Gabriele Lavia Gabriele Lavia Credit Filippo Manzini

Intervista al Maestro Gabriele Lavia: Taormina, il Teatro, la Vita In evidenza

Ringraziamenti dovuti – Trovarmi seduta al tavolo di un bar taorminese, in compagnia del Maestro Gabriele Lavia, non ha necessità di orpelli descrittivi. Visto innumerevoli volte anche da vicino durante conferenze stampa e naturalmente sul palco del Teatro Antico, potergli rivolgere alcune domande e trarne spunti di riflessione sul presente e sugli scenari futuri che investono l’intera dimensione della cultura, è stato un dono generoso. Il mio ‘grazie’, posto in apertura a questo contributo, va anzitutto al Maestro Gabriele Lavia e a Ninni Panzera, il quale ha permesso che quest’intervista avesse luogo in semplicità e spirito di amicizia. A seguire, ringrazio Daniela Di Leo, Milena Privitera, e tutto il personale della Fondazione Taormina Arte Sicilia per la disponibilità e il grande senso di accoglienza.

 

La Fondazione Taormina Arte Sicilia ha avviato per il 2021 una produzione di alto spessore culturale. Lo spettacolo che ha come protagonista Gabriele Lavia, segna un gradito ritorno al Teatro Antico di Taormina del Maestro che negli anni Ottanta fu regista e interprete delle opere shakespeariane. Lavia torna in Sicilia portando in scena le Favole di Oscar Wilde, nell’isola dove lo scrittore inglese soggiornò a lungo nell’anno 1898. Wilde, sospinto dalle narrazioni del Grand Tour, volle verificare la reale esistenza di quell’Arcadia del Sud e scelse per il suo soggiorno lo storico Hotel Victoria, gioiello architettonico del Liberty siciliano.

 

 

Una chiacchierata tra emozione e ricordiLavia è arrivato puntuale, felice di ritrovare i volti amici. Il giorno prima aveva provato al Teatro e Ninni Panzera ha raccontato dell’assoluto silenzio che ha coinvolto i presenti, trascinati nell’incanto delle favole. Visto il clima rilassato nonostante la perfidia della calura che ha scombinato i nostri ritmi, entro nel vivo e pongo al Maestro alcune domande che ben presto lasciano spazio a una gradevolissima conversazione fatta di aneddoti e risate.

 

LB: «Lavia ancora una volta a Taormina. Un luogo del cuore?».

 

 

GABRIELE LAVIA:

 

Certo è un luogo del cuore. Se ti leggo quello che mi ha scritto mia figlia Maria che ormai ha una figlia… «Evviva papo, mi manca tanto Taormina…», e i miei amici… A tutti loro manca Taormina perché l’hanno frequentata e vissuta con me.

 

 

LB: «La lettura delle fiabe di Oscar Wilde, è una scelta dettata anche dal fatto che Wilde soggiornò qui?».

 

 

GABRIELE LAVIA:

 

Wilde rimase a Taormina per un mese e i suoi interessi non erano turistici diciamo così ma evidentemente aveva saputo di questi ragazzi che avevano un aspetto diverso da quei ragazzi che era solito frequentare a Londra. Pallidi, efebici, senza muscoli, particolarmente effeminati. Era un altro target di omosessualità, qui invece aveva trovato «i masculi». Erano masculi che si facevano a piedi e portavano l’acqua da su a giù, vivevano qui ma lavoravano sotto e quindi credo che questo abbia colpito molto perché quando tornò a Londra con le fotografie di Von Glöden, fece vedere ai suoi amici, omosessuali pure loro, cosa c’era lì. Qui iniziò, anche grazie a Oscar Wilde, un turismo che inizialmente fu erotico-omosessuale, non c’è dubbio tant’è che Taormina ancora quando io venni qua per la prima volta a recitare… Da specificare che io da bambino ci venivo qua. Mio padre ogni tanto ci portava a Taormina… Perché da Catania andare a Taormina era considerata una delle cose più belle da vedere nella vita. Allora cominciò paradossalmente un turismo che si è trasformato oppure noi ci sbagliamo e quelli che camminano ora sul Corso sono tutti dandy e non sarebbe affatto male.

 

 

LB: «In effetti che qui vi sia un’involuzione del Turismo è evidente e magari, dandy e omosessuali tornassero a frequentare di più Taormina. Invece, desideravo porgerle, dato che ha raccontato delle sue visite a Taormina col papà, due domande di carattere personale che hanno anche a che fare con il suo ruolo di attore. Il peggior difetto di Lavia e il miglior pregio di Lavia, quali sono?»

 

 

GABRIELE LAVIA:

 

Ahhhhhhhh, ma sono pieno di difetti, deve fare questa domanda a mia moglie…

Non sono in grado di prendere una decisione, Una! Nemmeno non dico che camicia mi metto che maglietta, no, già quella è una cosa importante, impegnativa… Mentre sul lavoro, no! Sul lavoro, so bene gli sbagli che devo fare, li conosco tutti molto bene, li faccio tutti con grande precisione.

Il pregio?

«Papino è buono», come dicono ancora le mie figlie. «Tanto papino ce le dà tutte vinte».

Quando erano piccole, rivolte alla madre: «Sei cattiva! Tanto papino me le dà tutte vinte!».

 

 

LB: «Un’ultima domanda e abbiamo finito. Che consigli darebbe a chi desidera calcare il palcoscenico?».

 

 

GABRIELE LAVIA:

 

Ma che pessima idea!

Pessima idea, proprio no! Perché il teatro è la cosa più importante che è apparsa in mezzo agli esseri umani o meglio, in mezzo agli Esseri, i quali vedendosi poi in qualche modo rappresentati attraverso una danza, una maschera, delle parole, hanno potuto dire. «Io sono come…»; per l’uomo non è «Io sono». «Io sono» è della filosofia. Della vita è «Io sono come…» Guardo una vetrina, scelgo un cappello e già sto dicendo, «Io sono come…».

Vado a teatro e massimamente a teatro dico: «Io sono come…». Al cinema non succede questo, perché per il cinema non può essere modificato dall’Io. «Io sono come quel cappello» e io in qualche modo trasformo o meglio poeto – da poieîn-mettere in opera – il cappello, in quanto diventa il ‘mio’ cappello. Il teatro è insostituibile. Ovviamente, viviamo in un’epoca che non capisce nulla. Ma voi avete visto i nostri ministri; avete visto coloro i quali ci governano? Non hanno finito le scuole dell’obbligo e quindi cosa possono dire, è tutto patetico quello che ci circonda. Anche lì sul Corso non vediamo esseri umani, vediamo figuranti, figure. Il povero Pirandello diceva «fantocci». Non parliamo, siamo parlati, aveva capito tutto… In realtà, il teatro si deve fare anche se c’è un solo spettatore anche con le favole.

Le favole di Oscar Wilde, io mi soffermo, a lungo sull’omosessualità perché è un ossimoro, poi quando gli dico le favole rimangono così (mima a bocca aperta) come i bambini. Sapevo che Oscar Wilde aveva scritto delle favole, devo averle lette al mio primo figlio, ma per caso camminando nel corridoio di casa, uno dei luoghi dove si possono depositare tanti libri perché è lungo, intruppavo sempre… C’era un libro, che sporgeva un po’ di più, lo rispingevo, lo rimettevo dentro e mi domandavo ma perché questo non va dentro, e c’era un altro libro che si era messo di sguincio… Ah ecco perché, ho capito! L’ho preso e ho visto che erano Le favole di Oscar Wilde. Non so perché le ho aperte, ho guardato incuriosito. La mia amica Manuela Kustermann mi ha chiesto se le facevo qualcosa al Vascello. Ogni tanto faccio qualcosa al Vascello per Manuelina…

Mi dice: «Cosa fai?».

Le rispondo: «Ti leggo le favole… Le favole…».

«Che favole?».

«Le favole di Oscar Wilde…».

 

 

 

Gabriele Lavia affronta per la prima volta le Favole di Oscar Wilde – Una lettura per amore del pubblico e del Teatro, luogo che si trasforma e che trasforma, nell’attuazione di una pedagogia dell’Essere. Lavia sapientemente desidera condurci all’abbandono offerto dall’ascolto delle favole. Storie fantastiche che alludono alle contraddizioni di una moralità che condiziona spesso la nostra vita. All’apice della notorietà lo scrittore inglese scrive alcune fiabe per i figli Cyril e Vyvyan, allora bambini: storie malinconiche, popolate da personaggi memorabili. Principi ingenui, regine in incognito, giganti insicuri, usignoli generosi, fattucchiere piacenti, razzi vanitosi e nani da circo: l’intento era quello di divertire e, soprattutto, educarli a una vita giusta e felice i due bimbi. Tra le righe, la difficoltà di mantenere una doppia vita, tra un matrimonio di facciata e l’omosessualità difficilmente occultabile.

 

Il Maestro Gabriele Lavia ha dunque scelto di farci tornare tutti un po’ bambini, per la serata del 16 agosto alle ore 21:30, leggendoci Il Principe Felice e Un ragguardevole razzo.

 

 

Biglietti online https://www.boxol.it/.../le-favole-di-oscar-wilde.../355154

 

 

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