Un momento della mostra di Rogika Un momento della mostra di Rogika Alessandro Licciardello

Foto… Grafia: Alessandro Licciardello e il potere salvifico di un “grazie”

Mi hanno colpito molto alcune delle foto, degli amici intervenuti all’inaugurazione dell’esposizione en plein air di Rogika, tenuta a battesimo lo scorso 10 luglio, nella piazzetta antistante la chiesa di San Biagio, a Castelmola.

So bene, che un’occasione del genere non l’avrebbero persa. I loro occhi curiosi erano affamati; a caccia di dettagli e nuove letture da dare del mondo che li circonda, che ci circonda.

Stamattina, però, ritrovarmi ancora una volta immortalata in uno scatto, a firma dell’architetto Alessandro Licciardello – che di storia, cultura e profondità del reale ne capisce parecchio – mi ha sorpreso e non poco.

Anzitutto, confermo che Alessandro è davvero bravo, sa cogliere sfumature e sa dare una interpretazione non comune del mondo. Bravo nell’uso del colore tanto quanto nella scelta di un Bianco e Nero mai troppo carico, non invadente; atteggiamento che chi lo conosce un poco ritroverà nel suo approccio all’altro. Architetto e preciso nella cura della composizione, nell’uso della profondità di campo, nel saper trovare la luce giusta, quella che non violenta ma salvaguarda l’intera inquadratura. Vi è la passione per l’arte e vi è l’occhio del tecnico – se avete visto certe sue predilezioni alle architetture verticali, lo sapete già –, vi è la capacità di cogliere il non detto.

Nella foto che, stamattina, mi ha inchiodato innanzi a una lettura analitica di me stessa, vi sono tre soggetti: uno è Alfio Barca, che impugna la sua macchina, rendendo onore non solo a Roberto Mendolia, ma anche giocando di rimando con Licciardello, in «una sfida all’ultimo click». Vi è un'ombra: Ruggero, figlio di Roberto, muto custode d'amore filiale. L’altro soggetto, sono io, e qui si apre un altro universo.

Volutamente lì, per lasciare che Roberto dicesse della mostra, del progetto e leggesse magnifiche parole che hanno toccato il cuore di ciascuno, cercavo riparo dalla luce intensa che mi feriva gli occhi e frattanto tenevo sotto controllo tutto, perché a questo sono stata chiamata. Di certo, si noterà il mio atteggiamento morbido, da sosta, e l’espressione del mio viso – così si studiano i documenti e le opere d’arte –; sembravo rapita. Lo ero, in effetti.

Ero strafelice per Roberto, che è davvero bravo, ha tanto da dire e da dare e non perché siamo amici e ci vogliamo bene, ma perché è la verità. Sul lavoro, non faccio sconti a nessuno. Prima l’onestà, la correttezza e la schiettezza, se uno ha talento, bisogna riconoscerglielo, punto e basta.

Ero strafelice ed emozionata, anche per me. Dopo più di un anno tornavo a lavorare in presenza. Un anno di dirette social, di riunioni virtuali, di chat e telefonate, ma vuoi mettere il piacere e la gioia di guardarle negli occhi le persone, di vedere i sorrisi e i gesti. Sapere di star facendo qualcosa di bello, non per te soltanto ma per gli altri; sentirne la gratitudine, palpabile come il caldo e il sudore, ma vera reale. Umana.

Roberto Mendolia come anche gli altri componenti dell’associazione fotografica «Taoclick» sanno quanto io sia loro grata, per avermi da sempre coinvolto nei progetti e nelle attività. Lo dico senza problemi, perché un «grazie» ha potere salvifico per noi e per il prossimo nostro.

Ad esempio la Breve Guida Fotopoetica e l’ultimo lavoro 2020 Visioni Narrate non ci sarebbero state, se io non avessi riscoperto il mondo della fotografia. Le fotografie hanno sottolineato e sottolineano la mia esistenza sin da piccina e non solo la mia. Sono state e saranno preziose alleate nel mio lavoro di ricostruzione storica e fonti documentali; sono un mondo nel mondo. Un fenomenale sguardo per aprire finestre di sogni e di immaginazione.

Sono storie e sono arte. Mai, ho taciuto il «mio grazie» rivolto queste persone, le quali, ciascuna originalissima per indole e provenienza, danno alla nostra città un contributo notevole di ricchezza immateriale.

Penso sempre che la collaborazione con gli altri non sia imposizione ma scambio fruttuoso di differenti punti di vista, di esperienze diverse, per raggiungere un medium senza travalicare l’altro. Saper lavorare in squadra, non è affatto facile, richiede anche il coraggio del saper fare un passo indietro ma mai dimenticare che un grazie ha potere salvifico.

Ritengo che il «gesto di ringraziare» sia tra i più potenti del pensiero cristiano. Ringraziane e mostrare gratitudine per ciò che si ha, anche l’infinitamente piccolo. Non abbiatene timore, potrà farvi solo bene.

Alessandro Licciardello, merita il «mio grazie» perché ha ritratto la mia anima e il mio sentire. Penso che questo lo renderà felice come se gli avessi donato un abbraccio affettuoso.

Il suo scatto, mi ha dato conferma che non bisogna mai e poi mai dare per scontati gli altri. Una parola di troppo oppure un gesto di meno possono ferire.

Un «grazie», nella sua deflagrante semplicità, al contrario, ha il potere di riconsegnarci agli altri migliori e più felici.

Grazie, quindi, agli Ottimi Amici e alla Fotografia!

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