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TAORMINA. Il gruppo “Taoclick” fa di nuovo centro con “Obiettivo Sicilia” In evidenza

Venerdì scorso, il 14 dicembre, sono andata all’inaugurazione dell’ultimo percorso espositivo dell’associazione “Taoclick”: un gruppo di fotografi “made” in Taormina.

Non amo le inaugurazioni; a me piace girar per mostre, lontano da chiacchiere e riflettori. Tuttavia, qui, è stato come andare a trovare gli amici, per far gli auguri prima delle feste e scambiare abbracci ed impressioni con un bicchiere di prosecco in mano.

Il clima inaugurale della mostra “Obiettivo Sicilia” però non poteva che essere accompagnato da un brindisi sincero insieme a questi “ragazzacci impertinenti”, che hanno deciso di invadere digitalmente, a partire dal 2014, ogni angolo possibile di questa “buttanissima Sicilia”, parafrasando Buttafuoco; avviando un progetto che, sin dal suo incipit, non ha visto né vuole avere scritta la parola “Fine”.

Chi come me, quel pomeriggio ha ascoltato il Sindaco Mario Bolognari – il quale sottolineato come “Taoclick” rappresenti l’odierna espressione di quel gruppo di fotografi che dalla fine del XIX secolo ha costituito un modello in città ed in Europa – non può che ritrovarsi in ciò che è stato, anche in altre occasioni, ribadito.

C’è qui, un ulteriore legante, che rende il tutto più denso e di sostanza come lo sono i fotografi di “Taoclick”: il senso di amicizia. Quel sentirsi, con ostinazione, appartenenti a una comunità locale, che consapevolmente affonda le mani nella terra di un’isola. Terra che l’assessore alla Cultura Francesca Gullotta, traendo ispirazione da un saggio di Gesualdo Bufalino, ha specificato essere “isola plurale”.

Dal 2014 al 2018, i fotografi di “Taoclick”, si sono lanciati in 21 uscite, per andare a occupare pacificamente – armatidelle loro macchine fotografiche – i luoghi e prendere di mira la gente. Gente come loro, come noi: siciliani che, negli occhi e sulla pelle del volto e delle mani, hanno migliaia di anni di storia marchiati addosso. Secoli di storia e vite di persone che si ramificano sottopelle: le vedi pulsare dai capillari sottili alle vene più grosse del collo. Ci sono cinque anni di lavoro, che Roberto Mendolia – una delle anime “in pena” di questo variegato gruppo – ha detto essere “in itinere”, ed aggiungo io anche “in fieri”, dato che se ne vede l’inizio ma si rimanda a data da destinarsi, la fine.

“Obiettivo Sicilia” è nato quando “i ragazzacci” hanno deciso di intraprendere questo viaggio per dare un contributo alla storia di questa terra. Il presidente Ernesto De Luna, lo vedrete in eterno movimento – sembra il pendolo di Foucault – pronto a darsi da fare. C’è, poi, il segretario organizzativo, Alfio Barca che con meticolosità certosina prepara le invasioni digitali; e ne sto citando solo alcuni perché vi consiglio di andare a vederla la mostra, per leggere non solo i nomi di tutti, ma anche i loro “racconti per immagini”.

Ci sono 69 fotografie, in un allestimento espositivo curato che invita a soffermarsi sul dettaglio e sulla visione d’insieme, per ritornare a decifrare la traccia lasciata da ciascuno di loro. Chi visiterà l’esposizione, vorrà tornarci. Leggere queste microstorie in un macro universo, richiede la volontà d’intraprendere un viaggio per compierne tanti; uno differente dall’altro. Il bianco e nero è la scelta obbligata per la stampa. Qui le parole sono fotogrammi, che rincorrono versi di antiche tradizioni. Il canto risulta essere corale e l’allestimento nell’ex chiesa del Carmine apre la scena su drammi e commedie. Si è sì spettatori, ma si esce che si è divenuti attori, in un teatro di vite umane come le nostre. Si percorrono gli spazi dell’allestimento e si sosta nelle piazze. Ci si ritrova a chiacchierare con la gente di quei luoghi, che sono i nostri luoghi: comunità nella comunità.

“Obiettivo Sicilia” è viaggio, nel senso di un andare lento e meditato; è percorso che avvia verso una destinazione che si sa bene non essere l’ultima e nemmeno la prima. È ritorno che già prelude a nuove partenze o necessita di altre ripartenze. Tutto in uno spirito di amicizia condivisa, con l’obiettivo di mettere a fuoco quella crepa che potrebbe trasformarsi in una finestra da cui ammirare nuvole basse ed erba che cresce. Pietre che rilasciano suoni di venti armoniosi. Sussurri sibilati da case e sguardi che appaiono apparentemente vuoti,e invece sono traboccanti di profezie.

“Obiettivo Sicilia” imprigiona in legacci di senso e sentimento la Sicilia che è stata; la rende libera di essere ciò che è. Infine, regala visioni di ciò che potrebbe essere. La Sicilia e i siciliani, da sempre, col bisogno di raccontare per non essere consegnati all’oblìo.

“Obiettivo Sicilia” è un lascito a chi c’è, e a chi ci sarà dopo. Questo dono che potreste trovare in una scatola di latta, dove i nostri cari conservavano lettere ingiallite e fotografie. Ricordi brancolanti alla ricerca di luce e di occhi che sappiano vedere. “Taoclick” e i suoi “ragazzacci” ci stanno regalando questo: una porzione della nostra comune memoria. Perché senza memoria non meritiamo di definirci umani. La memoria, tuttavia, necessita di un gran cuore che sappia custodirla, poiché senza il cuore non può esserci memoria. Dunque, senza cuore né memoria,saremmo destinati ad una vita priva di bellezza.

Lisa Bachis

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    Esprimo il mio profondo rammarico per l’accaduto. Poteva essere una bella pagina e invece si è trasformata in un episodio di sopraffazione e di mancanza di rispetto. Adesso quell’opera sfregiata resterà a testimoniare questa brutta storia e chiunque potrà farsi liberamente un’idea. Spero comunque, conclude Bolognari, e che le altre due opere restino intatte.”

    Il gesto dell’esponente della Lega taorminese, in cerca di notorietà molto probabilmente è stato condannato e criticato da più parti.

    Giornalisti, politici, artisti. Tutti hanno duramente criticato la scelta di imbrattare un’opera piena d’umanità indipendentemente dalle proprie convinzioni politiche.

    L’esponente della Lega ( di cui non facciamo il nome per scelta, per non concedergli altra visibilità) ha tentato di giustificare il proprio gesto. Poi viste le polemiche scaturite ha però prontamente rimosso dal suo profilo facebook la foto che lo ritraeva con in mano la bomboletta spray davanti al graffito rovinato.

    A lui… autore del volantino che rivendica il motto del Leader Matteo Salvini “ prima gli italiani” in un italiano a lui sconosciuto non resta che il silenzio… Anche il partito ha infatti preso le distanze. Matteo Francilia, commissario provinciale della Lega Messina, ha commentato così: "Potrà essere anche un simpatizzante della Lega, ma nulla lo legittima ad agire in questo modo e soprattutto a nome del partito. La Lega si esprime e si esprimerà sempre attraverso i suoi rappresentanti ufficiali e nelle sedi e nelle modalità opportune, mai legittimerà sterili azioni vandaliche." 

    Un gesto stupido e insensato... d'altronde da uno che dopo aver  fondato una fantomatica Lega Siciliana traghetta nella Lega salviniana  cosa avremmo dovuto aspettarci!?

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