SANTA TERESA DI RIVA. I SIKILIA  REPLICANO SABATO 5  CON LA BARONESSA DI CARINI

SANTA TERESA DI RIVA. I SIKILIA REPLICANO SABATO 5 CON LA BARONESSA DI CARINI In evidenza

Dopo il sold out registrato nelle date del 28 e 29 novembre scorso lo spettacolo dei Sikilia “La Baronessa di Carini- Storia d’amuri e di duluri” si appresta a registrare ancora una volta il tutto esaurito.

Con soddisfazione infatti Cettina Sciacca, presidente dell’Associazione Sikilia e direttore artistico della stagione teatrale al Val D’Agrò, fa sapere che per la replica fuori cartellone in programma per sabato 5 dicembre alle ore 20,30 sono rimasti liberi solo pochissimi posti.

Lo spettacolo è un vortice emozionale capace di tenere lo spettatore in tensione dall’inizio alla fine. Un mix saggiamente dosato di storia e tradizione popolare. Due diverse realtà che convivono come spesso accade anche oggi… tra ciò che è vero e ciò che si dice, tra ciò che realmente è successo e ciò che invece la gente racconta.

Un terribile fatto di sangue realmente accaduto. E’ la storia di un femminicidio quella della giovane Baronessa di Carini, uccisa dal padre nel 1563 in quello che è passato alla storia come il più clamoroso dei delitti d’onore.

Compiacimento per lo spettacolo è stato espresso anche dalla Fondazione prof. Aurelio Rigoli- Centro Internazionale di Etnostoria”. “ Cettina Sciacca, scrive la Fondazione, mette in scena, quale bordone dello spettacolo in programma, l’accennata duale affabulazione, sincronizzando il certo ed il vero della “Storia”, ritmato sullo sfondo del palcoscenico, con il rimuginare della “Tradizione” orale, nel continuum della sua varianza, allocata, invece, sul proscenio. Un evento spettacolare d’Arte e Cultura.”

 Contenti per la grande affluenza di spettatori e la bella rispondenza che questa iniziativa sta riscuotendo nel comprensorio jonico, i SIKILIA hanno previsto di portare degli spettacoli fuori programma per accontentare le tante richieste del pubblico che sta apprezzando il loro lavoro e le altrettante proposte di diversi professionisti che desiderano esibirsi al Val D’Agrò.

Questo rinnovato interesse è un segno tangibile del desiderio di cultura, divertimento ed evasione che il Teatro può offrire e della grande stima che la Compagnia SIKILIA gode sul territorio e nei cuori dei cittadini.

Si prega il gentile pubblico di telefonare per le prenotazioni al numero 339/2727905 oppure contattare la Compagnia entrando sulla pagina fb digitando ASSOCIAZIONE CULTURALE SIKILIA o, ancora, inviando una email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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  • Al Palacongressi di Taormina “Amore” di Spiro Scimone. Andare oltre «finché morte non ci separi»

    Lo spettacolo: date e strutturaAmore è stato inserito nel cartellone estivo degli eventi organizzati dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia, che celebra quest’anno i 40 anni di attività.

    Spiro Scimone, Francesco Sframeli e molti altri attori, che nel corso degli anni hanno regalato al pubblico teatro di qualità fatto di incessante ricerca, sono amici della nostra città e ieri sono stati accolti in spirito di amicizia dal pubblico presente, per assistere alla prima serata di Amore.

    Non è infatti un caso che tra loro vi fosse anche l’attore Nino Frassica, legato alla tradizione del teatro prodotto dalla Città dello Stretto: un amico tra amici.

    Amore è andato in scena il 25 agosto e in replica ieri sera 26 agosto, alle ore 21:00 al Palazzo dei Congressi di Taormina.

    Amore è commedia o tragedia, o fusione di generi mescolati in una struttura sperimentale che usa le battute come fossero martelli penumatici, riecheggianti «il ricordati che devi morire». Il testo, bellissimo e inesorabile nel giungere fino in fondo al nocciolo della questione, è di Spiro Scimone, mentre la regia con le scene costruite secondo la formula del «in ricchezza e povertà» prediligono il legno e il cotone. Chissà perché ogni tanto, tra il carrello dei due pompieri, le tombe con i cassetti a scomparsa e le lucette a forma di croce stile lampada da notte, mi sembrava di essere in un reparto dell’Ikea – ed è anche questo il senso sotteso dell’amore ridotto a ritmi e regole che di fronte alla fine si frantumano, e resta solo l’Amore oltre il finché morte non ci separi.

    La durata è di quasi un’ora, in un atto unico, suddiviso da giochi di luci accese e spente e da passaggi di consegna tra i protagonisti: Giulia Weber; Francesco Sframeli; Spiro Scimone; Gianluca Cesale.

    Prodotto nel 2016, la compagnia ha girato l’Italia riscuotendo consensi e lo spettacolo si è aggiudicato il Premio Ubu in quello stesso anno come Miglior novità o progetto drammaturgico; Miglior allestimento scenico; Nomination Miglior spettacolo.

     

    Ah, l’amore, l’amore! Ve lo ricordate voi l’amore quando eravate giovani? – Fuoco e fiamme, fulmini e saette. Magia, furore e passione. Incendio dei sensi e centrifugato della mente. L’amore è un sentimento complesso o è piuttosto un incomprensibile universo di senso? Chi ha l’opportunità di godere di questo esempio di teatro, fatto con criterio, sarà costretto suo malgrado a porsi questi e altri interrogativi, non banali ma essenziali. Perché è all’essenza dell’uomo/donna stessi che puntano autore, regista e attori.

    Un cimitero, due tombe adiacenti. L’amarcord della vita tra rimembranze e amnesie. L’umanità varia che non azzera le differenze dei gusti quotidiani, né nasconde i problemi che ogni coppia etero e/o omo si trova ad affrontare. La vita che passa davanti al pubblico non è quella degli attori, ma la nostra. Tra battute, silenzi e riflessioni, una coppia di pompieri/amanti che ancora tentano di spegnere incendi e una coppia: marito e moglie/coppia di fatto – ciascuno ci ritrovi quello che più gli si confà e si ritrovi in ciò che fanno – sono in sosta per affrontare l’altro viaggio, quello di cui possono avere immaginazione, ma che non narreranno. Narrano invece del loro vissuto, per portarsi dentro alla tomba tutto ciò che li ha uniti e anche divisi, colmando o tentando di pervenire a una conclusione felice per riposare in pace sotto le lenzuola del tempo finito. Ma prima restano lì, a chiacchierare sulla tomba in un tempo che appare sospeso.

    «Dai, amore, dammi un bacio sulle labbra! Dammi un bel bacio sulle labbra! Come da giovani, amore… Come quando eravamo giovani, amore!»

    La battuta assilla, non lascia scampo, trova appagamento nei tentativi di esperienza dell’eros, sino a quando, secondo un ben preciso ritmo da copione, non arrivano i pompieri a spegnere l’incendio. Sino a che non sarà più necessario domare le fiamme. Sino a che di Amore resteranno il ricordo e la memoria: una tomba, una lapide… L’assurdo e l’apparente non senso. I vicchiareddi «ca cuntunu e si cuntunu». Potrebbero essere nella piazza di un paese o nella periferia di una grande città. Hanno visto i cambiamenti e nel «ricordi del quando eravamo giovani» si accingono a compiere il passo del non ritorno.

    Amore è l'ottava commedia di Spiro Scimone; la quarta con la regia di Francesco Sframeli, dopo “La Busta”, “Pali” e “Giù”, messa in scena dalla compagnia Scimone-Sframeli.

     

    Fuori scena, post spettacolo. Esterno notte – Di rientro a casa, con l’aria che sapeva di pioggia e di vento, mi son lasciata afferrare da un vago senso di nostalgia ed ho pensato all’Amore: quello di gioventù e quello del tempo attuale, forse più maturo, semmai mi ritrovassi a viverlo ancora.

    Tornatemi in mente alcune scene dello spettacolo di Spiro Scimone e Francesco Sframeli, mi son ritrovata a canticchiare un testo di Vinicio Capossela «Che coss'è l'amor». Ci starebbe bene a chiusura di spettacolo:

    Che cos'è l'amor
    è un indirizzo sul comò
    Di unposto d'oltremare
    Che è lontano
    Solo prima d'arrivare
    Partita sei partita
    E mi trovo ricacciato
    Mio malgrado
    Nel girone antico
    Qui dannato
    Tra gli inferi dei bar

    Che cos'è l'amor
    è quello che rimane
    Da spartirsi e litigarsi nel setaccio
    Della penultima ora…

     

    Un’ultima nota: andateci a teatro che vi può fare solo bene, è la cura migliore per affrontare «il male di vivere» della società odierna.

    Stasera, sabato 27 agosto alle 21:00, con “Anima mundi” torna in scena la compagnia Neon. Biglietti in vendita sul sito di Taormina Arte e sul circuito Box Office fino alle 17:00 e acquistabili a partire dalle 17:00 al botteghino del palazzo dei Congressi di Taormina.

  • Il Ri-debutto di NOVE di Nicola Alberto Orofino l'8 agosto a Catania
    CATANIA - « Il monologo per un regista è "la sfida" per eccellenza. È occasione di un confronto a due finalmente sincero, è tentativo di costruire un "amore" assoluto, è una prova che certifica poetiche e talenti. Fortuna ha voluto che in questi anni ne dirigessi qualcuno. Fortuna ha voluto che mi confrontassi ogni volta con colleghi super (per me, bravissimi per me)... Barbara, Silvio, Carmen, Carmela, Egle...».
    Queste le parole del regista Nicola Alberto Orofino sul suo profilo Facebook per lanciare il ri-debutto di Nove. 
     
    Lo spettacolo andrà in scena rinnovato, giorno 8 agosto alle ore 21:00, nel magico cortile di Castello Ursino nella Città dell'Elefante.
    L'INGRESSO È GRATUITO ma bisogna prenotare al seguente numero 377 0211879.
     
    Nove con Egle Doria, per la regia di Nicola Alberto Orofino, racconta la storia di una famiglia come tutte le altre. Un monologo serrato dove nel corso della narrazione riaffiorano personaggi ed eventi di una vita ricca di sogni e di grandi scelte.
    Questo monologo vuole essere un grido di denuncia contro i soprusi del sistema italiano, che ancora oggi lede le donne single o con una partner femminile, che vogliono concepire liberamente attraverso la
    fecondazione assistita.
     
    Molto bella e accurata la parte dedicata ai temi affrontati sul palco:

    «Sono nove i mesi che servono per liberarsi dai vincoli della forma embrionale e conquistare la vita. Il nove è il numero sacro che simbolicamente indica la conquista della verità e della libertà. Nove è la storia autobiografica di una donna siciliana, che prima di tutto è figlia - come tutte le donne del mondo - e poi sceglie di diventare madre e creare la sua di famiglia, sacra come ogni famiglia costruita sull’amore. Nove è il racconto di un viaggio verso mete estere vicine per realizzare un sogno che l’ipocrisia della nostra #Italia vieta. Nove è un racconto ironico e disordinato, come disordinati e confusi sono spesso i ricordi.
    Nove è un diario che la memoria sfoglia per parlarvi di una #famiglia come tutte le altre, di cui vogliamo raccontarvi proprio perché in questa Italia in cui viviamo, qualcuno sta cercando di diffondere l’odio e dettare legge sull’amore».

    NOTE DI REGIA DI NICOLA ALBERTO OROFINO

    « Abbiamo deciso di raccontare questa storia attraverso il #teatro, non solo perché è il nostro mestiere e quindi il linguaggio che più conosciamo, ma perché fortemente convinti che il teatro, oggi, può avere ancora senso come splendido atto di ribellione, ironico certo, ma forte e deciso. Per questo la storia di Egle, che in un mondo altro sarebbe una storia “di vita normale”, in un contesto sociale e politico che non fa presagire niente di buono, diventa un urlo gentile, una ferita salutare che penetra nelle coscienze e nelle vite di tutti noi».
     
    Nove 
    di Egle Doria e Nicola Alberto Orofino
    con Egle Doria
    regia di Nicola Alberto Orofino
    assistente alla regia Gabriella Caltabiano
    scene e costumi Vincenzo la Mendola
    assistente scenografia Enzo Pace
    foto Gianluigi Primaverile
    comunicazione Stefania Bonanno
    grafica Maria Grazia Marano
    organizzazione Maria Grazia Pitronaci
    amministrazione Filippo Trepepi e Federica Buscemi
    produzione Madè
     
     
  • Tra un film e una mostra, la domanda: «Casa del Cinema di Taormina che fare?»

    Un affettuoso plauso al personale della «Fondazione Taormina Arte Sicilia» – Sanno che sono a loro molto affezionata. In questi anni mi hanno visto spesso agli spettacoli e alle manifestazioni, in particolare a quelle organizzate all’Odeon e alla Casa del Cinema.

    Disponibili, sempre attenti, sorridenti, hanno un grande senso dell’accoglienza che unito alle diverse competenze e professionalità, li rende indispensabili al buon funzionamento della Fondazione. Ma non basta.

     

    Perché quando ci sono spettacoli ed eventi degni di nota la partecipazione del pubblico è assai risicata? – Non mi si venga a dire che è colpa del Coviddì non lo tollero! Prendiamo ad esempio le feste natalizie appena trascorse. Fudda e malavinnita sul Corso Umberto. Stipati come sardine mentre all’interno delle sale della Casa del Cinema, situata proprio su quel centralissimo salotto buono cittadino, si poteva godere della proiezione di film magnifici, ultimo dei quali è stato Cry Macho, diretto e interpretato dall’affascinante e fantastico Clint Eastwood. Ok, è vero, sono innamorata di questa meraviglia umana ma mi ha anche sedotto Macho, uno dei coprotagonisti e se non sapete a chi mi stia riferendo, basterà vedere il film per scoprirlo. Inoltre, troverete una magistrale regia per non parlare della fotografia e delle musiche: eccelse.

    Le proiezioni avvengono in una sala molto bella, che dona intimità e offre la possibilità di godersi film e spettacoli in pieno comfort, e nel pieno rispetto delle norme anti contagio che vanno tanto per la maggiore. Tuttavia, questi luoghi, protetti e controllati sono stati poco frequentati mentre, supra u Corsu pariunu tanti pecuri: Beeeee; beeee; beeee…

    Se qualcuno o molti si fossero sentiti offesi dai belati, potranno tranquillamente sostituirli con i muggiti o i versi di altri animali, a loro scelta.

    Sino al 14 gennaio, salvo nuove disposizioni regionali è ancora possibile visitare – bisogna essere provvisti di Super Green Pass e mascherina FFP2 – l’esposizione dedicata a Turi Ferro, di cui mi occuperò in un contributo a parte.

    Invece, riformulo la domanda: «per quale motivo vi è poco interesse verso eventi che rientrano a pieno titolo nella Cultura?».

     

    Difetti di comunicazione e disinteresse – Anzitutto, al momento, la «Fondazione Taormina Arte Sicilia» sembra essere ancora in fase di perfezionamento, ma quanto si dovrà aspettare?

    Mi risulta che non sia stato nominato il Direttore generale, e ricordo che l’avvocato Ninni Panzera, sebbene sempre presente in una amorevole collaborazione gratuita di cui dobbiamo essergli grati, è andato in pensione.

    L’ufficio stampa? Chi se ne occupa? Suppongo, per giusta regola, si debba fare il bando per l’assegnazione dell’incarico e sono sicura che non manchino i professionisti titolati a ricoprire quel ruolo. La giornalista Milena Privitera infatti, un’altra delle anime di questo ente, oggi è di ruolo nella scuola come insegnante di lingue. Un’ottima insegnante. La scuola ci ha solo guadagnato mentre al contrario, la Fondazione è un po’ più povera, giusto e onesto precisarlo.

    Vi sono le altre professionalità presenti, che mandano avanti con dedizione tutta la complessa macchina, ma le falle iniziano a vedersi.

    La comunicazione di questi eventi non può essere lasciata solamente all’ente e al suo personale. Mi domando perché il Comune di Taormina, parte in causa nell’iter a cui oggi è giunta la Fondazione, sulla sua stessa pagina Facebook non abbia dato maggior risalto agli appuntamenti previsti alla Casa del Cinema e come mai gli assessorati, che hanno promosso gli eventi legati al Natale, non abbiano pensato di rilanciarli? Ho letto articoli di promozione da parte di vari giornali locali, come mai invece nessuno ha detto nulla su questi?

    Del resto, l’assenza di un vero ufficio stampa dello stesso Comune di Taormina genera a sua volta problemi e difetti nella comunicazione. Si usano i comunicati e si fa la rassegna stampa per questo motivo. Qui da ciò che ho notato, di nuovo, è mancata una fattiva collaborazione e la volontà di fare rete.

    Inoltre desidero porre l’attenzione su un altro aspetto: diversi miei concittadini, che si dicono innamorati della cultura, latitano in molti dei luoghi deputati a tale funzione. E per favore, attonna a vota, non nominate il virus, perché lo so io dove lo avete il virus!

    Mi muovo, osservo, e vedo capannelli a far l’aperitivo – sacrosanto diritto, lo prendo pure io di tanto in tanto, evitando assembramenti –. Noto gruppi che disquisiscono sui massimi sistemi della politica paesana ma che non frequentano la Casa del Cinema.

    Forse è meglio che io mi fermi qui però mi sovviene un’espressione tanto cara a Vittorio Sgarbi…

     

    La Casa del Cinema merita di essere al centro della cultura taorminese – Un’istituzione, un luogo, uno scrigno di opportunità. Esposizioni, proiezioni, teatro, incontri. Collaborazioni con altri enti e con le scuole. La Casa del Cinema di Taormina, rientrante nel patrimonio della Fondazione Taormina Arte Sicilia, merita il meglio e lo meritano anche tutti quelli che lavorano a renderla tale.

    Ci si pensi di più, ci si pensi meglio e si evitino proclami o frasi di circostanza tirate fuori per propaganda. Ricordate: Cultura è Bellezza.

     

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