Foto di Oreste Lo Basso Foto di Oreste Lo Basso

“Etna ‘ngeniousa” all’ultimo appuntamento 2018 di “Un libro da bere” In evidenza

Domenica 18 novembre, si è chiusa la stagione 2018 di “Un libro da bere”. I ragazzi de Il Vicoletto Wine Bar di Taormina, sono i primi che desidero ringraziare. Quando gli proposi l’idea di un aperitivo letterario, un po’ fuori gli schemi, in un luogo dove poter chiacchierare di libri, arte, cultura, seduti al tavolo di un localino, Francesco Privitera e Giovanni Elia hanno sostenuto il progetto. Desidero ringraziare Alessandra Caltabiano titolare di Narcisse Profumi Taormina. Anche lei entusiasta, perché ha visto quanta passione ci stessi mettendo. Ringrazio il circolo letterario “Pennagramma” per aver patrocinato l’iniziativa insieme all’associazione “Etna ‘ngeniousa”. Ringrazio Caterina Lo Presti per la grafica e le locandine, senza dimenticare Antonio Sterrantino che ha fornito l’amplificazione. Un “grazie speciale” va al giornale “JonicaReporter” e al direttore Valeria Brancato, amica dal cuore grande.

L’apertura di questo articolo è canonica, come introduzione va bene. Adesso però mi tocca cambiare registro perché raccontare ciò che è accaduto domenica 18, è compito di un narratore.

Ero nervosa, domenica. Non stavo neanche tanto bene fisicamente, e il mio fisico acciaccato dettava, in parte, i ritmi dell’umore. Per me “Un libro da bere” non è stato soltanto un modo per far tornare a sentire la mia voce, a Taormina, dopo un lungo periodo di assenza. Il mio, sin dall’inizio, è stato un regalo – l’ennesimo – alla mia Città. Desideravo offrire uno spazio a chi, noto e meno noto, desiderava aprirsi alla conversazione spontanea sul complesso mondo della letteratura, e non solo. Non volevo essere un impiccio per altri. Anzi, per evitare, polemiche e diatribe, ho scelto di investire energie e soldi miei per far partire il progetto. Non ho chiesto spazi pubblici e persino nella scelta del giorno – la domenica – e dei periodi, ho fatto in modo di non andare a inserire eventi, sovrapponendoli a quelli di altri. Ho mantenuto un atteggiamento rispettoso verso tutti. Il mio desiderio è sempre stato quello di dare un contributo. Devo dire che la formula proposta, è piaciuta tanto. Sono felicissima quando i miei ospiti mi dicono che si sono sentiti circondati da calore e gioia come fossero in famiglia. Si può parlare di libri e cultura, ovunque, io ho scelto di farlo a modo mio. “Un libro da bere”, partito a gennaio di quest’anno, è stato un percorso bellissimo, carico di umanità. Mamma mia, quanti cuori ho sentito battere durante gli incontri! Quante esperienze abbiamo condiviso. “Un libro da bere” tornerà, a marzo 2019, con un calendario già pieno. Io e i miei amici, quelli che mi sono accanto in questa avventura, abbiamo deciso di scommettere su questi incontri e sul luogo.

Il Vicoletto Wine Bar, per me, non è solo un locale accogliente in un angolo suggestivo di Taormina; è un punto di riferimento nel mio quotidiano. Un luogo del cuore. Vado a prenderci il caffè o l’aperitivo, oppure ci faccio uno spuntino veloce e sono tra amici. Ecco, ciò che desideravo! “Un libro da bere” è un modo per trasmettere amicizia e solidarietà. Condividere passioni e delusioni. La cultura e i libri non sono termini astratti, ma sono carne e sangue di persone. “Un libro da bere” è il mio contributo ad “Essere più Umani”.

Domenica era la chiusura. L’ultimo incontro. Ero contentissima perché i ragazzi di “Etna ‘ngeniousa” erano gli ospiti. Quanto affetto ho per queste meravigliose persone! Matilde Russo ed Oreste Lo Basso, la mamma e il papà di “Etna n’geniousa” ospiti a “Un libro da bere”. Matilde avrebbe introdotto, illustrando le attività dell’associazione. Oreste avrebbe preso spunto dall’Atlante Geografico De Agostini per parlarci del viaggio e dei viaggi come forma di conoscenza. Avevamo predisposto tutto. Il cocktail era un nero dell’Etna e c’era anche una sorpresa. Oreste ed io avremmo omaggiato lo scomparso Stan Lee, il papà di tanti supereroi, parlando del mondo dei fumetti.

Inviti a raffica; promemoria. Tanti assensi e numerose assenze. Stavolta, troppe! Inutile dire, che sì, ci sono rimasta male. Non per me, s’intende, ma per loro. Ho provato profonda vergogna. Mi sono scusata. E vi assicuro che anche Francesco e Gianni erano dispiaciutissimi. Quando ti aspetti tanta gente, perché sai che alla chiusura di un evento, ci saranno tutti. Quando sai che gli amici ci saranno, per forza, perché per te è importante. Quando sai…

Che fare? Ero dispiaciuta perché anche Matilde e Oreste, reduci da intense giornate di lavoro erano lì “perché mi vogliono bene” e per “la Bachis si fa”. Stavamo tutti male. Matilde con la tosse, Oreste raffreddato cotto. Io piena di dolori e con gli occhi lucidi di febbre. Sì, avevo la febbre domenica! Ridevamo perché sembravamo un lazzaretto e poi stavamo, lì, in attesa che qualcuno arrivasse.

Ho imparato che fa parte del gioco e che se ci si impegna e si offre un servizio, ci si deve essere fino alla fine. Sono stata ricompensata anche stavolta. È venuto Enrico, è venuta Sara e poi si è aggiunta Tanina. Eravamo pochi, ma eravamo giusti per apparecchiare una tavola. Ci siamo seduti insieme. Chi ha ordinato il vino, chi ha preso un digestivo, o la camomilla. Biscotti e stuzzichini, “Un libro da bere” ha preso ritmo. Io ho ordinato del Marsala. Le risate, le battute. Ci siamo raccontati, abbiamo condiviso percorsi di vita. La cultura si è sapientemente mescolata alle nostre umane esperienze. Eravamo amici felici di esserci. Matilde col vino e la bruschetta. Io che rubavo i biscotti con la Nutella a Oreste. Sara che faceva domande su tutto. Enrico che rideva, ci guardava e chiedeva informazioni. Francesco e Giovanni, solerti come sempre, che ridevano pure loro ai nostri aneddoti. Tanina che parlava dei suoi viaggi. Ad un certo punto, mi sono fermata ad osservarli. Quanto erano belli! Mi veniva da piangere per la contentezza. “Un libro da bere” era giunto all’ultima puntata del 2018. Una puntata che avrei dovuto assolutamente narrare. Il finale, poi, degno di una storia a parte. Tanina ha elencato le benefiche virtù dello sciroppo al Sambuco e ne ha fatto dono ad alcuni di noi. Vi assicuro che è un elisir miracoloso!

“Un libro da bere” è stato un successo che tornerà il prossimo anno. In nome dell’amicizia, della passione e di quella carica umana che salverà il mondo dall’arida superficialità. Grazie di esserci stati; ci ritroviamoalla prossima puntata!Stay tuned and Cia Putemu fari!

Lisa Bachis

000
Letto 176 volte

Articoli correlati (da tag)

  • Taormina. Gianluca Granieri apre l’edizione 2019 di “Un libro da bere”

    Domenica 24 marzo, alle 18:00, torna “Un libro da bere”, giunto alla sua seconda edizione. L’aperitivo letterario, a cura e con Lisa Bachis, tornerà ad ospitare nell’accogliente cornice offerta da Il Vicoletto Wine Bar, in Vico Zecca a Taormina, scrittori, artisti e appassionati della letteratura e del Bello. Il clima, quello di sempre: informale e intimo. Una chiacchierata con gli ospiti, sorseggiando un aperitivo.

    L’autore, che aprirà questa seconda edizione, è Gianluca Granieri. Catanese di adozione, poliziotto per professione. Un innamorato delle tradizioni storiche e culturali, non solo della città etnea ma dei luoghi in cui ama recarsi. Spinto da notevole curiosità e ricco di fervida immaginazione, a Taormina, presenterà il suo primo testo Un milanese a Catania, edito da Lampi di Stampa, e giunto alla terza edizione nel 2018.

    «Una narrazione che mescola autobiografia e report. In "Un milanese a Catania", l’autore sceglie di mettersi in gioco "in prima persona". Infatti il protagonista è lo scrittore medesimo, il quale durante una delle sue passeggiate mattutine a Catania – esercizio fisico e mentale – incontra Ambrogio, un signore milanese, anch’egli catanese d’adozione. Pur se Ambrogio, come si scoprirà presto, ha una visione “lombarda” di come debba trattarsi una città». Così scrive Lisa Bachis, che ha curato la prefazione alla terza edizione.

    Sponsor di “Un libro da bere”, èIl Vicoletto Wine Bar. L’evento gode, inoltre, del patrocinio dell’associazione “Etna ‘ngeniousa” e quello del Circolo letterario “Pennagramma”. Media partner è il giornale online “JonicaReporter”. Grafica e locandine sono a cura di Caterina Lo Presti “FDD”; l’amplificazione è a cura di Antonio Sterrantino.

  • Conversazione con Rocco Bertè. “La fotografia è tecnica o emozione?”

    Ascoltare e confrontarsi con Rocco Bertè, è sempre un grande piacere. Fotografo professionista dagli anni Novanta, ha la capacità di coinvolgere chi lo ascolta senza imporre alcuna presunzione professorale. Anzi, mantiene inalterata quella naturale timidezza che lo contraddistingue, e aggiunge reale emozione a ciò che dice quando parla di fotografia. Sabato 23 febbraio, all’Excelsior Palace Hotel di Taormina, “Fidapa Taormina” – in collaborazione con Roberto Mendolia e l’associazione fotografica “Taoclick” – ha invitato Rocco Bertè a tenere l’incontro,FOTOGRAFIA-Tecnica o Emozione?

    Un pomeriggio per conversare di fotografia, in un ambiente accogliente e confortevole, concedendosi un gradevole “tea time”. La presenza di appuntamenti culturali, che offrono la possibilità di creare un ambiente da caffè letterario, è diventata, in questi anni, una piacevole consuetudine a Taormina; e Fidapa ha da sempre mostrato notevole sensibilità ed attenzione per la cultura e la bellezza. La collaborazione con Roberto Mendolia, inoltre, ha dato l’opportunità di concludere un percorso intorno alla fotografia, iniziato a gennaio di quest’anno con gli appuntamenti all’archivio storico, che hanno visto protagoniste le donne fotografe.

    Bertè non ama definirsi “fotografo professionista” ma lo è. Si è presentato in modo semplice e diretto: «Sono un appassionato di fotografia dagli anni Novanta, ho iniziato con l’analogico. Sono da sempre innamorato della mia terra ed ho iniziato a fotografare per fissare la bellezza dei luoghi attraverso i miei occhi».

    Ciò che in poche battute ha espresso, sembra riduttivo per comprendere che Bertè mette il massimo della cura e della competenza nella professione. Da anni lavora su campo, con servizi fotografici per eventi pubblici e privati. Eppure il suo inizio è “amatoriale”, così come del resto, lo è stato quello di molti altri fotografi. La sua presentazione ha offerto altri spunti interessanti: «Il mio genere principale è la fotografia di paesaggio. Il mio approccio alla fotografia è semplice, lineare e veritiero».

    In effetti, Bertè ha fatto della fotografia a colori e dei paesaggi la sua firma narrativa. Il suo stile – poiché in quanto autore, lo ha ben maturato e impresso sulle foto– ha tutto il sapore del narratore di viaggi,col desiderio di perdersi in luoghi che sono quotidianamente sotto i nostri occhi, oppure appartengono ad altri paesi che abbiamo visto numerose volte pubblicizzati, ma che sono rigenerati attraverso la visione di Bertè; in questo mondo confuso tra reale e virtuale saturo di immagini, che ci ingabbiano in visioni ossessive e seriali. Durante l’incontro, il fotografo ha mostrato immagini che “ritagliate, sezionate e montate” distorcono la realtà. E ciò che oggi alimenta il mondo del web e che dà asilo alle “bufale o fake news”. Ricostruzione onuova creazione del mondo, per noi tutti appassiti e desiderosi di scariche in pixels? Bertè non ha dubbi su ciò che intende per far fotografia: «Cerco sempre di raccontare con le mie foto quello che mi colpisce particolarmente, che sia un paesaggio o una sessione di ritratto, oppure un evento». Attenzione però, perché pur provenendo dall’analogico, in cui i tempi di attesa erano più lenti e se si commettevano errori non si poteva rimediare, anche se «oggi si abusa della fotografia, io non sono un nostalgico dell’analogico. Il digitale mi ha offerto un controllo differente sulla macchina fotografica, che è, e rimane uno strumento».

    Certamente, anche lui, la foto vuol vederla stampata. L’immersione nelle immagini digitali, non può precludere al rapporto più intimo e immersivo che la visione di una foto stampata dà al fruitore. «Dato che la macchina fotografica è uno strumento, comunicando ciò che vedo, io utilizzo la tecnica fotografica per trasmettere al fruitore le mie sensazioni».

    Il pensiero di Bertè sulla fotografia è trasparente. La sua testimonianza ha dato un ulteriore contributo,su questo mondo,dove scrivere con la luce ondeggia tra “tecnica ed arte”. Dunque per dirla con Ando Gilardi: «Scrivere di Fotografia è difficile, molto difficile, se non si è fatta Fotografia. Per scrivere di Pittura non occorre avere dipinto, e di scultura idem; ma per scrivere di Chirurgia bisogna aver fatto il Chirurgo. E la fotografia è una operazione chirurgica, la macchina è un bisturi, la camera oscura una sala operatoria […]. I critici della Fotografia sono come delle vergini che scrivono guide sulle pratiche erotiche più terminali».

    Lisa Bachis

  • Il professor Bruno Sergi, ospite dell’UNITRE Taormina

    Martedì 19 febbraio alle ore 17:00, presso la Saletta Conferenze dell’Archivio Storico di Taormina – inserita nel calendario delle attività per l’anno accademico 2018-2019 dell’UNITRE Taormina – il professor Bruno Sergi, ha tenuto la conferenza, Il ruolo della Russia e dei paesi del Mediterraneo nel settore energetico italiano.

    Il professor Sergi è docente di Economia Politica presso l'Università di Messina, e insegna Economia Politica Internazionale alla “Scuola di Specializzazione” dell'Università di Harvard. Inoltre, è Direttore Scientifico del “Centro internazionale per la ricerca sui mercati emergenti” all'Università RDN di Mosca. Svolge da molti anni attività di ricerca sui Paesi dell’Est e collabora con network europei per discutere dei problemi economici e di quelli legati alle attività dei sindacati.

    Numerosi, i punti toccati durante l’incontro dove è stata offerta al pubblico la preziosa opportunità di informarsi, e avere chiarimenti sullo stato energetico dei nostri stati e sulle ricadute socio-economiche, nonché sugli aspetti geopolitici che le guerre per l’energia generano.

    Il professor Sergi ha analizzato gli aspetti della produzione e della spesa energetica, in quattro punti: Petrolio; Gas; Mix energetico; Soldi.

    In un articolo a firma di Riccardo Saporiti, per “Il Sole 24 ORE” del 18 maggio 2018, viene detto chiaramente: «Che sia neutrale o politico, che ci porti al voto in estate o completi la legislatura, tra i tanti temi dei quali il prossimo governo dovrà occuparsi c’è anche quello relativo alle politiche energetiche. Già perché, dati alla mano, in Italia l’energia prodotta è sempre meno rinnovabile. E sempre più di importazione. Circostanze che, anche alla luce del dietrofront americano sull’accordo per il nucleare con l’Iran e agli effetti di questa decisione sui prezzi del petrolio, rischiano di avere più di un riflesso negativo sull’economia italiana».

    Ed è uno dei temi di cui in Italia si sta discutendo, dato che il nostro Paese importa una quantità di energia che nei prossimi anni avrà un considerevole aumento. La Russia, in quanto posta tra i grandi produttori di gas, invece detta le regole del mercato insieme ad altri paesi, quali Arabia saudita e USA.

    Nel mondo, la maggior parte dell’energia è spesa nei trasporti e nella produzione industriale. Esistono però nuove tecnologie che costano poco ed hanno numerose applicazioni che consentono di trovare gas in luoghi impensati – poiché secondo una delle teorie ancora persistenti ovvero l’abiogenesi, la produzione di gas sarebbe tecnicamente illimitata. In effetti, nuovi giacimenti sono stati scoperti al largo dell’Egitto e a Cipro. Il professor Sergi ha dichiarato che «la presenza di nuovi giacimenti viene costantemente verificata, e dal 2020 al 2035, la ricerca delle fonti di gas e petrolio sarà supportata dalle nuove tecnologie. Pertanto, se prima si pensava che l’era del petrolio fosse giunta al termine, oggi, la prospettiva è mutata».

    Gli USA, ad esempio, sono tra i maggiori produttori di Shale Oil detto anche Shale Gas. Ma cos’è precisamente lo Shale Oil? “Il Sole 24 ORE” ne dà un’accurata definizione: «L’olio di scisto o petrolio di scisto (in inglese shale oil) è un petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Questi processi convertono la materia organica all’interno della roccia (cherogene) in petrolio e gas. Il petrolio risultante può essere usato immediatamente come combustibile o arricchito per soddisfare le specifiche delle materie prime delle raffinerie».

    E proprio gli USA stanno operando al fine di convincere l’Europa a importare Shale Oil da loro, boicottando di fatto la Russia. Anche l’Arabia Saudita tiene d’occhio gli Stati Uniti. Ciò perché senza l’export di petrolio e gas Russia, Arabia saudita, Katar e Iran avrebbero un crollo economico enorme. Da qui,le coalizioni per stabilire gli equilibri geopolitici ed economici mondiali. USA, Arabia Saudita e Israele contro Russia, Iran, Katar e Turchia, con i conseguenti risvolti sul piano dei conflitti, dove la lotta per la sovranità, i confini, la guerra al terrorismo, conducono immancabilmente alla guerra per il controllo dell’export di petrolio e gas. Senza tralasciare India e Cina. Ricordando che la Cina è grande produttore di carbone.

    Per questi motivi, pur se il mercato delle fonti rinnovabili è in crescita, tuttavia è ben lontano, dal poter soppiantare quello del petrolio e del gas.

    Orbene, dato che l’Italia ha necessità di aumentare l’importazione, sta anche guardando ai mercati algerini e libici. Ma dato che tali paesi sono assai instabili politicamente, ad oggi, pur se una parte dell’Occidente la guarda con diffidenza, la Russia resta il partner più affidabile per la nostra economia energetica; quindi non si potrà prescindere dal confronto e dai rapporti con essa.

    Lisa Bachis

     

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Banner bottom

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Per acconsentire all’uso dei cookie clicca su per maggiori informazioni clicca QUI