Semplici effetti collaterali, numeri statisticamente ininfluenti... Cosi sono state definite le vittime che si sono registrate a seguito della somministrazione del vaccino AstraZeneca a causa di una rara forma di trombocitopenia. 

Per settimane esperti virologi ed eminenti immunologi hanno continuato a dire che “no, non esisteva alcun nesso causale tra la somministrazione del vaccino e quelle morti improvvise e sospette verificatesi subito dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca.” 

Eppure in tutti i casi registrati e segnalati ad Aifa le vittime avevano evidenziato un gravissimo quadro trombocitopenico, emerso in strettissima correlazione temporale con l’inoculazione del vaccino, riportando la sintomatologia evidenziata nello stesso foglietto illustrativo di AstraZeneca pubblicato sul sito dell’Aifa. 

Solo nelle scorse ore l’Ema conferma la correlazione tra la somministrazione del vaccino e i casi di trombosi. Il Ministero aggiorna per l’ennesima volta le linee guida affermando che AstraZeneca è raccomandato  nelle persone di età superiore ai 60 anni.  

Un’amara consolazione per quanti hanno perso un proprio caro a seguito di AstraZeneca e oggi chiedono verità e giustizia. 

Proprio come Nunzio Turiaco, medico, console della Repubblica Federale di Germania, che ha presentato un esposto in Procura dopo la morte della sorella Augusta, 55 anni deceduta al Policlinico di Messina pochi giorni dopo aver ricevuto il vaccino. 

“Tutta la mia famiglia, afferma il dott. Turiaco, è a favore della vaccinazione. Siamo medici e nel momento in cui è stato possibile ci siamo vaccinati. Mia sorella era un’insegnante ed era felice di vaccinarsi. Io da medico, ho dato la disponibilità ad essere arruolato come medico volontario vaccinatore. La nostra non è una campagna contro i vaccini. Crediamo siano l’unica arma per sconfiggere questo virus ma chiediamo che i vaccini che vengono somministrati siano dei vaccini sicuri e siccome noi nutriamo seri dubbi per quanto riguarda tutto il percorso di approvazione e risultati che ha avuto AstraZeneca attraverso l’esposto presentato abbiamo chiesto che venga sospesa la sua somministrazione.” 

La storia di Augusta Turiaco, insegnante di musica presso la scuola secondaria di I° grado di Messina, C. D. Gallo, è la storia simile a quella di altre persone che hanno avuto una reazione avversa e fatale al vaccino AstraZeneca.  

“Mia sorella, racconta il dott. Turiaco, l’11 marzo 2021 si è recata presso il padiglione della Fiera di Messina per la somministrazione della prima dose del vaccino anti-covid 19, AstraZeneca. Era in ottime condizioni di salute. Dopo la somministrazione del vaccino a casa, ha accusato quei sintomi che sembravano rientrare nella norma, febbre alta 39° e fortissimi mal di testa. La situazione è però precipitata nel giro di pochi giorni.  Visto il perdurare dei sintomi sabato 20 marzo sono state effettuate delle analisi di laboratorio il cui risultato è stato consegnato il lunedì 22 marzo, evidenziando un quadro clinico molto preoccupante. Dalle analisi risultava infatti una trombocitopenia con un valore di 60mila piastrine (il valore normale è tra 150 mila e 400mila) ed un valore del D-Dimero di 225.205 (il cui valore normale oscilla tra 0 – 500). Da qui la corsa in ospedale dove purtroppo si evidenziava un peggioramento del quadro trombocitopenico, le cui piastrine erano scese a 31mila. Dall’esame TAC ed angioTac ed ecografia con esame doppler si evidenziava una trombosi diffusa, alla vena cava inferiore, alla vena porta, alla giugulare, nonché una tromboembolia polmonare. Dalla risonanza magnetica emergeva una trombosi al seno venoso cerebrale. Mia sorella è stata operata 3 volte nel tentativo di strapparla al suo infausto destino.” 

Per Augusta Turiaco infatti non c’è stato nulla da fare. Nonostante i tentativi da parte degli operatori sanitari è morta pochi giorni dopo il ricovero al Policlinico di Messina. 

Dottore Turiaco mentre sua sorella era ricoverata già in gravissime condizioni, il 24 marzo, AstraZeneca, diffonde una “nota informativa importante concordata con le autorità regolatorie europee e l’agenzia italiana del farmaco” per avvertire sui rischi di “trombi associati ad un livello basso di piastrine” e invita gli operatori sanitari a vigilare su segni e sintoni di tromboembolia e/o trombocitopenia”. Nell’esposto presentato in Procura evidenziate come questo provvedimento sia arrivato troppo tardi per sua sorella. 

 "Purtroppo fino al 24 marzo per tutti coloro che si sono sottoposti al vaccino AstraZeneca è stato violato il diritto ad una adeguata e corretta informazione che è un diritto fondamentale alla base della medicina. Mia sorella non era mai stata informata da nessuno che le conseguenze potevano essere quella di una trombosi. Io non so se davanti ad un rischio del genere mia sorella acconsentirebbe oggi a sottoporsi a questo tipo di vaccino. Per noi questo è un fatto molto grave perché in corso di vaccinazione sono state cambiate le disposizioni circa anche la fascia di età. Un vaccino la cui somministrazione era stata indicata per soggetti dai 18 ai 55 anni, poi allargata ad una fascia superiore e poi dopo tutti questi incidenti in Europa viene bloccato al di sotto dei 60 anni. Avviene in Germania, in Francia, poi ci sono Paesi che addirittura hanno scelto di non somministrare più AstraZeneca come Svezia, Norvegia e Danimarca.” 

Cosa significa per voi oggi il riconoscimento da parte di Ema dei casi di trombosi come "effetti indesiderati molto rari" di AstraZeneca? 

“Per noi significa confermare ciò che fin dall’inizio nel nostro esposto abbiamo evidenziato, ovvero che a procurare la morte di mia sorella fosse stato il vaccino AstraZeneca. Noi eravamo certi e sicuri che per le condizioni di salute ottimali di mia sorella l’unico nesso causale con la sua morte potesse essere stato il vaccino che ha creato un devastante quadro clinico che non le he lasciato scampo” 

Eppure fino a ieri, lo dicevamo anche in apertura, i casi che si sono verificati sono stati classificati come numeri, statistica ininfluente, incidenti di percorso dimenticando che dietro ogni vittima c’era una persona, una famiglia, una storia. Come vi ha fatto sentire questo? 

“Questo è anche uno dei motivi per cui io sto cercando di richiedere verità e fare chiarezza su quello che è successo a mia sorella.  Quanto avvenuto in queste settimane è una cosa orribile e sinistra. Io ascolto in televisione i dibattiti a cui partecipano virologi e medici, qualcuno di loro ha definito addirittura irrilevante queste reazioni avverse. Pochi morti secondo alcuni non giustificano lo stop ad un vaccino che, oggi è riconosciuto anche da Ema, porta gravi reazioni avverse anche fatali. Ma questa persona che muore e che per loro statisticamente è un numero insignificante è una madre, una figlia e per me una sorella.  

Con le direttive in vigore oggi sua sorella non avrebbe fatto AstraZeneca... 

“Per noi è un fatto dolorosissimo che le autorità siano arrivati a questa conclusione solo adesso. Ma la battaglia di verità che io sto conducendo è affinché quello che è accaduto a mia sorella non possa accadere ad altri.” 

 

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Ad un mese dall’istituzione di un Ufficio Straordinario per l’emergenza territoriale da Covid-19 per la provincia di Messina, con l’insediamento del Commissario ad acta Marzia Furnari, continuano i progressi del “Contact Tracing”, il sistema di tracciamento affidato a un gruppo di 60 psicologi e psicoterapeuti, che dal 4 gennaio 2021 opera presso la sede degli uffici commissariali al Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Messina con lo scopo di tracciare i contatti di soggetti contagiati da coronavirus, per prevenire il diffondersi e la formazione di focolai, ma anche per alleviare la sofferenza dei soggetti positivi e favorire una comunicazione in grado di gestire il livello di ansia e di paura dovute all’infezione.
Attualmente, la media raggiunta è di 370 contatti al giorno, con la compilazione di altrettante “schede-contatto”, per un totale di 2220 a settimana. A titolo esemplificativo, negli ultimi 7 giorni il tempestivo intervento operativo è riuscito a scongiurare il pericolo di due grossi potenziali focolai in un importante supermercato cittadino e al terminal di arrivo degli aliscafi.
Ogni psicologo/psicoterapeuta, come da protocollo specifico dell’OMS, una volta riscontrata la conferma di positività del soggetto al contagio da Covid-19, attraverso una apposita scheda di inchiesta pone domande al fine di ricostruire tutti i suoi spostamenti e le sue attività nel periodo in cui era già infetto (includendo il periodo di incubazione dei 14 giorni).
Si cerca quindi di “tracciare” tutte le persone tra familiari, amici, colleghi di lavoro, operatori sanitari, con cui si è avuto un contatto diretto senza l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza o non si è rispettata la distanza minima per un tempo prolungato. Al termine dell’attività di indagine, si procede a stilare una lista con i nominativi che vengono contattati ed informati dell’avvenuta interazione con un soggetto positivo al Covid-19. Inoltre, per arginare il proprio rischio di contagio e quello di chi li circonda, vengono comunicate le misure da adottare. Conclusa la telefonata di intervista, la scheda si invia tramite email al paziente e, per conoscenza, al suo medico di medicina generale e al distretto sanitario di appartenenza, quale ricevuta informativa del colloquio effettuato.
Alla prima telefonata di intervista fa seguito, a distanza di qualche giorno, una seconda telefonata mirata all’ascolto dei bisogni e al supporto psicologico per gestire la fase di isolamento e, ove necessario, iniziare un percorso di presa in carico del soggetto per prevenire l’insorgenza di psicopatologie.
Questo procedimento, grazie alla costituzione di un gruppo di coordinamento - costituito dalla Dott.ssa Edda Paino, Medico esperto di Prevenzione ed Epidemiologia, e dalla Dott.ssa Marinella Ruggeri, Medico esperto nel campo delle Neuroscienze e della psiche - si propone l’obiettivo di passare dal caso positivo inteso come dato numerico, alla presa in carico della persona, restituendole il suo valore e la sua dignità.
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"La scelta del governo nazionale di relegare la #Sicilia a "zona arancione" appare assurda e irragionevole. L'ho detto e ripetuto stasera al ministro della Salute
Roberto Speranza, che ha voluto adottare la grave decisione senza alcuna preventiva intesa con la Regione Siciliana e al di fuori di ogni legittima spiegazione scientifica." Ad affermarlo il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci che oggi chiede al Governo di rivedere le proprie scelte.
 
 
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Da 11  soggetti positivi al coronavirus  a 26. E' l'aumento di nuovi casi registrati nella Perla dello Jonio nelle ultime ore.  In pochi giorni Taormina ha registrato un preoccupante aumento di casi. Ad annunciarlo il sindaco di Taormina Mario Bolognari.

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Il primo cittadino di Taormina Mario Bolognari ha risposto con una nota alle richieste di chiarimenti avanzate da parte dei rappresentanti dei genitori Plesso di via Francavilla Trappitello. In particolar modo i genitori avevano evidenziato la situazione di disagio che si era creata in seguito ad alcuni casi di positività registrati presso il plesso di Trappitello.

“La competenza della gestione dell’emergenza sanitaria dei plessi scolastici, spiega Bolognari, non è attribuita al Sindaco, ma alle autorità sanitarie (attraverso l’USCAS) che prescrivono le misure da adottare alle autorità scolastiche. Tuttavia, prosegue Bolognari non mi sottraggo a qualche valutazione e, se del caso, a qualche intervento ritenuto necessario per la tutela della salute pubblica. In generale, coloro che hanno avuto contatti con persone risultate positive devono porsi in quarantena per quattordici giorni, senza effettuare il tampone; al termine dei quattordici giorni, se non sono insorti sintomi, si può tornare in classe. Se si vuole risolvere prima il problema, al decimo giorno bisogna effettuare il tampone; in caso di risultato negativo, si torna in classe.

Quindi gli alunni delle classi interessate dovevano seguire questa procedura. Invece, i fratelli degli alunni che hanno avuto contatto con un positivo, quindi nel caso di un contatto indiretto non devono fare nulla e possono continuare a frequentare la scuola, a meno che nel frattempo il loro fratellino risulti positivo.

In definitiva, la corsa al tampone è inutile, tranne nei casi veramente in cui è indispensabile per tracciare la diffusione del virus. Ritengo che le disposizioni date dalle autorità sanitarie per la gestione del plesso di Trappitello siano in linea con le regole generali che valgono per tutta l’Italia. Pertanto, vigilerò sulla effettiva attuazione di quanto previsto dal protocollo. Mi risulta anche che l’autorità scolastica abbia scelto la procedura accelerata, cioè il tampone al decimo giorno. Restiamo in attesa del risultato. Non ritengo che vi siano le condizioni per accogliere, allo stato attuale delle cose, la richiesta di chiusura totale del Plesso, non prevista da nessun protocollo. Altrettanto per la richiesta di DAD, esclusa dall’ultimo DPCM e dalle direttive ministeriali.”

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Si è conclusa la prima parte dello studio condotto dal CoEHAR dell’Università degli Studi di Catania, in collaborazione con la Duke University (USA), l’Irccs Oasi Maria SS. di Troina ed il Comune stesso, su un ampio campione di residenti Troinesi e su centinaia di dipendenti dell’Istituto Oasi per valutare la prevalenza delle avvenute infezioni da coronavirus. Ricordiamo che Troina era stata dichiarata zona rossa dal 29 Marzo al 1 Maggio 2020 per via dell’elevato numero di casi di contagio registrati presso l’Irccs. 

Gli operatori del progetto hanno effettuato valutazioni sierologiche e hanno somministrato questionari non solo per valutare la prevalenza delle pregresse infezioni da coronavirus ma anche per valutare l’impatto del fumo sulle infezioni da SARS-COV-2 e sulla sintomatologia da COVID-19. Tutti i test sono stati offerti gratuitamente alla popolazione e al personale dell’Oasi grazie ad un finanziamento della Fondazione Americana - FSFW. 

Nell’indagine su base volontaria, sono stati coinvolti 1312 cittadini, distribuiti per sesso ed età e pari a circa il 14% del totale degli abitanti, mentre per l’Istituto Oasi 474 dipendenti pari a circa il 70% degli operatori attivi. Dai risultati è emerso che dei 1312 volontari, solo 26 (il 2%) sono venuti a contatto con il virus, mentre tra i dipendenti dell’Istituto Oasi sono state rilevate 71 positività su un totale di 474 operatori sanitari sottoposti al test (il 15%).

Questa prima fase della ricerca è iniziata il 27 luglio scorso e si è conclusa a fine settembre. L’indagine proseguirà nei prossimi mesi per valutare se l’immunità acquisita con il contatto del coronavirus viene mantenuta nel tempo e si muoverà su due direttrici parallele: una per tutti coloro che sono risultati positivi e l’altra su un numero ristretto di negativi, al fine di costituire un gruppo di controllo che sarà individuato con metodo casuale (random). Anche in quest’ultimo caso il reclutamento delle persone individuate sarà sempre sulla base di un consenso volontario. La collaborazione tra i vari enti coinvolti ha rappresentato un importante valore aggiunto per il raggiungimento di questo primo obiettivo.

Lo studio con il test sierologico ha permesso di individuare le persone che sono entrate in contatto con il virus e che hanno sviluppato anticorpi, anche in assenza di sintomi, i cosiddetti asintomatici.

I risultati emersi - ha detto il prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR - sono in linea con i dati che emergono da altri centri europei e ci consentiranno di capire come gestire al meglio le future campagne vaccinali anti-Coronavirus”. 

L’ Oasi di Troina ha dato un contributo notevole nell’ambito della gestione del progetto di ricerca mettendo a disposizione personale del proprio Istituto, un referente clinico e ha inoltre gestito tutte le fasi che hanno caratterizzato il processo di analisi dei campioni ematici. Nell’indagine sono stati coinvolti anche lo spin off accademico ECLAT, il Gruppo Volontari Protezione Civile del territorio, la Lega Italiana Anti Fumo e il team dei prelievi della rete Krealab dei laboratori di analisi della C.I.D.E.C. Federazione Sanità.  Fermo restando il progetto e l'avvio della sua seconda fase, si confida nella massima collaborazione dei cittadini per il rispetto rigoroso delle regole di prevenzione indicate nel nuovo decreto, il distanziamento sociale e l’uso dei sistemi di protezione.

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Nelle ultime 24 ore si sono registrati 7.332 nuovi casi in Italia (ieri erano 5.901), superato dunque il record raggiunto il 21 marzo (6.657 casi). Aumentano anche i ricoveri in regime ordinario, 394 in più (ieri 255), per un totale di 5.470, mentre frena la crescita delle terapie intensive, oggi 25 in più contro il +62 di ieri (sono ora 539 in tutto). Nuovo record di tamponi: 152.196, 40mila più di ieri. In lieve aumento i decessi, 43 oggi contro i 41 di ieri (36.289 in totale).

Numeri che preoccupano. E la Sicilia chiama a raccolta i medici per l’esecuzione di tamponi per avviare uno screening.

Giovani appena laureati, specializzandi, ma anche professionisti in pensione e medici stranieri. Una vera e propria chiamata all'azione quella messa in atto dalla Regione per lo screening volontario anti-Covid con tamponi rapidi che si intende realizzare su un campione significativo della popolazione siciliana.

E’stato pubblicato sul sito internet dell'Azienda ospedaliera universitaria Policlinico "G.Martino" di Messina (in qualità di azienda capofila), l'avviso pubblico riservato a personale sanitario che verrà impiegato nei test. Sarà anche la risposta che i professionisti daranno all'appello lanciato dall'assessorato regionale alla Salute a determinare le proporzioni della campagna.

"Se durante i mesi del lockdown, abbiamo associato misure restrittive a tecnologie digitali - dice l'assessore alla Salute, Ruggero Razza - oggi la maggiore conoscenza del virus ci spinge a nuove azioni.

L'obiettivo resta lo stesso, ma con strategie diverse: anticipare il virus. Per questo, ancora una volta, facciamo appello al buon senso dei siciliani affinché aderiscano allo screening volontario e spero sinceramente che giungano adesioni incoraggianti da parte dei professionisti chiamati ad una campagna fondamentale per contenere questa fase della pandemia".

L'iniziativa è infatti finalizzata, così come riportato dalla letteratura scientifica internazionale, alla necessità di intercettare la presenza del virus nelle fase iniziali della malattia, evitando che l'evolversi della patologia determini quadri clinici che potrebbero riflettersi sul sistema ospedaliero siciliano.

Al bando potranno rispondere:

medici specialisti; medici convenzionati con le Aziende Sanitarie Provinciali, medici specializzandi (iscritti a qualsiasi anno di corso delle scuole di specializzazione), medici iscritti a qualsiasi anno di corso di formazione specialistica in medicina generale e emergenza sanitaria territoriale nonché del corso teorico-pratico triennale in medicina di emergenza urgenza Cmeu 2020/2022 tenuto presso il Cefpas; laureati in medicina e chirurgia, abilitati all'esercizio della professione medica e iscritti agli ordini professionali; laureati in medicina e chirurgia, anche se privi della cittadinanza italiana, abilitati all'esercizio della professione medica secondo i rispettivi ordinamenti di appartenenza, previo riconoscimento del titolo; personale medico collocato in quiescenza, anche ove non iscritto al competente albo professionale in conseguenza del collocamento a riposo.

Ed inoltre: Collaboratore Professionale Sanitario - Infermiere; Biologi e Biotecnologi; Operatori socio sanitari. L'avviso è esteso anche alle Persone giuridiche e alle strutture private quali:

 laboratori analisi accreditati; case di cure accreditate; cooperative sociali.

 I professionisti interessati dovranno compilare il modulo telematico (che si trova sul sito del Policlinico di Messina https://www.polime.it/page_view.php?pageid=276) entro e non oltre il settimo giorno (compreso) dalla pubblicazione del bando. I tempi di realizzazione della campagna che riguarderà la Sicilia verranno comunicati nei prossimi giorni.

Operativa l'organizzazione dello screening volontario nelle Isole

Intanto - come annunciato dal presidente Nello Musumeci - è stata già avviata la fase organizzativa dello screening volontario riservato agli abitanti delle Isole minori. La scorsa settimana, infatti, gli uffici dell'assessorato alla Salute si sono confrontati con i sindaci degli arcipelaghi, i quali hanno manifestato la disponibilità a co-organizzare nei propri territori le operazioni di analisi. Lo screening volontario nelle Isole prenderà il via già nei prossimi giorni, ovviamente, il tampone sarà gratuito per quanti vorranno aderire alla campagna.

 

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A Taormina cresce l’allarme per i focolai da infezione di covid 19 nati in due strutture ricettive. Il  commissario per l’emergenza covid Carmelo Crisicelli ha inviato una nota in cui dispone che le strutture vengano poste immediatamente in isolamento sanitario con obbligo di sospensione della partenza per ospiti. Dispone inoltre che vengano rintracciati tutti gli ospiti ai quali è stato consentito di lasciare la struttura dal 3 settembre. Obiettivo ricostruire e bloccare la catena dei contagi. Peccato però che la nota sia arrivata quando già la situazione era stata affrontata in autonomia. 

A pubblicare la nota, che porta la data del 6 settembre scorso,  il sindaco della Perla dello  Jonio Mario Bolognari in seguito alle polemiche nate negli ultimi giorni in merito alle corrette procedure da attuare. Già in un video pubblicato ieri Bolognari aveva respinto le accuse di una presunta mancata gestione dell’emergenza da parte dell’amministrazione comunale rimbalzando la responsabilità alla struttura sanitaria locale.

La nota dimostra come la situazione sia stata presa in carico dalla struttura emergenziale ma evidentemente in ritardo. In un video pubblicato dal sindaco Bolognari il 7 settembre infatti viene annunciata la chiusura della struttura alberghiera e la scelta di effettuare la sanificazione da parte della proprietà e la partenza di tutti gli ospiti.  Il commissario per l’emergenza Covid Carmelo Crisicelli nella nota invece disponeva il monitoraggio di tutto il personale e degli ospiti per il periodo di quarantena previsto dalle normative vigenti, nonché l’esecuzione dei tamponi di fine osservazione. Chiedeva inoltra che venisse acquisito l’elenco di tutti gli ospiti che hanno lasciato in partenza le strutture dal giorno 3 settembre per l’invio delle relative comunicazioni alle aziende sanitarie di competenza dei singoli.

Anche nel video pubblicato ieri il sindaco Bolognari parla di strutture che hanno chiuso in autonomia, sanificando e lasciando partire quanti fino a quel giorno avevano soggiornato. La domanda è: come può essere accaduto? E soprattutto lo stesso protocollo che il dott. Crisicelli dispone per le strutture alberghiere è stato disposto per tutte le altre attività in cui si è verificato il caso di positività da parte del personale?

L’altra questione importante è rappresentata dall’effettuazione dei tamponi. La possibilità di sottoporsi in maniera autonoma ad accertamento sanitario sta creando evidentemente una certa confusione. Allora così come previsto dalle indicazioni ministeriali e regionali:

i contatti individuati come stretti dovranno seguire la quarantena della durata di 14 giorni dall’avvenuto contatto con il caso positivo,

Si ricorda che per contatto stretto si intende: una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (per esempio la stretta di mano), una persona che vive nella stessa casa di un caso di COVID-1, una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di durata maggiore a 15 minuti, una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei.

Quanti si stanno attenendo a questa norma? Chi sta vigilando?

La procedura sembra essersi ridotta all’esecuzione di un tampone in autonomia il giorno dopo essere entrato in contatto con un soggetto positivo e nella maggior parte dei casi, alla luce del risultato negativo, tutti sembrano essere tornati a fare quello che hanno sempre fatto.

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Martedì, 08 Settembre 2020 07:42

GIARDINI NAXOS. AUMENTANO I POSITIVI AL COVID 19

 Dopo le notizie degli ultimi giorni sui casi positivi accertati di contagio da coronavirus, tra venerdì scorso e stamattina l'Autorità Sanitaria ha comunicato altri tre nominativi di cittadini residenti a Giardini Naxos risultati positivi.

 Il Comune ha proceduto ad attivare tutti i protocolli che il caso impone ed eserciterà un costante monitoraggio. Il sindaco Nello Lo Turco rinnova l’ invito a mantenere la calma, ma soprattutto a rispettare con scrupolo e con la massima attenzione tutte le misure di sicurezza previste.

“Raccomando a chiunque abbia eseguito il tampone e avuto risultato positivo, afferma Lo Turco,  di fare le dovute comunicazioni al Comune e sottoporsi all'isolamento rigoroso.”

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Due strutture ricettive di Taormina sono state chiuse dopo che alcuni dipendenti sono risultati positivi al Covid 19

A darne conferma il sindaco Mario Bolognari che attraverso un video spiega alla cittadinanza cosa sta succedendo.

“L’aumento dei casi, afferma Bolognari, è certamente legato all’aumento dei tamponi. In questo caso comprendiamo che la notizia possa avere un certo richiamo. Vogliamo però spiegare, afferma Bolognari, che si tratta di due realtà ricettive piccole. I dipendenti risultati positivi sono asintomatici e sono stati posti come da procedura in quarantena. Le strutture verranno sanificate. Inoltre molti di questi dipendenti non sono residenti a Taormina.”

I clienti attesi nelle strutture in questione sono stati dirottati verso altri hotel. Per quelli appena partiti vogliamo sperare che l’Asp procederà al tracciamento affinché vengano poste in atto tutte le procedure per contenere i contagi.

 

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