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TAORMINA. COMMENTI DIFFAMATORI SU FACEBOOK. LA POLIZIA LOCALE NON CI STA. PARTONO LE DENUNCE

CronacaTAORMINA. COMMENTI DIFFAMATORI SU FACEBOOK. LA POLIZIA LOCALE NON CI STA. PARTONO LE DENUNCE

Che i social network siano una grande piazza virtuale nella quale incontrarsi e commentare i principali fatti di  attualità è ormai una realtà, che in molti non abbiano compreso il sottile confine tra l’esprimere un opinione e commettere il reato di diffamazione purtroppo pure.

Accade sempre più spesso infatti che notizie di attualità, politica o cronaca siano accompagnate da commenti carichi di odio e astio.

E sempre più spesso accade che le vittima dei commenti di questo tenore   decidano di procedere nei confronti degli autori per vie legali.

Fioccano infatti le denuncie per diffamazione a mezzo Facebook. E’ accaduto anche a Taormina.

Sotto accusa un commento riferito ad un arresto eseguito dalla Polizia Locale  e riportato da un nostro articolo giornalistico.

L’articolo condiviso nel gruppo “ Taormina a ruota libera” è stato commentato da diversi cittadini.

L’attenzione però del vice comandante della Polizia Locale Daniele Lo Presti è stata catturata da un commento in particolare in cui gli agenti venivano definiti “Ridicoli”. 

“ A seguito di attività d’indagine, fa sapere oggi Lo Presti,  si è proceduto a deferire, in stato di libertà, per il reato di diffamazione una cittadina taorminese di anni 57 responsabile di commenti diffamatori sul social network Facebook. L’attività di polizia Giudiziaria ha permesso di identificare la persona che giovedì scorso ha commentato nel gruppo “Taormina a ruota libera” un post giornalistico di Jonicareporter relativo all’arresto in flagranza, eseguito dallo scrivente ufficiale unitamente all’ispettore Lo Turco, del cittadino privo di patente, definendo gli appartenenti al Corpo “RIDICOLI”. Sono in corso indagini per individuare l’identità di altri profili facebook  coinvolti in analoghi commenti.”

Toccherà adesso all’autorità giudiziaria stabilire se c’è stata o meno diffamazione .

In casi analoghi la Suprema corte si è espressa affermando che  non c’è dubbio che alla base della pubblicazione di un messaggio, vuoi in bacheca o su un profilo, ci sia una volontà di condivisione. Altrimenti, non ci sarebbe ragione di definire lo spazio “social”.

Eppure vero però che in un altro caso che vedeva coinvolta la Polizia Locale,  la Corte d’Appello ha stabilito che la frase diffamatoria sotto accusa indirizzata agli agenti  “non configurava il reato contestato”, in quanto scritta su un social network e non su un blog, modificandone così la possibilità di diffusione.

Nel caso specifico la Polizia di Trento aveva denunciato un uomo che aveva commentato un post con la notizia su una serie di multe elevate dalla polizia locale a un gruppo di automobilisti davanti a una scuola scrivendo:  “i vigili vanno bruciati vivi con la benzina… feccia”.

I giudici della Corte d’Appello di Trento lo hanno però assolto, affermando che il commento in questione era equiparabile  ad “una, per quanto rozza, espressione di pensiero e di libero esercizio di un’attività di critica rivolta in maniera generica ad una intera categoria”.

Al di là dei precedenti giuridici bisognerebbe semplicemente usare il vecchio e mai fuori moda “buonsenso”.

Il web è uno strumento che dà a tutti la possibilità di esprimere un opinione ed i social network sono una nuova agorà virtuale in cui confrontarsi ma le regole del rispetto per il prossimo devono valere sempre, nel mondo reale così come in quello virtuale.

 

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