“La Prevenzione della Corruzione e l’Accesso Civico Generalizzato” è la tematica presa in esame nella giornata formativa in materia di misure di prevenzione della corruzione negli Enti Locali, organizzata dal Comune di Taormina con la partecipazione del prof. Arturo Bianco in qualità di relatore e docente. Alla presenza del personale dipendente, dei Responsabili delle Posizioni Organizzative, dei responsabili dei servizi e degli uffici dell’ente, passate in rassegna le misure di prevenzione della corruzione nell’ambito degli affidamenti per forniture di beni e servizi, incarichi professionali esterni, riscossione dei tributi e dei canoni concessori, statisticamente tra i settori ritenuti a più elevato rischio di corruzione negli EE.LL.

“Con la giornata formativa odierna, ha dichiarato il Segretario generale/responsabile anticorruzione, è stato avviato il percorso per l’aggiornamento del vigente Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza, che vogliamo essere caratterizzato per ampia partecipazione e proposte degli Stakeholders del territorio”.

 “Si è trattato, ha affermato il sindaco Mario Bolognari, di un Importante momento formativo, non soltanto perché previsto dalla normativa, ma anche perché è necessario che la macchina organizzativa dei comuni acquisisca una nuova cultura, quella della trasparenza e della prevenzione degli atti corruttivi”.

                                                              

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La notizia era attesa da mesi… Taormina è una piccola cittadina, se una mattina la finanza bussa alla porta di casa tua  è normale che si sappia.

E in questi  mesi non solo la finanza aveva bussato a più porte ma aveva anche iniziato a cercare tra carte e faldoni di Palazzo dei Giurati.

Proprio , l’avvocato Francesco La Face, inoltre già colpito da provvedimento restrittivo della libertà personale nel mese di agosto dello scorso anno, evidentemente preoccupato per il corso delle indagini, aveva  effettuato un versamento di 138 mila euro, dichiarando che si trattava di somme risalenti al 2013.

Ben poca cosa rispetto all’ importo complessivo di  817.000 euro somme, così come ricostruito dalle Fiamme Gialle,  costituenti il profitto di peculato ed il prezzo della corruzione.

Una brutta storia, davvero. Gravata ancor di più dal velo di omertà e connivenza che la Guardia di Finanza evidenzia: “ La cosa ancora più grave, tuttavia, appare come tale strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultasse nota a molti impiegati della macchina comunale della Perla dello Jonio, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, ma purtroppo, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti divenivano il volano del perpetrarsi, nel tempo, delle condotte illecite.”

C’è da chiedersi allora quali e quanti scheletri custodisca ancora Palazzo dei Giurati? Davvero nessuno all’interno del Palazzo ha sentito il dovere morale di denunciare quanto vedeva e sentiva?

E’ possibile che si sia consentito dal 1995 ad oggi, come risulta dall’indagine, all’avvocato e al dirigente di portare avanti in maniera indisturbata tale “prassi”?

Il primo cittadino Mario Bolognari oggi esprime a nome dell’intera Amministrazione “uno spiacevole senso di tristezza, nonostante fossero da tempo attesi provvedimenti da parte della Magistratura.”

Già tristezza… ma non solo. Forse il termine più adatto sarebbe stato disgusto, schifo, indignazione. Questo è certamente quello che provano i cittadini onesti che hanno pagato e che hanno visto i loro soldi svanire invece nelle tasche di chi avrebbe dovuto tutelare loro ed  il comune.

Subito arriva anche la precisazione sulla posizione del professionista. “ L’avvocato, scrive Bolognari, non svolgeva l’incarico della riscossione coatta da diversi anni e comunque la nomina non era stata più rinnovata sicuramente a partire dal 2013. Lo stesso professionista era presente nell’elenco dei legali di fiducia del comune, nel frattempo sostituito con nuovo elenco in fase di definizione, in cui lo stesso non risulta inserito. Dal giugno 2018, cioè dal mio insediamento, mi risulta che il personale chiamato a collaborare con la Guardia di Finanza lo ha fatto, fornendo ogni utile informazione.  Il problema del pagamento delle bollette dell’acqua, aggiunge Bolognari, comunque resta come tema essenziale. Infatti, questa Amministrazione sta preparando gli atti per bandire una gara per individuare un soggetto che possa realizzare la riscossione coatta, anche per meglio disciplinare la materia. Poiché il Comune di Taormina è parte lesa in questa brutta vicenda, è del tutto evidente che si costituirà in giudizio anche al fine di recuperare il danno subito.”

 

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I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno tratto in arresto in flagranza del reato di istigazione alla corruzione una commerciante cinese. Z.Y. di anni 41, infatti, ha tentato di corrompere due finanzieri del Gruppo di Catania che si accingevano ad eseguire un provvedimento di confisca e distruzione di merce sequestrata. L’attività scaturisce da un servizio delle Fiamme Gialle a contrasto della contraffazione marchi e dei prodotti non sicuri, culminato, nell’aprile dello scorso anno, con un ingente sequestro di merce irregolare. I finanzieri, a seguito dell’iter amministrativo definito dalla Camera di Commercio di Catania, si sono recati presso il magazzino ove era custodita la merce oggetto del provvedimento, accorgendosi in quel momento che tutti i prodotti in sequestro, circa 250.000 articoli, erano stati sottratti. Nello specifico, la responsabile aveva abilmente svuotato del loro contenuto tutti i cartoni in cui era imballata e sigillata la merce, ma lasciandoli apparentemente intatti al fine di sviare eventuali controlli. L’escamotage non è naturalmente passato inosservato e la responsabile, vistasi scoperta, ha tentato di corrompere i finanzieri, prelevando dalla tasca una consistente mazzetta di banconote e offrendola ai militari affinché non procedessero a contestare la sottrazione dei reperti. L’iniziativa della commerciante cinese non lasciava alcun dubbio sul tentativo criminale messo in atto. I finanzieri, ligi al dovere, non si sono lasciati intimorire dal gesto sfrontato della Z.Y. e l’hanno immediatamente tratta in arresto per il reato di istigazione alla corruzione. La stessa è stata tradotta presso la Casa Circondariale di Piazza Lanza di Catania a disposizione dell’A.G. etnea, mentre il denaro “offerto”, per un totale di 2.000 euro in contanti, è stato sequestrato. La responsabile dovrà rispondere, inoltre, dei reati di violazione di sigilli e sottrazione di beni sottoposti a sequestro, mentre un altro cittadino cinese, gestore del magazzino dove era custodita la merce, è stato denunciato per il reato di favoreggiamento.

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