CETTINA RIZZO E L’INDISCUSSO AMORE PER TAORMINA

CETTINA RIZZO E L’INDISCUSSO AMORE PER TAORMINA In evidenza

Ci sono persone che amano «a parole» e ci sono persone che amano ogni giorno conducendo azioni degne. Lo fanno in totale discrezione e mantengono un umile senso del pudore.

Tale è Cettina Rizzo, archeologa e studiosa di prim’ordine della città di Taormina. Una che mai ha temuto di porsi avverso ai poteri forti se necessario ed ha sempre tenuto alla propria coerenza e libertà intellettuale. La incontro, di tanto in tanto, nello svolgimento della quotidianità sua e mia: al supermercato oppure in giro con l’auto che mi dice: «Tesoro, lo vuoi un passaggio?».

Di recente, ci siamo viste all’inaugurazione di una mostra; anche lì il suo indomito carattere è venuto fuori.

Sono affezionata e ammiro da sempre Cettina Rizzo. Numerose le volte in cui ci siamo confrontate sui temi, legati ai campi di interesse nella ricerca storica ed oggi, tra i troppi «amanti di Taormina», che sbandierano sentimenti colmi di fiato nei confronti della città, la dottoressa Rizzo lo dimostra con la cura delle madri.

Le madri ci sono, se hai bisogno di aiuto ci sono, solo che non hanno la necessità di urlarlo a quattro venti.

Chi è Cettina Rizzo?

Laureata in lettere, ispettrice onoraria dei siti archeologici di Naxos e Taormina, per anni ha svolto con le Soprintendenze di Siracusa e Messina l’indagine sul campo negli scavi di Camarina, Naxos, Taormina e Francavilla di Sicilia. Autrice di numerose pubblicazioni riguardanti i Beni culturali di Taormina e Francavilla, tra le quali ricordo lo splendido volume scritto in collaborazione con Augusto Mirabile, dedicato agli scavi del Teatro Antico, Taotea. Studi sul teatro antico di Taormina, con 24 tavole, in edizione illustrata del 2006, e lo studio sull’arte del Gagini a Taormina, pubblicato con il sostegno della locale sezione FIDAPA.

Non dimentico l’esperienza su campo condotta insieme alla collega, la dottoressa Giovanna Maria Bacci della Sovrintendenza di Messina, nell’intervento di scavo avvenuto nel 1990, che conferma la presenza de resti del tempio isiaco dedicato a Giove Serapide, nell’area dove sorge la chiesa di S. Pancrazio. Non scordo l’amicizia e gli interventi a favore di Taormina, condotti in squadra insieme all’amato Ciccio Cipolla, ed è viva nella mia mente, la foto memorabile che li ritrae durante uno dei sopralluoghi all’interno dell’acquedotto romano.

Lì si vede una giovane Cettina, sorridente e battagliera, che ha avuto un grande rapporto di affetto verso Ciccio e ne ha ripreso alcuni spunti di studio che l’hanno condotta a pubblicare il volume, uscito alla fine del 2019, CENTAURO O MINOTAURO? Genesi ed interpretazioni storiche dello Stemma di Taormina, edito da Maurfix.

Nella prefazione – che introduce uno snello quanto denso volumetto brossurato – la professoressa Francesca Gullotta, chiarisce alcuni dei punti focali del testo:

«La conoscenza della genesi e del significato dello stemma cittadino rientra in questa eredità, dal momento che il simbolo civico, condiviso e accettato da tutti, dovrebbe essere strumento di comunicazione e di coesione sociale, oltre che di identità collettiva e di appartenenza culturale. Conoscere l’origine è, inoltre, futuro, in quanto è apertura verso il domani, verso l’orizzonte della totalità del nostro poter essere, sia come soggetti individuali e sia come comunità, fieri custodi dei nostri valori».

Già Ciccio Cipolla aveva scritto e portato avanti ricerche in tal senso; su un piano parallelo anche Cettina Rizzo si è interrogata sul simbolo che ritroviamo nelle fonti iconografiche: Città del Centauro o del Minotauro? È questo l’enigma che ruota attorno alla denominazione della città di Taormina.

Un excursus storico, artistico, di usanze cangianti nel tempo e nel fluire delle civiltà, accompagnato da un testo bilingue, nella traduzione inglese curata da Emily Felis del gruppo guide turistiche di Taormina. Il volume è corredato dalle foto di Fulvio Lo Giudice, non semplice cornice ma compendio documentale, necessario per gli studiosi e i curiosi. Il progetto grafico e l’impaginazione sono a cura di Marzia Battaglia.

Stemmi, simboli, radici di uomini e dinastie, Taormina, città della fascia costiera jonica, è stata crogiolo di popoli e di culture che si sono fuse, confuse e rigenerate per giungere sino a noi, secondo l’estro e il gusto dei siciliani, unitamente ad altre città e nella storia di Sicilia.

 La Rizzo, ha ben precisato i termini della sua ricerca durante un’intervista:

«In questo lavoro – racconta l’autrice – ho cercato di rispondere a uno dei tanti interrogativi che riguardano la città di Taormina: quello legato alla sua denominazione. In mancanza di notizie certe e documenti ufficiali, ho iniziato la mia ricerca partendo da tutti quegli elementi iconografici sparsi sul territorio che riportavano lo stemma di Taormina. Una lunga e travagliata ricostruzione che mi ha permesso di constatare che esistono tre rappresentazioni diverse del simbolo civico e, alla fine, di dare una risposta alla controversia interpretativa sull’appellativo della città».

Un esempio è offerto dallo stemma presente nel Duomo di Taormina. La studiosa lo aveva precedentemente analizzato nello studio sul Gagini ed è tornata ad occuparsene in questo volume, in cui lo stemma raffigura una figura femminile con il corpo di toro a quattro zampe che tiene in mano i simboli dell’egemonia del territorio (il castello di Mola e il castello Regio). Un altro esempio – più noto – è dato dal simbolo della Centauressa bipede che regge i simboli del potere, lo scettro e il globo, posto alla sommità della barocca fontana abbeveratoio di Piazza Duomo.

Auspico allora di poter tornare a vedere «amanti di Taormina» come lo è stata e lo è tuttora Cettina Rizzo. Se oggi ci troviamo in dissesto, questo coinvolge le finanze, le istituzioni e la cultura. Si riparta da chi vuol restituire dignità storica e di identità alla città. Si torni a guardarsi attorno e umilmente si torni a studiare.

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