COVID 19. DATI INCORAGGIANTI SULLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS A TROINA

COVID 19. DATI INCORAGGIANTI SULLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS A TROINA In evidenza

Si è conclusa la prima parte dello studio condotto dal CoEHAR dell’Università degli Studi di Catania, in collaborazione con la Duke University (USA), l’Irccs Oasi Maria SS. di Troina ed il Comune stesso, su un ampio campione di residenti Troinesi e su centinaia di dipendenti dell’Istituto Oasi per valutare la prevalenza delle avvenute infezioni da coronavirus. Ricordiamo che Troina era stata dichiarata zona rossa dal 29 Marzo al 1 Maggio 2020 per via dell’elevato numero di casi di contagio registrati presso l’Irccs. 

Gli operatori del progetto hanno effettuato valutazioni sierologiche e hanno somministrato questionari non solo per valutare la prevalenza delle pregresse infezioni da coronavirus ma anche per valutare l’impatto del fumo sulle infezioni da SARS-COV-2 e sulla sintomatologia da COVID-19. Tutti i test sono stati offerti gratuitamente alla popolazione e al personale dell’Oasi grazie ad un finanziamento della Fondazione Americana - FSFW. 

Nell’indagine su base volontaria, sono stati coinvolti 1312 cittadini, distribuiti per sesso ed età e pari a circa il 14% del totale degli abitanti, mentre per l’Istituto Oasi 474 dipendenti pari a circa il 70% degli operatori attivi. Dai risultati è emerso che dei 1312 volontari, solo 26 (il 2%) sono venuti a contatto con il virus, mentre tra i dipendenti dell’Istituto Oasi sono state rilevate 71 positività su un totale di 474 operatori sanitari sottoposti al test (il 15%).

Questa prima fase della ricerca è iniziata il 27 luglio scorso e si è conclusa a fine settembre. L’indagine proseguirà nei prossimi mesi per valutare se l’immunità acquisita con il contatto del coronavirus viene mantenuta nel tempo e si muoverà su due direttrici parallele: una per tutti coloro che sono risultati positivi e l’altra su un numero ristretto di negativi, al fine di costituire un gruppo di controllo che sarà individuato con metodo casuale (random). Anche in quest’ultimo caso il reclutamento delle persone individuate sarà sempre sulla base di un consenso volontario. La collaborazione tra i vari enti coinvolti ha rappresentato un importante valore aggiunto per il raggiungimento di questo primo obiettivo.

Lo studio con il test sierologico ha permesso di individuare le persone che sono entrate in contatto con il virus e che hanno sviluppato anticorpi, anche in assenza di sintomi, i cosiddetti asintomatici.

I risultati emersi - ha detto il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR - sono in linea con i dati che emergono da altri centri europei e ci consentiranno di capire come gestire al meglio le future campagne vaccinali anti-Coronavirus”. 

L’ Oasi di Troina ha dato un contributo notevole nell’ambito della gestione del progetto di ricerca mettendo a disposizione personale del proprio Istituto, un referente clinico e ha inoltre gestito tutte le fasi che hanno caratterizzato il processo di analisi dei campioni ematici. Nell’indagine sono stati coinvolti anche lo spin off accademico ECLAT, il Gruppo Volontari Protezione Civile del territorio, la Lega Italiana Anti Fumo e il team dei prelievi della rete Krealab dei laboratori di analisi della C.I.D.E.C. Federazione Sanità.  Fermo restando il progetto e l'avvio della sua seconda fase, si confida nella massima collaborazione dei cittadini per il rispetto rigoroso delle regole di prevenzione indicate nel nuovo decreto, il distanziamento sociale e l’uso dei sistemi di protezione.

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  • Storia di tre caccarazze e un gufo. Il senso del viaggio e della condivisione

    Un titolo che è tutto un programma – Vi starete chiedendo il perché di un titolo tanto strambo e divertente. In realtà, ho accolto il suggerimento di Vera Terranova – che ringrazio in anticipo per lo scatto meraviglioso che ha voluto offrirci come copertina a questo contributo – la quale, scherzando e ridendo sul nostro viaggio «in direzione Polizzi», mi ha consigliato di scrivere un racconto per bambini su questi tre personaggi: tre caccarazze e un gufo. La caccarazza, o carcarazza, è uno dei nomi che noi diamo, qui in Sicilia, alla gazza e rappresenta alla perfezione le protagoniste di questa storia di amicizia e di condivisione, insieme al protagonista maschile: il gufo.

    Dunque è meglio che li presenti tutti. Il gufo è Roberto Mendolia alias Rogika e le tre caccarazze sono Ursula Costa, vera Terranova ed io. Chi ci conosce, e sa chi siamo, avrà già iniziato a sbellicarsi dalle risate, ne sono strasicura. Rido pure io, davanti allo schermo del pc, ripensando a quello che abbiamo vissuto e combinato. Del resto, siamo assai originali, ciascuno a suo modo e tre femmine, con una vittima sacrificale del tipo «unni mi chiuvi mi sciddica», ecco, immaginate e ridete pure! Se in più ci aggiungete il fatto che ho esaudito il desiderio di tornare al Baglio di Santina a Polizzi perché fremevo all’idea di riassaggiare l’elisir di lunga vita, la medicina contro ogni male, quel nettare degli dei che è il liquore all’alloro, insomma lo sapete, in me avviene una vera e propria metamorfosi. Ne sono stati testimoni anche gli amici della Fondazione P. G. 5 Cuori con ulteriore sostegno al limoncello. Ma partiamo dall’inizio.

     

    Non mi interessa fare un elenco delle cose viste – Non starò qui a descrivere nel dettaglio i luoghi. Ciascuno sperimenta in modo unico e personale il viaggio, sia esso lungo o breve. Ciò che conta è dettato dal tempo dell’anima, in unione con quello della terra cangiante, che asseconda la luce e l’aria. La Sicilia è un mondo che racchiude tanti altri mondi. Ullina lo ha detto bene: «è un continente»; e Roberto ha citato Bufalino e le sue «Cento Sicilie». Frattanto Vera, che ha condiviso la guida con Ursula, pensava a voce alta: «qui ci vedo una foto». Loro sono così: vedono la composizione, il colore, la luce giusta, così come io ci vedo una narrazione. Scriviamo tutti: loro con la luce, io in un certo senso pure. Scriviamo e raccontiamo storie di luoghi, di presenze, e di grandi e affettuose assenze.

    Il viaggio è bello anche per questo: ci si racconta, e si ricorda. Tutto quello che verrà non sarà perduto perché ciascuno di noi, a suo modo, ha alto il valore della testimonianza e del tramandare, per strappare all’oscurità dell’amnesia un senso di ciò che significa essere isolani, e siciliani, in particolare.

     

    Percorrere la Statale 120 in macchina – Da pazzi diranno alcuni; favoloso, asseriranno, altri. L’idea, dopo il caffè, la pipì e i saluti di rito, l’ha lanciata Ursula «ca jé sempri peri peri e strati strati», quindi l’on the road alla sicula era necessario. Vera, disponibilissima come me e Roberto, che ve lo dico a fare…

    Posso solo semplificare le emozioni vissute che corrispondevano agli «Wowww» di Ulla, a Vera che fotografava con gli occhi mentre guidava, a Rogika che fotografava al volo, mentre a modo suo faceva da navigatore… A me che tra una battuta e l’altra li studiavo, tutti, e prendevo appunti, costruendo storie.

    Ci siamo lasciati andare al viaggio; abbiamo fatto merenda al panificio casereccio COSTANZO e BONTEMPO in contrada Passo Serra verso Bronte. A Muntagna sbuffava e travagghiava a so manera; il paesaggio ci donava ondulazioni di terra e lavoro di uomini e di animali. Il profumo del «pane cunzatu» ci ricordava che nulla si ottiene senza sudore, fatica e amore per ciò che si fa. Si deve essere disposti alle rinunce ma quando arriva il pane caldo, allora torniamo tutti bambini e la Bachis si mette a far piroette nello spiazzo antistante il panificio e a danzare sulle punte. Esistono prove schiaccianti che mi inchiodano!

    Proseguire macinando strada e andare a Troina per entrare nel mondo fotografato da Robert Capa; pensare alla mia amica Rosalda, al suo romanzo – ne ho parlato anche con loro –; pensare alle vie Francigene e ricordarmi di come è nata la rete dei cammini in Sicilia, per merito di Davide, Irene, Oreste e tanti amici virtuosi. Devo dirvi che è stato un viaggio interiore a ritroso nel tempo. Ho rispolverato una parte di me che a lungo ho celato, e mi sono fatta abbracciare dalla Terra che mi ha dato la vita, per sentire chi sono e da dove provengo.

    Non mi interessa farvi il minuto per minuto, sappiate però che tornare a Polizzi, e alla sua gente generosa, fa bene al cuore. La Sicilia ha molti volti, devo dire però che qui da noi «u salutu u lassau u Signuri» e quindi ci si saluta e si chiede da dove vieni. Il meraviglioso universo dei paesini e dei borghi non è provincialistico ma mette al centro la provincia. Ed ecco Ettore un «bravu carusu» che ci accoglie al B&B Abies, centralissimo e confortevole; e gli amici della Fondazione. La via Garibaldi – che chiamano il corso –, la chiesa madre, la piazza Belvedere. E i picciriddi che giocano a pallone, i vicchiareddi assittati, in un sabato di festa che ti sembra di essere dentro alla Recanati di Leopardi.

    Non riferirò della cena al Baglio. Andateci e poi mi direte, del liquore all’alloro… ok, sto muta… Secondo me lo usavano negli antichi culti misterici…

    Va bene, allora passo a dirvi un po’ di più del contest fotografico ma prima vi consiglio, quando vi recherete a Polizzi, di lasciarvi avvolgere e ammaliare dalla nebbia. Addolcisce i contorni d’ogni cosa; l’animo si distende, pronto all’ascolto, ed è in quell’ora che il divino giunge a tenervi compagnia. Tutto appare placato. Il silenzio è signore assoluto e tra un rintocco e l’altro, potrete scegliere se perdonarvi perché fragili, oppure passare oltre fingendo di essere immortali.

    Mentre sto buttando giù queste impressioni, mi fermo un attimo. In sottofondo c’è Claudio Baglioni con «La vita è adesso». Quelli della mia generazione lo sanno il significato del brano e ci sta a pennello, tanto che lo sto cantando: «… e imparerai che per morire ti basterà un tramonto… e non lasciare andare un giorno per ritrovar te stesso… perché la vita è adesso, è adesso, è adessooooo…».

     

    Un’inaugurazione che è un traguardo importanteSabato pomeriggio dell’11 giugno scorso è stata un’inaugurazione con i fiocchi quella per il primo contest fotografico alla Fondazione P. G. 5 Cuori. Un luogo nella centralissima via Garibaldi dove ad ogni angolo dell’edificio si respira aria di Sicilia: dai colori scelti per i pavimenti e i decori, alle foto, alle componenti d’arredo e tutto nel rispetto delle caratteristiche del posto e secondo l’originalità espressa da Domenico Dolce, visceralmente legato al grembo materno di Polizzi. La foto finalista sarà scelta dal Maestro Giuseppe Leone, che non ha certo bisogno di presentazioni e, che ha attivamente collaborato alla selezione degli scatti dei vari autori esposti. Leone sarà presente insieme a Dolce il giorno della premiazione, fissata per il prossimo mese luglio, con data che sarà comunicata a breve. Inoltre le foto dei vari autori partecipanti entreranno a far di un catalogo affinché resti un segno tangibile di amicizia e accoglienza. Una nota particolare va riservata a Francesco Marabeti e a tutto lo staff della Fondazione. Senza il loro impegno e certosino lavoro non sarebbe stato possibile il raggiungimento di questo nuovo traguardo. In merito, invece a ciò che è la Fondazione, riporto qui a seguire, quanto contenuto nel sito della stessa che vi invito a visitare.

     

    Il nome di battesimo«P.G., Polizzi Generosa. 5 Cuori, uno per ogni lettera della parola Amore. La Fondazione P.G. 5 Cuori nasce nel 2020 a Polizzi Generosa (PA), il suggestivo borgo arroccato sulle pendici delle Madonie, su iniziativa di Domenico Dolce e della sua famiglia. Un atto d’amore per la loro città natale, per i suoi abitanti, le sue bellezze artistiche, le sue tradizioni e il suo unico paesaggio naturale».

     

    La Missione – «Conoscere per non dimenticare, e per poi ripartire. La Fondazione P.G. 5 Cuori vuole essere un cantiere culturale senza scopo di lucro che porti il seme dell’Amore per la Bellezza fuori dai suoi confini, incoraggiando la comunità locale a riconoscere il patrimonio inestimabile delle proprie radici e divulgarne il valore. Un propulsore di crescita sociale ed economica del territorio polizzano, che promuova la partecipazione attiva del singolo attraverso attività culturali, formative, sociali e di fund raising; un’occasione per riscoprire e dare vita nuova alle antiche maestranze artigiane e agricole che hanno fatto la storia e la ricchezza del luogo, per affermarne e rafforzarne la realtà, creando nuove opportunità di occupazione lavorativa e crescita concreta. Un esempio virtuoso e solidale di rinascita per la comunità, un modello di promozione e fruizione delle bellezze locali nel mondo. Un testimone da passare alle nuove generazioni, perché possano rintracciare nel passato un investimento per il loro futuro. Un fine raggiungibile, insieme, con la forza dell’Amore e della Passione per la propria terra».

    Per chi volesse visitare il sito:

    https://fondazionepgcinquecuori.com/fondazione/

     

    Son partita parlando di viaggio e di pane, voglio chiudere con il pane – Sì, perché nel viaggio di rientro, ripercorrendo a ritroso la SS 120, già carichi delle emozioni vissute, abbiamo fatto tappa a Gangi. Al solito, non starò qui a descrivere il borgo poiché vi invito, ancora una volta, a trovare il giusto tempo per scoprire la nostra terra. Desidero però offrire un ultimo spunto di riflessione.

    A Gangi, centro di riti e tradizioni millenarie, ho avuto per puro caso il piacere e il dono di conoscere e di poter chiacchierare con il panettiere artigiano-artista Francesco Logiudice. Un incontro inatteso e sorprendente. Logiudice è noto per la maestrìa con cui lavora la farina e l’acqua con cui si ottiene il «pane fasciddatu». Pane trasformato in autentiche opere d’arte, ispirate alle opere esistenti e alle tradizioni locali come l’altare di pane di San Giuseppe.

    Un miracolo, mentre conversavamo, riuscire a sentire il profumo del pane che emanava dalle sue prodigiose opere. Opere benedette, vi assicuro. Ciò che è fatto con amore è benedetto, e occorre ricordarlo sempre che la memoria è del cuore ed è orchestrata dalle sue corde.

    Il pane è vita; la vita è accettazione di esistenze e comunione. Ripercorrendo la strada verso casa anche di questo ho fatto tesoro. Ho riportato a casa tutti gli ingredienti per essere grata di stare al mondo. Anche a questo serve il viaggio, a farci tornare ad essere presenti a noi stessi.

  • ASTRAZENECA. PARLA NUNZIO TURIACO IL FRATELLO Di AUGUSTA TURIACO, MORTA DOPO IL VACCINO

    Semplici effetti collaterali, numeri statisticamente ininfluenti... Cosi sono state definite le vittime che si sono registrate a seguito della somministrazione del vaccino AstraZeneca a causa di una rara forma di trombocitopenia. 

    Per settimane esperti virologi ed eminenti immunologi hanno continuato a dire che “no, non esisteva alcun nesso causale tra la somministrazione del vaccino e quelle morti improvvise e sospette verificatesi subito dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca.” 

    Eppure in tutti i casi registrati e segnalati ad Aifa le vittime avevano evidenziato un gravissimo quadro trombocitopenico, emerso in strettissima correlazione temporale con l’inoculazione del vaccino, riportando la sintomatologia evidenziata nello stesso foglietto illustrativo di AstraZeneca pubblicato sul sito dell’Aifa. 

    Solo nelle scorse ore l’Ema conferma la correlazione tra la somministrazione del vaccino e i casi di trombosi. Il Ministero aggiorna per l’ennesima volta le linee guida affermando che AstraZeneca è raccomandato  nelle persone di età superiore ai 60 anni.  

    Un’amara consolazione per quanti hanno perso un proprio caro a seguito di AstraZeneca e oggi chiedono verità e giustizia. 

    Proprio come Nunzio Turiaco, medico, console della Repubblica Federale di Germania, che ha presentato un esposto in Procura dopo la morte della sorella Augusta, 55 anni deceduta al Policlinico di Messina pochi giorni dopo aver ricevuto il vaccino. 

    “Tutta la mia famiglia, afferma il dott. Turiaco, è a favore della vaccinazione. Siamo medici e nel momento in cui è stato possibile ci siamo vaccinati. Mia sorella era un’insegnante ed era felice di vaccinarsi. Io da medico, ho dato la disponibilità ad essere arruolato come medico volontario vaccinatore. La nostra non è una campagna contro i vaccini. Crediamo siano l’unica arma per sconfiggere questo virus ma chiediamo che i vaccini che vengono somministrati siano dei vaccini sicuri e siccome noi nutriamo seri dubbi per quanto riguarda tutto il percorso di approvazione e risultati che ha avuto AstraZeneca attraverso l’esposto presentato abbiamo chiesto che venga sospesa la sua somministrazione.” 

    La storia di Augusta Turiaco, insegnante di musica presso la scuola secondaria di I° grado di Messina, C. D. Gallo, è la storia simile a quella di altre persone che hanno avuto una reazione avversa e fatale al vaccino AstraZeneca.  

    “Mia sorella, racconta il dott. Turiaco, l’11 marzo 2021 si è recata presso il padiglione della Fiera di Messina per la somministrazione della prima dose del vaccino anti-covid 19, AstraZeneca. Era in ottime condizioni di salute. Dopo la somministrazione del vaccino a casa, ha accusato quei sintomi che sembravano rientrare nella norma, febbre alta 39° e fortissimi mal di testa. La situazione è però precipitata nel giro di pochi giorni.  Visto il perdurare dei sintomi sabato 20 marzo sono state effettuate delle analisi di laboratorio il cui risultato è stato consegnato il lunedì 22 marzo, evidenziando un quadro clinico molto preoccupante. Dalle analisi risultava infatti una trombocitopenia con un valore di 60mila piastrine (il valore normale è tra 150 mila e 400mila) ed un valore del D-Dimero di 225.205 (il cui valore normale oscilla tra 0 – 500). Da qui la corsa in ospedale dove purtroppo si evidenziava un peggioramento del quadro trombocitopenico, le cui piastrine erano scese a 31mila. Dall’esame TAC ed angioTac ed ecografia con esame doppler si evidenziava una trombosi diffusa, alla vena cava inferiore, alla vena porta, alla giugulare, nonché una tromboembolia polmonare. Dalla risonanza magnetica emergeva una trombosi al seno venoso cerebrale. Mia sorella è stata operata 3 volte nel tentativo di strapparla al suo infausto destino.” 

    Per Augusta Turiaco infatti non c’è stato nulla da fare. Nonostante i tentativi da parte degli operatori sanitari è morta pochi giorni dopo il ricovero al Policlinico di Messina. 

    Dottore Turiaco mentre sua sorella era ricoverata già in gravissime condizioni, il 24 marzo, AstraZeneca, diffonde una “nota informativa importante concordata con le autorità regolatorie europee e l’agenzia italiana del farmaco” per avvertire sui rischi di “trombi associati ad un livello basso di piastrine” e invita gli operatori sanitari a vigilare su segni e sintoni di tromboembolia e/o trombocitopenia”. Nell’esposto presentato in Procura evidenziate come questo provvedimento sia arrivato troppo tardi per sua sorella. 

     "Purtroppo fino al 24 marzo per tutti coloro che si sono sottoposti al vaccino AstraZeneca è stato violato il diritto ad una adeguata e corretta informazione che è un diritto fondamentale alla base della medicina. Mia sorella non era mai stata informata da nessuno che le conseguenze potevano essere quella di una trombosi. Io non so se davanti ad un rischio del genere mia sorella acconsentirebbe oggi a sottoporsi a questo tipo di vaccino. Per noi questo è un fatto molto grave perché in corso di vaccinazione sono state cambiate le disposizioni circa anche la fascia di età. Un vaccino la cui somministrazione era stata indicata per soggetti dai 18 ai 55 anni, poi allargata ad una fascia superiore e poi dopo tutti questi incidenti in Europa viene bloccato al di sotto dei 60 anni. Avviene in Germania, in Francia, poi ci sono Paesi che addirittura hanno scelto di non somministrare più AstraZeneca come Svezia, Norvegia e Danimarca.” 

    Cosa significa per voi oggi il riconoscimento da parte di Ema dei casi di trombosi come "effetti indesiderati molto rari" di AstraZeneca? 

    “Per noi significa confermare ciò che fin dall’inizio nel nostro esposto abbiamo evidenziato, ovvero che a procurare la morte di mia sorella fosse stato il vaccino AstraZeneca. Noi eravamo certi e sicuri che per le condizioni di salute ottimali di mia sorella l’unico nesso causale con la sua morte potesse essere stato il vaccino che ha creato un devastante quadro clinico che non le he lasciato scampo” 

    Eppure fino a ieri, lo dicevamo anche in apertura, i casi che si sono verificati sono stati classificati come numeri, statistica ininfluente, incidenti di percorso dimenticando che dietro ogni vittima c’era una persona, una famiglia, una storia. Come vi ha fatto sentire questo? 

    “Questo è anche uno dei motivi per cui io sto cercando di richiedere verità e fare chiarezza su quello che è successo a mia sorella.  Quanto avvenuto in queste settimane è una cosa orribile e sinistra. Io ascolto in televisione i dibattiti a cui partecipano virologi e medici, qualcuno di loro ha definito addirittura irrilevante queste reazioni avverse. Pochi morti secondo alcuni non giustificano lo stop ad un vaccino che, oggi è riconosciuto anche da Ema, porta gravi reazioni avverse anche fatali. Ma questa persona che muore e che per loro statisticamente è un numero insignificante è una madre, una figlia e per me una sorella.  

    Con le direttive in vigore oggi sua sorella non avrebbe fatto AstraZeneca... 

    “Per noi è un fatto dolorosissimo che le autorità siano arrivati a questa conclusione solo adesso. Ma la battaglia di verità che io sto conducendo è affinché quello che è accaduto a mia sorella non possa accadere ad altri.” 

     

  • ATTIVITÀ DI TRACCIAMENTO, SONO CIRCA 400 I CONTATTI TELEFONICI SVILUPPATI OGNI GIORNO DAL TEAM DI PSICOLOGI DELL’UFFICIO DEL COMMISSARIO AD ACTA
    Ad un mese dall’istituzione di un Ufficio Straordinario per l’emergenza territoriale da Covid-19 per la provincia di Messina, con l’insediamento del Commissario ad acta Marzia Furnari, continuano i progressi del “Contact Tracing”, il sistema di tracciamento affidato a un gruppo di 60 psicologi e psicoterapeuti, che dal 4 gennaio 2021 opera presso la sede degli uffici commissariali al Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Messina con lo scopo di tracciare i contatti di soggetti contagiati da coronavirus, per prevenire il diffondersi e la formazione di focolai, ma anche per alleviare la sofferenza dei soggetti positivi e favorire una comunicazione in grado di gestire il livello di ansia e di paura dovute all’infezione.
    Attualmente, la media raggiunta è di 370 contatti al giorno, con la compilazione di altrettante “schede-contatto”, per un totale di 2220 a settimana. A titolo esemplificativo, negli ultimi 7 giorni il tempestivo intervento operativo è riuscito a scongiurare il pericolo di due grossi potenziali focolai in un importante supermercato cittadino e al terminal di arrivo degli aliscafi.
    Ogni psicologo/psicoterapeuta, come da protocollo specifico dell’OMS, una volta riscontrata la conferma di positività del soggetto al contagio da Covid-19, attraverso una apposita scheda di inchiesta pone domande al fine di ricostruire tutti i suoi spostamenti e le sue attività nel periodo in cui era già infetto (includendo il periodo di incubazione dei 14 giorni).
    Si cerca quindi di “tracciare” tutte le persone tra familiari, amici, colleghi di lavoro, operatori sanitari, con cui si è avuto un contatto diretto senza l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza o non si è rispettata la distanza minima per un tempo prolungato. Al termine dell’attività di indagine, si procede a stilare una lista con i nominativi che vengono contattati ed informati dell’avvenuta interazione con un soggetto positivo al Covid-19. Inoltre, per arginare il proprio rischio di contagio e quello di chi li circonda, vengono comunicate le misure da adottare. Conclusa la telefonata di intervista, la scheda si invia tramite email al paziente e, per conoscenza, al suo medico di medicina generale e al distretto sanitario di appartenenza, quale ricevuta informativa del colloquio effettuato.
    Alla prima telefonata di intervista fa seguito, a distanza di qualche giorno, una seconda telefonata mirata all’ascolto dei bisogni e al supporto psicologico per gestire la fase di isolamento e, ove necessario, iniziare un percorso di presa in carico del soggetto per prevenire l’insorgenza di psicopatologie.
    Questo procedimento, grazie alla costituzione di un gruppo di coordinamento - costituito dalla Dott.ssa Edda Paino, Medico esperto di Prevenzione ed Epidemiologia, e dalla Dott.ssa Marinella Ruggeri, Medico esperto nel campo delle Neuroscienze e della psiche - si propone l’obiettivo di passare dal caso positivo inteso come dato numerico, alla presa in carico della persona, restituendole il suo valore e la sua dignità.

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