La Fondazione Taormina Arte Sicilia ha generato dalla sua origine la manifestazione “Taormina Arte” che è una delle più importanti tra i progetti di natura culturale in Sicilia.

Taormina Arte e la sua prestigiosa storia raccontano eventi importanti quali il "Giuseppe Sinopoli Festival", rassegna dedicata al grande direttore d'orchestra scomparso nel 2001 e per anni Direttore Artistico della stessa istituzione per la Sezione Musica, produzioni di spettacoli di prosa ed anche manifestazioni collegate alle Arti figurative.

La Fondazione Taormina Arte Sicilia celebrerà il 40ennale di Taormina Arte (1983-2022) con una serie di eventi. Uno di questi sarà un Annullo Filatelico Speciale, come già avvenuto per il cinquantennale del Taormina Film Fest e per i Trent’anni di Taormina Arte.

Lo sportello filatelico temporaneo verrà allestito presso Casa Del Cinema a Taormina in Corso Umberto, 61, in data 9 luglio e sarà aperto dalle ore 11:00 alle ore 20:00.

Per scoprire tutti gli eventi in programma 
https://festivaltaorminarte.it/programma/ 
 
Fonte: ufficio stampa Taormina Arte Sicilia
 
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Quarant’anni di sorrisi non solo per i diviDino Stornello è più che un fotografo. In questi anni ha contribuito a immortalare i cambiamenti, le atmosfere, la storia del Festival del Cinema taorminese e anche quello di Taormina Arte, oggi Fondazione Taormina Arte Sicilia. Certo è un testimone di spessore così come molti altri – cito ad esempio Maurizio D’Avanzo, che ho avuto il piacere di intervistare vari anni fa sempre per questo giornale – ma è soprattutto un amico del Festival e delle persone che hanno fatto in modo che esistesse e giungesse sino a noi. Infatti, appena ho fatto sapere agli amici di Tao Arte che sarei andata a visitare l’esposizione, non per l’inaugurazione bensì in sordina e in mezzo ai vari visitatori, hanno sorriso. Sì, il sorriso, che accompagna Dino e molti altri, rendendo migliori anche le giornate più buie. Sì, il sorriso, che è il motore giusto per le ripartenze. Sorrisi, amici, professionalità, questo è il messaggio di Stornello, il quale ha tenuto a dichiararlo anche nell’invito social, pubblicato pochi giorni prima dell’apertura:

 

Felice di essere stato coinvolto in questa 68^ edizione del Taormina Film Fest, ringrazio gli organizzatori Lino Chiechio e Maria Guardia Pappalardo e tutto lo staff di preziosi e impeccabili collaboratori che hanno reso possibile tutto ciò. Massimo Troisi, Roberto Benigni, Carlo Verdone, Lindsay Kemp, Elsa Martinelli, Lando Buzzanca, Florinda Bolkan, Heather Parisi, Walter Chiari, Franco Franchi, Lino Banfi, Simona Izzo, Marisa Laurito, Gigi Proietti, Ombretta Colli, Gino Bramieri, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Leo Gullotta, Giancarlo Giannini, Michele Placido, Pippo Baudo, Edvige Fenech, Valeria Marini, Claudia Cardinale, Mariangela Melato, Monica Bellucci, Giovanna Ralli, Elio Germano, Sabrina Impacciatore, Stefania Rocca, Isabella Ragonese, Lucia Sardo, Donatella Finocchiaro, Anna Ferzetti, Giovanni Storti, tutti rigorosamente sorridenti e non sempre in posa… Questi i volti che potrete vedere nella piccola selezione di scatti realizzati negli anni scorsi. Sperando possano piacervi vi invito tutti, amici, a sostenermi con la vostra presenza nel corso della settimana del Festival. 

 

 Le date di esposizione, la curatela e gli allestimenti – La mostra è aperta al pubblico per tutta la settimana delle programmazioni del Film Fest edizione Sessantotto e fino al 2 luglio nell’accogliente contesto espositivo della mia amatissima Casa del Cinema. La personale di Stornello è dunque ritmata dai sorrisi dei divi. Una ricostruzione mediante le immagini della storia del Festival dal 1981 al 2021.

Il primo ritratto, quello del dolce sorriso di Massimo Troisi, reca la data del 1981, e la narrazione si snoda in 33 capitoli-scatti, in cui parlano di sé i protagonisti del cinema e dello spettacolo di questi ultimi quarant’anni.

Vi è molta cura ed elegante sobrietà nell’allestimento. Foto che emergono dai pannelli ma senza ostentazione di primeggiare; stampe opache che non offendono l’occhio del fruitore e rimandano la personalità di ciascuno dei personaggi ritratti. Fine è stata anche la scelta di riportare citazioni sul sorriso, fatte da celebri personaggi. Un plauso quindi non solo a Stornello ma a Gianluca Russo per la curatela e a Ginevra Chiechio per l’impeccabile allestimento.

 

Autoritratto di un uomo timido e riservato – Oltreché gentiluomo, Stornello è timido e riservato. Non ama mostrarsi troppo e preferisce stare dietro l’obiettivo. Formatosi con l’analogico, ha scelto di non rendere tutto nitido e lineare come è predominante oggi nella fotografia dell’era digitale, conservando quell’aura del tempo trascorso, che rende le foto «icone» di un periodo e i volti in esse ritratte dei miti. Stornello agli inizi aveva «trentasei scatti a rullino», per cui era necessario avere l’occhio, l’attenzione e il colpo di fortuna giusto, nella scelta dei soggetti delle inquadrature. La sua provenienza e la formazione partono dal mondo del teatro e della scena, e potrete ritrovarle anche negli scatti esposti alla Casa del Cinema.

Ho pensato quindi di non intervistarlo direttamente, ma di riportare ciò che lui stesso ha lasciato scritto sul grande pannello che vi accoglierà all’ingresso del percorso espositivo:

Mi è stato chiesto di presentarmi e provo a farlo: Sono nato e vissuto sempre a Catania. Appassionato di fotografia e di spettacolo, da ben 46 anni faccio il possibile per coniugare queste due passioni cogliendo col mio obiettivo momenti di scena sui vari palcoscenici della città. Il mio primo servizio fotografico risale al 1976 (un memorabile concerto di Charles Aznavour e Mia Martini). Negli anni ’80 ho eseguito le foto di scena del Teatro Stabile di Catania, avendo l’occasione di avvicinare i grandi maestri e i giovani attori appena diplomati dalla Scuola Umberto Spadaro, che oggi costituiscono l’ossatura del teatro etneo e non solo. Nel mio archivio sono presenti anche i più noti attori del cinema nazionale e internazionale, che ho immortalato sul palco del Festival cinematografico di Taormina dal 1981 come inviato del quotidiano “La Sicilia” […].

 

Il rapporto di Stornello con il Festival è ininterrotto da oltre 40 anni e trovo bellissimo e calzante – per capire il carattere fotografico e umano di Stornello – quanto scrive in merito alla fotografia:

 

Spesso mi è stato chiesto cosa significhi per me la fotografia: io credo che fotografare sia “fermare” il momento, testimoniare all’infinito un attimo, un’espressione; cogliere l’essenza del personaggio che hai davanti all’obiettivo. Con la macchina fotografica si crea un rapporto simbiotico: è lo strumento che ti consente di immortalare “l’attimo fuggente”. La foto non è mai asettica; l’immagine è sempre “mediata” dall’autore dello scatto: il taglio dell’inquadratura, l’esposizione, che rende più o meno saturi i colori, il momento, sono tutte variabili che contribuiscono al risultato finale.

 

I sorrisi catturati da Dino Stornello sono 33 e sono in bianco e nero. Certamente è perché il colore confonde e per tirare fuori una porzione d’anima non vi è altra scelta che questa. L’unica foto a colori è l’ultima, che ritrae Giovanni Storti, sorridente. Lo sfondo per questo scatto, che in un certo senso fa da “passaggio di testimone” al Festival in corso di svolgimento, è il color rosso fuoco dell’edizione 2021.

 

Premio uomo siciliano 2022 – Il fotografo catanese – in proposito, mi concedo una breve digressione: Catania è città fertile di talenti per la musica, per la letteratura, per le arti e per la fotografia. Non si dimentichi che ricorre il centenario della morte di Giovanni Verga, il quale insieme a Capuana e a De Roberto, fu anche fotografo e non si dimentichino gli studi fotografici di cui era impreziosita la Via Etnea –, dicevo che Dino Stornello, è stato da poco insignito del «Premio uomo siciliano 2022», il cui ideatore e direttore generale è Antonio Omero. Il riconoscimento gli è stato tributato con la seguente menzione: «per la sua appassionata attività di fotografo dell’attimo fuggente», ed è stato consegnato a Sant’Agata Li Battiati, comune della Città Metropolitana di Catania.

«Quarant’anni di sorrisi» la personale di Dino Stornello, allestita alla Casa del Cinema di Taormina, è visitabile sino a sabato 2 luglio dalle 9:00 alle 22:00. L’ingresso è gratuito.  

 

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TAORMINA – Appuntamento da non perdere domenica 5 giugno, alle ore 18:30, presso la panoramica terrazza dell’Excelsior Palace Hotel di Taormina per l’anteprima del Caffè Letterario di “SPAZIO al SUD”, condotta dalle giornaliste Milena Privitera e MariaTeresa Papale, che vede protagonista Luigi La Rosa, affermato scrittore ed insegnante di scrittura creativa che fa la spola tra Parigi e la Sicilia.

Dopo il grande successo di “L’Uomo senza Inverno. Storia di un genio dimenticato dell’Impressionismo” - Piemme edizioni – dedicato a Gustave Caillebotte, La Rosa ritorna in grande spolvero sulla scena letteraria proponendo “Nel furor delle tempeste” - sempre per i tipi Piemme – dove la narrazione della breve vita di Vincenzo Bellini va sviluppandosi sulla base di una solida trama, accurata ricostruzione storica frutto di una meticolosa ricerca delle fonti, mentre viene affidato all’elegante ordito di suggestive invenzioni il credibile dipanarsi di emozioni e sentimenti.

Alto, biondo, con gli occhi azzurri, definito per la sua delicata bellezza il ”Cigno”, Bellini, marchiato com’è dal fuoco dirompente della passione per la Musica, è l’enfant prodige, la splendente meteora che scuote e travolge col suo eccezionale talento la scena del melodramma italiano.

E Luigi La Rosa, nel raccontarcene la storia, ancora una volta sfodera l’elegante sontuosità, la profonda limpidezza, la sapiente armonia della sua scrittura per farci coinvolti spettatori dei successi e delle ostili gelosie, degli amori travolgenti e degli affanni interiori, della fragile salute e della tormentata, intima, solitudine che hanno contrassegnato la vita del grande compositore, seguendo i passi di Bellini dagli inizi di Catania, passando per i duri anni di studio al Conservatorio di Napoli, per approdare ai Teatri templi della lirica di Venezia, Parma, Genova, la Scala di Milano, non dimenticando Londra e Parigi. In un singolare amalgama di atmosfere immaginate e di fatti realmente accaduti che la penna raffinata di La Rosa rende perfetto.

L’evento, organizzato dalla associazione “Arte&Cultura a Taormina”, presieduta da MariaTeresa Papale, vede la sponsorizzazione dell’Associazione Albergatori di Taormina, il patrocinio del Comune di Taormina, di Club Unesco di Taormina - Val dell’Alcantara e d’Agrò, la partnership di servizio del “Gais Hotels Group” e quella amicale con Piazza Dalì.

Comunicato e Locandina da ufficio stampa “Arte&Cultura a Taormina”

 

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Stamattina, appena aperto Facebook, ho ricevuto una buona notizia dal mondo della fotografia. Ottima direi, dato che ho avuto modo di constatare, come negli ultimi giorni le foto siano divenute protagoniste più che mai.

Mi riferisco ai numerosi post e articoli, senza dimenticare i vari eventi dedicati alla Giornata della Memoria e al centenario della morte dello scrittore catanese Giovanni Verga, con analoghe notizie e iniziative. Due avvenimenti importanti che hanno nella fotografia un ausilio fondamentale per restituire la memoria degli accadimenti.

La fotografia, come già saprete, ha per me un valore non solo estetico ma soprattutto documentale, di fonte storica. Tuttavia non tralascio nemmeno il valore etico, il quale, a mio avviso, le deve essere assegnato. Strumento e documento di conoscenza, ci spinge a riconoscerci nelle vite passate e in quelle attuali. Nei luoghi, per destinarci a un’assunzione di responsabilità di fronte a prove che restituiscono dignità a chi non c’è più, e forniscono motivi di riflessione a chi c’è e a chi si predispone a ciò che sarà. Parlo dei bambini e dei ragazzi, soggetti ipervedenti, ma miopi senza la giusta direzione.

Quindi, quando stamattina, ho appreso della felice decisione di Roberto Mendolia (Rogika), fotografologo nonché fine conoscitore della fotografia nella sua pratica e nella sua declinazione storica, ho avvertito il dovere di darne notizia. Per amore della fotografia e della conoscenza.

Rogika ha pubblicato il post ieri, in serata, ed ha evidenziato il suo intento con la semplicità e l’umiltà che da sempre lo contraddistinguono:

 

«Nell'estate del 2018, circa quattro anni addietro, avevo creato una pagina dal titolo: "Controluce: piccolo Bignami di fotografia", con l'intento scrivere alcuni approfondimenti, curiosità, contributi e quant'altro sulla fotografia e su tutto ciò che ruota attorno a questa passione. Pagina che avevo abbandonato dopo alcuni post, per dedicarmi ad altri piccoli lavori. So quanto sia impegnativo gestire una pagina e so che dovrò metterci particolare attenzione. Bene, ho deciso di renderla nuovamente pubblica e di provare a recuperare il tempo perduto. Spero che sia di vostro gradimento con l'auspicio che possa incuriosirvi e, perché no, essere un modo diverso, alternativo e, allo stesso modo, piacevole di continuare a parlare di fotografia».

 

Ricordo l’apertura della pagina nel 2018 e comprendo bene il desiderio di Roberto: condividere ciò che nell’arco di una vita ha appreso e che ancora oggi, continua ad apprendere per ridare voce ai volti e alle esistenze. Sì voce, poiché le fotografie dicono, dialogano con noi, se ci predisponiamo al giusto ascolto.

Ne sono un esempio le sue ultime fatiche – che in verità lo sono solo in parte data la passione che lo anima – le esposizioni dedicate a Leonardo Sciascia con la prima sessione di “Noir et Blanc”; i lavori che hanno dato la luce alle fanzine: pezzi unici e artigianali, che reinterpretano il favoloso mondo delle carte de visite e che lo hanno fatto entrare di diritto tra gli appassionati e promotori di questa realtà, tra i quali l’impareggiabile e coltissimo Gabriele Chiesa.

Rogika vuol testimoniare, nel suo stile originale ma attaccato alla tradizione, cultura. Perciò ha scelto di puntare l’obiettivo sulla Sicilia e sulla sua storia stratificata e millenaria. Ciò per non dar spazio ai pensieri da Gattopardi, lasciando che pur nel vuoto e nell’abbandono, nell’incuria e nella collettiva distrazione, tornino a prender luce le gemme, che costituiscono questa isola sfaccettata e composta di altrettante insulae.

Questa positiva ostinazione, tra gli alti e i bassi della vita, è un’operazione sociale che sta coinvolgendo anche altri fotografi siciliani.

Lui dirà «Ma io non sono un fotografo». In effetti, è più corretto parlarne come di un autore e più correttamente, come già prima ho accennato, di un fotografologo. Colui che usa la luce per scrivere, e trascrivere, i vari passaggi di una storia, che mai si completa e dona nuove storie, in un desiderio di riscatto di ciò che c’è di buono negli scantinati della memoria e sotto la polvere del dimenticato.

Il ritorno della pagina “Controluce”, di cui pubblico il link qui di seguito, ha come protagonista un metodo fotografico che fu importante per la fotografia, e un fotografo messinese che contribuì, insieme al più noto fratello Giuseppe, a scrivere la storia della Città dello Stretto:

«Il sistema Crozat e Saro Prinzi, fotografo in Messina»

 

https://www.facebook.com/Controluce-piccolo-bignami-di-fotografia-2392722467421389/

 

Vi auguro una buona lettura. Fate tesoro degli insegnamenti altrui, ricordando che «Cultura è Bellezza».

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Sabato 8 gennaio, nella sala conferenze di Palazzo Ciampoli (ore 11) sarà presentato il catalogo dedicato alla mostra “Le Cento Sicilie” che, prodotta dal Parco Naxos Taormina e inaugurata lo scorso mese di luglio, ha proposto un excursus sull’arte contemporanea in Sicilia attraverso le opere di una selezione di autori: Alessandro Bazan, Giovanni Blanco, Barbara Cammarata, Giuseppe Colombo, Emanuele Giuffrida, Giovanni Iudice, Giovanni La Cognata, Filippo La Vaccara, Franco Polizzi, Ignazio Schifano, Samantha Torrisi e William Marc Zanghi.

Con la direttrice del Parco, l’archeologa Gabriella Tigano, e l’assessore regionale dei Beni Culturali, Alberto Samonà, sarà il critico d’arte Ivan Quaroni, autore del saggio in catalogo, e alcuni artisti.

L’appuntamento sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina ufficiale di Facebook del Parco Archeologico Naxos Taormina per consentire la partecipazione a un pubblico più ampio, considerando le restrizioni in atto per limitare i contagi da coronavirus (ingresso con green pass e mascherina FFP2). La mostra, nata da un’idea di Giuseppe Vella e Diego Cavallaro, che ne firma il progetto espositivo, è ispirata a Gesualdo Bufalino e propone un’esperienza inclusiva grazie ai video delle visite in studio, fruibili con il QR code accanto alle opere. Visite tutti i giorni, dalle 10 alle 19, ingresso libero. Chiusura domenica 9 gennaio 2022. Il catalogo sarà disponibile nei bookshop del Parco.

 

“La mia – scrive il critico Quaroni - è una visione forestiera (e assolutamente non-oggettiva) di un critico che ama la pittura e, nella fattispecie, quella italiana. La prospettiva, cioè, di chi può, da una certa distanza, gettare uno sguardo zenitale, quasi a volo d’uccello, sulla composita realtà dell’attuale pittura siciliana, uno scenario inafferrabile, sfuggente, che meriterebbe non una mostra, ma una teoria di esposizioni capaci di documentarne le varie anime: quella realistica e quella surreale, quella tradizionalista e quella sperimentale, quella isolazionista e quella cosmopolita, quella identitaria e quella globalista, come parti di un complesso mosaico multicentrico”.

 

Sul valore del progetto espositivo interviene l’assessore Samonà, che dice: “Concepita in occasione del centenario dalla nascita di Gesualdo Bufalino, la mostra si è rivelata un'occasione particolarmente preziosa per guardare all'identità della nostra Isola attraverso diverse sensibilità e forme espressive. La mostra, realizzata nell'interessante sede di Palazzo Ciampoli a Taormina, ha rappresentato un momento di interessante indagine che ha contribuito ad arricchire l’offerta culturale siciliana mettendo in relazione tra loro linguaggi e tecniche comunicative diverse con un comune denominatore: l'identità e la bellezza. Un esperimento stimolante che rinvia a nuove occasioni di confronto”.

 

Intanto, archiviata “Le Cento Sicilie”, il Parco Naxos Taormina è al lavoro per programmare gli eventi del 2022. Lo annuncia la direttrice: “Già nella primavera 2022 – spiega la direttrice Tigano - in sinergia con la Soprintendenza di Messina diretta da Mirella Vinci e con l’Associazione Intervolumina, Palazzo Ciampoli ospiterà una mostra dedicata a “L’arte del Seicento nei conventi cappuccini del Valdemone. Intreccio di culture e percorsi iconografici”: un viaggio tra spiritualità e bellezza, intesa come emanazione del divino, nei conventi dei Cappuccini dove sono conservate opere pittoriche di pregio realizzate da artisti noti ma anche degli stessi frati. A seguire la mostra archeologica sull’antica Tauromenium, allestimento che riunirà, temporaneamente, reperti attualmente custoditi al Museo Salinas di Palermo e al Paolo Orsi di Siracusa, e che coinvolgerà sotto il profilo scientifico anche i tecnici della Soprintendenza BB.CC.AA. di Messina per gli scavi recenti nel centro urbano. Fra i reperti più attesi, simbolo identitario della città di Taormina, è la statua di sacerdotessa di Iside, come indicano due iscrizioni, ritrovata nel 1867 vicino alla Chiesa di San Pancrazio e da allora custodita al Salinas”.

 

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Il 29 e 30 dicembre dello scorso anno (pochi giorni fa), ho dedicato a me stessa due proiezioni consecutive del nuovo, poetico e magistrale lavoro di Paolo Sorrentino, È Stata la Mano di Dio, proiettato alla Casa del Cinema di Taormina.

Ho letto diverse recensioni positive e negative. C’è chi lo ha trovato lento, e allora non conosce affatto i ritmi di Sorrentino che sono ritmi partenopei, o chi lo ha visto troppo legato agli schemi felliniani; ci aggiungo che vi è un immenso dono anche per Troisi, tanto per rincarare la dose.

Ecco, me lo sono gustata e rigustata, sentivo prepotente il legame con Napoli, Maradona, la sua gente. L’ho visto due volte in due giorni, e sono stata Filippo Scotti alias Fabietto Schisa alias Paolo Sorrentino. A proposito, ogni attore dal principale alle comparse ha reso un lavoro corale dove luoghi noti ed inediti di Napoli si sono affacciati per salutarci e dove la ricostruzione dagli ambienti, agli arredi, è quella degli anni Ottanta. Un plauso speciale per me va a Biagio Manna, magnifico interprete, l’amico ultras e contrabbandiere di Fabietto.

Ero una ragazza adolescente in quegli anni ed ho potuto godere il privilegio di crescere e formarmi in una famiglia come quella di Fabietto-Paolo. Facevo il liceo classico ed eravamo così, noi ragazzi. La mia fortuna è stata quella di vivere nella Taormina di quegli anni dove c’erano anche tanti napoletani che venivano qui a trascorrere le vacanze. Mi ci sono rivista al posto di Fabietto: i drammi, i sogni, il grande senso di immaginazione che mi ha accompagnato sin da piccola.

Sorrentino ha voluto fare il cinema, io ho voluto raccontare con le parole scritte la storia. Sempre di scrittura si tratta: la sua, la mia; quella di ciascuno di noi. Ieri, ed oggi.

Con È Stata la Mano di Dio, il regista non ha solamente detto di sé in modo non psicologicamente convenzionale seppure sempre forte e invischiante ma ha raccontato di quella generazione: la mia, dei miei amici, dei miei genitori. Un sacco di persone per cui la famiglia è stata la base portante di un Paese, l’Italia. La famiglia piccola o grande – la mia è stata una famiglia numerosa ad esempio – che ha creato reddito, ha mosso l’economia ed ha generato cose buone.

Certo poi il crollo c’è stato e i sintomi si vedevano già a quel tempo, sebbene ci si illudesse che sarebbe durato per sempre il «periodo delle vacche grasse».

Guardare questo film, è accettare l’idea che tante cose sono cambiate ma che dal meglio che ci è rimasto, dobbiamo ripartire. Sì, anche a me la realtà non piace (quella di ora), ma non mi sono mai «disunita», anche se la vita e le persone ci hanno provato.

Sorrentino ci ha offerto una lettura del passato: il suo, il nostro. Lo ha fatto dandoci l’opportunità di leggerlo, ascoltarlo, cantarlo, per riattualizzarlo nel presente.

Andate a vederlo il film. Leggetelo voi stessi con i vostri occhi, le vostre orecchie e con i vostri stomaci, uniti ai vostri genitali. Sorrentino e Napoli si capiscono meglio se testa, stomaco e genitali stanno insieme attaccati.

Napoli l’ha omaggiata eccome, Sorrentino! Ad un certo punto della storia, Fabietto finalmente si decide a farci sentire oltre alle urla per inneggiare Maradona, l’atto d’amore più bello di Pino Daniele per la sua città: Napule è.

Il film, distribuito da Netflix, può considerarsi la ripartenza di Sorrentino. Il regista ha messo uno stop – direi – a una fase di stanchezza. Basta leggere andare a curiosare tra i nomi della squadra di lavoro per accorgersene. Alla fotografia non c’è più il partner storico Luca Bigazzi, sostituito da Daria D’Antonio; cambi anche per scenografo, costumista e produttore.

In una sua dichiarazione a Repubblica, ha infatti dichiarato:

«Lavorare sempre con le stesse persone è una cosa meravigliosa perché si crea una grande famiglia, una grande intesa però si entra anche in una dimensione di routine; stanchezza reciproca… Nessuno sorprende più l’altro e volevo ritrovare un po’ di adrenalina. Ho cambiato anche e soprattutto lo stile».

Se poi voleste una sintesi esaustiva del film, la troverete nei titoli di coda. Prendetevi il tempo per ascoltare i suoni in sottofondo, ma prima meditate su questa frase sibillina:

«Ma lo sai come fanno i motoscafi offshore quando vanno a 200 all’ora? Tuff, tuff, tuff, tuff…».

 

 

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Il Comune di Taormina, in ottemperanza al decreto Ministeriale n. 161 del 2021 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16/11/2021, che disciplina la Banca Dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati agli affitti brevi, invita tutti i proprietari, gli operatori o i soggetti che esercitano attività di ricettività extralberghiera anche in forma di locazione breve, a compilare il modulo relativo al rilascio del Codice Identificativo Comunale, già previsto nel Nuovo Regolamento dell’ imposta di Soggiorno all’art.3 Bis (codice identificativo di riferimento CIR) con deliberazione del Consiglio Comunale N.30 del 11/05/20221.
Per adeguare gli aspetti burocratici ed amministrativi alle nuove realtà del turismo internazionali, la Regione siciliana sta definendo una semplificazione amministrativa della classificazione delle strutture ricettive e l’introduzione del C.I.R codice identificativo regionale – marchio di qualità, con l’obiettivo di creare un registro, aggiornato quotidianamente.
Per poter confluire all’interno di tale elenco il Comune di Taormina ha predisposto, in collaborazione con l’Associazione TaoXenia, un modulo relativo al rilascio del C.I.R che, una volta compilato dai proprietari, dagli operatori o dai soggetti che esercitano attività di ricezione extralberghiera anche in forma di locazione breve, servirà a formare un elenco comunale che poi confluirà nella banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati a locazioni brevi. Prezioso si è rilevato il supporto dell’Associazione Albergatori di Taormina, che ha coadiuvato i lavori.
Il suddetto modulo, che sarà possibile trovare anche sul sito web ufficiale del Comune di Taormina, una volta compilato, potrà essere consegnato o inviato tramite e-mail all’Ufficio Protocollo (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e confluirà in un elenco comunale, e successivamente farà parte integrante della Banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati alle locazioni brevi di cui all’art. 13-quater del Decreto Legge 30 Aprile 2019, n. 34 convertito con modificazioni dalla Legge 28 giugno 2019, n. 58.
La Banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati agli affitti brevi , è uno strumento in grado di semplificare l’azione degli operatori; tutelare, nel nome della trasparenza, la filiera del turismo e i consumatori, nel pieno rispetto della protezione dei dati personali.

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Inaugurata lo scorso 22 ottobre con il patrocinio del Comune di Taormina, la prima personale di Andrea Rizzo, scultore taorminese, sarà aperta al pubblico sino al 4 novembre. Le opere esposte nella “Sala Colonna” al piano terra del Palazzo Duchi di Santo Stefano – sede della Fondazione Mazzullo – potranno essere ammirate e meditate dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 20:00. Il lunedì è chiuso per riposo settimanale.

 

METAMORFOSI DELLA PIETRA – Questo è il titolo dato all’esposizione. Un invito a toccare con mano le opere sgorgate dalla materia di Andrea Rizzo. So che naturalmente per ragioni di sicurezza e di rispetto per l’opera, i visitatori non andranno a metter le mani sopra alle invitanti sculture ma proprio perché irresistibili, non solo all’occhio ma soprattutto al tatto, la tentazione è forte. Per me lo è stata e mi son trattenuta preferendo sostituire alla esperienza diretta del contatto, quella visiva: ci ho girato intorno, ho rimuginato su ogni cesellatura, increspatura e scanalatura e su ogni tondo; infine le ho annusate. Sì, perché l’arte va vista, toccata e annusata. Ogni opera ha un suo particolare odore e quelle esposte nella “Sala Colonna” sanno sempre di ferro, muschio e terra bagnata; e anche un po’ dell’odor del legno.

 

Chi è Andrea Rizzo? – Taorminese, le prime domande che mi son posta sono state: «A cu apparteni? Parente di quello o di quell’altro?»

Le ricerche inziali sono state infruttuose, quelle dal web, mi mancava solo di andare a vedere all’anagrafe. Quindi per il disvelamento del mistero ho atteso il giorno dell’inaugurazione: fratello di Cettina Rizzo, archeologa e cugino di Tino Giammona, artista.

Le parole usate dalla sorella e sottolineate dalla professoressa Francesca Gullotta, in apertura, hanno offerto un ritratto di quest’uomo, che ha acceso maggiormente la curiosità: ex marinaio ma di certo ancora uomo di mare dato che tale elemento se lo si porta impresso sulla pelle e nelle ossa; un artista per hobby ma con la predilezione verso la scultura e in particolare verso il granito come materiale.

 

Cettina Rizzo ha chiarito questo e altri fondamentali aspetti:

Artista autodidatta, presenta in questa mostra un compendio delle sue opere scultoree. La sua arte lo porta a ricercare nella materia forme nascoste che riaffiorano man mano che lo scultore prova a farle riemergere; la pietra pertanto è protagonista assoluta ed i suoi colori, la sua consistenza, la sua composizione chimica assumono importanza fondamentale nella realizzazione dell’opera. Il calcare, lo gneiss magmatico, la quarzite, il megagranito stimolano la sua creatività, rivelandone le forme occulte con le quali l’autore stabilisce un rapporto viscerale che le trasforma in pezzi unici e irripetibili.

Osservandolo di sottecchi, ho capito subito che sarebbe stato di poche parole e che era contento che al suo posto parlassero gli altri. Lui quello che doveva dire lo ha detto, usando il giusto dell’espressione e poi lasciando che il resto del messaggio lo comunicassero le opere esposte.

 

Da scultura a scultura, in dialogo con Peppino Mazzullo – Perfetta la scelta di allocare le opere del Rizzo in serrata conversazione con le sculture di Mazzullo.

Sembrava d’essere stati invitati a cena da due vecchi amici. Non ci giurerei ma ho avuto come l’impressione che si prendessero gioco di noi, là tutti attenti a seguire l’effervescente prolusione della professoressa Giuseppina Radice: insegnante, critico e brillante scrittrice oltreché grande affabulatrice.

La professoressa ha sottolineato il valore imprescindibile, dell’essere prima di tutto un artigiano che dona spessore all’artista. Tutta la storia dell’arte è fatta di botteghe, mestieri, apprendisti e maestri. Il contatto con la materia è d’obbligo. Si tocca e si osserva da ogni angolazione; si prendono misure e si procede. Si toglie l’eccesso per lasciare spazio alla forma.

Materia e forma: categorie aristoteliche divenute care non solo a Michelangelo, che hanno accompagnato e accompagnano ogni artigiano.

Dato che Andrea Rizzo è stato uomo di mare e di recente ho curato una mostra fotografica nel cantiere dei Rodolico a Trezza, allora ho immaginato che anche lui avesse forme e misure dentro di sé, pronte ad uscire.

Esatta l’amabile analisi della Radice con un pizzico di affetto che non guasta mai. Conosciuti per una serie di fortunate coincidenze, i Rizzo sono entrati a far parte della sfera dell’amicizia e ciò ha reso ancora più coinvolgente ciò che ha espresso sull’artigiano-artista.

 

L’ironia salverà il mondo – Le sculture di Andrea Rizzo, amiche, in muta complicità, di quelle di Mazzullo. Risentono degli influssi dell’arte africana e mesopotamica, magari non avendone il Rizzo totale consapevolezza, ma tant’è che si avverte chiaro il messaggio proveniente da luoghi e culture altre. Hanno un non so che dell’arte greca arcaica, influenzata dalla civiltà minoico-micenea e trasudano una certa sensualità data dai volumi.

Se è vero che «la bellezza salverà il mondo», l’ironia nel suo moto epifanico le darà manforte. Alcuni dei titoli dati alle opere: Il giusto; Il cinico; Il gaudente, mi hanno riportano indietro al teatro greco. A quella ricerca di un respiro classico dove vi è la sorgente della nostra civiltà: tra Oriente e Occidente con in mezzo il Mediterraneo.

L’arte artigiana e le sculture di Andrea Rizzo, che solleticano il desiderio del contatto, sono parte integrante della sfaccettata e complessa cultura mediterranea.

Andate a visitare la mostra, approfittando dei giorni di festa, e godetevi il chiacchiericcio un po’ sfrontato di queste «pietre parlanti».

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Giovedì, 02 Settembre 2021 10:33

TAORMINA. IL COMUNE NELLA CABINA REGIA DEL G20S

Nel corso della prima giornata di lavori del G20s di Jesolo il network si è dato una nuova governance. Coordinatore è stata nominata la sindaca di Cavallino Treporti, Roberta Nesto, vice coordinatore la sindaca di Riccione, Renata Tosi, che nel 2022 ospiterà il quinto summit, in occasione del centenario della nascita del comune autonomo di Riccione. Nella cabina di regia, che affianca il coordinatore, c’è la presenza di sei comuni tra i quali Taormina.
Si tratta di un giusto riconoscimento per una realtà che vive le stesse problematiche degli altri comuni costieri, ma che rappresenta anche difficoltà specifiche derivanti dall’essere collocato nel Mezzogiorno.
"Ho definito una intesa con il collega di Sorrento, ha affermato il sindaco Mario Bolognari,  per uno scambio di esperienze tra le due località che condividono pregi e criticità dì località costiere, ma anche di destinazioni culturali e artistiche. Durante il prossimo inverno programmeremo visite incrociate per fare incontrare operatori e amministratori delle due località simbolo della attrattivita’ turistica del Sud. Oggi variamo la proposta di una legge che riconosca lo status di città costiera con tutte le problematiche di piccole realtà con flussi enormi di visitatori in periodi specifici dell’anno. Nei due giorni di Jesolo ho potuto constatare che i problemi vissuti da Taormina nel mese di agosto sono comuni a tutti i comuni di tutte le regioni d’Italia: viabilità e parcheggi, raccolta differenziata, consumo di acqua, sicurezza e ordine pubblico, mancanza di agenti della polizia locale e delle forse dell’ordine. Speriamo che forze politiche e parlamentari, ha concluso il sindaco,  raccolgano l’appello lanciato dai 26 sindaci convenuti a Jesolo."

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L’Orchestra a Plettro città di Taormina eccellenza siciliana nel mondo sarà protagonista di due concerti unici organizzati dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia: il 3 settembre all’Odeon di Taormina e il 4 settembre al Palazzo della Cultura di Catania, Corte Mariella Lo Giudice. Belliniana è il titolo dei due concerti dedicati interamente all’estro del noto compositore catanese Vincenzo Bellini.

 La forza e la poetica della musica di Bellini in un programma in tre parti, che prende le mosse da una sezione cameristica, in cui il soprano Francesca Adamo Sollima, accompagnata al piano dal Maestro Pellitteri, eseguirà alcune ariette da camera di Bellini. L’intera orchestra, invece, presenterà fantasie e trascrizioni che lo stesso direttore Pellitteri ha ricavato dalle note opere, La sonnambula, Norma, Beatrice di Tenda e I Puritani. In chiusura l’orchestra accompagnerà la proiezione del breve film muto La Norma (Italia, 1911) a testimonianza della versatilità dell’ensemble, aperto alle sperimentazioni degli esordi della settima arte.

 L’orchestra a Plettro Città di Taormina è nata agli inizi del 1900 ed è formata da musicisti che usano solo strumenti a plettro come mandolino, mandola, mandoloncello, chitarra e contrabbasso per questo è una delle più antiche e importanti formazioni a plettro italiane. La fama dell’orchestra è attestata dalla partecipazione al film di Michelangelo Antonioni L’avventura. Guidata per oltre un trentennio dal maratoneta e pianista- Chico Scimone, dal 2008 l’orchestra è diretta dal Maestro Antonino Pellitteri e annovera tra i primi mandolinisti Emanuele Buzi, titolare della cattedra di strumento al Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo. L 'orchestra ha costruito la sua popolarità esibendosi continuamente in migliaia di concerti in tutto il mondo. Un grande riconoscimento all'orchestra è avvenuto nel giugno del 1999 quando la TV di stato giapponese ha girato un video documentario che ne racconta la storia. Il suo repertorio spazia dal classico, al sinfonico, dall’operistico al popolare, dalla canzone siciliana alla canzone napoletana.

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