Martedì, 11 Settembre 2018 07:56

SANTA TERESA DI RIVA. UN ARRESTO PER EVASIONE

La scorsa settimana, a Santa Teresa di Riva, i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Taormina hanno tratto in arresto per evasione dal regime degli arresti domiciliari il cinquantaseienne M.S., poiché, al momento del controllo di polizia, veniva trovato al di fuori del proprio domicilio. Dopo il rito direttissimo l’uomo veniva ricollocato in regime di arresti domiciliari presso la sua abitazione. I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile, a seguito delle mancato rispetto degli obblighi, hanno, peraltro, richiesto ed ottenuto dalla competente Autorità Giudiziaria il ripristino della custodia cautelare in carcere. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Messina, è stato eseguita questa mattinata dai militari del nucleo Radiomobile di Taormina che hanno arrestato l’uomo, trasferendolo presso la Casa Circondariale di Messina “Gazzi”.

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I Carabinieri della Compagnia di Taormina, in Graniti, Taormina, Giardini Naxos e Calatabiano, nell’ultima settimana, hanno tratto in arresto 4 soggetti di cui 3 italiani ed un cittadino straniero poiché resisi responsabili a vario titolo di maltrattamenti in famiglia, danneggiamento, violenza privata, Stalking.
Nel primo dei quattro casi a finire in manette un cittadino calatabianese, classe’ 85 poiché i militari dell’Arma in seguito a complessa attività investigativa hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Messina poichè l’uomo si era reso responsabile nei confronti dell’ex fidanzata, di cui non accettava il suo allontanamento, di atti persecutori, percosse, violenza privata e furto. Nel caso di specie le attività d’indagine condotte nelle immediatezze dei fatti e coordinate dalla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Messina hanno consentito di raccogliere, in pochi giorni, un quadro indiziario molto grave sfociato poi nella misura cautelare anzidetta.
In Giardini Naxos i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile hanno tratto in arresto un cittadino italiano, giardinese, classe’ 58 accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali commessi in danno dell’anziana madre.
I militari infatti dopo essere intervenuti presso l’abitazione dell’uomo, su indicazione della vittima, trovavano la donna in forte stato di agitazione e con evidenti segni di percosse. La donna riferiva ai Carabinieri di essere stata colpita per l’ennesima volta dal proprio figlio per futili motivi. La stessa traportata presso l’Ospedale di Taormina veniva riscontrata affetta da diverse ferite lacero contuse per cui otteneva una prognosi di giorni 15. L’arrestato al termine delle formalità di rito veniva tradotto presso il proprio domicilio in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi alla competente Autorità Giudiziaria di Messina.
Solo qualche giorno dopo sempre in Giardini Naxos militari dell’Aliquota Radiomobile sono intervenuti in quel comune poiché un cittadino tunisino classe ’88 si era reso responsabile di maltrattamenti in famiglia e danneggiamento nei confronti della propria compagna, anch’ella straniera, classe’ 76. I carabinieri dopo la segnalazione della donna, prontamente intervenuti sul posto, sorprendevano l’uomo allorquando, sotto l’effetto di sostanze alcoliche, dopo aver sfondato la porta d’ingresso di casa picchiava selvaggiamente la vittima che, trasportata presso l’ospedale di Taormina veniva giudicata guaribile in giorni 15 a causa delle percosse ricevute.
Anche in questo caso l’aggressore è stato trattenuto presso il proprio domicilio per poi essere giudicato con rito direttissimo.
In Graniti i militari della locale Stazione hanno tratto in arresto un sorvegliato speciale classe ‘89 poiché accusato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della propria compagna e violazione degli obblighi imposti dall’Autorità Giudiziaria.
I militari di Graniti infatti intervenuti su disposizione della dipendente centrale operativa sorprendevano l’aggressore al di fuori del proprio domicili in orario non consentito ed assistendo peraltro alle continue minacce proferite all’indirizzo della stessa donna e dei familiari di questa.
Anche in questo caso la donna visitata presso il locale nosocomio di Taormina otteneva 15 giorni di prognosi a causa delle botte ricevute.
Le denunzie da parte delle vittime di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenze di genere e nei confronti di minori sono di fondamentale importanza per gli organi deputati a perseguire tali tipologie di delitti poiché conducono ad un immediato intervento in loro tutela.
L'immediatezza della risposta della Polizia Giudiziaria si ricollega anche ad una specifica preparazione professionale nell'affrontare tali reati, sollecitata e coordinata dalla Procura della Repubblica di Messina, che ha stabilito precise modalità operative per giungere quanto più rapidamente possibile a tutelare tutte le vittime vulnerabili.

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Nei giorni scorsi i Carabinieri della Stazione di Giardini Naxos coadiuvati dal personale della Guardia Costiera, hanno svolto mirati servizi tesi a contrastare gli illeciti edilizi di locali ed esercizi commerciali in particolare rivolti alla ristorazione, i quali, nella stazione estiva, ampliano senza autorizzazione la metratura delle strutture adibendo a sale da ballo spazi del demanio.
All’esito dei controlli, i militari hanno deferito in stato di libertà, per abusiva occupazione di spazio demaniale ed inosservanza di limiti alla proprietà privata due persone: il titolare di una concessione demaniale e l’affidatario dell’attività commerciale condotta nell’ambito della predetta concessione poiché, in assenza di autorizzazione, apportavano, negli spazi del demanio marittimo, delle modifiche dello stato dei luoghi realizzando un laghetto artificiale con un atollo al centro ed innalzando il livello della sabbia di circa 70 centimetri posizionando al contempo due palme.
I Carabinieri unitamente alla Guardia Costiera di Giardini Naxos hanno pertanto proceduto al sequestro preventivo dell’area su cui sono stati creati i manufatti.
Inoltre nei giorni seguenti i militari, nel corso di un servizio perlustrativo, hanno notato che i lavori presso il locale proseguivano con la costruzione di una pista da ballo che era stata arredata ed hanno pertanto proceduto ad un ulteriore sequestro contestando ai medesimi due soggetti la violazione dei doveri inerenti la custodia di cose sottoposte a sequestro disposta a seguito della precedente denuncia.

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Un atto intimidatorio a scopo estorsivo. E’ questa l’ipotesi più accreditata attualmente al vaglio degli investigatori che indagano sull’esplosione avvenuta ieri sera poco dopo le 22.30 ai danni del negozio Primigi Store sito lungo la  via Regina Margherita a Santa Teresa di Riva.

Gli uomini della Compagnia di Taormina ai comandi del capitano Arcangelo Maiello insieme ai militari della locale stazione con il comandante Maurizio La Monica fino a notte fonda hanno fatto tutti i rilievi del caso per individuare i possibili responsabili.

Un grave fatto di cronaca che oggi getta la comunità di Santa Teresa di Riva in un clima di paura e sconcerto per quanto accaduto.

Dai filmati delle telecamere situate nella zona si vede un tizio che si avvicina alla vetrina del negozio, piazza un ordigno, accende la miccia e scappa a piedi percorrendo la vicina via Landro per poi salire a bordo di un auto e fuggire.

L’esplosione ha danneggiato la vetrina del negozio così come quelle delle attività vicine. Danneggiate anche alcune auto che si trovavano parcheggiate di fronte alle attività commerciali lungo la Via Regina Margherita.

Panico nell’intero quartiere scosso dalla forte deflagrazione e ancor di più dall’atto intimidatorio.

Come ha confermato il capitano Arcangelo Maiello sono già stati sentiti diversi testimoni e le indagini proseguono dunque a 360 gradi.

Immediata la condanna del gesto da parte della comunità e la vicinanza all’imprenditore colpito.

“ Santa Teresa, ha commentato  l’assessore Gianmarco Lombardo,  è più forte di un attacco vile ed infame.”  . 

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I militari della Compagnia Carabinieri di Taormina, nell’ambito dei servizi tesi al contrasto degli stupefacenti sul territorio, reati contro la persona e contro il patrimonio nel periodo natalizio ed impegnati inoltre ad evitare furti e rapine presso esercizi commerciali hanno tratto in arresto tre soggetti del luogo in ordine ai reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, lesioni personale aggravante ed un arresto in ottemperanza ad ordine esecuzione di detenzione domiciliare.

Nel territorio di Savoca i Carabinieri della locale Stazione hanno tratto in arresto un 51enne italiano,  Francesco Smiroldo, già conosciuto alle forze dell’ordine per lesioni personali aggravate nei confronti del proprio padre.

L’uomo allo scopo di farsi consegnare una somma cospicua di denaro colpiva ripetutamente il proprio genitore con un bastone in legno causandogli delle lesioni. Solo l’intervento immediato dei carabinieri ha scongiurato il peggio. Espletate formalità di rito e dopo il sequestro del bastone l’uomo è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Stazione di Giardini Naxos in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi alla competente Autorità Giudiziaria di Messina.

In Santa Teresa di Riva i militari della locale Aliquota Operativa hanno tratto in arresto un cittadino italiano 65enne, Salvatore Castorina , per  spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana.

Il pusher già seguito da tempo dai militari è stato sorpreso mentre cedeva dietro compenso un involucro contenente sostanza del tipo marijuana. Nel corso della perquisizione personale veniva rinvenuta anche una somma di denaro provento dell’attività illecita dell’uomo. Somma di denaro che poi è stata sottoposta a sequestro e sarà depositata presso apposito conto corrente dello stato.

Anche in questo caso, espletate formalità di rito l’uomo è stato trattenuto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.

In Letojanni, militari della locale stazione, hanno tratto in arresto un soggetto già conosciuto alle forze dell’ordine 54enne,  Paolo Giovanni Longo in ordine ad un esecuzione di detenzione domiciliare emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, ufficio esecuzioni penali, dovendo lo stesso espiare una pena di mesi 7 scaturito da un arresto dei carabinieri nel 2014 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Numerosi i controlli alla circolazione su strada da parte i militari oltre che diversi gli assuntori di sostanze stupefacenti segnalati al Prefetto di Messina al fine di rendere il territorio più sicuro durante tutte le festività. 

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Brutto risveglio questa mattina per alcuni possessori di auto parcheggiate lungo la via Roma nei pressi della Villa Comunale.  Molte auto sono state infatti oggetto di atti vandalici. La solita mattanza degli specchietti retrovisori del sabato notte! Questa volta però il detto che rompere uno specchio porti sfortuna si è concretizzato, sicuramente per i vandali. I Carabinieri infatti avuta la segnalazione dell'accaduto da parte di un testimone , si sono messi immediatamente alla ricerca dei tre vandali. Questi venivano intercettati lungo in Corso Umberto da una squadra  diretta  dal comandante della stazione Maresciallo Vittorio Salvatore e accompagnati in caserma per l'identificazione.  Questa volta la sfortuna ha colpito non solo i proprietari delle autovetture in sosta , ma anche i tre ragazzi che forse la prossima volta ci penseranno bene prima di commettere nuovamente un atto così stupido.

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I militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, alle prime luci dell’alba,  in questa provincia ed in quelle di Catania, Palermo, Bari e Chieti, nonché nella Repubblica Federale di Germania attraverso gli ordinari canali di cooperazione internazionale, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo, nei confronti di 12 soggetti (10 dei quali sono stati ristretti in carcere e 2 sottoposti agli arresti domiciliari), appartenenti ad una consorteria criminale, egemone nella fascia ionica di questa provincia e collegata alla famiglia mafiosa catanese “Santapaola-Ercolano”, ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento seguito da incendio e traffico di sostanze stupefacenti.

Il provvedimento restrittivo scaturisce da una complessa attività d’indagine, sviluppata sin dal 2013 dalla Compagnia Carabinieri di Taormina, i cui esiti hanno permesso di comprovare l’operatività di un’organizzazione criminale - denominata “Clan Brunetto” - che sottoponeva ad estorsione i titolari di aziende agricole ed i proprietari terrieri della zona, per ottenere il controllo o la gestione delle locali realtà imprenditoriali nel settore agro-pastorale.

Le investigazioni, inoltre, hanno consentito di documentare come il sodalizio si approvvigionasse di sostanze stupefacenti mediante la collaborazione di alcuni soggetti, legati alle famiglie mafiose catanesi, incaricati di rifornire periodicamente la consorteria di ingenti quantitativi di marjuana, che venivano poi commercializzati presso le principali “piazze di spaccio” dell’hinterland taorminese.

Dall’inchiesta è, inoltre, emerso come alcuni degli indagati avessero acquisito la disponibilità di un consistente quantitativo di armi da fuoco, necessarie per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento.

Tra i destinatari della misura cautelare figurano anche due braccianti agricoli recentemente trasferitisi in Germania e nei cui confronti è stato emesso un Mandato di Arresto Europeo cui è stata data esecuzione con la collaborazione delle Autorità di quel Paese, attivate attraverso l’ufficio Italiano di cooperazione internazionale che funge da collegamento con le forze di polizia dei paesi europei e noto come S.I.re.N.E. acronimo della sua denominazione inglese “Supplementary Information Request at National Entry.

Le indagini dei carabinieri venivano avviate nel 2013 allorquando un dirigente  sindacale della U.I.L., socio di un cooperativa agricola della Valle dell’Alcantara, denunciava ai militari di Taormina che in piena notte, ignoti malfattori, avevano dato alle fiamme due sue autovetture parcheggiate nei pressi della propria abitazione di residenza. Il  sindacalista, rendendosi collaborativo, riferiva in sede di denuncia di essere stato vittima di un vile atto di natura intimidatoria a carattere estorsivo da parte di sedicenti malviventi del posto che da diverso tempo avanzavano al suo indirizzo richieste di soldi a titolo del cosiddetto “pizzo” e segnalava come tali episodi si fossero verificati anche in danno di altre aziende agricole della zona.

Dalla denuncia dell’imprenditore i militari riuscivano a raccogliere elementi in ordine ad una serie di atti intimidatori nei confronti di altri imprenditori residenti nella Valle dell’Alcantara alcuni dei quali denunciati ed altri no.

I riscontri dei Carabinieri permettevano di appurare come gli episodi di danneggiamento posti in essere ai danni di tanti imprenditori della zona fossero riconducibili ad un unico disegno criminoso portato avanti da sconosciuti che stavano colpendo, in quel periodo, commercianti ed imprenditori di Malvagna, Mojo alcantara e Roccella Valdemone.

L’indagine denominata convenzionalmente “Fiori di Pesco” ha consentito di accertare come il Clan fosse diretto da Paolo BRUNETTO, deceduto durante l’indagine presso l’ospedale di Biancavilla nel 2013. Benchè sofferente e gravemente ammalato il Brunetto si avvaleva di propri referenti di zona che avevano alle dipendenze gli appartenenti alla Cosca per commettere i vari reati ricostruiti. Paolo Brunetto, capo clan, era colui che cercava sempre di trovare soluzioni  per “difendere” imprenditori che pagavano la loro “protezione” e che, fungeva da “pacere” in occasione di dispute tra gli affiliati. In una circostanza, ad esempio, Pino Vincenzo tentava di convincere un proprio affiliato operativo in Malvagna a riconsegnare dei mezzi asportati ad un imprenditore che godeva della protezione del boss Lo Monaco Vincenzo, operante in zona diversa da quella di Malvagna La questione anche nella circostanza venne risolta dal defunto Paolo Brunetto che sovente chiamava al suo cospetto i capi-zona in caso di diverbi.

Durante le fasi finali dell’ attività fondamentale è risultata essere un’irruzione dei militari durante un summit mafioso. Nella circostanza gli investigatori hanno potuto identificare correttamente tutti gli appartenenti alla cosca operativa nella Valle dell’Alcantara ed hanno anche proceduto all’arresto in flagranza di reato del Lo Monaco in quanto, per partecipare a quel vertice, aveva pensato bene di violare la Sorveglianza Speciale a cui era sottoposto.

Pino Vincenzo classe’56 di Malvagna insieme a Caminiti Carmelo classe ’73 di Francavilla di Sicilia, Monforte Antonio classe ’67 nativo di Castiglione di Sicilia ma residente a Francavilla di Sicilia, Salmeri Angelo classe ’89 di Mojo Alcantara, , Monforte Antonio classe 67, dovranno rispondere di associazione di tipo mafioso poiché, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, mettevano in atto una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio come le estorsioni nonché per acquisire in modo diretto la gestione ed il controllo di attività economiche e per conseguire profitti e vantaggi ingiusti.

 Le indagini hanno permesso di acclarare che l’associazione era diretta dal Pino Vincenzo sul territorio di Malvagna, da Caminiti Carmelo e da Monforte Antonio sui territori di Francavilla di Sicilia e zone limitrofe.

Per imporre il “pizzo” agli imprenditori agricoli della zona l’associazione mafiosa operava con un metodo ormai consolidato, dapprima procedeva al furto dei mezzi agricoli indispensabili all’esercizio dell’attività e successivamente richiedeva ingenti somme di somme di denaro per restituire i mezzi e consentire di riprendere l’attività lavorativa (cd. cavallo di ritorno). Capitava così che ad un imprenditore di Fondachelli Fantina venissero rubati i mezzi agricoli ad un altro di Roccella Valdemone tre trattori.

Altre volte le intimidazioni consistevano nell’ appiccare il fuoco al fondo degli agricoltori distruggendolo, come accaduto a Mojo Alcantara. Talvolta il messaggio intimidatorio poteva arrivare anche attraverso il semplice furto del raccolto di pesche. Oppure poteva bastare la consapevolezza della vittima della provenienza della richiesta come nella vicenda della cessione di un terreno a Castiglione di Sicilia in favore di uno degli associati, Monforte Antonio.

Oltre le estorsioni anche il traffico di droga era tra gli affari del clan. Infatti Caminiti Carmelo, Salmeri Angelo, Di Bella Alfio classe ’64 Catanese, ed altri indagati devono rispondere del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per essersi stabilmente associati tra loro allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’articolo 73 dpr 309/90 costituendo un associazione dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente del tipo Marijuana. Caminiti Carmelo con il ruolo di promotore ed organizzatore dell’associazione impartiva le direttive coordinando il gruppo per lo spaccio degli stupefacenti. Salmeri Angelo, Scuderi Salvatore collaborando con Di Bella, fungeva da intermediario e fornitore nella fase della cessione di sostanza stupefacente.

Il Clan era ben organizzato anche nei reati contro il patrimonio. E’ stato documentato ad esempio che  due degli indagati, con estrema semplicità,  si procuravano un veicolo rubato sul mercato illegale catanese, una Suzuki bianca, venendo poi ripresi dalle telecamere di videosorveglianza di un distributore di benzina posto lungo l’asse autostradale che da Catania porta a Mojo Alcantara. Da quel veicolo sarebbe poi stata smontata l’intera carrozzeria per rimontarla su un’analoga vettura riciclando così il veicolo rubato.

Le operazioni di intercettazione, telefonica ed ambientale, si sono rivelate fondamentali ed hanno permesso di ricostruire anche le dinamiche interne al sodalizio. Ad esempio, in una delle tante intercettazioni, Caminiti Carmelo, rimproverava un altro degli affiliati alla cosca, persona di fiducia e alle dipendenze del Pino Vincenzo, reggente del territorio di Malvagna e Mojo Alcantara  redarguendolo e promettendo di “rompergli le corna” qualora si fosse recato nuovamente  nel  territorio di  competenza del Caminiti per commettere reati senza il suo permesso.

In un’intercettazione ambientale, invece, il Pino Vincenzo, conversando al termine di summit mafioso in macchina con l’adepto Monforte Antonio, si lamentava, invece, dell’irruzione dei Carabinieri che avevano interrotto quel vertice mafioso attribuendo la responsabilità di ciò ai giovani adepti poiché ritenuti poco affidabili. Nell’intercettazione ambientale infatti il Pino prometteva di ammazzarli con le proprie mani. 

Determinante nell’operazione è risultato essere il coraggio, la determinazione e la collaborazione dimostrata dagli imprenditori che in piena sinergia con la Magistratura di Messina e con l’Arma dei Carabinieri hanno permesso di assicurare alla giustizia 12 pericolosi malviventi.

La loro opera ha permesso agli inquirenti, di respingere il fenomeno criminale che aveva trovato spazio nella Valle dell’Alcantara e comuni limitrofi. Si auspica che altri imprenditori possano con celerità rivolgersi alla magistratura inquirente e all’Arma dei Carabinieri in modo da poter mettere fine al fenomeno, purtroppo ancora presente, delle estorsioni sul territorio. Gli stessi imprenditori denunciando hanno permesso il brillante risultato, frutto di un certosino lavoro di squadra, e che ha saputo, ridare la libertà a loro stessi che da tempo si vedevano costretti a pagare con i loro sacrifici “il pizzo” al sol fine di non avere minacce e ritorsioni ulteriori.

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Dalle prime luci dell’alba di oggi, 18 novembre 2017, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, stanno eseguendo un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo – nei confronti di 12 soggetti (10 dei quali colpiti da custodia in carcere e 2 sottoposti agli arresti domiciliari), appartenenti al “Clan Brunetto”, collegato alla famiglia mafiosa catanese “Santapaola-Ercolano”, in quanto ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti ed altro.

Alle ore 11.00 odierne, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina, si terrà una conferenza stampa per illustrare l’operazione.

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Continua senza sosta l’attività preventiva e repressiva dei Carabinieri della Compagnia di Taormina al fine di frenare il fenomeno dei reati contro il patrimonio e più nello specifico di scoraggiare la commissione di furti e rapine.
Questa volta le manette sono scattate per due cittadini nativi a Catania ma residenti a Riposto.
Erano le 3.15 quando una pattuglia dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Taormina transitando nel Comune di Sant’Alessio Siculo in via Fleres notava una fiat Punto con lo sportellone posteriore aperto ed i sedili ribaltati con uno degli arrestati vestito di nero con cappello indossato intento a caricare un motorino elettrico all’interno della predetta autovettura mentre l’ altro arrestato, T.A. classe ’87 si trovava all’interno dell’autovettura seduto al posto guida con il motore acceso ed i fari spenti.
Il giovane che stava caricando il motorino sulla vettura, M.G.B. classe ’95 alla vista dei militari scaraventava a terra il motorino tentando la fuga ma veniva immediatamente bloccato.
Dall’altro lato l’autista invece cercava di disfarsi dello spadino, tentando di lanciarlo dal finestrino, utilizzato per forzare la serratura del motorino elettrico.
Lo spadino ed il cutter rinvenuti all’interno della giacca di uno dei due venivano sottoposti a sequestro.
In seguito alla denuncia del proprietario del motorino i due soggetti venivano tratti in arresto e trattenuti presso le camere di sicurezza della Stazione Carabinieri di Giardini Naxos in attesa di essere giudicati con rito direttissimo innanzi all’Autorità Giudiziaria di Messina.

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