CULTURA.  “AntiquitatisVolumina”, la Biblioteca di Taormina mostra i suoi tesori

CULTURA. “AntiquitatisVolumina”, la Biblioteca di Taormina mostra i suoi tesori In evidenza

La biblioteca di Taormina svela i suoi tesori librari: incunaboli e Cinquecentine. La mostra “AntiquitatisVolumina” sarà inaugurata sabato 15 dicembre, alle 17, nella Biblioteca comunale di Piazza IX Aprile. Una esposizione bibliografica diedizioni del XV e XVI secolo promossa e organizzata dal comune di Taormina in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni culturali di Messina. L’evento si inserisce, inoltre, nel progetto “Si scrive Europa, si legge Cultura”, promosso dalla testata giornalistica Pickline e approvato dal Mibac, per l’anno europeo del patrimonio culturale.

«Sarà un viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria lungo seicento anni – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Taormina, Francesca Gullotta - tra testi antichi, incunaboli e cinquecentine, corredati da pannelli didattici, scelti secondo un criterio che tende a mettere in evidenza la storia della stampa e quanto ruota intorno ad essa. Un ringraziamento speciale va alla sezione Beni librari della Soprintendenza di Messina, per la loro preziosa e professionale consulenza scientifica, e al Centro di Lingua e Cultura italiana “Babilonia” per la consulenza nella traduzione in inglese del materiale documentario della mostra. Un grazie anche agli altri sponsor e alle associazioni che hanno lavorato per la comunicazione, per il materiale fotografico, per la grafica».

La mostra sarà ospitata nella sala del Fondo Antico “Giovanni Di Giovanni” della Biblioteca comunale, ubicata nella centralissima Piazza IX Aprile, che rappresenta per le sue vicende storiche e le trasformazioni architettoniche un luogo nevralgico per la memoria culturale ed identitaria della città di Taormina. Essa custodisce una vasta e ragguardevole Emeroteca ed un patrimonio librario di eccezionale interesse: oltre ad una sezione di rari volumi dedicati alla Storia della Sicilia, spiccano per l’altissimo valore storico, bibliografico e culturale, le raccolte librarie provenienti dai Conventi di S. Agostino, di S. Domenico e dei Cappuccini. Il Fondo, di pregio inestimabile, comprende manoscritti, incunaboli, una preziosa raccolta di Cinquecentine e numerosi volumi datati tra il XVII e il XIX secolo. Si tratta di testi di insigni autori tra cui emergono S. Agostino, S. Tommaso D’Aquino e Roberto Bellarmino ed investono i più svariati rami del sapere, dalla Teologia alla Scienza, dalla Storia alla Filosofia.Vanno a completare la collezione della Biblioteca Comunale di Taormina il fondo archivistico e numerosi di volumi in lingua straniera.

Di questo prezioso fondolibrario soltanto i volumi stampati dal 1452, anno a cui si fa risalire convenzionalmente l’invenzione della stampa da parte del Gutenberg, fino alla fine del Cinquecento rientreranno nella mostra inedita “AntiquitatisVolumina. Incunaboli e Cinquecentine”. Un viaggio nell’evoluzione della produzione libraria: dai preziosi incunaboli quattrocenteschi alle sempre più elaborate e raffinate edizioni del Cinquecento.La mostra espone sei incunaboli nei quali si possono orintracciare alcune loro specifiche peculiarità: la scrittura gotica; il frontespizio con il testo a forma conica; lo spazio per i capilettera che, inizialmente lasciato in bianco, veniva poi riempito dall’iniziale xilografica; il “colophon”, posto nell’ultima pagina, che rivestiva l’importante funzione di riportare le note tipografiche contenenti l’autore dell’opera e la data ed il luogo di pubblicazione. Il percorso prosegue poi con l’esposizione di 36 Cinquecentine, testi pubblicati tra il 1501 ed il 1600. Nel corso del secolo si assisterà ad una sempre più marcata evoluzione del frontespizio che si arricchirà di eleganti e raffinate composizioni di natura decorativa e architettonica e di elementi floreali ed ornamentali, tipici della pittura rinascimentale: dalll’opera  di Lucio  Cecilio  Lattanzio “Habes  in  hoc  volumine” del  1509, che per il carattere gotico della scrittura e il frontespizio a forma conica può essere annoverata nella categoria dei  “post-incunaboli”, al volume “La vigna del Signore” del 1599, in cui le vignette xilografiche si uniscono a un frontespizio dallo stile pre-barocco, riccamente adornato da motivi floreali e architettonici. Della mostra “AntiquitatisVolumina. Incunaboli e Cinquecentine” fanno parte anche alcune pregevoli edizioni straniere come “Expositio in exodum” edita a Parigi nel 1534 dal famoso stampatore Jean Petit e le “Disputationes” del famoso cardinale Roberto Bellarmino stampata ad Ingolstadt nel 1596.

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  • La fotografa Vera Terranova ha inaugurato #SGUARDIDIDONNA

    Un nuovo ciclo di seminari – dedicati alla fotografia – è stato inaugurato giovedì 10 gennaio, presso la Saletta Conferenze dell’Archivio Storico di Taormina. Gli incontri rientrano nel calendario delle attività dell’UNITRE Taormina per l’anno accademico 2018/19, e sono patrocinati dall’Assessorato alla Cultura e dall’associazione fotografica “Taoclick”. Ideatore e curatore del progetto, che da diversi anni mantiene l’impegno di aprire, quanto più possibile, gli spazi al mondo fotografico e ai suoi autori, è Roberto Mendolia (Rogika). Rogikaci tiene a precisare che lui non è “un fotografo ma uno che usa la macchina fotografica”, parafrasando Mario Giacomelli. Nell’anno in corso, il tema è #SGUARDIDIDONNA. Tutto è centrato attorno al femminile; al modo delle fotografe donne di percepire e trasformare in dialogo serrato con la realtà, il confronto che si fa immagine. Negli anni scorsi, erano state ospiti altre due fotografe: Irene Caltabiano e Annalea Steccas. Era dunque nelle intenzioni degli organizzatori, ed in particolare di Rogika, ampliare lo sguardo sulla fotografia vista e vissuta dalle donne.

    #SGUARDIDIDONNA è un luogo fisico e mentale, in cui donne e fotografe ci regalano riflessioni e condivisioni. Donne che, mediante la fotografia, traducono una lingua “in immagini e parole”. Se si presta attenzione alla grammatica di questi termini, si noterà che sono tutti al femminile: fotografia, immagine, parola. La donna possiede un alto livello di introspezione, vuoi per la sua fisiologica essenza di portatrice di vita, in quanto predisposta alla maternità ed alla cura della prole; vuoi per l’ancestrale tellurico legame con la Terra, in un simbiotico cordone che la rende massimamente recettiva a ciò che c’è dentro, prima che a ciò che c’è fuori.Pronta a cogliere “l’inafferrabile e l’inatteso”.

    Margaret Bourke-White, sintetizza benissimo questo sentire le cose e la vita: «Trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare prima, qualcosa che solo tu puoi trovare perché, oltre ad essere fotografo, sei un essere umano un po' speciale, capace di guardare in profondità dove altri tirerebbero dritto».

    Vera Terranova, donna e fotografa, ha dunque avuto il compito di inaugurare il percorso di #SGARDIDIDONNA. Diplomata a Roma, in Fotografia, all’Istituto Europeo di Design, dopo varie esperienze in differenti ambiti fotografici, decide di seguire la sua vera passione: la fotografia di viaggio.

    Infatti “Il viaggio e la fotografia” come sottolineato più volte durante l’incontro «è un racconto-reportage descrittivo dei luoghi, delle genti ma anche delle emozioni; il cui impatto sullo spettatore è reso più forte dalle musiche, che accompagnano le fotografie, selezionate accuratamente da Ivano Lupini, compagno di vita e di viaggi». I progetti fotografici di Vera Terranova nascono «dal desiderio di ricercare ancora una volta la diversità ed accoglierla come risorsa per apprendere, migliorare, arricchirsi. Dalle diversità culturali, politiche e religiose, è necessario che scaturisca una sana curiosità, perché gli altri non siamo che noi stessi, visti da prospettive differenti». Vera Terranova è fotografa freelance, realizza reportage fotografici per concerti, per il teatro e per eventi turistici e aziendali. Inoltre cura personalmente un “Tour Fotografico della Sicilia” da lei interamente ideato ed organizzato.

    La spontaneità di questa donna è apparsa sin dall’inizio. Lei preferisce tenere in mano una macchina fotografica, ma questa è la strofa principale di molte dichiarazioni da parte di fotografi e fotografe. Vera Terranova ha semplicemente raccontato, cosa prova, quando per mesi sta in giro in altri “luoghi e con altre persone”. Lei che è partita, come molti, dalla fotografia analogica e per abituarsi al digitale ci ha messo un po’. Nel video – contenente un lungo viaggio in Asia – in cui era presente anche una foto scelta dal “National Geographic”, non troverete foto “turistiche”, ma espressioni di un modus vivendi. Durante la narrazione, e lo scambio di visioni e curiosità con il pubblico presente, Vera Terranova ha trasmesso passione e grande competenza. Professionalità maturata lungo la sua vita. Di questo, in fondo, si è trattato: di Vita – la sua – mescolata ad altre vite. Condividendo il viaggio con il compagno Ivano Lupini. Emozioni che si accavallano ad altre emozioni, in una narrazione – quella di Vera – a cui in un naturale duetto, si è aggiunta quella del compagno – con la presenza del coro –, il pubblico.

    Incantati dalla proiezione, avvolti dalla perfetta fusione tra immagini e suoni – anche sotto questo aspetto l’unione tra Vera e Ivano è palpabile – noi, lì presenti, sembravamo attratti per effetto di uno strano magnetismo. Era la condivisione, seppur differita dalle immagini, con altre genti. Sguardi, sorrisi – che la stessa Vera ha definito “naturale e universale passepartout”–e gesti; in una quotidianità distante da noi, che ci ha reso più vicini.

    Vera Terranova fotografa “a colori”, sebbene abbia lasciato spazio al “bianco e nero” per dar risalto ad alcuni ritratti. Come lei stessa ha dichiarato: «Io fotografo a colori anche quando uso il bianco e nero».

    Un’emozione restituita a ogni passaggio di scatto. Un tempo “sospeso” che non immobilizza, ma rende giustizia a esistenze intercettate dall’altrui curiosità. Fame di scopertache non oltraggia, ma accarezza con l’occhio. Questo è ciò che la fotografia di Vera Terranova offre: visione sull’alterità e di riflesso, conoscenza di sé.

    Lisa Bachis

  • Bruno Pomara Saverino ha presentato “RIFUGIATI (I Moriscos e l’Italia)”, all'archivio di Taormina

    Mercoledì 19 dicembre, nella Sala conferenze dell’Archivio storico di Taormina, si è conclusa la prima serie di appuntamenti con gli “Incontri del Mediterraneo”. Gli appuntamenti sono stati organizzati in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura di Taormina, retto dalla professoressa Francesca Gullotta, e vari enti universitari e di ricerca. Protagonista il Mediterraneo: Mare e Mondo chiuso ma non concluso; spazio di contaminazioni culturali e fondamentale tòpos per la comprensione e l’approfondimento della civiltà europea.Il quarto appuntamento ha avuto quale ospite, il giovane e brillante professore Bruno Pomara Saverino, docente di Storia Moderna presso l’Universitat de València, palermitano di nascita; cittadino europeo per vocazione e per amore della ricerca storica. Una giovane promessa per l’attuale storiografia italiana ed europea, che fa ancora una volta riflettere sull’impellente necessità di dar spazio e voce alle nostre giovani eccellenze, in modo da permettere una visione fresca e non edulcorata da sovrastrutture metodologiche nel mondo della ricerca. Ciò, al fine di consentireuna lettura di fenomeni che sono storici, ma investono la nostra attualità e richiamano noi tutti a nuove responsabilità, in un’epoca come questa, segnata da pessime riletture di eventi. Un’epoca dove ampio spazio è lasciato al dilagante “analfabetismo funzionale” con le annesse derive verso una faciloneria volgare,fatta di idee espresse su ondate emozionali, che poco hanno a che vedere con ciò che accade intorno a noi. Noi, troppo spesso, distratti innanzi ai cambiamenti in corso.

    L’incontro è stato egregiamente moderato dalla Professoressa Maria Concetta Calabrese, uno dei motori nell’organizzazione degli “incontri del Mediterraneo” e docente di Storia Moderna presso l’ateneo catanese.

    Il professor Pomara Saverino ha presentato RIFUGIATI I Moriscos e l’Italia, edito da Firenze University Press, 2018. Pomara Saverino è vincitore del “Premio Istituto Sangalli” per la storia religiosa e il testo RIFUGIATI, così come espresso dall’autore, «ricostruisce una vicenda poco conosciuta: l’arrivo in Italia di migliaia di esuli Moriscos, discendenti di origine arabo-musulmana, da secoli insediati nella penisola iberica, battezzati a seguito della Reconquista cristiana (1492), sovente accusati di cripto-islamismo e tradimento della patria, infine espulsi e deportati dalla Spagna (1609-1614)».

    Il Professore, inoltre, si pone delle domande: «Quali sono gli ostacoli incontrati dai rifugiati nel cammino dell’esodo? Quale il comportamento delle autorità di fronte agli sbarchi? E in che termini i profughi hanno interagito con le popolazioni locali? Domande attuali poste a problemi antichi che l’Italia, nella sua frammentazione politica, ha vissuto già in altre occasioni».

    Il testo del professor Pomara Saverino è il frutto – voluto, sudato ed ottenuto con tenacia e metodo, poiché tale è il mondo della ricerca – maturato in sette anni; periodo in cui la passione per le indagini sui Moriscos lo ha condotto negli archivi di Spagna, Inghilterra, Irlanda e Inghilterra, senza tralasciare gli archivi vaticani, naturalmente. Un testo che contribuisce a gettar luce sulla presenza dei Moriscos in Italia, compresa quella del Sud.

    Il 1492 segna un momento storico, che con la Reconquista, la scoperta delle Americhe e il nuovo assetto economico-politico-sociale che ne conseguirà, apre alla storia in chiave “moderna”. Il lavoro di ricerca, di Pomara Saverino, prende avvio a partire dal 2011 e si conclude nel 2018, con l’uscita del testo. Certo è che di una conclusione “aperta” si tratta. Infatti, il mondo della ricerca non si presenta per dogmi ed assiomi ma si nutre di ipotesi, verifiche; soste e nuove partenze. Del resto, se così non fosse, oggi saremmo convinti che la terra sia piatta e che Gesù non fosse ebreo – restando in tema d’argomenti, tornati alla ribalta –;tuttavia, con il prezioso contributo di menti illuminate, siamo ancora in grado di un giusto discernimento tra le idee da propaganda e i fatti storici.

    RIFUGIATI porta con sé in dono la visione del pensare storicamente, e lo consegna a noi, costringendoci a riflettere su come ciò che è stato, riaccada, com’è nella natura dei percorsi umani e nelle manifestazioni antropiche. I Moriscos possono essere inquadrati nell’ottica dei “rifugiati” a dispetto dei dubbi posti da taluni storici modernisti. L’excursus di Pomara Saverino si riallaccia al concetto di “rifugiati”, emerso già a partire dal XVII secolo.“Rifugiati”, ad esempio, erano detti gli Ugonotti, ma il termine “rifugiato” si ritrova anche nei dispositivi giuridici della Grande Guerra, sino ad acquisire, valenza internazionale e con caratteristiche umanitarie, con la Convenzione di Ginevra, dove è scritto:

    «Chiunque nel giustificato timore d'essere perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi».

    La forza del messaggio – contenente una grande provocazione – di Bruno Pomara Saverino, è tutta in quel RIFUGIATI, che proviene per diretta discendenza dal latino“Refugĕre”: verbo transitivo e intransitivo; il cui significato, ha aperto, apre ed è destinato ad aprire scontri dialettici, nonchévarie considerazioni, sul nostro essere una differente umanità, ricca nell’accettazione dell’alterità.

    Lisa Bachis

  • TAORMINA. Il gruppo “Taoclick” fa di nuovo centro con “Obiettivo Sicilia”

    Venerdì scorso, il 14 dicembre, sono andata all’inaugurazione dell’ultimo percorso espositivo dell’associazione “Taoclick”: un gruppo di fotografi “made” in Taormina.

    Non amo le inaugurazioni; a me piace girar per mostre, lontano da chiacchiere e riflettori. Tuttavia, qui, è stato come andare a trovare gli amici, per far gli auguri prima delle feste e scambiare abbracci ed impressioni con un bicchiere di prosecco in mano.

    Il clima inaugurale della mostra “Obiettivo Sicilia” però non poteva che essere accompagnato da un brindisi sincero insieme a questi “ragazzacci impertinenti”, che hanno deciso di invadere digitalmente, a partire dal 2014, ogni angolo possibile di questa “buttanissima Sicilia”, parafrasando Buttafuoco; avviando un progetto che, sin dal suo incipit, non ha visto né vuole avere scritta la parola “Fine”.

    Chi come me, quel pomeriggio ha ascoltato il Sindaco Mario Bolognari – il quale sottolineato come “Taoclick” rappresenti l’odierna espressione di quel gruppo di fotografi che dalla fine del XIX secolo ha costituito un modello in città ed in Europa – non può che ritrovarsi in ciò che è stato, anche in altre occasioni, ribadito.

    C’è qui, un ulteriore legante, che rende il tutto più denso e di sostanza come lo sono i fotografi di “Taoclick”: il senso di amicizia. Quel sentirsi, con ostinazione, appartenenti a una comunità locale, che consapevolmente affonda le mani nella terra di un’isola. Terra che l’assessore alla Cultura Francesca Gullotta, traendo ispirazione da un saggio di Gesualdo Bufalino, ha specificato essere “isola plurale”.

    Dal 2014 al 2018, i fotografi di “Taoclick”, si sono lanciati in 21 uscite, per andare a occupare pacificamente – armatidelle loro macchine fotografiche – i luoghi e prendere di mira la gente. Gente come loro, come noi: siciliani che, negli occhi e sulla pelle del volto e delle mani, hanno migliaia di anni di storia marchiati addosso. Secoli di storia e vite di persone che si ramificano sottopelle: le vedi pulsare dai capillari sottili alle vene più grosse del collo. Ci sono cinque anni di lavoro, che Roberto Mendolia – una delle anime “in pena” di questo variegato gruppo – ha detto essere “in itinere”, ed aggiungo io anche “in fieri”, dato che se ne vede l’inizio ma si rimanda a data da destinarsi, la fine.

    “Obiettivo Sicilia” è nato quando “i ragazzacci” hanno deciso di intraprendere questo viaggio per dare un contributo alla storia di questa terra. Il presidente Ernesto De Luna, lo vedrete in eterno movimento – sembra il pendolo di Foucault – pronto a darsi da fare. C’è, poi, il segretario organizzativo, Alfio Barca che con meticolosità certosina prepara le invasioni digitali; e ne sto citando solo alcuni perché vi consiglio di andare a vederla la mostra, per leggere non solo i nomi di tutti, ma anche i loro “racconti per immagini”.

    Ci sono 69 fotografie, in un allestimento espositivo curato che invita a soffermarsi sul dettaglio e sulla visione d’insieme, per ritornare a decifrare la traccia lasciata da ciascuno di loro. Chi visiterà l’esposizione, vorrà tornarci. Leggere queste microstorie in un macro universo, richiede la volontà d’intraprendere un viaggio per compierne tanti; uno differente dall’altro. Il bianco e nero è la scelta obbligata per la stampa. Qui le parole sono fotogrammi, che rincorrono versi di antiche tradizioni. Il canto risulta essere corale e l’allestimento nell’ex chiesa del Carmine apre la scena su drammi e commedie. Si è sì spettatori, ma si esce che si è divenuti attori, in un teatro di vite umane come le nostre. Si percorrono gli spazi dell’allestimento e si sosta nelle piazze. Ci si ritrova a chiacchierare con la gente di quei luoghi, che sono i nostri luoghi: comunità nella comunità.

    “Obiettivo Sicilia” è viaggio, nel senso di un andare lento e meditato; è percorso che avvia verso una destinazione che si sa bene non essere l’ultima e nemmeno la prima. È ritorno che già prelude a nuove partenze o necessita di altre ripartenze. Tutto in uno spirito di amicizia condivisa, con l’obiettivo di mettere a fuoco quella crepa che potrebbe trasformarsi in una finestra da cui ammirare nuvole basse ed erba che cresce. Pietre che rilasciano suoni di venti armoniosi. Sussurri sibilati da case e sguardi che appaiono apparentemente vuoti,e invece sono traboccanti di profezie.

    “Obiettivo Sicilia” imprigiona in legacci di senso e sentimento la Sicilia che è stata; la rende libera di essere ciò che è. Infine, regala visioni di ciò che potrebbe essere. La Sicilia e i siciliani, da sempre, col bisogno di raccontare per non essere consegnati all’oblìo.

    “Obiettivo Sicilia” è un lascito a chi c’è, e a chi ci sarà dopo. Questo dono che potreste trovare in una scatola di latta, dove i nostri cari conservavano lettere ingiallite e fotografie. Ricordi brancolanti alla ricerca di luce e di occhi che sappiano vedere. “Taoclick” e i suoi “ragazzacci” ci stanno regalando questo: una porzione della nostra comune memoria. Perché senza memoria non meritiamo di definirci umani. La memoria, tuttavia, necessita di un gran cuore che sappia custodirla, poiché senza il cuore non può esserci memoria. Dunque, senza cuore né memoria,saremmo destinati ad una vita priva di bellezza.

    Lisa Bachis

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