Nel corso della notte, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 7 persone per i quali, nell’attuale fase del procedimento, sono emersi gravi indizi di colpevolezza per i delitti – a vario titolo –  di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica e contro il patrimonio. È stato disposto anche il sequestro di una società a responsabilità limitata dedicata al ripristino delle strade a seguito di incidenti con danni alla carreggiata o sversamenti di liquidi o altri detriti. 

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale il principio di non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ai sensi dell’art. 27 della Costituzione.  

L’indagine, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Taormina, coordinati dalla Procura della Repubblica di Messina, ha colpito un’associazione per delinquere operante nella fascia jonica della Provincia di Messina che, attraverso un collaudato sistema di corruttela tra pubblici ufficiali (personale in forza alla polizia municipale del Comune di Letojanni e della Polizia Metropolitana di Messina) e imprenditori, gestiva in modo illecito il servizio della messa in sicurezza della viabilità a seguito di incidenti, consentendo un indebito arricchimento non solo del titolare della società posta sotto sequestro, che aveva acquisito il monopolio nel settore, ma anche di due dei pubblici ufficiali indagati. Questi ultimi, infatti, attraverso un meccanismo che vedeva il coinvolgimento di una società creata ad hoc e a loro riconducibile, avrebbero ottenuto lauti guadagni come corrispettivo per l’asservimento della loro funzione pubblica agli interessi privati.

L’attività investigativa è stata avviata a seguito delle anomalie riscontrate dalla stazione Carabinieri di Mongiuffi Melia nelle procedure di ripristino delle condizioni della sede stradale in occasione di un sinistro stradale autonomo, con conseguente perdita di gasolio dal veicolo coinvolto, verificatosi nel centro abitato del comune di Mongiuffi - Melia nel gennaio 2019. A destare il sospetto dei militari dell’Arma è stato l’intervento, “irrituale” in quella circostanza, di una pattuglia della polizia municipale del limitrofo comune di Letojanni, non competente per territorio.

Partendo da tale anomalia, i militari dell’Arma, attraverso acquisizioni documentali e grazie ad un’importante azione di coordinamento delle Stazioni Carabinieri presenti sul territorio, si sono resi conto che nella maggior parte dei sinistri con sversamento di liquidi o detriti sul manto stradale, che si verificavano sulle strade del comune di Letojanni (o di alcuni comuni limitrofi), nonché sulle arterie provinciali, la ditta individuata per la rimessa in efficienza della carreggiata era nella maggior parte dei casi la S.O.S. Strade S.R.L.

Altro dato significativo che ha destato l’attenzione degli investigatori è emerso dall’acquisizione delle schede d’intervento della citata società, dalla cui analisi si è potuto constatare che nella maggior parte dei sinistri gestiti dalla S.O.S. Strade, ad intervenire sui luoghi, come esponenti delle forze dell’ordine, erano sempre due appartenenti alla polizia municipale di Letojanni.      

Fondamentale per avere una chiave di lettura unitaria delle irregolarità riscontrate, è stata l’applicazione nello sviluppo dell’indagine da parte degli inquirenti della normativa nazionale anticorruzione prevista dal Testo Unico del Pubblico Impiego (D. Lgs. N. 165/2001, come modificato dalla L. 279/2017 nell’ambito del processo penale) che prevede e tutela il whistleblower, cioè colui che segnala anche confidenzialmente, un fatto reato, che ha permesso di acquisire in modo riservato, nella fase istruttoria, le dichiarazioni rese da un pubblico dipendente circa il funzionamento del lucroso sistema per la rimessa in efficienza delle strade comunali. 

La normativa nazionale in materia di whistleblowing, infatti, prevede non solo che il pubblico dipendente che, nell'interesse dell'integrità della pubblica amministrazione, denuncia all'autorità giudiziaria condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro, non possa essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione, ma stabilisce anche che l’identità del segnalante possa non essere rilevata fino alla conclusione delle indagini. Proprio l’attuazione della specifica disciplina di settore ha permesso, quindi, di acquisire le dichiarazioni rese in modo genuino dalla fonte per confermare le prime evidenze probatorie raccolte dai militari dell’Arma e avviare accertamenti mirati e più approfonditi. 

Le indagini hanno permesso di appurare che il motivo per il quale, in caso di incidenti con danni alla carreggiata o sversamento di liquidi, il servizio di pulizia e ripristino delle strade del Comune di Letojanni veniva affidato sistematicamente, anche in assenza di una gara o di una convenzione, alla S.O.S. Strade, era riconducibile innanzitutto al rapporto privilegiato che legava il titolare di questa società a due esponenti della polizia locale di Letojanni. Infatti, gli accertamenti investigativi hanno permesso di svelare che la S.O.S. Strade, per ottenere il recupero dei costi d’intervento presso le rispettive assicurazioni dei conducenti dei mezzi incidentati, aveva delegato ad agire in suo nome un’altra società, con sede in Santa Teresa di Riva, la ELTA Service, le cui quote risultavano ripartite rispettivamente tra la figlia e la moglie dei due esponenti della polizia municipale di Letojanni. 

Proprio in forza di questo vincolo di cointeressenza tra le società, i pubblici ufficiali, compiendo anche atti contrari al loro ufficio, si adoperavano per affidare in modo diretto alla S.O.S. Strade i lavori di pulizia della carreggiata, consentendogli di fatto di avere il sostanziale monopolio nel servizio di rispristino stradale e di bonifica sul territorio di Letojanni. Questo meccanismo permetteva in sostanza ai pubblici ufficiali, attraverso la società schermo creata ad hoc (la ELTA Service), di ottenere tanti più introiti quanti più erano i sinistri per i quali interveniva la S.O.S. Strade: ad un maggiore numero di interventi su strada, corrispondeva un maggiore numero di pratiche di liquidazione da gestire e di conseguenza un maggiore incasso per la società delegata al recupero crediti.       

La S.O.S. Strade, quale esecutore materiale delle opere di ripristino stradale, si serviva a sua volta di un’ulteriore società satellite, riconducibile ad uno degli imprenditori colpiti dal provvedimento restrittivo, con la quale era legata da un contratto di franchising. Questa società satellite, nell’ambito del medesimo disegno criminoso, traeva come ulteriore beneficio dal rapporto privilegiato che legava la

S.O.S. Strade alla polizia locale del Comune di Letojanni, quello di ottenere anche l’affidamento diretto dei servizi di rimozione dei veicoli su strada per il Comune di Letojanni, senza gara pubblica o convenzione.

Le indagini hanno permesso di accertare che il meccanismo di corruttela riguardava non solo gli interventi di ripristino delle strade comunali, ma anche di quelle provinciali, con il coinvolgimento nel medesimo sodalizio del responsabile della Polizia Metropolitana di Messina. Quest’ultimo, in qualità di pubblico ufficiale (Dirigente dell’Ufficio), si sarebbe adoperato per consentire alla SOS Strade di avere il monopolio nel servizio di ripristino delle sedi stradali nel territorio della città Metropolitana di Messina, contribuendo ad assegnare gli interventi per il ripristino delle strade alla società indagata – mediante chiamata diretta - attivandosi per ottenere in favore di tale società i dati e i documenti necessari per consentire il recupero del compenso per i vari interventi, nonché redigendo moduli d’intervento falsi per consentire la liquidazione dei costi d’intervento, in cambio di varie utilità, consistenti in piccole regalie (quali una macchinetta del caffè, un telefono cellulare e mobili per l’ufficio) e nella promessa dell’assunzione della figlia.  

Nel corso dell’operazione è stato eseguito, altresì, un decreto di perquisizione locale con contestuale informazione di garanzia nei confronti ulteriori 4 persone (tra cui il rappresentante legale protempore della società posta sotto sequestro), che risultano indagate in stato di libertà a vario titolo per i medesimi reati. Tra di loro figura l’amministratore di fatto di una società della provincia di Cosenza che avrebbe versato un assegno di oltre 2.000 euro sotto forma di sponsor per un convegno organizzato dalla società ELTA Service, finalizzato invece ad indurre gli esponenti della polizia locale di Letojanni a rendersi disponibili alla conclusione di accordi illeciti per la fornitura di dispositivi di controllo della velocità degli autoveicoli (autovelox). 

Sono indagati in stato di libertà anche un dipendente del Comune di Santa Teresa di Riva e il figlio, in quanto il primo avrebbe rivelato al titolare della società indagata delle notizie riservate sulla gara in corso per la stipula della convenzione di ripristino e bonifica stradale presso il Comune di S. Teresa, in cambio dell’assunzione in nero del figlio per circa un anno. 

 

L’odierna operazione, condotta alle prime luci dell’alba della mattinata odierna, ha impegnato oltre 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, impiegati anche nelle provincie di Catania e Cosenza.

 

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Nella giornata di ieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina su richiesta della Procura della Repubblica peloritana, i Carabinieri della Compagnia Messina Sud hanno arrestato 2 persone, D.A.M. e D.F.G. rispettivamente 64enne e 58enne di Roccalumera, già noti alle forze dell’ordine, ritenute responsabili in concorso di reiterate cessioni di sostanze stupefacenti a persone di età minore.

La misura cautelare eseguita costituisce l’epilogo di un’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Messina, condotta dai militari della stazione di Alì Terme ed avviata nel dicembre 2019 che ha consentito d’individuare negli odierni arrestati gli autori di una serie reiterata di cessioni di sostanza stupefacente a minorenni, residenti nel comprensorio ionico messinese, tra settembre e dicembre dello scorso anno.

In particolare è stato accertato come i destinatari del provvedimento, una volta acquistato lo stupefacente nel capoluogo peloritano ed in altre località, abbiano utilizzato le abitazioni di cui avevano la disponibilità per cedere crack ad alcuni minorenni con i quali contestualmente lo consumavano. Il crack, come noto, è un prodotto chimico della cocaina, assunto inalandone il fumo dopo aver surriscaldato i cristalli della sostanza in bottiglie di plastica semipiene di acqua, con il tappo formato da carta in alluminio ed una cannuccia inserita nella parte priva di acqua. Tale modalità di assunzione è stata riscontrata nel corso di alcune perquisizioni svolte nel corso delle indagini.

D.A.M. e D.F.G., dopo le formalità di rito sono stati tradotti presso la casa circondariale di Gazzi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

 

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I Carabinieri della Stazione di Santa Teresa di Riva hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Messina tre messinesi, un 21enne ed un 31enne ritenuti responsabili di furto aggravato in concorso ed un ed un 56enne, ritenuto responsabile di ricettazione.

Nella tarda serata del 24 gennaio, una pattuglia della Stazione di Santa Teresa di Riva ha proceduto al controllo di un Piaggio Porter, con a bordo i due giovani. I militari hanno compreso che il veicolo, che stavano controllando ero lo stesso utilizzato da due malfattori per rubare, circa dieci giorni prima,un’impastatrice elettrica in un cantiere edile di Furci Siculo (ME) e che era stato ripreso dalle telecamere di video sorveglianza di un piccolo esercizio commerciale attiguo al cantiere. I due occupanti sono stati condotti in caserma per accertamenti all’esito dei quali i Carabinieri sono riusciti a risalire all’acquirente dell’impastatrice rubata al cantiere di Furci Siculo, un 56enne messinese, presso la cui abitazione, in località “Faro Superiore” hanno svolto una perquisizione locale, rinvenendo l’impastatrice rubata.

I due giovani sono stati denunciati, in concorso tra loro, per il reato di furto aggravato mentre il 56 dovrà rispondere del reato di ricettazione la refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario.

 

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica – D.D.A.,nei confronti di 5persone componenti di una cellula criminale di matrice nigeriana, dedita all’organizzazione di viaggi dall’Africa centrale all’Italia di giovani minorenni da avviare alla prostituzione e per questo ritenuti responsabili – a vario titolo – dei reati di associazione per delinquere finalizzata a favorire l’ingresso e la permanenza clandestina di minori nigeriani nel territorio italiano, allo sfruttamento della prostituzione minorile, alla riduzione in schiavitù  ed alla tratta di persone.

L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Messina con il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia, è stata avviata sulla base dei comportamenti sospetti di una giovane nigeriana, ospite di un Centro di accoglienza per minori non accompagnati di Messina, la quale è risultata operare per conto di una più vasta organizzazione criminale transnazionale, con base in Nigeria, che si occupava di reclutare giovani ragazze minorenni da trasferire in Europa passando dalla città libica di Sabratha, ove si avvaleva dell’apporto di un collegato gruppo criminale libico operante nell’organizzazione delle partenze dei natanti carichi di migranti diretti in Italia.

Il sodalizio aveva realizzato un collaudato sistema attraverso il quale, nel periodo 2015 – 2017 - reclutava ed avviava alla prostituzione giovani nigeriane,convinte ad abbandonare il paese di origine con la promessa di un lavoro dignitoso in Europa. Una volta giunte in Italia, invece, le giovani venivano costrette a prostituirsi per riscattare i costi del trasferimento, chiamati in gergo“BALANCE”, anticipati dalla stessa organizzazione. Per ottenerne l’assoggettamento, le giovani venivano sottoposte, prima della partenza dalla Nigeria, a riti tribali di “magia nera” (quali il rito animista del cd. “Juju”). Alle vittime venivano impartite dettagliate istruzioni su come ottenere celermente i documenti di soggiorno, spiegando che dovevano riferire alle autorità italiane di essere minorenni ma in procinto di raggiungere la maggiore età, in modo da sfruttare il canale preferenziale riservato ai minori ed, al contempo, divenire autonome al compimento dei 18 anni e potersi sottrare ai controlli più stringenti vigenti nelle comunità di accoglienza per minori non accompagnati. Ottenuti i documenti di soggiorno, le vittime venivano avviate alla prostituzione per ripagare il debito verso l’organizzazione. Parte dei proventi delle attività delittuose venivano reimpiegate in Nigeria per finanziare l’acquisto e la costruzione di immobili e parte venivano reimpiegate per finanziare i viaggi di ulteriori vittime da avviare alla prostituzione.

Nel corso dell’indagine, è stato accertato come l’organizzazione abbia gestito il trasferimento di almeno 15 minori stranieri non accompagnate dalla Nigeria – attraverso Messina – in vari Paesi dell’Unione Europea, avvalendosi anche dell’apporto garantito da un cittadino italiano – responsabile di un’associazione di volontariato impegnata nell’assistenza – il quale forniva notizie utili al rintraccio delle minori gestite dal sodalizio criminale una volta sbarcate in Italia e partecipava all’avviamento alla prostituzione di quelle che venivano ospitate nei centri di accoglienza messinesi.

Nel corso dell’indagine è altresì emerso come taluni dei soggetti nigeriani emersi fossero dediti anche al traffico internazionale di sostanze stupefacenti del tipo eroina, attuato mediante corrieri trasportanti il narcotico in corpore in ovuli termosaldati ingeriti alla partenza e consegnati a connazionali di stanza nel casertano. A riscontro di tale illecita attività, nel maggio del 2017, su richiesta del Nucleo Investigativo di Messina, i Carabinieri di Firenze arrestarono uno degli indagati, il nigeriano IMARHAGHE Monday che era sbarcato all’aeroporto di Firenze, proveniente da Dusseldorf (Germania), trasportando all’interno della propria cavità intestinale 110 ovuli contenenti 1,2 kg di eroina.

Il delitto associativo è stato contestato ai nigeriani IHAMA Rita 38enne e IMARHAGHE Monday, 32enne, promotori e organizzatori dell’associazione, al 72enne messinese BUSCEMI Giovanni ed ad una quarta persona attivamente ricercata.

Il quarto arrestato è il 20enne nigeriano IGBINOMWANHIA Precious Ovbokhan, destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare per il reato di tratta di persone.

Gli arrestati sono stati associati alla casa Circondariale di Messina a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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I Carabinieri della Compagnia di Taormina, in Graniti, Taormina, Giardini Naxos e Calatabiano, nell’ultima settimana, hanno tratto in arresto 4 soggetti di cui 3 italiani ed un cittadino straniero poiché resisi responsabili a vario titolo di maltrattamenti in famiglia, danneggiamento, violenza privata, Stalking.
Nel primo dei quattro casi a finire in manette un cittadino calatabianese, classe’ 85 poiché i militari dell’Arma in seguito a complessa attività investigativa hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Messina poichè l’uomo si era reso responsabile nei confronti dell’ex fidanzata, di cui non accettava il suo allontanamento, di atti persecutori, percosse, violenza privata e furto. Nel caso di specie le attività d’indagine condotte nelle immediatezze dei fatti e coordinate dalla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Messina hanno consentito di raccogliere, in pochi giorni, un quadro indiziario molto grave sfociato poi nella misura cautelare anzidetta.
In Giardini Naxos i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile hanno tratto in arresto un cittadino italiano, giardinese, classe’ 58 accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali commessi in danno dell’anziana madre.
I militari infatti dopo essere intervenuti presso l’abitazione dell’uomo, su indicazione della vittima, trovavano la donna in forte stato di agitazione e con evidenti segni di percosse. La donna riferiva ai Carabinieri di essere stata colpita per l’ennesima volta dal proprio figlio per futili motivi. La stessa traportata presso l’Ospedale di Taormina veniva riscontrata affetta da diverse ferite lacero contuse per cui otteneva una prognosi di giorni 15. L’arrestato al termine delle formalità di rito veniva tradotto presso il proprio domicilio in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi alla competente Autorità Giudiziaria di Messina.
Solo qualche giorno dopo sempre in Giardini Naxos militari dell’Aliquota Radiomobile sono intervenuti in quel comune poiché un cittadino tunisino classe ’88 si era reso responsabile di maltrattamenti in famiglia e danneggiamento nei confronti della propria compagna, anch’ella straniera, classe’ 76. I carabinieri dopo la segnalazione della donna, prontamente intervenuti sul posto, sorprendevano l’uomo allorquando, sotto l’effetto di sostanze alcoliche, dopo aver sfondato la porta d’ingresso di casa picchiava selvaggiamente la vittima che, trasportata presso l’ospedale di Taormina veniva giudicata guaribile in giorni 15 a causa delle percosse ricevute.
Anche in questo caso l’aggressore è stato trattenuto presso il proprio domicilio per poi essere giudicato con rito direttissimo.
In Graniti i militari della locale Stazione hanno tratto in arresto un sorvegliato speciale classe ‘89 poiché accusato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della propria compagna e violazione degli obblighi imposti dall’Autorità Giudiziaria.
I militari di Graniti infatti intervenuti su disposizione della dipendente centrale operativa sorprendevano l’aggressore al di fuori del proprio domicili in orario non consentito ed assistendo peraltro alle continue minacce proferite all’indirizzo della stessa donna e dei familiari di questa.
Anche in questo caso la donna visitata presso il locale nosocomio di Taormina otteneva 15 giorni di prognosi a causa delle botte ricevute.
Le denunzie da parte delle vittime di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenze di genere e nei confronti di minori sono di fondamentale importanza per gli organi deputati a perseguire tali tipologie di delitti poiché conducono ad un immediato intervento in loro tutela.
L'immediatezza della risposta della Polizia Giudiziaria si ricollega anche ad una specifica preparazione professionale nell'affrontare tali reati, sollecitata e coordinata dalla Procura della Repubblica di Messina, che ha stabilito precise modalità operative per giungere quanto più rapidamente possibile a tutelare tutte le vittime vulnerabili.

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I militari della Compagnia Carabinieri di Taormina, nell’ambito dei servizi tesi al contrasto degli stupefacenti sul territorio, reati contro la persona e contro il patrimonio nel periodo natalizio ed impegnati inoltre ad evitare furti e rapine presso esercizi commerciali hanno tratto in arresto tre soggetti del luogo in ordine ai reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, lesioni personale aggravante ed un arresto in ottemperanza ad ordine esecuzione di detenzione domiciliare.

Nel territorio di Savoca i Carabinieri della locale Stazione hanno tratto in arresto un 51enne italiano,  Francesco Smiroldo, già conosciuto alle forze dell’ordine per lesioni personali aggravate nei confronti del proprio padre.

L’uomo allo scopo di farsi consegnare una somma cospicua di denaro colpiva ripetutamente il proprio genitore con un bastone in legno causandogli delle lesioni. Solo l’intervento immediato dei carabinieri ha scongiurato il peggio. Espletate formalità di rito e dopo il sequestro del bastone l’uomo è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Stazione di Giardini Naxos in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi alla competente Autorità Giudiziaria di Messina.

In Santa Teresa di Riva i militari della locale Aliquota Operativa hanno tratto in arresto un cittadino italiano 65enne, Salvatore Castorina , per  spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana.

Il pusher già seguito da tempo dai militari è stato sorpreso mentre cedeva dietro compenso un involucro contenente sostanza del tipo marijuana. Nel corso della perquisizione personale veniva rinvenuta anche una somma di denaro provento dell’attività illecita dell’uomo. Somma di denaro che poi è stata sottoposta a sequestro e sarà depositata presso apposito conto corrente dello stato.

Anche in questo caso, espletate formalità di rito l’uomo è stato trattenuto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.

In Letojanni, militari della locale stazione, hanno tratto in arresto un soggetto già conosciuto alle forze dell’ordine 54enne,  Paolo Giovanni Longo in ordine ad un esecuzione di detenzione domiciliare emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, ufficio esecuzioni penali, dovendo lo stesso espiare una pena di mesi 7 scaturito da un arresto dei carabinieri nel 2014 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Numerosi i controlli alla circolazione su strada da parte i militari oltre che diversi gli assuntori di sostanze stupefacenti segnalati al Prefetto di Messina al fine di rendere il territorio più sicuro durante tutte le festività. 

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Il 05 dicembre 2017, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, hanno dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Patti (ME) su richiesta di quella Procura della Repubblica, nei confronti di 33 soggetti (2dei quali sono stati ristretti in carcere, 5 agli arresti domiciliari, 10 sottoposti agli obblighi di dimora e 16 a misura interdittiva dall’esercizio delle funzioni), ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, truffa aggravata ai danni ai danni dell’INPS, falsa perizia, falso in atto pubblico e altro, e contestualmente sono stati notificati 69avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti indagati.

Il provvedimento è scaturitoda una complessa e prolungata attività di indagine, sviluppata sin dal 2015 dai Carabinieri della Compagnia di Patti, i cui esiti hanno consentito di documentare l’esistenza e l’operatività, nell’area tirrenica della provincia peloritana dell’hinterland pattese, di un’associazione per delinquere, comprendente un primo sodalizio criminale, complesso e ben strutturato, operante nella Giurisdizione del Tribunale di Pattie di un secondo di più lieve entità – costituiti da liberi professionisti operanti nel settore legale e in quello medico, nonché da funzionari pubblici e responsabili di diversi Enti di patronato – i quali, mediante la redazione di false perizie e mendaci certificazioni mediche, riuscivano a condizionare l’esito dei ricorsi giurisdizionali,promossi da privati cittadini dinanzi il Tribunale del Lavoro di Patti,avverso il mancato riconoscimento da parte dell’I.N.P.S. di una serie di benefici assistenziali (pensioni di invalidità civile, riconoscimento dello stato di portatore di handicap con diritto all’accompagnamento, etc.),ottenendo rimborsi che sono andati dagli 8 mila euro per le cause di minore entità ai 43 mila europer quella più rilevantecon un danno, per la Pubblica Amministrazione, stimabile in oltre un milione di euro.

Nell’inchiesta, in cui sono state indagate 102 persone di cui33 destinatarie della misura cautelare e 69di avviso di garanzia (per concorso in truffa aggravata ai danni dell’INPS e falso in atto pubblico), figurano –tra  l’altro– 2 avvocati e 2 collaboratori di studio, 27 medici specialisti tra CTU e liberi professionisti, 4 funzionari dell’INPS, 11 collaboratori di vari patronati, i quali si spartivano ingenti somme di denaro – direttamente proporzionali agli importi delle indennità ottenute indebitamente – e altre utilità.

 

I militari dell’Arma hanno disarticolato una struttura organizzativa forte, ben congeniata e profondamente compenetrata nel mondo dell’assistenza previdenziale, con particolare riferimento alla parte giudiziaria, oggetto d’indagine.Una consorteria ad anelli saldamente concatenati, formata quindi da professionisti di alta caratura operanti in vari settori – legale, sanitario, giudiziario, pubblico ed assistenziale.

In particolare, l’avvocato RICCIARDI Anna(custodia cautelare in carcere) e il dottor PISCITELLO Francesco(custodia cautelare in carcere)erano certamente le figure verticistiche della principale delle dueassociazioni perseguiteed  erano materialmente e moralmente supportati da PRINCIOTTA Vincenzo(arresti domiciliari), DE LUCA Ilenia (arresti domiciliari), LO PRESTI Rosaria(arresti domiciliari), quali ulteriori promotori ed organizzatori del sodalizio in qualità di gestori di patronati o studi di assistenza fiscale, che assicuravano ulteriori adesioni al gruppo indirizzando la privata clientela verso i patrocinatori prescelti, così massimizzando i profitti dell’associazione. Inoltre potevano contare sui favori di medici sia impiegati presso “strutture pubbliche” che liberi professionisti che svolgevano il ruolo di CTU per i giudici per ottenere i falsi certificati e su alcuni dipendenti della locale sede dell’INPS.

Il “modus operandi” del sodalizio prevedeva che la RICCIARDI ed il PISCITELLO attraverso l’intermediazione di taluni degli associati e talvolta direttamente degli interessati, corrompessero i sanitari di strutture pubbliche, con elargizioni di denaro o altre utilità (somme dell’ordine di alcune centinaia di euro) al fine di redigere false certificazioni attestanti malattie per le quali si poteva poi ottenere la certificazione di invalidità. Le indagini hanno documentato 15 di questi episodi.

In altri casi invece, quando si era avviato il contenzioso giurisdizionale, RICCIARDI nell’ambito della propria attività di avvocato patrocinava le cause e attraverso la corruzione di PISCITELLO, che in talune di questi procedimenti era nominato CTU o di altri consulenti tecnici nominati,se diversi da PISCITELLO,riusciva a corromperli anche con l’aiuto dello stesso Piscitello e di altri sodali e faceva redigere delle false perizie in favore delle persone da lei assistite, al fine di giungere ad un esito favorevole nelle cause con ciò inducendo in errore il giudice e truffando l’INPS e causando un danno ingiusto, allo stato,stimato in oltre un milione di eurosul quale sono ancora in corso accertamenti e verifiche. Di tali vicende, leindagini hanno permesso di ricostruire pienamente ben 20 episodi.

Per uno di questiepisodi è stata documentata dalle intercettazioni videoambientalila dazione di denaro di 2500 euro da parte del cittadino che  “artatamente “ aveva conseguito  il giudizio favorevole in favore all’avvocato RICCIARDI edel dottore PISCITELLO che in quel procedimento era stato consulente tecnico del giudice (si allega il “video-ambientale”).

I funzionari I.N.P.S., coinvolti, abusando della loro funzione pubblica garantivano ai correi la rapida liquidazione delle somme di denaro, omettendo di sollevare irregolarità che avrebbero potuto danneggiare i compartecipanti dell’associazione stessa.

La complessa struttura associativa ricomprendeva poi ben quattordici figure professionali di medici, sia di strutture sanitarie pubbliche che liberi professionisti incaricati di svolgere il ruolo di CTU, ossia periti del Giudice. I primi redigevano, anche dietro compenso, false certificazioni su malattie e disabilità, assicurando ai sodali la pronta disponibilità di documentazione sanitaria a favore dei loro clienti e garantendo loro corsie preferenziali, in spregio alle liste di attesa per effettuare le visite e, talvolta anche senza il pagamento del “ticket sanitario” per la prestazione. I professionisti incaricati di svolgere il ruolo di consulenti del Giudice, sempre in cambio di compensi, redigevano false perizie tecniche favorevoli ai clienti/pazienti del sodalizio.

Altro organigramma criminale, richiamato in prologo eportato alla luce dalle indaginiè certamente quello che vede come figure apicali l’avvocato NOTARO(arresti domiciliari)e l’assistente di studio DI GAETANO Mariella (arresti domiciliari).

Anche questo secondo gruppo operava con metodi analoghi, attraverso sempre la medesima struttura organizzata in cui aveva un ruolo centrale il dottor PISCITELLO Francesco. In questo ambito le indagini hanno permesso di accertare 5 ulteriori episodi in cui, attraverso la redazione di false perizie, si otteneva indebitamente il giudizio favorevole nel contenzioso giurisdizionale. 

A titolo esemplificativo, nel corso dell’attività investigativa, tra i tanti, sono emersi due episodi particolarmente emblematici delle condotte illecite. Segnatamente, un primo caso in cui l’Avvocato Ricciardi comunica alla propria cliente che il CTU che giurerà è un’amica del “Dottore” (inteso Francesco Piscitello), invitandola a consegnarle subito i soldi in contanti in vista della loro consegna ad altre persone per agevolare il sistema evitando intoppi. E ancora, un episodio in cui il Dottor Piscitello, rivolgendosi al proprio cliente, gli riferisce che quando si sceglie un avvocato, bisogna “scegliersi quello giusto che si sa muovere”, promettendo nel contempo che, se la causa viene patrocinata da loro (intesi Piscitello e Ricciardi), al 99,9% è assicurata la vittoria in giudizio, anche ottenendo il 100% di invalidità. Nel contesto dello stesso colloquio si parla chiaramente di spartizione di denaro all’esito della causa con una percentuale del 40% dedicata agli stessi patrocinatori. 

E’ dunque chiaro come le finalità della materia previdenziale, ossia l’assistenza dello Stato a cittadini bisognosi di sussidio in ragione delle loro condizioni di salute, siano state asservite ad un disegno criminoso che trasformava preziose risorse economiche in occasioni di illecito guadagno a scapito della collettività.

Gli indagati hanno infatti intravisto terreno fertile, pronto per essere sfruttato a convenienza, proprio nella particolare natura del settore di specie, caratterizzato da ampia facoltà di interpretazione dei tratti patologici di un periziando ed estrema soggettività e libertà nella redazione delle certificazioni mediche (sia per i referti – medici specialisti - che per le perizie – medici CTU), di fatto inconfutabili, che costituiscono il fulcro e il cardine della macchinazione delittuosa.

In tale ambito, si ritiene intervenisse l’accordo finale, tra patronati, avvocati e medici, culminante nella redazione delle predette certificazioni sanitarie (per i liberi professionisti) e delle perizie ad hoc (per i CTU), che determinavano l’illecito profitto dell’interessato, in caso di vittoria in giudizio. Si evidenzia che in molte circostanze, l’INPS, doveva corrispondere all’istante, non solo l’indennità conseguenti al riconoscimento della malattia e del grado invalidante, bensì tutti gli arretrati che gli competevano a decorrere dal momento in cui egli aveva proposto la prima domanda di invalidità. Si parla di molte migliaia di euro, parte dei quali, in misura proporzionale e talvolta sino alla metà del valore percepito, costituivano il profitto illecito degli associati e patrimonio criminale, quindi, dell’associazione stessa.

 

L’articolata attività investigativa svolta, coordinata dal Procura della Repubblica di Patti e riepilogata nell’ordinanza applicativa delle odierne misure cautelari eseguite, ha certamente sferrato un duro colpo al fenomeno delle truffe in danno dell’INPS che nel circondario di Pattiha costituito una consistente fonte di indebitoguadagno per molti professionisti e cittadini.

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La Compagnia Carabinieri di Taormina, nel fine settimana ha proceduto ad una serie di controlli per il controllo straordinario del territorio. Il servizio che ha visto la partecipazione di oltre 30 militari dell’Arma e numerose autovetture di servizio ed in tinta civile ha consentito di avere una massiccia presenza sul territorio quale deterrente in un’ottica  di prevenzione anche e  soprattutto per frenare i reati contro il patrimonio; l’attività ha visto impegnati militari  da Santa Teresa sino a Giardini Naxos comprese la valle dell’Alcantara e quella dell’Agrò.

Nello specifico i carabinieri della Stazione di giardini Naxos hanno notificato   ad un cittadino polacco un ordine di esecuzione per la carcerazione per aver violato gli obblighi di assistenza familiare. Nella valle dell’Agrò personale del dipendente Nucleo Ispettorato del Lavoro di Messina unitamente a militari della compagnia di Taormina hanno effettuato 2 accessi ispettivi verificando 7 posizione lavorative relativamente ad alcuni lavori di consolidamento del piano viabile. Predette operazioni ispettive consentivano di deferire in stato di libertà un rappresentate legale di società edile poiché in qualità di datore di lavoro non si assicurava che i luoghi destinati al passaggio dei lavoratori fossero in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone, per nonaver inoltre adottato misure conformi alle prescrizioni di sicurezza e di salute per la logistica del cantiere e per i servizi igienico assistenziali a disposizione dei lavoratori nel cantiere e per non essersi assicurato che i luoghi dove si eseguivano lavorazioni fossero opportunamente delimitati e protetti. Attivata procedura secondo la quale al termine il contravventore verra’ ammesso al pagamento in sede amministrativa di una somma pari al quarto del massimo delle ammende stabilite per ciascuna contravvenzione ammontanti complessivamente in 15.000 euro circa. A Motta Camastra carabinieri hanno deferito un soggetto per violazione delle prescrizioni della misura degli arresti domiciliari poiché benchè autorizzato a recarsi in una struttura di cura si recava in altro luogo senza specifica autorizzazione dell’Autorità.  Il servizio ha visto il controllo di oltre 150 cittadini ed il controllo di oltre 50 autovetture.

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Nella serata di ieri i militari della stazione carabinieri di Graniti, unitamente a personale della Stazione di Giardini Naxos, della dipendente Aliquota Radiomobile e del Nucleo Operativo hanno arrestato quattro cittadini Catanesi, già con precedenti di polizia, per tentato furto aggravato in concorso in flagranza di reato all’interno di una privata abitazione e resistenza a pubblico ufficiale. La brillante operazione nasce dai numerosi servizi preventivi e straordinari del controllo del territorio disposti dal superiore Comando Compagnia di Taormina per frenare il fenomeno dei reati contro il patrimonio. I servizi organizzati ah hoc prevedono nelle diverse fasce orarie diurne e notturne la presenza di numerosi militari, appiedati ed in macchina, in uniforme ed in borghese che pattugliano costantemente il territorio proprio per prevenire e reprimere quei reati che destano maggiormente allarme sociale. I quattro soggetti arrestati e rispettivamente Battaglia Michael Santo Antonio classe ’92 residente in Tremestieri Etneo, Bonconsiglio Alfio classe’68 residente a Catania, Savasta Tommaso classe’74 residente a Catania, e Parisi Rosario Stefano classe ’76 e residente anch’egli a Catania nel pomeriggio di ieri, in trasferta nella frazione Trappitello del Comune di Taormina, si erano introdotti all’interno di una palazzina alla via Francavilla e dopo aver scardinato il portone d’ingresso con un grosso cacciavite si accingevano ad entrare all’interno dell’abitazione; ma la proprietaria che si trovava all’interno si era accorta degli strani rumori che pervenivano dall’ingresso della sua casa e ha dato l’allarme. I 4 malviventi a quel punto hanno tentato la fuga provando a far perdere le proprie tracce e saliti a bordo della loro macchina presa a noleggio si accingevano a superare la barriera in autostrada e raggiungere Catania. Ma ad attenderli vi erano i militari dell’Arma in più pattuglie che chiudendo ogni via di fuga, al termine di un breve inseguimento, traevano i 4 soggetti in arresto con la pesante accusa di tentato furto aggravato in concorso e resistenza a pubblico ufficiale sempre in concorso tra di loro. Dopo la regolare denuncia da parte della vittima i militari procedevano al sequestro degli arnesi atti allo scasso dei 4 telefoni cellulari e della vettura presa a noleggio ed utilizzata per compiere il reato. Arrestati, espletate formalità di rito, venivano trattenuti presso le camere di sicurezza della Stazione di Giardini Naxos, Taormina e Messina Sud in attesa del giudizio di convalida innanzi alla competente Autorità Giudiziaria di Messina, nel corso del quale in data odierna venivano sottoposti agli arresti domiciliari.   

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Ilaria Boemi, 16 anni, è morta lo scorso 10 luglio per arresto cardio circolatorio. E’ stata soccorsa in spiaggia, intorno alla mezzanotte, sulla battigia del lungomare che costeggia il viale della Libertà, ormai in fin di vita. Poche ore prima aveva assunto una dose di MDMA, una sostanza stupefacente di tipo sintetico che le è stata fatale.

Oggi, stamattina all’alba, è scattata la misura cautelare degli arresti domiciliari – emessa dal GIP presso il Tribunale di Messina, d.ssa Maria Militello su richiesta del Sostituto Procuratore, d.ssa Stefania La Rosa - per chi è ritenuto essere il pusher che ha materialmente ceduto la dose letale: si tratta di una giovane, una diciottenne. A lei gli investigatori della Squadra Mobile sono arrivati ricostruendo l’intera vicenda, dai contorni via via sempre più allarmanti.

La Polizia di Stato ha infatti individuato altre due giovani donne, che Ilaria conosceva e frequentava. La prima, oggi diciottenne, ma all’epoca dei fatti minorenne, è direttamente coinvolta. E’ stata lei a dare alla pusher, oggi agli arresti domiciliari, l’ecstasy, perché la vendesse a Ilaria. Hanno trascorso la serata prima della vendita insieme. Erano insieme quando Ilaria ha messaggiato scrivendo di voler acquistare l’ecstasy, la “maddy”, la “maddalena” che le faceva provare “l’amore per il mondo intero”. Insieme hanno deciso chi sarebbe stato a portare la droga a Messina per venderla a Ilaria.

La terza protagonista della vicenda è una sedicenne che le indagini hanno indicato come più volte in passato protagonista di cessione di LSD e della stessa MDMA a Ilaria e ad altre giovanissime.

Per lei e per l’altra, oggi maggiorenne, il Gip presso il Tribunale per i Minorenni, dr. Michele Saja, su richiesta del Sostituto Procuratore dr. Andrea Pagano, ha deciso la misura cautelare del collocamento in comunità da eseguirsi presso una struttura che dovrà essere individuata a cura della Direzione del Centro per la Giustizia minorile di Palermo.

La vendita della sostanza stupefacente a Ilaria la sera del 9 luglio non era quindi un caso isolato. Le ragazze raggiunte oggi da misura cautelare avevano “rifornito” amiche e conoscenti prima della morte di Ilaria e persino dopo. Risale infatti ad appena un mese dopo la morte di Ilaria un altro episodio, un’altra dose di “maddy” che in quel caso ha trovato un acquirente a Villafranca Tirrena.

Emergono poi altri personaggi su cui la Polizia continua ad indagare. Fornitori, tra cui personaggi noti alle Forze dell’Ordine, già arrestati per reati connessi alla detenzione ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, a cui le giovani pusher si rivolgevano al bisogno.

Il MDMA letale è arrivato la sera del 9 luglio nelle mani di Ilaria insieme ad un’altra dose della stessa sostanza. Marroncina, cristallina, solida. Ilaria ne ha sbriciolata una prima parte in una bottiglietta di plastica usando una forbicina. Ha poi aggiunto un po’ di birra e l’ha passata alle due persone che quella sera erano in macchina con lei, un’amica ed un uomo più grande, un trentanovenne. Poi ha sciolto la restante parte e l’ha mandata giù.

Le ore che seguono vedono momenti di euforia e delirio provocati dalla droga a momenti di malessere. Ilaria infatti ballava, parlava velocemente, poi sudava e sbatteva la mascella.

I tre hanno comunque deciso di spostarsi dal centro città alla zona nord in spiaggia. Su cosa sia accaduto negli ultimi momenti di vita di Ilaria la Polizia continua ad indagare.

Ilaria è comunque morta da sola. Al momento dell’arrivo dei soccorsi i due amici con cui ha preso l’ecstasy non erano con lei. Si erano già allontanati.

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