“L’appel du Sang”. L’importanza di Taormina nel cinema Foto Rogika

“L’appel du Sang”. L’importanza di Taormina nel cinema In evidenza

Il Film Fest di Taormina, giunto alla sessantacinquesima edizione, domenica 30 giungo, ha aperto in grande stile. Un regalo in più, al cinema e alla città di Taormina, lo si è avuto con la proiezione alle ore 18, nella sala grande del Palazzo dei Congressi de “L’Appel du sang”, girato in gran parte a Taormina nel 1919 e uscito nel 1920. Il periodo storico è post Prima Guerra Mondiale; nel 1914 in Italia viene girato uno dei più grandi kolossal “Cabiria” con la regia di Giovanni Pastrone e la sceneggiatura del grande Gabriele D’Annunzio che dà il nome alla protagonista e lo pretende come titolo del film: “Cabiria”, “nata dal fuoco”. Non ci si meravigli quindi che Taormina divenga ideale per un set cinematografico. Von Gloeden, nel 1878, è giunto in città ed è di casa. Gli intellettuali stranieri che dapprima sono stati i viaggiatori del “Grand Tour” – tra cui alcuni hanno scelto la Sicilia quale stabile residenza – hanno creato un ambiente vivace e cosmopolita, aprendo Taormina al mondo. La Belle époque e il Liberty siciliano diventano modelli d’eleganza borghese, fotografia e cinema cambiano il modo di guardare la realtà. Dopo la “Grande Guerra” c’è voglia di svago, unita alla conoscenza dei luoghi in cui è nata la civiltà occidentale. Von Gloeden reinterpreta l’idea di grecità e di ispirazione classica, costruendo un’arcadia mediterranea, popolata di kùroi e kòrai dall’aria ingenuamente sensuale e primitiva. Oscar Wilde conosce la Sicilia, e non sorprende che sia amico di Robert Hichens detto “Smythe”, un eclettico autore inglese, giornalista irriverente e visionario, creatore di testi sentimentali e drammatici, di libri ironici financo ai libri fantasy. Dal suo testo,Call of the blood del 1905, trae libera ispirazione “L’appel du sang”. Hichens è noto anche per altri testi da cui vengono tratte sceneggiature importanti: “The garden of Allah” (1904), girato tre volte, nel 1916, nel 1927 e nel 1936 con Marlene Dietrich e Charles Boyer, e “The Paradine Case” del 1933 diretto da Alfred Hitchcock nel 1947. Oggi questo autore inglese è stato pressoché dimenticato ma ha avuto fama pari a quella di altri grandi autori stranieri. Il testo Call of the blood non è mai stato tradotto in Italia ma ne è stata fatta la trasposizione cinematografica del 1919.

 La pellicola conservata presso il “British Film Institute” di Londra, dopo anni di insistenza da parte del segretario generale di “Taormina Arte” Ninni Panzera,nel centenario, è finalmente giunto in città per essere proiettato al “Festival del Cinema”. Si tratta di una copia rara in uno stato delicatissimo di conservazione; un privilegio dunque quello che ieri hanno potuto condividere i numerosi intervenuti alla proiezione. L’unico che molti anni fa aveva avuto la possibilità di vedere il film a Londra era stato lo studioso Toto Roccuzzo, autore di Taormina l’isola nel cielo.

“L’appel du sang” ha una produzione francese – da qui il titolo– dura settanta minuti e appartiene al genere muto, in bianco e nero, con sottotitoli in inglese. Hichens era innamorato dell’Egitto e avendo soggiornato a Taormina ha trovato numerosi spunti di ispirazione. Nella pellicola francese, tuttavia, i luoghi hanno un nome di fantasia rispetto al romanzo, pur se inconfondibili nella loro identità. La storia si articola in scene che vedono protagonisti due giovani sposi inglesi: Hermyone e Maurice, che scelgono la Sicilia e in particolare Taormina per il viaggio di nozze. La narrazione parte da Roma e vede altri personaggi come l’anziano intellettuale Émile,legato da profonda amicizia e platonico invaghimento per la bella e aristocratica Hermyone. Émile si incupisce e prova a far desistere la ragazza dalle nozze con l’amato, perché informato che la nonna di quest’ultimo ha “sangue siciliano”; egli teme che quel viaggio possa nascondere pericolose insidie che attenterebbero all’integrità dell’unione coniugale. Tutto diviene perciò inevitabile percorso verso la riscoperta di quelle origini antiche da parte di Maurice. In fondo, si resta in tema con la percezione che gli stranieri hanno di noi e della nostra esuberanza. La storia ha in sé tutte le note del romanticismo esotico di quel periodo; si scioglie in dramma passionale e sentimento che lotta col conformismo. Von Gloeden ha già messo in luce la nostra terragna e primitiva origine. Taormina è riconoscibile sin dalla casa in cui i due giovani soggiornano, che è la stessa dove il fotografo tedesco mette in posa alcuni dei suoi “Carusi”, sotto monte Ziretto. Si vede Castelmola e l’Isola Bella possiede un’aura malinconica che trafigge nella sua bellezza in bianco e nero. C’è nostalgia per quelle scene che restituiscono luci morbide e vitalità esasperata. Vitalità rappresentata dal giovane Gaspare, che diviene confidente e inseparabile amico di Maurice e da Maddalena – che già dal nome contiene il segno del peccato a cui indurrà il giovane inglese – la figlia del pescatore Salvatore, interpretato da Salvatore Lo Turco, lontano parente del nostro Antonio Lo Turco. I balli, il cibo e il vino, l’innata allegria del popolo siciliano sconfiggono la freddezza nordica e invitano a rituali dionisiaci. Questa è l’immagine in voga: vincoli fissati da etichette e alterazione dei sensi nella riscoperta del primigenio. Maddalena rappresenta il femminile mediterraneo sciolto da vincoli borghesi e legato indissolubilmente all’anima del popolo. Il padre Salvatore svolge la funzione di custode di interessi, che acconsente a certe pratiche di corteggiamento per ragioni economiche ma senza superare il limite dell’onore. Amore, peccato, onore, disonore. “L’appel du sang” ha caratteristiche da tragedia greca ed è un bel film di genere. Fa parte del “cinema primitivo” ha un ottimo cast di attori, un’accurata fotografia ed un’interessante sceneggiatura. Inoltre ci restituisce porzioni della nostra città importantissime. La porta Sant’Antonio distrutta durante i bombardamenti del ’43; la scala che da Capo Taormina scende fino alla marina di Isola Bella e il Cimitero che già allora aveva aspetto monumentale. Bellissime le riprese dei fuochi d’artificio per la Festa di San Pancrazio che fanno da sfondo alla passione degli amanti Maurice e Maddalena. Ci sono spaccati di vita quotidiana – la fiera –cornice al paesaggio vivo, forte, vero altro protagonista del film. Un film che si inserisce con merito nell’alveo del buon cinema in cui le immagini ci hanno irretitocon la complicità del virtuoso accompagnamento musicale, eseguito al pianoforte dal Maestro Giovanni Renzo.

«Un film originale e raro» – ha sottolineato il Sindaco di Taormina Mario Bolognari – «che ha aperto la via ai film successivamente girati a Taormina e che hanno raggiunto numero 46».

Lisa Bachis

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