizzate. Tale deplorevole pratica, oltre a deturpare gravemente il territorio, qualora svolta all’interno di aree rurali a ridosso dei centri urbani, come nel caso di specie, può provocare irreparabili contaminazioni delle falde acquifere.

Nel medesimo ambito, emergeva, altresì, come lo stesso titolare del terreno, sprovvisto di qualsivoglia documentazione giustificativa, detenesse all’interno dell’area sequestrata numerosi fusti metallici, collegati ad una pompa a motore, contenenti complessivamente più di 1300 litri di carburante per autotrazione, secondo ipotesi d’accusa destinato alla vendita ad occasionali avventori, in totale evasione di imposta.

Nei prossimi giorni saranno interessati gli organi competenti per la bonifica dell’intera zona sottoposta a sequestro, mentre il proprietario del terreno, è stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina perché responsabile di gravi reati ambientali, ricettazione e contrabbando di prodotti energetici.

L’attività di servizio nello specifico comparto testimonia, ancora una volta, l’impegno profuso quotidianamente dalla Guardia di Finanza e dalla Procura della Repubblica di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela della salute pubblica e del patrimonio paesaggistico.

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La notizia era attesa da mesi… Taormina è una piccola cittadina, se una mattina la finanza bussa alla porta di casa tua  è normale che si sappia.

E in questi  mesi non solo la finanza aveva bussato a più porte ma aveva anche iniziato a cercare tra carte e faldoni di Palazzo dei Giurati.

Proprio , l’avvocato Francesco La Face, inoltre già colpito da provvedimento restrittivo della libertà personale nel mese di agosto dello scorso anno, evidentemente preoccupato per il corso delle indagini, aveva  effettuato un versamento di 138 mila euro, dichiarando che si trattava di somme risalenti al 2013.

Ben poca cosa rispetto all’ importo complessivo di  817.000 euro somme, così come ricostruito dalle Fiamme Gialle,  costituenti il profitto di peculato ed il prezzo della corruzione.

Una brutta storia, davvero. Gravata ancor di più dal velo di omertà e connivenza che la Guardia di Finanza evidenzia: “ La cosa ancora più grave, tuttavia, appare come tale strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultasse nota a molti impiegati della macchina comunale della Perla dello Jonio, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, ma purtroppo, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti divenivano il volano del perpetrarsi, nel tempo, delle condotte illecite.”

C’è da chiedersi allora quali e quanti scheletri custodisca ancora Palazzo dei Giurati? Davvero nessuno all’interno del Palazzo ha sentito il dovere morale di denunciare quanto vedeva e sentiva?

E’ possibile che si sia consentito dal 1995 ad oggi, come risulta dall’indagine, all’avvocato e al dirigente di portare avanti in maniera indisturbata tale “prassi”?

Il primo cittadino Mario Bolognari oggi esprime a nome dell’intera Amministrazione “uno spiacevole senso di tristezza, nonostante fossero da tempo attesi provvedimenti da parte della Magistratura.”

Già tristezza… ma non solo. Forse il termine più adatto sarebbe stato disgusto, schifo, indignazione. Questo è certamente quello che provano i cittadini onesti che hanno pagato e che hanno visto i loro soldi svanire invece nelle tasche di chi avrebbe dovuto tutelare loro ed  il comune.

Subito arriva anche la precisazione sulla posizione del professionista. “ L’avvocato, scrive Bolognari, non svolgeva l’incarico della riscossione coatta da diversi anni e comunque la nomina non era stata più rinnovata sicuramente a partire dal 2013. Lo stesso professionista era presente nell’elenco dei legali di fiducia del comune, nel frattempo sostituito con nuovo elenco in fase di definizione, in cui lo stesso non risulta inserito. Dal giugno 2018, cioè dal mio insediamento, mi risulta che il personale chiamato a collaborare con la Guardia di Finanza lo ha fatto, fornendo ogni utile informazione.  Il problema del pagamento delle bollette dell’acqua, aggiunge Bolognari, comunque resta come tema essenziale. Infatti, questa Amministrazione sta preparando gli atti per bandire una gara per individuare un soggetto che possa realizzare la riscossione coatta, anche per meglio disciplinare la materia. Poiché il Comune di Taormina è parte lesa in questa brutta vicenda, è del tutto evidente che si costituirà in giudizio anche al fine di recuperare il danno subito.”

 

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I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno arrestato un noto avvocato e notificato un divieto di dimora nel comune di Taormina ad un ex dirigente comunale, ora in pensione, ritenuti responsabili dei reati di peculato e corruzione, per essersi appropriati delle somme relative al servizio idrico versate dagli utenti morosi.

L’operazione scaturisce da una complessa attività d’indagine, eseguita dai militari della Compagnia di Taormina e coordinata dal Gruppo delle Fiamme Gialle di Messina, che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica di Messina.

Nell’ambito della stessa operazione sono stati sequestrati, altresì, beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre ottocento mila euro.

Le indagini hanno consentito di accertare che l’avvocato, nella sua qualità di incaricato dall’Amministrazione Comunale alla riscossione delle somme dovute per la fornitura dell’acqua nei confronti degli utenti morosi, unitamente al Responsabile dell’Area Servizi Generali e dell’Ufficio Riscossione del Servizio acquedotto del Comune di Taormina, omettevano di versare nelle casse comunali gli importi riscossi per il pagamento delle utenze idriche, appropriandosi, negli anni, di un importo vicino al milione di euro.

L’attività investigativa trae origine dall’analisi di dati ed elementi acquisiti dalle Fiamme Gialle taorminesi nell’ambito di una verifica fiscale nei confronti del citato professionista ed ha evidenziato come l’ex dirigente comunale, in cambio di denaro e di altre utilità, del valore pari a circa € 26.000,00, individuate attraverso accertamenti patrimoniali, si fosse totalmente sottomesso all’avvocato.

In sede di perquisizione, peraltro, presso l’abitazione dell’ex dirigente comunale, è stato rinvenuto e sequestrato un “pizzino”, rappresentativo della giustificazione concordata tra gli attori per creare una giustificazione - ovviamente solo apparente - alla tangente ricevuta.

Più in particolare, il legale, grazie alla complicità del predetto responsabile dell’ufficio idrico, che pertanto ometteva la prevista attività di controllo, giungendo anche ad inserire nel sistema informatico comunale “AcqueWin” - da qui il nome dell’operazione - dati falsificati, negoziava direttamente sul suo conto corrente personale gli assegni degli utenti morosi (comportamento definito dallo stesso giudice come “inquietante”), ovvero si faceva pagare “in contanti”, a fronte di uno sconto all’utente, nell’ottica di non lasciare traccia degli importi ricevuti.

La cosa ancora più grave, tuttavia, appare come tale strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultasse nota a molti impiegati della macchina comunale della Perla dello Jonio, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, ma purtroppo, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti divenivano il volano del perpetrarsi, nel tempo, delle condotte illecite.

Secondo ipotesi d’accusa, proprio il connubio criminale oggi disvelato consentiva al legale di riuscire a mantenere l’incarico, sin dal lontano 1995, nonostante i vari avvicendamenti delle amministrazioni comunali, continuando, in tal modo, a perseverare in maniera indisturbata nella sua azione criminogena. 

In sintesi, considerato il valore probatorio degli elementi raccolti nel corso dell’attività d’indagine, rilevato il rischio di reiterazione delittuosa da parte degli indagati, l’Autorità Giudiziaria peloritana ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti dell’avvocato Francesco La Face, 60 anni, e del divieto di dimora nel Comune di Taormina (ME) nei confronti dell’ex dirigente comunale Giovanni Coco, 67, in pensione dal 31 dicembre scorso, prevedendo, altresì, il sequestro per equivalente delle somme costituenti il profitto di peculato ed il prezzo della corruzione, per un importo complessivo pari a 817.000 euro.

Nella mattinata odierna, pertanto, i Finanzieri hanno dato esecuzione al provvedimento e sequestrato n. 3 unità immobiliari di proprietà del professionista e, tra le altre, le somme maturate dall’ex dirigente a titolo di trattamento di fine servizio a seguito della cessazione del rapporto di lavoro. Trattasi del primo caso di misura cautelare reale della specie nella provincia di Messina.

L’operazione odierna testimonia l’impegno della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Messina nella lotta alla corruzione, a salvaguardia del corretto utilizzo delle risorse pubbliche e per rilanciare l’economia locale.

Tutelare i cittadini onesti e pretendere correttezza nello svolgimento dei servizi pubblici significa garantire alla comunità locale migliori condizioni di vita, anche contenendo possibili aumenti esponenziali dei costi di gestione della macchina pubblica, magari a causa di comportamenti illeciti di dipendenti infedeli.

 

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Nell’ambito della VII edizione del Progetto “Educazione alla legalità economica”, gli studenti del liceo scientifico di Giardini Naxos hanno incontrato martedì 16 aprile i militari della Guardia di Finanza.

Il progetto è frutto  del Protocollo d’intesa stipulato tra il Comando Generale della Guardia di Finanza e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed è  rivolto agli studenti delle scuole per sensibilizzare i giovani sul valore della legalità economica ed illustrare il ruolo ed i compiti della Guardia di Finanza.

Anche quest'anno dunque  i Finanzieri hanno incontrato gli studenti per parlare del valore della "Legalità Economica”. Insieme agli insegnanti hanno affrontato  importanti temi legati all’attualità e all’economia, spiegando il ruolo che il Corpo svolge a tutela delle Istituzioni e dei Cittadini.

Alla teoria, che ha visto protagonisti i militari delle fiamme gialle di Taormina,  è seguito un momento pratico grazie alla presenza del gruppo cinofilo antidroga del comando provinciale di Messina che ha simulato i controlli che normalmente i militari eseguono.

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E’ stato siglato nei giorni scorsi  un accordo dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina, Maurizio De Lucia, dal Colonnello Vincenzo Tomei, Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Messina e dal Direttore Regionale della Sicilia dell’Agenzia delle Entrate, Pasquale Stellacci per una maggiore collaborazione istituzionale di contrasto ai reati economici.
Il protocollo d’intesa, che segue quelli già siglati presso le Procure di Agrigento, Catania, Enna e Ragusa, mira a intensificare il dialogo tra Procura, Entrate e Guardia di Finanza, semplificando le reciproche attività riguardanti illeciti tributari di rilevanza penale allo scopo di contrastare efficacemente l’evasione fiscale e i reati tributari in materia di imposte sui redditi e Iva.
L’intesa prevede, infatti, flussi comunicativi più rapidi, attraverso l’uso di procedure informatizzate, l’integrazione delle notizie di reato con eventuali sopravvenute informazioni, il costante aggiornamento sugli sviluppi e sugli esiti dei procedimenti penali per reati tributari e per reati che abbiano prodotto proventi illeciti sottoponibili a tassazione o che implichino costi e spese non deducibili.
Un ulteriore punto del protocollo è costituito dalle novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 in materia di redditi derivanti da attività penalmente illecite. In particolare, nei casi in cui la Magistratura inquirente, nell’ambito di proprie indagini, venga a conoscenza del conseguimento di proventi o vantaggi illeciti, informerà tempestivamente gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate per il conseguente recupero delle somme evase, ovvero la Guardia di Finanza, qualora fossero necessari ulteriori approfondimenti di indagini.

Grazie alle procedure elaborate e formalizzate attraverso l’Accordo di Collaborazione, sarà possibile garantire ulteriormente la tutela degli interessi erariali attraverso più incisive procedure operative che consentiranno di assicurare alla giustizia, attraverso l’applicazione di misure cautelari del credito quali il sequestro e la successiva confisca per equivalente, le somme sottratte dalle casse del Fisco.


L’accordo testimonia la sinergia e la proficua collaborazione inter-istituzionale che consente di migliorare sempre più l’efficienza dell’attività per il conseguimento degli obiettivi comuni.

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno sequestrato presso gli imbarcaderi dei traghetti che collegano con la Calabria oltre 6 chilogrammi di marijuana trasportata all’interno di due bagagli di passeggeri in transito, che sono stati tratti in arresto.

La sostanza stupefacente era abilmente nascosta in 6 involucri di cellophane, sigillati con nastro da imballaggio e imbevuti di profumo, nel tentativo di sfuggire ad un eventuale controllo dei cani antidroga. L’operazione è stata eseguita nel corso dei controlli effettuati dalle Fiamme Gialle sui mezzi in transito nella città dello Stretto, grazie all’esperienza investigativa maturata dai finanzieri ed al prezioso ausilio dei cani anti droga.

In tale ambito i militari hanno individuato e sottoposto a controllo due pullman provenienti dal Nord Italia, al cui interno sono stati rinvenuti, grazie al fiuto dei cani Sara e Dandy, i bagagli contenenti la sostanza stupefacente. I corrieri della droga, un uomo e una donna di origine africana, sono stati tratti in arresto in flagranza di reato per traffico di sostanze stupefacenti e successivamente tradotti in carcere in attesa di giudizio.

L’operazione testimonia il continuo e quotidiano impegno delle Fiamme Gialle a tutela della legalità ed ha consentito di impedire l’immissione sul mercato dello spaccio di un considerevole quantitativo di droga, la cui vendita avrebbe potuto fruttare notevoli guadagni illeciti.

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I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, unitamente ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nell’ambito degli interventi finalizzati a contrastare l’irregolare importazione ed esportazione di valuta trasportata al seguito da passeggeri in transito, arrivo o partenza nell’aeroporto di Catania Fontanarossa, hanno sottoposto a controllo una cittadina nigeriana, residente a Catania ed in procinto di imbarcarsi su un volo diretto ad Istanbul, che portava nel bagaglio a mano denaro contante per € 15.000, suddiviso in mazzette da 50 euro, 100 euro e 500 euro. A seguito dell’ispezione dei bagagli da stiva che erano stati già imbarcati sull’aeromobile, le Fiamme Gialle della Tenenza di Catania Fontanarossa rinvenivano al loro interno 24 prodotti elettronici (tra cui smartphone del tipo iPhone e Samsung nonché 3 personal computer) per i quali la passeggera non forniva giustificazioni circa la loro lecita detenzione e legittima provenienza. Gli immediati approfondimenti eseguiti grazie alle banche dati di polizia, permettevano ai militari di accertare che per alcuni dei cellulari rinvenuti erano state sporte denunce di furto e/o di smarrimento. I Finanzieri procedevano, pertanto, a denunciare la donna alla Procura della Repubblica di Catania per i reati di ricettazione (art. 648 c.p.) e riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e sottoporre a sequestro oltre ai 21 smartphone e ai 3 notebook anche i 15 mila euro in contanti che la stessa trasportava con sé, poiché sproporzionati rispetto agli esigui redditi dichiarati annualmente al fisco e potenzialmente riconducibili alle predette condotte delittuose accertate.

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Con una sentita cerimonia interna svoltasi nella caserma “S. Cotugno” di via Tommaso Cannizzaro, la Guardia di Finanza di Messina ha celebrato il 244° anniversario della fondazione.

Innanzi a una rappresentanza delle Fiamme Gialle peloritane del contingente ordinario e aeronavale, nonché dei componenti dell’Associazione Nazionale dei Finanzieri d’Italia, il Comandante Provinciale, Col. t. SFP Vincenzo Tomei, ha evidenziato l’importanza del messaggio del Capo dello Stato, inviato a tutti i finanzieri in occasione della ricorrenza, nel quale si esprime la riconoscenza per l’impegno a difesa della sicurezza economico finanziaria del Paese, base essenziale per ogni democrazia.

Cariche di significato anche le espressioni utilizzate dal Comandante Generale del Corpo – Gen. C.A. Giorgio Toschi - nel suo Ordine del Giorno Speciale, in cui ha ricordato alle Fiamme Gialle che “è questo il giorno nel quale ciascuno di noi rinnova idealmente la ferma volontà di porsi al servizio degli altri, offrendo al Paese e alla comunità internazionale il proprio incondizionato contributo per affermare, sempre e comunque, i principi di legalità, giustizia e trasparenza e per rafforzare il rapporto di reciproca fiducia tra le Istituzioni e i cittadini.

Una vera e propria “missione”, vissuta nella piena consapevolezza del nesso che lega le prospettive di crescita della nostra società con il suo livello di legalità economico-finanziaria e della conseguente e prioritaria esigenza, per una Forza di Polizia a forte vocazione sociale, di operare al fianco dei cittadini, tutelando e sostenendo gli operatori economici onesti, rispettosi delle regole, linfa vitale del Paese.”

 Il Comandante Provinciale ha inteso attribuire il dovuto riconoscimento all’attività svolta da tutto il personale che opera nel vasto territorio provinciale, nella consapevolezza che l’impegno e il rigore richiesti sono condizione fondamentale per poter assicurare concretamente il rispetto della legalità economico-finanziaria. La lotta all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali Nel corso dell’anno 2017 e nei primi cinque mesi dell’anno in corso sono stati scoperti 117 evasori fiscali. Tra questi vi sono, principalmente, grandi evasori fiscali che a livello provinciale, in un anno e mezzo hanno nascosto allo Stato un base imponibile di oltre 170 milioni di euro (pari al 58 % di quella complessivamente segnalata).

L’attività ispettiva sopra indicata ha consentito di scoprire significative frodi cosiddette “carosello”, ovvero società “cartiere” o “fantasma” che costituiscono crediti IVA fittizi da utilizzare per indebite compensazioni di imposte e contributi: sono tredici i casi scoperti, che hanno sottratto un’Iva all’Erario per oltre un milione e mezzo di euro.

 Nel settore della fiscalità internazionale i casi di evasione scoperti nel 2017 e nei primi 5 mesi del 2018 sono stati due, di cui uno particolarmente importante per la base imponibile sottratta a tassazione e per l’insidiosità del meccanismo fraudolento adottato. Frodi fiscali anche internazionali Interventi sempre più mirati per contrastare le frodi fiscali: 704 in tutto, tra verifiche e controlli, avviati nei confronti delle persone e delle imprese considerate maggiormente a rischio di evasione fiscale.

Denunciati 150 soggetti ed eseguiti 8 arresti per reati fiscali, in un anno e mezzo di attività. Tra questi gli illeciti più insidiosi e pericolosi per la stabilità economico - finanziaria del Paese e per la libera concorrenza tra imprese: l’emissione di fatture false, la dichiarazione fraudolenta, l’occultamento di documentazione contabile. I sequestri di disponibilità patrimoniali e finanziarie ai responsabili di frodi fiscali ammontano a oltre 12 milioni e 700mila euro, cui si aggiungono le ulteriori proposte di sequestro già avanzate, per 41 milioni di euro.

 L'economia "invisibile", le accise, i giochi e le scommesse clandestine

Sono 77 le persone del tutto sconosciute al fisco (evasori totali) responsabili di aver evaso, in un anno e mezzo, 18 milioni e 200 mila euro di IVA.

Nello stesso periodo sono stati verbalizzati 151 datori di lavoro per aver impiegato 429 lavoratori in “nero” o irregolari.

 Nel settore delle accise, i 46 interventi conclusi dalle Fiamme Gialle hanno portato al sequestro di oltre 84 tonnellate di prodotti energetici oggetto di frode. A questi si aggiunge un consumato in frode pari a circa 3.117 tonnellate.

 Nel comparto del gioco e delle scommesse, eseguiti oltre 61 controlli con una percentuale di irregolarità pari al 77%. Sequestrati 50 apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento e 53 punti clandestini di raccolta scommesse.

Contrasto agli illeciti in materia di Spesa Pubblica

 Altra fenomenologia illecita contro cui, dopo l’evasione, il Corpo riversa le proprie migliori risorse, è la spesa pubblica, cioè il contrasto alle indebite percezioni di contributi pubblici sia a carico del bilancio dello Stato, della Comunità Europea, dell’INPS e degli altri soggetti pubblici. In tale ambito, nell’ultimo anno e mezzo, sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria e/o segnalate alla Corte dei Conti oltre 800 persone, che hanno percepito indebitamente contributi pubblici e provvidenze previdenziali e assistenziali per oltre 41 milioni euro, di cui circa 3,6 milioni quelli relativi alle false pensioni di invalidità e indebita percezione di indennità di disoccupazione agricola percepita da soggetti che non svolgevano alcuna attività lavorativa nel settore dell’agricoltura.

Nel dettaglio, l’attività a contrasto della corruzione nel settore pubblico, ha consento di denunciare 77 responsabili, di cui 59 pubblici ufficiali che devono rispondere anche del reato di peculato per oltre 7 milioni e 600 mila euro. Mentre, il danno erariale cagionato dai 401 responsabili, nell’ultimo anno e mezzo, ammonta da 15 milioni e 600 mila euro.

 Nel comparto del contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica, sono stati interessati da sequestri beni immobili, mobili e disponibilità finanziarie per oltre 21 milioni e 500 mila euro. Proseguendo, in ambito sanitario, sono state riscontrate irregolarità nel 95% dei controlli effettuati per la spesa sanitaria e il 44 % in quelli per le prestazioni sociali agevolate, ovvero indebite percezioni di borse di studio, esenzioni ticket, assegni per il nucleo familiare e di quelli di maternità, degli assegni per le mense scolastiche etc.

Contrasto alle mafie e lotta al riciclaggio

Nell’ultimo anno e mezzo, le indagini patrimoniali contro le mafie, volte a sottrarre le risorse finanziarie e patrimoniali dalle quali le consorterie criminali traggono sostento, hanno portato al sequestro di beni e valori per oltre 12 milioni di euro, mentre le richieste di sequestro in corso ammontano a oltre 41 milioni di euro.

 Mentre, nello stesso periodo, il valore del riciclaggio accertato si è attestato attorno ai 45 milioni di euro, a seguito dei 27 interventi eseguiti, con la conseguente denuncia per riciclaggio e autoriciclaggio nei confronti di 81 persone (di queste 4 agli arresti), nei cui confronti sono state avanzate alla Magistratura proposte di sequestro per quasi 87 milioni di euro.

Sono state, inoltre, esaminate 178 Segnalazioni di Operazioni Sospette, pervenuta dagli Istituti di credito e dai professionisti, tenuti per legge, che hanno portato alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria di 10 soggetti.

Scoperti infine reati fallimentari che hanno comportato proposte di sequestro e sequestri di beni per oltre un milione e 200 mila euro su un totale di patrimoni risultati distratti di oltre 15 milioni e 800 mila euro.

 Il mercato del falso

 In questo settore, nell’ultimo anno e mezzo, i Reparti operativi del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito 180 interventi, svolgendo 30 deleghe dell’Autorità giudiziaria, effettuando sequestri di 960 mila articoli, tra quelli contraffatti o con falsa indicazione del made in Italy, non sicuri e i prodotti alimentari recanti marchi industriali falsificati o indicazioni non veritiere circa l’origine e la qualità.

Banconote false

La contraffazione non risparmia alcun settore: ne sono testimonianza le banconote, le monete, i titoli, i certificati e i valori bollati falsi sequestrati dai reparti dipendenti da questo Comando Provinciale dal 1° gennaio 2017, per un valore complessivo di 15 mila euro. Denunciate 13 persone.

Traffici illeciti via terra

 Dal 1° gennaio 2017 sono stati 77 i soggetti denunciati e 26 quelli tratti in arresto per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, mentre sono stati sequestrati quasi 130 chilogrammi di droghe pesanti e leggere, nel corso dei 183 interventi.

Campagna estiva

Per l’intero periodo estivo, sul territorio, i Reparti Territoriali e Aeronavali del Corpo continueranno a garantire una costante presenza a favore dei villeggianti e delle imprese che operano lungo le coste italiane. Un piano straordinario di rafforzamento del dispositivo di sicurezza economico - finanziario nazionale è già in campo per prevenire e contrastare fenomeni di illegalità diffusa. Il controllo economico del territorio, infine, contribuirà al presidio di strade, aree urbane, porti, aeroporti, frontiere marittime e terrestri per la ricerca di fenomeni di sommerso d’azienda e di lavoro nonché per la prevenzione ed il contrasto di tutte le tipologie di traffici illeciti. La cerimonia si è conclusa con la lettura della preghiera del Finanziere.

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania nell’ambito dell’intensificazione del dispositivo di contrasto ai traffici illeciti in particolare di sostanze stupefacenti hanno tratto in arresto, in corrispondenza del casello autostradale di S. Gregorio, un soggetto albanese che trasportava 50 kg di marijuana ben sigillata e occultata all’interno di celle frigorifere in un furgone preso a noleggio. In particolare, militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria con l’ausilio dell’aliquota Anti Terrorismo Pronto Impiego del Gruppo di Catania hanno sottoposto a controllo ISMAILAJ Ervis (classe 1989) mentre era alla guida dell’autocarro noleggiato. Il cittadino albanese, sin dalle prime domande di rito poste dai Finanzieri, ha palesato evidenti segni di nervosismo. L’attività ispettiva, infatti, ha consentito di rinvenire, all’interno del vano retrostante dell’automezzo, ben cinque sacchi al cui interno era sigillata l’ingente partita di sostanza stupefacente destinata presumibilmente al mercato etneo, che avrebbe fruttato, nella vendita al dettaglio, oltre 300.000 euro. Informata la Procura della Repubblica, il conducente albanese residente ad Aci Sant’Antonio (CT), è stato tratto in arresto ed accompagnato presso la casa circondariale di Piazza Lanza a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Su delega di questa Procura della Repubblica i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo che ha disposto l’applicazione di misure personali (2 arresti domiciliari e 3 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) nei confronti di 5 persone indagate per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, occultamento e distruzione di scritture contabili nonché di bancarotta fraudolenta aggravata.

Con tale provvedimento è stato altresì disposto, quale misura cautelare reale, il sequestro preventivo: - anche per equivalente, delle disponibilità finanziarie degli indagati fino alla concorrenza di circa 2 milioni di euro, pari all’evasione dell’I.V.A. derivata da un giro di false fatturazioni, emesse nel periodo 2012/2016, del valore complessivo di 14 milioni di euro; - di due società commerciali, R&R s.r.l. e T&C s.r.l., attive nel settore del trasporto di merci su strada e aventi sede a Catania.

I promotori del disegno criminoso, posti agli arresti domiciliari, sono Giuseppe RAPISARDA (cl.1956) e il figlio Vincenzo (cl.1979), rispettivamente rappresentante legale e amministratore di fatto della succitata “R & R s.r.l.”.

L’indagine trae origine dagli esiti di 5 verifiche fiscali eseguite dal Nucleo di Polizia Economico - Finanziaria di Catania nei confronti della “R & R s.r.l.” e di altre imprese - indicate nello schema allegato al presente comunicato - che complessivamente avevano portato alla luce redditi non tassati per 6 milioni di euro, imposte non versate per un milione di euro e l’omessa applicazione di IVA per 3 milioni di euro. In estrema sintesi, la predetta società risultava aver utilizzato documenti contabili falsi (creati per frodare Fisco, imprese concorrenti e creditori) emessi da diverse società fittizie costituite ad hoc e gestite direttamente dalla famiglia RAPISARDA: proprio i due RAPISARDA sono risultati a capo di tale gruppo societario, di fatto costituente un’unica realtà aziendale, creato per conseguire, su più fronti, vantaggi illeciti.

Muovendo da tali evidenze, l’investigazione delegata alle Fiamme Gialle etnee, anche corroborata da significativi riscontri ottenuti dall’esecuzione di intercettazioni telefoniche, ha consentito di ricostruire l’architettato circuito fraudolento - diretto ad evadere imposte, ritenute fiscali e contributive nonché ad eludere l’applicazione della normativa che disciplina i rapporti di lavoro dipendente - basato sulla simulata stipula di contratti di fornitura di servizi (nel settore della logistica e dei trasporti) e di locazione di beni mobili ed immobili.

I finanzieri hanno posto l’attenzione su fatture inerenti alla movimentazione di bancali, attività di trasporto e facchinaggio emesse a favore della “R & R s.r.l.” da un’impresa che, di fatto, per eseguirle non aveva alcuna struttura organizzativa né mezzi, né macchinari (c.d. impresa “cartiera”). Tali documenti, rispetto ai quali la società emittente non ha mai versato la relativa IVA, sono esclusivamente serviti alla “R & R s.r.l.” per accrescere in bilancio i crediti erariali.

L’illecito modus operandi posto in essere dai RAPISARDA attorno dalla “R & R s.r.l.” è consistito: nello spostare gli adempimenti giuridici relativi a prestazioni di lavoro dipendente sulle altre aziende “fantasma” che, poi, non hanno versato i relativi contributi previdenziali e assistenziali; nell’utilizzare il reticolo di imprese “cartiere” controllate sia per sgravare fiscalmente costi che la predetta società avrebbe dovuto sostenere quale “reale” datore di lavoro, sia per conseguire illeciti profitti per effetto della fittizia formazione di crediti IVA e dell’imputazione di costi commerciali mai sostenuti.

Destinatari del provvedimento di obbligo di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria, sono stati:

- FALCO Carmelo (cl.1968), rappresentante legale di tre imprese operanti nel settore del trasporto di merci su strada (la “EFFE TRANSPORT s.r.l.”, fallita nel 2016; la “MF SERVICE s.r.l.”, posta in liquidazione e cessata nel 2013; la “MF SERVICE & LOGISTIC s.r.l.”, posta in liquidazione e cessata nel 2014) coinvolte nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti che hanno consentito alla “R & R s.r.l.” di evadere imposte, dal 2013 al 2015, per un milione e 600 mila euro.

Per il FALCO, inquadrato come lavoratore dipendente del gruppo aziendale RAPISARDA sin dal 2004, che ha sempre operato quale trasportatore ed è risultato privo di capacità tecniche necessarie ad amministrare una società di trasporti di rilevanti dimensioni, le investigazioni condotte dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania hanno fatto emergere il suo ruolo di prestanome, appositamente stipendiato con mille euro mensili.

Prova di tale consapevole ruolo è emersa dalle attività tecniche allorquando egli, avendo appreso del circuito criminale nel quale era stato inserito, ha espresso alla consorte vivo rammarico per non aver preteso un maggiore compenso per l’illecito servizio reso ai due RAPISARDA.

Inoltre, FALCO CARMELO, Giuseppe e Vincenzo RAPISARDA, risultano indagati, in concorso, per il reato di bancarotta fraudolenta aggravata in quanto ideatori ed esecutori del dissesto della “EFFE TRANSPORT S.r.l.” fallita nel 2016 con un passivo accertato di circa un milione di euro.

- MOTTA Riccardo (cl.1964) rappresentante legale della “R & R Trasporti Società Cooperativa” - con sede legale in Catania, via Luigi Sturzo - cognato di RAPISARDA Vincenzo (nella fattispecie amministratore di fatto), entrambi indagati per l’occultamento delle scritture fiscali della citata impresa.

- COCUZZA Francesco (cl.1960), rappresentante legale della “T & C s.r.l.”, attiva nel trasporto di merci su strada, amministrata di fatto da RAPISARDA Vincenzo, indagato per l’occultamento delle scritture fiscali di tale impresa relative all’anno d’imposta 2015, periodo per il quale è emersa l’emissione di oltre 1 milione e 300 mila euro di fatture false che hanno fruttato alla R&R s.r.l. l’evasione di imposte per quasi 300 mila euro.

La complessa indagine, condotta dalle Fiamme Gialle di Catania coniugando le evidenze raccolte nel corso delle verifiche fiscali con quelle acquisite attraverso le attività investigative di polizia giudiziaria, ha consentito di far luce sull’organizzato complesso imprenditoriale gestito dai RAPISARDA che, dal 2012 al 2016, ha agito in dispregio agli obblighi di legge frodando il Fisco, gli enti assistenziali e quelli previdenziali nonché arrecato danni economici alle imprese creditrici e a quelle concorrenti.

Pubblicato in Cronaca
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