“Il futuro custodito nella Promessa” del dialogo cristiano-islamico

“Il futuro custodito nella Promessa” del dialogo cristiano-islamico In evidenza

Nel tardo pomeriggio di martedì 29 ottobre 2019 – nel Salone parrocchiale del Duomo di Taormina – la comunità Cristiana ha incontrato la comunità Islamica in occasione della XVIII GIORNATA ECUMENICA DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO. L’incontro ha aperto il ciclo di seminari proposti, all’interno del calendario per l’anno accademico 2019-2020, dall’UNITRE Taormina.

I relatori dell’interessante pomeriggio di riflessione sono stati il Prof. Francesco Barone, docente di storia medievale – per la comunità islamica; Mons. Carmelo Lupò – parroco di Taormina – e la Prof.ssa Tarcisia Carnieletto Fmm – per la Pastorale Diocesana per il dialogo.

Ad aprire i lavori, i saluti del presidente UNITRE Taormina, la Professoressa Letizia La Tona Ponte e quelli del direttore didattico dei corsi, il Prof. Rosario Calabrese, il quale nella sua prolusione ha tenuto a motivare, innestandolo nella pressante attualità, la necessità di un dialogo tra differenti moti di pensiero. Il Prof. Calabrese ha asserito che «le religioni se strumentalizzate portano all'odio, ci vuole dunque vuole rispetto reciproco nel seno del messaggio di Papa Francesco, presente nel documento del 4 febbraio di quest’anno».

La Professoressa Suor Tarcisia Carnieletto, ha avuto il gradito compito di introdurre il tema della XVIII GIORNATA ECUMENICA – “Il Futuro custodito nella Promessa” – «un dialogo cristiano islamico che dai tristi avvenimenti del 2001, in cui il terrorismo ha fatto tremare il mondo, è divenuto pressante e fondamento di una civiltà della pluricultura e della plurireligione. La libertà di coscienza è anche libertà religiosa, dunque “Il Futuro custodito nella Promessa” va letto secondo una visione “macroetica” delle relazioni umane con il cosmo». Suor Tarcisia ha poi introdotto il Prof. Barone, il quale ha accettato per la quarta volta di essere presente a Taormina, contribuendo mediante un sereno confronto, ad incentivare il dialogo interreligioso.

L’intervento del docente ha preso l’avvio da un avvenimento preciso. Un avvenimento che già la dottoressa Viviana Schiavo, in un articolo del marzo di quest’anno, aveva evidenziato: «il 2019 è un anno di festeggiamenti per l’ordine francescano e la Chiesa cattolica. Sono infatti passati 800 anni da quel 1219, in cui, in piena crociata, in Egitto, un semplice frate di Assisi decise di oltrepassare la frontiera del campo crociato e incontrare il capo della fazione avversa, armato solo del suo saio e della sua fede. È il celebre incontro tra San Francesco e il Sultano. Un incontro che, dopo otto secoli, non smette di interrogarci. Quale era lo spirito che ha accompagnato il Santo d’Assisi? E cosa dice oggi a noi quel famoso evento?».

Nel XIII secolo, durante la quarta crociata, avviene l’incontro tra Francesco e Malik al-Kāmil, nipote di Saladino e Sultano di Egitto e Palestina. Il Prof. Barone ci ha condotto sin dentro il cuore di quel periodo storico e di eterogenea umanità.

«Parte da Ancona Francesco, ha 37 anni» - spiega Barone - «è logorato nel fisico, semicièco. Ma Francesco è uno che chiede il permesso alla chiesa per non essere confuso con gli eretici, e non è anti crociato».

Inoltre, poiché Innocenzo III ha avallato la “Regola francescana”, di certo, non ostacolerebbe le imprese papali per salvaguardare i sigilli della cristianità. La società islamica del tempo non è chiusa ai cristiani che stabilmente vivono in quelle terre. Le tre grandi religioni monoteiste sono vive e l’Islam del tempo ha più curiosità di conoscenza e apertura mentale, rispetto a una distorta lettura che una certa storiografia ha portato avanti. Il Prof. Barone esplica il rapporto tra Francesco con i Sufi musulmani, ove la convergenza nella “Povertà in spirito” è reale. «Su questo si sono riconosciuti, nell’ incontro in Dio, poiché in Dio ci si riconosce poveri».

Interessante è stata altresì la lettura di Mons. Lupò, il quale ha inteso offrire «una motivazione del sottotitolo del titolo: “Il Futuro custodito nella Promessa” ovvero il recupero della forza biblica, contenuta nella “Promessa” fatta da Abramo». Mons. Lupò si è soffermato sul documento scritto a quattro mani – l’Enciclica “Lumen Fidei” – da Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

«La “memoria del futuro” è un ossimoro», ha espresso con chiarezza Mons. Lupò, «ed è un dono della fede. La fede non intesa come sistema ideologico ma come racconto del cammino. Essa si tramanda attraverso esperienza del cammino. È forzato parlare dell'incontro tra Francesco e il Sultano come incontro interreligioso. Si è trattato dell’incontro tra due uomini con una forte fede.  Il dialogo nasce dallo zelo di Francesco che tenta di salvare il Sultano nell’amore di Cristo».

Da qui, il collegamento con la complessa figura di Abramo che riunisce le tre religioni monoteiste sotto la “Luce della fede”.

«Abramo esprime fede nell'amore visibile e il Dio invisibile si manifesta nell’amore per il fratello. Abramo è l’uomo delle partenze. Colui che riparte di nuovo fa esperienza. E l’esperienza di Abramo è anche la nostra esperienza di vita. La Fede sorprendente di Abramo si riconosce nel figlio che ha desiderio di essere padre. L’essere generato fa nascere in Abramo la promessa di generare. Una Promessa di vita; dato che non c'è futuro se non c'è vita e la vita è fede. Compiere un atto di fede nella vita che è Dio. Dio che è Padre».

Al termine dell’incontro, uno spazio di riflessione è stato dedicato alla lettura in arabo e in italiano dei “99 Nomi di Allāh” e la “Lode all’Altissimo” di Francesco – il Giullare di Dio – il Poverello di Assisi che, con il coraggio dettato dalla forza dell’amore in Cristo, ha saputo andare nel mondo pur non essendo del mondo, per diffondere, attraverso la spoliazione del suo animo e con atteggiamento umile, la carità cristiana. La carità, che non nega l’altrui esistenza ma la rafforza nella condivisione dell’abbraccio divino all’interno della comunità viva e pulsante.

Francesco – è presumibile – trasse ispirazione dalla lettura coranica e sostituì la radice “Al” che rinvia a Dio, con il cristiano “Tu”, nella “Laude”:

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose.

Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo

Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra

Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei,

Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero

Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza, Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,

Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.

Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza, Tu sei giustizia.

Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.

Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.

Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,

Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.

Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.

Tu se la nostra carità. Tu sei tutta la nostra dolcezza,

Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore,

Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

Lisa Bachis

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