Maurizio Cattelan, "Comedian", 2019. Maurizio Cattelan, "Comedian", 2019.

«A me piace, a me no!» Taormina e l’installazione della discordia In evidenza

Vi starete chiedendo cosa abbia a che vedere il titolo dell’articolo con la foto dell’opera provocatoria di Maurizio Cattelan, Comedian del 2019.

Si tratta di un escamotage per acchiappare i lettori, incuriosirli e fargli leggere il mio pezzo. Si tratta di un modo per veicolare l’attenzione: un titolo che sembra in contrasto con l’immagine proposta. Perché?

Semplice: perché «si parli bene, si parli male purché se ne parli». Ieri mattina, sono apparse le prime foto dei lavori di allestimento di un’installazione ispirata alle pellicole cinematografiche, che dovrebbe contribuire ad arricchire la scena e ad invitare, sorprendendole, le persone. Giochi di luci, riflessi cangianti dal diurno al serale; movimento, per partecipare e sentirsi parte di un set, protagonisti degli imminenti appuntamenti previsti a Taormina.

Ho già espresso chiaramente ciò che penso in merito. Trovo che l’impatto estetico – chiamiamolo così – in un contesto urbano dove i veri protagonisti dovrebbero essere gli antichi palazzi, sia forzato e poco consono ai luoghi. Qui, non si tratta solo di dire, «è bello o non è bello; a me piace, a me no!». Occorre valutare gli effetti che anzitutto, tale installazione, ha nel complesso dell’arredo urbano.

Vi faccio un esempio: a Taormina, ogni Natale si installano addobbi che non vadano ad appesantire troppo l’insieme e che tengano conto dell’estetica e della peculiarità dei luoghi. Ciò a quanto sembra, non è più valido ed è decaduto per questa installazione.

Non me ne voglia la progettista, l’architetto Laura Galvano, che ha proposto l’idea ed è stata incaricata dalla Regione Sicilia, non è un attacco ad personam, massimo rispetto per la sua professionalità; tuttavia così come per la cucina, dove il parmigiano o il prezzemolo non stanno bene su tutto, lo stesso dicasi per l’installazione (o addobbo) dal sicuro effetto scenico ma che qui, poco ci azzecca.

Porto un altro esempio, tanto per far comprendere a chi dice di non essersi offeso e invece se l’è legata al dito. A mio avviso, il Parco Archeologico Naxos-Taormina ha avuto un’ottima idea con l’installazione delle opere di Consagra. Arte nell’arte; attuazione dell’idea di museo diffuso; valorizzazione del patrimonio artistico culturale.

Avete visto? Sono stata Brava? Li ho fatti i compitini a casa, mica volevo essere impreparata. Infatti ho notato che vi sono molti conoscitori di arte e di cultura, non volevo mica far brutta figura.

Tornando alla questione, anzi a una delle questioni: ci sono luoghi, contesti consoni e altri no. Sono convinta che un altro tipo di installazione avrebbe avuto un impatto meno ingombrante, anche perché l’ancoraggio di tutti questi pezzi, che dovrebbero coprire l’intera lunghezza del Corso Umberto da Porta Messina a Porta Catania, è fatto anche su mura private. Chi abita lì o le strutture ricettive che pubblicizzano la vista sul Corso, diciamola la verità, non stanno facendo i salti di gioia. Sì ok, sono solo venti giorni di pazienza, ma perché allora non avvisare i proprietari invece di montare tutto a partire dalla Mezzanotte? Come dite? Sono malpensante e capricciosa. Ne sono consapevole. Sono difetti che con l’avanzare dell’età – non sono più fresca e aperta mentalmente come tanti giovani innovatori – incidono parecchio.

Da ieri quindi, critiche e plauso, sostenitori e detrattori – io sono tra i secondi, si è capito, vero?! – hanno infiammato di commenti le pagine dei social, in particolare «Facebook». Perfetto, sino a qui ci siete arrivati a leggere oppure siete già stanchi? Bene, ci siete ancora, perciò ripartiamo dal principio.

Lo avete capito che ieri, abbiamo creato «gratis» il lancio dell’evento, e che tutte quelle foto hanno già fatto un gran giro? Lo avete capito che al di là degli offesi, abbiamo contribuito ad aumentare la curiosità di andare a vedere con i propri occhi questa installazione (o addobbo) che dir si voglia?

Quindi se qui ci fosse stato Cattelan, con la «sua banana», avrebbe gioito perché questo è marketing. Nell’arte e nel mondo dello spettacolo, tutto ciò che fa tendenza, notizia, gossip e curtigghio accresce i livelli di pubblicità. Nell’arte, nello specifico, le quotazioni si alzano e chissà che tra qualche anno, quest’opera non venga installata in una sala di museo o entri a far parte di un nuovo modo di concepire il contemporaneo. Per essere più precisa: di queste installazioni ne troverete in varie parti del mondo e ve ne sono alcune molto belle.

Quindi dovreste solo ringraziarci, e non vi abbiamo chiesto percentuali come agenti pubblicitari, per il contributo che abbiamo dato. Ieri, più aumentavano le critiche e le zuffe via social, più aumentava la circolazione dell’idea.

Sulla banana e sulle banane inoltre mi è venuto in mente un ulteriore metaforico collegamento, che ha a che fare con la gestione della cosa pubblica e sul ruolo rivestito dalla nostra amena cittadina.

Gli eventi «internazionali» che, a partire da giorno 17 giugno, allieteranno noi e i turisti sono organizzati con la partecipazione e il sostegno della Regione Sicilia. In pratica, i soldini li mette Mamma regione, socio di spicco della Fondazione Taormina Arte Sicilia. Altro accento da porre: i beni ricadenti nel comune di Taormina sono sotto la tutela e la gestione della Regione e del Parco: Teatro Antico, Odéion, palazzo Ciampoli.

Fermi per favore, state calmi e non vi fate venire le palpitazioni, ancora è presto! Quindi la domanda è: Quanta autonomia decisionale ha nella realtà il Comune di Taormina con il suo massimo rappresentante che è il Sindaco? Sulla carta sembrerebbe tanta, nei fatti, pochina. Voglio esser buona.

Certo, il depauperamento e lo svuotamento di autorevolezza non si è sostanziato nel presente. Ci son voluti anni e anni di lenta e inesorabile mancanza di prese di posizione chiare e decise.

Ok, ma se i soldini li dà la Mamma allora bisogna ubbidirle o niente paghetta. In parole povere, questo è ciò che sta accadendo e che accade in un crescendo, da tempo. Nei fatti, si è tradotto in un atteggiamento rassegnato, meglio pochi ma che ci siano. Ciò perché la Fondazione solo sulla carta era tale, legalmente era più un’associazione culturale, di pregio, ma sempre associazione.

Caspita, allora pure la Fondazione Mazzullo è agli stessi livelli? No, là vi è da fare un discorso a parte.

La trasformazione in Fondazione, così come la trasformazione di altri enti, è stata attuata per salvare il patrimonio e le professionalità al suo interno. Un iter difficoltoso e aspro; tranquilli, ho detto non voglio addentrarmici, pur avendo io contezza di quel percorso perché testimone diretta. Però una cosuzza voglio dirla: Chi oggi sostiene tutte le scelte proposte (e calate) dalla Regione, diversi anni fa era strenuo difensore dell’autonomia di Taormina dalla longa manus regionale. Li ricordo i consigli comunali infuocati, e se vi dico che ero lì, credetemi! Vi erano i paladini dell’identità e delle nostre nobili radici. Via gli usurpatori, rivogliamo la nostra roba!

Solo che qui, nell’amena cittadina, accade una strana trasformazione. Non appena dai banchi dell’opposizione si passa a quelli della maggioranza, si cambia. Adesso, tutto è bellissimo, si va felici e contenti negli uffici di Taormina Arte, tanto si è cambiata la maglia e pure le correnti non fanno più venire il raffreddore. L’indignazione è passata, il mal di pancia sparito; la rivoluzione è conclusa quindi la Mamma ha ragione. Basta che si possano avere i biglietti per il Teatro, si possa partecipare agli eventi mondani; si possano fare i selfie e si possa dire: «Io c’ero». Certe pratiche ataviche accomunano sia la maggioranza che l’opposizione, è il gioco delle parti.

Giunta questo punto, mi accingo a chiudere il cerchio, motivando una volta di più la scelta dell’opera di Cattelan.

A partire dal livello nazionale, sino a giungere al microcosmo locale, nel «Paese delle banane», è così che funziona. Sta a noi la scelta di darla o riceverla, ‘sta banana.

 

 

 

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