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QUANDO LA MAFIA DIVENTA UN BRAND. DAL CINEMA ALLA REALTÀ. IL TURISMO SULLE TRACCE DEL “PADRINO”

AttualitàQUANDO LA MAFIA DIVENTA UN BRAND. DAL CINEMA ALLA REALTÀ. IL TURISMO SULLE TRACCE DEL “PADRINO”

Foto dal web

Il brand “Mafia” suscita polemiche.  Stavolta sono alcuni dolcetti soprannominati “mafiosi al pistacchio” e “cosa nostra alle mandorle” in vendita in una pasticceria di Taormina a scatenare le proteste.

D’improvviso tutti indignati per l’uso brandizzato del  termine mafia. Come se gadget, tour, tshirt e altro ancora a tema fino a questo momento non fossero mai esistiti. E invece esistono… a Taormina come in altri comuni della Sicilia. Nei mesi scorsi ho affrontato la questione con riferimento al comune di Savoca.  Proprio la foto del Bar Vitelli, all’ingresso di Savoca, piccolo borgo collinare in provincia di Messina, trova infatti spazio sulla brochure turistica di numerose compagnie di crociera. “In the Godfathers Footsteps” è il nome dell’escursione proposta ai tanti turisti stranieri che raggiungono la Sicilia a bordo delle lussuose navi e scelgono di visitare Savoca per ripercorrere i luoghi in cui sono state girate alcune delle scene del celebre film “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. Protagonista è il giovane Michael Corleone interpretato da Al Pacino. “The Godfather Tour” è il nome invece della linea turistica regionale che collega i comuni di Letojanni, Forza d’Agrò, Sant’Alessio Siculo, Savoca e Casalvecchio Siculo, inaugurata nel maggio del 2016 a Letojanni alla presenza dell’allora assessore regionale al Turismo Anthony Barbagallo. Per i turisti che arrivano la maggiore attrazione è dunque il tour sulle orme del film. Si inizia dal famoso Bar Vitelli dove vennero girate le scene chiave dell’incontro tra Micheal Corleone e il padre della futura moglie. Il tour prosegue alla Chiesa di San Nicolò che fa da sfondo al matrimonio tra Michael e Apollonia. I piccoli ritrovi del paese espongono souvenir in tema come t-shirt, tazze, grembiuli da cucina. “The Godfather” è un brand. Per il piccolo borgo collinare di Savoca, eletto tra i più belli d’Italia, a prescindere dalla storia cinematografica che l’ha reso famoso nel mondo, è boom di presenze. Il binomio Sicilia/mafia grazie al contributo della tradizione cinematografica è servito. Il volto di Don Vito Corleone stampato su decine di souvenir finisce per rappresentare la Sicilia nel mondo, ma molti siciliani sono stanchi ormai di questo accostamento. Anche Fulvio Alfano, figlio del giornalista Beppe ucciso dalla mafia, è intervenuto tempo fa sulla polemica. Più volte Fulvio Alfano si è detto “ basito di come il nome della mafia continui ad essere un marchio pubblicitario. In qualsiasi parte del mondo non si può fare ameno di vedere t-shirt con la scritta “ The Godfather” – Il Padrino … Io pretendo solo che certa gente capisca che la mafia è la vergogna del nostro Paese e il cancro della nostra regione.”

Anche la Regione Siciliana però approfitta della forza del brand legato al concetto di mafia e al film ed ecco che lancia la linea turistica regionale The Godfather Tour. Un turismo discutibile, certamente non immune da critiche, ma in grado di arrivare a scomodare anche la stampa estera. Il quotidiano inglese Daily Mail tempo fa ha dedicato largo spazio al fenomeno che nonostante tutto affascina. Addirittura la compagnia statunitense Overseas Adventure Travel propone un tour che comprende un incontro con Angelo Provenzano, figlio del boss Bernardo Provenzano. Perché, si legge nel sito, la Sicilia è conosciuta per la mafia e per il cibo. Anche molti siti di e-commerce come aliexpress.com e alibaba.com vantano una vasta collezione di gadget a tema. Dalla t-shirt con la scritta “mafia member” (membro della mafia) agli steackers “insured mafia” (assicurato dalla mafia). Tra tutti c’è né uno in particolare sul quale voglio soffermarmi. Si tratta di una toppa per t-shirt o jeans che ritrae una famiglia. Mamma, papà e due bambini. Il look è inequivocabile. È la riproduzione di una “Italy Mafia family” . Ma la mafia stride con il concetto di famiglia. La mafia le famiglie le ha distrutte, uccidendo padri e madri innocenti ed in molti, troppi casi anche bambini. Il fenomeno mafioso è stato stereotipato senza comprenderne le reali conseguenze. Da anni contro l’uso del brand mafia si batte la Rete 100 passi che già in passato ha lanciato la petizione su change.org “Io non sono mafioso” chiedendo di ritirare dal mercato gadget e articoli a tema. La famosa immagine di Al Pacino nei panni del giovane Michael Corleone appare anche in un articolo pubblicato il 20 marzo 2017 sul sito della Cnn nella sezione travel. Il titolo del pezzo di Lisa Gerard-Sharp “Andare in Sicilia? 10 cose da sapere prima del viaggio”. “E la mafia?” Si legge ad un certo punto. “Se la incontri, prosegue l’articolo, non la riconoscerai. La mafia non si veste come Al Pacino nel film, ma questo non significa che i mafiosi se ne siano andati.” L’articolo prosegue invitando i turisti a scegliere i locali “free pizzo”, non prima però di averli rassicurati circa il fatto che “difficilmente saranno toccati direttamente dalla violenza della mafia.” Il riferimento è all’iniziativa lanciata da Addiopizzo che ha deciso di promuovere e sostenere un turismo etico per chi dice no alle mafie con il progetto Addiopizzo Travel. Tra le tappe proposte Savoca c’è. Ed è giusto che ci sia. L’obiettivo è iniziare un percorso che porti a svuotare di significato quel “Godfather” che aleggia come un fantasma sul paese, spogliarlo dal suo alone di mistero. Per fare questo Savoca dovrebbe chiedere ai tour operator di modificare le escursioni, dovrebbe smettere di far veicolare gadget. Dovrebbe pretendere di inserire come tappa, accanto al Bar Vitelli, piazza G. D’Annunzio dove si erge il monumento alla legalità “Luna crescente” del maestro Nino Ucchino, dedicato a “Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e a tutti i caduti in difesa della giustizia e della libertà”. Bisognerebbe spiegare ai turisti che ogni anno visitano Savoca che non c’è nulla di affascinante nell’immagine della mafia, perché come disse Peppino Impastato “la mafia è una montagna di merda!” Deciso a seguire questa strada il sindaco del comune Nino Bartolotta che afferma “nella celebre opera cinematografica de “Il Padrino” Savoca rappresenta solo una suggestiva location. Siamo contro la mafia e contro ogni forma di “mitizzazione” della stessa e la scultura “luna crescente” dedicata a Chinnici, Falcone, Borsellino rappresenta l’emblema del nostro comune, anche e soprattutto per i visitatori!”

Il prossimo passo dovrebbe essere quello di sostituire tutti i souvenir legati al mito mafioso con i prodotti realizzati nelle terre confiscate alla mafia. Su questo dovrebbero puntare gli amministratori locali dei comuni siciliani.  

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