Quell'Ultimo Gate di Claudio Basile

Quell'Ultimo Gate di Claudio Basile In evidenza

Domenica 11 novembre, Claudio Basile è stato ospite al penultimo appuntamento di “Un libro da bere”, in programma per il 2018. L’accoglienza riservataci dallo staff de Il Vicoletto Wine Bar di Taormina, la magia di un incantevole angolo immerso nella storia della città ionica, che rievoca pagine di vita del periodo greco-romano, hanno reso il pomeriggio gradevole e l’incontro partecipato.

Claudio Basile è un avvocato catanese che ha espresso profonda passione per la letteratura e per i testi, cimentandosi nell’arte di scrivere. Posso confermare che questa pulsione verso l’esercizio della narrazione, doveva essere espressa perché Basile è un abile narratore. Sono convinta che, in parte, questa spinta gli provenga anche dal suo lavoro. Gli avvocati, a mio avviso, hanno potenzialità da scrittori dato che attraverso l’uso del diritto e dell’eloquenza, accompagnati da una prosa che assume tratti di teatralità, possiedono una lucida capacità di analisi del mondo e delle persone che lo popolano. In fondo, sono a metà tra lo psicologo e il confessore. Basile, però,pur ribadendo la sua appartenenza all’ordine e non rinnegando la sua professione, prende volutamente le distanze da un certo ambiente. In effetti, chi leggerà il primo testo dell’autore,Oro colato, edito da Algra nel 2015, si imbatterà in quello che ho definito come “un breve ritratto d’autore”, un brano in cui si delinea in parte, il modo d’essere di Basile:

«In primo luogo per una mia naturale riluttanza a frequentare l’ambiente giudiziario al di fuori del contesto di lavoro: cioè le aule di udienza in occasione della celebrazione delle stesse o le cancellerie del Tribunale per la predisposizionee il deposito degli atti necessari alla conduzione della controversia. Non appartengo al novero dei colleghi che frequentano il Tribunale per intrattenere relazioni fra loro (gli avvocati sono a mio parere infrequentabili perché hanno l’abitudine, come i medici, di parlare esclusivamente di lavoro e poi perché non amano condividere la propria vita professionale)».

Claudio Basile è un libero professionista del mondo legale ed è uno scrittore, che ha già dato e continuerà a dare grandi soddisfazioni ai lettori. Ha uno stile pulito, chiaro, non ridondante, ma chirurgico. Uno stile che seziona i complessi aspetti della psiche umana e della società in cui operano i protagonisti delle sue opere.

In Ultimo Gate, edito quest’anno sempre da Algra, lo scrittore raggiunge quella compiutezza e quella maturità,presenti in modo embrionale in Oro colato. Anzitutto, pur se la vita dello scrittore lascia una scia impercettibile nel tessuto narrativo, vi è la raggiunta consapevolezza del distacco dal proprio vissuto, per andare a far visita ad altri luoghi e ad altrettante vite. Ultimo Gate, ha un linguaggio che non sbrodola e un impianto narrativo compatto, essenziale; non sfilacciato. Tutto si allontana e riunisce in un non-luogo: l’aeroporto. Incrocio di umori, occhi, pelli diverse, umanità che transitano come nomadi di questo allucinato millennio, in differenti direzioni. L’aeroporto è come un fugace centro dove esplodono vie di fuga dettate da partenze, ripartenze, addii e dichiarazioni di amore. Storie di uomini e di donne che si allontanano o si ritrovano. L’aeroporto, il non-luogo, dove trovano spazio tutti i luoghi del mondo. Un universo originato dal big bang di milioni di vite. Un transito di esistenze, che in un lampo brillano per poi spegnersi nell’atto di lasciare il gate. Un cancello, una porta, che si apre e si chiude ed è soglia. Confine e varco di destini che si intrecciano in trama, e come scrive lo stesso Basile, in cui «ognuno dei lettori di questa storia vi si ritroverà, suo malgrado, partecipe e presente».

In questo, sta l’efficacia di un testo che ha colto nel segno – e Ultimo Gate ha fatto centro – cioè abbandonare l’autore e consegnarsi al lettore, il quale resosi prigioniero volontario, avrà come pressante desiderio, riconsegnarlo a sua volta agli altri. Opera nuova perché ogni lettore che assorbe e matura il testo, ne fa una “traduzione che un po’ tradisce l’originale”, volendo liberamente citare Walter Benjamin.

Ultimo Gate, si svolge tra tre luoghi ben definiti e con struttura e identità chiare: Palermo, Roma e Milano. Tre grandi città, con storie stratificate, dove i protagonisti del testo si muovono, vivono, muoiono. Si tranciano nel corpo,ricomponendosi in nuove membra e nuove manifestazioni dei sentimenti. È un viaggio, fatto di intrecci sentimentali e sostanziali. Michele l’urbanista palermitano e la moglie Elena: vittime di un rapporto stereotipato che scivola verso civili maniere per non nuocere alle convenzioni sociali di una certa borghesia. Un matrimonio che vive una vita fatta di apparenza per amore di Giorgia, la figlia. Fatalità, dramma, Giorgia che calpesterà tanti pavimenti di vari aeroporti, perché ha deciso di fare la giornalista,diventando un’inviata nelle zone di guerra. Ferite mai chiuse che si accomodano sulle panche delle sale d’attesa. Dagli ospedali agli aeroporti. Vite che si rigenerano come quella di Michele,in una spessa dimensione affettiva, nata dal rapporto con Cristina. Cristina, l’altra, che nella distanza che copre Palermo-Milano, diventerà la nuova compagna di Michele. Elena presenza costante e apparentemente marginale, ma filo che tutto unisce. Persino nella tragica assenza che sigillerà sensi di colpa e accuse di tradimenti. Ultimo Gate è un omaggio ai sentimenti, alla vita a dispetto della morte, all’essere umani nonostante lo sbrandello dei rapporti attuali. Ultimo Gate è un omaggio alle donne e a quelle pari opportunità tanto spesso declamate e poco attuate. Un omaggio – aggiungo – che solo un uomo che sa ascoltare e osservare è in grado di fare.

Il climax è raggiunto con “l’ultimo gate” di Baàsima «la giovane della manifestazione di Piazza San Babila, della figlia ferita e dell’aiuto che le ha dato in quell’occasione concitata e drammatica».

Donne che incrociano altre donne. Portatrici di valori e custodi di vita. Basile ha raccolto, in tutta la densa brevità di questo romanzo, il senso di ciò che conta davvero nella vita di ciascuno di noi: l’esserci e l’amare. La vita che si trasmette dopo la morte attraverso i nostri figli, con le nostre azioni. Ultimo Gate sembra solo in apparenza mancare di qualcosa. L’apparente incompiutezza invece è come quell’ultimo gate: chiude ed apre a nuove possibilità. Il romanzo prende forma dentro a un mondo carico di gente, talmente presa dalla rincorsa “del meglio che deve ancora venire”, da non accorgersi che “il meglio” lo ha spesso sotto il naso. Un mondo stretto in una morsa di conflitti che stanno facendo perdere il senso dello stare al mondo. Ecco, io vedo quella speranza in Baàsima e la vedo in Giorgia, la più grande eredità che un genitore possa lasciare: un figlio. Loro sono il dono più prezioso di quella nuova umanità che Claudio Basile in Ultimo Gate ci restituisce, per farcene noi stessi ambasciatori.

Lisa Bachis

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