UN GIORNO ALL’ EXPO ALLA SCOPERTA DEL MONDO. CERCANDO LA SICILIA E  L’ORGOGLIO ITALIANO

UN GIORNO ALL’ EXPO ALLA SCOPERTA DEL MONDO. CERCANDO LA SICILIA E L’ORGOGLIO ITALIANO In evidenza

Il mio viaggio all’Expo inizia alle 10,00 di mattina di venerdì 5 Giugno. Scelgo di iniziare questo viaggio, e visitare dunque l’Expo, perché sono curiosa, ho voglia di capire, di scoprire, di raccontare. Sull’Expo è stato scritto e detto molto. Le opinioni e i pareri di chi c’è stato sono contrastanti,  com’è giusto che sia. L’Expo è un evento, e come ogni evento può piacere o no. Molto dipende in gran parte da  quelle che sono le nostre aspettative. Io ho scelto di varcare l’ingresso di Expo Milano 2015 senza alcuna aspettativa. Proprio come in un viaggio ho scelto di lasciarmi guidare dall’entusiasmo e dalla curiosità. Ad accogliermi all’ingresso ci sono loro: “I guardiani del cibo”, l’installazione di Dante Ferretti. Una parata di statue ispirate ai ritratti di Giuseppe Arcimboldo che rappresentano in forma antropomorfa i lavori e i prodotti tipici della tradizione italiana. L’Italia si fa vanto delle proprie produzioni agricole. Il punto d’incontro tra i contadini e le persone è il mercato. E per questo ai mercati tradizionali italiani e ai prodotti tipicamente in vendita si è ispirato il grande scenografo, tre volte premio Oscar.

 E proprio le sue opere sono state inaugurate venerdì 5 Giugno dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della sua prima visita ufficiale all’Expo.

La mia visita coincide dunque anche con l’arrivo del Presidente della Repubblica Mattarella.  È la prima volta del Presidente all'esposizione universale dove ha anche firmato la "Carta di Milano" che "vuole essere lascito per i prossimi importanti impegni mondiali". Accompagnato dalla figlia Laura, è stato accolto all'ingresso del padiglione Italia dal commissario unico di governo per Expo Milano 2015, Giuseppe Sala e dal sindaco Giuliano Pisapia. Subito dopo l’arrivo al Media Centre dove nel corso del suo intervento Mattarella ha  affermato: " All'Expo di Milano si sta scrivendo veramente una pagina di storia per l'umanità. L'obiettivo di cancellare definitivamente la fame nel mondo ci impone un salto. La nostra ambizione è che Expo aiuti la rincorsa per questo salto."

 

L’Expo è infatti il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Il tema al centro della manifestazione è infatti “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. E’ il filo logico che attraversa tutti gli eventi organizzati sia all’interno sia all’esterno dello Sito Espositivo. Expo Milano 2015 è stata presentata come “ l’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso). Inoltre ogni anno, circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate. Per questo motivo servono scelte politiche consapevoli, stili di vita sostenibili e, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, sarà possibile trovare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse.” L’Expo è questa. Un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, che ospita più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti. Ogni Paese tenta di illustrare il meglio delle proprie tecnologie per dare risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. E’ vero che non tutti i Paesi presenti all’ Expo sono riusciti a rimanere in tema. Ma rappresenta comunque un viaggio affascinante alla scoperta di sapori e tradizioni con la possibilità di imparare a conoscere  le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese. L’Expo è questa. Pur tra contraddizioni e  polemiche va comunque apprezzato l’intento e soprattutto lo sforzo che ciascun paese ha messo in atto per promuovere se stesso e la propria cultura. Va detto che una giornata non basta per visitare ogni singolo Paese. Alla fine devi scegliere o rimanere più giorni. Può capitare di rimanere un' ora in fila per riuscire ad accedere ad un padiglione e magari poi scoprire che quanto visto non valeva l’attesa. Per questo è bene magari scegliere prima quali Paesi si vogliono visitare. Darsi delle priorità insomma. Merita senz’altro una visita il Padiglione di Israele. Un viaggio alla scoperta di un Paese che è riuscito attraverso l’ingegneria agricola a trasformare una  terra arida in una terra capace di dare i suoi frutti. L’elemento caratterizzante del Padiglione di Israele è il “giardino verticale”: una parete lunga 70 metri e alta 12 interamente adorna di piante vive, i cui fiori e colori cambieranno con il passare delle stagioni. Il Padiglione offre al visitatore un’esperienza divisa in due fasi. Nel primo spazio, attraverso film 3D ed effetti multidirezionali, è illustrata la storia dell’agricoltura israeliana. Uno dei film presentati racconta il piano di rimboschimento di Israele portato avanti dal Fondo Nazionale Ebraico (KKL). Nel secondo spazio una tappezzeria luminosa di led danza in ogni direzione.  

Poi c’è  il Qatar. Un paese desertico, fatto di lunghe distese di sabbia e di dune, i cui abitanti cercano da sempre approcci creativi per affrontare le sfide legate alla mancanza di cibo e di acqua. Per l’approvvigionamento idrico il Paese ha investito sulla desalinizzazione dell’acqua del mare, mentre per l’approvvigionamento alimentare si è affidato quasi esclusivamente sulle importazioni.

Impossibile descrivere in poche righe ogni Paese visitato. Ho scelto solo di fare un accenno a quelli che mi hanno colpita maggiormente. Una visita all’Expo è un viaggio alla scoperta di come i Paesi intendono impegnarsi per un futuro sostenibile. Vale la pena andare a visitare l’Expo? Ho fatto anch’io questa domanda prima di decidere di andarci,  ricevendo le risposte più disparate. Oggi dopo esserci stata,  anch’io ho una risposta, ed è si. Comunque e nonostante tutto, si. 

IL PADIGLIONE ITALIA

L’Italia non ha solo un Padiglione ma un intera area che già di per sé potrebbe rappresentare una piccola Expo.  Si tratta del Cardo, uno dei due assi perpendicolari che, insieme al Decumano, struttura il master plan dell’ Expo Milano 2015.

 Sul Cardo si affacciano gli edifici che rappresentano le varie regioni italiane. Tra tutti spicca, ovviamente, Palazzo Italia. Un edificio ispirato a una “foresta urbana”; la “pelle” ramificata disegnata dallo Studio Nemesi come involucro esterno dell’edificio evoca una figuratività primitiva e tecnologica al tempo stesso. La tessitura di linee genera alternanze di luci e di ombre, di vuoti e di pieni dando vita a un’architettura-scultura che rimanda ad opere di Land Art.

 

Palazzo Italia è stato progettato in un’ottica sostenibile e concepito come edificio a energia quasi zero grazie anche al contributo del vetro fotovoltaico in copertura e alle proprietà fotocatalitiche del nuovo cemento per l’involucro esterno. L’intera superficie esterna di Palazzo Italia, 9.000 mq, è stata costituita da 900 pannelli di cemento “i.active BIODYNAMIC” con principio attivo TX Active brevettato da Italcementi. A contatto con la luce del sole, il principio presente nel materiale consente di “catturare” alcuni inquinanti presenti nell’aria trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog.

Davanti a Palazzo Italia la fila è davvero lunga.  Ma cosa c’è dentro? E’ una mostra. Un percorso incentrato sulla filosofia della potenza che gira attorno al numero 21, lo stesso numero delle regioni nel nostro Paese. Si procede per step:

 

- Potenza del Saper Fare: 21 personaggi raccontano storie di professionalità applicata degli italiani, in arte e manualità, che hanno trovato soluzioni facendo impresa;

-          Potenza della Bellezza: ci sono 21 panorami e 21 capolavori architettonici che raccontano la bellezza dell’Italia;

- Potenza del Limite: qui ci sono 21 storie di impresa agricola, agroalimentare, artigianale che racconteranno la più specifica delle grandezze italiane, la capacità di esprimere il meglio di noi nelle circostanze più proibitive, di coltivare vigneti di eccellenza su cucuzzoli aridi e non meccanizzabili, la potenza più vicina alla virtù del limite.

- L’Italia è la Potenza del Futuro e viene raccontata attraverso un vivaio di 21 piante rappresentative delle Regioni

E’ poi previsto, ma non ancora attivato, uno spazio lungo cento metri di buio totale, gestito dall’ Unione Italiana Ciechi, pensato per offrire ai  visitatori l’esperienza irripetibile della privazione (la “vista” che non c’è), prima di uscire nel trionfo di luci della Vucciria di Guttuso,  che invece c’è ed è possibile ammirare alla fine del percorso.

 

PADIGLIONE SICILIA….FORSE….

Dopo la visita al Padiglione Italia mi metto alla ricerca della Sicilia. Dove sarà? Nessuno problema…penso…basta guardare la cartina dell’Expo. 

 

Eccola…la trovo…lungo il Cardo lettera “q”. Peccato che però già da subito…a guardarla dall’esterno qualcosa non torna…

 

Mi avvicino…e scopro infatti che si tratta solo di una vetrina che ospita aziende orafe siciliane. Così almeno mi viene detto da alcune ragazze che sono all’ingresso di quello che Giancarlo Cancelleri nei mesi scorsi ha definito “uno spazio ridicolo, un buco di una ventina di metri quadrati”. In effetti come dare torto all’esponente del M5S!

Lì in quel buco tra l’indifferenza totale di chi passeggia lungo il Cardo sono stipate le meravigliose statue di Demetra e Kore. Peccato che nessuno lo sa! Nessuno se ne accorge. E anche quando ti avvicini a chiedere informazioni nessuno le nomina.

Ho chiesto ad una delle ragazze che si trovava seduta accanto ad una teca di gioielli proprio lì, davanti alle due statue “Scusa, questo è il padiglione della Sicilia?” e la risposta è stata disarmante. “No, ospitiamo aziende orafe siciliane.”

“E la Sicilia?” chiedo allora…Mi viene indicata l’area gastronomica  nel cluster Bio Mediterraneo di cui la Sicilia è Official Partner. Anche in questo caso però trovare l’area non è semplice. Mancano le indicazioni. E onestamente…dopo un’intera giornata trascorsa ad entrare ed uscire dai vari padiglioni, a fare file, tra il cado e la stanchezza….se non vuoi proprio andarci al cluster Bio Mediterraneo non ci arriverai mai.

Ma io voglio andarci e così...alla fine eccolo.

In realtà l’ingresso è alle spalle del padiglione. Proprio li', in una zona secondaria e abbastanza nascosta si trova Piazzetta Sicilia.

C'è poca gente, la maggior parte addetti ai lavori. Lateralmente al palco ecco la Sicilia. 

All'interno due piccoli stand dedicati rispettivamente al GAC e al GAL...tutto qui...niente di più...niente di meno.

Pochi metri quadrati condivisi con altri paesi. Che dire…. Con una certa amarezza lascio la "Sicilia" e raggiungo il Cardo per arrivare all’ Albero della Vita. Ormai è sera. Ancora qualche minuto e inizierà lo spettacolo di luci e acqua offerto dagli Sponsor.

Mi siedo. Ed è davvero bello. Così bello da farmi dimenticare almeno per un attimo della delusione per l’esperienza “Sicily”. Belle le musiche, i colori, i giochi d’acqua, i fuochi…davvero bello. E per un momento quando sulla facciata di Palazzo Italia compare la scritta “Orgoglio Italia” non posso non provare una grande emozione. Wow…mi dico…che bello…si, dobbiamo essere orgogliosi di essere Italiani.

Peccato che la magia duri davvero poco….basta lasciarsi la fontana con le sue luci e suoi giochi  alle spalle; basta lasciare l’Expo perché ciò che ti circonda, ciò che vedi e senti, ti faccia tornare subito alla realtà. Non basta l’Expo, non basta uno spettacolo ben studiato per farmi sentire orgogliosa di essere italiana. Serve molto di più. Servono politiche capaci di saper affrontare l’emergenza immigrati, servono politiche in grado di cancellare per sempre la corruzione, servono politiche tali  da riportare i Marò( che sono 2, meglio specificare visto le gaffe degli ultimi giorni di qualche esponente politico) a casa.

 Ma questa…questa è un’altra storia. Una storia che mi auguro un giorno possa davvero farci sentire tutti orgogliosi di essere italiani.

 

 

 

 

 

 

 

 

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