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“La Sicilia nel cuore” di Milena Privitera. Un fiore donato all’Isola e alle donne

Cultura“La Sicilia nel cuore” di Milena Privitera. Un fiore donato all’Isola e alle donne

Milena Privitera è giornalista, insegnante, attiva nel campo del volontariato perciò potrei impostare la mia recensione partendo da dati di fatto.

Non sarebbe, però, corretto perché ignorerei il collante fondamentale che mi lega a questa donna “bella” in ogni senso: l’affetto e l’amicizia. Ero in attesa dell’uscita della raccolta di racconti di Milena, La Sicilia nel cuore, edito da Algra. L’aspettavo perché sapevo che il testo sarebbe stato esattamente come lo avevo immaginato: curato e diretto al cuore dell’Isola. Talune cose, naturalmente, le conosco vista l’amicizia che ci lega. Tra amiche ci si scambiano confidenze, opinioni a tutto campo, e la prorompente spontaneità di Milena “una che non le manda a dire e ve le dice dritte in faccia guardandovi negli occhi” vi dà il certificato di autenticità sui suoi sentimenti e su ciò che di questo “essere donna” ha trasferito tra le pagine di questo libro. Abbiamo un’amicizia costruita su passioni comuni, io e Milena. Nel testo ho ritrovato il suo pensiero, la sua correttezza etica e umana, ad ogni passo. Milena Privitera in La Sicilia nel cuore non parla di sé; racconta – in un fluire di microstorie che compongono motivi floreali su un panno di lino – la macro storia dell’Isola. Questi racconti “storici”, volutamente scelti e ispirati a donne realmente esistite, contengono chiara l’idea di Milena sul ruolo e l’importanza che “le viaggiatrici” hanno avuto nella descrizione della Sicilia tra Ottocento e Novecento. La volontà è stata quella di togliere il velo di offuscamento sulla memoria per riconsegnare queste donne al diritto di testimonianza e alla nostra storia, attraverso la sua scrittura. Due sezioni raggruppano quindici storie suddivise tra XIX e XX secolo. Il testo di Milena non vuole essere “femminista” o “politicamente corretto”,suddividendo in quote rosa narrative il vissuto delle viaggiatrici. Si tratta di un omaggio floreale a loro e a noi. Fiori tra i fiori nei campi di questa nostra terra che incantò, confuse e scatenò passioni contrastanti per le contraddizioni e l’humus delle differenze da cui è composta. Un nuovo sguardo “di donna” sul tema del Grand Tour attraverso gli occhi di altre donne; fusione di cuore e intelletto, viscere e cervello. Donne differenti, provenienti da un’Europa che si disponeva a cambiamenti epocali. Pioniere e portatrici ribelli di un’emancipazione – che in una Sicilia post unitaria sonnacchiosa e rapida nel cogliere opportunità di sopravvivenza – parla per loro bocca. Milena Privitera ne ha tracciato dei ritratti non ideali ma veritieri pur usando il metro del racconto. Le fonti sono state approfondite e analizzate; lo stile è inconfondibile. Lei non ama le eccessive lunghezze o la ridondante prosopopea. Asciutta, accurata, diretta, pulita, la narrazione mette in evidenza i caratteri delle protagoniste: le donne viaggiatrici e l’Isola. La Sicilia svelata negli usi, nei modi di dire, nei caratteri ombrosi e generosi; solitari e collettivi. Le viaggiatrici di Milena – compagne di viaggio in questo tour letterario – osservano, condividono pensieri, ragionano e dicono insieme a Milena, che diviene amica, confidente e medium, per trasmettere emozioni, sensazioni e amore. Tanto amore.

Ogni racconto è unico come lo è ogni donna presente nel testo. L’intento di Milena tuttavia non è quello di dare una visione romantica dalle sfumature melensi. Consuelo Consoli che ne ha scritto la bella prefazione lo sottolinea: «Le viaggiatrici di Milena, però, non si limitano registrare realtà lontane anni luce dai loro civilissimi ed evoluti salotti londinesi di origine, bensì denunciano, contestano, propongono riforme».

Naturalmente, ve ne sono alcune legate agli ambienti d’origine e poco propense a voler permanere a lungo nell’isola. Charlotte Mary Nelson Bridport mostra la sua insofferenza nei confronti dei siciliani che le «apparivano arroganti, prepotenti. Tutti bassi, scuri, capelli crespi e baffi impomatati. Alcuni erano così olivastri di carnagione da sembrarle orientali. L’intera isola eramaschile, le donne si vedevano di rado e anche in casa erano al servizio degli uomini. Ai suoi occhi troppo ignoranti e sottomesse». Altre sono “pasionarie” che non si sottraggono all’impegno politico e al vento del cambiamento del XIX secolo.  Speranza Von Schwarz – alias Elpis Melena – è la donna più importante, dopo Anita, nella vita di Garibaldi. Una compagna, un’amica fidata e solida. Una rivoluzionaria che per amore – quell’amore che solo le donne sanno trasformare in energia e azione – sostiene attivamente il generale. Garibaldi, uomo volubile, ha ammirazione e trasporto sincero verso di lei. Lei ha compreso la sua natura, non s’illude ma non lo abbandona, tanto che lo stesso Garibaldi, nella lettera indirizzatale e che costituisce l’incipit del racconto, scrive: «Nell’avvenire io sarò fiero di appartenerVi, e illimitatamente; dunque io sarò più felice quanto più di me disporrete. […] Non dimenticate il Vostro più indegno sì, ma più volenteroso soldato, sempre pronto a servirVi in qualunque circostanza, in qualunque parte dell’Europa».

La Sicilia nel cuore, a mio avviso, aggiunge un tassello importante al tema del Grand Tour e della letteratura di viaggio. Leggendo questi racconti mi è tornata alla mente un’altra donna che ha scritto alcuni saggi fondamentali sui viaggiatori tra XVIII e XIX secolo: Hélène Tuzet. Un’altra donna che fece un viaggio in Sicilia nel XX secolo e se ne innamorò.

Viaggiatrice per “ritrovare la Sicilia stessa”. Il medesimo impulso cheha sospinto le viaggiatrici di Milena Privitera, facendocele riconoscere come vicine, conosciute. Amiche.

Lisa Bachis

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