FRANA ALÍ.  IL BUSINESS  DELLE RETI PARAMASSI A DISCAPITO DELLA SERIA MESSA IN SICUREZZA. CATENO DE LUCA: “ ORA BASTA. O GALLERIA O RIVOLTA”.

FRANA ALÍ. IL BUSINESS DELLE RETI PARAMASSI A DISCAPITO DELLA SERIA MESSA IN SICUREZZA. CATENO DE LUCA: “ ORA BASTA. O GALLERIA O RIVOLTA”. In evidenza

Capo Alì è l’esempio della politica mafiosa che mortifica il territorio”, è quanto affermato dal sindaco della città metropolitana Cateno De Luca commentando la frana verificatasi sul tratto di strada statale al km 22,700 in direzione Alí Terme.

“ Nel 2009, prosegue De Luca, avevo fatto sviluppare un progetto preliminare per realizzare una galleria paramassi ma le mafie delle reti è  prevalsa! Vergogna ! Ora basta, chiosa De Luca che annuncia un aut aut, o galleria o rivolta ”.

Sulla vicenda è intervenuta anche  Elvira Amata,  deputata regionale di Fratelli D’Italia.

“È una storia vecchia, già vista e alla quale, afferma Amata,  bisognerebbe dare risposte in modo netto mettendo mano in maniera capillare e organizzata alla questione principale: il dissesto idrogeologico. A tal proposito, fa sapere la deputata,  ho immediatamente preso contatto con l’Ing. Maurizio Croce, Commissario Straordinario per il dissesto idrogeologico, al fine di ragionare su misure che non rappresentino solo un tampone momentaneo ma che possano consentire quantomeno la garanzia di sicurezza a quanti attraversano o vivono in zone che possono essere considerate più a rischio”.

Sulla vicenda si registra anche l’intervento di Giovanni Interdonato per il Comitato No Frane della riviera jonica messinese,  Francesco Urdì per la CUB ( Confederazione Unitaria di Base) , Comitato contrada Divieto Scaletta Zanclea, Giacomo Di Leo per il Partito Comunista dei Lavoratori sez. di Messina, Nino Miceli, presidente associazione Aiutiamoci Noi.

“ L’Anas, scrivono in una nota,  ha deciso di riaprire la circolazione, deviandola su una sola corsia, dopo le verifiche tecniche eseguite. Saremmo felici e contenti se si fosse garantita definitivamente la sicurezza in questo tratto stradale, ma purtroppo non è così anche alla luce dei ripetuti e ciclici eventi franosi, che confermano la precarietà strutturale di Capo Alì. Infatti la fragilità strutturale di questa area dipende dalla sua composizione geologica, così come viene confermato dal Piano di Assetto Idrogeologico regionale, che colloca questa zona al livello di massimo rischio di eventi franosi. Pertanto la cittadinanza che transita sotto i costoni rocciosi di Capo Alì sarebbe più tranquilla se gli enti competenti si mettessero all’opera per dare una soluzione definitiva al problema. In questa direzione, proseguono,  noi proponiamo di costituire un tavolo tecnico dei vari rappresentanti degli enti competenti insieme a un nostro rappresentante tecnico dei comitati, per prospettare una soluzione strutturale e definitiva dell’annoso problema. Nelle prossime ore chiederemo all’Anas una rendicontazione delle spese effettuate negli ultimi decenni su Capo Alì, per capire, anche, se, con tutte le spese effettuate in reti para-massi e rattoppi di diversa tipologia, si poteva già molto tempo prima rimediare ai rischi dei costoni rocciosi di Capo Alì. Francamente vorremmo capire chi vuole coltivare il problema…e chi invece vuole risolverlo definitivamente, alla luce anche dei rischi per la vita dei cittadini, come dimostra l’ultima frana, che ha colpito un automobilista di passaggio, fortunatamente uscito vivo. E se fossero stati di passaggio gruppi di ciclisti o pedoni in quel momento della frana?  non vorremmo nemmeno immaginarlo”.

 

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    “Presenterò urgentemente, conclude l’On. Bucalo,  un’interrogazione al Ministro Toninelli perché, e questo non è che l’ultimo esempio, la Sicilia continua ad essere ignorata. Porti, ferrovie e autostrade, anche con questo governo che avrebbe dovuto rappresentare il cambiamento, continuano ad essere fanalino di coda di un’Italia sempre più a due velocità. Oggi come ieri, sono state messe da parte, anzi colpevolmente dimenticate, le esigenze di un meridione che mai come in questo momento, ha urgente bisogno di infrastrutture e lavoro”.

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