La biblioteca di Taormina svela i suoi tesori librari: incunaboli e Cinquecentine. La mostra “AntiquitatisVolumina” sarà inaugurata sabato 15 dicembre, alle 17, nella Biblioteca comunale di Piazza IX Aprile. Una esposizione bibliografica diedizioni del XV e XVI secolo promossa e organizzata dal comune di Taormina in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni culturali di Messina. L’evento si inserisce, inoltre, nel progetto “Si scrive Europa, si legge Cultura”, promosso dalla testata giornalistica Pickline e approvato dal Mibac, per l’anno europeo del patrimonio culturale.

«Sarà un viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria lungo seicento anni – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Taormina, Francesca Gullotta - tra testi antichi, incunaboli e cinquecentine, corredati da pannelli didattici, scelti secondo un criterio che tende a mettere in evidenza la storia della stampa e quanto ruota intorno ad essa. Un ringraziamento speciale va alla sezione Beni librari della Soprintendenza di Messina, per la loro preziosa e professionale consulenza scientifica, e al Centro di Lingua e Cultura italiana “Babilonia” per la consulenza nella traduzione in inglese del materiale documentario della mostra. Un grazie anche agli altri sponsor e alle associazioni che hanno lavorato per la comunicazione, per il materiale fotografico, per la grafica».

La mostra sarà ospitata nella sala del Fondo Antico “Giovanni Di Giovanni” della Biblioteca comunale, ubicata nella centralissima Piazza IX Aprile, che rappresenta per le sue vicende storiche e le trasformazioni architettoniche un luogo nevralgico per la memoria culturale ed identitaria della città di Taormina. Essa custodisce una vasta e ragguardevole Emeroteca ed un patrimonio librario di eccezionale interesse: oltre ad una sezione di rari volumi dedicati alla Storia della Sicilia, spiccano per l’altissimo valore storico, bibliografico e culturale, le raccolte librarie provenienti dai Conventi di S. Agostino, di S. Domenico e dei Cappuccini. Il Fondo, di pregio inestimabile, comprende manoscritti, incunaboli, una preziosa raccolta di Cinquecentine e numerosi volumi datati tra il XVII e il XIX secolo. Si tratta di testi di insigni autori tra cui emergono S. Agostino, S. Tommaso D’Aquino e Roberto Bellarmino ed investono i più svariati rami del sapere, dalla Teologia alla Scienza, dalla Storia alla Filosofia.Vanno a completare la collezione della Biblioteca Comunale di Taormina il fondo archivistico e numerosi di volumi in lingua straniera.

Di questo prezioso fondolibrario soltanto i volumi stampati dal 1452, anno a cui si fa risalire convenzionalmente l’invenzione della stampa da parte del Gutenberg, fino alla fine del Cinquecento rientreranno nella mostra inedita “AntiquitatisVolumina. Incunaboli e Cinquecentine”. Un viaggio nell’evoluzione della produzione libraria: dai preziosi incunaboli quattrocenteschi alle sempre più elaborate e raffinate edizioni del Cinquecento.La mostra espone sei incunaboli nei quali si possono orintracciare alcune loro specifiche peculiarità: la scrittura gotica; il frontespizio con il testo a forma conica; lo spazio per i capilettera che, inizialmente lasciato in bianco, veniva poi riempito dall’iniziale xilografica; il “colophon”, posto nell’ultima pagina, che rivestiva l’importante funzione di riportare le note tipografiche contenenti l’autore dell’opera e la data ed il luogo di pubblicazione. Il percorso prosegue poi con l’esposizione di 36 Cinquecentine, testi pubblicati tra il 1501 ed il 1600. Nel corso del secolo si assisterà ad una sempre più marcata evoluzione del frontespizio che si arricchirà di eleganti e raffinate composizioni di natura decorativa e architettonica e di elementi floreali ed ornamentali, tipici della pittura rinascimentale: dalll’opera  di Lucio  Cecilio  Lattanzio “Habes  in  hoc  volumine” del  1509, che per il carattere gotico della scrittura e il frontespizio a forma conica può essere annoverata nella categoria dei  “post-incunaboli”, al volume “La vigna del Signore” del 1599, in cui le vignette xilografiche si uniscono a un frontespizio dallo stile pre-barocco, riccamente adornato da motivi floreali e architettonici. Della mostra “AntiquitatisVolumina. Incunaboli e Cinquecentine” fanno parte anche alcune pregevoli edizioni straniere come “Expositio in exodum” edita a Parigi nel 1534 dal famoso stampatore Jean Petit e le “Disputationes” del famoso cardinale Roberto Bellarmino stampata ad Ingolstadt nel 1596.

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Lunedì 15 ottobre è stata inaugurata, nell’ex chiesa del Carmine di Taormina, la mostra fotografica “Taormina: fotografie, storia e memoria”. L’esposizione, patrocinata dall’assessorato alla Cultura in collaborazione con la famiglia Castorina, sarà visitabile sino al 10 dicembre 2018.

Ancora una volta, luogo espositivo ed esposizione si equilibrano, richiamandosi vicendevolmente.Interessante quanto espresso dal Sindaco Mario Bolognari, convinto sostenitore dell’importanza – per la comunità e per chi vuol approfondire la conoscenza della storia – rivestita dalla documentazione fotografica, tanto che suo sogno è quello di realizzare “Il museo delle immagini della Sicilia”. In effetti, la storia di Taormina e la storia della fotografia sono parti dello stesso organismo, su cui si è radicata la vocazione turistica e di respiro internazionale della cittadina ionica siciliana. Tra Taormina e la sua immagine vi è una stretta correlazione, e quest’immagine ha avuto iniziale diffusione, tra il XVIII e il XIX secolo, con gli schizzi e gli acquerelli del Grand Tour; perfezionandosi lungo il corso del tempo, mediante la produzione di cartoline souvenir.  Ruolo di rilievo ha avuto Von Gloeden con l’esotismo mitizzante delle sue foto, oggi note in tutto il mondo. Taormina come precisato da Bolognari «non ha avuto una scuola di fotografia bensì ha avuto varie figure di fotografi».

Non una scuola dunque, ma fotografi che hanno seguito un percorso comune di valorizzazione dell’immagine della città, meta di un turismo colto e raffinato, alla ricerca dello spirito classico, che Von Gloeden ha immortalato nelle espressioni dei giovani. Spirito classico egenius loci. Il sentimento di una comunità con propri usi e tradizioni, ha ricevuto muta voce dalle immagini di fotografi quali Crupi, Bruno, Galifi, Malambrì, Puglia, per citarne alcuni. Bruno, ad esempio, era prima di tutto un chimico e per procedimento chimico erano impresse le immagini sulle lastre di vetro. Le fotografie, presenti alla mostra, appartengono all’archivio della famiglia Castorina:immortalano il vissuto quotidiano della famiglia del colonnello Licari, autore della maggior parte delle immagini selezionate.Chi visita l’esposizione, è catapultato nel passato, in un arco temporale che va dagli anni Venti del XX secolo, al 1950. Un viaggio tra le vie, nelle piazze, nei giardini con vedute panoramiche o dettagli della stazione di Taormina-Giardini, uno dei monumenti del Liberty siciliano. Il Teatro Antico e le marine di Mazzarò e Isola Bella; le regie trazzere, che con lo scorrere degli anni, diventano strade provinciali. Dimore restaurate e nuove attività commerciali. Una società che cambia costume ma che sotto, mantiene la pelle delle origini. Le fotografie qui assolvono non solo ad una funzione estetica, ma acquisiscono valore etico.

Mi piace riportare uno degli aneddoti di Andrea Camilleri, quando conobbe Robert Capa, dopo lo sbarco del 1943. Il racconto è contenuto nel testo di Gaetano Savatteri, La volata di Calò, Sellerio editore. Robert Capa era già considerato “il migliore fotoreporter di guerra del mondo”. Il piccolo Camilleri, invece, vide un soldato americano «che tentava di fotografare il tempio della Concordia di Agrigento», ossessionato dalla ricerca della giusta angolatura. Capa fu visto da Camilleri, mentre impugnava la macchina fotografica “come una mitragliatrice”.

Anche le foto del grande Capa possiedono valore etico per ciò che trasmettono. La fotografia assume la medesima importanza del testo storico. Essa è fonte e documento, che trattiene nell’immagine informazioni preziose su luoghi, persone, tradizioni. Essa è ricettacolo della nostra cultura e va conservata e fruita non solo per la struggente bellezza che rinvia “al tempo che fu” ma per fornirci testimonianza e vivificare la memoria. Dalla vivificazione della memoria e dall’elaborazione di ciò che ci è stato consegnato, noi abbiamo il dovere morale della custodia e dell’essere responsabili dei nostri beni materiali ed immateriali. Ecco il valore etico assunto dalle fotografie.

L’esposizione fotografica all’ex chiesa del Carmine, è stata anche l’occasione per incontrare molti miei “compaesani”. Taormina ha una doppia anima: quella locale e quella internazionale. Talvolta, l’una entra in conflitto con l’altra; tuttavia l’altra sera,le ho viste riunite sotto gli occhi di tutti. Ciò che mi è rimasto “impresso” nella mente, in modo particolare, sono le parole usate dal Prof. Saro Calabrese e che a mio avviso, sintetizzano alla perfezione il senso che la famiglia Castorina ha voluto dare all’esposizione: «Lisa, tutto questo, è commovente!».

Lisa Bachis

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Autunno all’Odeon” il cartellone di eventi della Fondazione Taormina Arte Sicilia, in sinergia con il Parco archeologico Naxos-Taormina, venerdì 12 ottobre, ha avuto il piacere di ospitare un reading di Sergio Claudio Perroni. Lo scrittore e traduttore ha selezionato 12 testi, daEntro a volte nel tuo sonno, La nave di Teseo, 2018. Musiche di Massimiliano Pace e regia di Guglielmo Ferro.

Non è facile portare sulla scena un reading come quello di Entro a volte nel tuo sonno. Richiede delicatezza per ogni parola espirata e letta. Ha bisogno di un ambiente avvolgente come velluto e va portata innanzi al pubblico, come se si conducesse per mano una creatura fragile e resa saggia dal tempo. Il palco deve accogliere senza stritolare e così è stato. La sala B del Palacongressi – luogo scelto quale alternativa all’Odeon per via delle avverse condizioni meteo – ha favorito l’essere stati introdotti pian piano e con estremo garbo dalle musiche di Massimiliano Pace: narrazione nella narrazione. Un’atmosfera intima – ricreata ad arte dall’illuminazione a luce unica come un assolo – perfetta per le confidenze tra amici di vecchia data. Perroni giocando in casa, lo ha sentito vero e palpabile l’affetto degli amici e quell’ingresso in punta di piedi, la voce che articolava suoni e li rendeva universi di senso, faceva cavalcare onde, che si muovevano incessanti avanti e indietro, tra sentimenti, memorie e Vita. Un voce simile a una ninna nanna; bassa, dolce e confortante. La voce era importante ed ha avuto il medesimo ruolo della musica, perché Entro a volte nel tuo sonno non è stato un reading e basta, ma l’esecuzione di uno spartito esistenziale.

Non poteva essere diversamente, del resto, lo dice bene Sandro Veronesi nella bella postfazione al testo: «Poesia in prosa dunque? O basta direprosa poetica? Sì, pare che si debba dire così: prosa poetica. Non rende del tutto onore a questi pezzi, a parer mio, perché come definizione pare un po’ arida, un po’ burocratica, ma tant’è, si tratta di prosa poetica».

Il testo di Sergio Claudio Perroni, in effetti è un unicum nel suo genere, ed è il raggiungimento di un punto di svolta. Un volumetto di prosa poetica che si legge come un romanzo breve. Ciascun testo è un capitolo. Un romanzo breve scritto in una fase di avvenuta rinascita e consapevole maturità. Affrancato dagli orpelli delle futilità emotive e reso nudo, purificato, mediante il processo liberatorio offerto dalle parole.  Il punto nevralgico però è uno e chi era lì, preso volontariamente in ostaggio dalla verità danzante dei testi letti, lo sa bene. Il punto nevralgico è che noi tutti, seduti lì, non abbiamo semplicemente assistito. Abbiamo fatto i conti con noi stessi. Ciascuno di noi, magari non lo andrà a dire in giro oppure lo confesserà all’amico, però i conti là dentro, li ha fatti. Io ad esempio, mi son sentita allo stesso modo di quando ero bambina e dovevo scegliere se saltare nelle pozzanghere dopo la pioggia col rischio di essere rimproverata. Sì, anche con Entro a volte nel tuo sonno, bisognava fare una scelta: saltar dentro il mondo di Perroni, per ritrovarci anche le indigeste porzioni di noi stessi oppure mostrare di averetimorato giudizio; giudice inflessibile delle emozioni. Io credo che noi tutti, lì presenti, abbiamo scelto la pozzanghera e ci siamo avvertiti più uniti e liberi.Semplicemente perché, per dirla con le parole estratte da Gente a pioggia:

Siamo roba che cade, gente a pioggia che viene giù da altezze diverse a seconda di quand’è partita, chi da solo e a capofitto, chi in due e tenendosi per mano, siamo roba che cade, riempiamo il cielo di cadute come un Magritte cosparso di Icari […].

Se ci pensiamo con calma, però, capiremo che questa è una delle finalità del teatro: farci confrontare con noi stessi per renderci liberi. Il teatro nella sua accezione d’origine, in fondo, è stato il vero padre della psicoanalisi; dove la vita dell’uomo era portata davanti al pubblico per renderlo consapevole e farlo rinascere. Sergio Claudio Perroni, con Entro a volte nel tuo sonno,ha messo in scena una rappresentazione lirica dello stare al mondo.

 

Lisa Bachis

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Il terzo appuntamento di “Un libro da bere”, è per domenica 14 ottobre, alle 18, presso Il Vicoletto Wine Bar di Taormina. Ospite di Lisa Bachis, lo scrittore Claudio Basile con il suo nuovo romanzo Ultimo Gate, Algra editore, 2018. Basile è un narratore elegante e sottile, nella ricerca dello stile giusto per trattare i temi attuali e “sensibili” di Ultimo Gate. Un linguaggio non ridondante ma d’indagine esteriore ed interiore dei diversi animi umani, presenti nell’architettura del romanzo. Un romanzo che si snoda tra Palermo, Roma e Milano: tre capitali e tre mondi attorno a cui, ruotano ed impattano le vite dei protagonisti. Il mondo d’oggi – destrutturato nei suoi valori fondanti – provoca un tracollo, un affondamento ed una possibile via d’uscita. Quell’ultimo gate di un luogo non-luogo, quale è l’aeroporto, può essere di apertura o di chiusura verso nuovi percorsi d’esistenza.

Gli appuntamenti del cartellone di “Un libro da bere”, si svolgono nell’accogliente cornice offerta dal Il Vicoletto Wine Bar, nel caratteristico vico Zecca, adiacente a porta Messina, in pieno centro storico. L’evento è sponsorizzato da Narcisse Profumi-Taormina ed ha il patrocinio del circolo letterario Pennagramma e dell’associazione Etna ‘ngeniousa; media partner è il giornale online JonicaReporter. L’amplificazione è a cura di Antonio Sterrantino e la grafica con le locandine, a cura di Caterina Lo Presti FDD Taormina.

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Sabato 6 ottobre, nella saletta conferenze dell’archivio storico di Taormina, la Professoressa Maria Concetta Calabrese ha presentato, con dovizia di particolari, al pubblico intervenuto, la sua ultima fatica storiografica: Figli della città. Consoli genovesi a Messina in età moderna, Franco Angeli, 2018. L’evento è il primo di una serie di incontri che l’assessorato alla Cultura della Città di Taormina, retto dalla Professoressa Francesca Gullotta, dedica al Mediterraneo, come centro e crocevia di popoli e culture.

L’incontro della Professoressa Calabrese ha ricevuto il patrocinio del Comune di Taormina, quello della Camera di Commercio della Sicilia Orientale (Catania, Ragusa, Siracusa) e la sponsorizzazione da parte dell’Associazione Albergatori Taormina, presieduta da Italo Mennella.

L’assessore Gullotta ha aperto i lavori, mossa dall’intenzione di riattivare la sede dell’archivio storico – luogo importante per la città. Ricettacolo e custode di memorie unitamente alla biblioteca –, sito con una ricca e preziosa documentazione storica e bibliografica. Il ciclo di incontri-studio sul Mediterraneo sarà l’occasione per riavviare un dialogo tra gli studiosi, i cultori di storia patria e tutti coloro, che sono appassionati di storia e cultura. Le collaborazioni avverranno tra le varie università e gli enti, che scientificamente curano il recupero, la tutela e la possibilità di fruire delle memorie storiche e dei saperi del Mediterraneo. Importante a tal proposito, quanto espresso dalla Professoressa Calabrese ad introduzione: «Desidero un Mediterraneo aperto e navigabile. Luogo di confronto ed incontro tra le varie culture». Considerazione che ha dato l’opportunità al Prof. G. Vecchio, Direttore del Dipartimento di Studi politici e sociali dell’Università di Catania, di introdurre il testo della Calabrese, soffermandosi su taluni aspetti storico-giuridici: in particolare, quello dell’enfiteusi, posto in essere anche in Sicilia, come impulso ad un’imprenditoria agricola in cui il contributo dei genovesi è stato importante. Ospiti di riguardo, che in qualità di relatori hanno arricchito di spunti e riflessioni il pomeriggio all’archivio, sono stati: il Prof. Carlo Bitossi, Ordinario di Storia Moderna all’Università di Ferrara, nonché punto di riferimento per la ricerca archivista su Genova e il Dott. Gioacchino Barbera, già Direttore della Galleria Abatellis di Palermo. Il Prof. Bitossi che ha coadiuvato la professoressa Calabrese nella ricerca delle preziose fonti dell’archivio genovese, ha mostrato l’essenza di questo lavoro storiografico: un accesso imprescindibile su nuovi scenari sull’importanza e il contributo politico-economico, sociale e culturale che i genovesi diedero all’isola ed in particolare, alla fiorente città di Messina. La presenza genovese quindi non è solo in altre isole, quali ad esempio la Sardegna ma anche in Sicilia. Presenza confermata, già a partire dal XII secolo, che via via è andata intensificandosi, giungendo alla massima espressione, appunto tra il XVI e il XVII secolo. Una città Messina, importante snodo commerciale con l’Italia e gli altri luoghi del Mediterraneo. Messina, in perenne contesa con la capitale politica Palermo, ma non meno importantee nevralgica di quest’ultima.

Il medesimo concetto è statoribadito nella sua relazione dal Dott. Barbera, il quale ha mostrato attraverso l’arte e le committenze del periodo, il potere e l’influenza dei consoli genovesi. Il Dott. Barbera ha coadiuvato la Professoressa Calabrese anche nella scelta dell’immagine di copertina: la Madonna con Bambino di Cesare da Sesto (Il Milanese), opera del periodo che evidenzia un tema iconografico caro ai Genovesi: San Giorgio.

Il saggio di Maria Concetta Calabrese, docente di Storia Moderna presso il Dipartimento di studi politici e sociali dell’Università di Catania, è un itinerario puntuale sul consolato genovese a Messina, istituto politico al centro di una fitta rete di relazioni familiari ed economiche locali e sovralocali. Nel Cinquecento e nel Seicento l’espansione commerciale dei Genovesi fu, infatti, capillare in tutto il Mediterraneo e anche nella strategica Messina, porto fondamentale per l’esportazione della seta greggia, poi lavorata a Genova e in tutta Europa. Tra i vari consoli, è ricordato anche il genovese Francesco Cicala, che intrattenne stretti rapporti finanziari con il nobile taorminese Ascanio Marziani, giurato e fautore, nel 1609, della costruzione dell’ospedale di Taormina.

Il Mediterraneo e con esso la Sicilia appaiono pertanto, sotto l’aspetto geopolitico, fondamentali per approfondire ed aprire nuove vie alla ricerca della cultura d’Occidente, senza mai dimenticare la giusta visione ad Oriente.

Lisa Bachis

 

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Domenica 16 settembre, nell’incantevole cornice offerta da Il Vicoletto Wine Bar di Taormina, hanno ripreso avvio gli incontri di “Un libro da bere”, l’aperitivo letterario ideato e coordinato da Lisa Bachis. Il progetto partito a gennaio di quest’anno, si avvale del prezioso patrocinio del circolo letterario Pennagramma e dell’associazione Etna ‘ngeniousa che promuovono e diffondono cultura. Inoltre, hanno scommesso su “Un libro da bere”, Narcisse Profumi Taormina e Il Vicoletto Wine Bar con la presenza di JonicaReporter in qualità di media partner; senza dimenticare l’amplificazione messa a disposizione da Antonio Sterrantino.

La ripartenza è stata affidata ad un ospite d’eccezione: lo speaker ed anchorman catanese Emanuele Bettino. Bettino con grande simpatia ha chiacchierato insieme a Lisa Bachis e con il pubblico intervenuto, sulla professione di comunicatore ma soprattutto sul suo amore per la lettura.

Un lettore vorace ed appassionato con «i libri sul comodino da leggere, dalle ventitré all’una» nelle ore più calme dopo la giornata piena di impegni, quando gli umori del giorno si placano e ci si predispone a perdersi in altri mondi.

Bettino ha offerto quale suggerimento letterario L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón. Il testo apre la tetralogia del “Cimitero dei libri dimenticati” ed è divenuto uno dei testi più letti e tradotti del XXI secolo. La trama del romanzo si articola e si snoda in una Barcellona definita dallo speaker «a misura d’uomo come è Catania. La Catania barocca e la Barcellona gotica».

In una mattina del 1945, il proprietario di una piccola libreria antiquaria conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona, al “Cimitero dei Libri Dimenticati”, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Barcellona si mostra dunque in duplice veste: elegante e splendida;decadente ed uggiosa.

Bettino ha piacevolmente intrattenuto gli intervenuti, narrando della Barcellona di Zafón riletta attraverso i suoi occhi, durante un recente soggiorno nella splendida città. Una rilettura costruita da parole e immagini attraverso l’ausilio dei social media. L’incontro che ha regalato emozioni e suggestioni ha favorito l’apertura del dialogo verso il rapporto tra mondo letterario, rese cinematografiche ed avvicinamento dei lettori a testi inseriti nella letteratura classica, in un Paese – quale è l’Italia – dove lettura ed ascolto si infrangono contro barriere di disinteresse e diseducazione. Questo è stato più volte sottolineato da Lisa Bachis durante l’incontro, svoltosi come una gradevole chiacchierata tra un aperitivo e un salatino.

Emanuele Bettino che ha il merito di aver lanciato una trasmissione prima radiofonica ed ora tutta social come “Buonasera Buonasera” #2volte,prima di andar via ha raccolto i suggerimenti di lettura tra il pubblico con la promessa di tornare a far due chiacchiere ad “Un libro da bere”.

 

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Nell' ambito della VIII edizione di Naxoslegge, dedicata al tema CustoDire la Bellezza, si rinnova l appuntamento con il Premio La tela di Penelope ai Saperi delle donne, giunto alla sua V edizione. Sabato 22 settembre, nello splendido scenario di Villa Garbo, la dimora che fu della "divina", sarà insignita del riconoscimento la regista Liliana Cavani, reduce da Venezia dove ha ricevuto il prestigioso premio Bresson.

Come spiegano Fulvia Toscano, dir artistico di Naxoslegge, e Marinella Fiume, coordinatrice della sezione della rassegna dedicata all' universo femminile, il "premio nasce per dare un riconoscimento a quelle donne che, in vari ambiti, si sono distinte ed affermate con il loro "sapere". Se lo scorso anno sono state protagoniste donne di teatro, per questa V edizione abbiamo scelto il cinema e crediamo che la presenza di Liliana Cavani, regista di film imperdibili come Il portiere di notte, Francesco, Il gioco di Replay, e tanti tanti altri, sia un momento di straordinario confronto con una delle voci più significative e autentiche del cinema internazionale, anche per il suo essere assolutamente estranea a logiche di moda e di mercato e per la sua capacità di proporre un cinema dai temi forti e provocatori".

All' incontro, reso possibile dal supporto della Fineco Bank, nella persona di Daniela Alessandro e di Villa Garbo, con la supervisione di Maria Rita Sabato, con la Cavani interverranno Mario Falcone, scrittore e sceneggiatore, tra l'altro di fiction televisive per la regia della stessa Cavani; la nota giornalista Maria Lombardo, penna di punta delle pagine culturali de La Sicilia e il prof. Ignazio Vasta, presidente regionale del Centro Studi cinematografici e dir. artistico del Festival del cinema per ragazzi di Giardini Naxos. 

Come ancora ribadisce Fulvia Toscano " anche questo premio, come l’intero programma del festival, nasce nello spirito di assoluta condivisione, soprattutto con altre associazioni del territorio e, nella fattispecie, con l' Altra metà, con cui da anni si lavora in sinergia per far crescere una più consapevole sensibilità nei confronti del mondo delle donne". Il premio che sarà consegnato alla Cavani è un manufatto artistico, opera del maestro riminese Alessandro La Motta che, da anni, collabora con Naxoslegge nella realizzazione di mostre, tra cui quella dedicata alla Lighea di Tomasi di Lampedusa e la mostra, che sarà inaugurata il 27 settembre a Messina, alla Galleria di arte moderna e contemporanea, dedicata a Quasimodo traduttore dei Lirici greci.

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Venerdì 7 settembre, alla presenza del Sindaco di Taormina, il prof. Mario Bolognari, e dell’assessore alla Cultura, la professoressa Francesca Gullotta, è stata inaugurata l’esposizione “Convergenze”; collettiva di un gruppo di artisti taorminesi. La mostra che è visitabile sino all’8 ottobre – tutti i giorni dalle 16 alle 22 con ingresso libero – è stata allestita all’interno della scenografica ex chiesa del Carmine di Taormina, edificio che per il suo impianto architettonico barocco, ben si presta ad accogliere eventi legati all’arte e alla cultura.

Il taglio del nastro è stato effettuato dal presidente dell’associazione Centaurea, il Maestro Ghumbert-Umberto Martorana, attivo da lungo tempo nel panorama artistico siciliano insieme all’assessore Gullotta. Ghumbert è un appassionato cultore della bellezza dei luoghi e fine interprete del senso profondo ed etico che ha l’arte. L’esposizione ha trovato il pieno sostegno oltreché del Comune di Taormina che lo ha patrocinato, anche del Paradise Beach Club, di Villa Belvedere e delle cantine Murgo.

“Convergenze” ha riunito quegli artisti che già in precedenza, e precisamente nel 2006, avevano dato prova che “l’unione fa la forza” organizzando una collettiva con il medesimo intento. L’assessore Gullotta, memore di quell’evento, ha chiesto loro di regalare alla città, un nuovo momento di amore e condivisione per l’arte e per i luoghi che la ospitano.

“Convergenze”, come espresso dal maestro Martorana «vuol fare convergere tutte le energie dei singoli artisti verso un obiettivo comune: aprire la città ed i suoi luoghi al godimento di tutti; cittadini ed ospiti». L’ex chiesa del Carmine, edificio e luogo d’eccellenza, era il sito giusto. Il messaggio dato dagli artisti di “Convergenze” è manifesto: diffondere, promuovere, custodire l’arte, riattualizzando i luoghi. Far vedere la bellezza e far risuonare lo spirito del genius loci. Taormina è città che naturalmente si presta all’accoglienza del Bello e ha sempre saputo coniugare l’identità del luogo con l’apertura verso le differenze. Gli artisti di “Convergenze” esprimono la loro appartenenza a questa comunità e propongono, in modo originale, una lettura del loro essere “taorminesi e siciliani”.

Chi avrà modo di visitare la mostra, avvertirà già dal suo ingresso di essere non solo uno spettatore ma d’essere attore in una “scenografia nella scenografia”. Scenografia del luogo e scenografia nell’allestimento che conduce ad una visione in dettaglio tra generi differenti, dal figurativo allo scultoreo; ma che una volta compiuto il percorso lascia al visitatore l’idea di un quadro d’insieme, ritratto di una città e delle sue diverse anime.Gli artisti di “Convergenze” sono: Silvia Bambara – Mirella Bolognari – Franco Calabrò – Pippo Coslovi – Pippo Foti – Ghumbert – Luigi Grasso – Antonella Moschella – Giovanni Murganti – Giuseppina Nucifora – Annarosa Ragusa – Rogika – Aykut Saribas – Luigi Sgralata – Vera Spadaro – Valbert.

In “Convergenze” dove si assiste al tripudio “dei colori in libertà” dialogano tra loro: il mito, declinato nei generi maschile e femminile; la storia tra spunti veristi e accenti neorealistici con picchi all’iperrealismo; le visioni Pop e gli incanti mediterraneo-orientali; la materia scultorea legata alla sua rappresentazione tradizionale, che tuttavia lascia terreno alla forma astratta. Pittura, fotografia, scultura. Contaminazioni portatrici del senso dirompente di dire la ricchezza della differenza, nell’unicità del luogo.

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Qualche settimana fa, ho avuto modo di scambiare qualche rapida battuta con Antonello Carbone. Giornalista di lungo corso, vive a Catania ed è caposervizio nella redazione Rai del Tgr Sicilia. Ha iniziato a lavorare alla fine degli anni Ottanta a “L’Espresso Sera”; ha collaborato con “La Sicilia” e con Rai Uno per “La vita in diretta”.

 Avevo letto e scritto di A Taormina, d’inverno, il suo romanzo d’esordio, uscito nel 2013 per Manni editore; ora ho terminato anche Il giallo sole di Vendicari, pubblicato sempre con Manni ed uscito nel 2017. Rapide battute le nostre, prima di un cocktail per lui, e una cena con amici in attesa, per me. «Antonello sto leggendo il testo e mi piace…». Lui, quasi m’avesse letto nel pensiero, completa la frase aggiungendo: «Lo trovo più maturo, pian piano abbandonerò Taormina…».

Non posso che essere d’accordo. La seconda stagione delle inchieste di Giacomo Cassisi – giornalista pure lui come “il suo papà” – è più ricca. Magari il primo testo essendo stato l’avvio, per giunta ambientato in una Taormina invernale, ora sembra più distante. Ma non è solo questo. Potrebbe trattarsi del cambio di stagione, Il giallo sole di Vendicari è costruito con il contributo degli odori e degli aromi della Sicilia primaverile, perché «Maggio in Sicilia è prologo d’estate», e si svolge tra Siracusa e la sua provincia, senza tralasciare Catania dove ha sede il luogo di lavoro e qualche puntatina a Taormina, rifugio del giornalista. Invece c’è di più. Il testo è più maturo perché a mio avviso, è entrato nel vivo del mondo giallistico di consolidata tradizione. Cassisi, nelle intenzioni di Carbone e del suo editore, affronterà quattro casi; ciascuno in una stagione diversa. L’inverno, la primavera, etc., in una sequenza che parte da Taormina ma che via, via se ne allontanerà, stando a quanto dichiaratomi dallo scrittore. Il desiderio di distacco emerge nel testo, quando Cassisi – che frattanto ha ricevuto la promozione come inviato per “La Gazzetta del Mattino”, il giornale per cui lavora – si accinge a tuffarsi in una nuova inchiesta e riflette su quel rifugio taorminese, giungendo alla conclusione che «Non la riconosce più come un rifugio […] la città ai suoi occhi mostra un altro volto. Bella ma nient’affatto vera, come una donna che abbia ecceduto con il make up».

I capitoli de Il giallo sole di Vendicari sono brevi, precisi nello stile, fluidi nella narrazione, coinvolgenti per l’attenzione al dettaglio, che conduce passo, passo il lettore dentro la storia-indagine, dove tutto è il contrario di tutto e le soprese inducono a rivedere convinzioni, per riflettere sui temi attuali e drammatici dell’oggi. Ogni capitolo ha come titolo quello di una canzone; ciò permette al lettore di sintonizzarsi sulle frequenze di Giacomo Cassisi e su quella spinosa inchiesta, in cui si ritrovano ancora più coprotagonisti, la collega ed amica Elena e l’informatore Zanzara. Un’unica nota che definirei “poetica” nella semplice intimità, è data dalla presenza sullo sfondo della gatta Niciula, una rassicurante certezza nella vita di Cassisi. Il testo si avvale di autorevoli ispirazioni letterarie: Sciascia e la sua disamina della Sicilia tra romanzo ed inchiesta; Pirandello e la psicologia degli atavici comportamenti degli isolani ma anche letture europee quali quelle di Poe,che può essere annoverato tra i creatori del genere giallo e del noir. Gradevoli sono le commistioni linguistiche, presenti nel libro: dall’italiano legato all’ambiente di lavoro, al “colloquiale” dialetto catanese. Ma senza strafare, senza voler ostentare un’appartenenza. Appartenenza a dei luoghi, a tessuti antropici millenari, ad usanze che musicano Il giallo sole di Vendicari senza appesantirlo.

Si definiscono e si caratterizzano meglio i personaggi. Due morti legate da fili che portano ad unire altrettanti personaggi posti, a differenti distanze. La riflessione rinvia ad Escher e “al triangolo di Penrose”, detto triangolo impossibile nel senso che può esistere solamente come rappresentazione bidimensionale e non può essere costruito nello spazio, poiché presenta una sovrapposizione impossibile di linee con differenti costruzioni prospettiche.Perciò ciò che appare impossibile, se guardato da una differente prospettiva diviene evidente.

La lettura corre veloce ma si indugia, rallentando il ritmo, per vedere affiorare vecchie storie d’amicizia come quella tra Elena e Gina, sorella di una delle vittime. Elena che trasporta con sé il bagaglio di giovani amori e il suo “amore sospeso” per Cassisi. Zanzara, l’informatore, che qui acquisisce spessore nel ruolo. Si aggiunge il nome di battesimo, lo si rafforza in una nuova identità, costituita non solo da eccellenti doti intellettive di rodato enigmista e lo si sviscera per portarne fuori grande cultura insieme ad una buona dose di umana solidarietà. Attorno a loro, ed in mezzo a loro, gira e si aggira un’umanità fragile. Drammi della società tra malaffare, tratta di esseri umani, intrecciano i fili della trama narrativa. Antonello Carbone, da anni si occupa dei migranti con inchieste e report. Qui, tornano reali e sofferte le esistenze di chi fugge via da un male atroce per ritrovarsi prigioniero di un male più grande. Persone annullate e rese oggetti. Schiavi che vogliono affrancarsi. Troviamo Kira “la mediana delle connessioni”, diversa ed “altra” in tutto e per tutto, vista con insofferenza da alcuni ma amata nella sua perfetta differenza da altri. Jamil con la sua storia da migrante; incontriamo il commissario Bagnato, caparbio calabrese di Riace, solido in valori e finissimo stratega negli eventi. E così come richiede la struttura del giallo, indizio dopo indizio, collegamento dopo collegamento si giungeràal degno finale de Il giallo sole di Vendicari, testo che mantiene tutte le promesse fatte, a partire da quel “giallo” presente nel titolo.

 

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Il “Caffè Letterario in…Terrazza” di “SPAZIO al SUD” edizione 2018 - organizzato dall’associazione “Arte&Cultura a Taormina” presieduta dalla giornalista MariaTeresa Papale che ne firma anche la direzione artistica - chiude in grande stile la stagione estiva presentando venerdì 27 luglio, alle ore 18:30, la raccolta di racconti “Le lunghe Notti” (Avagliano Editore) di Domenico Trischitta. Tocca così allo scrittore, giornalista e drammaturgo catanese, che può esibire per i suoi scritti postfazioni e note critiche di estimatori quali Manlio Sgalambro e Giuseppe Pontiggia, scrivere la parola fine alla movida libraria “open air” ospite dalla panoramica terrazza dell’Hotel Isabella - generosamente messa a disposizione da Isabella Bambara De Luca - condotta con lievità di tocco e fine acume dalla giornalista Milena Privitera che, con notazioni mai banali, è andata presentando ad un pubblico attento e partecipe le ultime fatiche letterarie di talentuosi scrittori, quasi tutti siciliani.

Un evento culturale di spessore quello di venerdì, che vede assoluto protagonista il senso sfuggente della vita o, spesso, il suo non sense, “la solitudine degli esseri umani che cercano il proprio riscatto nell'amore e nella solidarietà” resa da Trischitta con una scrittura priva di retorica e compiacimenti linguistici, con uno stile delicato e poetico che scorre fluido, cadenzato com’è da un ritmo dichiaratamente cinematografico e da un soundtrack per intenditori che dal blues arriva a Bellini.

Il libro, solo all’apparenza “frammentario”, è una raccolta - nata vent'anni fa ma pubblicata nel dicembre 2016 - di racconti che scorre per rapidi episodi quasi “bozzettistici” in cui sono racchiusi specifici momenti di vita. Divisa in due sezioni speculari, “Le lunghe giornate” e “Le lunghe notti”, a loro volta divise per temi ( morte, destini, casualità etc.) vede i vari soggetti, più che ad usuali personaggi, assurgere al rilievo di categorie emblematiche – l’assassino, il taxista, la puttana, il prete, il marinaio, il viaggiatore…- molti dei quali, incontrati nella prima parte, ritornano visti da una nuova angolazione nella seconda. Tutti legati dal mal di vivere, tutti alla ricerca di un senso. Una sorta di compagnia di anti-eroi che decideranno di dare una svolta alla loro vita infelice in un solo giorno, in una sola notte. Trovando nel racconto finale il riepilogo del tutto. Quel senso, a volte non-sense della vita.

L’Associazione “Arte & Cultura”, presente da anni a Taormina con lo scopo di promuovere e valorizzare le eccellenze artistiche ed intellettuali del territorio, ha la sponsorizzazione dell’Associazione Albergatori di Taormina, il patrocinio dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali ed Identità Siciliana, del Comune di Taormina, Taormina Arte Sicilia, Fondazione Mazzullo, Club Unesco di Taormina, Valli dell’Alcantara e d’Agrò, di “Gais Hotels Group”, dell’Hotel Isabella e dell’associazione culturale calabrese “Piazza Dalì”.

 

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