SPAZIO BACHIS
Lisa Bachis

Lisa Bachis

Martedì, 13 Settembre 2022 07:14

A Gallodoro il mito incontra la roccia

GALLODORO“Corpi mitici della riviera jonica, il mito incontra la roccia” è il titolo dell’evento che si è tenuto venerdì 9 a Gallodoro, organizzato da Archeoclub Area Ionica Messina, in collaborazione col Comune di Gallodoro e nell’ambito del “cartellone” di Naxoslegge, diretto da Fulvia Toscano, quest’anno dedicato ai “Corpi”.

 

 

L’evento, coordinato dal socio Archeoclub Salvatore Mosca, è stato anticipato da un’escursione a Margi e S. Anna, guidata da Giovanni Curcuruto dove sono ancora visibili sui luoghi le tracce di una strada romana e dove alcuni studiosi collocano la presenza di un importante insediamento greco.

 

Nei locali delle scuole elementari si è invece tenuto il dibattito moderato dalla vice presidente di Archeoclub Area Jonica Messina, preceduto da interventi introduttivi del sindaco Alfio Currenti (che ha sottolineato l’importanza e i frutti della collaborazione tra Archeoclub e comune), del presidente di Archeoclub Area Jonica Filippo Brianni (che ha introdotto i temi dell’argomento, evidenziando la centralità dell’area di Margi nella storia del comprensorio) e del parroco di Gallodoro e Mongiuffi Melia, Daniele Paolo Truscello (che ha sottolineato l’importanza di questo tipo di iniziative).

 

La prima relazione è stata quella della professoressa Ninuccia Foti, presidente dell’Osservatorio dei Beni Culturali dell’Unione dei Comuni, che ha trattato “Corpi mitici, toponomastica e linguaggio comune”, facendo notare come tantissimi termini sia nella toponomastica che nel linguaggio anche attuale traggono origine dal mito, dalle località più conosciute (da Scilla ad Aci) e quelle del comprensorio jonico (come Melia), da beni di uso comune (cereali) ai molti modi di dire in uso nella riviera.

 

Lo storico Salvatore Mosca si è invece occupato di “Una terra cantata da Omero, rivelazioni involontarie, leggere la storia in contropelo”. Mosca ha preso spunto dagli studi del prof. Giuseppe Lombardo contenuti nel libro “Scifì da Omero ad oggi”, in cui lo storico ipotizza che sia proprio la piana di Margi sa il luogo on cui Omero abbia ambientato la famosa scena del XII canto dell’Odissea, quando i profughi, “oltrepassano lo Stretto” (quindi arrivano di fronte alla costa jonica) e compiono il sacrilegio cibandosi dei buoni sacri al Sole. Partendo dal testo di Lombardo, Mosca ha confrontato gli aspetti di quella tesi con altri riferimenti storici, dando una rilettura molto chiara ed affascinante della tesi stessa, dei suoi riscontri, degli elementi di discordanza.

 

Infine, Giovanni Curcuruto è intervenuto per approfondire gli aspetti mitici e in qualche caso fantastici della valle del Ghiodaro e per lanciare un appello ai giovani affinché riscoprano l’importanza e le potenzialità della storia del comprensorio.

COMUNICATO STAMPA a cura di Filippo Brianni

TAORMINASabato 10 settembre 2022, alle ore 18:00, nella Sala Saffo del prestigioso Palazzo Duchi di Santo Stefano, la scrittrice palermitana Letizia Tomasino, presenterà al pubblico il volume Era Taormina edito per Youcanprint con la prefazione di Alfio Barca, cultore di storia patria e fotografo amatoriale.

 

L’evento ha ricevuto il patrocinio del Comune di Taormina. A salutare la scrittrice e gli ospiti intervenuti sarà il Sindaco, prof. Mario Bolognari insieme alla prof.ssa Francesca Gullotta, Assessore alla Cultura. Modera l’incontro Lisa Bachis, che dialogherà con l’autrice e con Alfio Barca, il quale proietterà e commenterà alcune delle foto contenute nel testo.

 

Letizia Tomasino nasce a Palermo nel 1961. Dopo il diploma di ragioneria inizia a lavorare nel campo ristorativo. Donna eclettica, dalle mille sfaccettature e amante dell’arte in tutte le sue forme. Cantante, fotografa e scrittrice. L’arte della scrittura la scopre dopo essersi ritirata a vita privata in campagna. Inizia a scrivere poesie e racconti nati da momenti del suo quotidiano, da incontri ed episodi fortuiti; trae ispirazione anche dalla sua grande fantasia.

 

Alfio Barca, da parte sua, nella bella prefazione evidenzia gli inattesi risultati, scaturiti dalla collaborazione con la scrittrice:

«Un grandissimo grazie va a quei viaggiatori immaginari per aver fissato questi luoghi per l’eternità, una memoria del territorio che sarebbe andata persa. Letizia Tomasino mi ha invitato a nozze, ma il regalo più bello me l’ha fatto lei! A un appassionato amante delle foto antiche della sua città arrivavano decine e decine di immagini da analizzare, catalogare e commentare».

 

Il volume Era Taormina si annuncia come un lavoro di grande rigore storico e documentale. Una importante aggiunta alla storia della Città di Taormina, come si evince anche dalla sinossi del testo:

«Taormina, un angolo di paradiso, una perla rara incastonata tra mare e monti, uno spicchio di mondo, di storia, di bellezza, che ha incantato milioni di visitatori. È una delle mete turistiche più amate del pianeta. Taormina ha ispirato poeti, scrittori, viaggiatori, fotografi e celebrità di fama internazionale. Questo libro parla attraverso immagini iconografiche inedite. Paesaggi, scene di vita contadina, strade, processioni, pescatori e persone di un tempo ormai lontano. Le foto sono databili più o meno ai primi trent'anni del XX secolo: Taormina e i territori limitrofi, Castelmola, Sant'Alessio Siculo, Giardini Naxos, Calatabiano e forse anche qualche altro paese non identificato. Immagini che documentano e raccontano un territorio oggi decisamente diverso, la cui morfologia urbana è stata chiaramente modernizzata, passo dopo passo con lo sviluppo e l'evoluzione della società».

Lo spettacolo: date e strutturaAmore è stato inserito nel cartellone estivo degli eventi organizzati dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia, che celebra quest’anno i 40 anni di attività.

Spiro Scimone, Francesco Sframeli e molti altri attori, che nel corso degli anni hanno regalato al pubblico teatro di qualità fatto di incessante ricerca, sono amici della nostra città e ieri sono stati accolti in spirito di amicizia dal pubblico presente, per assistere alla prima serata di Amore.

Non è infatti un caso che tra loro vi fosse anche l’attore Nino Frassica, legato alla tradizione del teatro prodotto dalla Città dello Stretto: un amico tra amici.

Amore è andato in scena il 25 agosto e in replica ieri sera 26 agosto, alle ore 21:00 al Palazzo dei Congressi di Taormina.

Amore è commedia o tragedia, o fusione di generi mescolati in una struttura sperimentale che usa le battute come fossero martelli penumatici, riecheggianti «il ricordati che devi morire». Il testo, bellissimo e inesorabile nel giungere fino in fondo al nocciolo della questione, è di Spiro Scimone, mentre la regia con le scene costruite secondo la formula del «in ricchezza e povertà» prediligono il legno e il cotone. Chissà perché ogni tanto, tra il carrello dei due pompieri, le tombe con i cassetti a scomparsa e le lucette a forma di croce stile lampada da notte, mi sembrava di essere in un reparto dell’Ikea – ed è anche questo il senso sotteso dell’amore ridotto a ritmi e regole che di fronte alla fine si frantumano, e resta solo l’Amore oltre il finché morte non ci separi.

La durata è di quasi un’ora, in un atto unico, suddiviso da giochi di luci accese e spente e da passaggi di consegna tra i protagonisti: Giulia Weber; Francesco Sframeli; Spiro Scimone; Gianluca Cesale.

Prodotto nel 2016, la compagnia ha girato l’Italia riscuotendo consensi e lo spettacolo si è aggiudicato il Premio Ubu in quello stesso anno come Miglior novità o progetto drammaturgico; Miglior allestimento scenico; Nomination Miglior spettacolo.

 

Ah, l’amore, l’amore! Ve lo ricordate voi l’amore quando eravate giovani? – Fuoco e fiamme, fulmini e saette. Magia, furore e passione. Incendio dei sensi e centrifugato della mente. L’amore è un sentimento complesso o è piuttosto un incomprensibile universo di senso? Chi ha l’opportunità di godere di questo esempio di teatro, fatto con criterio, sarà costretto suo malgrado a porsi questi e altri interrogativi, non banali ma essenziali. Perché è all’essenza dell’uomo/donna stessi che puntano autore, regista e attori.

Un cimitero, due tombe adiacenti. L’amarcord della vita tra rimembranze e amnesie. L’umanità varia che non azzera le differenze dei gusti quotidiani, né nasconde i problemi che ogni coppia etero e/o omo si trova ad affrontare. La vita che passa davanti al pubblico non è quella degli attori, ma la nostra. Tra battute, silenzi e riflessioni, una coppia di pompieri/amanti che ancora tentano di spegnere incendi e una coppia: marito e moglie/coppia di fatto – ciascuno ci ritrovi quello che più gli si confà e si ritrovi in ciò che fanno – sono in sosta per affrontare l’altro viaggio, quello di cui possono avere immaginazione, ma che non narreranno. Narrano invece del loro vissuto, per portarsi dentro alla tomba tutto ciò che li ha uniti e anche divisi, colmando o tentando di pervenire a una conclusione felice per riposare in pace sotto le lenzuola del tempo finito. Ma prima restano lì, a chiacchierare sulla tomba in un tempo che appare sospeso.

«Dai, amore, dammi un bacio sulle labbra! Dammi un bel bacio sulle labbra! Come da giovani, amore… Come quando eravamo giovani, amore!»

La battuta assilla, non lascia scampo, trova appagamento nei tentativi di esperienza dell’eros, sino a quando, secondo un ben preciso ritmo da copione, non arrivano i pompieri a spegnere l’incendio. Sino a che non sarà più necessario domare le fiamme. Sino a che di Amore resteranno il ricordo e la memoria: una tomba, una lapide… L’assurdo e l’apparente non senso. I vicchiareddi «ca cuntunu e si cuntunu». Potrebbero essere nella piazza di un paese o nella periferia di una grande città. Hanno visto i cambiamenti e nel «ricordi del quando eravamo giovani» si accingono a compiere il passo del non ritorno.

Amore è l'ottava commedia di Spiro Scimone; la quarta con la regia di Francesco Sframeli, dopo “La Busta”, “Pali” e “Giù”, messa in scena dalla compagnia Scimone-Sframeli.

 

Fuori scena, post spettacolo. Esterno notte – Di rientro a casa, con l’aria che sapeva di pioggia e di vento, mi son lasciata afferrare da un vago senso di nostalgia ed ho pensato all’Amore: quello di gioventù e quello del tempo attuale, forse più maturo, semmai mi ritrovassi a viverlo ancora.

Tornatemi in mente alcune scene dello spettacolo di Spiro Scimone e Francesco Sframeli, mi son ritrovata a canticchiare un testo di Vinicio Capossela «Che coss'è l'amor». Ci starebbe bene a chiusura di spettacolo:

Che cos'è l'amor
è un indirizzo sul comò
Di unposto d'oltremare
Che è lontano
Solo prima d'arrivare
Partita sei partita
E mi trovo ricacciato
Mio malgrado
Nel girone antico
Qui dannato
Tra gli inferi dei bar

Che cos'è l'amor
è quello che rimane
Da spartirsi e litigarsi nel setaccio
Della penultima ora…

 

Un’ultima nota: andateci a teatro che vi può fare solo bene, è la cura migliore per affrontare «il male di vivere» della società odierna.

Stasera, sabato 27 agosto alle 21:00, con “Anima mundi” torna in scena la compagnia Neon. Biglietti in vendita sul sito di Taormina Arte e sul circuito Box Office fino alle 17:00 e acquistabili a partire dalle 17:00 al botteghino del palazzo dei Congressi di Taormina.

TAORMINA - ll "Finc Comedy Festival", Festival Internazionale Nouveau Clown: iniziativa del Theatre DeGart, in collaborazione con l'amministrazione comunale, si svolgerà nel prossimo mese di dicembre. Un evento unico per il Sud Italia.
 
Mister Bean, Jango Edwards, Benny Hill ma anche Buster Keaton, Charlie Chaplin e Harold Lloyd, solo per citare gli interpreti più famosi, sono coloro i quali hanno reso grande e immortale la disciplina del "Nouveau clown", cioè l'arte di fare ridere senza parlare. Un linguaggio universale che supera ogni differenza linguistica e che da un secolo a questa parte fa ridere la gente di tutto il mondo.
Grazie all'iniziativa del Theatre DeGart di Dandy Danno & Diva G, al secolo Daniele Segalin e Graziana Parisi, in collaborazione con l'amministrazione comunale, si terrà nel prossimo mese di dicembre a Taormina il "Finc Comedy Festival" il Festival Internazionale Nouveau Clown, progetto riconosciuto dal Ministero della Cultura per il triennio 2022/24.  Un evento unico per il Sud Italia che si propone di sollevare l'interesse del grande pubblico non solo nel campo artistico ma anche in quello sociale, partendo dalla visione di vita del clown che può influenzare i comportamenti e cambiare perfino gli atteggiamenti negativi invertendo la tendenza, purtroppo sempre più accentuata, al cattivo gusto.
Il Festival avrà la durata di sette giorni, durante i quali si terranno una serie di spettacoli, gratuiti e a pagamento, e si svolgeranno laboratori, workshop, corsi, incontri con gli artisti e approfondimenti con l'arte comica e sull'importanza del concetto dell'Autoderisione. Uno degli obiettivi è il massiccio coinvolgimento delle scuole del territorio con le quali saranno affrontati temi importanti come il bullismo e l'inclusione, presentando la "Filosofia dell'arte del fallimento" che è uno dei fattori identificativi di questo genere comico.
Gli artisti che parteciperanno al Festival oltre a un importante curriculum artistico avranno una fondamentale caratteristica: lo spessore umano, qualità necessaria per potere traghettare gli spettatori in un viaggio onirico, dai grandi protagonisti della Commedia dell'Arte, del circo contemporaneo della commedia muta, in un mondo di immaginazione senza tempo.

Un’esposizione che appare naturalmente inserita in un pregevole contesto architettonico – L’esposizione del Maestro Giuseppe Cuccio è stata inaugurata il 15 luglio scorso ed è inserita nel programma per i Quarant’anni della Fondazione Taormina Arte Sicilia. Potrà essere fruita fino al 30 settembre, e un segmento è stato creato anche presso il Teatro Antico dove alcune delle opere scultoree dell’artista possono essere ammirate in un contesto più che consono come lo è d’altronde quello della Casa del Cinema. Un luogo che appare quasi creato appositamente per questo magnifico allestimento, semplice, pulito, lineare ed elegante che ha il tocco magico di Francesca Cannavò, di certo la persona più qualificata per una scelta il cui risultato è felice. Felicità per gli occhi e per tutti i sensi, coinvolti in un viaggio materico di disegni e sculture che conducono tutti al disvelarsi dell’Essere: quello della Natura e quello umano, parte di essa.

 

Chi è Giuseppe Cuccio? – Il Maestro, palermitano, ha conseguito il diploma di liceo classico e il diploma dell’Accademia di Belle Arti nella sezione scultura, e attualmente è docente di Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico “Damiani Almeyda” di Palermo. Ha partecipato a diverse esposizioni in Italia e all’estero. Tra i vari riconoscimenti è stato premiato a Milano in qualità di “artista dell’anno 2009” (Premio delle Arti-Premio della Cultura). La sua ricerca espressiva è comprensiva della scultura della pittura della grafica e del disegno. Varie sue opere sono dotazione di collezioni private e nei musei.  L'artista si muove tra Palermo e Milano.

 

Un’azzeccata recensione per iniziare ad addentrarsi nell’arte di Giuseppe Cuccio a cura di Anna Maria Ruta – La studiosa, che ha curato una delle mostre del Maestro, ha scritto di lui:

 «Più che eclettico, duttile a manipolare varie materie (bronzo, travertino, basalto, granito calcare, marmo, argilla, carta), e con una tensione citazionistica postmoderna, Giuseppe Cuccio è di fatto un classicista, classicista nella geometria e razionalità del progetto, classicista nella forma, classicista nell’universalità del messaggio. Scultore colto, con un preciso gusto architettonico, il classico lo rivisita, captando la parola degli antichi nell’essenzialità, nella chiarezza del dettato che illumina e aiuta a orientarsi meglio nei chiaroscuri della realtà. Le sue sculture sembrano mezzi busti di koũroi e di kòrai, con accenni di corpo, apparentemente non finiti, che rimandano subito all’idea formale sottesa, che esige l’essenziale, il segno squadrato, cadenzato da linee nette. Da questi scabri corpi di adolescenti emana un’intensa, ma concentrata, tensione interiore, che aspira ad un sereno rapporto col mondo».

 

Un percorso che va dal bosco alla chiarità della radura – Si procede, nel visitare la composita esposizione, come se attraverso i paesaggi oscuri e invernali, che usano la tecnica di un intrico su carta con l’uso del carboncino, si assistesse al lento disvelarsi dell’Essere. Natura interpuntata da sculture che accolgono gli spunti dell’arte minoico-micenea e si esaltano nel rimando alla Grecia arcaica sino a perfezionarsi nel più maturo classicismo che riecheggia nell’Atene del V secolo a.C.

Natura, paesaggio brunito e spigoloso, sculture e al piano superiore, i disegni morbidi e generosi, espressione del femminile e del maschile, indivisi nel mantenere le rispettive differenze, accolgono il visitatore per condurlo all’essenza della vita, la nascita, che ha in sé i germi della morte e prospetta la rinascita.

Uso della terracotta per legarlo alla terra, alla sua origine greca che è culla della filosofia. Immersione nel bronzo e passaggio dalle smozzate ancestrali figure, ammiccanti a platonici ermafroditi, schiuse nel colore dei fiori, amalgamati con pastelli a olio e pastelli di ordine elementare. Rinvii allo scorrere del tempo e alle stagioni tra Demetra e Kòre, tornate ad allietare le giornate degli umani per condurli a una forma di salvazione, incarnata dalla terracotta smaltata dell’Arcangelo, traduzione cristiana del pensiero neoplatonico.

Visitando e assaporando il mio giungere nelle chiarità della radura dove si è disvelato l’Essere della Natura, dentro di me risuonavano i vari passaggi delle «Quattro Stagioni» di Vivaldi, poiché il Barocco è anch’esso una interpretazione del disvelarsi dell’Essere, tra Eros e Thanatos, tra divino e mortale, nell’incessante darsi di Natura ed esserci dell’uomo.

 

Informazioni sulla mostra di Giuseppe CuccioLa mostra è aperta al pubblico sino al 30 settembre con i seguenti orari:

  • Mattina, 10:30/13:30
  • Pomeriggio, 17:30/20:30
  • Ticket 5 euro

L’esposizione è allestita presso La Casa del Cinema di Taormina, Corso Umberto 61 e alcune sculture possono essere ammirate anche al Teatro Antico.

 

 

Una esposizione inaugurata il 22 luglio che rende onore alla Città di Taormina – Recarsi alla ex Chiesa del Carmine – che molti di voi conoscono per via delle varie mostre susseguitesi in questi anni – mi ricorda sempre quanto sia ricco il nostro patrimonio e quanto questa cittadina sia un museo a cielo aperto, dove ogni scorcio, ogni edificio si predispongono naturalmente ad accogliere arte e cultura. Ciò l’ho avvertito anche quando ho visitato la magistrale miniatura di Piazza IX Aprile realizzata da Gino Castorina. Quest’opera diciamocelo, ci dona tali emozioni da farci tornare ad essere tutti un po’ bambini, affascinati da quelle figurine e quei dettagli che noi da piccoli ritrovavamo nei soldatini, nei presepi e nelle nostre case delle bambole, oppure nelle costruzioni Lego o negli scenari proposti dai Trenini Lima. Io disegnavo ad esempio le case dei sogni e realizzavo abitini e accessori ed ero una patita dei trenini. Chiunque decida di visitarla, la LA TAORMINA IN MINIATURA-PIAZZA IX APRILE, sarà tentato di toccarle e di giocarci con quelle perfette riproduzioni dei turisti mescolati con la gente del luogo, e avrà il desiderio magico di diventare piccolo piccolo e camminarci là in mezzo. Il Maestro Castorina infatti ha esaudito il sogno di tanti di noi: tornare bambini per perderci in strade e viuzze che hanno il sapore del trascorso e del tempo perduto.

Questa esposizione di ragguardevoli dimensioni, ci restituisce la nostra piazza più amata, Piazza Sant’Agostino, un luogo dove ancora adesso, se sappiamo ascoltare, risuona il battito del cuore taorminese. Un’opera che fa onore alla Città e che merita di certo un’esposizione permanente, in quanto espressione di notevole artigianato artistico.

 

L’amore per la Città e il ricordo di Nino Castorina – Appena entrati, guardate alla vostra destra, e troverete il biglietto da visita, costituito dall’omaggio ad Antonino Castorina, fotografo e miniaturista egli stesso, a cui il figlio Gino ha voluto dedicare un omaggio con l’esposizione di alcune miniature con altrettanti monumenti taorminesi, realizzati dal padre. C’è poi una raccolta fotografica di pregio, che narra al visitatore la storia per immagini di Piazza IX Aprile, con foto provenienti dalla collezione Conti, Von Gloeden e dello stesso Castorina. Un luogo vivo e in trasformazione così come si evince, perdendosi nelle ombreggiature e nei ritratti delle persone del tempo. Un salto nel passato che rivive, riattualizzato, nella miniatura del maestro Castorina, il quale non pago, ha deciso di far partecipare il papà alla scena, ricreando la sua miniatura mentre fotografa due sposi, dandogli un’affettuosa immortalità.

Castorina ha dichiarato che «per rendere l'opera più veritiera e dunque “viva”, ho realizzato oltre 200 figure ispirate in gran parte a personaggi del luogo, che contribuiscono a ricreare un'atmosfera simile a quella che si respira nella quotidianità. Sebbene oggi la tecnologia non ponga limiti alla realizzazione in copia di qualsiasi oggetto, magari utilizzando la stampa 3D, ho ritenuto prezioso sostenere e promuovere ciò che viene creato con le proprie mani». 

 

Un po’ di storia. Oggi si parla di miniature ma il termine tecnico è Diorama – Per diorama si intende «la riproduzione in scala ridotta di una scenografia che ricrea diverse ambientazioni: habitat degli animali, momenti storici, scene di vita quotidiana, eventi mitologici o fiabeschi». Pur se spesso viene equiparato al plastico, differisce da questo. I plastici infatti sono utilizzati per esempio in ambito edilizio e architettonico.

Il diorama, ha una storia diversa che lo avvicina in un certo senso al teatro e alla fotografia. La realistica ricostruzione infatti prevedeva la riproduzione della scenografia all’interno di una “scatola” semi aperta, dotata di un vetro per poterne ammirare il contenuto. Diorama, parola di origine greca, significa, “guardare attraverso”: attraverso un vetro o un occhiale o qualche altro tipo di lente. Naturalmente anche la data di inizio sull’invenzione del diorama appare controversa. Diciamo che le miniature esistevano già con l’arte presepiale, diffusasi nell’Italia meridionale durante il periodo borbonico, ma tecnicamente i veri diorami sono quelli risalenti alla prima metà del XIX secolo e sono opera di Paolo Savi, geologo e ornitologo italiano, che li usò a scopo didattico. Le riproduzioni di Savi possono essere ammirate presso il Museo di Storia Naturale e del Territorio di Calci, in provincia di Pisa.

Però, in tanti sono concordi nel ritenere che il vero inventore e papà del diorama sia Louis Daguerre, artista, fisico francese, e inventore del processo fotografico. Fu Daguerre a realizzare i primi esemplari di diorami tra il 1822 e il 1827 con lo scopo di ricreare, a teatro, realistiche scenografie.

 

Il presepe e un collegamento con la miniatura del Maestro Gino Castorina – Un’opera molto bella da ammirare all’interno della chiesetta quattrocentesca di Sant’Antonio Abate, nei pressi di Porta Catania a Taormina è l’imponente presepe, che dal 1953 si trova in esposizione permanente. Il presepe è frutto del lavoro di Dionisio Cacopardo, il padre del defunto Arciprete di Taormina, Monsignor Salvatore Cacopardo. L’opera, in sughero e altro materiale ligneo, riproduce la città e i suoi monumenti più noti, come la Naumachia, il Teatro Antico, il Duomo, la Badia Vecchia, il centro cittadino e Palazzo Corvaja. Un quadro a tre dimensioni molto dettagliato, che ripropone scene della tradizione natalizia isolana. Un diorama, dunque!

Mi sono voluta soffermare sull’arte presepiale al fine di per creare un ponte con un altro celeberrimo presepe ma molto più antico: il Presepe Cuciniello, datato 1700, che può essere ammiratosi trova a Napoli nella Certosa di San Martino. Il presepe prende il nome dall’architetto, commediografo e grande collezionista di statuette per presepe Michele Cuciniello (1823-1889), il quale donò i circa 800 pezzi che compongono il presepe. L’inaugurazione dell’opera avvenne il 28 dicembre del 1879, e la scenografia fu curata da Cuciniello che si fece affiancare dall’architetto Fausto Niccolini, dallo scenografo Luigi Masi per le pitture del paesaggio, e da Luigi Farina per l’esecuzione del masso. Il presepe venne allestito al piano terra dove un tempo era la cucina della Certosa. Oggi lo si può ammirare protetto da un vetro, arricchito da una illuminazione cangiante che riproduce le varie fasi del giorno sino alla notte e al risorgere del sole. Ed ecco, il punto di contato con Castorina: l’illuminazione!

 

Il Maestro lo spiega bene nel pannello bilingue che accoglie i visitatori – «Con infinita passione, ho voluto raccontare uno tra i luoghi più rappresentativi della nostra Città attraverso la ricostruzione minuziosa dei monumenti, degli antichi edifici e delle attività che fanno da contorno a Piazza IX Aprile. La fedele riproduzione in scala 1/22 di quella che per i taorminesi è semplicemente Piazza S. Agostino, ha richiesto un accurato studio dei materiali ed il ricorso a tecniche di assemblaggio capaci di restituire la più completa percezione visiva del sito. Poiché “la bellezza è nei particolari”, nulla è stato lasciato al caso nel ricostruire le singole parti di ogni edificio, scalinata o lastricato. Legno di balsa, listelli di noce, filamenti di rame ed ottone innervano per decine di metri la struttura modellata in polistirene secondo ben precisi schemi progettuali, dove polvere di quarzo e pigmenti acrilici conferiscono agli intonaci sfumature cromatiche che narrano il lento scorrere del tempo. Ho prestato particolare cura alla realizzazione dell’impianto di illuminazione utilizzando micro lampade ad incandescenza e led ad intensità regolabile, al fine di riprodurre l’effetto della luce solare, simulando in modo realistico le diverse fasi della giornata, dall’alba al crepuscolo».

 

Curiosità e informazioni sull’esposizione – L’interesse suscitato da alcuni suoi lavori ha consentito a Gino Castorina di partecipare a una puntata della trasmissione "Buona Domenica”. In quella circostanza, il Maestro aveva auspicato l'avvio di un progetto riguardante la realizzazione di un museo delle miniature.

L’esposizione TAORMINA IN MINIATURA-PIAZZA IX APRILE, potrà essere ammirata sino a fine settembre con possibili prolungamenti. Gli orari di apertura per il mese di agosto vanno dalle ore 10 alle ore 23, in orario continuato. Eventuali modifiche agli orari e alle date espositive saranno comunicati in seguito.

Main partner della mostra, TAORMINA IN MINIATURA-PIAZZA IX APRILE, è il gruppo “Allianz”  (Agenzie di Messina e Milazzo)

Un compleanno festeggiato con tutta la CittàDomenica 7 Agosto 2022, la sala ‘A’ del Palazzo dei Congressi di Taormina, era piena di persone allegre e festanti, in perfetta sintonia con un giorno augurale.

Il Piccolo Coro Don Bosco ha dominato la scena con il tradizionale appuntamento musicale, il CONCERTO D’ESTATE, per festeggiare il suo 14º anno di attività. Lo spettacolo che ha avuto luogo, non è stato un semplice concerto canoro ma un’esplosione di giubilo e bravura da parte degli allievi, diretti come sempre magistralmente dal Maestro Ivan lo Giudice.

L’evento inoltre ha ospitato una raccolta di fondi a favore dei bambini e delle scuole della Guinea Bissau.

Senza scordare la puntuale ed effervescente conduzione dell’attrice Anna Maria Raccuja e della cantante Laura Lo Re, entrambe madrine di questo appuntamento, entrato di diritto nella tradizione cittadina.

 

Un lavoro lungo 14 anni colmo di successi – L’attività del Piccolo Coro è stata un lungo e laborioso percorso di un insieme di persone – dagli allievi avvicendatisi a quelli in ingresso – che ha visto crescere e maturare nella voce e nella formazione personale tanti bimbi divenuti adolescenti che, visti dall’esterno, appaiono armoniosi come un unico organismo. Bravura, metodo, disciplina, unite alla gioia della condivisione al crescere dell’amicizia, al saper fare squadra e al saper stare insieme agli altri. Una sfida continua che il Maestro Ivan Lo Giudice ha saputo e sa portare avanti con pazienza e determinazione come un padre farebbe con i propri figli.

Sì, perché il Piccolo Coro è una grande famiglia. Cambia è vero, ma nell’animo resta tale e indivisibile nonostante nuove nascite e altrettante partenze. Una famiglia che coinvolge tutti, dai bambini ai genitori, da chi dirige, a chi lavora dietro le quinte, per dare modo a tutti noi di battere le mani, ballare e cantare insieme a loro. Una festa del cuore. Un cuore immenso quello del Piccolo Coro, esso rappresenta una delle belle realtà della nostra Città di cui andare fieri.

Taormina ha sempre avuto un tessuto fatto di trame di teatro, di danza, di musica e di canto. Le nostre radici sono fatte di voci e di note e dunque non possiamo che essere felici di vedere i nostri bimbi e i nostri ragazzi offrirsi nel canto.

Il Piccolo Coro Don Bosco Città di Taormina, ha portato in giro il cuore di noi tutti sino a far commuovere, con una toccante esibizione dell’Inno d’Italia, quello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella sua ultima visita a Taormina durante il Taobuk Festival.

 

Il potente valore pedagogico della musica e del cantoMaria Montessori soleva dire: «Il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi».

Ecco che l’insegnante, in questo caso Ivan Lo Giudice, ha saputo dare lungo il corso di questi 14 anni un metodo che sarà d’ausilio per il resto delle vite degli allievi. Senso di responsabilità e crescita affinché i semi di oggi germoglino, dando i frutti di domani. Sempre la Montessori diceva che «il bambino è una sorgente d'amore; quando lo si tocca, si tocca l'amore».

Questi giovani frutti hanno trasmesso messaggi di amore per la terra, per il mondo e tutti gli esseri viventi; amore per i propri affetti e grande senso dell’amicizia. Hanno cantato i temi della solidarietà e del rispetto per l’altro e per le differenze che ci rendono tutti speciali. Hanno ballato per omaggiare le mamme e i loro cari. Sono di esempio soprattutto per noi cosiddetti “adulti”, che troppo spesso scordiamo il nostro autentico lato fanciullo e ci allontaniamo dagli autentici valori che ci rendono degni di essere considerati esseri umani.

Chi ha avuto modo di assistere ai concerti del Piccolo Coro, sa quanto amore ci sia in ciascuno di questi piccoli scrigni. Essi sono la parte migliore di noi. Anche Don Bosco era convinto che «l’educazione è cosa del cuore» e va trasmessa con dedizione e gioia, poiché «la gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’amore». Egli esortava i suoi ragazzi e amava dire: «Camminate coi piedi per terra e col cuore abitate in cielo».

Tanti tanti auguri Piccolo Coro, donaci ancora sorrisi e speranze!

 

I partner del Piccolo Coro che hanno contribuito alla realizzazione del concerto sono:

Banca Credito Cooperativo Pachino; Associazione Albergatori Taormina; Jonica 2001; Pharmawell; Flumen Alley; Rosaria Trimarchi Events; Secom; NAXOS FOODS; RhinoCorp.

SANT'ALESSIO - Questa sera, venerdì 5 agosto, si terrà alle ore 21:00, nel giardino di Villa Genovesi , “Otto borghi, un territorio: la visione di Carmelo Duro”.

L’evento organizzato per la prima volta nel 2020 in occasione dell'ottantesimo compleanno del giornalista Carmelo Duro, giunge quest'anno  alla terza edizione.

“Si tratta di un appuntamento che speriamo di continuare a riproporre negli anni e che dal 2023 potrebbe diventare itinerante”, ha detto Filippo Brianni, presidente di Archeoclub Area Ionica Messina, che organizza, in collaborazione con l’associazione “La Valle d’Agrò-Carmelo Duro”, guidata da Pino Chillemi, con l’Osservatorio dei Beni culturali dell’Unione dei Comuni guidato dalla prof. Antonina Foti, col patrocinio del comune di S. Alessio Siculo e, quest’anno, anche di Roccafiorita che offrirà il supporto tecnico all’evento. L’edizione 2022 sarà dedicata alla presentazione del “City Audio Tour S. Alessio Siculo – il paese del Capo Argenteo” ed al progetto del Museo dei Sommersi.

 

CITY AUDIO TOUR -  Il “City audio tour – Il paese del Capo Argenteo” è un progetto avviato da Archeoclub in collaborazione col comune di S. Alessio già da alcuni anni ed ha consentito la mappatura completa dei beni culturali di S. Alessio Siculo, prima attraverso audioguide con QrCode disponibili sulla piattaforma IziTravel, poi con l’inserimento nell’app del Comune ed oggi anche in formato cartaceo. Tutte le mappe sono in grado di interagire tra loro ed oggi un visitatore può conoscere posizione, storia e caratteristiche di tutti i beni culturali di S. Alessio Siculo sul supporto che preferisce. Venerdì verranno consegnate le mappe cartacee al comune per la distribuzione e verranno spiegati i dettagli dell’iniziativa.

MUSEO DEI SOMMERSI - Il Museo dei Sommersi sta nascendo a Villa Genovesi per volontà dell’ex assessore Virginia Carnabuci la quale ha deciso di mettere a disposizione dell’iniziativa la propria indennità di carica. Il progetto espositivo è stato realizzato con l’ausilio tecnico – scientifico di Archeoclub Area Jonica, che peraltro nei decenni scorsi aveva già collaborato alla creazione ed allestimento del Museo del Mare di Furci Siculo. Si prevede di integrare l’esposizione marinara già presente a Villa Genovesi con una sezione di museo digitale che consenta, grazie a proiezioni, di “vedere” il relitto della nave romana a capo S. Alessio, oggetto di prospezioni subacquee del 1999 a cui Archeoclub d’Italia collaborò con la propria struttura specialistica di archeologia subacquea “Marenostrum”, allora guidata dall’ingegnere fiorentino Orlando Pandolfi. Per il futuro si pensa di riportare nel museo le anfore ritrovate a Capo S. Alessio ed oggi al museo di Naxos e di studiare la possibilità di un collegamento “live” con il relitto che consenta, da una parte una fruizione turistica costante, seppur da “remoto”, dall’altra la possibilità di un monitoraggio costante del sito, anche per prevenire trafugamenti.
 

GLI INTERVENTI PREVISTI - L’incontro di staseramoderato da Filippo Brianni e Ketty Tamà, sarà aperto dai saluti del sindaco di S. Alessio, Domenico Aliberti, dell’assessore alla Cultura, Rosario Trischitta e del presidente di “Valle d’Agrò-Carmelo Duro”, Pino Chillemi.

Intervengono anche: Virginia Carnabuci già assessore alla Cultura e Mimma Duro, figlia del compianto Carmelo Duro.

 

SANTA TERESA DI RIVA – L’edizione 2022, la settima di un appuntamento che riscuote enormi consensi, ha calato il sipario ieri sera, 31 luglio.

Zabut, con in programma 27 cortometraggi provenienti da 17 nazioni e con la new entry della Palestina, ha ufficialmente alzato il sipario il 28 luglio e in una carrellata ricca di attese ed emozioni ha spento i riflettori ieri sera. Location di prestigio è stata per tutte le quattro serate, il Parco Unità d’Italia della Villa Crisafulli-Ragno.

A presentare la settima edizione di Zabut Festival Caterina Limardo, componente dell’Associazione Taglio di Rema, nonché organizzatrice dell’evento insieme a Cinzia Bongiorno; Nello Calabrò; Carmelo Casale; Antonello Mantarro; Stefania Pasquale; Cristina Totaro.

 

Il concorso dell’edizione 2022 di Zabut Festival, ha presentato 11 prime italiane e una prima mondiale.

Il “Premio esterno Cinit- Cineforum Italiano” è andato al corto che «meglio rappresenta i valori della solidarietà e dell'inclusione»: “Promised Land” di Andrea Pierri, Italia.

LA TRAMA DI Promised Land (8’42’’) di Andrea Pierri – ITALIA:

Ogni giorno moltitudini di persone rischiano la vita nel Mar Mediterraneo per raggiungere le coste meridionali dell'Europa, la nuova Terra Promessa. Il mare, che un tempo si aprì per consentire il passaggio di Mosè, ora si chiude con indifferenza sulle storie e le vite di innumerevoli vittime. Una realtà quotidiana che riguarda tutti noi.

 

Il “Premio miglior cortometraggio Zabut 2022” è andato a

“Night” di Ahmed Saleh, Palestina, con la seguente motivazione: «Un'opera capace di imporsi fin dal primo sguardo per la sua potenza emotiva e immaginifica, e per la notevole maturità artistica, tecnica ed espressiva. La matericità della stop motion si fa immagine concreta di un dolore atavico e irredimibile, scolpito nei volti stremati eppure indomiti di adulti e bambini, orfani raminghi smarriti in un labirinto di rovine silenti, e in quello, cieco e desolato, di numi tutelari ormai incapaci di consolarli. Un diorama di struggente pietà che trascende anche le proprie istanze contingenti per farsi autentica parabola universale».

LA TRAMA DI

“Night” (15’57’’) di Ahmad Saleh - PALESTINA (Opera prima) - (Iˆ Italiana):

La polvere della guerra tiene gli occhi insonni. La notte porta pace e sonno a tutte le persone nella città distrutta. Solo gli occhi di una madre di un bambino scomparso rimangono vigili.

 

La giuria, composta da Elena Chiesa, Eric Rittatore e Cristiano Travaglioli, ha voluto sottolineare la qualità della selezione con tre menzioni speciali:

Menzione n. 1:

“Your bad Animals” di Ido Shapira e Amit Cohen, Israele, con la seguente motivazione: «Una grafica da fumetto underground che si abbina a un sound design adeguatamente straniante nel descrivere con grande efficacia la "selva oscura" di sentimenti e paure di una giovane donna alle soglie dell'età adulta, in cui desiderio e abuso, protezione e possesso, perdono i netti confini dell'infanzia per rivelare l'intrinseca, ferina violenza insita nelle relazioni umane».

LA TRAMA DI

Your bad animals” (11’15’’) di Ido Shapira, Amit Cohen - ISRAELE (Opera prima); (Iˆ Italiana):

Rachel, giovane topo ribelle, vive da sola con sua madre in una tana. La sua unica connessione con il mondo esterno è un'app come Tinder, dove può guardare gli animali che vivono nella città sopra di lei. Quando il suo telefono si guasta, si ritrova inaspettatamente in un viaggio in cui esce con gli animali più pericolosi della città, nonostante la madre non voglia e la controlli. Esce con una giraffa carismatica, una tigre seducente e, infine, con un piacevole coniglio. Scoprirà che il mondo esterno non è quello che si aspettava e troverà nuova compassione nel suo rapporto con sua madre.

 

Menzione n. 2:

“Yalla!” di N.Nassar, E. Pitula, R.de Saint Albino, C. Adant, A.Sassatelli, C. Behague, Francia, con la seguente motivazione: «Tra echi neorealisti e slanci felliniani, un rigenerante inno all'ottimisimo e alla resistenza, che rifugge il patetismo mettendo in scena una coppia di eroi slapstick degna di Charlot e Buster Keaton nell'opporre ostinatamente alla violenza bruta l'irriducibile potere dell'immaginazione».

LA TRAMA DI

 Yallah!” (7’03’’) di Nayla Nassar, Edouard Pitula, Renaud de Saint Albin, Cécile Adant, Anaïs Sassatelli, Candice Behague - FRANCIA (Progetto studentesco / opera prima):

Beirut, 1982. Mentre Nicolas si prepara a fuggire dalla sua città natale, dilaniata da una guerra civile senza fine, incrocia il cammino di Naji, un adolescente spericolato determinato ad andare in piscina. Cercando di proteggere il giovane, Nicolas si ritrova trascinato in una surreale corsa contro la guerra, tutto per la pura libertà di andare a nuotare.

 

Menzione n. 3:

Ailín en la luna” di Claudia Ruiz, Argentina, con la seguente motivazione: «Un piccolo-grande conflitto famigliare declinato sull'esile filo di una filastrocca infantile, che prima allontana e infine riunisce madre e figlia: pianeti talora in opposizione ma sempre capaci di riconciliare le proprie orbite"».

LA TRAMA DI

Ailín en la luna” (5’00’’) di Claudia Ruiz – ARGENTINA:

Lavorare, fare la spesa, cucinare, pulire, stirare, prendersi cura di Ailín: questa è la routine di Vilma, madre di 40 anni, sopraffatta dalla fatica e dall'intolleranza della pelle. Un giorno Ailín, richiede l'attenzione della madre e ne provoca uno scoppio emotivo. La routine che le allontanava deve essere interrotta e questo permette loro di avvicinarsi di nuovo.

 

Il “Premio Migliore colonna sonora originale” è andato a

“The night Watch” di Julien Regnard, Belgio, con la seguente motivazione: «In una narrazione che rimanda talora esplicitamente alle atmosfere di Kubrik e David Lynch, questa colonna sonora riesce ad assecondare perfettamente la scansione circolare del dramma coniugale: le musiche, ipnotiche e 'disumanizzanti' sono appannaggio dell'ingannevole “Overlook Hotel” della memoria, con le sue grottesche maschere ferine che inutilmente provano a nascondere o stravolgere il rimorso e la colpa; alla realtà, livida e fredda come la neve che cade sui due protagonisti, restano solo silenzio e le grida dei corvi, guardiani di una notte (forse) irrimediabile».

LA TRAMA DI

“The night watch” (12’00’’) - (Iˆ Italiana) di Julien Regnard – BELGIO:

Una coppia si precipita fuori da una festa glamour. Sulla strada di casa, una discussione porta a un brutale incidente d'auto. Quando George riprende conoscenza, Christina è scomparsa. Sperimenterà quindi una vera e propria discesa all'inferno.

 

 

Infine, il “Premio del pubblico” è andato a “Umbrellas” di Jose Prats e Alvaro Robles, Spagna.

LA TRAMA DI

“Umbrellas” (12’00’’) di Jose Prats, Alvaro Robles – SPAGNA:

In una terra lontana dove la pioggia non si ferma mai, Kyna, una bambina di sei anni, trascorre le sue giornate giocando con noncuranza sotto la protettiva "barba a ombrello" di suo padre, Din. Una notte, l'amato cane di Kyna, Nana, scompare. Per trovarla, Kyna si imbarcherà in un'avventura alla scoperta di sé e affronterà la sua grande paura, la Pioggia.

 

A fare da ciliegina sulla torta, l’invio del toccante video da parte del vincitore per il miglior corto, Ahmed Saleh, in cui l’autore ha narrato il suo incontro con la madre protagonista del racconto.

Un successo di tutti e da condividere con tutti, quello della settima edizione di Zabut il Festival dei corti di animazione. Un evento che rende onore e regala uno spazio di prim’ordine a Santa Teresa di Riva.

 

ZABUT International Animated Short è un Film Festival Festival competitivo internazionale dedicato al cortometraggio d’animazione. È organizzato dall’Associazione Culturale Taglio di Rema (TdR) con il patrocinio del Comune di S. Teresa di Riva.

Il progetto grafico e immagine coordinata del Festival è a cura di Antonello Mantarro (www.antonellomantarro.it);

L’allestimento spazio festival è a cura dell’Arch. Carmelo Casale.

Il “Premio Zabut miglior corto” è di €1000 e il “Premio Zabut miglior colonna sonora” è di €400.

Partner istituzionali: ARS; Città Metropolitana di Messina; Università degli Studi di Messina.

Partner culturali: FCS (Coordinamento Festival di Sicilia); SP/CZD; mammasONica; Cinit (Cineforum italiano); CORTOdiSERA; Scuola del Fumetto; Grafimated cartoon.

Partner commerciali: TECNOCASA; UNOLAB; B-FLOW; LA COUPE; FARMACIA SCHULTZE FURCI SICULO.

 

 

 

 

CATANIA - « Il monologo per un regista è "la sfida" per eccellenza. È occasione di un confronto a due finalmente sincero, è tentativo di costruire un "amore" assoluto, è una prova che certifica poetiche e talenti. Fortuna ha voluto che in questi anni ne dirigessi qualcuno. Fortuna ha voluto che mi confrontassi ogni volta con colleghi super (per me, bravissimi per me)... Barbara, Silvio, Carmen, Carmela, Egle...».
Queste le parole del regista Nicola Alberto Orofino sul suo profilo Facebook per lanciare il ri-debutto di Nove. 
 
Lo spettacolo andrà in scena rinnovato, giorno 8 agosto alle ore 21:00, nel magico cortile di Castello Ursino nella Città dell'Elefante.
L'INGRESSO È GRATUITO ma bisogna prenotare al seguente numero 377 0211879.
 
Nove con Egle Doria, per la regia di Nicola Alberto Orofino, racconta la storia di una famiglia come tutte le altre. Un monologo serrato dove nel corso della narrazione riaffiorano personaggi ed eventi di una vita ricca di sogni e di grandi scelte.
Questo monologo vuole essere un grido di denuncia contro i soprusi del sistema italiano, che ancora oggi lede le donne single o con una partner femminile, che vogliono concepire liberamente attraverso la
fecondazione assistita.
 
Molto bella e accurata la parte dedicata ai temi affrontati sul palco:

«Sono nove i mesi che servono per liberarsi dai vincoli della forma embrionale e conquistare la vita. Il nove è il numero sacro che simbolicamente indica la conquista della verità e della libertà. Nove è la storia autobiografica di una donna siciliana, che prima di tutto è figlia - come tutte le donne del mondo - e poi sceglie di diventare madre e creare la sua di famiglia, sacra come ogni famiglia costruita sull’amore. Nove è il racconto di un viaggio verso mete estere vicine per realizzare un sogno che l’ipocrisia della nostra #Italia vieta. Nove è un racconto ironico e disordinato, come disordinati e confusi sono spesso i ricordi.
Nove è un diario che la memoria sfoglia per parlarvi di una #famiglia come tutte le altre, di cui vogliamo raccontarvi proprio perché in questa Italia in cui viviamo, qualcuno sta cercando di diffondere l’odio e dettare legge sull’amore».

NOTE DI REGIA DI NICOLA ALBERTO OROFINO

« Abbiamo deciso di raccontare questa storia attraverso il #teatro, non solo perché è il nostro mestiere e quindi il linguaggio che più conosciamo, ma perché fortemente convinti che il teatro, oggi, può avere ancora senso come splendido atto di ribellione, ironico certo, ma forte e deciso. Per questo la storia di Egle, che in un mondo altro sarebbe una storia “di vita normale”, in un contesto sociale e politico che non fa presagire niente di buono, diventa un urlo gentile, una ferita salutare che penetra nelle coscienze e nelle vite di tutti noi».
 
Nove 
di Egle Doria e Nicola Alberto Orofino
con Egle Doria
regia di Nicola Alberto Orofino
assistente alla regia Gabriella Caltabiano
scene e costumi Vincenzo la Mendola
assistente scenografia Enzo Pace
foto Gianluigi Primaverile
comunicazione Stefania Bonanno
grafica Maria Grazia Marano
organizzazione Maria Grazia Pitronaci
amministrazione Filippo Trepepi e Federica Buscemi
produzione Madè
 
 
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