Dettaglio nel cantiere dei Rodolico di Trezza Dettaglio nel cantiere dei Rodolico di Trezza Foto di Massimo Vittorio

MASSIMO VITTORIO, OSPITE NELLA NUOVA EDIZIONE DI “CAMERE CON VISTA”

Un nuovo appuntamento di “Camere con Vista”, è andato in diretta social sulla pagina dell’associazione fotografica “Taoclick” venerdì 20 novembre, con la presenza di Massimo Vittorio.

Il format, super rodato, nella sua nuova veste, sta mantenendo fede alle promesse fatte dagli “indisciplinati di Taoclick”. Fondamentale la base sul quale è stato costruito, pixel dopo pixel. Anche questa seconda edizione – a cura dell’associazione fotografica “Taoclick”, di Rocco Bertè “Foto e Video”, di “Rogika’s Friends” e del media partner “JonicaReporter” diretto da Valeria Brancato – sta riscuotendo sempre più interesse. Il “Dream Team” vede in campo: Alfio Barca, Rocco Bertè, Roberto Mendolia (Rogika) e Augusto Filistad.

La giornata, assai particolare, ha chiesto un momento di riflessione e di ricordo. Alfio Barca, stavolta in apertura, ha dedicato un pensiero per commemorare Franco la Pica, scomparso nel marzo di quest’anno e che avrebbe compiuto novant’anni proprio il 20 novembre. Toccanti le parole di Barca che ci hanno riportato alla ricchezza umana e di memoria svolta dal Sig. Franco. Uomo d’altri tempi, caro a noi tutti. Un patrimonio di umanità e conoscenza. Ci piace immaginarlo insieme ai tanti amici di questa città a raccontare storie e aneddoti, magari proteggendo questi figli imperfetti con un abbraccio fatto di nuvole e luce serena.

 Per la rubrica in pillole, “Novità ed accadimenti dal mondo della fotografia”, stavolta a far da guida è stato Augusto Filistad, il quale ha posto l’attenzione sull’esposizione per il momento solo sospesa – causa misure anti contagio – “Heroes-Bowie by Sukita”, in mostra a Palazzo Sant’Elia a Palermo dal 10 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021.

Il fotografo Masayoshi Sukita ha riportato le sue impressioni sull’incontro con Bowie avvenuto nel 1972, complice Yasuko (Yakko) Takahashi, che collaborava con lo stilista di Kansai Yamamoto, autore dei costumi di Bowie durante il periodo di Ziggy Stardust:

«Vedere David Bowie sul palco mi ha aperto gli occhi sul suo genio creativo. In quella circostanza osservai Bowie esibirsi con Lou Reed ed era davvero potente… Bowie era diverso dalle altre rock star, aveva qualcosa di speciale che dovevo assolutamente catturare con la mia macchina fotografica». 

Da quell’incontro ne è venuta fuori una duratura collaborazione e una grande amicizia, e Bowie è stato immortalato in scatti che sono divenuti parte del patrimonio di una leggenda. L’istrionico David Bowie, maschera, personaggio e trasgressivo interprete dei tempi a cui numerosi altri artisti si sono ispirati.

Per “Tao Didattica” invece il Maestro Bertè ha messo su una puntata degna di “Art Attack”, dando filo da torcere persino a Giovanni Muciaccia. Tutto sempre focalizzato sulla fotografia con la creazione, a partire da una scatola di cereali, di una rudimentale macchina con foro stenopeico. Il fotografo taorminese – con una nuova e interessante lezione chiara e di facile accesso anche per chi non è particolarmente avvezzo all’uso dello strumento – ha dimostrato che di fotografia si può dire tecnicamente senza terrorizzare chi ad essa voglia approcciarsi anche se a piccoli passi, confermando una naturale predisposizione all’insegnamento.

A seguire, l’invito a postare le proprie foto con l’ashtag a #taoimmagine sui gruppi “Taormina… Click” e “Taormina Street Photography” per commentare, consigliare e continuare a parlare di fotografia, usando esempi concreti tratti dalle immagini selezionate. Infine in chiusura, l’appuntamento con il “Quiz” e la sfida tra provetti fotografi e semplici curiosi.

Sull’ospite della puntata del 20 novembre, posso dire che per me è stata una piacevole conferma. Ho avuto il piacere di conoscere Massimo Vittorio lo scorso 2019, durante l’esposizione fotografica organizzata dall’associazione “AFI011” – gruppo coeso di appassionati cultori dell’arte fotografica – che ha posto l’attenzione su una famiglia e la sua storia: i Rodolico di Aci Trezza. L’esposizione fotografica negli scatti di Massimo Vittorio, scrittore e fotoamatore, ha rischiarato i vari aspetti di un antico mestiere, che può dirsi raro e in via d’estinzione: quello dei mastri d’ascia. Non semplici costruttori di barche ma virtuosi artigiani del legno.

Durante la diretta di “Camere con Vista”, Massimo Vittorio, seduto nel soggiorno di casa sua e con alle spalle una splendida raffigurazione dell’Albero della Vita – che ha subito toccato le corde più profonde del mio essere, facendomi sentire protetta – ha iniziato proprio da loro, dalla famiglia Rodolico, con il video che raccoglie quella sequenza di scatti, dall’impianto novellistico verista, dal titolo: “Mastri d’ascia di Aci Trezza. Una storia vera”.

Mario Pollino, al tempo dell’esposizione a Roccalumera nella sua introduzione, aveva motivato l’urgente esigenza di organizzare l’esposizione di Massimo Vittorio proprio per non lasciare andare all’oblio della memoria un patrimonio rappresentato dalla famiglia Rodolico di Aci Trezza, insistendo più volte sul fatto che «le fotografie parlano».

Esse infatti hanno la voce muta, consegnata ai gesti e alle espressioni, in un’alternanza mimica che può essere definita “universale”.

Massimo Vittorio, durante il piacevole pomeriggio di venerdì scorso, ha narrato da dove nasce questo progetto fotografico – che conta una serie di interessanti scatti sulla vita e il lavoro dei Rodolico.

Ma credo sia necessario, per entrare del tutto dentro il mondo di amore, identità, appartenenza, raccolto “nell’ideale dell’ostrica” a cui anche Massimo Vittorio sa tener fede come un ex voto, percorrere insieme a lui mediante le sue stesse parole in forme quasi novellistica ma con accenti da reportage i vari passi del suo percorso e vederli per l’appunto dal “suo punto di vista. In questo giunge a supportarci il suo sito, www.vittoriomassimo.wordpress.com.

Entriamo dunque iniziando con un giro virtuale nel cantiere dei Rodolico:

Entrano all’interno del cantiere e nel vedere ogni utensile ne ascoltano, dalla voce narrante del mastro d’ascia, la propria storia. Dentro il cantiere la luce è fioca, traccia ombre, disegna curve e segmenti ma un odore di legno penetra nelle narici e desta ricordi. Il legno è sempre stato un compagno di vita per il mastro d’ascia Turi Rodolico, attraverso un rapporto fatto di passione, fatica, tenacia ed ha assunto sempre valori profondi come amicizia, famiglia, speranza. Il legno è l’essenza dei Rodolico e io, attraverso queste foto voglio provare a rivelarla. Il progetto fotografico vuole rendere omaggio a chi, tra le tante difficoltà, non rinuncia, con dignità, a portare avanti una delle tradizioni che rende Aci Trezza, il nostro luogo dell’anima, unica nel mondo.

Tra le prime domande che ho posto a Massimo Vittorio c’è stata questa: La tua fotografia è un documento per risvegliare la memoria del cuore?

Durante la trasmissione, lui ha risposto parlando di memoria e di trasmissione di emozioni. Sebbene la sua sia una tecnica fotografica da perfezionare, in primo piano vi è l’esigenza di mantenere vivo un ricordo e nel farlo, suscitare scosse nel cuore oltreché nel cervello; che è anche cuore perché la memoria in fondo si espande tra testa e cuore.

Questo mi ha fatto ricordare, per l’appunto, quando si presentò a Roccalumera e tengo a riportare ciò che disse in quella sede:

Sono un fotoamatore. Oggi l’interesse per la fotografia è cresciuto moltissimo perché la fotografia appassiona tutti. Nelle mie foto, il soggetto racconta una storia di pane e legno da cinque generazioni. La storia è quella dei Rodolico e del loro cantiere navale. Finché ci sarà una storia da raccontare si terranno i riflettori accesi. Qui, si racconta di un’arte. Dal 1908. Rodolico padre, è stato insignito del riconoscimento di “tesoro vivente” dalla Regione Sicilia. Nella documentazione raccolta, si è anche ritrovata una fattura del 1808. Sono legato affettivamente a questa famiglia per via dei miei parenti, una famiglia di pescatori, ed ho deciso di avviare questo progetto, due anni fa. Insiste in questo territorio un’umanità straordinaria, e il rischio di perdere una tradizione tanto radicata, è elevatissimo. Diamo voce a queste persone attraverso una visione artistica, poiché i luoghi dell’anima sono quelli in cui si lasciano i ricordi.

Massimo Vittorio si addentra tra le viuzze e si sofferma sugli scorci dei luoghi dell’anima. Lo fa con rispetto e tanta umiltà, più per ringraziare chi ci è stato prima di lui e per consegnare un’eredità che non ha prezzo nel campo della valuta umana. Non si può che sentirsi in sintonia con lui quando racconta di come è cresciuto, dei sacrifici fatti dalla famiglia. Una famiglia di pescatori, con il papà pescatore di pesce spada che lo ha fatto studiare. Destino che ha unito tanti di noi in una stretta fratellanza e che noi abbiamo l’obbligo morale di trasmettere alle nuove generazioni, perché non è la salvaguarda della memoria a farci morire ma la distruzione del passato, smembrato in un eterno presente dove non si può immaginare il futuro. Dunque, prendendo in prestito le sue immagini e le relative didascalie, “basta un nodo per ricordare, racchiuso questo ricordo un nodo dentro al quale si vede un faraglione oppure ci vuole una lampadina e si accende un’idea. O serve unirsi in preghiera con un’anziana, sorretta da un giovane dentro la chiesa di San Giovanni Battista, oppure innamorarsi del volto di don Turi Rodolico, dove gli occhi sono la prima cosa che vediamo, ai tempi della pandemia, indossando la mascherina. Sino a giungere al figlio di Massimo Vittorio che, raccogliendo un ideale testimone, fotografa. Il bambino diviene segno di sogni e speranza.

Il sogno e la speranza che tutto scorre e che riusciremo a “passari st’autra nuttata”. Un messaggio racchiuso nelle immagini e nella narrazione che Massimo Vittorio fa della festa del Santo Patrono di Aci Trezza, San Giovanni Battista, in questo 2020:

Ad Acitrezza, la mattina del 24 giugno inizia sempre molto presto e da secoli scandisce quasi sempre gli stessi ritmi.  La mattina del 24 giugno 2020, ad Acitrezza accade qualcosa di diverso, di inusuale, di straordinario.  L’alba più attesa di tutto l’anno è già passata da un po’, il sole comincia a riscaldare e le prime ombre tendono a poco a poco ad accorciarsi.  Arriva la prima devota, con il proprio “voto rosso, con il cordoncino giallo”, tiene in mano un cellulare, segno dei tempi moderni, e sul viso ha un accessorio segno dei tempi attuali, una mascherina. L’immagine è emblematica, segna un momento storico, evidenzia una successione di eventi che da lì a poco avranno, per forza di cose, una portata storica. Passano i minuti e altri devoti si aggiungono, si formano gruppetti con l’evidente imbarazzo di cercare di mantenere le cosiddette distanze sociali. I primi devoti che si accingono ad andare in chiesa si radunano sul sagrato della chiesa, dietro alla grande porta chiusa.  Tra i devoti spunta anche qualche mascherina opportunamente creata per l’occasione: rossa con i bordini gialli. Si scambia qualche commento, si chiama qualche amico per comunicare che da lì a poco possono seguire la diretta della svelata via web. […] Quest’anno la variopinta e festosa pantomima trezzota “U pisci a mari”, come molti eventi insiti nelle feste patronali, si è fermata. Ma non è mancato l’omaggio al Santo Patrono, avvenuto non sul sagrato (come da tradizione), ma sull’altare, con compostezza. Un gesto semplice ma significativo, un omaggio floreale da parte dei componenti dell’associazione “U pisci a mari”. Anche il Pontificale celebrato da Sua Ecc. Rev.ma Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale, davanti alle autorità civili e militari ha avuto la sua valenza storica.

Questa pantomima è importante per Massimo Vittorio: gli restituisce il filo dei ricordi legati alle tradizioni famigliari. Infatti ad un certo punto durante la diretta racconta delle scatole di fotografie, da cui pescare senza un ordine cronologico. Foto e ricordi che ci ridimensionano nel nostro essere fondato sull’alterità. Senza gli altri – famiglia, amici, comunità – siamo simili a specchi vuoti. Possiamo dire di noi stessi solamente mantenendo viva l’esistenza dell’alterità.

Ed è per questo che ho dovuto fargli quest’altra domanda: Il tuo ruolo di insegnante quanto sostiene il tuo percorso fotografico?

Massimo Vittorio ha risposto che non è un vincolo ma un ulteriore strumento di conoscenza per aprire nuove modalità di dialogo. Un dialogo che lui con ostinazione continua a praticare così come la fotografia. Mi piace perciò chiudere con il suo racconto, quando si trova a descrivere per “immagini e parole” un’altra antica tradizione, quella delle “Lacrime di Giobbe”, lasciando a noi il desiderio di approfondire e porci all’ascolto:

Ho incontrato per la prima volta nella mia vita le “Coix Lacryma-Jobi”, una pianta appartenente alla famiglia delle graminacee di origine asiatica. Può raggiungere un’altezza di circa 1,5 m. I suoi semi hanno una forma molto caratteristica ed ovale che variano dal verde, al viola, a sfumature di marrone, che ricordano delle gocce. Tali semi, tra i popoli asiatici, vengono utilizzati per la preparazione di liquori o distillati, bevande calde o fredde. Da un punto di vista nutrizionale, una delle principali caratteristiche di questo “cereale minore” è l’assenza di glutine e la ricca presenza di oli e proteine essenziali. Le proprietà benefiche di questi semi non sono solo alimentari. Da un’antica tradizione monastica, questi semi vengono utilizzati per dare vita a originali coroncine dei Rosari e quindi hanno delle proprietà benefiche per lo spirito dell’uomo. Così all’Eremo di Sant’Anna, da tempo immemore, i frati si sono dedicati alla semina e alla raccolta dei semi di queste graminacee per poi essiccarli e creare le coroncine dei Rosari che donavano alle nobili donne in visita. E oggi, come allora, a continuare questa antica tradizione, con pazienza e passione, ci pensano i sacerdoti che si prendono cura dell’Eremo (aiutati da un gruppo di volontari).

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