Alcune volontarie, cittadine granitesi Alcune volontarie, cittadine granitesi Photo Credit: RGK

Storia e Storie: Graniti. Un tesoro di borgo tutto da scoprire. In evidenza

Il «Borghi dei Tesori Fest» – Sono stata a Graniti il primo sabato settembrino per vedere da vicino come avessero impostato le diverse visite tematiche, per la seconda due giorni (4-5 settembre) della prima edizione del «Borghi dei Tesori Fest», che vede coinvolti «Le Vie dei Tesori» ed «Ho scelto il Sud».

Accattivanti le brossure cartacee e le schede on line che illustravano cosa e dove andare a trovare nei borghi coinvolti: cinquantotto comuni tra la costa e l’entroterra. Per offrire la squisitezza della loro ospitalità. Così è stato a Graniti. Tutto era ordinato e pulito, pieno il rispetto delle norme anti contagio, possibilità di pagamenti on line e in loco. Collaboratori volontari preparati che conoscevano il territorio. Le visite guidate partivano dal museo titolato a Giuseppe Mazzullo e si snodavano in itinerari alla scoperta di arte, tradizioni locali, antichi mestieri e grande amore per la propria identità e la propria memoria storica. Si poteva scegliere di fare il percorso dedicato ai «Murales d’artista» o quello che mostrava gli antichi palmenti – eredità della civiltà agro pastorale e contadina, in funzione sino a sessanta anni fa – oppure di farli entrambi. Si aveva l’opportunità di poter avere una guida bilingue, ma soprattutto si sentiva la partecipazione attiva di tutti; l’orgoglio di essere parte di una comunità, desiderosa di riscatto e per nulla impensierita dal doversi mettere in gioco.

Penso alle parole di una delle responsabili, Alessandra Lo Monte, la quale con estrema schiettezza mi ha detto «quanto sarebbe stato più semplice andare via, voltare le spalle al suo paese e andare a lavorare fuori. Eppure lei ha scelto di restare e di rimboccarsi le maniche, per fare in modo che il suo paese mostri quanto di buono in esso vi sia. Paese, luogo colmo di storia e di tradizioni; luogo di anime e dall’anima antica, fatta di terra, di uva e di mosto, di ciliegie e di quartieri; di facce che sorridono dove ancora, quando fa bel tempo, le sedie vengono portate fuori per fare curtigghiu. E guardate che oggi come oggi non è così scontato, non è affatto scontato.

 

Sono stata spinta dalla curiosità di visitare il Museo Giuseppe Mazzullo – Saputo che vi era l’opportunità di visitarlo non me lo sono fatta ripetere due volte. Peppino Mazzullo che tanto ha donato a Taormina, sua città d’adozione, non bisogna scordarlo: è nato a Graniti.

Il Petrólo lo ispirò con le sue «pietre parlanti» e quella matrice se la portò in ogni esperienza di vita, divenendo uno dei punti di riferimento dell’arte e della scultura del Novecento. Il museo è allocato in un edificio che risponde ai canoni dell’architettura del Ventennio fascista, all’interno di una graziosa villetta. Bellissimo arrivare e trovare i vicchiareddi sittati ô bar e i signuruzzi pronte a darini informazioni. Questo è parte dell’anima dei borghi; è il sentimento della provincia che ha fatto e continua a far la ricchezza non solo della Sicilia ma dell’Italia intera. Il mecenate che favorì la costruzione dell’edificio fu Carmelo D’Agostino – omonimo di uno dei nostri compianti e amati sindaci – di cui troverete un busto «a futura memoria» nel viale d’ingresso, che conduce all’edificio. Di lui è scritto: «L’educatore - L’animatore - Il Benefattore». Vi consiglio di visitarlo, poiché si tratta di un memoriale dedicato ai caduti della Grande Guerra.

Nel percorso espositivo, all’interno del museo vero e proprio, vi sono disegni di Mazzullo e la pregevole opera “L’oratore” del 1963, finalmente riportata a casa dopo varie trattative con Roma. Mazzullo ha ispirato numerosi artisti tra cui il conosciuto Giuseppe Mannino, che può vantare collaborazioni a livello internazionale e figlioccio di Peppino Mazzullo, ma anche il giovane artista Salvatore Scarpignato, prematuramente scomparso nel 2012 a causa di un incidente sul lavoro. Un poeta della pietra; figlio di questa terra generosa, fatta di campi coltivati, di pini e di un senso buono per le cose.

Un paese, Graniti, testimoniato anche dal giornalista Giuseppe Quercia, collaboratore de «La Gazzetta del Sud» e della «Gazzetta Jonica». Uno di quei giornalisti vecchio stampo, di cui potrete apprezzare le foto che lo ritraggono insieme ai suoi famigliari e potrete rileggere alcuni suoi articoli in copia, nonché ammirare la sua macchina fotografica e quella da scrivere.

 

Salvatore Romano e la scommessa fatta per amore di Graniti – La scelta di farci accompagnare da Angela e Salvatore a visitare i Murales è stata benedetta. Graniti di fatto si pone tra i comuni che hanno abbracciato l’idea virtuosa, di divenire residenze d’artisti. Accogliere offrendo ospitalità, ricambiata da scambi umani e interculturali, trasposti nei famosi «Murales d’artista». Qui, in questi spazi espositivi all’aperto, nel corso degli anni, si sono cimentati artisti provenienti da ogni parte del mondo. In fondo, a ben riflettere, si tratta d’una vocazione comune a molti dei nostri luoghi.

I progetti che gli artisti presentano vengono posti al vaglio dell’amministrazione la quale ha dato l’opportunità a ciascun artista di scegliere un muro che poi riceverà il nulla osta definitivo dal proprietario del muro.

 

A spiegarci la storia e la struttura dell’itinerario d’arte, Salvatore Romano, di cui riporto uno stralcio assai interessante:

Normalmente quando giunge un artista, il 95% di questi sono donne e quando viene un maschio è molto coccolato […] Non è voluto ma accade di frequente. Quando arriva l’artista, il primo giorno facciamo con lui il giro dell’itinerario e lui sceglie un muro. Dopo aver scelto il muro, chiediamo in anteprima l’idea che poi porterà al murales, perché ciascuna opera deve avere come tema o il paese o la zona o la Sicilia. Fare un’opera che qui la gente non capisce e che viene ritenuta magari offensiva o che non c’entra niente con il posto, non ha senso. Non siamo a Milano o a Roma dove si ha un diverso rapporto con l’arte contemporanea. Qui noi vogliamo che l’opera si possa toccare e che si capisca.

Quindi chiediamo all’artista di presentare il suo progetto e di presentarlo al Comune. Ma prima di tutto, il proprietario del muro deve dare lo «sta bene». Deve essere d’accordo che possono fare quel murales sul suo muro. La precedente amministrazione ci ha già dato il consenso su tutti i muri comunali, ma occorrono sempre le autorizzazioni da parte di tutti. Infatti è accaduto che dei progetti non venissero approvati per via di una visione che non era adatta al luogo.

 

Dalle parole di Salvatore si comprende come questo itinerario abbia un valore internazionale, avendo coinvolto artisti provenienti dal Nord Europa, dal Canada, dagli Stati Uniti insieme ad artisti del luogo.

Sono sicura che a Peppino Mazzullo sarebbe piaciuta tanto questa idea che unisce lo spirito locale ad uno di più ampio respiro.

Graniti è un borgo da vedere e dove soggiornare: Sono numerosi i turisti stranieri che lo frequentano, alla della nostra autenticità e delle nostre radici, durante un viaggio, che è per loro di scoperta e di conoscenza.

Dirò di più: bisogna riattivare la sinergia che diversi anni addietro si era tentato di instaurare tra Graniti e Taormina, sotto la protezione del nume tutelare di Peppino Mazzullo, che ha piantato semi di bellezza divenuti fiori di pietra. Occorre favorire i percorsi guidati tra le due cittadine, all’insegna di un turismo lento ed ecosostenibile.

A ben rivederci Graniti, e grazie!

 

 

 

 

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