TAORMINA. TERZO APPUNTAMENTO CON “ UN LIBRO DA BERE” L’APERITIVO LETTARARIO PROMOSSO DA LISA BACHIS

TAORMINA. TERZO APPUNTAMENTO CON “ UN LIBRO DA BERE” L’APERITIVO LETTARARIO PROMOSSO DA LISA BACHIS In evidenza

Domenica 22 aprile, alle18:30, il terzo appuntamento con "Un libro da bere", l'aperitivo letterario a cura di Lisa Bachis, in collaborazione con il circolo letterario "Pennagramma" e con l'associazione "Etna 'ngeniousa", presso "Il Vicoletto Wine Bar", a Taormina. Media partner degli eventi è il giornale online "JonicaReporter".


Il terzo appuntamento, che chiuderà il primo ciclo di incontri, ospiterà la poetessa catanese Rosalda Schillaci con "Infiniti Definiti", edito da Algra.


Il testo della Schillaci coinvolge, sconvolgendo le modalità del pensiero occidentale e conduce per mano il lettore meditante, sulla soglia del Pensiero luminoso. Qui, in un mirabolante gioco di sperimentazione linguistica, si assiste alla messa in scena del Poeta, colui che accompagna lungo i sentieri del Pensare poeticamente. Gli "infiniti" spazi ambiti dall'audacia umana, si scontrano con "i definiti" muri concettuali del pensiero categorico. Il testo della Schillaci è un invito al dialogo intimo e differente tra umani che non hanno scordato la lingua delle origini.
Vi aspettiamo per chiacchierare tra amici, in un pomeriggio dove protagoniste saranno la Cultura e la Bellezza della scrittura.


Potrete inoltre gustare, il delizioso aperitivo "Infiniti Definiti", al costo di 5 euro, nell'accogliente cornice de "Il Vicoletto Wine Bar".

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    La biblioteca di Taormina svela i suoi tesori librari: incunaboli e Cinquecentine. La mostra “AntiquitatisVolumina” sarà inaugurata sabato 15 dicembre, alle 17, nella Biblioteca comunale di Piazza IX Aprile. Una esposizione bibliografica diedizioni del XV e XVI secolo promossa e organizzata dal comune di Taormina in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni culturali di Messina. L’evento si inserisce, inoltre, nel progetto “Si scrive Europa, si legge Cultura”, promosso dalla testata giornalistica Pickline e approvato dal Mibac, per l’anno europeo del patrimonio culturale.

    «Sarà un viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria lungo seicento anni – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Taormina, Francesca Gullotta - tra testi antichi, incunaboli e cinquecentine, corredati da pannelli didattici, scelti secondo un criterio che tende a mettere in evidenza la storia della stampa e quanto ruota intorno ad essa. Un ringraziamento speciale va alla sezione Beni librari della Soprintendenza di Messina, per la loro preziosa e professionale consulenza scientifica, e al Centro di Lingua e Cultura italiana “Babilonia” per la consulenza nella traduzione in inglese del materiale documentario della mostra. Un grazie anche agli altri sponsor e alle associazioni che hanno lavorato per la comunicazione, per il materiale fotografico, per la grafica».

    La mostra sarà ospitata nella sala del Fondo Antico “Giovanni Di Giovanni” della Biblioteca comunale, ubicata nella centralissima Piazza IX Aprile, che rappresenta per le sue vicende storiche e le trasformazioni architettoniche un luogo nevralgico per la memoria culturale ed identitaria della città di Taormina. Essa custodisce una vasta e ragguardevole Emeroteca ed un patrimonio librario di eccezionale interesse: oltre ad una sezione di rari volumi dedicati alla Storia della Sicilia, spiccano per l’altissimo valore storico, bibliografico e culturale, le raccolte librarie provenienti dai Conventi di S. Agostino, di S. Domenico e dei Cappuccini. Il Fondo, di pregio inestimabile, comprende manoscritti, incunaboli, una preziosa raccolta di Cinquecentine e numerosi volumi datati tra il XVII e il XIX secolo. Si tratta di testi di insigni autori tra cui emergono S. Agostino, S. Tommaso D’Aquino e Roberto Bellarmino ed investono i più svariati rami del sapere, dalla Teologia alla Scienza, dalla Storia alla Filosofia.Vanno a completare la collezione della Biblioteca Comunale di Taormina il fondo archivistico e numerosi di volumi in lingua straniera.

    Di questo prezioso fondolibrario soltanto i volumi stampati dal 1452, anno a cui si fa risalire convenzionalmente l’invenzione della stampa da parte del Gutenberg, fino alla fine del Cinquecento rientreranno nella mostra inedita “AntiquitatisVolumina. Incunaboli e Cinquecentine”. Un viaggio nell’evoluzione della produzione libraria: dai preziosi incunaboli quattrocenteschi alle sempre più elaborate e raffinate edizioni del Cinquecento.La mostra espone sei incunaboli nei quali si possono orintracciare alcune loro specifiche peculiarità: la scrittura gotica; il frontespizio con il testo a forma conica; lo spazio per i capilettera che, inizialmente lasciato in bianco, veniva poi riempito dall’iniziale xilografica; il “colophon”, posto nell’ultima pagina, che rivestiva l’importante funzione di riportare le note tipografiche contenenti l’autore dell’opera e la data ed il luogo di pubblicazione. Il percorso prosegue poi con l’esposizione di 36 Cinquecentine, testi pubblicati tra il 1501 ed il 1600. Nel corso del secolo si assisterà ad una sempre più marcata evoluzione del frontespizio che si arricchirà di eleganti e raffinate composizioni di natura decorativa e architettonica e di elementi floreali ed ornamentali, tipici della pittura rinascimentale: dalll’opera  di Lucio  Cecilio  Lattanzio “Habes  in  hoc  volumine” del  1509, che per il carattere gotico della scrittura e il frontespizio a forma conica può essere annoverata nella categoria dei  “post-incunaboli”, al volume “La vigna del Signore” del 1599, in cui le vignette xilografiche si uniscono a un frontespizio dallo stile pre-barocco, riccamente adornato da motivi floreali e architettonici. Della mostra “AntiquitatisVolumina. Incunaboli e Cinquecentine” fanno parte anche alcune pregevoli edizioni straniere come “Expositio in exodum” edita a Parigi nel 1534 dal famoso stampatore Jean Petit e le “Disputationes” del famoso cardinale Roberto Bellarmino stampata ad Ingolstadt nel 1596.

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    Sabato 1 dicembre, nella sala conferenze dell’Archivio storico di Taormina, si è svolto il terzo appuntamento in programma per gli “Incontri del Mediterraneo”.

    Si tratta di una serie di eventi, promossi e patrocinati dal Comune di Taormina – dall’Assessorato alla Cultura retto dalla professoressa Francesca Gullotta – in collaborazione con le università e gli istituti di ricerca storica. L’obiettivo degli incontri è quello di sensibilizzare e aprire al dialogo sulle complesse tematiche che investono il Mediterraneo come luogo fisico e luogo dell’anima; centro e passaggio di genti e culture differenti, per valorizzare la giusta idea di “differenza” e di “rispetto per l’alterità”: intesa come ricchezza da cui non si può prescindere per la giusta comprensione di ciò che siamo stati, e ciò che siamo oggi.

    Il terzo appuntamento, ha avuto come ospiti Davide Comunale e Irene Marraffa – nelle vesti di relatore –,i quali hanno raccontato il loro percorso, dall’ideazione all’attuazione dell’associazione “Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia”, nata l’1 Settembre 2009, con l’intento di studiare a rimettere a percorribilità il sistema di sentieri e “trazzere” di tutta la regione. Da qui, si è sviluppato un ulteriore progetto che ha preso forma reale anche con la pubblicazione di due guide, scritte da Davide Comunale: La Magna Via Francigena e DA PALERMO A MESSINA PER LE MONTAGNE, edite da Terre di Mezzo.

    All’archivio storico di Taormina, sabato 1 dicembre, il professor Comunale ha dettagliatamente illustrato questo secondo lavoro.

    Dopo il successo di La Magna Via Francigena, DA PALERMO A MESSINA PER LE MONTAGNE, è il nuovo percorso per riscoprire il fascino di una Sicilia nascosta. A piedi in una terra di emiri e cavalieri, sulle tracce del Gran Conte Ruggero I e dell’imperatore Carlo V. L’itinerario si snoda da Palermo a Messina in 20 giorni, tra rocche normanne, cupole arabeggianti, riserve naturali e prelibatezze gastronomiche, per scoprire gli “Appennini” di Sicilia, punteggiati da splendidi borghi e con sorprendenti scorci sul mare. Un itinerario storico attraverso le cime delle Madonie, i boschi dei Nebrodi e le vette dei Peloritani, fino allo Stretto, antica porta dell’isola sull’Oriente. Tra le località attraversate, Gangi e Montalbano, i castelli di Caccamo, Caltavuturo, Polizzi e Petralia, i paesi di Floresta, Capizzi e Cesarò, e Troina, la prima capitale del Gran Conte Ruggero. Con tutte le informazioni utili per mettersi in cammino: le cartine dettagliate, le altimetrie, i dislivelli, la descrizione del percorso, dove dormire, i luoghi da visitare.

    Il pubblico presente ha dato prova di entusiasmo e grande interazione con gli ospiti, traducendo l’incontro in un dialogo serrato, fatto di curiosità, racconti carichi di esperienze umane e attenzione alla realizzazione di un progetto, che unisce le competenze di tecnici, storici e persone appassionate “del viaggio lento”, fatto di passi ed emozioni.

    I luoghi hanno preso vita, attraverso le parole di Comunale e della Marraffa, che hanno narrato di strade, antiche vie, trazzere e paesaggi unici. La storia e le storie di questa nostra immensa Sicilia. Isola svelata in parte e ancora da svelare. Comunale ha sottolineato come «loro soffino via la polvere dal libro della Storia, riportando alla luce, ciò che è sempre stato lì». La finalità, del viaggio che si vuole proporre,prevedeil rispetto per i luoghi ed il recupero di saperi e tradizioni in sinergia con le comunità; riaccendendo il senso di appartenenza e lo spirito di accoglienza che la nostra Terra ha sempre avuto nel proprio DNA.

    Parlare di “Francigene siciliane”, non è uno spot promozionale, ma vi sono alla base ricerche storiografiche e archeologiche, che attestano la presenza di strade dette “Francigene” in Sicilia, documentate in atti e diplomi normanni. Per questo motivo, oggi, vi sono percorsi inseriti a pieno titolo nelle “Francigene del Sud”, poiché la Sicilia è stata terra di sosta e passaggio per i crociati; nonché luogo di incontri e scambi commerciali, econtinua a restituire una storia ricca e patrimonio di tutti.

    Ciò nell’ottica di un turismo ecosostenibile e dall’alto valore etico. Il viaggio a piedi, passo dopo passo, di questi “camminatori sui sogni”, ha alla base una chiara filosofia di vita. Pone, al centro, la persona in contatto con i luoghi, in un sistema di meditata lentezza, in cui corpo e spirito si muovono insieme in una danza di gratitudine verso ciò di cui, l’uomo deve essere umile custode e non distruttore. Un turismo che si basa sulla necessità di fare sistema, in una rete di virtuose collaborazioni, dove “si ripristina l’esistente” con costi irrisorie si coinvolge la comunità, offrendo l’opportunità di avviare una filiera turistica apprezzata dai numerosi camminatori italiani e stranieri, alla ricerca di un dialogo vero con la nostra Isola.

    Il professor Davide Comunale, archeologo ed esperto di viabilità antica, è impegnato da anni nello studio del territorio siciliano. È ideatore e promotore della rete dei “Cammini Francigeni di Sicilia”, con quattro itinerari storici individuati, per oltre 1.000 km.

  • “Etna ‘ngeniousa” all’ultimo appuntamento 2018 di “Un libro da bere”

    Domenica 18 novembre, si è chiusa la stagione 2018 di “Un libro da bere”. I ragazzi de Il Vicoletto Wine Bar di Taormina, sono i primi che desidero ringraziare. Quando gli proposi l’idea di un aperitivo letterario, un po’ fuori gli schemi, in un luogo dove poter chiacchierare di libri, arte, cultura, seduti al tavolo di un localino, Francesco Privitera e Giovanni Elia hanno sostenuto il progetto. Desidero ringraziare Alessandra Caltabiano titolare di Narcisse Profumi Taormina. Anche lei entusiasta, perché ha visto quanta passione ci stessi mettendo. Ringrazio il circolo letterario “Pennagramma” per aver patrocinato l’iniziativa insieme all’associazione “Etna ‘ngeniousa”. Ringrazio Caterina Lo Presti per la grafica e le locandine, senza dimenticare Antonio Sterrantino che ha fornito l’amplificazione. Un “grazie speciale” va al giornale “JonicaReporter” e al direttore Valeria Brancato, amica dal cuore grande.

    L’apertura di questo articolo è canonica, come introduzione va bene. Adesso però mi tocca cambiare registro perché raccontare ciò che è accaduto domenica 18, è compito di un narratore.

    Ero nervosa, domenica. Non stavo neanche tanto bene fisicamente, e il mio fisico acciaccato dettava, in parte, i ritmi dell’umore. Per me “Un libro da bere” non è stato soltanto un modo per far tornare a sentire la mia voce, a Taormina, dopo un lungo periodo di assenza. Il mio, sin dall’inizio, è stato un regalo – l’ennesimo – alla mia Città. Desideravo offrire uno spazio a chi, noto e meno noto, desiderava aprirsi alla conversazione spontanea sul complesso mondo della letteratura, e non solo. Non volevo essere un impiccio per altri. Anzi, per evitare, polemiche e diatribe, ho scelto di investire energie e soldi miei per far partire il progetto. Non ho chiesto spazi pubblici e persino nella scelta del giorno – la domenica – e dei periodi, ho fatto in modo di non andare a inserire eventi, sovrapponendoli a quelli di altri. Ho mantenuto un atteggiamento rispettoso verso tutti. Il mio desiderio è sempre stato quello di dare un contributo. Devo dire che la formula proposta, è piaciuta tanto. Sono felicissima quando i miei ospiti mi dicono che si sono sentiti circondati da calore e gioia come fossero in famiglia. Si può parlare di libri e cultura, ovunque, io ho scelto di farlo a modo mio. “Un libro da bere”, partito a gennaio di quest’anno, è stato un percorso bellissimo, carico di umanità. Mamma mia, quanti cuori ho sentito battere durante gli incontri! Quante esperienze abbiamo condiviso. “Un libro da bere” tornerà, a marzo 2019, con un calendario già pieno. Io e i miei amici, quelli che mi sono accanto in questa avventura, abbiamo deciso di scommettere su questi incontri e sul luogo.

    Il Vicoletto Wine Bar, per me, non è solo un locale accogliente in un angolo suggestivo di Taormina; è un punto di riferimento nel mio quotidiano. Un luogo del cuore. Vado a prenderci il caffè o l’aperitivo, oppure ci faccio uno spuntino veloce e sono tra amici. Ecco, ciò che desideravo! “Un libro da bere” è un modo per trasmettere amicizia e solidarietà. Condividere passioni e delusioni. La cultura e i libri non sono termini astratti, ma sono carne e sangue di persone. “Un libro da bere” è il mio contributo ad “Essere più Umani”.

    Domenica era la chiusura. L’ultimo incontro. Ero contentissima perché i ragazzi di “Etna ‘ngeniousa” erano gli ospiti. Quanto affetto ho per queste meravigliose persone! Matilde Russo ed Oreste Lo Basso, la mamma e il papà di “Etna n’geniousa” ospiti a “Un libro da bere”. Matilde avrebbe introdotto, illustrando le attività dell’associazione. Oreste avrebbe preso spunto dall’Atlante Geografico De Agostini per parlarci del viaggio e dei viaggi come forma di conoscenza. Avevamo predisposto tutto. Il cocktail era un nero dell’Etna e c’era anche una sorpresa. Oreste ed io avremmo omaggiato lo scomparso Stan Lee, il papà di tanti supereroi, parlando del mondo dei fumetti.

    Inviti a raffica; promemoria. Tanti assensi e numerose assenze. Stavolta, troppe! Inutile dire, che sì, ci sono rimasta male. Non per me, s’intende, ma per loro. Ho provato profonda vergogna. Mi sono scusata. E vi assicuro che anche Francesco e Gianni erano dispiaciutissimi. Quando ti aspetti tanta gente, perché sai che alla chiusura di un evento, ci saranno tutti. Quando sai che gli amici ci saranno, per forza, perché per te è importante. Quando sai…

    Che fare? Ero dispiaciuta perché anche Matilde e Oreste, reduci da intense giornate di lavoro erano lì “perché mi vogliono bene” e per “la Bachis si fa”. Stavamo tutti male. Matilde con la tosse, Oreste raffreddato cotto. Io piena di dolori e con gli occhi lucidi di febbre. Sì, avevo la febbre domenica! Ridevamo perché sembravamo un lazzaretto e poi stavamo, lì, in attesa che qualcuno arrivasse.

    Ho imparato che fa parte del gioco e che se ci si impegna e si offre un servizio, ci si deve essere fino alla fine. Sono stata ricompensata anche stavolta. È venuto Enrico, è venuta Sara e poi si è aggiunta Tanina. Eravamo pochi, ma eravamo giusti per apparecchiare una tavola. Ci siamo seduti insieme. Chi ha ordinato il vino, chi ha preso un digestivo, o la camomilla. Biscotti e stuzzichini, “Un libro da bere” ha preso ritmo. Io ho ordinato del Marsala. Le risate, le battute. Ci siamo raccontati, abbiamo condiviso percorsi di vita. La cultura si è sapientemente mescolata alle nostre umane esperienze. Eravamo amici felici di esserci. Matilde col vino e la bruschetta. Io che rubavo i biscotti con la Nutella a Oreste. Sara che faceva domande su tutto. Enrico che rideva, ci guardava e chiedeva informazioni. Francesco e Giovanni, solerti come sempre, che ridevano pure loro ai nostri aneddoti. Tanina che parlava dei suoi viaggi. Ad un certo punto, mi sono fermata ad osservarli. Quanto erano belli! Mi veniva da piangere per la contentezza. “Un libro da bere” era giunto all’ultima puntata del 2018. Una puntata che avrei dovuto assolutamente narrare. Il finale, poi, degno di una storia a parte. Tanina ha elencato le benefiche virtù dello sciroppo al Sambuco e ne ha fatto dono ad alcuni di noi. Vi assicuro che è un elisir miracoloso!

    “Un libro da bere” è stato un successo che tornerà il prossimo anno. In nome dell’amicizia, della passione e di quella carica umana che salverà il mondo dall’arida superficialità. Grazie di esserci stati; ci ritroviamoalla prossima puntata!Stay tuned and Cia Putemu fari!

    Lisa Bachis

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