SPAZIO BACHIS
Lisa Bachis

Lisa Bachis

Da qualche settimana stanno riproponendo la fiction storica “Il commissario Montalbano”. Storica poiché dal lontano 1999 è una produzione RAI, che viene trasmessa dalla stessa. Da parecchi anni è su RAI 1 ma in origine la mandavano in onda sul secondo canale.

Fu immediatamente un successo così come lo furono e lo sono i romanzi da cui la serie trae ispirazione, scritti dal monumentale Andrea Camilleri.

Quale motivo spinge a trasmettere in periodiche repliche la serie televisiva che ha fatto sì che Luca Zingaretti fosse da tutti unanimemente riconosciuto come l’autentico Commissario di Vigata, che ama la pasta ‘ncasciata, il pesce e gli arancini, forse più di quanto ami la sua ‘storica’ Livia? Motivo assai semplice: perché noi tutti amiamo periodicamente ritrovarci in sua compagnia e della sua squadra; amiamo perderci e rilassarci – senza tralasciare le dovute riflessioni sull’attualità – nei luoghi di Montalbano, che nonostante il trascorrere del tempo e le varie calamità a cui siamo sottoposti esercitano fascino imperituro.

Gli stranieri hanno letto, amato e amano Montalbano e la sua Sicilia. Ricordo bene che agli inizi degli anni Duemila, lavoravo in libreria e i testi di Camilleri non dovevano mai mancare: in italiano e nelle varie traduzioni, tanto che sorridevo spesso, di fronte alla traduzione del vigatese in tedesco, e consigliavo a chi era interessato ad approfondire, di accostare il testo in lingua con l’originale. Uscirono pure i dizionari per tradurre Camilleri, e la Sellerio unì un fiorente destino – che dura a tutt’oggi – a quello di Camilleri. Legami professionali certo, ma anche di intima e solida amicizia tra Elvira Sellerio e lo scrittore, che si tradussero nella scelta di Olivia Sellerio per i brani all’interno della fiction. A ragion veduta direi, visto che così come non si può immaginare altro attore che interpreta Montalbano se non Luca Zingaretti, non si può pensare ad altra voce (tra arabismi, jazz e musica etnica) che non sia quella di Olivia Sellerio. Il medesimo ragionamento è valido per la sigla composta da Franco Piersanti. Partite le note iniziali, quasi stridenti, sappiamo che «Montalbano sta iniziando».

Questo telefilm ha segnato i passaggi dell’esistenza di ciascuno di noi. I libri di Camilleri sono da sempre un salvavita – anche quelli che dicono di non sopportare Camilleri o di non ritrovarsi in Montalbano – lo hanno letto e hanno visto la serie con Zingaretti.

Ci sono personaggi entrati talmente tanto nell’immaginario collettivo, da farci perdere di vista quale è il più fedele all’originale: quello sullo schermo o quello del testo? In Riccardino – pubblicato postumo ma scritto tanto tempo fa – lo stesso Camilleri genera una competizione senza precedenti tra il personaggio letterario e quello televisivo, in un gioco delle parti di pirandelliana rievocazione, dove lo scrittore può quasi tutto, tranne che liberarsi definitivamente della sua creatura più amata. Ci aveva già provato Conan Doyle, sebbene Camilleri abbia scelto di cedere lui, alla caducità della vita, lasciando Montalbano alla sua più che meritata immortalità. Certo, Camilleri non avrebbe potuto prevedere che gli episodi, a cui siamo più affezionati, sono proprio quelli dove più forte si sente la sua presenza nella sceneggiatura e che, almeno per me è così, amiamo rivederlo durante l’intervista con Mollica o durante le sue anteprime narrative. La sua voce arrochita dal fumo, la sentiamo simile a una carezza sull’anima. Persino quando la vacuità del suo sguardo, ci mostra l’inesorabilità del tempo che passa, lui per noi è lì presente, slegato dai vincoli anagrafici.

Se poi si pensa – e mi rivolgo ai detrattori di Montalbano e Camilleri – che il sostrato letterario, che fa da humus ai romanzi, affonda nella migliore letteratura da Sciascia, a Poe, a Doyle e Simenon sino a Manuel Vázquez Montalbán, al quale Camilleri rende omaggio, e battezza il ‘suo’ commissario, italianizzando il cognome del grande scrittore catalano, allora si deve frenare il senso della critica.

Montalbano, Catarella, Mimì Augello, Fazio, Livia e per un bel tratto del viaggio, il dottor Pasquano e le sue guantiere di cannoli, resteranno immortali; la fiction continueremo a rivederla così come ad ogni Vigilia di Natale rivediamo “Una poltrona per due” su Italia 1. Ed io, continuerò a emozionarmi ogniqualvolta riascolterò la voce del Maestro Camilleri mentre mi racconta una delle tante storie prima di andare a dormire. Il Commissario di Vigata in ciò è assoluto vincitore; è riuscito nell’intento di portar con sé, nella sfera dell’immortalità, anche il padre che l’ha creato: Andrea Camilleri.

22 Aprile 2021, “Giornata della Terra”. Si celebra ogni anno ed è la più grande manifestazione ambientale dedicata al nostro Pianeta. La prima Giornata Mondiale della Terra, fu istituita dall’ONU, celebrata nel 1970. Si era reduci dalle rivolte studentesche, dalla guerra del Vietnam; si inneggiava all’amore tra i popoli, al Peace & Love, al «fate l’amore non fate la guerra», ai fiori nei cannoni, ai concerti, alle rivendicazioni sociali e di costume. I miei, sono ricordi trasmessi dai miei e da amici una generazione avanti a me, perché nascevo proprio in quell’anno. Tanto è cambiato da quel periodo e il tema dell’Earth Day di quest’anno, il secondo dell’era pandemica è: «Restore Our Earth». Tradotto vuol dire: ripristiniamo la nostra terra. Un po’ come quando il vostro pc vi chiede se volete ripristinare una attività.

Nelle intenzioni degli organizzatori e dei sostenitori in ogni luogo del globo, come espresso nelle note diffuse a mezzo stampa, «l’intento non è solo quello di sensibilizzare l’umanità affinché si prenda cura della natura e dell’ambiente, anche attraverso scelte più green, ma anche quello di cercare di rimediare ai danni già inflitti al Pianeta. Al centro di questa Giornata Mondiale della Terra 2021 c’è quindi la protezione e la sostenibilità ambientale».

Ho visto vari servizi, ho letto i vari approfondimenti, eppure ho sempre la stessa domanda che mi gira in testa:

«Abbiamo sul serio sempre bisogno di giornate commemorative e celebrative che ci ricordino come la sveglia sul telefonino cosa dobbiamo fare; come dobbiamo comportarci; come sviluppare un differente approccio verso le numerose problematiche che ci dovrebbero vedere tutti uniti e tutti diretti verso un comune obiettivo dettato dal bene comune?».

Domande retoriche, si potrebbe rispondere, senonché ogni giorno dell’anno vi è un giorno «speciale» per ogni cosa. Io ho sempre considerato la terra come una madre; la madre di noi tutti. Me lo hanno insegnato i miei nonni, i miei genitori, che provenivano da due isole: Sardegna e Sicilia; e da tradizioni agro pastorali. So che nella Terra affondano le mie e le nostre radici, e so che quando noi manchiamo di rispetto alla Terra, manchiamo di rispetto a nostra Madre. So che esiste – perché l’ho imparato dai classici greci e latini e dalla filosofia e dalla storia e dalla letteratura – un equilibrio perfetto tra terra ed esseri viventi. Siamo organismi che abitano un organismo ma ci comportiamo da parassiti.

Allora mi piace pensare all’azione educativa che gli insegnanti fanno a scuola, perché dopo la famiglia – che è la base – dalla scuola partono modelli ed esempi. Riconosco che i nostri ragazzi hanno menti più aperte delle nostre e, pur se inesperti per talune realtà, hanno sogni e visioni che noi, atrofizzati come siamo dalle nostre vite rotatorie a senso unico, abbiamo smarrito.

Però torno a soffermarmi di nuovo, su questa esigenza delle celebrazioni per ogni cosa presente nel nostro quotidiano. Attenzione! Ho il massimo rispetto questo giorno, solo che a me piace rispettare e santificare ogni santo giorno della nostra esistenza, e mi piace ringraziarla ogni santo giorno questa nostra Madre Terra. Mi piace far sì che non venga maltrattata come un misero oggetto, e stuprata.

Avete fatto caso che la terra è Donna, femmina, madre e la si riduce a mera ‘cosa’, come accade alle purtroppo numerose donne, vittime di violenza?

Sapete che in talune culture matriarcali a tutt’oggi esistenti, le donne hanno la cura della Terra e la preservano, custodendola affinché non venga violata? Ora, so che non bisogna generalizzare ma rifletto sul fatto che lo sfruttamento della Terra, l’abuso, il volerla ridurre a nulla, ha molto a che fare con la tradizione culturale di matrice patriarcale che guarda caso è anche maschilista. Preciso: non sono femminista ma sono Donna e vedo tante, troppe analogie, con il modo in cui l’essere femminile viene trattato.

Detto ciò, mi piacerebbe che vi fosse un’unione tra altre celebrazioni/feste e dunque lancio una proposta che vuol essere una provocazione:

Celebriamo la Terra anche il 25 Novembre o l’8 Marzo ed anche a Maggio per la Festa della Mamma, tanto per citare le ricorrenze più note.

Chi ce lo vieta, chi ce lo impedisce? Ciò che davvero conta è fare esercizio di trasmissione di memoria e di operare ogni santo giorno affinché nostra madre sia fiera di noi.

Perciò vi lascio con un pensiero che fa parte del mio penultimo testo Breve Guida Fotopoetica, (Algra ed. 2018) e ne costituisce l’incipit e la dedica. Lo scrissi per mia Madre e racchiude ciò che penso in merito ad oggi:

Un giorno di sei anni fa, stavamo accompagnando mia madre a una visita medica di controllo, a Messina.

Lei – che da poco era tornata a riveder luce e colori – guardandosi attorno come una bimba disse: «Certu ca oramai, ’nta ogni cantunera, c’è ’na culata i cimentu».

Espresse quel pensiero con una punta di nostalgica rassegnazione, lei, donna proveniente da una cultura contadina, dove saper fare un muro a secco è arte che si tramanda di padre in figlio.

Un mondo, dove non si toglie la via all’acqua perché altrimenti, «l’acqua si rifà la sua strada» e non si ruba spazio alla natura, «picchí sennò, s’arraggia».

Se mia madre, che è madre e conosce la Vita, poiché ha messo al mondo due vite.

Se mia madre, che sa cos’è l’amore perché conosce bene anche l’odore della morte.

Se mia madre ha rispetto per Madre Natura e da Donna, la rispetta e la venera.

Se mia madre si vela di tristezza mentre asserisce una lucida e spietata verità, allora, non posso che ascoltarla attentamente, riflettere e tornare ancora una volta, a ringraziarla d’esser mia madre.

D’esser Una Madre!

Forte dell'ottimo riscontro ricevuto con la prima messa in onda social, giovedì 22 aprile, alle ore 19:00, torna con un secondo appuntamento, "Libri e Pensieri. Incontro con autrici e autori per crescere insieme". L'accattivante rassegna letteraria è promossa da Fidapa BPW ITALY Santa Teresa Valle d'Agrò e va in streaming sulla pagina Facebook dell'associazione ionica, molto attiva sul territorio in campo sociale e culturale con la particolare cura e attenzione rivolte allo sfaccettato universo femminile, che unisce tutte le varie sezioni Fidapa del mondo.
Dopo l'incontro di giorno 8 marzo con la scrittrice Lisa Bachis, l'ospite del salotto virtuale sarà Luisa Barbaro, autrice della raccolta di liriche dedicate alle donne Nomade senza catene, silloge, edita da Algra nel 2020.
Ad aprire l'incontro saranno i saluti della Prof.ssa Cettina Carnabuci, presidente della sezione santateresina; della Prof.ssa Cettina Oliveri, presidente nazionale, e della Prof.ssa Maria Ciancitto presidente distrettuale.

Sono inoltre previsti gli interventi della Prof.ssa Paola Radici Colace, filologa e critica; del Dott. Giuseppe Ruggeri, vicepresidente AMSI (Associazione medici Scrittori italiani); del Dott. Alfredo Buttafarro, consigliere AMSI; del Dott. Santo Gioffrè, socio AMSI;  della Dott.ssa Paola Miraglia, poetessa; della Dott.ssa Daniela Orlando, scrittrice.

Sarà presente l'editore Alfio Grasso; modera la vulcanica giornalista Valeria Brancato.

CATANIA – Il mondo della cultura nell’ultimo anno ha subito un duro colpo a causa dell’impossibilità di esprimersi attraverso il contatto con il pubblico. Etnabook, fin dalla sua genesi, ha sempre avuto un grande obiettivo, quello di dare spazio a chi con le parole crea, trasforma, lavora. Per questo motivo, anche nel 2021, il Festival Internazionale del Libro e della Cultura di Catania è al lavoro per garantire, oggi più che mai, l’importanza e il valore dell’arte in tutte le sue declinazioni.

 

La manifestazione si svolgerà dal 23 al 25 settembre, in una tre giorni di eventi, presentazioni di libri, mostre, proiezioni, spazi dedicati ai più piccoli, musica, cinema e molto altro. Ed è proprio in questa cornice che si inserisce una novità: EtnaStar, la Rassegna di Scrittura Cinematografica, Teatrale e Musicale ideata e curata da Debora Scalzo, scrittrice siciliana di adozione milanese, ma anche produttrice, sceneggiatrice e stilista. La rassegna ha come cuore pulsante il mondo del cinema, del teatro e della musica e ha l’obiettivo di creare un contatto diretto tra pubblico e artisti, trasmettendo e approfondendo il legame con l’arte. Per la sua prima edizione, EtnaStar ha scelto come musa ispiratrice la figura di Rosa Balistreri, donna forte, combattente e di grandi ideali, oggi emblema della sicilianità e a cui è dedicato il tema della rassegna: L’amuri miu si tu.

 

Etnabook pensa anche ai più piccoli, dedicando uno spazio di creatività educativa con la sezione EtnaKids, curata da Matilde Leonforte, mamma e imprenditrice, con tante nuove idee per coinvolgere genitori e figli nel mondo della lettura, anche attraverso l’apprendimento di una nuova lingua straniera.

 

E, ancora, ritorna quest’anno Spazio Editori, un corner che sta molto a cuore al festival e che dà la possibilità alle case editrici di dialogare con il pubblico, raccontando la loro storia e i loro punti di forza, trasmettendo il valore di questo grande lavoro culturale. Per tutte le informazioni su come partecipare, è possibile inviare un’email all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Infine, aprile è il mese dell’uscita della prima Raccolta Antologica Etnabook del Premio Letterario “Cultura sotto il vulcano”. La raccolta è prodotta da No_Name Editore e sarà possibile acquistarla nelle librerie partner di Catania (Mondadori Katanè, Mondadori Piazza Roma, La Fenice, San Paolo, Cavallotto e Sofà delle Muse) e nei principali store digitali (IBS, Amazon, Unilibri, ecc). 

 

Nei canali social continuano gli appuntamenti online del Festival, come Aspettando Etnabook, incontri online con autori di tutta Italia, Quarta di Copertina, le video recensioni a cura di Maria Giovanna Bucolo e le tante novità in arrivo per Il Maggio dei Libri sia a livello nazionale che in collaborazione con il Comune di Catania.

 

Per tutti gli aggiornamenti, è possibile consultare le pagine Facebook e Instagram ufficiali e il sito internet www.etnabook.it.

L’evento Etnabook Festival è organizzato dall’associazione culturale NO_NAME presieduta da Cirino Cristaldi.

 

Comunicato stampa da:

Sara Adorno 
 
Press Agent&Communication 

Roma, 12 Aprile 2021. È un omaggio al film Da qui all’eternità (From Here to Eternity) di Fred Zinnemann il manifesto ufficiale della 67ma edizione del Taormina Film Fest che accenderà i riflettori del Teatro Antico sul grande cinema dal 27 Giugno al 3 Luglio. Rivisitazione stilizzata in chiave moderna, con una scelta cromatica più calda e luminosa, di una delle sequenze più intense e sensuali nella storia del cinema, il manifesto è stato realizzato da Ginevra Chiechio su una palette di colori ispirati alla luce e al calore di Taormina per reinterpretare l’iconica scena del bacio sulla spiaggia fra Deborah Kerr e Burt Lancaster.
 

L’immagine del Taormina Film Fest 67 celebra in questo modo anche i due protagonisti: Burt Lancaster al quale, in seguito, la figura del Principe di Salina, intramontabile Gattopardo, regalerà un legame indissolubile con la Sicilia e Deborah Kerr classe 1921, nell’anno del suo centenario, che proprio a Taormina era stata invitata nel 1959 e che vincerà un Oscar alla carriera nel 1994. Vincitore di 8 Academy Awards, Da qui all’eternità è stato un film cruciale nel percorso dell’attrice che questa scena d’amore, al tempo giudicata molto audace, ha consacrato e consegnato all’immaginario collettivo. “Kerr rhymes with star”, recitava un vecchio adagio sottolineando l’origine scozzese del suo cognome che la pronuncia Scottish vuole “Kar”.
 

Il manifesto del Taormina Film Fest 67 li ricorda così - con un’immagine emblematica dei nostri tempi - in una spiaggia assolata, avvolti nell’abbraccio di un’invincibile estate.
 

Diretto da Francesco Alò, Alessandra De Luca e Federico Pontiggia, il Festival è prodotto e organizzato da Videobank Spa nell’ambito di un mandato triennale - su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia e con il patrocinio dell’Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo della Regione Sicilia, della Sicilia Film Commission, del Comune di Taormina e del MIBACT.

Fonte:

Ufficio Stampa

Giulia Martinez

Giovedì, 08 Aprile 2021 14:08

SENZA MUSICA NON SI VIVE

Dal 15 marzo, io e mia mamma non ne perdiamo una puntata. Ci mette allegria, ci dona respiro, ci fa pensare che nonostante tutto, a questo mondo ci sono tante cose belle per cui continua a valere la pena di vivere, sperare e perché no, pure cantare e ballare. Noi ogni sera, ci lasciamo trasportare dai ritmi e dalle parole e insieme canticchiamo i motivi e le canzoni insieme a Stefano Bollani e alla moglie Valentina Cenni. Noi dal nostro divano, loro attraverso lo schermo.

Non guardo tanta televisione, in realtà pochissima. Le notizie, qualche approfondimento o serie; magari un buon film o i documentari, la sera. Di solito, leggo perché mi alleggerisco dai pensieri e dalle eccessive elucubrazioni: l’anticamera della sofferenza e della depressione. Sono contenta, più a contatto con me stessa. Fa bene, stare in intimo contatto con noi stessi. “Via dei Matti numero 0” però non posso perdermelo; è energia, vita vissuta e gioia di condivisione. Il titolo del programma la dice lunga sui conduttori; richiama una canzone di Sergio Endrigo e vi fa entrare dentro un’atmosfera di amicizia. Il programma va in onda dal lunedì al venerdì alle 20.20 su Rai3.

 

La Rai nella nota stampa ha pubblicato:

«Stefano Bollani torna in tv e lo fa insieme a sua moglie, l’attrice Valentina Cenni, invitandoci direttamente nella loro casa immaginaria, una casa piena di musica, in “Via dei Matti numero 0”, prodotto da Ballandi, in onda dal lunedì al venerdì alle ore 20.20 alle 20.45 su Rai 3 a partire dal 15 marzo. Tutti i giorni Stefano e Valentina ci accolgono in una casa in cui tutti vorremmo abitare, una casa fatta di musica, aperta ad amici e note, storie e sorrisi. 25 minuti per cantare, ma anche per scoprire tante cose nuove sulla musica, sulla sua storia, sulle sue proprietà sul perché è un elemento così fondamentale per l’esistenza di tutti noi. Aneddoti scientifici e magici insieme, racconti di vita intersecati con la filosofia. Il tutto trattato con la leggerezza e l’ironia che è propria di Bollani – in grado di mescolare sapientemente con il suo stile unico l’alto e il popolare – e la grazia di Valentina Cenni che sapientemente indaga gli aspetti più emozionali della musica e disvela i temi della giornata, tenendo il filo del racconto. Molti grandi ospiti, musicisti e non, hanno accettato l’invito a giocare con le note nella “Casa della Musica” di Stefano e Valentina. Ogni giorno un argomento diverso legato alla musica come pretesto per parlare e fare musica, che è follia e cura insieme. VIA DEI MATTI NUMERO 0 è un programma di Valentina Cenni, Stefano Bollani, Fosco D’Amelio, Giorgio Cappozzo e Rossella Rizzi. Scritto con Francesca Talamo e Marco Verdura. La regia è di Alessandro Tresa. La fotografia è di Antonio Scappatura. Un programma di Rai3 realizzato da BALLANDI. Produttore Esecutivo Rai Rita Russomanno. Produttore Esecutivo Ballandi Luca Catalano».

Vi prego, vi prego, vi prego, seguite questo programma, non potrà che farvi bene al corpo e allo spirito. La musica – da quella alta e impegnata a quella pop rock e di evasione – ha ritmato il mio tempo su questa terra. A papà mio, piaceva ascoltare la radio e noi in famiglia abbiamo mantenuto questa sana abitudine. La mattina, se devo ascoltare le notizie, mi piace farlo col radiogiornale. Papà conosceva il gregoriano e la musica da camera; da noi la lirica e poi il jazz e ogni espressione del cantautorato ci ha sostenuto nella crescita fisica e umana. Mia mamma, ogni tanto mi racconta anche di quando lei era giovane e mio nonno riuscì ad avere la radio a casa: gli piaceva ascoltare le stazioni arabe. Lui diceva perché anche se non si capiva niente, era come ascoltare un canto. Aveva una grande saggezza, mio nonno! Quella di chi non aveva un’istruzione superiore, ma sapeva cogliere la bellezza del mondo. Il fatto che fosse un contadino, dice molto su quella sapienza espressa nelle righe del volto e nelle pieghe delle mani. Ah, il mio nonnino! Insieme a papà parlavano tanto, scherzavano con goliardia e ascoltavano la radio.

Penso che ciascuno di noi abbia le sue canzoni preferite. Le canzoni per l’amore e quelle da urlare a squarciagola con gli amici, ai concerti. Le musiche da ascoltare in auto. Ora è tutto digitalizzato però, le audiocassette con le compilation da acchiappo, le ricordate, vero?!

Si confezionavano con cura e ci voleva pazienza. Poi sono arrivati i cd ma quelle cassette, sistemate dentro alle scatole di scarpe oppure dentro i raccoglitori da auto… Che ricordi, ragazzi! E poi c’era sempre dentro alla compagnia, l’esperto e l’addetto che le faceva per tutti e c’erano quelle regalate ad hoc alla tipa o al tipo che ti piaceva da pazzi.

La musica ha scandito, e scandisce a tutt’oggi, il mio quotidiano. Ad esempio, in questo momento mentre butto giù questo pezzo, ascolto Barbra Streisand. Anche quando cammino e mi perdo dentro ai sentieri del mio essere, godo di ciò che ho attorno, mi sollevo con lo spirito e respiro al ritmo della musica.

Lavoro, faccio le faccende, leggo, e mi è fedele compagna la musica. Diviene coautrice persino nella stesura dei miei testi ed è in grado di riunirmi con i miei ricordi, squarciando il velo e facendomi sentire qui, vicino, i miei affetti.

In questo momento, so che qui con me, in questa stanza, ci sono papà e il nonno e stanno ascoltando la radio e ridono.

Ascoltatela la musica, nel modo che vi piace di più. Io invece voglio salutarvi, usando il ritornello di un classico, scritto da Jannacci e Pozzetto, e interpretato da Pozzetto e Cochi Ponzoni, nel 1974. So già che inizierete a canticchiarlo anche voi:

E, la vita la vita

e la vita l’è bella, l’è bella

basta avere l’ombrella, l’ombrella

ti ripara la testa,

sembra un giorno di festa.

E, la vita la vita

e la vita l’è strana, l’è strana

basta una persona, persona

che si monta la testa,

è finita la festa.

 

 

Mercoledì, 31 Marzo 2021 09:11

E SE TORNASSIMO A SCRIVERE LETTERE D’AMORE?

In questa confusione del sentire e del sentirsi, generata dal «tempo sospeso», infagottata in una strabordante comunicazione social, ogni giorno è un far fatica a togliersi i sassi dal cuore, però io ho le mie piccole cure di sopravvivenza: i film, la lettura, le passeggiate…

Ciascuno di noi ha le proprie ricette, frammentati e boccheggianti, in cerca di un contatto vero, reale; di carne. In realtà, la nostra solitudine ha preso l’avvio già verso la fine del XX secolo; è come se si fosse creata una frattura insanabile tra ciò che eravamo e ciò che siamo. Oggi, non inviamo più solo mail ed sms; chattiamo, scriviamo, pure troppo e anche a sproposito. Certo, i social e la globalizzazione in teoria ci dovrebbero aiutare a star connessi e «vicini vicini» ma siamo sempre più affamati di sentimenti e di amore, perché è quello il motore che ci fa essere empatici, solidali, umani. Nonostante ciò, in una frettolosa corsa alle «storie», ad avere più contatti, a cambiare subito senza impegnarci troppo in una relazione –, che vale la pena coltivare con cura, pazienza e dedizione, fatta di compromessi, scontri, tante carezze e tanta passione –, non discerniamo mica tanto bene verso quale direzione ci dirigiamo. Personalmente, sono una signora che ama le cose fatte per bene e mi piacciono i piccoli gesti, e chi sa porgersi nel dialogo. Allora, domenica pomeriggio, rivedendo un classico degli anni Novanta – Lettere d’amore per la regia di Martin Ritt; una bella storia d’amore e di riscatto sociale con gli impareggiabili Jane Fonda e Robert De Niro – ho pensato, lasciandomi andare alle lacrime purificatrici: «E se tornassimo a scrivere lettere d’amore?».

Non parlo di mail e messaggini, ma di lettere vere, fatte di inchiostro e di carta. Infilate dentro a una busta e spedite. Magari qualcuno preferisce le cartoline, o un bigliettino discreto; tutto può andar bene purché sia fatto con l’uso di carta e penna.

Nel film, la trama è lineare e improntata ai buoni sentimenti. E che diamine, per fortuna che ancora ci sono film e testi che li raccontano i buoni sentimenti, dico io! De Niro, o meglio il personaggio che interpreta, è analfabeta; Jane Fonda, vedova, operaria, madre di figli e pure nonna, si innamora di lui e decide di insegnargli a leggere e scrivere. Qui abbiamo, chi ha voglia di mettersi in gioco anima e corpo, in mezzo a mille dubbi e insicurezze. Un uomo e una donna pieni di tenerezza e tante incertezze, che scommettono tutto per tornare ad essere felici, insieme.

Un’occasione di riscatto per entrambi; e il riscatto più grande, in tal senso, appare metaforicamente veicolato dal saper leggere e scrivere. Chiave d’accesso a conoscenza e libertà, nonché ponte, per trasportare sentimenti e passioni. Infatti, quando lui parte per lavoro, le dice che la chiamerà spesso, ma lei, sublime e dalla inconsapevole carica erotica e romantica, gli risponde che vuole che lui le scriva. Sta tutta lì, la vera scommessa: inondare il foglio d’amore senza vergogna! L’amore fatto di rinuncia e di pianti; l’amore che non ha paura dei sacrifici e che si rinnova nel quotidiano.

Quanto ho pianto, domenica pomeriggio, e quanto ho sognato, quanto a lungo ho riflettuto: «Nessuno più scrive lettere d’amore. E se tornassimo a scrivere lettere d’amore?».

Anche in questi ultimi giorni, ci ho più volte rimuginato su, e mi son tornate in mente le evocative lettere di tanti scrittori. Mi è tornato alla mente, in particolare, Italo Calvino che per tre lunghi anni mantenne una relazione con l’attrice Elsa De Giorgi.  Il lascito di questa intensa storia è costituito da circa 300 lettere, conservate dal 1994 nel “Fondo Manoscritti” di Pavia. Qui trova spazio, un Calvino inedito. Egli racchiude ogni singola fibra di passione e levatura culturale, nelle sue «lettere d’amore». A seguire, ne riporto uno stralcio, per farvi assaporare la magia contenuta in queste parole:  

[…] Ho più che mai bisogno di stare fra le tue braccia. E questo tuo ghiribizzo di civettare che ora ti ripiglia non mi piace niente, lo giudico un’intrusione di un moto psicologico completamente estraneo all’atmosfera che deve reagire tra noi. Gioia cara, vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la vita? Ora basta, perché ho cominciato così questa lettera, io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro. È forse anche qui la paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro. Sto scrivendo una cosa su Thomas Mann per il Contemporaneo sotto forma di lettera su cosa significa per me il suo atteggiamento d’uomo classico e razionale al cospetto dell’estrema crisi romantica e irrazionale del nostro tempo. Sono temi che ritornano puntualmente nella cultura e nell’arte contemporanea come nella mia vita: il mio rapporto con Pavese, o la coscienza della poesia, il mio rapporto con te, o la coscienza dell’amore. Io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro, siamo davvero drogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore […].

Qualche mese fa, mi è stata recapitata una lettera, spedita a mezzo posta. Non si trattava di una missiva d’amore, ma era sempre una lettera; e mi ha messo in contatto con una persona squisita per talune ricerche, che da anni conduco. Il riceverla, pur se battuta al computer e non scritta a penna, mi ha fatto tornare a gesti che sembrano assai remoti colmandomi il cuore di contentezza.

Riscoprire i piccoli gesti e le gentili maniere, provenienti da lontano, in fondo possono solo farci un gran bene e farci diventare più belli, «dentro e fuori». Ecco perché, a mio avviso, dovremmo tornare a scrivere «lettere d’amore».

 

 

Ne sono certa, appena vedrà titolo ed articolo, sarà in imbarazzo. Magari bofonchierà qualcosa al solito suo. Non è affar mio interessarmi delle sue emozioni, io qui devo tornare a parlare di questo tipo, che a mio avviso riesce sempre a sorprenderci perché ha una sconfinata creatività e un profondo senso morale legato alla custodia della memoria e di ciò che ad altri appare superfluo ma che al contrario è l’essenziale in ogni vita: il rispetto per le nostre radici e per le anime di chi tanto ci ha trasmetto, trasfondendolo in noi, che siamo eredità e testamento a nostra volta.

Roberto Mendolia, alias Rogika, è un «non fotografo taorminese» che si definisce «giacomelliano». Pur sapendone tanto di tecnica fotografica, lui vuol veicolare memoria. Tracce, in solchi di vita, ed emozioni.

Rogika è un autore tout court. In lui, narrazione fotografica e scrittura camminano a braccetto come una vecchia coppia che si sostiene vicendevolmente. Scinderle lo priverebbe di quello stile inconfondibile, che si realizza in un elegante Bianco e Nero. Tale è anche la scrittura: nero su bianco.

 

Qui di seguito, riporto le sue parole a corredo di una sua immagine. Uno scatto fatto a Palazzo Adriano (PA) nel 2019:

Per me la cosa più interessante in fotografia è l’ordinario, essere capaci di comunicare la bellezza dell’ordinario, la bellezza della quotidianità: l'ordinario è straordinario, altro non sono capace fare.

 

Eppure Rogika non sa limitarsi alla fotografia che bazzica da più di vent’anni. In lui il fare dell’artigiano – che costruisce con le mani e si sporca di materia – è perfettamente in equilibrio oppure in “squilibrio mentale”. Mi riferisco al genio e all’ingegno dell’uomo. Rogika ama realizzare cose ed opere che divengono pezzi unici e preziosi, in omaggio ai suoi ricordi, alle esperienze che ha vissuto. Qualcuno potrebbe dire che è «Vintage»: troppo ancorato al passato tanto da riportarlo a una struggente attualità.

Epperò da questo suo esser abbarbicato sulla roccaforte della memoria, ne son venuti fuori omaggi ai grandi della letteratura, tra i quali cito Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Omaggi che non si sono limitati alle opere realizzate partendo dalle foto ai luoghi, ma hanno ricevuto anche un contributo visivo e di narrazione che ci ha condotti un po’ più a fondo in questa Sicilia, che è una e molte isole.

 

Per far comprendere – a chi ancora non avesse avuto l’opportunità di leggerlo – riporto quanto è stato scritto da Rogika in una recensione pubblicata qualche tempo fa su «Facebook», dedicata al padre del Il Gattopardo, da tenere bene a mente:

Giuseppe Tomasi di Lampedusa nasce a Palermo il 23 Dicembre 1896. È l’autore del romanzo “Il Gattopardo”, forse il romanzo italiano del secolo scorso più letto e amato nel mondo. Un successo straordinario che ha quasi del prodigioso se pensiamo che Tomasi di Lampedusa era al suo esordio come scrittore all’età di quasi sessant’anni e alla fine della sua vita.  Il Gattopardo è quindi lo straordinario canto del cigno di un uomo – un gran signore di vasta e raffinata cultura storica e letteraria, ma vissuto appartato e sconosciuto al mondo delle lettere – che, giunto alla fine della sua vita, rompe il silenzio e dice la sua, racconta la sua verità sulla vita e sulla storia, e lo fa nella forma di una sublime arte letteraria. Nel ricordare la sua infanzia egli ebbe a dire: “Ero un ragazzo a cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più stare con le cose che con le persone”. Con “Il Gattopardo”, Giuseppe Tomasi di Lampedusa torna al quel fatidico 1860 in cui tutto era cominciato, per seguire la genesi del nuovo stato e cogliere quel momento unico in cui dal vecchio si genera il nuovo. Un momento critico in cui storia e intimità si intersecano e quasi si fondono nell’animo e nella mente del Principe di Salina, ed è proprio attraverso lo sguardo del Principe che lo scrittore ci fa partecipi di quella svolta epocale per la Sicilia. Non sta a me parlare, né discutere della travagliata storia editoriale de “Il Gattopardo”, in quanto sono solo un semplice e umile lettore e non ho né i titoli né le competenze per affrontare questo argomento, ma ho sicuramente dentro di me un amore viscerale e profondo per la mia terra, per la mia isola, per la Sicilia. Certo è che grazie all’emiliano Giorgio Bassani, che ha scritto una straordinaria e commovente prefazione, che il romanzo vide la pubblicazione l’11 novembre del 1958 per le edizioni Feltrinelli. Pochi mesi più tardi, nel 1959, dopo che “Il Gattopardo” si era trasformato in un vero e proprio caso letterario, vinse il Premio Strega. Per omaggiare Giuseppe Tomasi di Lampedusa, letterato di rara e complessa personalità, e “Il Gattopardo”, che rimane ancora oggi l’esempio maggiore di rivelazione che la storia editoriale e letteraria del nostro paese abbia mai visto, ho desiderato unire le mie passioni: passione su passione; le “carte de visite” e il racconto, le “immagini cartonate” e le parole scritte, creando un collegamento che mi ha permesso di proiettarmi oltre la fotografia stessa, superando certi limiti culturali.

 

Sempre Rogika – in un altro dei suoi post-rubrica su «Facebook» ha scritto di sé, del suo rapporto con la fotografia e dell’idea di metter mano alla realizzazione delle «Carte de Visite»:

Della fotografia ne sono sempre stato innamorato, una passione che va al di là del semplice fatto di tenere la macchina fotografica in mano. Le mie curiosità si svolgono anche in un raggio ben più ampio: dai tanti amici fotografi che seguo con piacere oltre che sui social anche nei loro siti personali, alle svariate pagine che si occupano di storia della fotografia. Parimenti accompagno questo mio interesse con la lettura dedicata, oltre e soprattutto alle letture degli scrittori siciliani. Ovviamente tutto questo riesco a coltivarlo nel mio piccolo orticello e do acqua alle piante nei momenti liberi e lontano dai miei impegni. Allo stesso modo provo a calmare la mia sete con continue anche se saltuarie ricerche riguardanti tutto ciò che questo mondo incredibile e allo stesso tempo pieno di misteri riesce a regalarmi. Da quello che io chiamo il «cantarano della memoria», l’altro giorno, ho aperto il cassetto delle “Carte de visite”. Un cassetto che apro e chiudo, negli ultimi anni con più frequenza, alla ricerca delle foto di famiglia che mi sono ritrovato in eredità da quando i miei zii e i miei nonni sono andati a vivere tra le nuvole dei ricordi. In questo cassetto, incastrato in un angolo ho ripreso tra le mani un mazzetto piccolo avvolto con la carta velina e legato con uno spago ormai consunto. Le “carte de visite” sono dei cartoncini dalle dimensioni più o meno di un biglietto da visita dove venivano incollate delle fotografie di piccolo formato. Erano un oggetto nato a metà Ottocento e che grazie alla loro specifica natura, in origine dedicata allo scambio dell’immagine tra persone, rappresentano il primo grande esempio di marketing commerciale e di collezionismo della fotografia. Inoltre le “carte de visite” hanno contribuito a realizzare pienamente la rivoluzione democratica nella comunicazione sociale che la fotografia aveva reso possibile: tutti con una piccola cifra potevano farsi fotografare nelle “carte de viste”, donando poi ad amici, conoscenti ed estimatori, copia del proprio ritratto. Adesso non mi dilungo più di tanto e approfondirò questa curiosità in un’altra occasione, vorrei soffermarmi invece sulla foto “Formato Margherita” della Zia Teresa, la sorella di mio nonno paterno, e che non ho mai conosciuto. Sin da piccolo i miei genitori mi hanno insegnato, ogni volta che si andava al cimitero, a dedicare una piccola preghiera ai “morticini”, e che io recitavo a labbra chiuse, mugugnando e tenendo gli occhi bassi per sentirmi più grandicello e importante, senza capirne il reale motivo. E adesso che rigiro tra le mani questo cartoncino con la foto della zia, penso a quanto importante fosse stato per quei tempi avere un proprio ritratto e quante persone abbia reso felice questo genere fotografico delle “carte de visite” […]. 

Penso che per offrire a voi ulteriori spunti di riflessione, sullo stretto rapporto che intercorre tra storia, arte, letteratura nei progetti di Roberto Mendolia, quanto da me riportato oggi possa bastare.

Rogika resta un autore: complesso; spesso indecifrabile. Ma è anche un artigiano-artista della fotografia, della materia e della parola. Io sono più che convinta dunque che non si debba mai smettere di dire, di chi ha tanto da dare.

Dalla Segreteria dell'associazione UNITRE Taormina riceviamo e pubblichiamo:

Ci è gradito comunicare che la nostra Associazione  indice  il “II°Premio Letterario Unitre Taormina” per racconti e poesie inediti a tema, con il patrocinio del Comune di Taormina.

Il tema della presente edizione èE quindi uscimmo a riveder le stelle.

La partecipazione è aperta a tutti.

Il termine ultimo per l’iscrizione al concorso è fissato al 31 agosto 2021.

Di  seguito è riportato il bando completo della scheda di iscrizione.

 In allegato trasmettiamo anche la locandina.

Restando disponibili per eventuali richieste di chiarimento, porgiamo

Cordiali saluti

La Segreteria 

Cell.. 340 9618911

 

BANDO

 

L’associazione Unitre di Taormina indice la seconda edizione del “Premio letterario Unitre Taormina” per racconti inediti e poesie a tema.

 

TEMA DELL’EDIZIONE A.A. 2020-2021: “E quindi uscimmo a riveder le stelle

Nell’anno di Dante e della pandemia lo stravolgimento della vita personale, sociale ed economica ci ha condotto alla riscoperta di antichi valori dimenticati e alla fuga nell’Io più profondo.

Con la speranza insita nel verso del Poeta “e quindi uscimmo a riveder le stelle” (Dante- Inferno, canto XXXIV) gli autori potranno esprimere in modo originale impressioni, sensazioni, osservazioni e stati d’animo nel difficile periodo che stiamo vivendo.

 

 

REGOLAMENTO

Art.1): per la SEZIONE RACCONTI le opere dovranno essere di narrativa (racconti) inedite (mai pubblicate a mezzo cartaceo né digitale, né mai apparse integralmente online su blog/forum) e di lunghezza non superiore alle 18.000 battute spazi inclusi (10 cartelle dattiloscritte) scritte in lingua italiana.

E’ possibile partecipare con una sola opera. Le opere devono presentate in font Times New Roman dimensione 12 e in file formato .doc, docx, Pdf.

 

Art.2): per la SEZIONE POESIA le opere dovranno essere poesie inedite in lingua italiana (mai pubblicate a mezzo cartaceo né digitale, né mai apparse integralmente online su blog/forum)

E’ possibile partecipare con una sola opera.

 

Art.3) Le opere devono essere inviate via mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

L’oggetto della mail deve essere rigorosamente PARTECIPAZIONE CONCORSO “2° PREMIO LETTERARIO UNITRE TAORMINA”.

La mail dovrà contenere due file di testo:

Il primo file di testo deve contenere l’opera priva del titolo e del nome dell’autore.

Il secondo file di testo deve contenere:

a)  L’allegata scheda di iscrizione con le generalità complete dell’autore (nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, indirizzo completo, e-mail, numero di telefono), con il titolo dell’opera e la sezione alla quale si partecipa con le dichiarazioni che l’opera presentata è inedita, che vengono accettate le condizioni del presente bando e che si fornisce il consenso al trattamento dei dati personali;

b)      La ricevuta del pagamento della quota di partecipazione.

La segreteria invierà una mail di conferma dell’avvenuta registrazione al concorso.

 

 

Art.4) Non verranno accettati invii doppi della stessa opera. Inviare due volte la stessa opera con correzioni o revisioni comporta l’automatica esclusione di entrambe le versioni del concorso e dell’autore con esse.

 

 

Art.5) Il termine ultimo per partecipare al concorso è fissato al 31 Agosto 2021. Farà fede la data di ricezione della mail d’iscrizione.

 

 

SELEZIONE DELLE OPERE E GIURIA:

 

Art.6) La Giuria del Premio è così composta:

Rosario Calabrese (Dirigente Scolastico e Direttore dei corsi della Unitre Taormina)

Antonello Carbone (giornalista e Scrittore)

Marisa Sturiale D’Agostino (Prof.ssa e Scrittrice)

 

Art.7) La Giuria provvederà a formulare una graduatoria delle opere pervenute in regola con il regolamento del bando e dichiarerà vincitrici le prime tre classificate per ciascuna delle due sezioni.

Il giudizio della Giuria è insindacabile. Non verranno in alcun caso rilasciate schede di lettura e valutazione né commenti sulle opere non selezionate.

 

 

ISCRIZIONE:

 

Art.8) La partecipazione è aperta a tutti gli autori di testi e poesie in lingua italiana purché rispondenti alle norme del concorso di cui agli artt. precedenti e attinenti al tema dato per la presente edizione.

 

Art.9) La quota di partecipazione è fissata in €10,00 (dieci) da corrispondere tramite versamento su C/C IT77Y0312782599000000001369

 

PREMI:

 

Art.10) Per ciascuna delle due sezioni è prevista la stampa delle prime tre opere classificate a cura dell’Unitre di Taormina.

 

 

CONDIZIONI ULTERIORI:

 

Art.11) La partecipazione al Premio implica l’automatica accettazione del presente bando. La mancanza di una delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’esclusione dalla partecipazione al Premio Letterario.

Art.12): Tutela dei dati personali: ai sensi della legge 31/12/96 n. 675 “Tutela delle persone rispetto al trattamento dei dati personali” la segreteria organizzativa dichiara che il trattamento dei dati dei partecipanti al concorso è finalizzato unicamente alla gestione del Premio; dichiara che con l’invio dei materiali letterari partecipanti al concorso l’interessato acconsente al trattamento dei dati personali; dichiara inoltre che l’autore può richiedere la cancellazione, la rettifica o l’aggiornamento dei propri dati rivolgendosi alla segreteria del Premio.

 

 

 

 

 

 

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE PREMIO LETTERARIO UNITRE TAORMINA  2020- 2021

IMPORTANTE – Da compilare in ogni sua parte

SCRIVERE IN STAMPATELLO

Io sottoscritto/a------------------------------------------------------- --------------------------------------------------

Nato/a ------------------------------------------------- --------------   il ------------------------------------------------

Residente in Via/Piazza --------------------------------- ----------------------------------------------- n°------------

Città ------------------------------------------------------------------------------- Provincia-----------------------------

CAP---------------------------- -------- Codice fiscale----------------------------------- -------------------------------

Telefono fisso-----------------------------------Mobile-----------------------------------------------------------------

E-mail------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Titolo dell’opera----------------------------------------------------------------------------------------------------------

Sezione dell’opera -------------------------------------------------------------------------------------------------------

Il/la sottoscritto/a

- Dichiara che l'opera è frutto della propria creatività ed è totalmente inedita.

- Accetta con la firma della presente quanto indicato nel regolamento.

- fornisce il consenso al trattamento dei propri dati personali.

- Allega la ricevuta del versamento della quota di iscrizione.

 

 Data ----------

 

 Firma ---------------------------

 

 

CATANIA – Fin dal suo esordio, il Festival Internazionale del Libro e della Cultura di Catania ha avuto un grande obiettivo: dare spazio a chi con le parole crea, trasforma, lavora.

Dalla prima edizione a oggi, il punto centrale è stato il Premio letterario “Cultura sotto il Vulcano”, concorso che raccoglie le opere di tanti autori emergenti e non solo, costruendo un battello di parole, immagini ed emozioni.

È per questo motivo che la direzione organizzativa di Etnabook ha deciso di riconoscere il giusto tributo alle opere partecipanti della scorso edizione e di creare la prima raccolta antologica del Premio Letterario “Cultura sotto il vulcano”. La raccolta è prodotta da No_Name Editore che ne ha curato, passo dopo passo, le prime bozze, seguendo tutto il processo di impaginazione. Sarà possibile acquistare la raccolta antologica a partire da aprile 2021 nelle librerie partner e nei principali store digitali (IBS, Amazon, Unilibri, ecc). 

 

 

Anche per l’edizione 2021 il Premio Letterario Etnabook - Cultura sotto il vulcano sarà articolato in tre sezioni: a) Poesia; b) Narrativa/Saggio; c) Un libro in una pagina. Alle migliori opere partecipanti spetterà una targa, un premio in denaro e delle menzioni speciali. Non mancherà, inoltre, il concorso dedicato ai booktrailer, rivolto alle trasposizioni cinematografiche di opere letterarie. Per tutte le informazioni relative al bando di concorso, è possibile consultare lo spazio dedicato sul sito http://etnabook.it/bandi-premio-letterario/.

 

A selezionare le opere vincitrici saranno quattro giurie composte da esponenti del mondo della cultura, del giornalismo e del cinema. Per la sezione Poesia, nella giuria, che compone il collettivo, è presente l’editor Erica Donzella, l’autore Dario Miele e l’editore Marco Tomaselli; per la sezione Narrativa/Saggio il gruppo è formato da Giusy Sciacca (giornalista, autrice e presidente di giuria), Piero Lipera (giornalista), Milena Privitera (giornalista e autrice), Sal Costa (autore), Giuliana Russo (docente dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania) ed Ermete Labbadia (direttore festival “Inventa un Film”); per la sezione Un libro in una pagina i membri della giuria sono i giornalisti Davide Di Bernardo Agnese Maugeri e il docente universitario Maurizio Zignale (presidente di giuria).

Infine, per il concorso Booktrailer, il festival ha l’onore di avere tra i giurati le attrici Lucia Sardo Barbara Bacci, gli attori Tony Sperandeo Roberto Carrubba, i registi Riccardo Camilli Max Nardari e la giornalista Carlotta Bonadonna.

 

Un premio speciale, intitolato a Enrico Morello, vincitore della prima edizione di Etnabook, Cultura sotto il vulcano, prematuramente scomparso, sarà consegnato dal presidente onorario del Premio Letterario, Salvatore Massimo Fazio.

 

La manifestazione si svolgerà dal 23 al 25 settembre, in una tre giorni di eventi, presentazioni di libri, mostre, proiezioni, spazi dedicati per i più piccoli, musica, cinema e molto altro. Nell’attesa dell’evento in presenza, Etnabook continua il suo viaggio culturale attraverso gli appuntamenti online di Aspettando Etnabook 2021 che hanno già inaugurato il mese di marzo e che accompagneranno tutta la stagione primaverile, coinvolgendo autori e case editrici di tutta Italia. Il prossimo appuntamento sulla pagina Facebook Etnabook sarà il 19 marzo alle ore 21:00, con la penna tarantina di Daniela Stallo e il suo Bruciati Vivi, Arkadia Editore.

 

Per tutti gli aggiornamenti, è possibile consultare le pagine Facebook e Instagram ufficiali e il sito internet www.etnabook.it.

L’evento Etnabook Festival è organizzato dall’associazione culturale NO_NAME presieduta da Cirino Cristaldi.

Di seguito, gli autori della raccolta antologica del Premio Letterario Etnabook, Cultura sotto il vulcano.

Sezione A – Poesia

Massimiliano Andreoni, Domenica Blanda, Giuseppe Blandino, Mara Burgio, Valentina Carmen Chisari, Isabella Cipriani, Paola Ciurcina, Lucia Compagnino, Giovanna Contrino, Andrea Gaetano Costa, Bartolomeo Errera, Domenico Faniello, Samuele Fazio, Francesco Fiore, Pierangela Fleri, Salvatore Gazzara, Gabriella Grasso, Stefano Gresta, Giuseppe La Rocca, Camillo Lanzafame, Anastasia Laurelli, Elisabetta Liberatore, Gaetano Mulè, Svetlana Ruffalo, Irene Russo, alentina Mariana Scroppo, Tina Squaddara, Maria Chiara Trimarchi, Vincenzo Vecchio.

 

 

Sezione C - Un libro in una pagina

Simona Adinolfi, Marco Aleppo, Paola S. Baia, Domenica Blanda, Elisabeth Brichta, Svevo Codella, Lucia Compagnino, Danilo De Luca, Davide Maria Rosario Ficarra, Andrea Giostra, Bogdan Groza, Francesco Guzzardi, Camillo Lanzafame, Anastasia Laurelli, Carla Mannino, Francesco Marotta, Giovanni Palilla, Marco Pappalardo, Santina Paradiso, Massimo Rapisarda, Svetlana Ruffalo, Gianfranco Sorge, Pietro Zingale.

 

Fonte:

Sara Adorno

Press Agent&Communication 
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