Leggere per R-Esistere: Roberto Alajmo - “Io non ci volevo venire”.

Leggere per R-Esistere: Roberto Alajmo - “Io non ci volevo venire”. In evidenza

La casa editrice e la copertina – Edito da Sellerio nel 2021, il testo andrebbe comprato già per la copertina che come sempre, nel formato elegante e non troppo ingombrante in un tono di blu scuro, definisce tantissime e pregevoli edizioni Sellerio. La copertina, nella sua elegante semplicità, guida l’occhio del lettore all’immagine centrale e ben calza con la trama del romanzo. Si tratta della riproduzione di un manifesto pubblicitario di Raymond Gid, datato 1930.

Gid nato nel 1905 e morto nel 2000, era parigino e qui ha scelto di svolgere la propria attività.  Uno dei visionari dell’arte. Architetto che mai ha esercitato, è stato tipografo, litografo, ha creato locandine e poster. Maestro di manifesti che hanno fatto la storia. Un francese nella Francia del tempo, carica di fermenti sociali e culturali. Nel 1937, ha ricevuto la medaglia d'oro per il poster all'Esposizione Internazionale di Parigi; il National Poster Prize, nel 1976 e nel 1979 e il Maximilien Vox Prize, nel 1984.

 

L’autoreRoberto Alajmo non ha bisogno di presentazioni ma due righe occorre scriverle.

Nato nel 1959 vive a Palermo.  Lo sentirete dalla sua prosa e vivrete la sua città dentro ai testi. Camminateci piano piano, non abbiate fretta perché per leggerlo necessita il tempo che è quello tipico di una Città unica nel suo genere. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con Sellerio ha pubblicato Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018) e Io non ci volevo venire (2021).

 

La storiaLa scrittura di Alajmo descrive i personaggi mediante le parole e soprattutto con un uso magistrale della punteggiatura, parentesi comprese. I pensieri dei vari attori in campo sono pregnanti, allusivi, girano attorno alle cose per dirne altre. Le tipiche conversazioni siciliane alla «Parrimi sòggira e 'ntennimi nora» che tradotto significa: «parlami suocera e intendimi nuora». Il genere è giallo ma non un giallo classico; sa di mystery, ha una comicità venata da toni malinconici che cadono nel grottesco. Perfetto per evidenziare le declinazioni del multiforme universo linguistico siciliano e palermitano. Il dialetto non eccede, è vissuto dal lettore nella messa in opera narrativa dell’autore.

L’ambiente è costituito da un limite, un confine tra due modi di vivere e di pensare, lontanissimi solo all’apparenza: Partanna e Mondello. Tuttavia i codici sono sempre e per tutti uguali, nonostante le differenze sociali, affondano nella gestione delle cose e degli affari di famiglia. La famiglia, che è quella del protagonista Giovanni Di Dio detto Giovà; e l’altra Famiglia, retta dallo Zzu da cui dipendono i destini di tutti, nel quartiere di Partanna.

Giovanni non è una cima di intelligenza, ogni tanto sembra Giufà, però è uno che vuol vivere in pace.

Tuttavia, se vi è un percorso che dispone le regole del gioco da parte del patriarca, lo Zzu, questo è un romanzo dove a risolvere i problemi e a crearli sono le donne. «I fimmini», sono per finta il sesso debole. Gestiscono secondo codici altrettanto antichi gli affari di tutti.

Anche l’affaire della sparizione di una picciotta, tale Agostina Giordano, è disciplinato dalla controparte dello Zzu, la madre di Giovanni, la signora Antonietta:

A questo prudenzialismo farmaceutico non è estraneo il fatto che la signora Antonietta e il marito siano esentati da qualsiasi esborso che riguardi le spese medicinali, quindi la visita in framacia rimane immancabile, pressochè quotidiana. Per lei è quasi uno svago, frequenta la farmacia come altre donne frequentano i negozi di abbigliamento e sceglie le supposte come altre sceglierebbero un foulard. Giovà invece sperava che averla accompagnata al laboratorio di analisi gli consentisse di saltare la tappa in farmacia, ma a quanto pare non è così […].

Giovanni Di Dio, è un ragazzone di cinquanta anni, accomodante e libero di essere, solo quando dorme. Non è che non vorrebbe essere affrancato dalla sua condizione e far contenti i suoi, ma si rende conto che è libero già così com’è, se solo lo capissero pure gli altri. Si sente inadeguato ma non potrete fare a meno di affezionarvici, a lui, e all’altro protagonista silente: suo padre.

Buona lettura e alla prossima!

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