Taormina: Palazzo Duchi di S. Stefano Taormina: Palazzo Duchi di S. Stefano Foto dell'autrice

STORIA E STORIE. TAORMINA – PALAZZO DUCHI DI SANTO STEFANO In evidenza

Prosegue l’iter di approfondimento dalle pagine di «JonicaReporter» al fine di dare un apporto ai luoghi, alle vicende, ai personaggi che hanno fatto la storia, fornendo notevole contributo al ricco patrimonio architettonico e immateriale di sapienza. Prosegue questo percorso, culturale e turistico, con un approfondimento su uno dei palazzi simbolo della Città di Taormina: Palazzo Duchi di Santo Stefano.

 

Uno tra i più noti «palazzetti merlati» – L’edificio nella sua compiutezza può esser collocato, tra la fine del XIV secolo e gli inizi del XV. In origine, tuttavia, doveva aver le caratteristiche del palazzo fortificato ad uso dei castelli, data anche la sua peculiare posizione di accorpamento nella seconda cinta muraria della città e la particolare struttura architettonica, che ricorda quella di una fortezza, e che nell’applicazione dei successivi stili è stata ingentilita. Nel Palazzo Duchi di Santo Stefano inoltre è ben visibile, quell’esperienza architettonica arabo-normanna che fu il germe dello stile gotico siciliano, ravvisabile nella presenza di bifore ad arco acuto, e nell’utilizzo di intarsi in pietra lavica. Inoltre si riconosce la presenza, nel cornicione di un disegno moresco, che insieme alle classiche merlature «a coda di rondine» poste agli angoli del palazzo, ripropone lo stile dell’impianto urbano medievale. Tuttavia, qui si è di fronte a una maturazione dello stile gotico, dove gli elementi sono perfettamente integrati tra loro, rispetto al primiero Palazzo Corvaja. Tale scelta architettonica di fatto è molto più vicina a quella della Badia Vecchia.

 

Le origini dell’edificio – Palazzo Duchi di Santo Stefano, si trova nelle adiacenze di Porta Catania, un tempo denominata Porta del Tocco. Alle sue spalle infatti vi era il Largo Porta del Tocco, ché durante l’epoca tardo-normanna, annunziate dai rintocchi di una campana, vi si adunavano le assemblee cittadine. Il palazzo, da cui prende il nome, fu residenza dei nobili De Spuches, Duchi di Santo Stefano di Briga e Principi di Galati, i quali si ritiene provenissero dalle isole Baleari. Decisero perciò di stabilirsi lungamente a Taormina, sino a quando trovarono nuova residenza a Palermo. Discendenti dai Conti di Montenero, giunsero qui nel 1428, capitanati da Guglielmo, che fu «Castellano di Mola», una delle fortificazioni poste a salvaguardia dei territori taorminesi.

 

La «Fondazione Giuseppe Mazzullo» – Palazzo Duchi di S. Stefano – così come oggi ci appare – è costituito da un piano terra ad ingresso separato, più due piani superiori, cui s’accede tramite una scala e una porta, aggiunti dai discendenti della famiglia De Spuches, nel XVIII secolo. Anche quest’edificio fu gravemente danneggiato dai bombardamenti alleati del ‘43, e l’opera di restauro – come si è in altre occasioni già precisato – fu affidata all’architetto Armando Dillon. In seguito, vi furono altre restauri sotto la supervisione di Salvatore Lo Re, autore di un prezioso volume, dedicato ai palazzi medievali di Taormina, dall’evocativo titolo Le Tre Perle.

Palazzo Duchi di Santo Stefano, è circondato da un elegante giardino dove è ancora presente il pozzo per la raccolta dell’acqua piovana, seppur allocato in posizione differente da quella originaria e con mera funzione estetica. Il sito nel suo complesso, a partire dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, è stato destinato a sede della Fondazione Giuseppe Mazzullo; per tener fede alla richiesta fatta dal noto e amato artista nato a Graniti – il quale considerava Taormina sua città d’elezione – di porre qui le sue opere scultoree e alcuni disegni in esposizione permanente. Il sogno di Peppino Mazzullo era quello di farne centro propulsivo per l’arte contemporanea e cenacolo per gli artisti, tanto che al piano terra vi fu il suo studio.

La «Fondazione», tra le proprie finalità, prevede dunque l’organizzazione di eventi d’arte, conferenze e convegni, volti a esaltare non solo il territorio, ma aperti al dialogo euro-mediterraneo.

Infine, l’altra particolarità sul sito in cui si trova l’edificio, è la grande vicinanza con l’antico quartiere ebraico: la Giudecca di Taormina.

 

 

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