CASALVECCHIO SICULO. IV EDIZIONE DELL’EVENTO ORGANIZZATO NELLA BASILICA DEI SS. PIETRO E PAOLO. IL PUNTO SULLE INIZIATIVE LANCIATE NEL 2017 E LE NUOVE PROSPETTIVE DI STUDIO

CASALVECCHIO SICULO. IV EDIZIONE DELL’EVENTO ORGANIZZATO NELLA BASILICA DEI SS. PIETRO E PAOLO. IL PUNTO SULLE INIZIATIVE LANCIATE NEL 2017 E LE NUOVE PROSPETTIVE DI STUDIO In evidenza

Si è tenuta giovedì 21 giugno, alle ore 17.30, la IV edizione di “Miti, Poeti, Sogni, Pittori e Santi nella Vallle d’Agrò, la riscoperta del Genius Loci nel Solstizio d’estate”, l’incontro ideato e coordinato da Ketty Tamà e organizzato dal  Lions Club Letojanni-Valle d’Agrò, in collaborazione con Archeoclub Area Ionica Messina ed il Comune di Casalvecchio Siculo.

Momento centrale della manifestazione è stato l’intervento del monaco ortodosso Alessio Mandanikiotos, dell’eremo di S. Lucia del Mela, su “…e lo Scriptorium riprende vita: dialogo sui nove manoscritti medioevali dell’Escorial”, che Lions, Archeoclub, comune e volontari hanno fatto rientrare in formato digitale lo scorso anno. Libri che dal 1014 in poi erano stati realizzati proprio nell’abbazia dei SS. Pietro e Paolo d’Agrò, in greco antico, ed alcuni annotati in latino. Gli occhi infuocati di entusiasmo di Padre Alessio hanno illustrato a quelli sorpresi e attenti di Ketty Tamà i segreti di quei “segni” che si sono fatti Parola, attraverso il monaco che ha tradotto salmi e preghiere, spiegato simbolismi, rievocato vicende, ricollocato contesti storici. Ridato vita a quelli che fino a mercoledì erano dei “segni” su un file. Una vera festa, di luce e cultura, col vangelo greco posto al centro della basilica pian piano scalato dai fasci di luce del solstizio che penetravano dalle finestre.  E per i libri medievali fissate le prossime tappe: continuare con l’aiuto di Padre Alessio lo studio e la decriptazione dei testi e nel frattempo trovare un modo più coinvolgente per proiettarli, per studiali e fruirli presso l’Abbazia, oltre al totem già installato al suo interno.

La serata era iniziata con un altro tema, la “La galleria di Postoleone: Memoria di Pietra, di Prigionia e di Solidarietà”, di cui è occupato il presidente di Archeoclub Area Ionica Messina, Filippo Brianni. Una storia “mutuata” da uno studio di Carmelo Smiroldo(di cui è stata proiettata un’intervista rilasciata ad una Tv nazionale), custode del museo di Naxos, scomparso nel gennaio 2015. Le ricerche di Smiroldo hanno consentito di scoprire come durante la prima guerra mondiale lo scienziato letojannese Francesco Durante ottenne dal generale Ciancio di Piazza Armerina l’assegnazione nella valle del Ghiodaro di 300 prigionieri austriaci, i quali scavarono nella roccia la galleria ancora oggi utilizzata lungo la strada provinciale n. 11, ai confini dei comuni di Letojanni, Gallodoro e Mongiuffi Melia. Durante la loro permanenza quei ragazzi furono trattati bene delle persone del luogo e della madri di soldati al fronte le quali speravano che lo stesso trattamento fosse riservato ai propri figli. Ne nacque pure una storia d’amore, sintetizzata da Smiroldo in una poesia.

Ma Postoleone è importante anche perché si trova sull’antica via romana, di cui hanno parlato, oltre a Brianni, anche la Tamà e lo storico casalvetino Franco Nicita, nella relazione  “la ricerca dell’Antica Via tra la Vallis Aurea ed il VicumAgrillae: percorso di Miti e di Meraviglia”. Questa strada collegava Milazzo e Messina a Taormina e che nel comprensorio jonico “scendeva” proprio da Casalvecchio, guadava l’Agrò con un ponte nei pressi dell’abbazia, raggiungeva la zona dell’attuale sito archeologico di Scifì e si inerpicava a Margi e poi fino a Taormina. Come hanno chiarito i relatori,alcuni tratti di quella strada sono visibili, altri sono stati identificati, soprattutto in contrada Margi di Gallodoro, durante dei sopralluoghi insieme a Giovanni Curcuruto e Mauro Brianni, i quali prospettano anche ipotesi di fruizione turistica.

Soddisfazione per lo spessore culturale raggiunto dall’evento è stata espressa dal sindaco di Casalvecchio Siculo, Marco Saetti, e dall’assessore Marcella Russo. L’impegno comune è ora quello di dar vita ad un luogo in questi testi digitali possano essere proiettati, fruiti e studiati.

 In coda all’evento è stata consegnata una targa ricordo ai volontari che hanno collaborato, anche economicamente, col comune, Lions ed Archeoclub per l’acquisizione dei libri dell’Escorial: Pippo Triolo, Francesco Celi, Santino Puzzolo, Carmelo Cutrufello e Paola Rifatto. Una targa è stata consegnata anche alla famiglia di Filippo Miano, il socio Lions improvvisamente venuto a mancare alcuni mesi fa. Peraltro, il “solstizio” ha fatto anche quest’anno da scenario al passaggio di consegne tra i presidenti Lions, con Francesca Celi che ha preso il posto dell’uscente Anna Bene.

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    “Con Carmelo Smiroldo avevamo concordato di svelare questo segreto il 28 luglio 2018, il giorno del Centenario della galleria. Ed oggi, che lui non c’è più, io mantengo questo impegno”. Giovanni Curcuruto, storico del Ghiodaro e socio Archeoclub ha poco tempo per emozionarsi. Respira forte l’aria che arriva da una finestra aperta della sala del Marchesato di Melia e continua. Anche perché la sala, stracolma, attende di sapere. E lui non vede l’ora di dire: “Sotto la galleria di Postoleone si trovano piccoli ambienti utilizzati dai 300 prigionieri austriaci che la costruirono. Ecco, ve l’ho detto!” Poi chiarisce. “Nel 1988 dei discendenti tirolesi di quei prigionieri vennero a Melia, mi mostrarono una foto in cui si vedevano questi ambienti, piccoli, delle stanze ricavate nella roccia. Per anni non riuscimmo a comprendere dove si trovassero. Poi, quando si fecero i lavori della fognatura, un operaio ancora vivente, mi disse che sotto la strada aveva visto e aperto una botola e c’erano degli ambienti: dalla sua descrizione degli interni, mi fu facile ricondurli a quella foto che mi avevano fatto vedere anni prima. Purtroppo la ditta ricoprì tutto e con Carmelo abbiamo provato a cercare un modo di entrarci, anche dal costone, ma senza successo”.

    Il mistero svelato delle stanze sotto la galleria di Postoleone è stato dei tanti momenti importanti vissuti sabato sera a Melia, in occasione dell’incontro “Postoleone, una galleria di prigionieri e misteri”, organizzata per il centesimo anniversario dell’apertura della galleria. “Da oggi – ha detto Filippo Brianni, presidente di Archeoclub Area Ionica, l’associazione che ha organizzato il convegno – partono due impegni, da condividere con le associazioni interessate, prime fra tutte Lions, Gruppo Alpini e Croce Nera d’Austria, e le istituzioni: trovare i documenti che confermino le tradizioni orali sulla storia della galleria, anche relative alle novità rese note da Curcuruto; realizzare il parco tematico della Pace bilingue auspicato da Carmelo Smiroldo, affinché Postoleone diventi un riferimento di pace e possa valorizzare le proprie caratteristiche storico culturali che rendono la zona tanto unica quanto poco conosciuta”.

    E la storia della galleria - raccontata da Curcuruto – si colloca nella prima guerra mondiale, quando venne chiesto a Durante un intervento per un avere collegamento monte-mare sul Ghiodaro, di fatto inesistente. Durante intervenne presso un generale e furono inviati 300 prigionieri austriaci che realizzarono il muro di contenimento e poi la galleria, scavando nella pietra per diversi anni, pagati e trattati bene dalla popolazione locale. Attorno alla presenza di quei ragazzi, non sono mancati gli aneddoti e le leggende, alcune a “tinte rosa”.

    Una storia di pace e sviluppo in mezzo a guerra e macerie, che è stata ricordata anche da Giuseppe Minissale della sezione Alpini di Messina e dal giornalista Domenico Interdonato, rappresentante dell’associazione Croce Nera d’Austria, la quale ha consegnato una corona  di fiori con i colori della bandiera austriaca posta, alle 18, accanto alla corona di alloro col tricolore all’ingresso della galleria, dove le tre amministrazioni confinanti in quel luogo hanno realizzato una targa, scoperta proprio sabato (presenti: Leonardo e Marcello Longo, Mongiuffi Melia; Alfio Currenti e Antonella Bartolotta, Gallodoro; Alessandro Costa e Teresa Rammi, Letojanni).

    Poi il convegno, moderato da Ketty Tamà, socia Archeoclub e anche Lions Letojanni-Valle d’Agrò è entrato nel vivo. La Tamà ha evidenziato come “i desideri espressi nella basilica di S. Pietro Paolo d’Agrò si realizzano: poco più di un mese fa, durante l’evento per il Solstizio, abbiamo auspicato ciò che oggi si sta facendo”.

    Dopo i saluti istituzionali dei rappresentanti dei comuni (presenti anche Orlando Russo di Castelmola e Concetto Orlando di Roccafiorita) e delle associazioni (Marilena Moschella ha letto un messaggio del presidente Lions, Francesca Celi, recentemente colpita da un lutto familiare), ha aperto i lavori Filippo Brianni, “con un ringraziamento privilegiato stavolta agli assenti”, ha detto introducendo il video di un intervista su Postoleone a Carmelo Smiroldo, lo studioso morto nel gennaio 2015. Poi Brianni ha illustrato le ragioni dell’iniziativa e i prossimi passi di Archeoclub per la valorizzazione della galleria.

    La “Prima guerra con gli occhi del comprensorio”, è stata descritta da Ninuccia Foti, presidente dell’Osservatorio Beni Culturali Valli Joniche e dei Peloritani e curatrice di una ricerca sui caduti e le storie della prima guerra mondiale, sfiorando anche Capo Taormina e Postoleone (“che va valorizzata– ha detto la Foti – essendo peraltro inserita nella lista dei luoghi siciliani della memoria della prima guerra mondiale”).

    Enzo Andò ha delineato la figura dello scienziato Francesco Durante e il suo enorme impatto sulla vita culturale, sociale e politica nazionale e di “questo comprensorio, che lo adorava e ne seguiva le indicazioni”.

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    Un incontro con le protagoniste di due importanti “ritorni a casa” di opere d’arte siciliane. Serena Raffiotta, brillante archeologa indipendente, interverrà su “Morgantina, la casa degli Dei”. Morgantina è l’area archeologica greca che si trova nel territorio di Aidone, oggetto nel corso dei decenni di continue visite di tombaroli che hanno fatto razzia dei suoi tesori: statue, oggetti, monete, pietre, strutture. Tesori piazzati al mercato nero dalle “archeomafie” e poi letteralmente “riciclate” anche in strutture museali prestigiose. È il caso della statua della statua della testa di Ade, che era finita al Paul Getty Museum e anche grazie alla scoperta che la Raffiotta illustrerà durante la conferenza è stato possibile individuarla e riportarla ad Aidone. Nello stesso museo aidonese è esposta anche la Dea di Morgantina. Anch’essa era finita illegalmente al Paul Getty Museum di Los Angeles e restituita dopo una dura battaglia delle autorità italiane, con il prezioso supporto di Archeoclub d’Italia nel cui consiglio nazionale, ai tempi, vi era anche Santino Mastroeni di S. Teresa di Riva. Proprio in queste settimane la Dea è nuovamente al centro di una proposta di trasferimento seppur temporaneo che sta trovando la ferma opposizione anche di Archeoclub.

    La seconda storia di “ritorni” è orma abbastanza conosciuta in zona. La racconterà Ketty Tamà, architetto, socia Lions (di cui è stata presidente) ed Archeoclub. Lei è la protagonista del rientro presso la basilica dei SS Pietro Paolo d’Agrò di nove libri  scritti dai monaci basiliani in quel monastero e finiti alla biblioteca dell’Escorial di Madrid, dove si trovano ancora gli originali, essendo rientrati i testi in formato digitale e visibili oggi grazie ad un totem. La Tamà parlerà anche dei progetti in corso per fare in modo che lo scriptorium, la biblioteca, del Monastero di Casalvecchio Siculo possa rivivere.

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    Modera l’incontro, Mariapia Crisafulli, giovanissima scrittrice e direttore artistico del Pacolo Letterario Salvatore Quasimodo.

     Previsti anche gli interventi di saluto del sindaco del comune di S. Teresa di Riva Danilo Lo Giudice, della vice Annalisa Miano e del presidente dell’Osservatorio dei Beni culturali dell’Unione dei Comuni, Ninuccia Foti.

     

    Chiuderà i lavori il presidente Archeoclub Area Ionica, Filippo Brianni.

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