Marinella Fiume all'archivio storico di Taormina Marinella Fiume all'archivio storico di Taormina Foto di Rogika

“UNITRE” TAORMINA ha ospitato Marinella Fiume e le sue “Donne Illustri”

“UNITRE” Taormina ha riavviato le attività in grande stile – ieri, giovedì 16 gennaio nella “Saletta Conferenze” dell’archivio storico – con la graditissima presenza della professoressa Marinella Fiume, la quale ha tenuto la conferenza: “Due donne illustri di Taormina: Miss Florence Trevelyan e Miss Daphne Phelps”.

Come consuetudine, ad aprire il pomeriggio, sono stati i saluti della presidente “UNITRE”, la prof.ssa Letizia La Tona Ponte, che ha accolto con grande cordialità la relatrice e il pubblico intervenuto. Anche la “UNITRE” di Taormina si attesta tra le varie realtà associative, presenti in città, che operano incessantemente al fine di offrire un approccio non scontato ai vari piani della cultura. “L’Università delle Tre Età” ha da tempo avviato vari corsi e diverse attività didattiche insieme a interessanti conferenze sulle peculiarità del nostro territorio e della società. Naturalmente, fondamentale è la presenza del Comune di Taormina, ente patrocinante, e nello specifico l’Assessorato alla Cultura, retto dalla prof.ssa Francesca Gullotta. La “Saletta Conferenze” dell’archivio è divenuta, quindi, uno dei luoghi dove respirare il sapere in ogni sua espressione.

Il professor Saro Calabrese – in qualità di direttore didattico – ha esposto nella sua introduzione gli scopi dell’associazione e ha mostrato soddisfazione per l’interesse suscitato, dichiarando: «Dopo un mese di sosta riprende a pieno ritmo l’attività ed ogni settimana, ci sarà un appuntamento oltre ai corsi». Calabrese ha, di seguito, presentato la prof.ssa Marinella Fiume, “donna tosta” che vive intensamente la realtà e ne porta in giro i frutti raccolti durante la sua esperienza ricca; portatrice e custode della sapienza delle donne.

Marinella Fiume, netina, già docente in materie letterarie, collabora con associazioni, è autrice di varie pubblicazioni, impegnata in campo sociale e politico, ed è stata Sindaca di Fiumefreddo, comune della città metropolitana di Catania, per due legislature: dal 1993 al 2002. In quel periodo, in un territorio non facile, lottare e denunciare alzava l’asticella del rischio personale, facendoti diventare bersaglio della malavita organizzata. Gli intrecci tra mafia e politica, e le connivenze del malaffare, non rientravano nel modo di pensare e di agire di questa Donna e quindi il suo modo di pretendere il rispetto delle regole venne pesantemente osteggiato; ma aveva dalla sua parte i molti cittadini. Curatrice del “dizionario biografico” Siciliane, edito da Emanuele Romeo, un testo importante perché traccia i profili di figure femminili dimenticate – donne ignorate dalla cultura ufficiale –, la Fiume ha sempre fatto sapere che è dalla parte dell’universo femminile, e se si volesse dirlo attraverso la visione mistica ebraica, stare dalla parte delle donne è imprescindibile poiché “Dio è Donna”. Le donne di Marinella Fiume sono scrittrici, poetesse, pittrici, filantrope, scienziate, imprenditrici, fondatrici di ordini, sindacaliste, mercantesse, viaggiatrici. Donne tenute nascoste, che hanno dato generoso impulso alla storia isolana e italiana. Negli Aforismi per le donne toste, Arianna ed. del 2012, l’autrice scrive che le “donne toste” sono:

«Le donne che non hanno paura di essere sfrontate, ironiche, talvolta buffe, ma sanno essere coraggiose e responsabili […] Le migliaia di donne decise a opporre una resistenza intelligente al bombardamento di chi le vuole in ogni momento perfette, toniche e produttive, ma anche sottomesse e non troppo aggressive. Quelle che intendono sentirsi femminili anche con un paio di chili in più, che vogliono godere della gioia del sesso, del tempo libero, degli amici, di una buona cena. Quelle che sanno prendersi quello che vogliono, mandare al diavolo regole stupide ed inutili per accalappiare un marito e imparare quelle ben più importanti per accalappiare la vita».

Marinella Fiume ha una lista di pubblicazioni di tutto rispetto presso varie e prestigiose case editrici. Ha pubblicato: Sibilla arcana-Mariannina Coffa, Ed. Luxografica, 2000; Siciliane, dizionario biografico (a cura di), Emanuele Romeo Editore, 2006; Celeste Aida, Rubettino, 2008; Feudo del mare, Rubettino, 2010; Aforismi per le donne toste, Ed. Arianna, 2012; Sicilia esoterica, Newton Compton, 2013; Di madre in figlia, Ed. Le Farfalle, 2014; Voglio il mio cielo. Lettere di Mariannina Coffa, Bonanno, 2015; La felicità era, forse, il male minore, A&B, 2016; La bolgia delle eretiche, A&B editrice, 2017; e infine Ammagatrìci, sempre per A&B, nel 2019.

Ieri, a Taormina, ha deciso di confrontarsi su altre “due Donne Illustri”, conosciute da noi in quanto anch’esse hanno contribuito a fare la storia di Taormina, e hanno contribuito ad allargare i confini cittadini, tendendoli verso il resto d’Europa. Due Donne – Miss Trevelyan e Miss Phelps – la cui storia è stata scritta e narrata da molti. Due donne che hanno identificato i luoghi imbevendoli di anima e DNA. Si pensi alla nostra “Villa Comunale” e a “Casa Cuseni” note in tutto il mondo. Due donne che hanno reso illustre Taormina, entrambe britanniche, sulle quali ancora si scrive e si fanno ricerche perché ancora non tutto è stato detto. Ed è nel solco del “non detto” che passa l’aratro di Marinella Fiume, per illuminare quelle «cose su cui si tracciano fili di ragno ovvero i pregiudizi». Pregiudizi su entrambe, che rientrano tra le catalogazioni della cultura patriarcale ma che vengono decostruiti per far affiorare la novità di pensiero delle “viaggiatrici”. Donne liberatesi dalle catene che hanno scelto il viaggio verso l’emancipazione dell’Essere.

La professoressa Fiume ha intrapreso questa decostruzione, partendo da Florence Trevelyan, moglie del Sindaco Cacciola, ma non si è addentrata tanto nell’excursus biografico quanto in quel legame che la Miss giunta dall’Inghilterra – in apparenza per espiare colpe peccaminose ed esiliata – ha stabilito con una città, Taormina, eletta a casa dell’anima. Il parco “Trevelyan”, detto da noi comunemente “Villa Comunale” ex parco “Duchi Di Cesarò”, è stato edificato poiché rientra in un percorso di iniziazione. Lady Trevelyan aveva respirato la Massoneria scozzese e il marito era massone. Dopo morte del figlio, dato che non era giovane, sentì il bisogno di costruire qualcosa che desse senso all’essere al mondo. La Villa è dunque un’allegoria della vita che continua dopo la morte. La cultura della Trevelyan fa parte della cultura introdotta dal “Grand Tour” di cui Goethe – massone anch’egli – fu uno degli esempi più rappresentativi del XVIII secolo. Il viaggio è conoscenza di sé. L’iniziazione consiste nel viaggio, inteso come ricerca dei simboli rilasciati dalla Natura e interpretati dall’adepto. L’accettazione del dato che questi illustri personaggi erano massoni è per la professoressa Fiume il modo giusto per

sgombrare il campo del sapere dal pregiudizio. Il parco è stato per Florence Trevelyan come erigere un tempio interiore dove i pilastri sono le parti naturali. Gli alberi, le piante, il paesaggio che guidano l’iniziato nel suo percorso di conoscenza. La cultura dei “giardini inglesi”, che la Trevelyan porta con sé tra i propri bagagli, rappresenta i giardini della città ideale; in questo caso, Taormina. Evans, archeologo, si lamentò della costruzione perché avrebbe chiuso l’accesso alla città. Ed è Evans, che crea un insolito collegamento tra la Trevelyan e la Phelps, perché cugino per parte della nonna di quest’ultima. Entrambe queste donne incarnavano gli ideali della società progressista ed erano socialisteggianti.

La libertà e la giustizia, unite alla filantropia e alla sapienza del fare, le univano nel complesso modus operandi dei massoni. Se si accetta tale interpretazione, tutto rientra nel viaggio di conoscenza che culmina con la creazione dell’Opus Magnum. I simboli disseminati nel parco “Trevelyan” ma che si presentano anche a “Casa Cuseni” – il cui proprietario fu Robert Kitson, zio della Phelps – sono i passi iniziatici ossia le tre fasi principali Nigredo, Albedo e Rubedo. Dal superamento degli opposti, nella sintesi di Nigredo e Albedo, si giunge alla Rubedo; dalla “Piccola Opera” sino alla “Grande Opera”. L’iniziazione – nel parco Trevelyan – si schiude con lo scenario dell’Etna e, attraverso i vari percorsi tra viali e aiuole, giunge fino ai Beehives, passando dal Cromlech. Questo è un termine di origine bretone/gallese che indica un monumento megalitico di età neolitica, costituito da pietre verticali di grandezza variabile infisse nel suolo, equidistanti e disposte a circolo, avente funzione religiosa o di luogo di sepoltura. Il più famoso è quello di Stonehenge, in Gran Bretagna, antecedente al II millennio a.C. Ma è importante perché, durante equinozi e solstizi, il luogo indicato dalla luce del sole, mostrerà il luogo di epifania della Grande Madre. Dunque, il rapporto della Trevelyan con la cultura ctonia, interconnessa al pensiero massone, si manifesta nella riproduzione di un Cromlech dentro il parco. La presenza, inoltre, delle fonti d’acqua – acqua che dà vita e purifica – completa questo viaggio. Le “fabbriche-alveari”, dove le api operaie lavorano per garantire la sopravvivenza dell’ape regina, esprimono il senso delle torrette-beehives e indicano la sfera della Grande Madre, la quale dà la morte ma offre anche vita e rinascita.

La professoressa Fiume ha spiegato come ciascuna di queste donne abbia compiuto una radicale scelta di vita, aprendo Taormina a visioni davvero avanti per quei tempi:

La scelta della sepoltura a Monte Venere fa parte del giro per ripetere il cosmo. Cielo e terra comunicano tra loro. Ciò che sta sotto sta sopra e quindi è lì che si chiude il circolo vitale della Trevelyan. Anche il pittore Robert Kitson nel 1905 con l’edificazione di “Casa Cuseni” compie il suo percorso. Non dimentichiamo la moda del rudere; dalla rovina rinasce la vita e l’acqua che sgorga dalle fonti è essenziale in tale ciclo. Quando ho deciso di scrivere, su Daphne Phelps e su altre figure femminili, in “Ammagatrici”, il mio ultimo testo, era mio desiderio dire di esse poiché le donne non hanno avuto il potere manifesto perché non hanno tradizione. Questi racconti sono nati per creare una tradizione del femminile dal mitico-immaginario collettivo alla storia. Conducendo ricerche su “Casa Cuseni” e sulla Phelps ho scoperto alcune notizie non molto note. Ad esempio, la “Miss” conservava articoli giornale che trattavano di un mafiosetto di Motta Camastra, ritrovati all’interno del suo passaporto. Il tipo, di nome Don Ciccio, era conosciuto da Kitson. Si trattava di un barbiere sempre col coltello in tasca che usava metodi pesanti per farsi rispettare. Gli aveva garantito sicurezza ed era orgoglioso di dire che conosceva il pittore. Quindi lo conosceva anche Daphne che pensò di avvalersi di una sua consulenza. Dato che era assediata da pretendenti, interessati alla dote e all’effetto esotico che esercitavano le straniere, il mafiosetto le disse di farsi vedere con lui a Taormina. Un giorno, presa la macchina che lei guidava benissimo e lasciatala nei pressi di porta Catania, quando fece per chiuderla, Don Ciccio le disse che non c’era bisogno e toltosi la “coppola”, la pose sul cofano in bella vista. Il messaggio era chiaro: “Questa è roba mia e non si tocca!”. Dopo, fatta la classica passeggiata per farsi vedere, si sedettero al Mokambo per prendere un caffè e lì, si sparse la voce che la “Signorina inglese” si era “fatta zita” – fidanzata – con il mafioso di Motta. Tanto che, quando un’amica le riportò la notizia, la “Miss” decise di approfittarne e fare in modo che si rafforzasse quell’idea. In realtà, lei, la relazione l’ebbe con un archeologo rumeno conosciuto a Gela, sfuggito e ancora apolide al regime di Ceaușescu.

L’archeologo era Dinu Adameșteanu, rumeno naturalizzato italiano, pioniere nell’archeologia e in particolare nelle tecniche di aerofotografia. Quest’uomo incredibile ebbe una storia d’amore con “la Signorina inglese”. La professoressa Marinella Fiume ha deciso, quindi, di far vedere sotto altre angolazioni, la storia di due donne attraverso lo sguardo di un’altra donna, il suo; riuscendo in modo brillante nella trattazione di fatti e aneddoti.

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