La sede siciliana dell'Istituto Ellenico di Diplomazia Culturale di Atene e Archeoclub Area Ionica hanno deciso di unire le proprie forze per promuovere eventi e iniziative in grado di valorizzare la cultura greca nel territorio jonico e in Sicilia.  Lo hanno fatto stipulando una convezione che i due presidenti, Stella Kalisperatou e Filippo Brianni, hanno sottoscritto proprio ieri, 1 marzo, presso il sito archeologico di Scifì di Forza d'Agrò.

L’accordo formalizza una collaborazione avviata già da diversi mesi tra Archeoclub e l'I.E.D.C. con sede ad Atene (e sedi periferiche a Bruxelles, Svezia, Tunisi, Londra, Parigi e Ancona) di recente approdato anche a Catania.

Il primo importante progetto a cui i due sodalizi hanno già iniziato a lavorare (“Magna Grecia, fiamma d'Europa”)  riguarda un ciclo di eventi dedicato all'impatto della cultura greco-sicula sull'Europa; un ciclo che punta a diventare anche un percorso didattico, culturale e turistico, attraverso alcuni luoghi simbolo della presenza greca in Sicilia. Il primo incontro, che coinciderà anche con la presentazione dell'Istituto, dovrebbe tenersi a maggio proprio nel territorio jonico, presso l'abbazia dei SS. Pietro e Paolo di Casalvecchio Siculo, un simbolo chiave della presenza basiliana nel comprensorio. In quell’occasione avrà luogo anche la presentazione ufficiale dell’I.E.D.C. Sicilia.

Successivamente, grazie anche all'ausilio delle altre sedi Archeoclub siciliane, che sono coordinate dal gelese Francesco Russello, si svolgeranno anche eventi a Naxos (prima colonia greca in Sicilia), Siracusa, Agrigento e Morgantina-Aidone con consegna simbolica della “fiamma” a settembre in Grecia.

“La scelta di firmare a Scifì questa convenzione non è casuale – hanno dichiarato Brianni e Kalisperatou – perchè qui abbiamo un'importante traccia della importante presenza bizantina sul territorio. Da qui vogliamo ripartire affinché il connubio Sicilia-Grecia sia sempre più protagonista anche nelle strategie degli operatori culturali e turistici siciliani” . 

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Un’affollata Abbazia dei SS. Pietro e Paolo di Itala ha vissuto sabato scorso una serata davvero speciale. Con una cerimonia, denominata “Rileggere l’Abbazia”, che ha coinvolto diversi organismi è stato riconsegnato al parroco italese, don Salvatore Orlando, un libro del 1700, “Theologia Moralis Uninversa”. Il libro proveniente proprio dal monastero basiliano, torna ad Itala dopo un attento restauro realizzato nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro di due classi del Liceo Scientifico “Caminiti-Trimarchi” di S. Teresa, col tutoraggio tecnico di una società di restauro di libri antichi catanese.

Le tappe del restauro sono state descritte dalla prof.ssa Ninuccia Foti, pioniere di questo ed altri progetti analoghi, che è anche presidente dell’Osservatorio Beni Culturali dell’Unione Comuni Valli Joniche dei Peloritani e socia Archeoclub Area Ionica Messina. Un’idea che viene da lontano, visto che la Foti ed il Liceo Scientifico santateresino presso il quale insegna, già dal 2001 si occupano di restauro di libri antichi, con positive esperienze soprattutto a Mandanici e Casalvecchio Siculo. Nel 2015, padre Orlando affidò alla Foti  il “Theologia Moralis Universa” restituito ieri ripulito e restaurato.

La Foti ha ricevuto il ringraziamento della dirigente del “Caminiti-Trimarchi”, prof. Maria Carmela Lipari, la quale ha sottolineato come questo progetto sia il frutto di una sinergia tra scuola, privati, parrocchia, comune ed Archeoclub. Anche le istituzioni di Itala hanno mostrato grande entusiasmo per l’iniziativa. In particolare il parroco, don Salvatore Orlando, che ha aperto i lavori parlando anche del tempio basiliano che ospitava l’evento, ma anche il vice sindaco Katy Micali e l’assessore Giovanni Feudale, il quale ha auspicato collaborazione anche per altri libri antichi del biblioteca di Itala. Un auspicio subito colto dal presidente di Archeoclub Area Jonica, Filippo Brianni, che da anni dà il proprio supporto a questo tipo di progetti, cercando di valorizzare l’importante realtà creatasi all’interno del Liceo Scientifico di S. Teresa. Ketty Tamà, anche lei socia Archeoclub Area Ionica ha anche proposto che, così come è avvenuto a S. Pietro e Paolo di Casalvecchio, possano tornare nell’omonima chiesa di  Itala, almeno in formato digitale, i 7 volumi conservati all’Escorial di Madrid.

Inoltre Archeoclub ha donato a don Salvatore Orlando l’audioguida con la storia e la descrizione dell’Abbazia italese, realizzata dalla Tamà, che funziona attraverso un QrCode conservato dentro la chiesa e attivabile con un semplice telefonino. Peraltro, quello di “digitalizzare la bellezza del territorio”, per dirla con i termini usati da Ketty Tamà, è uno strumento che Archeoclub sta usando con successo da qualche anno. QrCode realizzati dall’associazione sono già presenti a S. Pietro e Paolo di  Casalvecchio, Limina e Roccafiorita ed altri sono in corso di realizzazione.

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Oltre un centinaio di studiosi, ricercatori, archeologi e tecnici subacquei da tutta Italia e da Malta, cinque sezioni di studio, circa 70 relazioni sulle ultime scoperte e sugli scavi in corso, 30 contributi da Università e centri di ricerca per la sezione poster, il focus sulla “Carta di Udine” con il decano degli archeologi subacquei, Luigi Fozzati; tre mostre destinate al grande pubblico con reperti unici e l’esperienza immersiva con visori hi-tech per sperimentare dal vivo una vera esplorazione subacquea.

Per tre giorni, dal 10 al 12 ottobre, Taormina ospita a Palazzo Ciampoli il VI Convegno nazionale di Archeologia Subacquea insieme alla XV rassegna internazionale di Giardini Naxos, storica manifestazione della cittadina jonica che torna a distanza di ben diciotto anni dall’ultima edizione del 2001. Il meeting è organizzato dalla Soprintendenza del Mare, diretta da Valeria Li Vigni, e dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, e giunge in Sicilia, dopo la tappa di tre anni fa a Udine, per volere di Sebastiano Tusa, l’insigne archeologo scomparso prematuramente nel marzo scorso. Obiettivo dello studioso era infatti quello di riorganizzare nella Baia di Naxos, prima colonia greca in Sicilia – e una delle aree che, insieme alle Eolie, è stata la più battuta dai pionieri dell’archeologia subacquea degli anni Sessanta - lo storico appuntamento internazionale con docenti e ricercatori universitari, tecnici subacquei, esperti delle Soprintendenze regionali, del Mibac (Ministero dei Beni Culturali), dell’INGV di Roma (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia), dirigenti di poli museali e centri di restauro e conservazione.

A Taormina sono attesi studiosi da Friuli, Veneto, Liguria, Toscana, Sardegna, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e dall’isola di Malta che esporranno i propri lavori di ricerca nell’ambito delle cinque sezioni del convegno: Ricerca, Studi, Tutela, Valorizzazione e Storia; mentre per la Rassegna internazionale di Giardini Naxos saranno esposti una trentina di poster inviati da team di ricercatori di numerose regioni italiane che hanno risposto nei mesi scorsi alla call degli organizzatori.

Fra tante presenze, emerge un’unica immensa e manifesta assenza: quella di Sebastiano Tusa, l’ideatore della Soprintendenza del Mare che un anno fa aveva progettato questo grande appuntamento in Sicilia con la comunità scientifica per un confronto corale sul tema dei tesori sommersi e della loro valorizzazione. Tusa sarà tuttavia idealmente presente a Taormina con il libro postumo sulla “Battaglia delle Egadi” (editore L’Erma di Bretschneider) presentato agli ospiti e alla città mercoledì 9 ottobre, alle ore 19, a Palazzo Ciampoli: 300 pagine in inglese in cui lo studioso, nei mesi che precedettero la sua scomparsa a causa dell’incidente aereo in Etiopia, ripercorre insieme al collega Jeffrey Royal le tappe del ritrovamento del monumentale rostro al largo dell’isola di Levanzo, a 80 metri di profondità. L’indomani, alle 9.30, l’apertura del convegno.

«La Sicilia – commenta il Presidente della regione, Nello Musumeci - ospita il Convegno nazionale di archeologia subacquea che riunisce i grandi nomi di un settore che tanto lustro ha dato alla nostra regione. E’ per noi motivo di orgoglio e soddisfazione questo segno tangibile tracciato da Sebastiano Tusa, che dopo la rassegna nazionale di Udine del 2016 ha fortemente voluto questa edizione in Sicilia. In questa tre giorni si metteranno a confronto le migliori esperienze scientifiche del nostro Paese: è la conferma che la Sicilia svolge un ruolo internazionale nel campo dell’archeologia subacquea».

Ospitato per ragioni logistiche nelle sale polifunzionali di Palazzo Ciampoli - edificio storico di Taormina, di recente annesso fra i beni posti sotto la tutela del Parco Naxos Taormina – il VI Convegno nazionale di Archeologia Subacquea non si limita al serrato cronoprogramma con le sessioni di studio e dibattiti fra gli addetti ai lavori, ma è l’occasione per raccontare il mondo delle esplorazioni subacquee anche al pubblico dei “profani”, grandi e piccoli curiosi del mestiere dell’archeologo “sottomarino”. Tre le interessanti mostre (due delle quali in italiano e inglese) allestite nei due piani dello storico palazzo e visitabili fino al 1° dicembre, con ingresso gratuito e idealmente collegate – per contenuti e contesto narrativo - alla sezione di archeologia subacquea del Museo di Naxos, ospitato nella Torre cinquecentesca recentemente ristrutturata.

Le mostre sono: “I pionieri dell’archeologia subacquea”, con foto d’epoca e documenti d’archivio sulle prime esplorazioni sottomarine degli anni Sessanta in Sicilia; “Storia della Soprintendenza del Mare” per ripercorrere la best-practice siciliana (nata dalla felice intuizione di Tusa) di un ente che, oltre a fare scuola nel proprio settore a livello nazionale e internazionale, in quindici anni di attività ha contribuito in maniera significativa a definire procedure e criteri per il recupero e la valorizzazione del patrimonio sommerso del Mediterraneo, culla della civiltà europea; infine “Archeologia subacquea tra passato e futuro: dai pionieri alla realtà virtuale”: con visori hi-tech si potrà sperimentare una vera immersione subacquea che rende accessibile a chiunque quello che è privilegio di pochi audaci esploratori subacquei; un’app, infine, consentirà ai visitatori di tutte le età di seguire sul proprio smartphone un breve docuvideo dove, con l’ausilio di animazioni digitali che rinnovano approccio e narrazione, si racconta la storia dei tre reperti in mostra: il micidiale rostro della Battaglia delle Egadi, potente arma da guerra che consentì alle flotte dei Romani di battere i Cartaginesi e rivoluzionare la storia del Mediterraneo nei secoli a seguire, un magnifico elmo del tipo Montefortino e un ceppo d’ancora in piombo.

D’accordo con Civita Sicilia, gestore dei servizi aggiuntivi del Parco Naxos Taormina, sarà possibile usufruire di visite guidate alle tre mostre con il supporto di giovani archeologi ogni sabato pomeriggio, dal 19 ottobre (ore 17) e tutte le domeniche (ore 10.30, domenica 13 ottobre eccezionalmente alle ore 17). Eventuali visite infrasettimanali per le scuole vanno prenotate al numero 335 730 4378.

Il VI Convegno nazionale di Archeologica Subacquea (Taormina 2019) – i cui atti saranno pubblicati nei prossimi mesi – è diretto da un Comitato scientifico costituito da Marco Anzidei, Lorenz E. Baumer, Massimo Capulli, Luigi Fozzati, Adriana Fresina, Tim Gambin, Roberto La Rocca, Valeria Li Vigni, Domenico Marino, N. Martinelli, Giovanni Mastronuzzi, Franco Marzatico, Pier Giorgio Spanu, Gabriella Tigano, Edoardo Tortorici, Annalisa Zarattini

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Un nuova audioguida in “qr code” per la Madonna delle Preci e un convegno con un format nuovo per S. Filippo d’Agira. È stata piuttosto originale la domenica trascorsa a Limina dalla Archeoclub Area Ionica Messina.

In mattinata è stata la volta della manifestazione “Chiese Aperte”,  l’annuale appuntamento organizzato in tutta Italia da Archeoclub d’Italia in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana e che punta a far valorizzare chiese che in genere sono meno conosciute. Quest’anno, la sede Area Ionica Messina ha scelto per l’iniziativa la chiesa della Madonna delle Preci di Limina, la cui scheda, realizzata dall’arch. Mimmo Costa, è stata divulgata dal sito nazionale di Archeoclub (http://www.archeoclubitalia.org/). Si tratta di una  chiesa particolare, risalente al 1396 e legata alla presenza ebraica a Limina.

Archeoclub ha voluto celebrare l’evento donando un’audioguida in Qr code: da domenica, tramite un semplice smartphone, sarà possibile ai visitatori conoscere la storia e le caratteristiche della chiesa.

Alle 19, presso il centro Scaldara, ha avuto luogo la mostra-convegno “Vita e miracoli di S. Filippo, immagini e storia di una simbiosi”, organizzato da Archeoclub in collaborazione con la Parrocchia, il comune e la pro loco, la quale ha anche ottenuto il patrocinio dell’Ars.

Il convegno ha avuto un format originale e particolare, apprezzatissimo dal pubblico. Protagoniste sono state le foto e i video che hanno descritto la storia del rapporto tra S. Filippo e Limina e sulle foto si sono innestati i vari interventi, preceduti dai saluti di rito del parroco, don Paolino Maambo e del sindaco, prof. Marcello Bartolotta. La prima foto è stata dedicata alla banda musicale “V. Bellini”, in omaggio al maestro Giovanni D’Agostino che sabato è deceduto improvvisamente proprio mentre si portava S. Filippo al Santuario di Passo Murazzo. Di Murazzo e della chiesa di S. Filippo ha parlato l’arch. Mimmo Costa, mentre Filippo Brianni – che ha moderato insieme alla coordinatrice dei lavori, Ketty Tamà – si è occupato dei riti dell’Ottava. Poi sono stati proiettati video-interviste realizzate da Giovanni Saglimbeni Ntantè e da Cateno Garigali a giovani e anziani del paese sulla domanda “San Fulippu pi tia, chi gghia” (Cos’è per te S. Filippo). I più anziani hanno rievocato la tradizione della Ddutta “erroneamente tradotta come lotta – ha specificato Giovanni Saglimbeni – perché in realtà il termine “ddutta”  per i limiensi corrispondeva ad una gioiosa contesa tra giovani, senza alcuna accezione violenta”. Una tradizione che coinvolgeva il paese in una “contesa”, appunto, tra artigiani e pastori che aveva come protagonista l’antica vara di S. Filippo.

Un contributo dagli Usa l’ha dato la giovane ricercatrice americana, di origini limiensi, Laura Ricciardi, con un intervento sull’impatto di S. Filippo sugli emigranti liminesi.

La mostra fotografica potrà ancora essere visitata per tutta la settimana della festa di S. Filippo, che si chiuderà appunto con l’Ottava del 19 maggio, presso il Polifunzionale Scaldara.

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L’assessore regionale ai Beni Culturali e Identità Siciliana, Sebastiano Tusa, prenderà parte mercoledì 28 novembre, alle 11, ad un incontro operativo presso l’abbazia dei SS. Apostoli Pietro e Paolo d’Agrò. La riunione è organizzata da Archeoclub Area Ionica Messina (in collaborazione con comune casalvetino, parrocchia, pro loco e Lions) al fine di elaborare ipotesi di valorizzazione e ponderarne la possibilità di finanziarle anche attraverso l’accesso ai fondi europei.

Un’ipotesi in campo è quella lanciata da tempo dalla socia Archeoclub, arch. Ketty Tamà, sulla possibilità di creare una struttura museale multimediale in grado di promuovere il patrimonio librario medievale, oltre che la storia, del monastero, di recente fatto rientrare in formato digitale dalla Biblioteca dell’Escorial di Madrid.

Altro tema di studio è costituito dalle modalità di coinvolgimento di quest’opera e del sito archeologico di Scifì  - un “unicum” della tradizione siciliana bizantina-arabo-normanna - nel percorso Arabo-Normanno che ha ottenuto il riconoscimento Unesco e di cui l’Abbazia di S. Pietro si pone come anello culturale ed architettonico mancante e necessario, soprattutto con riferimento alla capacità di questo monumento di coniugare le caratteristiche della tradizione architettonica religiosa greca e latina, con sfumature importanti arabe. La spettacolarità del simbolismo legato alle albe liturgiche fanno di S. Pietro un luogo essenzialmente greco-ortodosso ma aperto anche all’islam ed al cattolicesimo latino, in un connubio di stili e significati che esaltano l’evoluzione medievale della Chiesa.

Naturalmente non potranno non essere discusse anche le inaccettabili difficoltà logistiche della struttura e la necessità assoluta di dotarla dei servizi minimi di accoglienza turistica e assistenza culturale.

“Speriamo che questo incontro con l’assessore, che ringraziamo per la sensibilità dimostrata rispetto al nostro appello  – dichiarano il presidente di Archeoclub, Filippo Brianni, e la socia Ketty Tamà – possa essere il punto di partenza per proiettare S. Pietro in un’ottica moderna e nuova di musealità e marketing culturale”.

L’assessore Tusa sarà accompagnato dal capo della segreteria, Carmelo Briguglio, e sarà accolto dal sindaco di Casalvecchio, Marco Saetti, dal presidente dell’Unione dei Comuni, Armando Carpo e dal parroco don Alessandro Malaponte. Prevista la presenza di amministratori comunali, Polo Museale, Soprintendenza, giornalisti ed esperti. L’incontro è aperto anche al pubblico.

  

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“Con Carmelo Smiroldo avevamo concordato di svelare questo segreto il 28 luglio 2018, il giorno del Centenario della galleria. Ed oggi, che lui non c’è più, io mantengo questo impegno”. Giovanni Curcuruto, storico del Ghiodaro e socio Archeoclub ha poco tempo per emozionarsi. Respira forte l’aria che arriva da una finestra aperta della sala del Marchesato di Melia e continua. Anche perché la sala, stracolma, attende di sapere. E lui non vede l’ora di dire: “Sotto la galleria di Postoleone si trovano piccoli ambienti utilizzati dai 300 prigionieri austriaci che la costruirono. Ecco, ve l’ho detto!” Poi chiarisce. “Nel 1988 dei discendenti tirolesi di quei prigionieri vennero a Melia, mi mostrarono una foto in cui si vedevano questi ambienti, piccoli, delle stanze ricavate nella roccia. Per anni non riuscimmo a comprendere dove si trovassero. Poi, quando si fecero i lavori della fognatura, un operaio ancora vivente, mi disse che sotto la strada aveva visto e aperto una botola e c’erano degli ambienti: dalla sua descrizione degli interni, mi fu facile ricondurli a quella foto che mi avevano fatto vedere anni prima. Purtroppo la ditta ricoprì tutto e con Carmelo abbiamo provato a cercare un modo di entrarci, anche dal costone, ma senza successo”.

Il mistero svelato delle stanze sotto la galleria di Postoleone è stato dei tanti momenti importanti vissuti sabato sera a Melia, in occasione dell’incontro “Postoleone, una galleria di prigionieri e misteri”, organizzata per il centesimo anniversario dell’apertura della galleria. “Da oggi – ha detto Filippo Brianni, presidente di Archeoclub Area Ionica, l’associazione che ha organizzato il convegno – partono due impegni, da condividere con le associazioni interessate, prime fra tutte Lions, Gruppo Alpini e Croce Nera d’Austria, e le istituzioni: trovare i documenti che confermino le tradizioni orali sulla storia della galleria, anche relative alle novità rese note da Curcuruto; realizzare il parco tematico della Pace bilingue auspicato da Carmelo Smiroldo, affinché Postoleone diventi un riferimento di pace e possa valorizzare le proprie caratteristiche storico culturali che rendono la zona tanto unica quanto poco conosciuta”.

E la storia della galleria - raccontata da Curcuruto – si colloca nella prima guerra mondiale, quando venne chiesto a Durante un intervento per un avere collegamento monte-mare sul Ghiodaro, di fatto inesistente. Durante intervenne presso un generale e furono inviati 300 prigionieri austriaci che realizzarono il muro di contenimento e poi la galleria, scavando nella pietra per diversi anni, pagati e trattati bene dalla popolazione locale. Attorno alla presenza di quei ragazzi, non sono mancati gli aneddoti e le leggende, alcune a “tinte rosa”.

Una storia di pace e sviluppo in mezzo a guerra e macerie, che è stata ricordata anche da Giuseppe Minissale della sezione Alpini di Messina e dal giornalista Domenico Interdonato, rappresentante dell’associazione Croce Nera d’Austria, la quale ha consegnato una corona  di fiori con i colori della bandiera austriaca posta, alle 18, accanto alla corona di alloro col tricolore all’ingresso della galleria, dove le tre amministrazioni confinanti in quel luogo hanno realizzato una targa, scoperta proprio sabato (presenti: Leonardo e Marcello Longo, Mongiuffi Melia; Alfio Currenti e Antonella Bartolotta, Gallodoro; Alessandro Costa e Teresa Rammi, Letojanni).

Poi il convegno, moderato da Ketty Tamà, socia Archeoclub e anche Lions Letojanni-Valle d’Agrò è entrato nel vivo. La Tamà ha evidenziato come “i desideri espressi nella basilica di S. Pietro Paolo d’Agrò si realizzano: poco più di un mese fa, durante l’evento per il Solstizio, abbiamo auspicato ciò che oggi si sta facendo”.

Dopo i saluti istituzionali dei rappresentanti dei comuni (presenti anche Orlando Russo di Castelmola e Concetto Orlando di Roccafiorita) e delle associazioni (Marilena Moschella ha letto un messaggio del presidente Lions, Francesca Celi, recentemente colpita da un lutto familiare), ha aperto i lavori Filippo Brianni, “con un ringraziamento privilegiato stavolta agli assenti”, ha detto introducendo il video di un intervista su Postoleone a Carmelo Smiroldo, lo studioso morto nel gennaio 2015. Poi Brianni ha illustrato le ragioni dell’iniziativa e i prossimi passi di Archeoclub per la valorizzazione della galleria.

La “Prima guerra con gli occhi del comprensorio”, è stata descritta da Ninuccia Foti, presidente dell’Osservatorio Beni Culturali Valli Joniche e dei Peloritani e curatrice di una ricerca sui caduti e le storie della prima guerra mondiale, sfiorando anche Capo Taormina e Postoleone (“che va valorizzata– ha detto la Foti – essendo peraltro inserita nella lista dei luoghi siciliani della memoria della prima guerra mondiale”).

Enzo Andò ha delineato la figura dello scienziato Francesco Durante e il suo enorme impatto sulla vita culturale, sociale e politica nazionale e di “questo comprensorio, che lo adorava e ne seguiva le indicazioni”.

Poi, le rivelazioni di Curcuruto sulle stanze, che hanno “riaperto” il dibattito, con l’associazione Alpini pronta ad avviare uno studio con speleologi e la Croce Nera d’Austria ha proporre un tavolo sinergico tra le associazioni, da avviare già a settembre. Disponibile anche l’Unione dei Comuni, per voce del suo vice presidente Orlando Russo. Al termine dell’evento, sono state consegnate delle targhe-ricordo con incisa anche una poesia di Ungaretti sulla “fratellanza che accomuna persino i nemici di guerra” , utilizzata come filo conduttore del convegno da Ketty Tamà. Tra i destinatari, quelli alla memoria di Francesco Durante (ha ritirato l’assessore letojannese Teresa Rammi) e Carmelo Smiroldo (ha ritirato il fratello Santino). 

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Si terrà venerdì 16 marzo, alle 17,30, presso la sala del Palazzo della Cultura di S. Teresa di Riva, l’evento “Welcome home, art”, organizzato dalla sede Area Ionica Messina di Archeoclub d’Italia.

Un incontro con le protagoniste di due importanti “ritorni a casa” di opere d’arte siciliane. Serena Raffiotta, brillante archeologa indipendente, interverrà su “Morgantina, la casa degli Dei”. Morgantina è l’area archeologica greca che si trova nel territorio di Aidone, oggetto nel corso dei decenni di continue visite di tombaroli che hanno fatto razzia dei suoi tesori: statue, oggetti, monete, pietre, strutture. Tesori piazzati al mercato nero dalle “archeomafie” e poi letteralmente “riciclate” anche in strutture museali prestigiose. È il caso della statua della statua della testa di Ade, che era finita al Paul Getty Museum e anche grazie alla scoperta che la Raffiotta illustrerà durante la conferenza è stato possibile individuarla e riportarla ad Aidone. Nello stesso museo aidonese è esposta anche la Dea di Morgantina. Anch’essa era finita illegalmente al Paul Getty Museum di Los Angeles e restituita dopo una dura battaglia delle autorità italiane, con il prezioso supporto di Archeoclub d’Italia nel cui consiglio nazionale, ai tempi, vi era anche Santino Mastroeni di S. Teresa di Riva. Proprio in queste settimane la Dea è nuovamente al centro di una proposta di trasferimento seppur temporaneo che sta trovando la ferma opposizione anche di Archeoclub.

La seconda storia di “ritorni” è orma abbastanza conosciuta in zona. La racconterà Ketty Tamà, architetto, socia Lions (di cui è stata presidente) ed Archeoclub. Lei è la protagonista del rientro presso la basilica dei SS Pietro Paolo d’Agrò di nove libri  scritti dai monaci basiliani in quel monastero e finiti alla biblioteca dell’Escorial di Madrid, dove si trovano ancora gli originali, essendo rientrati i testi in formato digitale e visibili oggi grazie ad un totem. La Tamà parlerà anche dei progetti in corso per fare in modo che lo scriptorium, la biblioteca, del Monastero di Casalvecchio Siculo possa rivivere.

All’evento prenderanno parte alcuni studenti dei licei santateresini, in particolare quelli della IV B del Liceo Scientifico “C. Caminiti” che da qualche mese hanno intrapreso con Archeoclub un progetto di alternanza scuola lavoro per “operatore culturale”.

Modera l’incontro, Mariapia Crisafulli, giovanissima scrittrice e direttore artistico del Pacolo Letterario Salvatore Quasimodo.

 Previsti anche gli interventi di saluto del sindaco del comune di S. Teresa di Riva Danilo Lo Giudice, della vice Annalisa Miano e del presidente dell’Osservatorio dei Beni culturali dell’Unione dei Comuni, Ninuccia Foti.

 

Chiuderà i lavori il presidente Archeoclub Area Ionica, Filippo Brianni.

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