SPAZIO BACHIS
Lisa Bachis

Lisa Bachis

Un nuovo appuntamento di “Camere con Vista”, è andato in diretta social sulla pagina dell’associazione fotografica “Taoclick” venerdì 20 novembre, con la presenza di Massimo Vittorio.

Il format, super rodato, nella sua nuova veste, sta mantenendo fede alle promesse fatte dagli “indisciplinati di Taoclick”. Fondamentale la base sul quale è stato costruito, pixel dopo pixel. Anche questa seconda edizione – a cura dell’associazione fotografica “Taoclick”, di Rocco Bertè “Foto e Video”, di “Rogika’s Friends” e del media partner “JonicaReporter” diretto da Valeria Brancato – sta riscuotendo sempre più interesse. Il “Dream Team” vede in campo: Alfio Barca, Rocco Bertè, Roberto Mendolia (Rogika) e Augusto Filistad.

La giornata, assai particolare, ha chiesto un momento di riflessione e di ricordo. Alfio Barca, stavolta in apertura, ha dedicato un pensiero per commemorare Franco la Pica, scomparso nel marzo di quest’anno e che avrebbe compiuto novant’anni proprio il 20 novembre. Toccanti le parole di Barca che ci hanno riportato alla ricchezza umana e di memoria svolta dal Sig. Franco. Uomo d’altri tempi, caro a noi tutti. Un patrimonio di umanità e conoscenza. Ci piace immaginarlo insieme ai tanti amici di questa città a raccontare storie e aneddoti, magari proteggendo questi figli imperfetti con un abbraccio fatto di nuvole e luce serena.

 Per la rubrica in pillole, “Novità ed accadimenti dal mondo della fotografia”, stavolta a far da guida è stato Augusto Filistad, il quale ha posto l’attenzione sull’esposizione per il momento solo sospesa – causa misure anti contagio – “Heroes-Bowie by Sukita”, in mostra a Palazzo Sant’Elia a Palermo dal 10 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021.

Il fotografo Masayoshi Sukita ha riportato le sue impressioni sull’incontro con Bowie avvenuto nel 1972, complice Yasuko (Yakko) Takahashi, che collaborava con lo stilista di Kansai Yamamoto, autore dei costumi di Bowie durante il periodo di Ziggy Stardust:

«Vedere David Bowie sul palco mi ha aperto gli occhi sul suo genio creativo. In quella circostanza osservai Bowie esibirsi con Lou Reed ed era davvero potente… Bowie era diverso dalle altre rock star, aveva qualcosa di speciale che dovevo assolutamente catturare con la mia macchina fotografica». 

Da quell’incontro ne è venuta fuori una duratura collaborazione e una grande amicizia, e Bowie è stato immortalato in scatti che sono divenuti parte del patrimonio di una leggenda. L’istrionico David Bowie, maschera, personaggio e trasgressivo interprete dei tempi a cui numerosi altri artisti si sono ispirati.

Per “Tao Didattica” invece il Maestro Bertè ha messo su una puntata degna di “Art Attack”, dando filo da torcere persino a Giovanni Muciaccia. Tutto sempre focalizzato sulla fotografia con la creazione, a partire da una scatola di cereali, di una rudimentale macchina con foro stenopeico. Il fotografo taorminese – con una nuova e interessante lezione chiara e di facile accesso anche per chi non è particolarmente avvezzo all’uso dello strumento – ha dimostrato che di fotografia si può dire tecnicamente senza terrorizzare chi ad essa voglia approcciarsi anche se a piccoli passi, confermando una naturale predisposizione all’insegnamento.

A seguire, l’invito a postare le proprie foto con l’ashtag a #taoimmagine sui gruppi “Taormina… Click” e “Taormina Street Photography” per commentare, consigliare e continuare a parlare di fotografia, usando esempi concreti tratti dalle immagini selezionate. Infine in chiusura, l’appuntamento con il “Quiz” e la sfida tra provetti fotografi e semplici curiosi.

Sull’ospite della puntata del 20 novembre, posso dire che per me è stata una piacevole conferma. Ho avuto il piacere di conoscere Massimo Vittorio lo scorso 2019, durante l’esposizione fotografica organizzata dall’associazione “AFI011” – gruppo coeso di appassionati cultori dell’arte fotografica – che ha posto l’attenzione su una famiglia e la sua storia: i Rodolico di Aci Trezza. L’esposizione fotografica negli scatti di Massimo Vittorio, scrittore e fotoamatore, ha rischiarato i vari aspetti di un antico mestiere, che può dirsi raro e in via d’estinzione: quello dei mastri d’ascia. Non semplici costruttori di barche ma virtuosi artigiani del legno.

Durante la diretta di “Camere con Vista”, Massimo Vittorio, seduto nel soggiorno di casa sua e con alle spalle una splendida raffigurazione dell’Albero della Vita – che ha subito toccato le corde più profonde del mio essere, facendomi sentire protetta – ha iniziato proprio da loro, dalla famiglia Rodolico, con il video che raccoglie quella sequenza di scatti, dall’impianto novellistico verista, dal titolo: “Mastri d’ascia di Aci Trezza. Una storia vera”.

Mario Pollino, al tempo dell’esposizione a Roccalumera nella sua introduzione, aveva motivato l’urgente esigenza di organizzare l’esposizione di Massimo Vittorio proprio per non lasciare andare all’oblio della memoria un patrimonio rappresentato dalla famiglia Rodolico di Aci Trezza, insistendo più volte sul fatto che «le fotografie parlano».

Esse infatti hanno la voce muta, consegnata ai gesti e alle espressioni, in un’alternanza mimica che può essere definita “universale”.

Massimo Vittorio, durante il piacevole pomeriggio di venerdì scorso, ha narrato da dove nasce questo progetto fotografico – che conta una serie di interessanti scatti sulla vita e il lavoro dei Rodolico.

Ma credo sia necessario, per entrare del tutto dentro il mondo di amore, identità, appartenenza, raccolto “nell’ideale dell’ostrica” a cui anche Massimo Vittorio sa tener fede come un ex voto, percorrere insieme a lui mediante le sue stesse parole in forme quasi novellistica ma con accenti da reportage i vari passi del suo percorso e vederli per l’appunto dal “suo punto di vista. In questo giunge a supportarci il suo sito, www.vittoriomassimo.wordpress.com.

Entriamo dunque iniziando con un giro virtuale nel cantiere dei Rodolico:

Entrano all’interno del cantiere e nel vedere ogni utensile ne ascoltano, dalla voce narrante del mastro d’ascia, la propria storia. Dentro il cantiere la luce è fioca, traccia ombre, disegna curve e segmenti ma un odore di legno penetra nelle narici e desta ricordi. Il legno è sempre stato un compagno di vita per il mastro d’ascia Turi Rodolico, attraverso un rapporto fatto di passione, fatica, tenacia ed ha assunto sempre valori profondi come amicizia, famiglia, speranza. Il legno è l’essenza dei Rodolico e io, attraverso queste foto voglio provare a rivelarla. Il progetto fotografico vuole rendere omaggio a chi, tra le tante difficoltà, non rinuncia, con dignità, a portare avanti una delle tradizioni che rende Aci Trezza, il nostro luogo dell’anima, unica nel mondo.

Tra le prime domande che ho posto a Massimo Vittorio c’è stata questa: La tua fotografia è un documento per risvegliare la memoria del cuore?

Durante la trasmissione, lui ha risposto parlando di memoria e di trasmissione di emozioni. Sebbene la sua sia una tecnica fotografica da perfezionare, in primo piano vi è l’esigenza di mantenere vivo un ricordo e nel farlo, suscitare scosse nel cuore oltreché nel cervello; che è anche cuore perché la memoria in fondo si espande tra testa e cuore.

Questo mi ha fatto ricordare, per l’appunto, quando si presentò a Roccalumera e tengo a riportare ciò che disse in quella sede:

Sono un fotoamatore. Oggi l’interesse per la fotografia è cresciuto moltissimo perché la fotografia appassiona tutti. Nelle mie foto, il soggetto racconta una storia di pane e legno da cinque generazioni. La storia è quella dei Rodolico e del loro cantiere navale. Finché ci sarà una storia da raccontare si terranno i riflettori accesi. Qui, si racconta di un’arte. Dal 1908. Rodolico padre, è stato insignito del riconoscimento di “tesoro vivente” dalla Regione Sicilia. Nella documentazione raccolta, si è anche ritrovata una fattura del 1808. Sono legato affettivamente a questa famiglia per via dei miei parenti, una famiglia di pescatori, ed ho deciso di avviare questo progetto, due anni fa. Insiste in questo territorio un’umanità straordinaria, e il rischio di perdere una tradizione tanto radicata, è elevatissimo. Diamo voce a queste persone attraverso una visione artistica, poiché i luoghi dell’anima sono quelli in cui si lasciano i ricordi.

Massimo Vittorio si addentra tra le viuzze e si sofferma sugli scorci dei luoghi dell’anima. Lo fa con rispetto e tanta umiltà, più per ringraziare chi ci è stato prima di lui e per consegnare un’eredità che non ha prezzo nel campo della valuta umana. Non si può che sentirsi in sintonia con lui quando racconta di come è cresciuto, dei sacrifici fatti dalla famiglia. Una famiglia di pescatori, con il papà pescatore di pesce spada che lo ha fatto studiare. Destino che ha unito tanti di noi in una stretta fratellanza e che noi abbiamo l’obbligo morale di trasmettere alle nuove generazioni, perché non è la salvaguarda della memoria a farci morire ma la distruzione del passato, smembrato in un eterno presente dove non si può immaginare il futuro. Dunque, prendendo in prestito le sue immagini e le relative didascalie, “basta un nodo per ricordare, racchiuso questo ricordo un nodo dentro al quale si vede un faraglione oppure ci vuole una lampadina e si accende un’idea. O serve unirsi in preghiera con un’anziana, sorretta da un giovane dentro la chiesa di San Giovanni Battista, oppure innamorarsi del volto di don Turi Rodolico, dove gli occhi sono la prima cosa che vediamo, ai tempi della pandemia, indossando la mascherina. Sino a giungere al figlio di Massimo Vittorio che, raccogliendo un ideale testimone, fotografa. Il bambino diviene segno di sogni e speranza.

Il sogno e la speranza che tutto scorre e che riusciremo a “passari st’autra nuttata”. Un messaggio racchiuso nelle immagini e nella narrazione che Massimo Vittorio fa della festa del Santo Patrono di Aci Trezza, San Giovanni Battista, in questo 2020:

Ad Acitrezza, la mattina del 24 giugno inizia sempre molto presto e da secoli scandisce quasi sempre gli stessi ritmi.  La mattina del 24 giugno 2020, ad Acitrezza accade qualcosa di diverso, di inusuale, di straordinario.  L’alba più attesa di tutto l’anno è già passata da un po’, il sole comincia a riscaldare e le prime ombre tendono a poco a poco ad accorciarsi.  Arriva la prima devota, con il proprio “voto rosso, con il cordoncino giallo”, tiene in mano un cellulare, segno dei tempi moderni, e sul viso ha un accessorio segno dei tempi attuali, una mascherina. L’immagine è emblematica, segna un momento storico, evidenzia una successione di eventi che da lì a poco avranno, per forza di cose, una portata storica. Passano i minuti e altri devoti si aggiungono, si formano gruppetti con l’evidente imbarazzo di cercare di mantenere le cosiddette distanze sociali. I primi devoti che si accingono ad andare in chiesa si radunano sul sagrato della chiesa, dietro alla grande porta chiusa.  Tra i devoti spunta anche qualche mascherina opportunamente creata per l’occasione: rossa con i bordini gialli. Si scambia qualche commento, si chiama qualche amico per comunicare che da lì a poco possono seguire la diretta della svelata via web. […] Quest’anno la variopinta e festosa pantomima trezzota “U pisci a mari”, come molti eventi insiti nelle feste patronali, si è fermata. Ma non è mancato l’omaggio al Santo Patrono, avvenuto non sul sagrato (come da tradizione), ma sull’altare, con compostezza. Un gesto semplice ma significativo, un omaggio floreale da parte dei componenti dell’associazione “U pisci a mari”. Anche il Pontificale celebrato da Sua Ecc. Rev.ma Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale, davanti alle autorità civili e militari ha avuto la sua valenza storica.

Questa pantomima è importante per Massimo Vittorio: gli restituisce il filo dei ricordi legati alle tradizioni famigliari. Infatti ad un certo punto durante la diretta racconta delle scatole di fotografie, da cui pescare senza un ordine cronologico. Foto e ricordi che ci ridimensionano nel nostro essere fondato sull’alterità. Senza gli altri – famiglia, amici, comunità – siamo simili a specchi vuoti. Possiamo dire di noi stessi solamente mantenendo viva l’esistenza dell’alterità.

Ed è per questo che ho dovuto fargli quest’altra domanda: Il tuo ruolo di insegnante quanto sostiene il tuo percorso fotografico?

Massimo Vittorio ha risposto che non è un vincolo ma un ulteriore strumento di conoscenza per aprire nuove modalità di dialogo. Un dialogo che lui con ostinazione continua a praticare così come la fotografia. Mi piace perciò chiudere con il suo racconto, quando si trova a descrivere per “immagini e parole” un’altra antica tradizione, quella delle “Lacrime di Giobbe”, lasciando a noi il desiderio di approfondire e porci all’ascolto:

Ho incontrato per la prima volta nella mia vita le “Coix Lacryma-Jobi”, una pianta appartenente alla famiglia delle graminacee di origine asiatica. Può raggiungere un’altezza di circa 1,5 m. I suoi semi hanno una forma molto caratteristica ed ovale che variano dal verde, al viola, a sfumature di marrone, che ricordano delle gocce. Tali semi, tra i popoli asiatici, vengono utilizzati per la preparazione di liquori o distillati, bevande calde o fredde. Da un punto di vista nutrizionale, una delle principali caratteristiche di questo “cereale minore” è l’assenza di glutine e la ricca presenza di oli e proteine essenziali. Le proprietà benefiche di questi semi non sono solo alimentari. Da un’antica tradizione monastica, questi semi vengono utilizzati per dare vita a originali coroncine dei Rosari e quindi hanno delle proprietà benefiche per lo spirito dell’uomo. Così all’Eremo di Sant’Anna, da tempo immemore, i frati si sono dedicati alla semina e alla raccolta dei semi di queste graminacee per poi essiccarli e creare le coroncine dei Rosari che donavano alle nobili donne in visita. E oggi, come allora, a continuare questa antica tradizione, con pazienza e passione, ci pensano i sacerdoti che si prendono cura dell’Eremo (aiutati da un gruppo di volontari).

Quest'anno, sebbene l'emergenza Covid, l'associazione culturale Paternesi.com e il "Circolo Letterario Pennagramma" hanno deciso di organizzare comunque il "Memorial Mariano Ventimiglia", la collettiva e il concorso d'arte che ha luogo a Paternò (Catania). 
"Non ci sembrava giusto saltare un anno, non ci sembrava giusto soccombere all'inerzia, farci vincere da questo nemico invisibile, dunque questa XV edizione avrà luogo nell'unico luogo sicuro a nostra disposizione: ovvero il web", hanno dichiarato gli organizzatori del Memorial. 
Le opere di pittura, scultura, fotografia, installazione e incisione verranno esposte, tramite foto nitide accompagnate da accurata descrizione, sulla pagina Facebook dedicata al "Memorial Ventimiglia" e sul sito che a breve verrà allestito per l'occasione. Si potrà partecipare alla collettiva e concorso d'arte con massimo due opere. Gli artisti che vorranno partecipare dovranno inviare, entro il 6 dicembre, ai seguenti indirizzi e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la o le foto nitida/e della o delle loro opera/e e la descrizione dell'opera/e, ovvero: titolo, anno di creazione, tecnica utilizzata e misure (altezza per larghezza). Se le foto saranno di bassa qualità il team organizzativo non potrà accettare la partecipazione dell'artista all'edizione di quest'anno. I premi saranno sempre assegnati da una giuria competente (l'artista taorminese Ghumbert di Cattolica, presidente della giuria) e per ciascuna categoria artistica. Ulteriori novità per questa inusuale XV edizione del Memorial: ci sarà un premio "social media" per l'opera che avrà ricevuto maggiori like in tutte le categorie e un piccolo concorso letterario (organizzato dal "Circolo Letterario Pennagramma") inerente a racconti inediti di massimo 5 pagine "word" sul tema "Emergenza e rinascita" e poesie inedite a tema libero di massimo 1 pagina "Word" che saranno pubblicate sul sito in allestimento dedicato a questa XV edizione del Memorial e nel sito web del circolo: www.pennagramma.com.
Gli scritti saranno giudicati dagli scrittori del Circolo Mario Cunsolo, Giorgio Ciancitto e Simona Zagarella e dalla dott.ssa Francesca Calì dell'associazione culturale Mascalucia.doc. I racconti e le poesie dovranno essere inviati entro il 6 dicembre alle email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
I partecipanti a questa edizione riceveranno tutti una pergamena di partecipazione tramite e-mail, mentre i vincitori riceveranno degli attestati d'eccellenza e in seguito, quando l'emergenza sarà finita, verrà consegnata la "Ragnatela", una scultura in pietra lavica che riproduce in scala ridotta una delle opere più importanti del maestro scultore Mariano Ventimiglia.
Del comitato tecnico-organizzativo fanno parte anche: il web master Lorenzo Merola, il prof. Salvo Luzzio, presidente dell'associazione culturale Centro Studi Omniarteventi, le scrittrici del Circolo Fabiana Muni e Simona Zagarella e Francesca Calì dell'associazione culturale Mascalucia.doc, che si occuperanno, insieme ai team dell' associazione Paternesi.com e del "Circolo Letterario Pennagramma", della logistica dell'evento culturale.
Partnership della XV edizione: l'associazione culturale "Centro Studi Omniarteventi" e l'associazione culturale" Mascalucia.doc". 
Gli artisti di ogni genere, sono quindi invitati  con entusiasmo a partecipare, un modo per dare una risposta positiva ed energica alla situazione difficile che si sta vivendo.
Un modo alternativo per non far morire la cultura!
Fonte:
Ufficio stampa della  XV edizione "Memorial Mariano Ventimiglia"
 
 
 

Il secondo appuntamento di “Camere con Vista”, andato in diretta social sulla pagina dell’associazione fotografica “Taoclick” venerdì 13 novembre, ha visto in qualità di ospite, Andrea Zizzo.

Il format, forte del successo della prima edizione, è ripartito alla grande in una veste rinnovata e accattivante. Inalterata la presenza dell’associazione fotografica “Taoclick”, di Rocco Bertè “Foto e Video”, di “Rogika’s Friends” e del media partner “JonicaReporter” diretto da Valeria Brancato. L’affiatata squadra è composta da: Alfio Barca, Rocco Bertè, Roberto Mendolia (Rogika) e Augusto Filistad.

In apertura, la parola è subito passata ad Alfio Barca con la rubrica in pillole, “Novità ed accadimenti dal mondo della fotografia”. Sotto i riflettori la fotografa Lisetta Carmi con l’esposizione “Voci allegre nel buio. Fotografie in Sardegna 1962-1976”. La mostra prevede l’inaugurazione il 4 dicembre 2020 e l’apertura sino al 7 marzo 2021 presso il MAN “Museo d’arte di Nuoro”.

In un articolo del 3 ottobre 2019, apparso sul sito di cultura “youmanist”, a firma di Manuel Santangelo, è riportato un bel focus su Lisetta Carmi da cui ho estrapolato questo passaggio davvero molto significativo:

«Una volta il maestro Babaji, mitico yogi entrato nella leggenda e che viene ritenuto immortale e si pensa sia in grado di assumere varie forme, disse a Lisetta Carmi che la sua esistenza sarebbe stata equamente divisa in cinque vite. Ora, forse proprio cinque sono troppe ma, nel percorso dell’artista genovese, si possono sicuramente rintracciare almeno tre versioni diverse della stessa Lisetta: è esistita infatti la Carmi musicista e la Carmi immersa nella propria rinascita spirituale, ma in mezzo è soprattutto esistita la Lisetta Carmi fotografa, una delle più grandi del Novecento. E a tenere insieme i pezzi di questo ritratto composito c’è sempre stata la fascinazione per gli ultimi, gli incompresi e i più deboli. Si considerava, infatti, con grande umiltà, più simile a un’antropologa che a un’artista: fotografava per documentare. Non chiedeva a nessuno di mettersi in posa perché voleva conservare la spontaneità e l’unicità di soggetti spesso e volentieri in difficoltà e ai margini. Venne paragonata a Henri Cartier Bresson, che si definiva il “fotografo arciere”, proprio perché come il fondatore dell’agenzia Magnum anche lei era fedele a una visione veloce ed era sempre alla ricerca dell’immagine “rubata”, unica e irripetibile».

Apprezzo molto le pillole che Alfio Barca – il super segretario di “Taoclick – ci propone. Offrono interessanti spunti di riflessione e fungono da naturale collegamento con le altre rubriche, a cura del fotografo Rocco Bertè.

In “Tao Didattica”, l’ospite d’onore della lezione di Bertè è stata la composizione della macchina fotografica. Una breve pagina di storia della fotografia e un inciso sul modo di osservare senza lasciarsi confondere da pulsanti od opzioni tecnologiche.

“Tao Immagine” invece prevede un contributo per i fotografi, i quali partecipano mettendo sul piatto una loro foto, e serve a dare buoni suggerimenti per migliorare una foto ed imparare sempre qualcosa in più. Dedicata ai foto amatori suscita anche l’interesse dei professionisti che chiedono di essere inseriti. Infatti basta postare una propria foto nel gruppo “Taormina… Click” con l’ashtag #taoimmagine per entrare nella possibile rosa dei selezionati. Durante la prima puntata, il Maestro Bertè ha posto sotto la lente d’ingrandimento una foto di Sandra Sánchez e una di Alessandro Licciardello. Nella seconda puntata, la scelta è ricaduta su Marah Filistad e due suoi scatti.

In chiusura come di consueto il quiz per saperne di più di fotografia, per giocare insieme registrandosi a “Kahoot.it”.

Su Andrea Zizzo, invece, anzitutto mi tocca dire che ha una voce così pacata e gentile che metterebbe a proprio agio persino uno affetto da nevrosi conclamata. Rogika lo ha introdotto ponendo l’accento sulla loro amicizia di anni e lasciando a lui il compito di narrarsi e narrare del suo viaggio fotografico.

Mostrandoci una cartella dopo l’altra, Zizzo ha detto di aver iniziato a fotografare nel 1999, specificando che la sua è una “fotografia dinamica”, slegata da un genere preciso e dalla scelta di un’impostazione cromatica definita. Fotografie a colori e in bianco e nero coesistono pacificamente.

Zizzo vive la fotografia come un respiro quotidiano. Ama documentare e la sua osservazione della realtà lo sospinge dal reportage sul costume, sulle usanze e sulle tradizioni alla fotografia del paesaggio, ponendo in essere il suo amore per Madre Natura in ogni sua espressione: dal mondo animale a quello vegetale. Lui stesso ha dichiarato che non ama post produrre per forzare la mano con l’artificio. Tutto sta nell’esperienza e nell’uso dell’occhio, dell’esposizione e del sentire quando è il momento dello scatto. Pazienza e amore, desiderio di omaggiare ciò che lo circonda.

Un eclettico, Zizzo, affamato di vita ed onnivoro fotograficamente. Fotografie di sport come il ciclismo o il motocross; foto di navi, velieri, elicotteri. Terra e mare, cielo e terra. Terra e natura. Natura e Uomo. Il suo fine è quello di riportare nell’immagine frammenti del Tutto e dell’Universo.

Lui è solo un fotoamatore? Lo è nel senso che ama profondamente la fotografia e lo è nel senso che per lavoro gestisce il B&B di famiglia e dunque si occupa di accoglienza ed ospitalità. Vive a Sant’Alessio Siculo ed è fortunato perché gode di una costante immersione nella natura e del contatto con il Tutto. Il soggetto fotografico a cui è attualmente più legato è l’arte. Non va mai a visitare un museo se non gli danno l’opportunità di poter fotografare. Sempre nel pieno rispetto delle regole ma lui deve fotografare. La fruizione dell’opera per Zizzo avviene per il tramite della macchina fotografica, che gli consente di leggere e riportare l’unicità dell’opera stessa. Una riproduzione che non viola l’opera ma la riattualizza rendendo possibile la condivisione con gli altri. Un uso estetico della fotografia che rinvia al pensiero di Zizzo: la fotografia è prima di tutto documento; è fonte storica che salva dalla dimenticanza e dalla distruzione, ed è libertà. Libertà di esprimersi senza assecondare mode o canoni stilistici per compiacere qualcuno. Libertà di essere se stessi e di sentire che il cuore si emoziona. Perché senza cuore non vi è emozione e senza emozione non vi è libertà. Zizzo vuole avere il sacrosanto diritto di essere libero di esprimersi, di fotografare fuori da certi schemi e di sentire l’unione con ciò che fotografa, entrando a far parte del Tutto.

Esercita quella libertà e quell’originalità che anche Lisetta Carmi, oggi ultranovantenne, ha esercitato. Lei che ha rinunciato a suonare il piano perché le sue mani dovevano essere utili agli altri e la fotografia le consentiva di documentare quello che faceva storcere il naso ai benpensanti, in un esercizio fotografico di amore universale. Lei che se ne fregava delle regole e che ha detto:

Ho sempre lavorato per capire. Delle fotografie non me n’è mai fregato niente.

Lisetta Carmi ha esercitato la propria libertà così come lo ha fatto il fotografo contadino Ulisse Bezzi –scomparso di recente – che amava i ritratti dei giovani e quelli dei vecchi, e amava la terra, quella che coltivava. Ulisse Bezzi ha fotografato sempre con luce d’ambiente e ci lavorava tanto sulle diapositive, prima di decidersi a stamparle Ha vissuto la fotografia come moto dell’animo per abbracciare gli altri ed ha sentito questo “istinto a fotografare” più prepotente di ogni altra forza. Il contadino definito “un fotografo naturale”, è divenuto un grande artista, perché qui siamo innanzi all’arte. Ulisse Bezzi ha dichiarato che la fotografia lo ha salvato, sostenuto e rincuorato nei momenti più dolorosi della sua esistenza. Ecco allora che si può comprendere lo spirito che pervade Andrea Zizzo.

Uno spirito colmo di Amore e Libertà.

Il Festival Indipendente di Cinema Breve si svolgerà nei prossimi mesi, in un’edizione ricca di cultura a GRAVINA DI CATANIA. A causa delle vigenti misure in materia di contenimento del virus Covid-19, il Festival "Via dei Corti", che si sarebbe dovuto svolgere dal 26 al 29 novembre a Gravina di Catania, è momentaneamente rimandato a data da destinarsi. È stata una scelta voluta e unanime da parte di tutta la direzione organizzativa, sulla scia dell’ultimo DPCM che colloca la Sicilia in zona arancione e, quindi, destinata a diverse restrizioni.

 

Nonostante il rinvio, la manifestazione continuerà la sua direzione sulla tematica de “Il Cambiamento”. In un periodo di transizione come quello che ci vede tutti coinvolti, è impossibile rimanere inermi. È necessario accogliere il cambiamento, nella sua positiva declinazione.

 

È inutile sottolineare che la kermesse mantiene attivi i rinomati concorsi (corti internazionali, animazione, corti scolastici, documentari, Film in Sicily, CineMigrare e Premio per la Valorizzazione del territorio). Per questo motivo, per rendere onore al grande lavoro svolto da tutti i giurati e dare prestigio ai partecipanti, a partire dal 26 novembre, data simbolica scelta non a caso, verranno svelati tutti i finalisti delle varie sezioni.

 

Il direttore artistico Cirino Cristaldi promette al pubblico di mantenere sempre vivi gli obiettivi del festival, che sono quelli di trasmettere e condividere la cultura cinematografa con tutti gli appassionati, promovendo eventi che diano il giusto valore alla settima arte. Per la sesta edizione saranno previste tante sorprese e tanti ospiti, con l’augurio di ritornare a fare cultura insieme e dal vivo.

 

"Via dei Corti" è organizzato dalle associazioni Gravina Arte e No_Name e con il Patrocinio del Comune di Gravina di Catania.

 

Fonte:

Serafina Adorno

Odg n° 171498

Ufficio Stampa Via dei Corti – Festival Indipendente di Cinema Breve

www.viadeicorti.it

www.facebook.it/viadeicorti Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Venerdì 6 novembre alle 18, sono tornati a tenerci compagnia, con le loro scorribande sulla fotografia, “quei ragazzacci indisciplinati” di “Taoclick”.

CAMERE CON VISTA, giunta alla sua seconda edizione ed attesa dagli amatori nonché dai professionisti, ha fatto un rientro in grande spolvero in una veste rinnovata e accattivante con nuove rubriche, che rendono questo format sempre più originale e seguito.

CAMERE CON VISTA anche nella nuova edizione ha visto riuniti: l’associazione fotografica “Taoclick”, Rocco Bertè “Foto e Video”, “Rogika’s Friends” e il media partner “JonicaReporter” diretto da Valeria Brancato con lo speciale di “Spazio Bachis”. L’affiatata squadra è composta da: Alfio Barca, Rocco Bertè, Roberto Mendolia (Rogika) e Augusto Filistad.

Dopo i consueti saluti d’apertura a cura di Rogika, la parola è andata ad Alfio Barca, cultore di storia patria e appassionato cercatore di tesori nascosti.

Durante la sua rubrica in pillole, “Novità ed accadimenti dal mondo della fotografia”, ci ha intrattenuto con un’introduzione alla mostra, LEONARDO SCIASCIA E LA FOTOGRAFIA, esposizione organizzata presso la sede della “Fondazione Sciascia” di Racalmuto. Inaugurata lo scorso 20 settembre, per il sopraggiunto stato di restrizione al fine di contenere la diffusione del virus Covid19, ha subìto un necessario stop ma si spera possa esser presto di nuovo fruita, dato che il termine per poterla visitare è fissato al 20 febbraio 2021. Si tratta di un’esposizione di inediti fotografici scattati dallo scrittore, nella veste di fotografo. Interessante l’approccio di Barca, in quanto ha individuato la stretta correlazione e complementarità tra scrittura-letteratura e fotografia. Apprezzabilissimo inoltre il parallelo con altri scrittori-fotografi, quali Capuana, Verga e De Roberto, analizzati nell’ottima monografia di Andrea Nemiz, Capuana, Verga e De Roberto. Fotografi, con la bella prefazione dello stesso Sciascia, edito da Edikronos-Palermo, 1982.

Invece nella terza parte del format, dopo la mezz’ora dedicata al portfolio fotografico dell’ospite Mario Pollino, nuove rubriche sempre in pillole sono state curate dal fotografo Rocco Bertè – a cui va aggiunto il merito dell’ideazione del format.

Infatti è partita “Tao Didattica”, lanciata in anteprima dallo stesso Bertè che con un post sui social ha scritto:

Per gli appassionati di fotografia alle prime armi, hai acquistato una bella e costosa fotocamera ma le foto ti vengono meglio con il telefonino; non hai mai capito a cosa serve quella funzione con il nome strano? Bene, questa sera ci sarà spazio per te, alle ore 18:00 durante la diretta di “Camere con Vista 2.0”. Dalla pagina dell’Associazione Fotografica “Taoclick”, commenta con l’hashtag #TaoDidattica e le tue domande potrebbero essere scelte come argomento nelle prossime puntate!

Ed in effetti, il fotografo taorminese – dalla navigata esperienza nel mare della fotografia – ha tenuto una micro lezione, partendo dallo strumento macchina fotografica; dall’uso del paraluce al saperla impugnare correttamente.

L’altra rubrica inaugurata, e a cura di Bertè, è stata “Tao Immagine”; anche in questo caso le finalità sono state spiegate con un post sui social:

Sei alle prime armi con la fotografia? Scatti delle meravigliose foto ma non trasmettono quello che vorresti dire? Allora pubblica le tue foto nel gruppo “Taormina… Click” oppure nel gruppo “New Taormina Street Photography” usando l'hashtag #Taoimmagine. In ogni puntata una foto sarà soggetto dei nostri consigli su come migliorarla durante la diretta di “Camere con Vista 2.0” in diretta dalla pagina dell’Associazione Fotografica “Taoclick”.

Infine in chiusura, il quiz “Metti alla prova la tua conoscenza fotografica”, dove basta iscriversi a WWW.KAHOOT.IT durante la diretta, per poter partecipare e che ha tanto divertito i primi partecipanti perché si impara giocando.

Ora però farò un passo indietro, per tornare a dire dell’ospite di venerdì pomeriggio, il fotografo di lungo corso Mario Pollino, il quale in una densa e coinvolgente mezz’ora a cura di Rogika, ha fatto viaggiare i followers in un mondo dalle innumerevoli sfaccettature.

In una nota biografica ha scritto di sé:

Sono Mario Pollino, vivo e lavoro a Roccalumera. Mi occupo di moda, matrimoni e ritratti. Fotografo per amore. Amore per il Bianco Nero e il Colore, amore verso tutte le foto che scatto e stampo, ma specialmente, amore per le persone che fotografo, per coloro che hanno messo la propria immagine a servizio della mia arte.

E venerdì pomeriggio, in diretta, ha raccontato:

A 14 anni ho scoperto la musica e da allora non abbandono mai la chitarra. A 23 anni, quando ebbi la mia prima figlia, scattai anche la mia prima fotografia e mio padrino, recentemente scomparso, mi introdusse al mondo della fotografia.

Il fotografo ha aperto il focus sul suo percorso fotografico con un video siglato dalla canzone di Biagio Antonacci, Se è vero che ci sei. Anche la musica è divenuta fondamentale per centrare l’interesse dei fruitori o dei clienti. Perché immagini, testi e musica creano la possibilità di una maggiore immersione dentro a questo mondo, e frattanto lo avvicinano sempre di più al documentario e al film con una regia e tutto il resto. In fondo a ben guardare, anche una cerimonia come quella di nozze, oggi somiglia sempre di più a un set cinematografico con attori e sceneggiatura, impianto luci, scenografia, etc.

Quel video ha narrato del lavoro, della professione, della cura e dell’amore che Pollino mette dentro a ciò che fa, in un passaggio di immagini a Colori e in Bianco e nero, in cui ha mostrato che per essere professionisti in questo settore non sono necessarie solo la tecnica e la competenza ma non bisogna mai scordarsi il cuore. Pollino quando parla, è visibilmente e emozionato, si vede che ci tiene a raccontare il suo mondo. Dalle sue parole traspare una immensa carica umana.

Nel 2011, il fotografo, entra a far parte dell’associazione AFI011 e ne tiene la presidenza. AFI011 è un’associazione che invita ad avvicinarsi a questo mondo, «dove la fotografia si unisce alle altre arti in una sorta di contaminazione costruttiva, dove la progettualità fotografica si trasforma in narrazione per dare vita ad un racconto. Non prevale più la tecnica, ma il mezzo espressivo, dove il soggetto si fonde dentro l’anima del fotografo per trasmettere questo piccolo angolo di paradiso a coloro che vedranno quello che il nostro cuore ha catturato».

Proseguendo nel suo excursus, Pollino ha poi introdotto alla visione di un secondo video in cui sono presenti immagini legate ad un altro progetto fotografico speciale, portato avanti proprio con AFI011: “La danza incontra Salvatore Quasimodo”.

Il progetto è stato ideato al fine di omaggiare il poeta siciliano, la cui seconda moglie era la danzatrice Maria Cumani. Nelle immagini, si vedono alcuni modelli prendono il treno e scendono al Km 307+032, sede museale del “Parco Letterario Salvatore Quasimodo” a Roccalumera, luogo d’origine della famiglia Quasimodo.

Fondato dai fratelli Carlo e Sergio Mastroeni, si avvale della preziosa collaborazione di Alessandro Quasimodo, attore e regista, figlio del poeta e della Cumani. Il Parco si trova presso l’Antica stazione ferroviaria, in Via Francesco Aurelio di Bella, a Roccalumera, sulla fascia costiera ionica messinese.

Le intenzioni e le finalità progettuali sono state chiarite dallo stesso Pollino:

Si tratta di un viaggio senza tempo dove l’arte non ha età, dove fotografia, ballo e poesia si incontrano e si contaminano in una fusione che continua ad affascinare le nuove generazioni. Dove da sempre tutti assieme siamo accomunati da una medesima passione per quello che la fotografia dovrebbe trasmettere, un piccolo scorcio di verità da mostrare, conservare e trasmettere alle generazioni future, per non dimenticare mai come eravamo in questi anni.

Anche nel terzo ed ultimo progetto presentato venerdì pomeriggio – un nuovo progetto nato per aprire gli occhi sulla bellezza potenziale e nascosta di un’isola che non è solo architettura e paesaggio ma è anche fatta di persone belle nelle loro differenze – Mario Pollino, insieme alla squadra di AFI011 – che è come una famiglia dove ci si confronta ma si condividono idee, e vi assicuro che andare da loro è come sentirsi a casa, a proprio agio, immersi in uno spirito di generosa accoglienza –, ha avviato un lavoro, in cui quelli che sono visti come diversi, fragili, “ca nun su boni i testa” o che in un passato non molto lontano erano considerati posseduti dal demonio, sono invece custodi di un tesoro umano unico al mondo. Chi soffre di autismo ad esempio oppure chi è affetto dalla Sindrome di Down, o chiunque abbia un deficit di ordine cognitivo; sono persone che sentono e vivono, non sono sassi da prendere a calci o vergogne da nascondere.

Il sociale, la comunità, il recupero di tradizioni e mestieri scomparsi – visti e fissati attraverso gli occhi di questi “sognatori per immagini” – sono al centro degli interessi dell’associazione e dell’idea che Mario Pollino ha della fotografia.

Quindi siate tutti benvenuti a CAMERE CON VISTA. Viva la fotografia, viva l’amicizia e viva l’umanità bella, ricca e variegata di contrasti, tra Colore e Bianco e Nero!

Autunno, tempo di raccolta di olive, di frantoio e di olio buono. Quello nostro, della Sicilia nostra; Madre Benedetta e Santissima.

Mia madre – anche lei, donna benedetta e santissima – come tradizione vuole, sta provvedendo alle conserve. Pomodori secchi sott’olio; olive in salamoia, infornate, condite. E le olive “scacciate”.

Ieri pomeriggio, entrambe in cucina, abbiamo condiviso un lavoro manuale che è un rito antico. Un rito che richiede pazienza e fatica ma che dona cose buone. Scaccia alivi, levici l’ossu, sciacqua, mettici u sali e u limiuni, stanno a mollo. L’aria profuma d’olio e di limone, meglio di qualsiasi trattamento di bellezza per le mani ma soprattutto per l’anima.

Sono stata in compagnia di mia madre, rispettando un fare antico che si tramanda di generazione in generazione e che io ho appreso sin da bambina da mia nonna e dalle mie zie. Questo è il fare del femminile; si tramanda e si conserva come il corredo buono e le fotografie negli album di famiglia. A me piace l’odore della cucina e mi piace il domestico. Ieri però ha avuto un sapore ancora più forte e un profumo che mi ha riportato all’infanzia.

Si chiacchiera mentre si condivide il rito e si dimentica il mondo là fuori. Avevo bisogno di lasciare ‘fuori’ le notizie sconfortanti, i bollettini sanitari, le ciarle dei social, i consigli fittizi e volevo stare con mia madre e con Oscar il nostro “principe peloso”. Mia madre – una signora bella, nonostante gli acciacchi – è fiera. Ricca di dignità ed onestà. Un esempio di donna vecchio stampo, di quelle che sono state e sono i pilastri della nostra società, non scordiamocelo mai.

Per questo, ho abbandonato in un’altra camera il telefonino, chiuso il pc e son tornata ad apprendere lezioni antiche e senza tempo; nel tempo che scorre e in quello che si traduce in fare ad arte. Una parola, un’oliva, le risate ad ogni ricordo che veniva fuori, le mani di sale che come da bimba avrei leccato. I suoi racconti e la commozione al pensiero di una vita, a cui niente è stato regalato ma che ha tirato fuori persone come lei. Andare in campagna – mio nonno ero un contadino di Melìa –, ripescare tra i ricordi la raccolta delle olive quando era ragazza e con suo fratello andavano a sant’Alessio a piedi da Melìa, per andare a raccogliere le olive nei terreni dei Mauro, che in base alla raccolta gli davano olio corrispondente. Oppure quando lavoravano a cottimo nelle campagne del nonno del Dottore D’Agostino buonanima – il nonno di Carmelo Antonio per intenderci, era di Melìa – e le sue parole di affetto:

Era un gran signore u nonnu di D’Agostino, è veru travagghiaumu, ma iddu poi ni facìa manciari intra e ni facia ripusari quannu facìa cchiù caudu e poi dopu ricuminciaumu… Gran signore, persone perbene. Erumu sulu carusi e iddu capìa. No, comu d’autru, unu ca ni mannava a cogghiri i mennuli sutta u suli e i manu spaccati. Erumu carusi…

Ed io in silenzio, ad ascoltare e a pensare a ciò che noi oggi ci troviamo ad affrontare e alla forza che lei dà a me. Io che mi sento un fuscello oppure non lo sono perché mi rivedo in lei: fragile e forte; determinata e pronta a ricominciare.

Mia madre che continuava il racconto, io ca arriminavu alivi pi fari sciogghiri bonu u sali. La sua adolescenza, quando si diventa signorinelle. I primi soldi guadagnati e messi sul libretto. Lei e le sorelle – le mie belle e carissime zie che mi hanno cresciuta pure loro – cucivano e ricamavano le camicette.

A quali luci, chi cannili, si cucìa e l’occhi si pirciaunu.

Camicette che poi portavano tramite un’intermediaria che si prendeva una percentuale, da “Orsola” a Taormina – Orsola a cui la mia famiglia è sempre stata affezionata. Sì, Orsola la mamma di Turi Pira e di Francesca (Siligato) – eppure ce l’hanno fatta.

Non hanno patito la fame – dice mia mamma – come tanti altri durante la guerra. Certo ne hanno fatti di sacrifici però c’era amore nella loro famiglia. Gente modesta e umile, che sapeva faticare e conosceva il valore della vita.

Lei ancora a raccontare, mentre io me li rivedevo tutti con noi i miei cari: i miei nonni; gli zii; i cugini. Noi ragazzini ad ascoltare con la conca in mezzo (il braciere per riscaldarci). Le bucce d’arancia; le castagne e poi i fichi secchi. Ed ho pensato a ciò che davvero potrebbe aiutarci a superare questo periodo, divenuto ‘incerto’ all’infinito.

La risposta mi è giunta da lontano per bocca di mia madre: la Famiglia. Dobbiamo stare uniti nonostante le difficoltà come hanno fatto loro.

A tavola si sta senza telefono, e si parla. Si tramandano i racconti e gli aneddoti perché non possiamo dimenticare chi eravamo e cosa siamo diventati adesso. Lo dobbiamo ai nostri ragazzi. Li stiamo facendo diventare una generazione dall’eterno presente e senza memoria. Penso in particolare ai più piccoli e agli adolescenti. Non porterà a nulla di buono.

Torniamo a recuperarlo pienamente il senso di appartenenza e di comunità o finiremo spaesati e senza radici.

L’ho già detto altre volte e lo rinnovo in questo appello: glielo dobbiamo a questi ragazzi e lo dobbiamo ai nostri cari che non ci sono più. Riappropriamoci di un modo di vivere il tempo differente e non smettiamo di sognare perché i nostri avi, con il sogno e l’ingegno hanno fatto grandi cose.

Mio nonno materno soleva dire: «Tantu o prima o poi tutti all’arburi pizzuti ama a gghiri». Gli “alberi pizzuti” sono i Cipressi; dunque se tutti lì andremo a finire allora, durante il tragitto, proviamo ad agire affinché qualcosa di buono resti a chi verrà dopo.

Dedicato ai nostri cari defunti: custodi di Memoria e costruttori di Valori senza tempo.

GRAVINA DI CATANIA - Organizzato dalle associazioni Gravina Arte e No_Name e con il Patrocinio del Comune di Gravina di Catania ritorna per il sesto anno consecutivo il Festival Indipendente di Cinema Breve, Via dei Corti. L’edizione 2020 sarà diversaproprio perché vuole continuare a essere un punto focale di cultura per la città di Gravina di Catania, ma senza dimenticarsi di rispettare le normative vigenti in materia di contenimento del virus Covid-19.

Per questo motivo, la manifestazione avrà come tematica “Il Cambiamento”. In un periodo di transizione di una potenza così profonda, è impossibile rimanere inermi. È necessario accogliere il cambiamento e, soprattutto, trasformarlo in qualcosa di positivo per rendere più stabile il futuro che si prospetta.

In quest’ottica, dal 26 al 29 novembre il Teatro Angelo Musco, fiore all’occhiello della città, sarà il luogo prescelto come crocevia di cinema, arte e cultura.  Ma non solo. Si affiancheranno diversi eventi in collaborazione con il C.C. Katané.

 

Via dei Corti è, soprattutto, un concorso internazionale di cortometraggi. Anche quest’anno le opere candidate alle varie sezioni del concorso sono di alto livello. Le prestigiose giurie stanno svolgendo un accurato lavoro di selezione, al fine di valutare tutte le opere con rigore e professionalità. Le sezioni del concorso per l’edizione 2020 sono le seguenti: corti internazionali, corti scolastici, animazione, documentariFilm in Sicily, CineMigrare, Premio Globus per la Valorizzazione del territorio.

Per la sezione corti internazionali, la giuria è formata dall’attore Carmelo Caccamo e dai registi Daniele Ciprì, Max Nardari, Davide Vigore e Francesco Zarzana; i corti d’animazione saranno selezionati dalle attrici Liliana Fiorelli, Angela Curri, Tiziana Giletto e dai registi Ines Manca e Rosario Scuderi; infine, la giuria della sezione documentari composta dai registi Alessandro Marinaro e Gabriele Gravagna, dal presentatore Ruggero Sardo, dal giornalista Ivan Scinardo, dall’autrice Debora Scalzo e dall’attore Roberto Carrubba.

 

Nell’attesa di svelare il programma completo, gli ospiti e i premi assegnati, Cirino Cristaldi, direttore artistico del festival, ha dichiarato: «Via dei Corti cresce ogni anno, avvalendosi di collaborazioni molto prestigiose. Per il 2020 non potevamo immaginare quello che sarebbe successo e, così, abbiamo pensato di procedere con la VI edizione, ma in formato ridotto, per offrire al pubblico una continuità e per dimostrare che con le dovute cautele si può andare avanti. Noi ci crediamo».

 

 Fonte:

Sara Adorno 
 
Press Agent&Communication 

Scrivere è un atto di responsabilità, non può essere banalizzato per accrescere il consenso e giustificare una divulgazione “tout court”, povera di sostanza vitale e valore spirituale. Chi scrive consegna un messaggio; chi legge riceve o rigetta il messaggio. Un buon testo lascia tracce, spunti, stimoli e fessure tra le parole e le righe. Questi spazi sono luoghi aperti alla riflessione.

Ho letto con molto interesse e grande piacere il testo di Gloriana Orlando, Un inconfessabile segreto, edito da Algra. Mi piace scegliere con cura i libri e l’occasione mancata, di un incontro personale con la Orlando, ha tuttavia dato luogo all’incontro dentro gli spazi del suo romanzo.

Il libro è di ambientazione storica, genere che l’autrice predilige ed ha scelto in passato per condurre il lettore dentro le storie individuali nei reticoli della macrostoria. Un inconfessabile segreto abbraccia un arco temporale dove il passaggio da un’epoca all’altra, sospinge i protagonisti a muoversi o ad essere mossi dai fili invisibili del destino, che a tratti ricorda i ‘vinti’ verghiani e gli impeti di riscossa della letteratura a metà tra Decadentismo e Neorealismo, però calata in Sicilia.

Catania nel Ventennio fascista; la Spagna della guerra civile. La Guerra e i bombardamenti. Il periodo post bellico; il Boom economico. La miseria che si aggiunge ad altra miseria ed alberga nelle viuzze di un quartiere; che è un mondo. Un formicaio di anime derelitte che non hanno neppure il sollievo di poter aspirare al Paradiso.

San Berillo. La sua gente, le sue “Belle”: la diversità raccolta in chiave umana. Il testo si snoda tra il prima e il dopo, radiografando cambiamenti storici, economici, sociali di una Città. Catania si assoggetta parzialmente alle modificazioni urbane, non dettate dalla natura ma da fattori antropici e di interesse. La storia, la politica, il malaffare e quel serpentino immobilismo che caratterizza ancora oggi il siciliano fanno parte dell’intreccio narrativo. Vuole il cambiamento, il siciliano, ma lo vuole a modo suo; lasciando sempre spazio all’incompiuto. Chissà, magari è per provare il gusto amaro di ricostruire incessantemente dalle macerie con altre macerie.

Un inconfessabile segreto, è un testo composto da varie individualità che sembrano fratelli e sorelle dei personaggi di Vitaliano Brancati, di Ercole Patti, e di quel teatro pirandelliano che da noi va in scena ogni giorno. Un testo ben orchestrato che risponde all’esigenza di sceneggiare luoghi, fatti e persone in accordo con le nuove forme letterarie del XXI secolo; ma nulla toglie al rigore della ricerca storiografica e delle fonti d’archivio che con piglio di ricercatrice, la scrittrice porta avanti negli anni. E allora, bisogna andarsi a leggere la parte dei “Ringraziamenti” per capire il modo di procedere della Orlando, poiché è qui che annota:

«Dopo anni di ricerche, riflessioni, incontri, foto scattate in tutti gli angoli di San Berillo per accendere ricordi, il mio romanzo sullo sventramento del quartiere ha visto la luce».

Interessante è il connubio tra accuratissime ricerche d’archivio – il testo appare curato e accurato nella descrizione dei luoghi; degli ambienti esterni e interni – e l’uso della fotografia in veste di supporto “per accendere ricordi”. Un testo che ha visto la luce generato da una madre. Quella madre che l’ha consegnato al mondo dopo averlo portato in grembo, e una volta nato, lo ha allattato. Ed ecco che a questo punto, è doveroso parlare del sapiente uso linguistico ed espressivo condotto dalla scrittrice.

Gloriana Orlando offre un testo intenso, struggente, che fa vedere le sofferenze e le aspirazioni degli umili e dei signori. Racconta di una società che si mescola tra vecchi blasoni, pseudo santi e puttane. Ci sono i ‘jarrusi’: i diversi, che vanno tenuti nascosti.

San Berillo respira nelle pagine della Orlando e ci porta dritti tra le braccia della vita degli artigiani, dei mestieri scomparsi, delle parlate, dei modi di ridere e dell’intercalare dialettale. Regala un affresco che si mescola tra l’urbano e le campagne di Militello. Ci sono i benestanti, e ci sono i signori decaduti, aggrappati ai mascheroni dei palazzi barocchi, dove in basso si aprono gli occhi delle stanze ‘terrane’; vissute come case in cui la modestia si trasfonde nella povertà. Il quartiere risorge nella descrizione della Orlando ed acquista spessore:

«Nel ventre oscuro di San Berillo, quartiere operoso e malfamato, animato da commerci e mercimoni, dove convivevano professionisti e piccoli artigiani, famiglie morigerate e postriboli. Brulicante di vite miserabili e attività oneste, dove tutto era possibile, venire derubati con destrezza o aiutati con generosità, dove potevi incontrare donnette che passavano da quei vicoli per arrivare più in fretta al mercato del Carmine e vecchie sedute per terra a mondare la verdura mentre una ragazza davanti a un fucune arrostiva sulla brace peperoni che spandevano il loro profumo per tutto il quartiere».

A condurci in questo mondo di superficie, dal respiro sotterraneo, è il protagonista: Pietro. Farmacista per tradizione. Un uomo che ci ricorda quegli “inetti a vivere” dal sapore sveviano, in contrasto il superomismo o il gallismo. Da contraltare, vi sono le donne – una tra tutte, Tina la spagnola –, la famiglia e gli amici. Ci sono le scelte dolorose, c’è la rinuncia ad essere se stessi per l’attaccamento al conformismo ma anche l’esigenza della ribellione mai condotta sino alla fine, tranne che…

Un inconfessabile segreto, lega il destino di Pietro a quello degli altri personaggi. Nulla è ovvio, anzi il testo, sino all’ultimo, non smette di offrire curiosità e sentimenti.

L’autrice usa anche il dialetto, ma sconfina nello spagnolo per tornare a mescolarli e trarne fuori le parentele impresse nella storia, nell’arte e nei modi di dire. Ogni capitolo ha in epigrafe un proverbio o un motto popolare, quasi a voler rimarcare che per entrare dentro alle vite del quartiere, bisogna prima conoscerne la Lingua. Scrive molto bene la Orlando. Cesella ogni periodo ma non si fa abbindolare dalle tentazioni barocche. Vi è cura nella forma e nell’editing; le pause tratteggiano ora con franchezza più dura, ora con garbo in punta di piedi, personaggi e ambienti. Ma mai è arido ciò che scrive, ché anzi fa immedesimare a tal punto che ti ci ritrovi in mezzo a quelle anime e in quei vicoli. E le vedi quelle bocche e le senti quelle parole.

Senti la solitudine e la voglia di amore. Un amore fittizio e a pagamento per soddisfare un bisogno fisico di sapersi ancora vivi o un amore che cerca un altro amore. Girano, dentro San Berillo, l’amore rifiutato e quello offeso; o l’amore rinnegato in nome dell’amore benpensante. Un testo sull’amore e scritto con amore. Amore in ogni forma: dall’affetto filiale, a quello genitoriale, a quello trasgressivo degli amanti. L’amore che prima non era amore ma poi diventa affetto. Frutto di matrimoni preconfezionati dove si condivide un amore fraterno. San Berillo vive e offre l’Amore nelle varie trasformazioni e distorsioni. Regala tenerezza e afflizione.

Un inconfessabile segreto – che avrà un seguito a cui l’autrice sta già lavorando – è un romanzo apparentemente corale. In realtà, ciò che emerge è la solitudine dell’individuo in una città che fa fatica a riconoscersi sotto il peso dei cambiamenti. Un testo dove il protagonista assoluto è San Berillo, che raccoglie e accoglie le individualità, simile a un pianeta con i suoi satelliti.

Per questo, sento di poter dire che il vero ‘incipit’ del romanzo è offerto dall’esergo, da cui risuonano per noi le parole di Giuseppe Fava, simbolo e sintesi di intellettuale siciliano, catanese.

Fanno parte della storia di Catania, perché non parlarne?

Fanno parte del tempo della vita di centinaia di migliaia di uomini;

la storia di una città è anche questa, non solo quella di Vincenzo Bellini,

da qualche parte ci deve pur essere un libro dove i fatti umani restano,

e su quel libro deve esserci anche il vecchio San Berillo.

Parole estratte da Processo alla Sicilia, uscito per «La Sicilia», il 27 ottobre del 1966. Parole che hanno come contrappunto il quadro scelto per la copertina, un olio su tela, dipinto dallo stesso Fava nel 1961, dal titolo emblematico: San Berillo di Notte.

Un inconfessabile segreto è dunque una dichiarazione d’amore. A San Berillo, a Catania, ai catanesi e all’anima sotterranea della città che si riflette negli occhi di chi vive nei quartieri, e sgorga fuori distillata in aromi e umori. Ed è una dichiarazione d’amore a ciò che è stato e a ciò che resta.

 

Nota sull’autrice

Gloriana Orlando è sempre vissuta a Catania, dove è nata. Insegnante di Lettere al liceo, ha pubblicato i romanzi, Profumo di papaveri (2000), Quizás quizás quizás (2010), Alienor (2011), facebook ergo sum (2013), E noi sull’illusione (2014) e le due raccolte di racconti Oniricon (2002) e Nemesis (2007). Collabora con le riviste letterarie “Cultura e dintorni” e “Incontri”.

 

 

Il Palazzo della Cultura di Catania ha aperto le porte a lettori, autori, artisti e appassionati del Festival del libro e della cultura. Proclamati i vincitori del Premio Letterario “Cultura sotto il vulcano”

CATANIA – La seconda edizione volge al termine in un anno in cui tutto sembrava perso. Etnabook, Festival del libro e della cultura di Catania è stato possibile grazie al lavoro incessante di una squadra ben collaudata di giovani che ha messo in campo tutte le proprie conoscenze affinché la città etnea potesse ripartire dalla cultura.

La manifestazione è stata co-organizzata con il Comune di Catania, grazie al sostegno del vice sindaco Roberto Bonaccorsi, dell’assessore alla Cultura e alle Politiche Scolastiche Barbara Mirabella e a tutta l’amministrazione comunale.

 

A dirigere il tutto, il presidente di Etnabook, Cirino Cristaldi, che con grande senso di responsabilità ha portato avanti un’edizione ricca di prestigiose personalità, donando alla città una tre giorni di scambi culturali. Lo stesso ha dichiarato: “Il periodo di lockdown ci ha fatto riflettere molto sull’importanza della cultura, delle arti, di tutto quello che emotivamente ci rende ciò che siamo. Sinceramente non ho mai pensato all’idea di rinviare questa seconda edizione. Come presidente del Festival del libro e della cultura di Catania avevo la responsabilità di dare l’esempio e di coinvolgere la cittadinanza nella ripartenza. Ci siamo riusciti, è stata un’edizione piena di emozioni e sorprese. Sicuramente abbiamo già nuove idee per migliorarci e dare a questo evento e alla città il giusto riconoscimento che meritano.”

 

Il Festival si è svolto dal 25 al 27 settembre nella suggestiva cornice del Palazzo della Cultura di Catania. Tantissimi incontri, dalla mattina alla sera, hanno stimolato l’attenzione di un pubblico corposo, segnale che la città ha voglia di nutrirsi di belle esperienze e nuovi incontri.

Diversi i protagonisti che si sono passati la staffetta in questi tre giorni: Antonio Caprarica, Barbara Bellomo, Rosario Palazzolo, Luca Vullo, Claudio Pelizzeni, Sara Rattaro, Anna Giurickovic Dato e, ancora, Daniele Di Frangia, Sarah Donzuso, Dora Marchese, Costanza Di Quattro, Luca Quarin. E con loro, anche tutti i moderatori che hanno accuratamente introdotto gli eventi. Tanti, inoltre, anche gli eventi collaterali, come il laboratorio di Yoga a cura di Giorgia Landolfo dal titolo “Medita, Scrivi, Trasformati” (partecipazione gratuita); la sezione Etnakids, curata da Matilde Leonforte e che avrà come protagonisti eventi ludici per imparare l’inglese e anche incontri con la Scuola del Fumetto di Palermo; gli appuntamenti a cura di Catania Book Party, da un’idea di Valentina Carmen Chisari con ospite lo scrittore Massimo Baraldi; e ancora un incontro in collaborazione con la CGIL di Catania con il prof. Salvatore Adorno e l’autore Andrea Micciché. Grazie anche allo Spazio Editori: tutti i giorni le case editrici aderenti (Lekton Edizioni, Edizioni Il Tricheco, Emil Edizioni e Akkuaria Edizioni) hanno avuto la possibilità di dialogare con il pubblico e di far conoscere la loro realtà editoriale.

La serata inaugurale, condotta dal portentoso Paolo Maria Noseda (divulgatore di cultura e interprete di “Che tempo che fa”) ha avuto al centro il Premio Letterario “Cultura sotto il vulcano”, con la premiazioni dei vincitori e la nomina delle menzioni speciali. Nella serata conclusiva, invece, si sono svolte le premiazioni del concorso dedicato ai booktrailer, organizzato in collaborazione con l’Associazione Dirty Dozen, e della sezione C (Un libro in una pagina) del Premio Letterario Etnabook - Cultura sotto il vulcano.

 

Durante l’intera manifestazione, inoltre, sono stati assegnati dei premi speciali a delle personalità di spicco del panorama giornalistico, artistico e letterario che si sono distinte per il loro impegno nella cultura, come Antonio Caprarica, Barbara Tabita, Mario Incudine, Leonardo Lodato, Andrea Pitrolino, Giovanni Di Stefano, Fabiola Foti, Gianni Nicola Caracoglia, Fernando Massimo Adonia, Daniele Lo Porto e Luca Vullo.

Il Festival, nonostante si sia concluso da meno di 24 ore, è ancora attivo e a disposizione della città. Infatti, questa mattina, alle ore 10:30, in collaborazione con Legambiente Catania e Campus Athena, diretto da Matilde Leonforte, nell’ambito del progetto “100 alberi per Catania” è stato piantato un albero di Ligustro intitolato a Willy Monteiro Duarte, in via Spadaccini. Un piccolo gesto per trasmettere le grandi responsabilità che ognuno ha verso il pianeta e verso il prossimo.

Etnabook non dà appuntamento al prossimo anno, ma è già a lavoro per concludere gli ultimi mesi di questo 2020 con tantissime sorprese.

Di seguito i vincitori e le menzioni speciali di tutte le categorie.

SEZIONE A

Prima classificata: Valeria Mazzeo, Il barcone di Caronte

Secondo classificato: Samuele Fazio, Zero

Terzo classificato: Giuseppe Schembari, A conti fatti

Premio della critica

Donna: Gabriella Grasso, Ti aspetto qui

Uomo: Giuseppe Melardi, Nuvola

SEZIONE B – Premio Enrico Morello

Primo classificato: Luciano Varnadi Ceriello, Il segreto di Marlene, Armando Curcio Editore

Secondo classificato: Danilo Mauro Castiglione, Considerazioni, Algra Editore

Terzo classificato: Gianfranco Sorge, Perturbanti congiungimenti, Goware

Premio della critica

Donna: Maria Giovanna Bucolo, Confini instabili, Prova d’autore

Uomo: Massimo Cracco, Senza, Autori riuniti

Premio Miglior inedito

Donna: Maria Elisabetta Giudici, Foresta invisibile

Uomo: Claudio Colombrita, Nostro amico Gesù

Premio Opera prima

Donna: Michela Longo, Alessandra Parentela, Un viaggio chiamato psicoterapia, CTL Editore

Uomo: Maurizio Mattiuzza, La malaluna, Solferino

Premio Presidente della giuria

Donna: Dejanira Bada, Storia di un uomo vescica, Villaggio Maori

Uomo: Ettore Zanca, Santa muerte, Ianieri Ed.

Premio Sicilia

Donna: Marta Aiello, Stranieri a casa nostra, Robin Edizioni

Uomo: Giampaolo Cassitta, Domani è un altro giorno, Arkadia

 

SEZIONE C – Un libro in una pagina

Primo classificato: Morgana Chittari, Cinquecento

Secondo classificato: Massimo Rapisarda, Non c’è verso

Terzo classificato: Danilo De Luca, A proposito del Prof. Baldini

Premio della critica

Paolo Sidoti, Figlio della notte

 

CONCORSO BOOKTRAILER

Il cratere Dostoevskij, Lekton Edizioni. Regia di Raffaele Montesano e Giovanni Botticella.

 

 

Fonte:

Serafina Adorno

Odg n° 171498

Ufficio Stampa Etnabook Festival

telefono: +39 3920934833

www.etnabook.it www.facebook.it/etnabook Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sabato 26 settembre alle ore 17:00, nella prestigiosa sede di Palazzo Ciampoli a Taormina, in occasione delle Giornate europee del Patrimonio, Naxoslegge, in sinergia col Parco archeologico di Naxos-Taormina e Archeoclub Naxos-Taormina, organizza un incontro di riflessione sul tema della distruzione dei patrimoni artistici in tempo di guerra e del lavoro di ricostruzione.

Si prende spunto dal volume di Maria Rosaria Vitale e Scaturro, dedicato ad Armando Dillon e la sua opera di attenta ricostruzione dal 1943 agli anni cinquanta. La serata si concluderà con la proiezione del film “Moral bomber”di Ezio Costanzo, dedicato ai bombardamenti sui civili, con particolare riferimento ai bambini. Il regista sarà presente anche in veste di coordinatore dell’incontro a cui interverranno, con gli autori, Gabriella Tigano, direttore del Parco archeologico di Naxos-Taormina e Mirell Vinci, Soprintendente di Messina. Porterà i saluti il sindaco di Taormina Mario Bolognari, introdurrà i lavori Fulvia Toscano, dir.artistico di Naxoslegge.

Descrizione:
Armando Dillon, soprintendente ai monumenti in Sicilia dal 1941 al 1955, attraversa da architetto e uomo delle istituzioni gli anni bui della guerra e quelli difficili, ma illuminati dalla speranza, della ricostruzione. Al suo operato - che non viene fermato dalle bombe né dall'accumularsi delle macerie - le città siciliane e il patrimonio monumentale dell'isola devono moltissimo. La drammatica stagione della guerra e la successiva ricostruzione hanno indelebilmente segnato il destino di gran parte del nostro patrimonio monumentale e, ancor più, il volto delle nostre città. La giornata di studi La guerra del soprintendente. Armando Dillon in Sicilia (1941-1955) (Catania, 17 dicembre 2019) e il volume dedicato all'attività di un soprintendente «"monumentalmente" siciliano dell'est e dell'ovest» rispondono al desiderio di custodire la memoria di chi della nostra memoria si è fatto carico curando, proteggendo e restaurando architetture e brani di città. 
 
Nel rispetto delle misure anticontagio è necessario prenotarsi al numero WhatsApp
3936025554
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