Continua l’attività di informazione e sensibilizzazione della Polizia di Stato nelle scuole sui rischi legati all’utilizzo delle nuove tecnologie. I vari servizi della Rete, ed in particolare i social network, sono ormai uno strumento del tutto integrato nella quotidianità dei minori e, in virtù del numero sempre maggiore degli adolescenti presenti sul web, hanno determinato una crescita esponenziale dei minori vittime di reati ma anche di ragazzi che si rendono autori di condotte criminose.

Ieri, presso il Salone delle Bandiere del Comune di Messina, personale della Polizia Postale e delle Comunicazioni del Compartimento di Catania ha incontrato centinaia di studenti dell’Istituto comprensivo “Mazzini”, accompagnati dai loro insegnanti. L’evento, organizzato dalla Questura di Messina, ha visto ragazzi e docenti coinvolti in due ore intense con i poliziotti che hanno attirato l’attenzione con racconti, consigli e risposte alle tante domande.

L’attività di prevenzione negli istituti scolastici della provincia di Messina vede un impegno sempre maggiore degli esperti della Polizia Postale. Lo scorso 18 febbraio i poliziotti si sono recati all’Istituto comprensivo “Salvo d’Acquisto”. E l’attività nelle scuole prosegue: oggi i poliziotti saranno a Merì e a San Filippo del Mela, per dialogare con gli alunni delle scuole medie. Domani il Primo Dirigente Marcello La Bella sarà a Capo d’Orlando per un convegno con gli studenti del Liceo “Lucio Piccolo”.

 

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Il post virale è piaciuto tanto alle mamme: tre foto per mostrare la gioia della maternità. E in poche ore in tante si sono scatenate a pubblicare foto di tutti i tipi. Ripescate dai cassetti, scansionate di corsa, prelevate dagli album di vacanze o in costume al mare. La Polizia Postale lancia l’allarme: “è più pericoloso di quanto pensiate” e come sempre accade le tifoserie si accendono. Nessuna riflessione seria, nessuna specifica informazione. Soltanto il gusto della polemica. Le mamme si sono indignate. La Polizia non doveva entrare nel merito di quello che loro pubblicano in rete per far vedere al mondo quanto sono capaci di essere mamme. Cancellati i discorsi sulla nuova genitorialità, sulla prevenzione alla pedofilia, al pericolo che maniaci possano impossessarsi delle foto e che le facciano girare in siti pedopornografici. A nulla sono serviti gli appelli anche recentissimi, in occasione della giornata sulla sicurezza informatica, le ricerche, le conferenze, gli incontri nelle scuole. Tutto cancellato da superficialità o esibizionismo. La Polizia Postale ha dovuto anche rispondere sulla propria pagina alle proteste di alcuni genitori ribadendo che ognuno può fare quello che vuole, ma dati alla mano la situazione è davvero critica. “Nel corso del 2015- rileva la Polizia Postale- sono stati operati 67 arresti e 485 denunce per adescamento di minori online, produzione, diffusione e commercializzazione online di materiale pedopornografico”.

Eppure la cronaca tutti i giorni ci restituisce fatti, che riguardano i minori, che fanno accapponare la pelle. Qualcuno ha addirittura malignato che in questo momento in cui il parlamento sta affrontando il tema delle adozioni di bambini da parte dei gay e si è parlato tanto di utero in affitto, far partire una campagna sui social che esalta il ruolo della mamma nella famiglia tradizionale è la migliore risposta. E del resto la catena delle madri ha registra in poche ore oltre 10 mila condivisioni. Un dato che fa comprendere come la paura che per le mamme il pericolo pedopornografico è lontano e comunque meno importante di mostrare con grande autocelebrazione le immagini di famiglie Mulino Bianco con sorrisi smaglianti, baci e abbracci.

Siamo ormai oltre, genitori liquidi concentrati su se stessi che propongono modelli deboli. E’ l’era in cui imperversano i gruppi whatsapp con i quali sostituiamo ogni confronto, annulliamo tempi e la libertà di raccontare e di raccontarsi, con i quali, ad esempio, i genitori gestiscono la vita scolastica dei propri figli, finendo per deresponsabilizzarli, per non consentirgli di imparare a gestire il rapporto con l’insegnante, la comunicazione con i genitori, i propri fallimenti e successi.

Non è colpa della tecnologia è colpa nostra degli adulti che preferiscono non avere responsabilità e attribuirle ad altri, dobbiamo accettare che per ognuno di noi il percorso nella vita è un continuo apprendere e trasferire le nostre conoscenze a coloro che iniziano a costruire la propria strada, questo significa riappropriarsi di valori morali, etici, di senso civico, perché solo così saremo in grado di far crescere individui capaci di relazionarsi in modo equilibrato con gli altri.

Qualche foto in meno su Facebook e qualche notizia in più sui pericoli della rete care Mamme è il caso di acquisirla. Non dividiamoci, non alimentiamo la tifoserie. Chi credi nei valori sta dalla stessa parte.

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