TAORMINA. “CineMigrare 2019”: il ruolo del cinema per confrontarsi sull’alterità

TAORMINA. “CineMigrare 2019”: il ruolo del cinema per confrontarsi sull’alterità In evidenza

18 e 19 ottobre a Taormina. Protagonisti i ragazzi, prima di tutto. La rassegna di proiezioni in programma per “CineMigrare” ha raggiunto lo scopo prefissatosi: dialogo e confronto serrato tra “addetti ai lavori” – registi, produttori, attori e scrittori – «e gli studenti dell’II.SS. “S. Pugliatti” che hanno visionato i cortometraggi finalisti e hanno espresso la loro preferenza, consegnando il Premio Miglior Film a “Pizza Boy” del regista Gianluca Zonta, con la seguente motivazione: Un corto fantastico, emozionante e davvero toccante. Sottile linea comica, ma con un profondo significato».

La scuola anzitutto; perché oggi più che mai bisogna ripartire dalla base. E la base, uno dei mattoni fondanti di una società civile, dopo la famiglia, è per l’appunto la scuola. A scuola si impara a confrontarsi con l’altro da noi e si esce fuori dalle mura domestiche per iniziare un percorso dentro la comunità reale. La scuola ha obbligo morale e pedagogico di fornire gli strumenti necessari affinché si consegni al giovane l’opportunità di esercitare un libero senso critico. La scuola sostiene, crea relazioni, apre mondi e matura il senso del dialogo. Ben vengano dunque tutte le iniziative volte a riportare i ragazzi dentro un mondo, che troppo spesso si fa piatto e omologato. Si restituiscano i colori. Si osservino i bianchi, i neri e i grigi del vivere e li si lasci crescere senza la scure del terrore dello sconosciuto; frutto di una propaganda che disarma le coscienze per lobotomizzare l’individuo. Dobbiamo, per primi noi adulti, riaffidarci ai nostri ragazzi. Hanno più apertura mentale loro, di tanti sapienti che blaterano nel tempio dell’oggi.

La cura e la passione posta in essere dagli organizzatori di “CineMigrare”: Cirino Cristaldi, Giampiero Gobbi e l’infaticabile Sara Adorno – che ha seguito insieme a loro passo dopo passo lo svolgersi della manifestazione –, merita grande sottolineatura. Si respirava aria di squadra, fondamentale per la riuscita di un progetto che sia degno di tal nome, e vi assicuro che questi qui sanno il fatto loro. Si avvertiva entusiasmo nella comunicazione di temi che, da più parti, sono visti come indigesti e da rinchiudere nella cassapanca del benaltrismo e del qualunquismo.

Per questo «un ringraziamento sentito va a chi ha sostenuto il progetto: l’associazione culturale “No_Name”, presieduta da Cirino Cristaldi e Giampiero Gobbi, la “Fondazione Taormina Arte-Sicilia” con il segretario generale Ninni Panzera e l’II.SS. “S. Pugliatti” con il preside Luigi Napoli».

La “Casa del Cinema” di Taormina, con l’accogliente sala proiezioni, è diventata il salotto che ha ospitato e permesso un interessante – oltre alla proiezione dei corti – scambio di considerazioni sul mondo delle migrazioni, sul ruolo e la centralità del Mediterraneo. Sulla responsabilità che l’intera Europa deve avere nei confronti della violazione dei diritti umani e sulle strategie tattiche e le attuali visioni geopolitiche in merito a quello che viene considerato un “problema di portata epocale”. Si tratta infatti di fare una scelta imprescindibile, ossia scegliere il corso del Neoumanesimo oppure fingere che qualcun altro si occuperà della questione.

«Gli ospiti che hanno dialogato con il pubblico in sala – nelle giornate di venerdì 18 e sabato 19 ottobre presso la “Casa del Cinema di Taormina” –, sono stati: il regista Vito Palmieri, che ha raccontato del suo corto “Il mondiale in piazza”, vincitore di diversi festival in giro per l’Italia e che con un’abile tecnica del racconto ha saputo unire il tema dell’immigrazione a quello dello sport, creando un legame con lo spettatore e veicolando un messaggio più profondo».

A moderare l’incontro è stato Cirino Cristaldi. Palmieri ha espresso più di una volta – in sintonia con lo spirito della rassegna – che «le nuove generazioni sono quei ragazzi nel corto che giocano a pallone. Loro sono la speranza».

A seguire, l’incontro con la giornalista di RaiNews24, Laura Tangherlini e che ha visto in qualità di moderatrice la giornalista Milena Privitera. «La Tangherlini ha esposto la tematica siriana attraverso l’uso del reportage. Ciò ha dato vita a “Matrimonio siriano” e a “Matrimonio siriano-Un nuovo viaggio”. Un racconto fatto di immagini e parole che ha lo scopo di far conoscere il reale aspetto delle condizioni dei bambini in quei luoghi dove la guerra continua incessantemente a colpire i civili. Sempre all’interno della saletta cinematografica di Taormina, ha preso parola la scrittrice Valentina Conti che con il suo romanzo “Tu promettilo al vento” dando parola ai soggetti che più di tutti risentono di questa lacerante situazione».

Valentina Conti ha volutamente usato la letteratura favolistica per favorire l’accesso ad una comprensione più spontanea, valida per grandi e piccini. Lei stessa ha dichiarato, al giornalista Andrea Maglia, la scelta di tali moduli stilistici ed espressivi dato che «il linguaggio dei bambini è semplice, diretto. Serve per far riflettere».

«A concludere la tappa taorminese di “CineMigrare” il regista Fabrizio Sergi, che ha presentato il corto “Sharifa”, una storia commovente, che al suo interno presenta accenni alla letteratura pirandelliana, raccontando in maniera toccante il percorso di integrazione dei giovani migranti».

Fabrizio Sergi, che consideriamo “nostro” sia per prossimità territoriale che per influssi culturali, può essere definito regista “neorealista” e con produzioni tutte siciliane. Possiede, inoltre, l’innata ironia del siciliano “contastorie” unitamente al senso poetico dato alla vita e che, in Sharifa, si mostra attraverso il muto dialogo tra Omar e la luna. Perciò mi piace riportare un passo tratto da L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin, del 1936, spiazzante nei contenuti e valido per rendere le potenzialità del cinema:

Il film non ha ancora percepito il suo vero senso, le sue possibilità… Esse consistono nella possibilità che gli è peculiare di portare all’espressione con mezzi naturali e con una capacità di convincimento assolutamente incomparabile ciò che è magico, meraviglioso, sovrannaturale.

Il cinema e con esso la letteratura possono e debbono smuovere le coscienze e scuotere i cervelli dall’apatia. E ripeto una volta di più: la scuola è il luogo dove questo non solo è possibile ma è realizzato dai ragazzi e dai loro educatori. Vito Palmieri, Laura Tangherlini, Fabrizio Sergi e Valentina Conti hanno ricevuto lo speciale Premio “CineMigrare 2019” perché hanno saputo «veicolare il messaggio dell’immigrazione in maniera esemplare».

Lisa Bachis

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  • Tra un film e una mostra, la domanda: «Casa del Cinema di Taormina che fare?»

    Un affettuoso plauso al personale della «Fondazione Taormina Arte Sicilia» – Sanno che sono a loro molto affezionata. In questi anni mi hanno visto spesso agli spettacoli e alle manifestazioni, in particolare a quelle organizzate all’Odeon e alla Casa del Cinema.

    Disponibili, sempre attenti, sorridenti, hanno un grande senso dell’accoglienza che unito alle diverse competenze e professionalità, li rende indispensabili al buon funzionamento della Fondazione. Ma non basta.

     

    Perché quando ci sono spettacoli ed eventi degni di nota la partecipazione del pubblico è assai risicata? – Non mi si venga a dire che è colpa del Coviddì non lo tollero! Prendiamo ad esempio le feste natalizie appena trascorse. Fudda e malavinnita sul Corso Umberto. Stipati come sardine mentre all’interno delle sale della Casa del Cinema, situata proprio su quel centralissimo salotto buono cittadino, si poteva godere della proiezione di film magnifici, ultimo dei quali è stato Cry Macho, diretto e interpretato dall’affascinante e fantastico Clint Eastwood. Ok, è vero, sono innamorata di questa meraviglia umana ma mi ha anche sedotto Macho, uno dei coprotagonisti e se non sapete a chi mi stia riferendo, basterà vedere il film per scoprirlo. Inoltre, troverete una magistrale regia per non parlare della fotografia e delle musiche: eccelse.

    Le proiezioni avvengono in una sala molto bella, che dona intimità e offre la possibilità di godersi film e spettacoli in pieno comfort, e nel pieno rispetto delle norme anti contagio che vanno tanto per la maggiore. Tuttavia, questi luoghi, protetti e controllati sono stati poco frequentati mentre, supra u Corsu pariunu tanti pecuri: Beeeee; beeee; beeee…

    Se qualcuno o molti si fossero sentiti offesi dai belati, potranno tranquillamente sostituirli con i muggiti o i versi di altri animali, a loro scelta.

    Sino al 14 gennaio, salvo nuove disposizioni regionali è ancora possibile visitare – bisogna essere provvisti di Super Green Pass e mascherina FFP2 – l’esposizione dedicata a Turi Ferro, di cui mi occuperò in un contributo a parte.

    Invece, riformulo la domanda: «per quale motivo vi è poco interesse verso eventi che rientrano a pieno titolo nella Cultura?».

     

    Difetti di comunicazione e disinteresse – Anzitutto, al momento, la «Fondazione Taormina Arte Sicilia» sembra essere ancora in fase di perfezionamento, ma quanto si dovrà aspettare?

    Mi risulta che non sia stato nominato il Direttore generale, e ricordo che l’avvocato Ninni Panzera, sebbene sempre presente in una amorevole collaborazione gratuita di cui dobbiamo essergli grati, è andato in pensione.

    L’ufficio stampa? Chi se ne occupa? Suppongo, per giusta regola, si debba fare il bando per l’assegnazione dell’incarico e sono sicura che non manchino i professionisti titolati a ricoprire quel ruolo. La giornalista Milena Privitera infatti, un’altra delle anime di questo ente, oggi è di ruolo nella scuola come insegnante di lingue. Un’ottima insegnante. La scuola ci ha solo guadagnato mentre al contrario, la Fondazione è un po’ più povera, giusto e onesto precisarlo.

    Vi sono le altre professionalità presenti, che mandano avanti con dedizione tutta la complessa macchina, ma le falle iniziano a vedersi.

    La comunicazione di questi eventi non può essere lasciata solamente all’ente e al suo personale. Mi domando perché il Comune di Taormina, parte in causa nell’iter a cui oggi è giunta la Fondazione, sulla sua stessa pagina Facebook non abbia dato maggior risalto agli appuntamenti previsti alla Casa del Cinema e come mai gli assessorati, che hanno promosso gli eventi legati al Natale, non abbiano pensato di rilanciarli? Ho letto articoli di promozione da parte di vari giornali locali, come mai invece nessuno ha detto nulla su questi?

    Del resto, l’assenza di un vero ufficio stampa dello stesso Comune di Taormina genera a sua volta problemi e difetti nella comunicazione. Si usano i comunicati e si fa la rassegna stampa per questo motivo. Qui da ciò che ho notato, di nuovo, è mancata una fattiva collaborazione e la volontà di fare rete.

    Inoltre desidero porre l’attenzione su un altro aspetto: diversi miei concittadini, che si dicono innamorati della cultura, latitano in molti dei luoghi deputati a tale funzione. E per favore, attonna a vota, non nominate il virus, perché lo so io dove lo avete il virus!

    Mi muovo, osservo, e vedo capannelli a far l’aperitivo – sacrosanto diritto, lo prendo pure io di tanto in tanto, evitando assembramenti –. Noto gruppi che disquisiscono sui massimi sistemi della politica paesana ma che non frequentano la Casa del Cinema.

    Forse è meglio che io mi fermi qui però mi sovviene un’espressione tanto cara a Vittorio Sgarbi…

     

    La Casa del Cinema merita di essere al centro della cultura taorminese – Un’istituzione, un luogo, uno scrigno di opportunità. Esposizioni, proiezioni, teatro, incontri. Collaborazioni con altri enti e con le scuole. La Casa del Cinema di Taormina, rientrante nel patrimonio della Fondazione Taormina Arte Sicilia, merita il meglio e lo meritano anche tutti quelli che lavorano a renderla tale.

    Ci si pensi di più, ci si pensi meglio e si evitino proclami o frasi di circostanza tirate fuori per propaganda. Ricordate: Cultura è Bellezza.

     

  • Da “È Stata la Mano di Dio” alla riflessione sulla vita di ciascuno di noi

    Il 29 e 30 dicembre dello scorso anno (pochi giorni fa), ho dedicato a me stessa due proiezioni consecutive del nuovo, poetico e magistrale lavoro di Paolo Sorrentino, È Stata la Mano di Dio, proiettato alla Casa del Cinema di Taormina.

    Ho letto diverse recensioni positive e negative. C’è chi lo ha trovato lento, e allora non conosce affatto i ritmi di Sorrentino che sono ritmi partenopei, o chi lo ha visto troppo legato agli schemi felliniani; ci aggiungo che vi è un immenso dono anche per Troisi, tanto per rincarare la dose.

    Ecco, me lo sono gustata e rigustata, sentivo prepotente il legame con Napoli, Maradona, la sua gente. L’ho visto due volte in due giorni, e sono stata Filippo Scotti alias Fabietto Schisa alias Paolo Sorrentino. A proposito, ogni attore dal principale alle comparse ha reso un lavoro corale dove luoghi noti ed inediti di Napoli si sono affacciati per salutarci e dove la ricostruzione dagli ambienti, agli arredi, è quella degli anni Ottanta. Un plauso speciale per me va a Biagio Manna, magnifico interprete, l’amico ultras e contrabbandiere di Fabietto.

    Ero una ragazza adolescente in quegli anni ed ho potuto godere il privilegio di crescere e formarmi in una famiglia come quella di Fabietto-Paolo. Facevo il liceo classico ed eravamo così, noi ragazzi. La mia fortuna è stata quella di vivere nella Taormina di quegli anni dove c’erano anche tanti napoletani che venivano qui a trascorrere le vacanze. Mi ci sono rivista al posto di Fabietto: i drammi, i sogni, il grande senso di immaginazione che mi ha accompagnato sin da piccola.

    Sorrentino ha voluto fare il cinema, io ho voluto raccontare con le parole scritte la storia. Sempre di scrittura si tratta: la sua, la mia; quella di ciascuno di noi. Ieri, ed oggi.

    Con È Stata la Mano di Dio, il regista non ha solamente detto di sé in modo non psicologicamente convenzionale seppure sempre forte e invischiante ma ha raccontato di quella generazione: la mia, dei miei amici, dei miei genitori. Un sacco di persone per cui la famiglia è stata la base portante di un Paese, l’Italia. La famiglia piccola o grande – la mia è stata una famiglia numerosa ad esempio – che ha creato reddito, ha mosso l’economia ed ha generato cose buone.

    Certo poi il crollo c’è stato e i sintomi si vedevano già a quel tempo, sebbene ci si illudesse che sarebbe durato per sempre il «periodo delle vacche grasse».

    Guardare questo film, è accettare l’idea che tante cose sono cambiate ma che dal meglio che ci è rimasto, dobbiamo ripartire. Sì, anche a me la realtà non piace (quella di ora), ma non mi sono mai «disunita», anche se la vita e le persone ci hanno provato.

    Sorrentino ci ha offerto una lettura del passato: il suo, il nostro. Lo ha fatto dandoci l’opportunità di leggerlo, ascoltarlo, cantarlo, per riattualizzarlo nel presente.

    Andate a vederlo il film. Leggetelo voi stessi con i vostri occhi, le vostre orecchie e con i vostri stomaci, uniti ai vostri genitali. Sorrentino e Napoli si capiscono meglio se testa, stomaco e genitali stanno insieme attaccati.

    Napoli l’ha omaggiata eccome, Sorrentino! Ad un certo punto della storia, Fabietto finalmente si decide a farci sentire oltre alle urla per inneggiare Maradona, l’atto d’amore più bello di Pino Daniele per la sua città: Napule è.

    Il film, distribuito da Netflix, può considerarsi la ripartenza di Sorrentino. Il regista ha messo uno stop – direi – a una fase di stanchezza. Basta leggere andare a curiosare tra i nomi della squadra di lavoro per accorgersene. Alla fotografia non c’è più il partner storico Luca Bigazzi, sostituito da Daria D’Antonio; cambi anche per scenografo, costumista e produttore.

    In una sua dichiarazione a Repubblica, ha infatti dichiarato:

    «Lavorare sempre con le stesse persone è una cosa meravigliosa perché si crea una grande famiglia, una grande intesa però si entra anche in una dimensione di routine; stanchezza reciproca… Nessuno sorprende più l’altro e volevo ritrovare un po’ di adrenalina. Ho cambiato anche e soprattutto lo stile».

    Se poi voleste una sintesi esaustiva del film, la troverete nei titoli di coda. Prendetevi il tempo per ascoltare i suoni in sottofondo, ma prima meditate su questa frase sibillina:

    «Ma lo sai come fanno i motoscafi offshore quando vanno a 200 all’ora? Tuff, tuff, tuff, tuff…».

     

     

  • SANTA TERESA DI RIVA. CIAK….AL LICEO CLASSICO SI GIRA!

    Grande soddisfazione per il Liceo Classico di S. Teresa di Riva, che riesce a far emergere i valori e i talenti dei propri studenti, riconosciuti ed apprezzati anche al di fuori del panorama scolastico.

    In occasione del concorso "Nati nel Tertio Millennio" proposto dalla Fondazione Ente dello Spettacolo con sede a Roma per le scuole superiori di tutta Italia, fra le tante proposte pervenute da tutta l’Italia, è stata premiata ,insieme ad altri due licei romani, per capacità di adesione al tema e creatività, la V B ginnasiale del Liceo  Classico dell’ I.I.S.“Caminiti -Trimarchi” di Santa Teresa di Riva , che ha presentato al concorso un soggetto cinematografico dal titolo “ L’amicizia sul filo”.

    L’iniziativa fa parte di un progetto finanziato dal Piano nazionale cinema scuola del MIUR e MiBAC, e vedrà la sua conclusione nel dicembre 2019 con la partecipazione delle classi vincitrici al Festival “Tertio Millennio Film Fest”, che quest’anno propone il tema dal titolo "Io sono, tu sei", ad indicare l'accettazione della diversità e il riconoscimento dell'unicità di ogni persona

    Come da bando, nel mese di novembre una troupe cinematografica romana terrà nei locali del Liceo Classico un percorso di formazione di 30 ore, indirizzato agli studenti della classe vincitrice, che prevede una parte teorica e una pratica, con lezioni, riprese e successivo montaggio del video del soggetto cinematografico in concorso. Il seminario sarà offerto dalla Fondazione Ente dello Spettacolo in collaborazione con la Libera Università del Cinema di Roma. Le discipline approfondite saranno la sceneggiatura (si spiegherà e si imposterà con gli studenti la linea di narrazione), la fotografia ( gli studenti verranno introdotti alla preparazione degli storyboard), la regia (si preparerà il set, si definiranno i ruoli e le interpretazioni e si girerà) e il  montaggio ( attraverso le attrezzature tecniche si preparerà il montaggio del video).

    Gli studenti vincitori si recheranno, inoltre, a Roma, dall’11 al 13 dicembre 2019, per partecipare al Tertio Millennio Film Fest in qualità di giurati del concorso di cortometraggi, assegnando il Premio Speciale Giovani al cortometraggio che riterranno più meritevole. Durante la Cerimonia di premiazione dei vincitori del festival, che avrà luogo nella serata di giovedì 12 dicembre., gli studenti, veri e propri “critici cinematografici in erba”, avranno anche l’opportunità di rapportarsi e confrontarsi con professionisti storici e con le giovani leve del cinema. La Cerimonia di premiazione delle scuole si svolgerà, invece, nella mattina di venerdì 13 dicembre presso la Casa del Cinema di Roma.

    Questa  straordinaria opportunità offerta agli studenti è l’esempio di come il Liceo Classico possa dialogare proficuamente con il cinema e gli altri media, mettendo a disposizione i propri strumenti culturali come chiave di reinterpretazione della realtà ,e favorendo l’emersione di nuove competenze spendibili in diversi contesti professionali legati al mondo della cultura  e dell’arte.

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