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“SI TRATTA DI ESSERE UMANI”. L’associazione Penelope non tratta

Attualità“SI TRATTA DI ESSERE UMANI”. L’associazione Penelope non tratta

Giovedì 18 ottobre, è stata la “XII Giornata Europea contro la tratta degli esseri umani”. Numerosissime iniziative si sono svolte, per affrontare un tema di estrema attualità.

L’incontro è stato organizzato dall’associazione Penelope, che da anni si occupa di persone che in modo riduttivo vengono considerate “invisibili, emarginate, fuori controllo, anormali”. La Penelope opera con“gli estranei” ovvero “gli altri da noi”, in quanto non etichettabili secondo parametri che ci garantiscono tranquillità mentale e senso di sicurezza. L’associazione Penelope ha organizzato un incontro in due tempi: di mattina a Taormina; il pomeriggio presso la sede CGIL di Catania. L’incontro taorminese si è svolto presso l’archivio storico cittadino con il sostegno dell’assessorato alla Cultura, rappresentato dalla consigliera Graziella Longo in vece della professoressa Francesca Gullotta. La consigliera Longo ha mostrato grande soddisfazione e piena disponibilità affermando: «Oggi uscirò di qui un po’ più triste, visti i temi affrontati ma anche un po’ più completa. Grazie all’associazione Penelope per l’impegno che mette al servizio degli altri».

È stato molto bello, per me, rivedere persone amiche a cui sono affezionata. Cettina Restuccia – chi ci ha visto quando ci siamo strette in un abbraccio fitto fitto e baciate come sorelle, ha avuto chiaro il rapporto che ci lega – e Giuseppe Bucalo sempre disponibile al confronto. Ho rivisto, colma di felicità, Khadija Amzil, mediatrice culturale con la quale in passato abbiamo tenuto insieme un incontro sul tema delle migrazioni e dell’integrazione. Dato che il tema dell’incontro era “Si Tratta Di Essere Umani”, allora l’unico modo per far trasparire tutta l’umanità che ho assorbito ieri e mi ha fatto un gran bene al cuore, è quello di scriverne con tutto il cuore che ho. Mi sono sentita in famiglia. C’erano gli operatori, i ragazzi della Penelope che fanno il servizio civile e c’erano le ragazze che erano perdute e sono state salvate. Ieri è stato un giorno di riflessione, di condivisione e di gioia. L’associazione Penelope opera per ridurre il danno prodottodallo sfruttamento sessuale e lavorativo dei migranti nella Sicilia orientale tuttavia, dirlo in questo modo, non rende valore pieno a ciò che fanno questi ragazzi. Ieri Giuseppe Bucalo, “il papà” della Penelope,ha illustrato le esperienze dell’associazione, che ha come compito fondante quello di rendere, realmente, libere le persone con un vissuto personale e sociale tanto pesante da condurre all’esclusione e all’emarginazione. Persone, perché di esseri umani si tratta, non numeri o statistiche, rese libere attraverso l’autodeterminazione e il riconoscimento delle potenzialità di ciascuno. L’integrazione non è un involucro fittizio ma un luogo di inclusione e condivisione. Esperienza e crescita. Reciprocità. Penelope mette a disposizione delle risorse nel campo sociale e tali risorse sono Persone. Persone e non merci di scambio! Cettina Restuccia è il coordinatore di uno di questi progetti che restituiscono libertà, dignità e statuto di esseri umani alle vittime di tratta. Nel 2001 ha “partorito” – come ci ha tenuto ad esplicitare – il progetto“Nuvole”, che riceve il sostegno del “Dipartimento per le Pari Opportunità” e si occupa delle vittime di tratta. Durante il suo intervento, ha raccontato un’esperienza umana di eccezionale coinvolgimento.E quest’esperienza umana ha bisogno di una rete virtuosa di collaborazioni, fatta da tutti gli enti territoriali: le questure, le ASL, gli enti che accolgono, i comuni. Realtà territoriali e comprensoriali che perseguono una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione. A tal proposito, c’è stato anche l’intervento del Dirigente del commissariato PS di Taormina, il dott. Fabio Ettaro.Il dott. Ettaro ha infatti tenuto a precisare che «la collaborazione con l’associazione Penelope è preziosa per garantire sicurezza e prevenire il più possibile i fenomeni di tratta e sfruttamento».

Cettina ha raccontato i mutamenti del fenomeno nel corso del tempo. Quando all’inizio, vittime della tratta erano soprattutto le ragazze albanesi mentre oggi, moltissime sono nigeriane e dei paesi africani sottoposti a regimi dittatoriali ed in mano ai terroristi. La tratta degli esseri umani soggiace alle regole del mercato: domanda e offerta. Quindi se le ragazze vengono spinte a partire con la promessa di autonomia e indipendenza, e le loro famiglie si indebitano per realizzare un finto sogno di benessere, è perché nell’Occidente esiste la domanda di “questa merce”. Le ragazze sono viste né più e né meno come oggetti sessuali, sottoposte ad una schiavitù che le avvierà soprattutto al mercato della prostituzione, in particolare quelle più giovani. Se scappano, sono le stesse famiglie a denunciarne il luogo di rifugio alle organizzazioni criminali,poiché devono azzerare il debito contratto e le ragazze costituiscono un reddito sicuro. Esiste anche la tratta degli uomini: giovani o minori non accompagnati. Questi non vengono avviati solamente allo sfruttamento da parte del caporalato nelle campagne o lavorativo in senso più ampio, ma sono anch’essi vittime di violenze sessuali, che per pudore spesso non denunciano. Pertanto le nuove restrizioni alla concessione del permesso di soggiornocome protezione sociale per uomini e ragazzi minori non accompagnati, favoriranno l’ingrossarsi del bacino degli sfruttati.

L’incontro di ieri a Taormina, si è concluso con il lancio dei palloncini arancioni in Piazza IX aprile. Palloncini simbolo di sogni nuovi, leggeri e liberi. Desideri di persone. Cettina ha fatto volare “il suo” di palloncino, nella speranza che esaudisca il sogno di una ragazza nigeriana in attesa di una bimba. Lei l’ha vista piangere,quella ragazza, quando ha saputo di attendere una bambina. La giovane donna non piangeva di semplice felicità come è naturale che sia. Da Madre e Donna ha pianto di preoccupazione e timore. Da Donna e Madre, la giovane, desidera soltanto che la sua bimba non viva ed affronti l’Inferno, che lei ha vissuto.

Lisa Bachis

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