Salvatore Lo Re Salvatore Lo Re Foto di Augusto Filistad

L’IMPORTANZA DEL RESTAURO. SALVATORE LO RE OSPITE DI UNITRE TAORMINA In evidenza

Un altro giovedì, il 27 febbraio, ha visto “UNITRE Taormina” attenta alla valorizzazione di alcune eccellenti figure cittadine e del comprensorio. Il geometra Salvatore Lo Re ha totalmente catturato l’interesse del pubblico durante l’incontro: “Beni culturali a Taormina ed interventi di restauro: salvaguardia, conservazione e restauro delle sculture all’aperto del Palazzo Corvaja di Taormina”.

I saluti di apertura, fatti dal prof. Saro Calabrese, hanno ancora una volta posto in evidenza il piacere per l’ “UNITRE Taormina” di dare spazio al confronto sul vasto e complesso mondo culturale. Il direttore didattico Calabrese, nel porgere i ringraziamenti anche al Comune di Taormina che ha patrocinato gli incontri dando lo spazio all’interno della “Saletta Conferenze” dell’archivio storico, ha tenuto a ringraziare anche Roberto Mendolia (Rogika), il quale smessi i panni di fotografo, ha indossato quelli di collaboratore e supporter tecnico.

Calabrese ha tenuto tantissimo a citarlo oltreché a sottolineare le finalità dell’associazione “UNITRE Taormina”:

«Questo pomeriggio ci avvarremo anche della collaborazione di Rogika, che di recente ha presentato il volume TEOREMA SICILIA, un testo interessantissimo. “UNITRE” si avvale di collaborazioni esterne ma non tralascia mai le risorse locali come il geometra Lo Re. Lo Re ci parlerà dell’intervento di restauro di Palazzo Corvaja, ma bisogna dire che vi sono beni come le Naumachie o Castel Tauro dove vi è ancora molto da fare. Gli interventi di Lo Re sono stati fatti non solo con grande competenza ma anche con grande amore verso Taormina. Impegnato politicamente, prima consigliere e poi assessore, ha curato gli interventi in altri siti della nostra Città».

Salvatore Lo Re è una delle figure che hanno dato notevole contributo a Taormina ed ai suoi beni architettonici. Anzitutto, la conoscenza dei luoghi, del territorio e delle tradizioni, ha fatto sì che il suo lavoro fosse sempre in stretto accordo con il rispetto per i luoghi stessi. Dal suo contributo è emersa tutta la dedizione per la sua città; per intervenire bisogna prima conoscere ed approfondire, quello che il geometra Lo Re ha fatto e continua a fare, regalando la visione della propria esperienza di un agire consapevole e responsabile. Autore, tra l’altro, di un importante testo Le tre Perle – dedicato all’esposizione dell’iter seguito per il restauro di beni, tra i quali Palazzo Corvaja, Palazzo Duchi di Santo Stefano e Chiesa del Carmine – Lo Re ha affrontato in modo tecnico, senza tralasciare l’impianto storico ed estetico, il tema del restauro e della conservazione:

«Nei precedenti incontri, si è parlato tanto e giustamente di archeologia ma non di interventi architettonici e di restauro – ha esordito Lo Re per presentare gli interventi su Palazzo Corvaja –; io vi mostrerò il lavoro di restauro fatto sul materiale lapideo come il cornicione, le bifore e l’alto rilievo con scene tratte dal Libro della Genesi, di Palazzo Corvaja. In questo palazzo, tra i più rappresentativi della nostra Città, il degrado della cementificazione usata per il recupero e le aggressioni sia naturali che chimiche hanno influito. Siamo di fronte ad un complesso monumentale la cui edificazione si è svolta in tre fasi: il primo corpo di fabbrica nel X secolo, è la Torre difensiva araba che fu edificata là dove sorgeva l’agorà; poi vi è l’impianto del XIV e quello del 1400».

L’excursus di Lo Re ha posto in evidenza l’articolata storia di edificazione di un luogo che rappresenta uno dei biglietti da visita più noti e frequentati di Taormina, il cui attuale aspetto fa fede a quella architettura di “chiaramontana memoria”, che divenne un modello seguito in varie parti dell’isola e che diede luogo allo stile gotico siciliano. Palazzo Corvaja rappresenta, nella lettura delle sue varie parti, pagine importanti non solo per Taormina ma per la Sicilia. Una fra tutte, è la convocazione di uno degli storici parlamenti siciliani, voluto dalla Reggente Bianca di Navarra con la convocazione nel 1410 e che, tenutosi nel settembre del 1911, decretò la fine della presenza reale nell’isola e l’avvento dell’epoca dei Viceré.

L’apporto dato dal Lo Re e dall’equipe di restauro è stata narrata con grande chiarezza e dovizia di particolari fotografici:

«Nel 1923, ad esempio fu chiesto dal consiglio comunale un mutuo per l’esproprio del Palazzo per farne residenza popolare. Dopo il 1943, dal 1946 al 1949, fu interessato da nuovi restauri ad opera del Dillon che lo riportò ad un aspetto originario. Nel 1986 e nel 1990 nuovi interventi seguiti da me. Il cornicione ad esempio era nero per un fattore biologico con presenza di piante infestanti e ossidazione chimico fisico in atto. Si operò per il restauro del modellato scultoreo del cornicione e si usarono tecniche speciali. Non certo il flex come oggi e magari pure la pittura. Per la pulitura venne usato il sistema ad acqua a 120 volumi per ottenere l’essiccazione delle radici. Si erano formati muschi e licheni con una formazione in croste nere che generava l’erosione. Fu montato un impianto atomizzante con acqua ionizzata nebulizzata ph 5 dopo le analisi sul materiale lapideo con 24 ugelli attivi per sciogliere il sudiciume. Mentre l’intervento sulla tabella della Genesi è del 1987».

La presenza di molti addetti ai lavori, all’incontro del geometra Lo Re, ha riportato sul tavolo del confronto l’importanza del restauro conservativo dei nostri beni architettonici ma anche la necessità di quella buona pratica dell’ordinaria amministrazione, che mai dovrebbe venir meno, con la pulitura delle grondaie dei pluviali e dei tetti. Sarebbe certo un buon punto di partenza per il mantenimento dei beni poiché tralasciare che gli interventi di pulitura dei beni vanno fatti a cadenza regolare così come quelli di restauro conservativo. Sfruttare, per una superficiale fruizione, un bene quale è ad esempio Palazzo Corvaja trascurando di tutelarne il benessere architettonico e monumentale, porta inevitabilmente ad ammaloramenti dello stesso con la successiva corsa per la richiesta di fondi aggiuntivi per il restauro. Ciò conduce alla conseguente chiusura dello stesso, per lunghi periodi, in attesa del finanziamento “giusto” e si traduce in una perdita economica per la Città. Occorre una severa programmazione degli interventi di restauro, fatta in sinergia tra gli assessorati alla Cultura, al Turismo e ai Lavori Pubblici e Urbanistica. Un tavolo tecnico congiunto che operi la programmazione e le priorità sugli interventi da operare. Una buona prassi che faccia tesoro dell’esperienza di Salvatore Lo Re, e delle tante risorse positive presenti in Città.

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