APPUNTI IN PUNTA DI PENNA: L’AUGURIO DI RITROVAR TEMPO NEL TEMPO Foto dal Web

APPUNTI IN PUNTA DI PENNA: L’AUGURIO DI RITROVAR TEMPO NEL TEMPO

Ho optato per uno dei quadri di Dalí a me più cari, “La persistenza della memoria”, comunemente detto “Gli orologi molli”, come immagine di copertina per questo mio contributo di fine anno su “Spazio Bachis”, rubrica inaugurata nel 2019. Uno spazio donatomi da Valeria Brancato, direttore di “JonicaReporter”, che da sempre mi sostiene e sostengo con immensa stima, fiducia e impagabile amicizia.

La scelta di questo meraviglioso paesaggio surrealista è per me evocativa, ed è foriera di nuove intenzioni, maturate dopo un lungo processo di riflessiva sedimentazione. Un processo avviato diversi anni fa ma che ha raggiunto completezza consapevole proprio nell’anno del “tempo sospeso”, così come da molti è stato definito il 2020.

Ciò per via di una pandemia attualmente ancora in atto che ha fatto saltare ogni certezza a noi, che siamo abituati alla programmazione certosina del tutto, convinti di riuscire a risolvere tutto.

Ma Madre Natura ci ha insegnato – sebbene vi siano in giro ancora troppi cattivi scolari – che il voler programmare piegando il tempo ai ritmi dell’asservimento umano, ad un certo punto fa esplodere tutti quei minuziosi meccanismi che siamo abituati ad oliare e regolare come ingranaggi di una macchina, la nostra. Una macchina che tuttavia risponde pur sempre a ritmi superiori, e per superiori intendo sovrumani nel senso della nostra immersione nell’universo e nei cicli naturali. Se noi togliamo alla Natura, ad un tratto essa ci riconduce a noi stessi come esseri naturali, secondo lezioni che ci appaiono crudeli ma che sono solo parte di un ciclo di nascita, morte e rinascita.

Ma desidero tornare a parlare del tempo e di quello ‘sospeso’, in particolare. Quando scrissi il mio contributo di fine 2019, lo feci nel pomeriggio del 31 dicembre, dopo aver assistito in un’assolata mattina di dicembre ad una performance delle “Ladies” e il “Brass Group” al Teatro Antico. Si respirava un’altra aria e non ci si attendeva ciò che poi ci ha travolto, e stravolto. I miei programmi, quelli di noi tutti, sono esplosi, saltati, deflagrati, e noi siamo divenuti simili a sopravvissuti inebetiti a brancolare tra le stanze delle nostre abitazioni.

«Allora come impiegare “il tempo sospeso”?», ci siamo chiesti. Come approcciarsi a questa nuova formula del trascorrere in immersione domestica le giornate?

Chi cucinava, chi cantava. Chi ha deciso, in un raptus di sovraccarico, di chiudere i profili social perché voleva davvero sospendere ogni cosa e ricominciare a riattivarsi secondo ritmi differenti. Chi si è messo a coltivare sul balcone, chi faceva foto dai balconi. Poi c’era e c’è ancora, chi ha lavorato per farci stare al sicuro dentro le nostre case e non farci finire intubati in terapia a intensiva, mentre noi urlavamo, e sbraitavamo alla dittatura sanitaria e alla cancellazione dei diritti.

In giro, morivano e muoiono persone, e noi a litigare dai social. Le nuove frontiere della comunicazione hanno rotto definitivamente gli argini ed hanno assunto proporzioni da mega idrovore, fagocitando per poi vomitarlo, spalmandolo ovunque, il malessere globale.

Pensavamo alla liberazione, agli abbracci e frattanto c’erano e ci sono gli eroi, che ci hanno salvato e ci salvano ancora il culo e che adesso, sempre noi, ingiuriamo e offendiamo perché hanno scelto di vaccinarsi. Tutto questo e tanto altro, anche di molto più brutto, è accaduto e ancora accadrà, perché il genere umano è restio ad imparare. Epperò oltre alle morti – tantissime, che hanno lasciato strazio e vuoti incolmabili – ci sono state anche le nascite e le belle storie da poter raccontare. Per fortuna, mia e vostra, non sono finite né le nascite né le storie belle. Ed allora io nel “tempo sospeso” –, nonostante abbia avuto una salute vacillante perché ciascuno di noi ha i suoi problemi umani e professionali – ho deciso di non darmi per vinta ed ho continuato, adattandomi e con grandi sacrifici, come per tutti, a lavorare. Ho scritto le vostre storie, vi ho sostenuto nei vostri racconti. Vi ho chiesto di aiutarmi ad aiutare attraverso le vostre virtù e i vostri talenti. Ho fatto interviste, ho scritto contributi sulla bellezza del mondo e su quella dell’umanità migliore perché sentivo non solo il bisogno ma il dovere etico di dire che il “tempo sospeso” è solo una faccia della medaglia. Ed è solo una tra le possibili letture, dunque può essere interpretata in modo differente.

In realtà, io, in pieno lockdown, non mi sono affatto riposata. Ho risentito di limitazioni che hanno influito sul mio domestico e sul professionale perché ho anche avuto cura delle persone care più fragili di me. Io, nel tempo sospeso, mi sono messa al servizio degli altri e ne sono felice e orgogliosa. Nel “tempo sospeso”, ho dedicato il tempo. Non ho abbandonato il campo, anzi ci sono stata dentro.

Tante cose belle e tante belle esperienze ho maturato, e quando mi sentivo vacillare, avvertendo tutto intero il peso dell’incertezza, ho avuto cuori e mani e occhi che nonostante la distanza mi hanno sorretto. Ad ognuno di loro va il mio ‘grazie’. Senza di loro non vi avrei aperto il cuore – spero almeno di avervi aperto un po’ di più il cuore e la mente –; senza di loro non avrei potuto raccontare che si può reagire, uscire e far maturare il “tempo sospeso”, in un modo diverso di custodire il tempo come memoria degli altri e come salvaguardia della propria interiorità.

Ho studiato, letto, approfondito e continuo anche oggi, perché questa è la mia strada che si salda nell’incontro con l’altro. Pur essendo commistione di due isole e pur essendo in parte, io, isola nel mondo per indole e modo di essere, mi perfeziono nell’incontro con l’altro. Mi rispecchio nell’alterità per scoprire me stessa.

Eppure è sempre durante il “tempo sospeso” che ho imparato a ritrovar il tempo nel tempo. Questo è il tempo in cui vivo, in cui viviamo, ed è prezioso per i significati che diamo. Sono gli uomini a dar voce alle cose attraverso la nominazione.

La scrittura è dare senso; è navigare per toccare i vari porti del Linguaggio, ed è giunto il tempo che io riprenda il viaggio in modo differente. Anzitutto donandomi un tempo diverso di interiorità che non sia una risposta al “tempo sospeso”, ma un nuovo modo di intendere e di vivere la vita, insieme a ciò che i giorni a venire mi doneranno.

Quindi il mio augurio a voi è il medesimo che faccio a me stessa, in questo 31 dicembre 2020:

Donate vista e donate immaginazione ai vostri cuori. Aprite le vostre menti e restituitevi il diritto di vivere ascoltando i battiti del mondo.

Ritrovate il vostro tempo nel tempo, perché stamane prima dell’alba, dialogando con l’ultima luna piena dell’anno, mi ha detto:

«Adesso sei pronta. Vai, perditi e ritrovati. La vita è incessante perdersi e ritrovarsi. Sul cammino dell’alterità».

M’ero persa anch’io. Mi son ritrovata. Sia benedetto il cambiamento.

Vi aspetto con nuove storie e vi regalo il mio augurio a Vivere.

 

 

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