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Nel Ventre e nell’Anima di S. C. Perroni. Un ricordo colmo di bene ieri a Taormina

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Foto di Lisa Bachis

La programmazione della Fondazione Taormina Arte Sicilia si conferma all’insegna della bellezza e della cultura. Ieri sera, 6 agosto al Teatro Odeon, si è registrato il tutto esaurito per la riduzione drammaturgica del romanzo di Sergio Claudio Perroni Nel ventre, con Stefano Panzeri, regia dello stesso Panzeri e di Andrea Paolucci, una produzione del Teatro dell’Argine.

 

Lo spettacolo ha portato in scena la storia di un’attesa: Ulisse, Epeo (artefice del cavallo), Neottolomeo (figlio di Achille) e un manipolo di soldati sono nascosti dentro il cavallo fuori dalle mura di Troia.

Il romanzo è stato pubblicato da Bompiani nel 2013. Chi ha letto i testi di Sergio conosce anche questo e la sua elaborazione, operata in una scrittura magistrale e non riproducibile, come lo è tutta l’opera di Perroni, prima di tutto traduttore e a seguire oppure in contemporanea, qualora volessimo annullare la temporalità consueta – scusatemi, è un periodo che guerreggio con la cronologia e mi dibatto nelle maglie del tempo che scorre e mi fissa spigoloso chiuso dentro un cristallo – editore, editore, scrittore e anche poeta e drammaturgo.

Troia, il cavallo di legno – nuove ricerche asseriscono si tratti di una nave e per un errore di traduzione è diventato un cavallo; per forza Perroni ne doveva essere attratto, «tradurre è un po’ tradire» –, il mare la spiaggia, un dono che è inganno come sanno esserlo anche le donne e l’amore. Illusioni, fantasmi, dentro e fuori dal cavallo e da loro stessi, i protagonisti dialogano e guerreggiano tra timori e ansie in quell’attesa che logora i più deboli e vivifica i più forti, forgiandoli nel fuoco della volontà del fare il volere degli dei.

Un testo portato sul palco dell’Odeon di Taormina. Lì, ieri sera, ho ritrovato l’amore, l’amicizia e il desiderio di ricordarlo, Sergio.

Ad essere totalmente onesta – so che Cettina capirà e so che capirà Ninni – io non sarei dovuta essere lì, ieri sera. Lo avevo detto a Milena e a Daniela. Non sono stata benissimo, sto recuperando piano piano – no, non ho contratto il virus ma ne ho subito tutte le ricadute fisiche e psicologiche che non sto qui ad elencare – perciò lavoro, mi impegno, ma fatico ancora un po’. Solo che come fai a non esserci quando sai che assisterai a un momento di incomparabile bellezza e sai che sarà irripetibile? Unico come lo è la vita di ciascuno di noi e lo è la morte.

Ha ragione Cettina: «Sergio sarebbe stato contento e Sergio era lì», insieme a Mauro e a Ninni. Vicino a Cettina. Sergio era lì, a bersi ogni singola sillaba di Panzeri; era lì a puntare gli occhi dentro ai movimenti che ballavano sul palco stretti stretti alle parole.

Di sicuro ha controllato le luci con Panzeri. A proposito: illuminazione e scena fantastica!

Ombre che creavano doppi in ombra e carni. Doppi di mente e di cuore. Doppi di destini tra il dentro e il fuori. Ha goduto della visione di muscoli ora maschi ora sinuosi come femmine che vogliono sedurre. Torna il doppio di uomo e donna e torna il doppio di ragazzo e uomo. Un tempo unico e incessante in quel ventre di legno, chiamato in vita dal palco e dagli arredi.

Sabbia, a farlo sentire il volar via inesorabile di ciò che proviamo a trattenere; e più ci ostiniamo più svanisce in sogni.

Sergio era contento, ne sono sicura, perché ha risentito ogni oracolo e ha rivisto ogni visione. Noi pure.

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