I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina, nell’ambito della rimodulazione delle linee d’azione volte a contrastare, in maniera trasversale, i fenomeni di illegalità economico-finanziaria più lesivi ed insidiosi del già precario quadro socio-economico, hanno progressivamente orientato i controlli in materia di lavoro nero e irregolare, verso le condotte più gravi e pervasive.

In tale contesto, vieppiù nell’attuale situazione pandemica e sulla scorta dei gravi focolai di COVID 19 verificatisi, ad ogni latitudine a livello nazionale, nelle residenze per anziani, un’attenzione particolare è stata rivolta proprio alle RSA: luoghi nevralgici per la diffusione del virus, fino allo scorso marzo per molti ignoti e che, purtroppo, hanno riempito la cronaca giudiziaria degli ultimi mesi.

Nel dettaglio, le Fiamme Gialle della Compagnia di Taormina, coordinate dal Gruppo di Messina, dopo una meticolosa mappatura economica del territorio di competenza, effettuavano un mirato intervento in materia di illeciti lavoristici presso una RSA della provincia, riscontrando come il titolare si fosse avvalso, per l’assistenza degli anziani ivi ricoverati, di ben 36 lavoratori “in nero”, negli anni dal 2016 al 2020, a fronte di una forza lavoro complessiva risultata impiegata di 40 dipendenti.

Più in particolare, emergeva come il dominus della struttura residenziale, al fine di ottenere indebiti risparmi in termini di versamento di contributi ed oneri previdenziali, avesse abusivamente impiegato, completamente e/o parzialmente, i predetti lavoratori, senza effettuare la prescritta comunicazione al Centro per l’Impiego.

Inequivoco l’esito delle interviste effettuate nei confronti dei lavoratori i quali rappresentavano come il titolare impedisse la fruizione di qualsiasi forma di riposo o ristoro durante l’orario di lavoro, nonché di socializzare tra loro, arrivando addirittura a ricevere il divieto di scambiarsi i numeri di telefono.

Di non minore rilevanza, poi, la circostanza come i medesimi lavoratori siano risultati effettuare, da soli, il turno notturno, pari a dodici ore, durante il quale, oltre ad accudire gli anziani, avrebbero anche dovuto svolgere altre incombenze, quali il lavaggio e la stiratura delle telerie.

Parimenti, si acquisiva come, a fronte della previsione dei contratti di lavoro collettivo che, “per i dipendenti dalle cooperative, consorzi e società consortili del settore socio-sanitario-assistenziale-educativo e di inserimento lavorativo”, prevedono una paga base che va, a seconda del livello di inquadramento, da € 1.184,19 a € 1.426,41, a fronte di un orario di lavoro pari a 38 ore settimanali, i lavoratori della RSA ispezionata percepissero circa € 700,00, indipendentemente dalle mansioni svolte e dalle ore lavorate, in media pari a 45 ore settimanali.  

In altri termini, i militari della Compagnia di Taormina riscontravano palesi violazioni alla normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie, in totale spregio della normativa nazionale e comunitaria in materia di organizzazione dell’orario di lavoro.

Pesantissime, dunque, le sanzioni nei confronti del datore di lavoro che, salvi gli ulteriori aggravi determinati da INPS ed INAIL - destinatari, per quanto di rispettiva competenza, del verbale redatto dai Finanzieri - dovrà regolarizzare la posizione del personale attualmente impiegato irregolarmente, nonché far fronte ad una contestazione di oltre 130.000 euro di multa a titolo di sanzioni, oltre alle somme dovute a titolo di ritenute fiscali e previdenziali.

Ciò che preoccupa, poi, oltre agli inaccettabili riflessi di scorrettezza fiscale, previdenziale e connesse ripercussioni in termini di concorrenza sleale nel mercato di riferimento, è come l’utilizzo sconsiderato di manodopera in nero sia risultato caratterizzato, in larghissima parte, in funzione della categoria di inquadramento, da un livello di competenze professionali generiche e di capacità tecnico-manuali per lo svolgimento di attività semplici, ben potendo tale circostanza rappresentare, in ipotesi, un ulteriore aggravio e fungere da volano a possibili fenomeni di contagio, qualora non si padroneggino, a sufficienza, le procedure da adottare per contenere eventuali infezioni all’interno di questi tipi di strutture.

In conclusione, l’intervento odierno testimonia, ancora una volta, come la Guardia di Finanza, in ragione delle specialistiche funzioni di polizia economico - finanziaria, operi costantemente per la salvaguardia dei lavoratori e per garantire il corretto assolvimento degli oneri contributivi e previdenziali, nonché risulti in prima linea per tutelare l’incolumità delle fasce più deboli che, come in questo caso, vengono messe a repentaglio da imprenditori senza scrupoli, mossi dalla sola logica del guadagno.

Pubblicato in Cronaca

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno proceduto al sequestro di circa 145.000 prodotti, privi dei previsti requisiti di conformità e sicurezza, pronti per la vendita in due esercizi commerciali gestiti da operatori di origine cinese. 

L’emergenza della pandemia da COVID 19 e le limitazioni imposte dagli ultimi provvedimenti governativi, infatti, non fermano il business di halloween e, addirittura, già quello delle prossime festività natalizie: tra gli articoli sequestrati, oltre ai consueti prodotti elettronici e materiale elettrico, vi erano soprattutto giocattoli e prodotti vari riferiti alla festa di Halloween ed al Natale, nonché articoli da bricolage per bambini (colle viniliche, colle glitterate, tempere ed acquerelli) ed altri prodotti “dannosi” per la salute degli utilizzatori, quali profumatori per ambiente a combustione.

In particolare, i prodotti ritirati dal commercio risultavano per la quasi totalità privi del marchio “CE” che, come noto, ne attesta la conformità agli standard di sicurezza e garanzia per i cittadini, imposti dalla normativa comunitaria, e delle indicazioni sulle etichette delle informazioni minime previste dal Codice del Consumo, quali quelle relative al produttore o all’importatore comunitario, l’eventuale presenza di sostanze che possono arrecare danno alla salute o all’ambiente, i materiali impiegati per la realizzazione del prodotto, nonché le istruzioni (anche in lingua italiana) e le eventuali precauzioni d’uso.

Tale condotta illecita, oltre che lesiva della concorrenza, risulta particolarmente insidiosa per i consumatori, tratti in inganno sulla qualità dei prodotti acquistati che, di contro, risultano potenzialmente dannosi per la salute dell’utenza.

 Le Fiamme Gialle peloritane, quindi, dopo aver rimosso la merce dagli spazi destinati alla vendita, hanno proceduto al sequestro amministrativo di tutti i prodotti, inviando specifica segnalazione alla Camera di Commercio di Messina, per l’applicazione delle previste sanzioni pecuniarie.

In aggiunta, nel corso delle attività ispettive eseguite nel punto vendita di Messina, veniva rilevato come tutti e 6 i lavoratori presenti fossero totalmente “in nero”, uno dei quali anche indebitamente percettore di “reddito di cittadinanza”. I lavoratori ed i due imprenditori cinesi sono stati immediatamente segnalati agli uffici INPS, per i provvedimenti di competenza.

 Le odierne attività, oltre a valorizzare la funzione specialistica di polizia economico - finanziaria della Guardia di Finanza, si inquadrano nell’ambito del dispositivo di contrasto svolto dal Corpo a salvaguardia del consumatore finale, che ha il diritto di trovare sul mercato solo prodotti sicuri, scongiurare l’illecita vendita di prodotti che possono recare nocumento alla sicurezza ed alla salute pubblica, in particolar modo dei bambini, nonché preservare l’economia sana del territorio, contrastando ogni forma di illecito, vieppiù lesivo della concorrenza leale.

 

Pubblicato in Cronaca

I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno scoperto una frode fiscale, perpetrata da 20 aziende dislocate sull’intero territorio nazionale, che ha permesso ad una società messinese di sottrarre ad imposizione 5,6 milioni di euro ed evadere, complessivamente, quasi 3 milioni di euro di IVA ed imposta sul reddito delle società. Nelle prime ore della giornata odierna, sono stati eseguiti provvedimenti di perquisizione e sequestro di quasi 3 milioni di euro, disposti dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, su proposta della Procura della Repubblica di Messina. Le indagini, svolte dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria di Messina, hanno consentito di acquisire significativi elementi indiziari e di segnalare alla locale Procura della Repubblica il titolare cinese della società messinese, operante nel settore del commercio di articoli di abbigliamento, accessori, grandi magazzini. In particolare, è stato rilevato come l’imprenditore indagato avesse abbattuto il reddito dell’azienda attraverso la contabilizzazione di costi inesistenti, fittiziamente documentati da fatture false emesse da 19 società, per la maggior parte riconducibili a soggetti di etnia cinese. L’attività info-investigativa del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Messina è scaturita dall’incrocio delle informazioni delle banche dati con l’analisi economica del territorio. Quindi, nel corso dell’attività di verifica fiscale, sono stati approfonditi, tra gli altri, i rapporti economici intercorsi con i principali fornitori di beni e servizi, anche con la collaborazione di numerosi Reparti del Corpo competenti per territorio, che hanno eseguito mirati controlli incrociati.  L’operazione di servizio rientra nell’ambito dell’intensificazione dei controlli e del monitoraggio della onesta libertà di impresa, nel cui ambito le aziende si confrontano - in un clima di normale concorrenza - pagando ognuna le tasse dovute ed offrendo, quindi, prezzi al consumatore non falsati dall’evasione fiscale. Nel caso in esame, le indagini hanno consentito di verificare come l’indagato abbia reinvestito le somme evase attraverso l’acquisto di quote di un fondo comune d’investimento, presso una società di gestione del risparmio milanese, inconsapevole della frode al Fisco. L’operazione odierna testimonia, ancora una volta, l’impegno profuso quotidianamente dalla Procura della Repubblica, dal Tribunale e dalla Guardia di Finanza di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela del libero mercato e delle casse dell’Erario.
 

Pubblicato in Cronaca
Mercoledì, 30 Ottobre 2019 14:53

TAORMINA. GDF. ARRIVA IL CAPITANO SCHILLACI

Cambia la squadra degli Ufficiali dipendenti dal Comando Provinciale delle Guardia di Finanza di Messina. A Taormina, il cambio al vertice della Compagnia è avvenuto tra il Maggiore Alberto Bazzoffi, chiamato ad assumere un nuovo importante incarico a Caserta, ed il Capitano Angelo Schillaci. Il Cap. Angelo Schillaci, di origini palermitane, laureato in scienze della sicurezza economico finanziaria, giunge dalla Compagnia di Marcianise (CE), dove ha ricoperto, per tre anni, l’incarico di Comandante della Sezione Operativa, e dove ha avuto l’opportunità di confrontarsi con fenomeni criminali complessi e trasversali. Il Comandante Provinciale, nel dare il benvenuto ai nuovi Ufficiali, ha sottolineato l’importanza di un convinto gioco di squadra, quello della “Squadra Stato”, frutto della sinergia e collaborazione con le altre Forze di Polizia – mediante l’adozione di modelli di coordinamento ed investigativi condivisi - con le Autorità Giudiziarie e con le Agenzie Fiscali.

Pubblicato in Cronaca

Su delega di questa Procura della Repubblica, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, supportati dai colleghi della Compagnia di Taormina (ME), in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e con il Reparto Operativo Aeronavale di Palermo (R.O.A.N.), hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di 31 persone (26 in carcere e 5 agli arresti domiciliari) indagate, in concorso, per associazione a delinquere di tipo mafioso nonché per estorsioni, trasferimento fraudolento di valori, intestazione fittizia, usura, rapina, associazione finalizzata al narcotraffico, detenzione e spaccio di stupefacenti, tutti reati aggravati dalle finalità mafiose. In allegato, elenco nominativo dei soggetti raggiunti dall’odierna misura cautelare.
Con il medesimo provvedimento giudiziario, è stato sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca (anche per sproporzione) un patrimonio societario di pertinenza del clan CAPPELLO – CINTORINO nonché dei SANTAPAOLA - ERCOLANO per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro, rappresentato da una società di noleggio di acquascooter, un bar e un lido balneare, ubicati in Giardini Naxos, nonché una ditta attiva “nella preparazione del cantiere edile e sistemazione del terreno”. In allegato, le denominazioni delle attività commerciali sequestrate.
L’investigazione, denominata Operazione “ISOLA BELLA” (dal nome della nota località turistica oggetto delle mire affaristiche dei clan mafiosi), condotta dal Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania (G.I.C.O.), con il contributo investigativo della Compagnia G. di F. di Riposto e il supporto, per i riscontri nel territorio messinese, della Compagnia G. di F. di Taormina (ME), su coordinamento della Procura Distrettuale, ha disvelato l’operatività di un’agguerrita compagine criminale mafiosa, quella dei CINTORINO, collegata alla famiglia mafiosa catanese dei CAPPELLO.
Le indagini (che sono state attivate e curate in una prima fase dalla Compagnia G. di F. di Riposto) attestano come il clan Cintorino sia particolarmente radicato ed attivo nella propria “roccaforte” storica di Calatabiano ed opera ancora sotto l’egida di PACE Mario, storico componente del clan Cappello già condannato all’ergastolo che, durante i permessi premio, organizzava “summit”, dava disposizione e ribadiva la propria egemonia nel sodalizio. Così PORTO Carmelo (principale referente del gruppo), nel riferire alla compagna l’esito di uno di tali incontri, riportava quanto detto da PACE Mario: “Io vi ammazzo, dicci a Mario e Carmelo Spinella a Calatabiano comando io, Mario Pace; trent’anni fà io ho fatto Calatabiano, ed io comando lì, neanche Nino, Nino ha il 41, fagli fare il 41 io ho fatto le discussioni, Calatabiano e Giardini ci sono io”.
Figura apicale del clan Cintorino è PORTO Carmelo che riveste il ruolo di reggente fino alla scarcerazione di altro esponente storico: TROVATO Salvatore il quale, dopo circa un ventennio di detenzione, recuperava le redini del gruppo. Figura di grande spessore emersa dalle attività è quella di DI BELLA Gaetano, soggetto incensurato che fa da tramite tra la famiglia catanese CAPPELLO e PORTO Carmelo.
Le indagini hanno fatto emergere numerose vicende estorsive perpetrate dal sodalizio, emblematiche del radicato controllo territoriale operato dai CINTORINO a Calatabiano.
Altra fonte significativa di introiti per il clan CINTORINO è rappresentata dal traffico di stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana), in relazione al quale è stata tracciata l’esistenza di plurimi e stabili canali di rifornimento, che hanno permesso al clan CINTORINO di superare i “danni” causati dai sequestri operati dalla Guardia di Finanza nel corso delle indagini (kg. 1 di cocaina, kg. 1,5 di hashish e kg. 1 di marijuana).
Non mancano, infine, episodi di usura particolarmente gravi, con tassi di interesse che variano dal 120% al 450% annuale.
Il clan ha dimostrato di saper affiancare alle classiche attività estorsive, di usura e di spaccio di stupefacenti, la concreta propensione a insinuarsi tra le iniziative imprenditoriali più redditizie e visibili del territorio di competenza, con particolari proiezioni nel territorio della provincia di Messina, come Giardini di Naxos e Taormina, località particolarmente appetibili, sia per il controllo delle attività turistiche, sia per investire i proventi illeciti in attività imprenditoriali riconducibili al clan. Particolarmente significativo delle mire espansionistiche nelle citate località, è il tratto della conversazione tra DI BELLA ed il suo interlocutore ROCCO Marcello (anche questi destinatario di misura cautelare): Di Bella: “ma tu devi stare a TAORMINA...!” Rocco: “QUANTO CI STANNO I CARABINIERI A SAPERE LE COSE..?” Di Bella: “eeee lo so, però c'è TAORMINA, c'è...!” Rocco: “NAXOS...!” Di Bella: “c'è tutto un giro va...!” Rocco: “TAORMINA, GIARDINI, certo LETOJANNI...!” Di Bella: “eeeeh il GIRO C'E' ed è GRANDE...!”. Si accertava, così, che, oramai da anni, le escursioni turistiche effettuate da piccoli imprenditori, nel tratto di mare destro e sinistro antistante l’Isola Bella di Taormina, con barche da diporto, erano oggetto di pesanti infiltrazioni mafiose. Gli esercenti l’attività di noleggio di mezzi di trasporto marittimo, operanti nel famoso specchio d’acqua erano, infatti, costretti a “cedere” quotidianamente una parte dei loro guadagni. Detta attività era condivisa con esponenti della famiglia SANTAPAOLA-ERCOLANO, il cui referente in loco era LEONARDI Salvatore. Le indagini acclarano infatti che, in relazione al business delle attività turistiche, tra i due sodalizi era stato raggiunto un patto per la spartizione dei proventi ed, al fine di evitare contrasti nel corso della stagione turistica estiva, che avrebbero “nuociuto” agli affari, DI BELLA e TROVATO (dietro le direttive di Mario PACE ed il controllo operato dai figli Antonio e Giuseppe PACE, che eseguivano sopralluoghi e ‘rendicontavano’ al padre Mario durante i colloqui in carcere) insieme a “Turi” LEONARDI, siglavano un accordo in ragione del quale avrebbero diviso gli incassi (e anche le spese) in tre parti, una per i mafiosi del clan CAPPELLO - CINTORINO, una per il clan SANTAPAOLA - ERCOLANO e una terza per gli imprenditori estorti.
Il controllo delle attività è radicale, anche la sostituzione di un’imbarcazione in avaria non poteva essere disposta dall’imprenditore estorto se non previa autorizzazione del sodalizio mafioso di riferimento. In alcune circostanze, non mancavano esplicite minacce degli estortori a danno delle imprese: nello specifico, era Salvatore LEONARDI a paventare l’affondamento delle imbarcazioni qualora il patto di spartizione degli introiti non fosse stato rispettato come concordato tra i due clan rivali.
Il giro di affari era notevole, così, DI BELLA e Pasqualino BONACCORSI (anch’egli affiliato al clan CINTORINO), effettuando una stima dei profitti realizzabili attraverso il controllo delle imbarcazioni, per la stagione estiva, prevedevano di introitare, in media, 20.000 euro al giorno da dividere in tre parti.
L’espansione territoriale verso le suddette località turistiche si manifesta anche attraverso progetti imprenditoriali particolarmente ambiziosi: quello di aprire attività commerciali, intestate a soggetti terzi incensurati, reimpiegando in tal modo capitali di illecita provenienza. La realizzazione di tali progetti imprenditoriali è alla base dei sequestri operati a carico della società di noleggio acquascooter, del lido Recanati beach e del Bar “ETOILE”, queste ultime due attività ubicate a Giardini di Naxos.
La corposa investigazione della Guardia di Finanza di Catania, diretta da questa Procura Distrettuale, ha disvelato l’allarmante radicamento mafioso nel tessuto economico-imprenditoriale-sociale dei territori di Calatabiano e Giardini Naxos; un’infiltrazione subdola e perniciosa che soffocava il libero esercizio di imprese inquinando il settore turistico, prioritario per la locale economia.

 

ELENCO NOMINATIVO DEI SOGGETTI
Destinatari della custodia cautelare in carcere:
1. BONACCORSI Pasqualino (Catania, 28/10/1983), associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti;
2. BRUCATO Agnese (Catania, 23/02/1969), associazione a delinquere di tipo mafioso;
3. CALABRO’ Domenico (Taormina, 20/02/1995), traffico di sostanze stupefacenti;
4. CICIRELLO Fortunato (Catania, 03/08/1969), associazione a delinquere di tipo mafioso;
5. D’ARRIGO Giuseppe traffico e spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante “mafiosa”;
6. DI BELLA Gaetano (Catania, 27/09/1960) associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e usura con aggravante “mafiosa”;
7. DI STEFANO Rosario Pietro Paolo (Catania, 29/06/1960), associazione a delinquere di tipo mafioso;
8. FRANCO Luigi (Taormina, 12/09/1988) associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante “mafiosa”;
9. GRILLO Gaetano (Catania, 01/12/1968), associazione a delinquere di tipo mafioso;
10. LEO Giuseppe (Taormina, 06/10/1985), traffico di sostanze stupefacenti;
11. LEONARDI Salvatore (Castiglione di Sicilia, 02/01/1968), traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, intestazione fittizia di beni con aggravante “mafiosa”;
12. MACRI’ Silvestro (Taormina, 19/11/1989), traffico e spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante “mafiosa”;
13. MESSINA Giuseppe (Taormina, 16/02/1983), traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, con aggravante “mafiosa”;
14. MOSCATT Mario (Catania, 18/08/1955), spaccio di sostanze stupefacenti, usura con aggravante “mafiosa”;
15. MUZZIO Paolo (Catania, 04/12/1975), rapina;
16. PACE Antonio (Catania, 20/08/1989), associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione con aggravante “mafiosa”;
17. PACE Giuseppe (Catania, 01/04/1988), associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione con aggravante “mafiosa”;
18. PACE Mario (Catania, 06/11/1959), associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione con aggravante “mafiosa”;
19. PISTORIO Francesco (Catania, 22/10/1980), spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante “mafiosa”;
20. PORTO Carmelo (Catania, 03/10/1957), associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione con aggravante “mafiosa”;
21. PORTO Francesco (Catania, 15/12/1991), rapina;
22. ROCCO Rino Marcello (Centuripe, 16/01/1959), associazione a delinquere di tipo mafioso, spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante “mafiosa”;
23. SCALORA Gaetano (Calatabiano, 25/02/1963), associazione a delinquere di tipo mafioso;

24. SCIACCA Damiano (Taormina, 20/10/1986), spaccio di sostanze stupefacenti, con aggravante “mafiosa”;
25. SORRENTINO Emanuele (Salerno, 19/03/1973), associazione a delinquere di tipo mafioso, rapina, usura;
26. TROVATO Sebastiano (Calatabiano, 07/02/1953) associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione con aggravante “mafiosa”.
Destinatari della misura degli arresti domiciliari
27. BONACCORSI Carmelo (Taormina, 01/08/1976), spaccio di sostanze stupefacenti;
28. CARDILLO Arianna (Taormina, 20/02/1996), spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante “mafiosa”;
29. COLOSI Emmanuela (Taormina, 30/04/1983), traffico e spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante “mafiosa”;
30. COLOSI Francesca (Taormina, 30/04/1983), traffico e spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante “mafiosa”;
31. TIMPANARO Giuseppe (Catania, 24/07/1961), estorsione con aggravante “mafiosa”.

 

ELENCO ATTIVITA’ SOTTOPOSTE A SEQUESTRO PREVENTIVO FINALIZZATO ALLA CONFISCA


Attività economiche di Salvatore LEONARDI (“Turi do Mitogio”).


1. LUXURYJET- SKY S.R.L., partita IVA 03460310836, avente a oggetto il “noleggio di acquascooter” e il noleggio senza equipaggio di imbarcazioni da diporto, con sede in Giardini Naxos (ME), Via Bruderi n.4, attiva dal 06.04.2017, ultimo volume d’affari dichiarato anno 2017 € 18.000, valore commerciale di euro 100.000.
2. LEONARDI SCAVI SRLS, partita IVA 05248170879, avente a oggetto “attività di edilizia in genere per conto proprio o altrui”, con sede in Castiglione di Sicilia (CT) via Comunale n. 60, costituita dal 28.01.2015(inattiva), ultimo volume d’affari dichiarato anno 2017 €. 13.000, valore commerciale di euro 100.000.
3. LIDO RECANATI DI NICOLA D’ANGELO, partita IVA 02541550832, avente a oggetto “gestione di stabilimenti balneari”, con domicilio fiscale in Giardini Naxos (ME) via Umberto n. 17 e sede di esercizio in Giardini Naxos (ME) Contrada Pietre Nere n. 15, inizio attività dal 23.09.2003, ultimo volume d’affari dichiarato anno 2017 €.50.000, valore commerciale di euro 500.000.
Attività economiche di Carmelo PORTO.
4. D.I. PORTO SALVATORE, partita IVA 05606490877, esercente l’attività di “gelateria e pasticcerie”, domicilio fiscale in Calatabiano (CT) Traversa I di via Pirato n. 18 e sede e luogo di esercizio in Giardini Naxos (ME) via Consolare Valeria n. 90, inizio attività dal 02.02.2019, ultimo volume d’affari dichiarato non disponibile, valore commerciale di euro 500.000.

Pubblicato in Cronaca

Blitz della Guardia di finanza di Catania contro il clan mafioso Cintorino, legato alla cosca Cappello e attivo a Calatabiano e nel Messinese tra Giardini Naxos e Taormina. Militari delle Fiamme gialle stanno eseguendo un'ordinanza cautelare nei confronti di 31 indagati: 26 in carcere e 5 ai domiciliari.
    Tra i destinatari del provvedimento anche gli attuali reggenti del gruppo. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, estorsioni, usura trasferimento fraudolento di valori e narcotraffico. E' in corso un sequestro di beni riconducibili al gruppo Cappello-Cintorino e alla 'famiglia' Santapaola-Ercolano per un milione di euro: una società di noleggio di acquascooter, un bar e un lido balneare di Giardini Naxos e una ditta attiva nel settore dei lavori edili. Nella rete di attività economiche più redditizie del clan la Dda di Catania indica il business delle escursioni turistiche con barche da diporto nel tratto di mare antistante Isola Bella di Taormina.

Pubblicato in Cronaca

Nell’ambito della VII edizione del Progetto “Educazione alla legalità economica”, gli studenti del liceo scientifico di Giardini Naxos hanno incontrato martedì 16 aprile i militari della Guardia di Finanza.

Il progetto è frutto  del Protocollo d’intesa stipulato tra il Comando Generale della Guardia di Finanza e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed è  rivolto agli studenti delle scuole per sensibilizzare i giovani sul valore della legalità economica ed illustrare il ruolo ed i compiti della Guardia di Finanza.

Anche quest'anno dunque  i Finanzieri hanno incontrato gli studenti per parlare del valore della "Legalità Economica”. Insieme agli insegnanti hanno affrontato  importanti temi legati all’attualità e all’economia, spiegando il ruolo che il Corpo svolge a tutela delle Istituzioni e dei Cittadini.

Alla teoria, che ha visto protagonisti i militari delle fiamme gialle di Taormina,  è seguito un momento pratico grazie alla presenza del gruppo cinofilo antidroga del comando provinciale di Messina che ha simulato i controlli che normalmente i militari eseguono.

Pubblicato in Attualità

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, unitamente ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nell’ambito degli interventi finalizzati a contrastare l’irregolare importazione ed esportazione di valuta trasportata al seguito da passeggeri in transito, arrivo o partenza nell’aeroporto di Catania Fontanarossa, hanno sottoposto a controllo una cittadina nigeriana, residente a Catania ed in procinto di imbarcarsi su un volo diretto ad Istanbul, che portava nel bagaglio a mano denaro contante per € 15.000, suddiviso in mazzette da 50 euro, 100 euro e 500 euro. A seguito dell’ispezione dei bagagli da stiva che erano stati già imbarcati sull’aeromobile, le Fiamme Gialle della Tenenza di Catania Fontanarossa rinvenivano al loro interno 24 prodotti elettronici (tra cui smartphone del tipo iPhone e Samsung nonché 3 personal computer) per i quali la passeggera non forniva giustificazioni circa la loro lecita detenzione e legittima provenienza. Gli immediati approfondimenti eseguiti grazie alle banche dati di polizia, permettevano ai militari di accertare che per alcuni dei cellulari rinvenuti erano state sporte denunce di furto e/o di smarrimento. I Finanzieri procedevano, pertanto, a denunciare la donna alla Procura della Repubblica di Catania per i reati di ricettazione (art. 648 c.p.) e riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e sottoporre a sequestro oltre ai 21 smartphone e ai 3 notebook anche i 15 mila euro in contanti che la stessa trasportava con sé, poiché sproporzionati rispetto agli esigui redditi dichiarati annualmente al fisco e potenzialmente riconducibili alle predette condotte delittuose accertate.

Pubblicato in Cronaca

Con una sentita cerimonia interna svoltasi nella caserma “S. Cotugno” di via Tommaso Cannizzaro, la Guardia di Finanza di Messina ha celebrato il 244° anniversario della fondazione.

Innanzi a una rappresentanza delle Fiamme Gialle peloritane del contingente ordinario e aeronavale, nonché dei componenti dell’Associazione Nazionale dei Finanzieri d’Italia, il Comandante Provinciale, Col. t. SFP Vincenzo Tomei, ha evidenziato l’importanza del messaggio del Capo dello Stato, inviato a tutti i finanzieri in occasione della ricorrenza, nel quale si esprime la riconoscenza per l’impegno a difesa della sicurezza economico finanziaria del Paese, base essenziale per ogni democrazia.

Cariche di significato anche le espressioni utilizzate dal Comandante Generale del Corpo – Gen. C.A. Giorgio Toschi - nel suo Ordine del Giorno Speciale, in cui ha ricordato alle Fiamme Gialle che “è questo il giorno nel quale ciascuno di noi rinnova idealmente la ferma volontà di porsi al servizio degli altri, offrendo al Paese e alla comunità internazionale il proprio incondizionato contributo per affermare, sempre e comunque, i principi di legalità, giustizia e trasparenza e per rafforzare il rapporto di reciproca fiducia tra le Istituzioni e i cittadini.

Una vera e propria “missione”, vissuta nella piena consapevolezza del nesso che lega le prospettive di crescita della nostra società con il suo livello di legalità economico-finanziaria e della conseguente e prioritaria esigenza, per una Forza di Polizia a forte vocazione sociale, di operare al fianco dei cittadini, tutelando e sostenendo gli operatori economici onesti, rispettosi delle regole, linfa vitale del Paese.”

 Il Comandante Provinciale ha inteso attribuire il dovuto riconoscimento all’attività svolta da tutto il personale che opera nel vasto territorio provinciale, nella consapevolezza che l’impegno e il rigore richiesti sono condizione fondamentale per poter assicurare concretamente il rispetto della legalità economico-finanziaria. La lotta all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali Nel corso dell’anno 2017 e nei primi cinque mesi dell’anno in corso sono stati scoperti 117 evasori fiscali. Tra questi vi sono, principalmente, grandi evasori fiscali che a livello provinciale, in un anno e mezzo hanno nascosto allo Stato un base imponibile di oltre 170 milioni di euro (pari al 58 % di quella complessivamente segnalata).

L’attività ispettiva sopra indicata ha consentito di scoprire significative frodi cosiddette “carosello”, ovvero società “cartiere” o “fantasma” che costituiscono crediti IVA fittizi da utilizzare per indebite compensazioni di imposte e contributi: sono tredici i casi scoperti, che hanno sottratto un’Iva all’Erario per oltre un milione e mezzo di euro.

 Nel settore della fiscalità internazionale i casi di evasione scoperti nel 2017 e nei primi 5 mesi del 2018 sono stati due, di cui uno particolarmente importante per la base imponibile sottratta a tassazione e per l’insidiosità del meccanismo fraudolento adottato. Frodi fiscali anche internazionali Interventi sempre più mirati per contrastare le frodi fiscali: 704 in tutto, tra verifiche e controlli, avviati nei confronti delle persone e delle imprese considerate maggiormente a rischio di evasione fiscale.

Denunciati 150 soggetti ed eseguiti 8 arresti per reati fiscali, in un anno e mezzo di attività. Tra questi gli illeciti più insidiosi e pericolosi per la stabilità economico - finanziaria del Paese e per la libera concorrenza tra imprese: l’emissione di fatture false, la dichiarazione fraudolenta, l’occultamento di documentazione contabile. I sequestri di disponibilità patrimoniali e finanziarie ai responsabili di frodi fiscali ammontano a oltre 12 milioni e 700mila euro, cui si aggiungono le ulteriori proposte di sequestro già avanzate, per 41 milioni di euro.

 L'economia "invisibile", le accise, i giochi e le scommesse clandestine

Sono 77 le persone del tutto sconosciute al fisco (evasori totali) responsabili di aver evaso, in un anno e mezzo, 18 milioni e 200 mila euro di IVA.

Nello stesso periodo sono stati verbalizzati 151 datori di lavoro per aver impiegato 429 lavoratori in “nero” o irregolari.

 Nel settore delle accise, i 46 interventi conclusi dalle Fiamme Gialle hanno portato al sequestro di oltre 84 tonnellate di prodotti energetici oggetto di frode. A questi si aggiunge un consumato in frode pari a circa 3.117 tonnellate.

 Nel comparto del gioco e delle scommesse, eseguiti oltre 61 controlli con una percentuale di irregolarità pari al 77%. Sequestrati 50 apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento e 53 punti clandestini di raccolta scommesse.

Contrasto agli illeciti in materia di Spesa Pubblica

 Altra fenomenologia illecita contro cui, dopo l’evasione, il Corpo riversa le proprie migliori risorse, è la spesa pubblica, cioè il contrasto alle indebite percezioni di contributi pubblici sia a carico del bilancio dello Stato, della Comunità Europea, dell’INPS e degli altri soggetti pubblici. In tale ambito, nell’ultimo anno e mezzo, sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria e/o segnalate alla Corte dei Conti oltre 800 persone, che hanno percepito indebitamente contributi pubblici e provvidenze previdenziali e assistenziali per oltre 41 milioni euro, di cui circa 3,6 milioni quelli relativi alle false pensioni di invalidità e indebita percezione di indennità di disoccupazione agricola percepita da soggetti che non svolgevano alcuna attività lavorativa nel settore dell’agricoltura.

Nel dettaglio, l’attività a contrasto della corruzione nel settore pubblico, ha consento di denunciare 77 responsabili, di cui 59 pubblici ufficiali che devono rispondere anche del reato di peculato per oltre 7 milioni e 600 mila euro. Mentre, il danno erariale cagionato dai 401 responsabili, nell’ultimo anno e mezzo, ammonta da 15 milioni e 600 mila euro.

 Nel comparto del contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica, sono stati interessati da sequestri beni immobili, mobili e disponibilità finanziarie per oltre 21 milioni e 500 mila euro. Proseguendo, in ambito sanitario, sono state riscontrate irregolarità nel 95% dei controlli effettuati per la spesa sanitaria e il 44 % in quelli per le prestazioni sociali agevolate, ovvero indebite percezioni di borse di studio, esenzioni ticket, assegni per il nucleo familiare e di quelli di maternità, degli assegni per le mense scolastiche etc.

Contrasto alle mafie e lotta al riciclaggio

Nell’ultimo anno e mezzo, le indagini patrimoniali contro le mafie, volte a sottrarre le risorse finanziarie e patrimoniali dalle quali le consorterie criminali traggono sostento, hanno portato al sequestro di beni e valori per oltre 12 milioni di euro, mentre le richieste di sequestro in corso ammontano a oltre 41 milioni di euro.

 Mentre, nello stesso periodo, il valore del riciclaggio accertato si è attestato attorno ai 45 milioni di euro, a seguito dei 27 interventi eseguiti, con la conseguente denuncia per riciclaggio e autoriciclaggio nei confronti di 81 persone (di queste 4 agli arresti), nei cui confronti sono state avanzate alla Magistratura proposte di sequestro per quasi 87 milioni di euro.

Sono state, inoltre, esaminate 178 Segnalazioni di Operazioni Sospette, pervenuta dagli Istituti di credito e dai professionisti, tenuti per legge, che hanno portato alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria di 10 soggetti.

Scoperti infine reati fallimentari che hanno comportato proposte di sequestro e sequestri di beni per oltre un milione e 200 mila euro su un totale di patrimoni risultati distratti di oltre 15 milioni e 800 mila euro.

 Il mercato del falso

 In questo settore, nell’ultimo anno e mezzo, i Reparti operativi del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito 180 interventi, svolgendo 30 deleghe dell’Autorità giudiziaria, effettuando sequestri di 960 mila articoli, tra quelli contraffatti o con falsa indicazione del made in Italy, non sicuri e i prodotti alimentari recanti marchi industriali falsificati o indicazioni non veritiere circa l’origine e la qualità.

Banconote false

La contraffazione non risparmia alcun settore: ne sono testimonianza le banconote, le monete, i titoli, i certificati e i valori bollati falsi sequestrati dai reparti dipendenti da questo Comando Provinciale dal 1° gennaio 2017, per un valore complessivo di 15 mila euro. Denunciate 13 persone.

Traffici illeciti via terra

 Dal 1° gennaio 2017 sono stati 77 i soggetti denunciati e 26 quelli tratti in arresto per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, mentre sono stati sequestrati quasi 130 chilogrammi di droghe pesanti e leggere, nel corso dei 183 interventi.

Campagna estiva

Per l’intero periodo estivo, sul territorio, i Reparti Territoriali e Aeronavali del Corpo continueranno a garantire una costante presenza a favore dei villeggianti e delle imprese che operano lungo le coste italiane. Un piano straordinario di rafforzamento del dispositivo di sicurezza economico - finanziario nazionale è già in campo per prevenire e contrastare fenomeni di illegalità diffusa. Il controllo economico del territorio, infine, contribuirà al presidio di strade, aree urbane, porti, aeroporti, frontiere marittime e terrestri per la ricerca di fenomeni di sommerso d’azienda e di lavoro nonché per la prevenzione ed il contrasto di tutte le tipologie di traffici illeciti. La cerimonia si è conclusa con la lettura della preghiera del Finanziere.

Pubblicato in Cronaca

Su delega di questa Procura della Repubblica i finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale in carcere emessa dal GIP nei confronti di Francesco TOSCANO (catanese, cl.1988) per il reato di tentato omicidio a danno di 2 persone.

In particolare, nell’aprile del 2017, il ventinovenne catanese, alla guida di una autovettura Smart, a causa di un banale sinistro occorso con un cancelliere del Tribunale di Catania all’incrocio tra Corso Martiri della Libertà e Via Francesco Crispi a Catania, in preda ad una folle reazione, aggrediva il suo interlocutore, più anziano di 30 anni, con un forte schiaffo alla testa.

Il TOSCANO, proseguendo con spropositata aggressività, apriva il portabagagli della sua autovettura estraendo una mazza da baseball, con la quale, dopo aver indossato il cappuccio della felpa per non essere riconoscibile in volto, iniziava a inseguire il malcapitato che nel frattempo si dava alla fuga.

L’arrestato si lanciava invano all’inseguimento della povera vittima che, nel frattempo, riusciva a nascondersi e ad allertare le autorità.

Il TOSCANO, quindi, nell’allontanarsi a bordo della propria vettura impattava due dipendenti comunali intenti ad effettuare operazioni di affissione causando lo sbalzo di uno dei due costretto poi a ricorrere alle cure al pronto soccorso.

Al fine di fornire a questa Procura concreti elementi conoscitivi in merito al profilo del TOSCANO, i finanzieri del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria di Catania hanno rapportato gli elementi investigativi emersi nell’operazione “Nuova Famiglia” sul clan Mazzei, eseguita nell’ottobre 2015, nel cui ambito il TOSCANO emergeva come assiduo frequentatore di esponenti di vertice di Cosa Nostra etnea. In ragione di tali evidenze unite ad una precedente condanna per rissa nel 2008 e ad un procedimento penale pendente per guida in stato di ebbrezza nel 2016, il G.I.P. ha ritenuto le circostanze idonee a configurare i presupposti per l’adozione della custodia in carcere. Il TOSCANO, arrestato dalle Fiamme Gialle etnee presso la propria abitazione, è stato condotto presso la casa circondariale di Catania Piazza Lanza a disposizione dell’A.G.

Pubblicato in Cronaca
Pagina 1 di 2

Banner bottom

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Per acconsentire all’uso dei cookie clicca su per maggiori informazioni clicca QUI