All'Hub Lumbi di Taormina All'Hub Lumbi di Taormina Foto di Rogika (Roberto Mendolia)

HUB VACCINALE DI TAORMINA. IL PUNTO DI VISTA DELLA BACHIS In evidenza

Potrei stupirvi con effetti speciali o numeri fantastici, dato che di esperienza sull’iter vaccinale ne ho fatta, sin dal giorno in cui aprirono agli “over 80” e il centro vaccinale si trovava all’Ospedale S. Vincenzo di Taormina. Nella mia famiglia, come in quella di molti altri, ci sono varie fasce di età. Potrei pure scrivere gli episodi negativi: dalle attese, ai rinvii, all’impazienza delle persone, alla ineducazione degli utenti.

Potrei fare questo e limitarmi a sciorinare una sequela di “ciò che non funziona” e di “ciò che si deve aggiustare”. Già lo faccio quotidianamente con il mio impegno civico, stavolta però ho voglia di farvi solo vedere il lato bello e quello della speranza, perché ne sono stata testimone diretta.

Giorno 6 giungo, pomeriggio, ho preso il bus e mi sono recata all’Hub vaccinale Lumbi. Non essendo stata granché bene in questo periodo, pensavo agli effetti della somministrazione. Devo confessarvi che ero un po’ nervosa e pure stralunata. Faceva caldo quel pomeriggio, quindi ho deciso di prendere il bus anziché come mia abitudine andare a piedi, le cuffie nell’orecchio, la musica a palla.

Mi piace camminare, far germogliare le idee, sentire la vita che mi abbraccia, nonostante i problemi, le ansie, le paranoie, gli umori dati dall’età e le difficoltà oggettive.

In questi giorni a Taormina gli argomenti sono… Vabbè lascio stare perché si rischia di far polemiche. C’è molto interesse da parte della gente se sei vaccinato/a, e se ‘no’ perché ancora non lo hai fatto. Talvolta, ho l’impressione che la gente si svegli, ogni giorno, con un nuovo tarlo dentro la testa –, il tarlo dei sondaggisti estremi – e dopo lo mandi in giro a tormentare il prossimo. Una signuruzza curiosa, mentre stavo per scendere dal bus, di botto m’ha chiesto: «Sta andando a fare il vaccino?». Ho educatamente salutato senza dar risposta, ma…

Il mood del momento: fai il vaccino; di che tipo; ti verrà la testa a cocomero; diventerai come Jennifer Lopez (Ma magari! Ma non è possibile oppure ‘sì’, visto il mio lato ‘B’). Ci sente additati alla stessa maniera di quando: ha preso il virus; non porta la mascherina; le mani, le mani non le igienizza. Insomma, si tende sempre a strafare, a generalizzare. Psicologicamente fa male a tutti, ve lo assicuro. Le regole devono essere rispettate, la profilassi è importante. Io per prima non abbasso la guardia e faccio attenzione.

“Andarsela a cercare” non va bene, però vi siete chiesti quante siano le persone che pur desiderando fare il vaccino non possono per motivi di salute, in quanto su di loro avrebbe un effetto devastante? Sono tantissimi, meritano rispetto e non di dover spiegare ogni santa volta i motivi per cui non possono vaccinarsi.

Quel pomeriggio – era di domenica e le persone con le riaperture vanno al mare o fanno una passeggiata – non ho trovato molta fila. Mi è andata bene tra check-in, anamnesi e via discorrendo.

Mentre ero in attesa ho osservato i ragazzi. Erano loro i protagonisti, anche quando mi hanno chiamato “Signora”. Allora ho rivisto tutta la vita che mi scorreva davanti e ho sentito di voler tornare ad essere ragazza come loro. Mi son rivista ad ascoltare Notte prima degli esami, ho rivissuto la gioia, insomma ho fatto una bella inzuppata di ricordi, in cui ogni tanto ci si tuffa e ci fa star bene.

Posso dirvi che ‘sti carusi, stanno dando una grande lezione di civiltà. Erano lì in fila, rispettosi delle norme con il desiderio di tornare a volare e ad abbracciarsi, ad essere ragazzi. Ad avere sogni. Mi hanno contagiato di ottimismo e mi sono sentita un po’ emozionata e ragazza pure io.  Qualcuno era accompagnato dalla mamma ed era la mamma più nervosa del “pargolo”. Ma «la mamma è sempre la mamma» e comanda lei! Non vi racconterò altro sulla presenza delle mamme e sulle espressioni dei figli. Shhhh, meglio tacere o verrei linciata.

Poco prima di entrare a far l’anamnesi, ho chiacchierato un po’con alcuni “non giovani” come me. Entrata dalla dottoressa, mi sono resa conto di quanto caldo facesse. Io già avevo sudato appena arrivata ma nel box, tra luci e spazi ristretti, faceva molto caldo. Ho trovato che il personale medico e paramedico è professionale a dispetto della stanchezza dipinta sui volti. Di certo questi ritmi non dipendono da loro ma da chi – mi riferisco ai vertici provinciali e regionali – ha adottato piani non commisurati alle esigenze reali.

Tuttavia, ciascuno di loro faceva il suo dovere.

Post anamnesi, l’infermiere ci registrava in blocchi in base al tipo di vaccino. A proposito, io ho prenotato non ho partecipato ad inaugurazioni né ho chiesto ad amici politici o ad amici degli amici di aver la possibilità di scegliere il vaccino. Ho atteso il mio turno.

Il mio desiderio, nonostante un po’ di preoccupazione, visto quanto accaduto da quando è iniziata la campagna vaccinale, è sempre stato quello di proteggere i mie cari e me stessa. Rispettare gli altri, rispettando le regole.

Chiamata dall’infermiere, mi son messa vicino al box dove avrei ricevuto la prima dose – ho fatto Pfizer, tanto per la cronaca – quando ho riconosciuto una voce alle mie spalle. Era la dottoressa Carmela Rossello! Bellissima sorpresa per me, non ci vedevamo da un po’ e con Carmela ci conosciamo da una vita. Lei però faceva l’anamnesi. Abbiamo chiacchierato simpaticamente – «Carmela lasciatelo dire, non invecchi mai» – scherzato con l’infermiere, che sbagliava di proposito il mio cognome, e posso sottoscrivere quanto bene faccia vedere volti sorridenti, accresce la carica umana.

Poco minuti dopo, è arrivato il mio turno. Sapete come sono fatta, mi son messa a chiacchierare finché è stato possibile con la dottoressa Sessa – davvero carina e tanto cordiale –; tra la domanda: «Dove lo facciamo?»; e la mia risposta: «A sinistra è meglio perché sono destrorsa». Avrei voluto intervistarla ma non sarebbe stato giusto nei confronti di chi era in fila, però le ho chiesto il cognome in modo da riportarlo qui.

Fatto il vaccino, salutata la dottoressa, son passata dall’accettazione per completare la registrazione e il rilascio del certificato con successiva prenotazione per la seconda dose.

Immediatamente ho riconosciuto le mani dell’addetta già fotografate da Rogika, nel suo inconfondibile B&N. Ho sorriso ed ho pensato: “Ok, devo chiedere a Roberto la foto perché è perfetta per la copertina”.

Ho atteso 15 minuti e mentre aspettavo… Sì, mi son messa a chiacchierare con un signore per raccogliere le sue impressioni. Ma soprattutto, per vedere gli occhi delle persone; dei ragazzi.

Posso essere sincera? Mi hanno commosso. Sono orgogliosa che abbiano preso seriamente questo impegno. Loro sono quelli che tantissime volte abbiamo additato come “gli untori”, gli egoisti. Loro, che si son trovati dentro a questo mondo capovolto. È innegabile, di cattivi esempi ce ne sono stati, ma chi avrebbe dovuto dare direttive e regole certe da rispettare è corresponsabile. Inutile girarci attorno: l’educazione parte dalle famiglie, si rafforza nella scuola e si innesta dentro alla società. I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento e quelli siamo, o dovremmo essere, noi adulti.

Forse, e a partire da questi giorni di ritorno a una nuova quotidianità, dovremmo interrogarci più a fondo sul nostro ruolo di “adulti”, perché questi giovani ci stanno dando una gran bell’esempio, di quelli che solo chi ha voglia di vivere e sperimentare può consegnare agli altri. Pensiamoci!

Dedicato a chi si spende per gli altri e ai semi buoni della nostra società.

 

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