La seconda edizione di “NOÀ Borgo Aperto” e l’incantevole borgo di Novara di Sicilia

La seconda edizione di “NOÀ Borgo Aperto” e l’incantevole borgo di Novara di Sicilia

Sabato 28 luglio, si è svolta a Novara di Sicilia la seconda edizione di NOÀ Borgo Aperto”, evento multiculturale, in uno dei “Borghi più belli d’Italia”, dove è andata in scena la Cultura in ogni sua espressione: dalle visite ai musei ed alle chiese, con il teatro, la musica, l’arte e la letteratura. L’evento che già l’anno precedente aveva goduto di notevole successo è stato organizzato e promosso dall’Amministrazione comunale, dalla casa editrice Giambra Editori insieme alla collaborazione diverse associazioni culturali. Tra le associazioni coinvolte anche il circolo culturale “Pennagramma”, rappresentato dallo scrittore Mario Cunsolo, dallo scrittore Claudio Basile, dalla poetessa Rosalda Schillaci e dalla scrittrice Lisa Bachis in veste di relatore. Gli autori hanno presentato i loro testi nella graziosa cornice di piazza Duomo. Rosalda Schillaci con la silloge poetica “Infiniti Definiti” (Algra ed.) relatore Chiara Schillaci; Claudio Basile con “Ultimo gate” (edito sempre da Algra) relatore Angela Pantano; infine, Mario Cunsolo con “L’orizzonte nascosto della bellezza” (edito da Leonida) relatore Lisa Bachis. Gli scrittori del circolo “Pennagramma” hanno ringraziato, in particolare, il Sindaco Gino Bertolami e Angela Pantano, consigliere comunale e strenua sostenitrice dell’evento, per la squisita accoglienza.

Ciò che caratterizza “NOÀ Borgo Aperto” è l’intento di aprire ai visitatori il borgo, nell’ottica del museo diffuso, per rendere accessibile al pubblico una parte importante dell’immenso patrimonio di Novara di Sicilia. Infatti sono stati resi fruibili il duomo di Santa Maria Assunta, la chiesa di Sant’Antonio Abate, la chiesa di San Nicola, la chiesa di San Francesco, il Tesoro del Museo del Duomo, la Cripta con la visita delle Mummie (ingresso con contributo), il Museo territoriale di Palazzo Salvo-Risicato sezione geologica, il Museo etno-antropologico di Piazza Michele Bertolami, il Museo di tradizioni agro-silvo-pastorali, il Teatro Riccardo Casalaina, gioiello del XVIII secolo ancora in piena attività. Una particolarità di questo teatro, è che ogni Carnevale secondo consolidata tradizione, vengono tolte le poltroncine e la sala viene trasformata in sala da ballo.

Ma la città è un luogo pieno di storia ed atmosfere di altri tempi. Qui, anche i profumi ed i suoni riportano indietro ad un tempo antico. Un tempo più lento, più a misura d’uomo, legato ai ritmi della Natura. Novara si trova al confine tra Nebrodi e Peloritani e fa parte del vasto territorio della Città metropolitana di Messina. Il nome deriva dal greco Noà, “maggese”: la pratica agricola (che anticamente si svolgeva nel mese di maggio), adottata specie nell’agricoltura estensiva e nei paesi aridi e sub-aridi, consistente nel sottoporre a una serie di lavorazioni un terreno tenuto a riposo, per prepararlo a una successiva coltivazione di cereali. Fu Novalia per i Romani, con lo stesso significato e si trasformò in Nuah durante la dominazione araba. Tornata cristiana, fu chiamata Nuaria sino a diventare la Novara di oggi.

Altra particolarità è il dialetto che qui si parla: il gallo-italico, conservatosi e giunto sino a noi dalla dominazione normanna. Tra il 1061 e il 1072, i Normanni conquistarono la Sicilia, e feudalizzandola la resero di nuovo cristiana. Fu fatta giungere una colonia di emigrati, che muovendosi dalla Pianura padana e dalla Liguria, trovò rifugio qui e nei paesi vicini, come Nicosia, Sperlinga e San Fratello. Il gallo-italico, è custodito e tramandato come segno di identità locale.

Sentir parlare le persone del luogo in dialetto, è sentir risuonare l’eco di voci antiche che si fanno ode in queste valli boschive. Un esempio è dato dai numerosi proverbi, raccolti in un volume di recente stampa, a cura di Salvatore Sofia, pubblicato dalla Fondazione Mudima, di cui se ne riporta uno: «A gallea chi camea, si ricogli ca bozza chiea», che tradotto è «La gallina che cammina, si ritira con il gozzo pieno».  

Novara di Sicilia ha la struttura del borgo medievale, con segni del Barocco. Le vie sono fatte di un acciottolato chiuso ai bordi da arenaria locale. Ingegnosa opera di generazioni di scalpellini, mestiere tramandato di padre in figlio. L’altra pietra locale è il cipollino di un rosso marmoreo, presente in numerosi monumenti del borgo. Ma torniamo al periodo normanno e alla devozione per Sant’Ugo, il patrono di Novara.

Durante “NOÀ Borgo Aperto” è stato possibile ammirare alcuni reliquari finemente lavorati. Le cassette furono portate da Sant'Ugo al suo arrivo tra 1137 e il 1340. Contenevano reliquie, vetrini di santi lavorati in oro e cristallo di rocca. Esse sono conservate nella sala espositiva del “Tesoro del Duomo”. E Sant’Ugo è il fondatore della più antica Abbazia cistercense della Sicilia.

 

 

L’antica Abbazia di S. Basilio viene fondata intorno al 1140, dopo la pace fra il Papa Innocenzo II e Ruggero II, in presenza di S. Bernardo, avvenuta a Salerno nel 1139. In questo periodo Ruggero il normanno chiedeva a S. Bernardo di fondarvi un monastero. Bernardo non potendo presenziare a causa delle precarie condizioni di salute, inviava Padre Ugo, di origini francesi, che con 12 monaci cistercensi approdava a Palermo, per poi portarsi nell`ex feudo di S. Basilio ed edificare un monastero. Dell’intero complesso monastico, primo del genere in tutta la Sicilia, insieme ai ruderi resta la Regia Chiesa Abbaziale di Santa Maria La Noara. Il Monastero fu abitato fino al 1659, ed in seguito i monaci si trasferirono nel nuovo monastero fondato nel borgo. L’area prescelta fu quella su cui oggi insistono l’attuale chiesa abbaziale di S. Ugo e l’Istituto Antoniano del Santo Annibale Maria di Francia.

Novara di Sicilia è altresì famosa per il suo formaggio il Maiorchino, fatto con latte di pecora e dal sapore particolare. Il nome deriva dalla Maiorca o Mjorca un grano tenero antico a chicco bianco e a maturazione veloce, coltivato da secoli in Sicilia poiché resistente e cibo per uomini ed animali.

Il formaggio e la tradizione pastorizia attiva ancora adesso, e parte dell’economia di questo delizioso borgo, la citazione dei grani antichi, ci rimandano ad un’altra delle attrattive di Novara: la possibilità di visitare un antico mulino. Si tratta del Mulino Giorginaro in contrada Sottana, che risale al 1690 su una costruzione ancora più antica. Il mulino è “a ruota orizzontale”. Restaurato nel 2001, è perfettamente funzionante. Suggestiva è la visita in un luogo dove orti, pergolati e la valle immersa nel verde regalano pace e frescura.  La guida che, userà i termini “gallo-italici” per spiegarvi il funzionamento, è Mario affannato. Mario vi regalerà storia e poesia; amore e gioia per ciò che fa. Lui, è uno scalpellino dunque esercita uno dei mestieri più antichi di Novara di Sicilia ma ha deciso di prendersi cura di questo luogo, riportandolo alla vita e trasmettendo sapienti conoscenze a chiunque abbia voglia di ascoltarlo. Mario è gentile e vi dirà che fa il mugnaio. Ma nel suo orizzonte c’è anche il desiderio di riportare la coltivazione dei grani antichi a Novara che insieme al funzionamento del mulino, sono un esempio di agricoltura e lavorazione del grano ecosostenibile.

Non vi resta quindi altro da fare che informarvi e fare una visita ad uno dei gioielli della nostra isola: Novara di Sicilia.

 

(FOTO CREDIT ANTONIO GIUFFRIDA)

000
Letto 590 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Banner bottom

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Per acconsentire all’uso dei cookie clicca su per maggiori informazioni clicca QUI